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MARTINA PITTALIS UNIBO
PSICOLOGIA DEL LINGUAGGIO E DELLA COMUNICAZIONE
13/02/2019
TESTI D’ESAME: quelli del corso di psicologia (1) (LM) + 3 articoli a scelta dalla lista sulla pagina
web del corso.
Non c’è il salto d’appello, però potrebbe non fare in tempo a correggere i compiti per l’appello
successivo. Il voto si può rifiutare.
Per scaricare gli articoli andare su PROXY UNIBO.
L’esame è scritto con 6 domande a risposta aperta (5 punti ognuna), con spazio limitato (circa
15 righe). TEMPO: 1h.30
Possibile domanda: Quale sarebbe la tua posizione rispetto alle teorie che sono state proposte e
perché? (esporre criticamente le teorie e perché ti ha convinto o no).
Sviluppare un esperimento relativo al linguaggio utilizzando il metodo sperimentale: pensare
un’ipotesi, alle variabili che devono essere manipolate e variate, alla procedura da utilizzare, i risultati
che ci possiamo attendere e l’interpretazione dei risultati.
Possibile domanda: PROGETTA UN ESPERIMENTO SUL LINGUAGGIO (il linguaggio
relativamente al bilinguismo, al sistema motorio ecc.). Descrivi le ipotesi, le variabili che intendi
manipolare e quelle che intendi misurare, la procedura che intendi utilizzare, i risultati che ti
aspetti da questo esperimento e perché ti aspetti questi risultati. È possibile riproporre anche
un esperimento visto a lezione.
• Individuazione e descrizione del problema: descrivere qual è il punto di domanda a cui
vogliamo dare una risposta;
• Formulare un’ipotesi :deve essere una relazione di causa-effetto tra ciò che vado a
manipolare e ciò che vado a misurare;
• Definire le variabili dipendenti e indipendenti;
• La procedura: il compito che deve fare il partecipante;
• A chi lo facciamo fare;
• Descrizione dei risultati attesi: data la mia manipolazione mi aspetto ciò;
• Interpretazione dei risultati.
Qual è la tua opinione riguardo al tema dell’origine e sviluppo del linguaggio, cercando di
motivare la nostra opinione. Motivare perché siamo più vicini ad un autore rispetto all’altro.
Il corso fornisce allo studente una panoramica teorica e applicativa dello studio del linguaggio in
ambito psicologico. La prima parte (tratto dal libro Psicologia del linguaggio) tratterà temi più teorici.
Nella seconda parte affronteremo quello che riguarda le tematiche che trattino “a che cosa ci serve il
linguaggio”.
METODO SPERIMENTALE: per la psicolinguistica è quello più utilizzato e più valido (paradigmi
e misurazioni).
Vari punti di vista: 1
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- evoluzionistico (partono dalla teoria di Darwin, come il linguaggio sia risultato il prodotto
dell’adattamento a pressioni di tipo ambientali e per sopravvivere e riprodurci);
del linguaggio dell’essere umano
- teorie che prevedono un percorso evolutivo dai gesti (primati);
l’evoluzione non è il motore che ha spinto l’uomo ad
- teoria di Chomsky: acquisire la competenza
predisposizione biologica dell’organismo
linguistica ma pensa che ci fosse una (specie-specifica:
solo l’individuo umano è capace di parlare e comprendere il linguaggio).
Il linguaggio è reso possibile da un complesso sistema: il sistema corticale.
Vedremo anche dei problemi di comprensione e produzione del linguaggio: le AFASIE.
Comprenderemo come elaboriamo il linguaggio (gli studiosi hanno elaborato alcuni modelli per
spiegarceli).
A cosa ci serve? (useremo il libro Using language).
Il linguaggio e la comunicazione sono sempre un processo condiviso, in modo tale da creare un atto
il parlante che l’ascoltatore devono
di collaborazione. Sia collaborare e coordinare le proprie azioni
successo, non solo se il parlante parla e l’ascoltatore
per mettere in atto un processo condiviso che ha
ascolta, ma devono essere due persone che continuamente interagiscono l’uno con l’altro per portare
a temine il progetto condiviso. (Comunicazione = joint project).
Ci riferiamo principalmente al linguaggio verbale. 14/02/2019
LA NASCITA DELLA PSICOLINGUISTICA E LA SUA STORIA
Che cosa si intende, a livello di psicolinguistica, lo studio del linguaggio.
Inizialmente gli psicologi iniziano ad interessarsi allo studio del linguaggio ma non tanto come fatto
cognitivo ma come qualsiasi altro aspetto comportamentale (risposte motorie, i ragionamenti).
Con l’arrivo della psicolinguistica (anni 50 del Novecento) si inizia a pensare che il linguaggio sia
un aspetto cognitivo particolare e l’interesse dello psicologo cognitivo è quello di capire qual è la
realtà psicologica che sta al di sotto alla nostra capacità linguistica.
C’era un importante controversia sulla l’origine naturale
genesi del linguaggio: chi sosteneva del
linguaggio e chi lo considerava l’esito di una convenzione fra i parlanti.
(non c’è una sola definizione che ci dia
Alcune definizioni che vengono date al linguaggio
esattamente l’idea univoca di cosa sia il linguaggio). Ci sono più definizioni che mettono assieme
l’idea di ciò che si ritiene essere il linguaggio:
• Il linguaggio è uno strumento che ci permette di comunicare e che ci distingue dal resto
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degli altri animali: un dispositivo specie specifico.
Dal punto di vista della psicologia cognitiva è dimostrato che noi siamo in grado di stabilire stimoli
verso l’esterno e
ed elaborarli, di memorizzarli e sappiamo anche che siamo in grado di trasmetterli
di utilizzali per parlare con noi stessi. – dell’uomo.
Chomsky sostiene che il linguaggio sia una caratteristica specie specifica Dice che è
così anche perché siamo l’unica specie animale in grado di pensare. Vede queste unicità collegate
l’una con l’altra. Sappiamo utilizzare il linguaggio perché sappiamo pensare.
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MARTINA PITTALIS UNIBO
Però può essere riduttivo pensare che il linguaggio sia uno strumento per comunicare. Ci sono prove
specifiche che anche specie animali comunicano fra di loro (scimpanzé). Tuttavia questi non sono in
grado di utilizzare un linguaggio che vada al di là della comunicazione vera e propria: non usano le
loro conoscenze cominciative per raccontare storie ecc.
Che cosa facciamo tramite il linguaggio? (libro di Clark)
Devo trasmettere il significato della frase che sto pronunciando, ma attraverso una forza locutoria
specifica, utilizzando una stessa frase posso svolgere differenti azioni. Questa componente più
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complessa del linguaggio ci può far pensare che, gli aspetti più articolati siano specie specifico
dell’essere umano.
Non possiamo parlare solo di una funzione comunicativa perché noi comunichiamo anche senza il
(scultura, pittura, musica), esprimiamo le nostre conoscenze, stati d’animo
linguaggio non verbale
senza utilizzare la nostra competenza linguistica.
È interessante questa unicità del linguaggio umano in termini evoluzionistici (cosa saremo se non
avessimo mai iniziato a parlare? Ci saremo evoluti nello stesso modo se non avessimo sviluppato le
competenze linguistiche?)
di un linguista tedesco: “L’uomo è uomo attraverso il linguaggio, il mondo è mondo
Citazione
attraverso il linguaggio”.
Cos’è il linguaggio e chi studia il linguaggio?
Psicologi e linguisti dovrebbero essere in stretti rapporti di collaborazione e ricerca, ma non è sempre
stato così. Fini agli anni 50/60 non era così.
I linguisti erano più interessati allo studio del linguaggio come un dato di fatto (sintassi, fonologia,
era interessato a capire in che modo l’essere umano è stato in grado di originare e
morfologia), non
sviluppare il linguaggio e quali sono le componenti cognitive e psicologiche utili per utilizzare questo
strumento.
Gli psicologi, anziché le regole costituenti del linguaggio, sono sempre stati interessati allo studio
degli aspetti mentali sottostanti alla capacità linguistica. (come siamo in grado di riconoscere le
parole, di codificarle, di memorizzarle ecc.).
Fino agli anni 50/60 il linguaggio non è mai stato considerato un processo cognitivo a sé stante, ma
come un qualsiasi altro tipo di comportamento.
Tutto questo cambia negli anni 50/60 del Novecento, nel momento in cui si passa dalla corrente
storica del comportamentismo a quella del cognitivismo. In questi anni viene usata per la prima
volta (1951) il termine PSICOLINGUISTICA (ad una conferenza). Costruire una disciplina che si
occupi di studiare il linguaggio dal punto di vista della psicologia.
In quegli anni anche la nascita della psicolinguistica contribuisce alla caduta del comportamentismo
e all’avanzamento del cognitivismo.
comportamentismo
Il nasce nel 1913 negli Stati Uniti. In questi anni si ritiene che la psicologia
studiabile e rilevabile, l’importante è che
deve studiare il comportamento, tutto ciò che può essere
quello che si studia sia osservabile da una determinata stimolazione (sudorazione, stati emotivi,
risposte vocali, orientamento dello sguardo, psicologia SR (stimolo-risposta).
In quegli anni si inizia a pensare che anche il linguaggio possa essere osservato ma comunque si pensa
che il linguaggio sia una risposta provocata da una determinata stimolazione.
SKINNER: è uno dei maggiori esponenti del comportamentismo.
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MARTINA PITTALIS UNIBO all’idea
Chomsky propone la sua teoria innatista contrapponendosi del comportamentismo che
non ci sia nulla di innato nel comportamento e apprendiamo tutto grazie al condizionamento (a mano
a mano che cresciamo acquisiamo determinate competenze grazie all’apprendimento e
condizionamento).
Per i comportamentisti il linguaggio è appreso e non è innato. Fin dalla nascita siamo sottoposti
a continui stimoli linguistici. Secondo il comportamentista questo gli permette di acquisire la
competenza linguistica. Tramite i rinforzi positivi, ma anche quelli negativi noi apprendiamo il
linguaggio.
Si inizia però a pensare che ci deve essere qualcosa tra l’elaborazione di uno stimolo e l’emissione di
una risposta. Ci deve essere qualcosa di più anche in termini di riconoscimento di un’intenzionalità
. Nasce l’idea che ci debba essere,
cognitivismo
di quel comportamento. Nasce quindi il tra lo
stimolo e la risposta, un’attività cognitiva, un organismo che elabora e produce la risposta (SOR).
Non è possibile andare però a vedere cosa c’è dentro la “scatola nera”.
‘60
Siamo negli anni è uno degli eventi che determina il passaggio dal comportamentismo al
i tre speaker più rilevanti c’è Chomsky
cognitivismo è una conferenza e fra con la sua nuova teoria
sul linguaggio. Questa si contrappone alla teoria comportamentista di Skinner.
In questi anni nasce la psicolinguistica. Cambiano le cose in termini di psicolinguaggio. Gli psicologi
abbandonano l’idea che il linguaggio sia solo un comportamento, ma un processo cognitivo molto
all’apporto degli studi dei linguisti.
specifico che deve essere studiato anche grazia
Cambia la prospettiva da comportamento verbale a un fatto mentale, si inizia a pensare che il
linguaggio sia un comportamento complesso con proprie regole che influisca nelle abilità cognitivo
dell’individuo.
psicologiche proprie
(psicologo interessato allo studio del linguaggio) dice: “Il
Miller
Nel 1967 compito centrale di
questa nuova scienza (psicolinguistica) consiste nel descrivere i processi psicologici che hanno luogo
quando ci serviamo di enunciati”. i meccanismi cognitivi alla base dell’uso del
Secondo questi primi studiosi è necessario studiare
linguaggio (sia per la produzione che per la comprensione). Inoltre pensavano che alle regole
costitutive del sistema linguistico debbano corrispondere altrettanti meccanismi psicologici. Lo scopo
era quello di verificare la realtà psicologica dei costrutti linguistici e quindi di fornire delle teorie
cognitive sull’architettura funzionale dei processi implicati nella nostra capacità di utilizzare il
linguaggio.
Chomsky è sicuramente la figura di maggiore rilievo. Con la pubblicazione della sua tesi di dottorato
(anni ’50) creò una rottura degli schemi teorici comportamentisti (già in crisi) affermando la necessità
di studiare il rapporto fra mente e linguaggio.
Chomsky, parte da una recensione scritta al libro di Skinner (il padre del comportamentismo,
psicologo) e questa recensione attacca fortemente il comportamentismo, dando le proprie spiegazioni
e portando delle prove. l’ipotesi innatista : la facoltà del linguaggio è innata nell’essere umano.
Chomsky formula così
Chomsky sostiene che la facoltà del linguaggio è innata e che gli esseri umani (e solo loro) sono
biologicamente programmati per il linguaggio.
Tutti i tratti posseduti dalle lingue sono riconducibili a un repertorio universale di possibilità
linguistiche astratte (principi e parametri della grammatica universale). Tutte le lingue rispondono a
quella che lui chiama la GRAMMATICA UNIVERSALE (GU) che si articola in principi e
parametri. Esiste un organo mentale del linguaggio (Language Acquisition Device, LAD) che è
attivato dall’input e che opera in accordo ai principi e ai parametri della GU.
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MARTINA PITTALIS UNIBO appreso perché l’input è solo un
Da questo punto di vista, niente viene realmente trigger, innesca un
meccanismo che però è innato. L’input è condizione necessaria e sufficiente per l’acquisizione (basta
l’input perché tutto il resto lo abbiamo già in quanto appartenente alla specie umana).
Inoltre Chomsky propose la fondamentale distinzione fra competenza (la conoscenza delle regole
grammaticali che permettono ad un parlante nativo di riconoscere e/o produrre frasi ben formate. Non
è determinata solo da fattori linguistici ma anche cognitivi) e esecutiva (le prestazioni linguistiche
effettive del parlante). l’idea di arbitrarietà del rapporto fra segno e ciò che è
Dobbiamo invece a Ferdinand de Saussure
significato attraverso esso e la distinzione chiave fra linguaggio (insieme di abilità che ci permettono
di discriminare fra significazioni diverse), e la lingua (insieme di convenzioni adottate da un
particolare corpo sociale).
Le frasi sotto le immagini rappresentano l’immagine?
ESEMPIO:
La figura più o meno è sempre la stessa. Quello che cambia sono le varie trasformazioni della frase.
Siamo partiti dalla frase affermativa attiva e siamo passati a varie tipologie di trasformazioni (passiva,
interrogativa ecc.).
Chomsky ci dice che ogni trasformazione aggiunge complessità alla frase dichiarativa-attiva. Più
le frasi sono trasformate più sono complesse da elaborare. Questo è il nostro costrutto linguistico:
non tutte le modalità, costruzioni sintattiche della frase sono sullo stesso livello. La forma
dichiarativa attiva è più semplice. Dalla dichiarativa attiva si passa alla passiva, interrogativa,
negativa, interrogativa negativa, passiva negativa. ‘60,
Partendo da questa informazione, agli inizi degli anni due studiosi, Miller e Meller, hanno
cercato di mostrare l’ipotesi secondo cui il tempo necessario per elaborare delle frasi è proporzionale
alle loro trasformazioni che tale frase ha subito rispetto alla sua forma dichiarativa attiva. Quello che
vogliono fare è cercare di dimostrare la maggiore complessità di elaborazione.
Il linguista dice che la frase dichiarativa attiva è la più semplice e quella passiva negativa è la più
difficile. vuole dimostrare questo aspetto, e inizia ad ipotizzare che se c’è una
Lo psicolinguista maggiore
complessità dovrebbe esserci anche un tempo maggiore di elaborazione della frase.
Più le frasi sono trasformate, più sono le informazioni da elaborare e quindi verrà richiesto più tempo
sia per produrre che per elaborare queste frasi.
Da un punto di vista cognitivo, quello che ci si chiede è se queste difficoltà esistono veramente.
esperimento
I due psicolinguisti allora fanno un : presentano in classe delle figure e delle frasi e
chiedono ai partecipanti di indicare se la frase descrive in modo corretto la figura che viene presentata:
Il cane insegue il gatto (è un’associazione figura-frase
- corretta)
Il gatto insegue il cane (è un’associazione figura-frase
- non corretta)
Il partecipante dovrà premere dei pulsanti (sì o no) in base all’associazione fra immagine e frase.
Potevano esserci frasi dichiarative attive ma anche frasi in forma passiva. Inoltre c’erano frasi che
non descrivevano correttamente la figura. Ci potevano essere frasi attive o passive che potevano o no
descrivere la figura rappresentata.
La variabile dipendente misurata (quella che viene misurata) è il tempo di reazione (risposta)
perché in teoria ci dovremmo aspettare un rallentamento dei tempi di risposta in casi di elaborazione
più complessa e quindi nei casi in cui la frase era stata trasformata.
tempi di reazione rilevati sembra che l’ipotesi di Chomsky viene confermata.
Dai 5
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MARTINA PITTALIS UNIBO
Quando la frase presentata è attiva ci mettiamo meno rispetto a quando la frase presentata è passiva
(c’è 1 secondo di differenza).
MA un punto critico della teoria di Chomsky sembra essere che non aveva tenuto in considerazione
l’aspetto semantico.
Quello che ci si è chiesto con le successive prove di questo esperimento è se la difficoltà (dovuta alla
trasformazione della frase) derivi solo dalla loro forma sintattica o anche per il loro conte
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