28/4/2014
Una parte della psicologia sociale come le nostre credenze associate alle nostre emozioni
producono quello che è il nostro modo di rispondere a un target qualsiasi (situazione, evento,
interlocutore).
La relazione diventa il luogo in cui vengono sviluppate le competenze, vengono messe in atto, si
offre prestazione/supporto e sostegno. Luogo che bisogna conoscere e governare (in modo
sistematico, essere consapevoli di ciò che avviene nella relazione riuscire a capire come
mettiamo insieme alcuni elementi di conoscenze e percezione per decidere cosa fare.
AGGRESSIVITÀ: C’è una maggiore sensibilità alla violenza, ma c’è la crisi che estremizza i
comportamenti.
L’aggressività sociale è molto poco monitorabile, bisognerebbe conoscerla per prevenire e
contenere. Purtroppo l’aggressività non è prevedibile, non è facile identificare una persona che può
avere atteggiamenti aggressivi.
LA RELAIZONE IN FORMAZIONE ED EDUCAZIONE
competenze relazionali
- competenze ruolo – specifiche
- competenze relazionali trasversali (tratteremo di queste)
Competenze relazionali ruolo – specifiche
- Il focus scivola sugli elementi dell’ambiente/contesto
- modelli organizzativi e mandato istituzionale/statuto dell’ente
- ruolo professionale (ideale – percepito non necessariamente coincidono, solitamente il ruolo
ideale è qualcosa di intangibile, è qualcosa a cui io tendo per tutto l’arco della vita).
- aspettative di utenza – colleghi – dirigenti
- modelli di riferimento per la letteratura ed interpretazione del caso, tipologia dell’intervento,
strategie di pensiero dell’esperto:
- credenze sulle cause del problema dell’utente, sulle risorse residue, sul locus del
problema
- le nostre credenze si manifestano in quelli che sono i nostri atteggiamenti
- salienza percettiva: elementi dell’ambiente e del contesto rendono salienti alcune credenze
- la focalizzazione è sul FARE
PASSAGGIO DAL FARE AL COME FACCIO sono due mondi diversi. Più ci sono strumenti più è
facile rintracciare il percorso, ma ci sono professioni in cui questi strumenti sono solo relazionali, la
prestazione viene veicolata nella e con la relazione.
Competenze relazionali trasversali (si passa dal saper fare al saper essere, modo in cui si fanno le
cose, sono trasversali a tutte le professioni d’aiuto e sono molto importanti per coloro che non
utilizzano degli strumenti. Meno mi appoggio a questi strumenti più sono libera di gestire la
relazione ed essere nella relazioni in modo potenzialmente diversificata).
- il focus è sul soggetto
- si descrivono processi di pensiero: attribuzioni di causa e di responsabilità
- rilevanza delle convinzioni personali e soggettive nell’interpretare e nell’agire il ruolo
professionale è una relazione sempre asimmetrica (e MAI paritaria) quella delle professioni
d’aiuto, a maggior ragione il professionista deve gestire, costruire la relazione che non può essere
lasciata a se stessa.
Non sempre siamo consapevoli delle nostre credenze, spesso diventiamo consapevoli nel
momento in cui è necessario metter in atto gli atteggiamenti corrispondenti.
- si indaga la covariazione tra variabili di personalità e atteggiamenti/comportamenti in contesti
sociali.
Atteggiamenti e opinioni sono frutti di credenze sul proprio ruolo e rappresentazioni del sé
professionali e più si è consapevoli di ciò che si pensa di essere più si capisce ciò che si fa mentre
lo si fa.
Sono frutto inoltre di quelle che sono attribuzioni di causa del comportamento e sono rilevanti per
quello che è il nostro orientamento all’azione.
29/04/14
Cap 3, libro aggressività differenze individuali
Cap 4 influenze situazionali: ci sono situazioni che possono indurre/attivare/intensificare
comportamento aggressivo.
- segnali
- Alcool
- temperatura elevata
- fattori ambientali
Cap. 5 relazione aggressività e media, effetti della pornografia, script aggressivi
Fino qui si va dalle teorie agli attivatori, d’ora in poi le declinazioni
Cap. 6 pubblica
Cap. 7 domestica
Cap. 8 aggressività sessuale
Cap. 9 controllo e prevenzione
I libro presenta dei dati, a lei non interessano, vuole che si sappia quello che viene spiegato.
L’attribuzione causale è qualcosa che facciamo costantemente, sono una serie di convinzioni a cui
facciamo riferimento quando dobbiamo spiegare la causa di un comportamento o di una
situazione. Nella stragrande maggioranza si tratta di processi automatici non consapevoli, ciò
implica che non sempre ci accorgiamo di fare una certa attribuzione. Sono consapevoli quando ad
esempio qualcuno ci chiede perché l’abbiamo fatto, oppure quando qualcuno contesta una nostra
attribuzione.
Sono fatte costantemente perché servono ad orientare l’azione, senza le attribuzioni non
sapremmo cosa fare.
Il pregiudizio è l’atteggiamento per eccellenza e può essere sia positivo che negativo, e non si può
cancellare perché è automatico. La nostra mente funziona in modo confermativo e non esplorativo.
ATTRIBUZIONE: ricerca che noi facciamo della causa di qualcosa
La prima distinzione è tra attribuzioni interne e attribuzioni esterne. L’errore tipico è che quando
guardo qualcuno fare qualcosa individuo una causa interna alla persona, quando siamo noi ad
agire l’attribuzione che facciamo di ciò che stiamo facendo è tipicamente esterna.
Autori Heider – Havestone
FORMAZIONE E PROFESSIONE
1. Non c’è uniformità dei percorsi formativi sulle competenze relazionali
2. Mobbing, burnout e in generale difficoltà a cooperare sono affrontati solo quando si
presentano come esiti di processi che non vengono analizzati sistematicamente né in fase
formativa, né in fase di progettazione del lavoro.
3. Si fanno sempre interventi riparatori e non di prevenzione
Il ruolo ideale prevedrebbe la possibilità di avere training e addestramenti preventivi, che esistono
quasi esclusivamente per figure e ruoli ad alto rischio (oncologia, oncologia infantile, terminali, cure
palliative, dirigenza per il coordinamento di servizi, hospice).
Siamo in uno stato in cui non viene riconosciuto lo spazio fisico e temporale per la creazione di
relazioni. Deve esserci una strutturazione della capacità della persona di sostenere e seguire i
processi psicologici a sostegno della costruzione della relazione. Uno degli impedimenti più grossi
è che nei mansionari non c’è spazio fisico per la costruzione della relazione.
RELAZIONE DIADICA ASIMMETRICA: relazione fra due persone laddove la diade non è
simmetrica
abilità cognitive, valori morali compatibili con la professione (valori che sostengono affidabilità e
fiducia).
consapevolezza delle proprie credenze
riconoscimento dei propri atteggiamenti
capacità di tollerare il senso di impotenza (quando si arriva al limite delle proprie capacità e
possibilità); bisogna saper riconoscere e gestire il senso di impotenza
recupero del senso di responsabilità personale per gli altri nell’autismo dilagante (Lampp la
società attuale è una società autistica, perché ritiene che ci sia un aumento dilagante
dell’aggressività e una diminuzione progressiva del senso di responsabilità che le persone hanno
gli uni per gli altri e ritiene che questo possa derivare da due cause: la prima è la struttura del
sistema scolastico perché fin dall’asilo noi veniamo messi in classe di pari età e questo secondo
Lampp si riperquote nella nostra gestione successiva: ognuno di noi tende a socializzare
soprattutto in contesti di propria scelta c’è una calata a picco della capacità di interpretare il
linguaggio non verbale degli altri. Lampp sostiene che essere sempre tra pari impedisce ai bambini
di riconoscere i segnali di aggressione dei bambini più grandi).
riconoscimento sociale dei propri confini. (La Cecla, 1997)
Le credenze sula relazione, su sé e sull’altro da se sono le credenze a cui faremo riferimento
per capire come si sviluppa l’azione. Queste credenze portano ad una valutazione dei
comportamenti propri e di quelli del nostro interlocutore, le nostre credenze e la valutazione
dei comportamenti dei nostri interlocutore portano a resoconti e spiegazioni del nostro
comportamento relazionale.
ATTEGGIAMENTO
EMOZIONE
+
AZIONE
- Percezione del target
- Atteggiamento: emozione e valutazione positiva o negativa del target (interlocutore)
Per produrre il nostro atteggiamento ci sono alcuni elementi che possono avere a che fare con la
produzione dell’atteggiamento:
• credenze
• salienza percettiva di alcuni elementi
• effetto recency primacy: nello sviluppo della prima impressione è estremamente importante
l’effetto primacy
• euristiche di pensiero: da rivedere. Rendono meno sistematiche l’elaborazione
dell’informaizone.
VIOLENZA SUGLI ANZIANI: RICERCA nella città di BOLZANO(2011)
“Atto singolo o ripetuto, o la mancanza di quelle azioni necessarie, che avviene all’interno di una
relazione dove c’è un’aspettativa di fiducia e che causa danno o stress ad una persona anziana”.
(def. Action on Elder Abuse, 1993)
In questo caso si parlerà della violenza tra una diade cosnosciuta.
WHO (2002)
- abuso fisico
- abuso psicologico ed emotivo
- abuso finanziario e materiale
- abuso sessuale
- trascuratezza, abbandono
In generale si considera un’incidenza dal 4 al 6 % della popolazione anziana (ci sono sia problemi
metodologici sia il fatto che l’anziano fa fatica a denunciare la violenza subita, si vergogna della
situazione e la vive in modo molto conflittuale e per questo è molto raro che l’anziano vada a
denunziare le percosse).
Conseguenze
aumento di rischio di depressione
aggrava il deterioramento cognitivo, o altre patologie croniche ( a causa dello stress subito
che abbassa le difese immunitarie)
sentimenti di colpa (soprattutto se l’abusante è un famigliare), vergogna, paura, bassa
autostima
SETTING DELLA VIOLENZA
ambiente domestico (dato in comune con le donne)
all’interno delle istituzioni specialmente casi di violenza rispetto all’eccessiva
somministrazione di farmaci
FATTORI DI RISCHIO
Nella relazione tra anziani e abusante
stress del caregiver: uno dei fattori di rischio, solitamente il caregiver è un famigliare. Lo
o stress del caregiver non viene mai gestito, non ci sono corsi di formazione ma è a tutti gli
effetti un assistente agli anziani, con la differenza che non viene pagato. Il caregiver è ad
alto rischio stress per due motivi:
non ci sono corsi di formazione che preparano /insegnano alla relazione
o non sapendo come fare non è in grado di monitorare la propria attività
o
abitare con l’abusante
o disturbi di personalità o legati all’abuso di alcool dell’abusante
o fattori economici (presenza di denaro)
o
In comunità o società
isolamento sociale (meno possibilità di interazione sociale, assenza di rete informale,
o poche interazioni con altre persone, perdita di persone significative)
La popolazione anziana di Bolzano è in costante aumento. Il campione della ricerca sono 275 tra
assistenti sociali (184), forze dell’ordine (46), volontari (5), medico (1), infermieri ed altri (25), 14
soggetti non hanno risposto al questionario.
Tra le forme principali di violenza rilevata si trova al primo posto la TRASCURATEZZA, poi la
violenza PSICOLOGICA, ECONOMICA, FISICA, ALTRO, SESSUALE.
Chi è il maltrattatore?
1. Figli
2. Famigliare
3. Parente anziano (coetaneo)
4. Operatore (badante)
5. Sconosciuto (che operano appropriazioni indebite di denaro per esempio quelli che
suonano alla porta ecc)
6. Non parenti
La variabile più importante sembra non essere la convivenza, ma è sullo stesso piano del legame
di parentela.
Dove avviene la violenza?
1. Casa
2. Strutture
3. Per strada
Nella stragrande maggioranza si ritiene che non ci sia differenza di genere. Questo perché nella
nostra cultura l’anziano è poco valutato, si ritiene che non serva più a nulla quindi l’anziano uomo
arriva ad avere lo status che la donna ha per tutta la vita.
Una variabile fondamentale non risultano le condizioni socioeconomiche.
Gli elementi che hanno influito all’aumento dell’abuso hanno contribuito i cambiamenti della società
e della famiglia e gli aiuti socioeconomici ricevuti.
30/04/14
Il sé viene arricchito nel momento in cui ci mettiamo in relazione con un interlocutore, emergono
tutte le info necessarie.
L’immagine professionale è un’immagine che ha influenza su quello che noi assumiamo come
atteggiamento sul posto di lavoro.
L’aspettativa orienta l’azione e la percezione: se io sono impaurita ad un colloquio di lavoro mi
presento e nel momento in cui comincia il colloquio se sono impaurita la mia attenzione è rivolta
agli elementi dell’ambiente che sono rilevanti per il mio stato di paura.
La credenze produce l’aspettativa e l’aspettativa orienta la percezione e il significato che
attribuiamo all’evento (attribuzione di causa).
Credenza aspettativapercezioneattribuzione
L’atteggiamento
- cognitiva
- emotivo-affettiva
- conativa
L’atteggiamento ha anche una funzione di presentazione di sé.
Dalla percezione del target sviluppiamo l’atteggiamento che è una manifestazione che fa
convergere l’emozione e la valutazione positiva o negativa del target.
Perché noi ci consideriamo sempre un po’ meglio degli altri?
Esperimento Tajfel
Esperimento Nuttin favoritismo per l’ingroup è un fenomeno costante e transculturale. Inoltre ha
detto che attribuiamo maggiore rilevanza al gruppo perché la attribuiamo a noi stessi preferenza
per mera es
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