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Il linguaggio

Il linguaggio può essere inteso come un sistema di comunicazione, come una facoltà cognitiva (tutti i processi attraverso i quali un individuo percepisce, usa ed esprime informazioni) e come organo biologico che serve ad imparare qualsiasi lingua. Il linguaggio è anche un adattamento evoluzionistico che corrisponde a una risposta alle esigenze della comunicazione. Linguaggio ≠ lingua. I bambini possono imparare meglio e possono diventare parlanti nativi molto più facilmente rispetto agli adulti. Questo comporta la nascita di differenze individuali. Le differenze individuali sono “difficoltà” a livello di apprendimento diverse in ognuno di noi. Ognuno di noi ha tempi differenti!

I bambini, inoltre, possono avere differenze nello scrivere e leggere ma nel parlare riescono subito a discriminare le parole ancora prima di conoscerne il significato. Il bambino che impara le lingue molto più facilmente possiede un processo di acquisizione automatico.

La lingua dei segni è un linguaggio come la lingua parlata, usata dai non udenti. Questi ultimi non hanno la possibilità di applicarsi anche se possiedono tutte le tecniche per farlo. I non udenti utilizzano una lingua umana/naturale dei segni e fanno più fatica a usarne una artificiale. Il PG è una sorta di linguaggio formato da parole casuali che servono per cercare di capirsi (neri nelle piantagioni in Nicaragua).

Il cosiddetto “software linguistico” è molto potente da permettere la creazione di lingue anche con dati primari linguistici limitati. Esso porta comunque alla conoscenza linguistica sofisticata senza esserne consapevoli perché è un processo automatizzato (automatico) legato all’evoluzione. Acquisire una lingua deve essere un processo che viene attivato; ad esempio parlando al bambino una determinata lingua, esso imparerà quest’ultima. Deve esserci un’interazione reciproca!

Livelli del linguaggio e difetto di intenzionalità

  • Richieste da A a B: esigenza, B decide se adeguarsi o meno;
  • Trasmissione di informazioni da A a B: definizione di comunicare;
  • Condivisione di emozioni e stati emotivi: capacità di esprimere lo stato d’animo (implicature: qualcosa che l'oratore suggerisce o implica con un'espressione, anche se non è letteralmente espresso) evitando i conflitti;
  • “Intenzionalità condivisa”: B cerca di calcolare quello che A vuole comunicare ed è una caratteristica della nostra specie. ES. mamma guarda a destra, bambino guarda a destra. Il bambino replica l’intenzionalità della madre.

Scimpanzé: specie cattiva e maschilista. Bonobo: specie buona e matriarcale. Umano proviene da entrambe le specie: buono o cattivo?

Perseguire obiettivi comuni con l’intenzionalità condivisa porta ad accordi tra le persone. Bisogna, però, andare anche oltre il contenuto letterale e valutare anche il comportamento esterno (non verbale). Non tutti hanno la capacità di comprendere i comportamenti – difetto di intenzionalità.

The theory of mind e l’empatia

Theory of mind: adottare la prospettiva di qualcun altro (si inizia dai 4 anni). Nei soggetti autistici è un evento “difettoso” (ES. non si comprende l’ironia). Questo fenomeno è molto collegato all’empatia.

ES. di Theory of mind errato: bambino che gioca a scacchi, uomo nasconde pezzo, donna esce, bambino risponde con il posto in cui è stato nascosto il pezzo.

ES. di Theory of mind esatto: bambino risponde con il posto in cui si trovano tutti gli scacchi e non dove è stato nascosto il pezzo.

L’empatia è una conseguenza della Theory of mind (capacità cognitiva) ma ha dei limiti. L’empatia è diversa infatti tra conoscenti e sconosciuti. Spesso non è una cosa positiva! (ES. lista d’attesa all’ospedale e propri cari).

Il linguaggio è funzionale alla comunicazione ma non è immediatamente funzionale se analizziamo alcuni elementi. Il linguaggio si è evoluto per rendere più facile il pensiero ma non è sempre immediato.

Center embedding

Applicazione ricorsiva significa che la regola di relativizzazione (che…che…) si ripete e porta alla creazione di frasi molto difficili. Si parla quindi di center embedding. Per esprimersi bisogna adottare regole facilmente comprensibili e producibili.

Garden path

In inglese ciò è molto più difficile ed esistono frasi “garden path” che sono trappole. Ad esempio “fat people eat accumulates” oppure “the old man the boat”. Nell’ultimo caso “man” non significa uomo ma significa equipaggiare.

Comunicare efficacemente

Parlare e comunicare efficacemente deve essere facile e comprensibile se no non sarebbe efficace! Le risposte “sì” e “no” sono risposte molto esplicite che possono essere interpretate male. La risposta “ho mal di testa” è una giustificazione ma può essere interpretata in vari modi. Per questo si chiama “implicatura”, la quale comporta un calcolo indiretto della risposta.

“Andiamo al cinema?” “Ho mal di testa”. Questa risposta viene interpretata come un “no” dall’interlocutore (anche se in realtà potrebbe anche essere un “sì”) perché è poco esplicita.

La comunicazione è efficace quando si raggiunge un equilibrio tra costo cognitivo (poter capire subito tutto) e vantaggio sociale (non essere sgarbati). Quando parlo con una persona devo cercare di capire e calcolare cosa vuole dirmi senza dare per scontata la risposta.

Le frasi e l’ordine delle parole

Le frasi sono successioni di parole che vengono organizzate in gruppi e dove troviamo un ordine lineare e una gerarchia. Ad esempio: He showed her the baby photos; he showed her baby the photos.

Il clitico

Il clitico è un pronome senza accento (lo, ci…) che può essere usato prima o dopo del verbo. Se prima viene chiamato proclitico, se dopo viene chiamato enclitico. Le regole semplici sul clitico, ad esempio, derivano dal lavoro inconscio della nostra mente. Esempi:

  • Gianni vuole risolverLO – Gianni LO vuole risolvere: in questo caso abbiamo una salita del clitico.
  • Gianni desidera andarCI – Gianni CI desidera andare: non è italiano!

Il clitico è una regola forte e arbitraria. Gli studi di acquisizione del linguaggio hanno dimostrato che già dai 4 anni non si fanno errori causativi. Il bambino imita spesso gli adulti ma le correzioni di questi valgono lo 0% per i bambini nel loro processo di acquisizione.

Il blocco linguistico

Alcuni studi indicano che molte cose mai sentite possono essere comunque comprese dai bambini grazie al loro “software linguistico”. Ad esempio, quest’ultimo, capisce quando c’è una forma irregolare di un verbo e sostituisce la forma che usava precedentemente (errata) con quella irregolare in maniera automatica. Questo processo è chiamato blocco linguistico.

La forma irregolare deve essere ricordata dal bambino ma esso ha una capacità di memoria molto limitata e fa fatica. Per un periodo, quindi, userà entrambe le forme (errata e giusta). Esso userà una forma quando non si ricorda l’altra e viceversa.

La mente del bambino, inoltre, non fa tesoro delle correzioni della madre (se non solo quando la mente è ancora incapace e limitata). Con le correzioni i bambini attivano semplicemente la loro facoltà di linguaggio. Ad esempio, i verbi irregolari inglesi sono quelli più frequenti per far sì che le persone li sentano spesso e li imparino. Una volta questi verbi erano meno frequenti e quindi non erano molto conosciuti. Esponendosi a due lingue, inoltre, si ha maggiore capacità di suddividerle e distinguerle.

La povertà dello stimolo

Questo fenomeno indica il fatto che i bambini riescono a comprendere e comunicare anche solo con pochi stimoli presenti. Pochi stimoli – tanta comunicazione. Ad esempio i genitori parlano, il bambino ascolta, comprende e viene stimolato a imparare la lingua.

Il linguaggio, quindi, si crea anche con pochi stimoli e, talvolta, anche se i genitori parlano con errori. Il linguaggio si apprende anche sentendo determinate parole per svariate volte. Perciò:

  • Il linguaggio non è né imitazione, né frutto di correzioni;
  • Con le forme regolari dei verbi non c’è blocco, quando si passa alla forma irregolare vuol dire che il blocco è avvenuto (il bambino inconsciamente, grazie al blocco, riesce a parlare in maniera esatta usando il verbo irregolare giusto).

Nei bambini il linguaggio è più efficace rispetto alla memoria.

La memoria di lavoro

Essa è costituita da elementi contenuti in “serbatoi” che vengono utilizzati e fatti uscire al fine di compiere qualcosa. Essa è molto limitata e può essere a lungo o a breve termine. Inoltre, gli elementi di poco valore e importanza non vengono ricordati. Questo è un processo inconscio e complesso.

Le costruzioni causative (con la povertà dello stimolo)

Le costruzioni causative sono delle frasi che servono ad indicare “fare in modo che…”.

  1. Ho fatto presentare Maria al professore: essa è riconducibile a due significati. Essa è ambigua e non sempre ci rendiamo conto che ci sono due significati e contesti. L’uso che facciamo del linguaggio è applicare le regole inconsapevolmente! Non si tratta di regole di posizionamento ma si tratta dell’interpretazione che si dà alla frase;
  2. Ho fatto presentare lei al professore: in questo caso sostituiamo il nome con un pronome;
  3. L’ho fatta presentare al professore;
  4. Maria ha fatto presentare sé stessa al professore;
  5. Maria si è fatta presentare al professore: essa non è più ambigua e significa che Maria ha fatto in modo che qualcuno la presentasse al professore.

Dal punto di vista scientifico il linguaggio è un processo molto complesso e si può anche spiegare il fatto di come sia difficile imparare l’italiano da adulti piuttosto che bambini (non si conoscono ancora tutte le regole). La conoscenza di una lingua in maniera volontaria è diversa da quella automatica e inconscia.

Esempi di alcune regole che usiamo inconsciamente:

  • La nave è affondata. Causa: la Marina americana ha affondato la nave/la Marina americana ha fatto affondare la nave (come se avesse chiesto a qualcun altro di affondarla).
  • Il bambino piange. Causa: la mamma. La mamma ha pianto il bambino (errata). La mamma ha fatto piangere il bambino (corretta). Hanno due significati completamente diversi.

Linguistica e scienze cognitive

Quando noi comunichiamo mettiamo in relazione il linguaggio e le altre capacità cognitive fondamentali (visione, udito, tatto, gusto).

Blind sight: condizione di “vista cieca” (dopo un danno cerebrale). Essa è una condizione che comporta il fatto che una persona non riesca a vedere ma riesca comunque a fare determinate cose (es. infilare una lettera nel buco; evitare di calpestare giocattoli a terra, schivandoli). In un certo senso il soggetto vede. Le nostre azioni possono essere guidate da moduli cognitivi di cui non siamo a conoscenza (es. il cervello che indica al soggetto cosa fare). La visione in questo caso avviene su due piste parzialmente indipendenti fra di loro. Ogni parte del cervello si occupa di una azione diversa.

Agnosia: situazione in cui il soggetto vede un oggetto e non riesce a riconoscerlo dopo un danno cerebrale. Esso è un problema di attivazione del nome (problema del linguaggio). Se il soggetto non riesce nemmeno a disegnare l’oggetto si parla di problema di stimolo visivo. Ciò che vediamo corrisponde a una categorizzazione degli oggetti. Già a livello di visione il linguaggio e il pensiero non sono la stessa cosa.

Ipotesi Sapir-Whorf

L’ipotesi Sapir-Whorf forte ha avuto grande impatto e sostiene che il modo in cui noi pensiamo è determinato dalla lingua che parliamo. I concetti sono le parole del linguaggio. Il modo in cui la nostra mente analizza il mondo esterno è dato dal nostro linguaggio. L’idea è che senza linguaggio saremmo come coloro che non vedono in maniera precisa gli oggetti. Non c’è pensiero se non c’è linguaggio. Tutti noi non pensiamo le stesse cose ma pensiamo in maniera differente in base alla lingua che noi parliamo.

L’ipotesi Sapir-Whorf forte è errata! - linguaggio diverso da pensiero! (il linguaggio serve comunque al pensiero) linguaggio — pensiero

Un esperimento è quello dei termini di colore. Ci sono delle lingue che non fanno tutte le distinzioni di colore nello stesso modo. I casi più interessanti sono quelli delle lingue che fanno semplicemente distinzione tra chiaro e scuro (ES. Blu scuro = rosso scuro – si indica solo “scuro”). Un altro esempio sono i Piranha, gruppo di persone che vivono in Amazzonia (Brasile) e che non hanno contatti con gli europei. Essi non hanno termini di numeri ma solo 3 differenti parole per indicare la quantità: pochi, alcuni, molti. Questo è un esempio di Sapir-Whorf debole. I Piranha non hanno le parole per i numeri e, quindi, non hanno concetti.

L’ipotesi Sapir-Whorf debole indica che ci sono dei livelli in cui alcuni concetti non vengono sviluppati a causa dell’assenza di parole che servono per esprimersi (ES. lingua senza parole per i numeri). È il pensiero che influenza il linguaggio. Il fatto che non ci sia il concetto di numero (anche se è presente nelle loro capacità cognitive ma non viene utilizzato; non ne hanno bisogno; non fa parte della loro esperienza culturale) non fa sviluppare il calcolo. Senza concetto di numero non si può calcolare. Se i concetti sono divisi dal linguaggio significa che abbiamo i concetti > parole della nostra lingua. Ogni concetto è riducibile ad altri.

L’ipotesi Sapir-Whorf debole potrebbe essere esatta! (Il concetto c’è, è la parola che manca) pensiero — linguaggio

L’ipotesi Sapir-Whorf annacquata indica che il modo in cui noi parliamo influenza il nostro modo di valutare i concetti stessi. Questa ipotesi è diventata discussa all’inizio degli anni 2000 facendo riferimento ai nomi nel mondo che vengono divisi in femminile, maschile e neutro. Il genere grammaticale varia da lingua a lingua (ES. Der Apfel – maschile > la mela – femminile). La maniera in cui noi parliamo influenza il nostro modo di concepire i concetti che si riferiscono a una parola (nomi propri maschili per cose di genere maschile vanno bene; nomi propri femminili per cose di genere maschile non vanno bene). Il genere grammaticale della parola influenza il modo di vedere la parola stessa (il ponte maschile è diverso da die Brucke femminile). Linguaggio — concetti.

Rapporto tra linguaggio e cervello

Il linguaggio è una facoltà distinta dalle altre facoltà cognitive. Il calcolo di una risposta consiste nella “theory of mind” la quale è una facoltà del tutto indipendente dal linguaggio ma interagisce comunque con quest’ultimo. Colui che ha qualche sindrome (Asperger) ha una theory of mind compromessa e non riesce a calcolare le implicature >> implicazioni non letterali.

La nostra mente è come una sorta di scatola in cui abbiamo diversi compartimenti collegati ma distinti. È molto probabile che nel cervello le capacità siano affidate a parti distinte e specifiche per ciascuno dei moduli cognitivi (la memoria è affidata a una certa parte del cervello, il linguaggio ad un’altra…) e per ciascun individuo l’attivazione di circuiti neuronali è diversa. Quando noi usiamo il linguaggio (o in produzione o in comprensione) si attivano delle aree specifiche del cervello. Quando vengono insegnate lingue artificiali (non umane), i bambini hanno fatto molta fatica ad impararle rispetto a quelle naturali.

Funzioni linguistiche nel cervello

Ciò che la neurolinguistica ci aiuta a fare è localizzare nel cervello le diverse capacità e funzioni linguistiche e quando il danno è a livello ventrale ci sono dei soggetti che pur non riuscendo a riferire ciò che vedono riescono a svolgere comunque alcune cose (“blind sight”). Siamo in grado di localizzare le diverse funzioni cognitive.

Le tecniche che usiamo per definire le funzioni nel cervello sono due:

  • Tecniche di neuroimmagine e
  • Tecniche elettrofisiologiche (più semplici).

La tecnica dei potenziali evocati consiste nella reazione elettrica a determinati stimoli sensitivi. Ad esempio quando sentiamo una frase errata. Questa tecnica non da molti risultati su quale parte del cervello sia stata a rilevare l’errore all’interno della frase. La tecnica della neuroimmagine si basa sull’idea della creazione del campo generale. Quando l’emoglobina non porta abbastanza ossigeno si hanno delle visioni distorte. Nel momento in cui o parlo o penso, qualche area del mio cervello ha più bisogno di ossigeno e l’emoglobina diminuisce di ossigeno perché usato in quelle attività. Le aree che vengono utilizzate di più sono quelle che utilizzano più ossigeno delle altre. Quando abbiamo molto ossigeno si hanno segnali forti. L’area di Broca è stata la prima ad essere stata studiata. Quando eseguiamo un compito di lettura bisogna pensare che non stiano funzionando solo le parti del cervello dedicate alla lettura, bensì anche altre aree. Ci sono parti meno attivate e parti più attivate, le quali consumano anche più ossigeno. Quando una persona normodotata legge, si attiva la parte di Broca dove c’è maggiore sforzo e maggiore utilizzo di ossigeno.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher silviarrrumiz di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguaggio e comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Verona o del prof Delfitto Denis.
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