Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

degli atteggiamenti; per esempio, gli atteggiamenti delle persone verso l’uso delle automobili

possono essere influenzati dalle loro credenze circa i cambiamenti climatici.

In questo capitolo vengono analizzati alcuni principali modelli.

Tra i primi contributi al fine di esaminare i fattori che determinano quando messaggi persuasivi

possono cambiare gli atteggiamenti, ricordiamo il modello sviluppato da Hovland e colleghi, il

Modello di Persuasione di Yale, secondo il quale i messaggi cambiano gli atteggiamenti delle

persone se vengono presentati degli incentivi per il cambiamento di atteggiamento: per esempio,

un annuncio potrebbe descrivere i benefici derivanti dal comprare un modello ben preciso di

cellulare. Secondo l’autore, questi incentivi possono essere influenzati da 3 fattori: la fonte della

comunicazione persuasiva (chi, ad esempio un esperto di una tematica, familiari), il suo contenuto,

il pubblico. Hovland ha suggerito anche che gli effetti della variabili della persuasione dipendono

da una sequenza:

1) Le persone devono innanzitutto notare e prestare attenzione al messaggio;

2) Devono comprenderlo;

3) Infine, devono accettarne le conclusioni.

Anche McGuire nel suo Paradigma dell’Elaborazione delle Informazioni descrive la

persuasione come un processo cognitivo che comprende 6 fasi:

1) Un messaggio deve essere presentato (fase di presentazione);

2) Gli si deve prestare attenzione (fase dell’attenzione);

3) Deve essere capito (fase della comprensione);

4) Deve cambiare l’atteggiamento del destinatario (fase del cedimento);

5) Le persone devono ricordare il nuovo atteggiamento in futuro (fase della memorizzazione);

6) Tale atteggiamento influenza il comportamento (fase comportamentale).

Risposte cognitive

Secondo Greenwald la persuasione deve essere compresa considerando le risposte cognitive

delle persone seguendo un messaggio persuasivo. Queste risposte cognitive sono una funzione

delle credenze che le persone hanno prima di ricevere un messaggio. Il cambiamento degli

atteggiamenti dovrebbe avvenire più facilmente nelle persone che generano risposte cognitive

positive al messaggio piuttosto che in persone che generano risposte cognitive negative al

messaggio.

Fishbein e Ajzen hanno proposto uno dei principali modelli delle risposte cognitive, il Modello

dell’impatto dell’accettazione/cedimento (?) si basa sull’assunzione che le credenze sono una base

importante per gli atteggiamenti. Se ciò è vero, i messaggi allora dovrebbero causare

cambiamento negli atteggiamenti quando cambiano le credenze. Non tutte le credenze sono

importanti nel determinare gli atteggiamenti: le credenze che vengono immediatamente alla mente

quando viene chiesto alle persone di descrivere un atteggiamento sono quelle che contano

(credenze primarie o salienti).

Modelli duali: pensare o non pensare

I modelli più influenti sono il Modello di Probabilità di Elaborazione (ELM) di Petty e Cacioppo e

il Modello euristico-sistematico (HSM) di Chaiken fondati sull’idea che il ruolo delle risposte

cognitive a un messaggio variano in funzione delle persone e delle situazioni.

Il primo sostiene che il cambiamento degli atteggiamenti può avvenire attraverso due percorsi

distinti, uno centrale e uno periferico; vengono proposti due postulati principali: il primo, secondo

cui lo scopo principale delle persone è quello di raggiungere un atteggiamento accurato o corretto

e il secondo in base al quale le variabili della persuasione posso fungere da argomento o fattori

che influenzano la natura e la quantità elaborativa di un messaggio persuasivo.

Percorso centrale  avviene quando il ricevente è motivato e ha la capacità di elaborare un

messaggio (l’elaborazione delle informazioni e delle alternativa sarà attenta).

Percorso periferico  avviene quando manca una delle due condizioni precedenti (scarsa

motivazione o scarsa capacità), vi sarà un’elaborazione meno accurata con effetti meno duraturi; il

soggetto potrà prendere una decisione sulla base delle abitudini.

Il secondo modello condivide l’enfasi posta dal ELM sulla motivazione e sulle abilità come

determinanti della profondità di elaborazione del messaggio. Anche secondo tale modello il

cambiamento di atteggiamento avviene tramite due vie: quella euristica o quella sistematica.

Propone inoltre che le persone si sforzano per valutare la qualità degli argomenti del messaggio

quando motivazione e abilità a processare il messaggio sono alte piuttosto che quando sono

basse.

Via euristica  quando il soggetto ha bassi livelli di motivazione e abilità tenderebbe a ricorrere alle

euristiche (scorciatoie mentali o regole semplici) sulla base del principio del minimo sforzo.

Via sistemica  avviene quando il soggetto ha alti livelli di motivazione e abilità, elaborazione più

accurata, richiede maggior sforzo.

La caratteristica principale di entrambi questi modelli duali è il loro uso della motivazione e

dell’abilità come determinanti del modo in cui le persone processano messaggi persuasivi. Se le

persone sono altamente motivate e abili a processare un messaggio persuasivo, dovrebbero

essere influenzati dalla forza degli argomenti contenuti in un messaggio persuasivo. La forza degli

argomenti influenza gli atteggiamenti cambiando le risposte cognitive al messaggio. Argomenti forti

determinano risposte cognitive positive; queste risposte cognitive, formano gli atteggiamenti che

saranno più favorevoli quando le risposte cognitive sono più positive e meno favorevoli quando le

risposte cognitive sono negative.

Prospettive differenti

Ci sono diverse caratteristiche uniche. Innanzitutto, mentre ELM si concentra sulla motivazione a

raggiungere atteggiamenti corretti, HSM sostiene che le persone possono essere motivate a

raggiungere un atteggiamento corretto, un atteggiamento che sia socialmente accettabile o che

esprima identità personale e valore.

Un’altra differenza tra i due modelli è che ELM presta molta attenzione alla forza degli

atteggiamenti formati dai soggetti dopo aver ricevuto un messaggio persuasivo.

In terzo luogo, i modelli differiscono nel modo in cui descrivono le variabili che influenzano gli

atteggiamenti quando la motivazione e l’abilità a processare le informazioni sono basse. ELM

propone che diversi processi psicologici possono influenzare la persuasione (emozioni come

l’umore ad esempio o determinati comportamenti); invece HSM si concentra sulle regole euristiche

con un funzionamento del tipo “se-allora”.

Un processo o 2?

Kruglansky ha contrapposto a questi modelli duali una sua visione contraddistinta da un solo

processo elaborando il cosiddetto Modello Unimodale. Secondo tale modello la comunicazione

persuasiva dipende esclusivamente dalla motivazione dei soggetti.

Meta-cognizioni

Le meta-cognizioni non sono altro che pensieri sui pensieri. Il Modello meta-cognitivo è stato

sviluppato da Petty e Brinol per descrivere il ruolo delle meta-cognizioni nella formazione e nel

cambiamento degli atteggiamenti. Secondo tale modello un intervento persuasivo può introdurre

una nuova associazione valutativa con l’oggetto di atteggiamento o può provare a rimodellare una

vecchia associazione. Per esempio, una critica cinematografica può provare a convincere che i

film Disney erano basati su modelli di bambini che non erano rispettosi degli altri. Ricevendo nuove

argomentazioni come questa, possiamo associare la nuova informazione negativa con ciò che

conoscevamo già anche se non crediamo nel carattere negativo di ciò. Un atteggiamento può

pertanto essere connesso a un’idea negativa, accompagnata da una sorta di tag negativa. Ciò può

determinare ambivalenza sulla base dell’associazione positiva o negativa che sia.

6)INFLUENZE AFFETTIVE SUGLI ATTEGGIAMENTI

Secondo Zajonc la semplice esposizione a uno stimolo può essere sufficiente per evocare un

atteggiamento positivo, anche senza interazione diretta. Questo effetto di semplice esposizione

si verifica quando un esposizione semplice e ripetuta verso un oggetto genera sentimenti positivi

verso esso. Zajonc ha condotto degli esperimenti per dimostrare l’effetto della semplice

esposizione: in questi i soggetti erano esposti a parole straniere, ideogrammi cinesi o facce

umane; ogni stimolo era mostrato alcune volte (1-2-5-10-25) e i partecipanti valutavano poi ogni

stimolo usando una scala che andava dal buono al cattivo: i partecipanti valutavano in maniera

maggiormente positiva gli stimoli che gli erano stati mostrati più frequentemente.

Tale effetto si verifica sia per oggetti che piacciono sia per oggetti che non piacciono, anche se

risulta essere più debole per quelli che non piacciono. Tale effetto dipende inoltre da alcuni fattori.

Per esempio l’effetto è più forte se gli stimoli sono complessi, presentati un numero limitato di volte

e se sono o meno ripetuti. La migliore spiegazione dell’effetto di semplice esposizione è

rappresentata dal modello a due fattori di Berlyne: il primo fattore, l’assuefazione, deriva da una

tendenza a percepire gli stimoli nuovi come minacciosi; di conseguenza essi generano

automaticamente reazioni affettive negative. Ripetendo però l’esposizione, si verifica

l’assuefazione che rende tale nuovo stimolo meno minaccioso e più positivo agli occhi del

soggetto. Il secondo fattore è la noia: nel tempo le persone possono annoiarsi degli stimoli, quindi

la ripetuta presentazione dello stesso stimolo può generare reazioni affettive negative. Quindi,

mentre l’assuefazione riduce gli affetti negativi, la noia li incrementa.

Bornstein ha proposto un modello diverso secondo il quale l’assuefazione può avvenire sia

nell’elaborazione conscia sia nell’elaborazione inconscia degli stimoli. A livello conscio, il

riconoscimento di uno stimolo riduce l’incertezza sullo stimolo stesso; a livello inconscio, le

persone possono trovare facile elaborare un oggetto che è stato oggetto di apprendimento

implicito attraverso esposizione. Questa nuova “fluidità percettiva” può creare automaticamente un

affetto positivo perché i sentimenti di certezza e familiarità sono generati da elaborazioni semplici.

In generale, comunque, un collegamento automatico tra familiarità e positività è una delle

spiegazioni semplici dell’effetto di semplice esposizione.

Apprendimento dell’emozione

Mentre l’effetto della semplice esposizione si verifica attraverso presentazioni ripetute di un

oggetto, l’apprendimento dell’emozione riguarda l’esposizione a un oggetto di atteggiamento che è

accompagnato da eventi che hanno conseguenze emotive. Ci sono 3 tipi di apprendimento

dell’emozione:

1) L’esposizione condizionata: descrive la presentazione ripetuta di un oggetto di

atteggiamento associata ad una sensazione affettiva. Differisce dall’effetto di semplice

esposizione perché si concentra sull’associazione di un oggetto con uno stimolo emotivo

piuttosto che concentrarsi sulla semplice esposizione ripetuta senza alcuna emozione.

L’esposizione condizionata richiama alla mente il condizionamento classico. A tal proposito,

Razran ha condotto un esperimento in cui venivano offerti dei pasti per esaminare gli effetti

sugli atteggiamenti: ai soggetti veniva chiesto di valutare il loro accordo con alcune

questioni politiche e poi gli veniva offerto un pranzo oppure erano esposti a odori

sgradevoli, dovevano infine valutare nuovamente le questioni politiche. Il pranzo avrebbe

dovuto generare risposte emotive maggiormente positive rispetto agli odori e così è stato: i

partecipanti valutavano le questioni presentate dopo che gli era stato offerto il pranzo in

maniera più positiva rispetto alle questioni presentate dopo odori sgradevoli. Secondo

Olson e Fazio, inoltre, l’esposizione condizionata può determinare cambiamenti di

atteggiamenti.

2) Comportamento condizionato: offre un rinforzo emotivo per un comportamento specifico.

Per esempio, un cambino che dice “per piacere” e “grazie” sarà incoraggiato tramite sorrisi

dagli adulti; questi sorrisi generano sentimenti positivi che aumentano le probabilità che tale

comportamento verrà nuovamente ripetuto. Insko e colleghi hanno condotto uno studio in

cui veniva chiesto a degli studenti di rispondere ad alcune domande sulla tv a pagamento;

in una condizione il ricercatore diceva “bene” a seguito di risposte degli studenti che

supportavano la tv a pagamento e non esprimeva nulla se le risposte andavano contro la tv

a pagamento; nella seconda condizione il ricercatore diceva “bene” e supportava le

risposte che andavano contro la pay tv e non si esprimeva in luogo di risposte che la

supportavano. Ciò ha influenzato le risposte dei partecipanti: i soggetti avevano

atteggiamenti maggiormente positivi dopo che i commenti del ricercatore rinforzavano le

loro risposte piuttosto che quando tale rinforzo non avveniva.

3) Osservazione condizionata (o condizionamento indiretto): si verifica quando qualcuno

osserva e sperimenta risposte emotive prodotte da altre persone nello svolgimento di un

comportamento ben preciso. In un esperimento, a delle madri è stato chiesto di esibire una

reazione di paura a un giocattolo e una reazione felice ad un altro giocattolo mostrando

ognuno di questi ai loro bambini piccoli. I bambini hanno poi espresso reazioni di paura nei

confronti del giocattolo associato alla paura della madre rispetto al giocattolo associato a

un’emozione felice; i bambini avevano acquisito la risposta emotiva materna al giocattolo.

Riusciamo ad apprendere alcuni comportamenti semplicemente osservando le

conseguenze emotive di cose che accadono alle azioni di altre persone.

Gli effetti dell’umore sul giudizio degli atteggiamenti

Ricerche hanno proposto che gli umori hanno un effetto potente sugli atteggiamenti (si parla di

effetto congruente all’umore, cioè la tendenza da parte delle persone di esprimere atteggiamenti

che riflettono il loro umore attuale). Uno studio famoso ha mostrato come ricevere regali inaspettati

rende le persone di buon umore: ciò li porta a valutare in maniera più positiva successivamente al

regalo rispetto a persone che non ricevono nulla.

L’umore non sempre esprime atteggiamenti congruenti: l’umore influenza meno li atteggiamenti

quando le persone prestano attenzione alla causa del loro umore. Alcuni autori hanno ad esempio

rilevato che gli umori delle persone sono migliori durante le giornate di sole rispetto alle brutte

giornate. L’umore può pertanto essere una fonte utilizzata dalle persone per esprimere come si

sentono.

Il ruolo dell’umore è importante anche nell’ambito della persuasione: esso è ad esempio presente

nel modello della probabilità di elaborazione (ELM di Petty e Cacioppo): gli effetti dell’umore sulla

persuasione dipendono dal fatto che le persone hanno livelli alti o bassi di motivazione e abilità nel

pensare riguardo al messaggio persuasivo. Un umore positivo agisce come un semplice spunto

per accettare un messaggio quando motivazione e abilità sono basse (a causa magari di

distrazione), un umore positivo determina l’elaborazione di un messaggio quando motivazione e

abilità sono alti (a causa di una buona conoscenza sul problema magari).

Gli umori hanno quindi sempre un effetto sugli atteggiamenti: possono rivelarsi uno spunto, una

fonte di pregiudizi, possono motivare l’elaborazione delle informazioni e tendono a influenzare i

giudizi delle persone.

7)INFLUENZE COMPORTAMENTALI SUGLI ATTEGGIAMENTI

Per descrivere gli effetti del comportamento sugli atteggiamenti bisogna considerare gli studi che

hanno mostrato diversi modi in cui le persone imparano dalle loro esperienze comportamentali con

oggetti di atteggiamento. Regan e Fazio hanno confrontato dei soggetti con dei puzzle: in una

condizione sperimentale, ai soggetti veniva chiesto di giocare per 20 minuti con i puzzle; in un’altra

condizione ai soggetti veniva chiesto di leggere un foglio contenente informazioni sui puzzle; tutti i

soggetti dovevano poi esprimere il loro atteggiamento verso i puzzle. Lo sperimentatore lasciava

poi la stanza e, durante la sua assenza, una telecamera nascosta registrava il tempo che i soggetti

trascorrevano sui puzzle: i soggetti che avevano sviluppato atteggiamenti basati sull’esperienza

diretta riportavano un atteggiamento che si rivelava un buon predittore del tempo che essi

trascorrevano con i puzzle; i soggetti che invece avevano sviluppato un atteggiamento basato sulle

informazioni scritte riportavano in seguito atteggiamenti che erano dei predittori deboli della

quantità di tempo che spendevano con i puzzle. Fazio e colleghi hanno suggerito che la differenza

tra gli effetti di informazioni positive e negative si basa su un semplice fatto: le persone tendono ad

apprendere molto provando cose nuove, ma ciò non avviene evitandole; se sospettiamo (non lo si

sa con certezza) che qualcosa è cattivo, tenderemo ad evitarla e non sapremo mai se è

effettivamente cattiva o meno; di contro, se pensiamo che qualcosa sia buono, tenderemo ad

approcciarci ad essa. L’evitamento determina meno informazioni.

Role playing

Alcuni dei primi esperimenti sugli effetti del comportamento sugli atteggiamenti hanno esaminato

l’impatto del role playing. Per esempio, un esperimento ha esaminato l’effetto del pretendere di

essere una persona a cui è stato diagnosticato un cancro; soggetti fumatori assegnati a questo

ruolo riportavano in seguito atteggiamenti maggiormente negativi verso il fumo rispetto a soggetti

che non avevano sperimentato tale ruolo. In maniera simile, un altro studio ha mostrato come

persone assegnate casualmente ad un ruolo in cui dovevano parlare favorevolmente di una

tematica come la legalizzazione dell’aborto successivamente diventavano maggiormente

favorevoli verso la posizione che avevano supportato. Janis e King hanno suggerito che chi si

ritrova ad interpretare ruoli di questo tipo è portato a cercare in memoria informazioni di cui è già in

possesso per supportare tale ruolo. Questa ricerca mentale li porta a formare delle argomentazioni

che supportano la posizione che si ritrovano a ricoprire ignorando invece le argomentazioni che

vanno a svantaggio di tale posizione; possono quindi finire col basare il loro atteggiamento in

merito sugli argomenti che supportano il ruolo.

Percezione di sé

Secondo la teoria della percezione di sé di Bem, ci sono casi in cui i nostri atteggiamenti sono

deboli e non lo sappiamo. In questi casi, ci troviamo nella stessa posizione di chiunque altro si trovi

ad osservare un determinato comportamento: l’attore deve quindi dedurre il suo atteggiamento

considerando il comportamento e la situazione che lo produce. Gli individui possono così

conoscere i loro atteggiamenti, emozioni e altri stati interni inferendoli dall’osservazione del loro

comportamento e delle circostanze in cui si verifica questo comportamento. In un esperimento,

Bem ha allenato i partecipanti a mentire riguardo la comicità di alcuni cartoni animati quando

appariva una luce di colore verde e a dire la verità quando invece appariva una luce di colore

gialla. Ai soggetti veniva poi chiesto di esprimere il loro atteggiamento verso ogni cartone. I

soggetti avrebbero dovuto imparare a fidarsi delle loro affermazioni in misura maggiore quando

appariva la luce gialla piuttosto che la luce della menzogna (verde). Quindi se qualcuno affermava

che il cartone era divertente in presenza della luce della verità (gialla) successivamente

dichiaravano questo cartone come più comico rispetto a quando appariva la luce verde. I soggetti

inferivano la comicità dei cartoni dal loro comportamento e nel contesto in cui questo si verificava.

La teoria della percezione di sé sostiene che questo tipo di inferenza dovrebbe verificarsi quando

gli atteggiamenti sono in fase di formazione, sono deboli o sono ambigui; quando gli atteggiamenti

sono invece forti, non dovrebbero essere influenzati dal nostro comportamento manifesto.

La percezione di sé aiuta a spiegare inoltre un effetto diffuso tra i venditori: la tecnica della vendita

porta a porta in cui si bussa alla porta delle persone per vendere i propri prodotti, se le persone

tengono la porta aperta e ascoltano potrebbero essere interessate. Freedman e Fraser hanno

dimostrato questo effetto bussando a diverse porte e chiedendo ai proprietari di collocare sui loro

giardini un brutto cartello con scritto di guidare con attenzione. 2 settimane prima ad alcuni di

questi proprietari era stato chiesto di firmare una petizione che supportava una campagna per la

guida sicura ad altri no: i soggetti che erano d’accordo col collocare i cartelli nel giardino erano

maggiori tra le persone alle quali fu fatta firmare la petizione prima.

Dissonanza cognitiva

La teoria della dissonanza cognitiva di Festinger sostiene che le persone provano un’avversione o

“dissonanza” dall’avere due o più credenze che non sono coerenti tra loro. Queste credenze

discrepanti si verificano quando le persone notano che hanno agito contro un loro atteggiamento

senza ragioni sufficienti. Questa incoerenza crea uno sconforto che le persone tentano di ridurre

cambiando il loro atteggiamento verso un comportamento. Ad esempio, una persona che va ad

una festa alla quale non vuole andare. Secondo la teoria della dissonanza cognitiva, le persone

che si trovano in situazioni come questa cercano di ridurre lo sconforto utilizzando alcune

strategie: la persona nella situazione precedente può ad esempio affermare di essere stata

costretta dagli amici (ciò la aiuta a colmare il gap tra il proprio atteggiamento e il proprio

comportamento riducendo la dissonanza e, di conseguenza, lo sconforto); oppure può mitigare lo

sconforto cambiando il proprio atteggiamento verso il comportamento: la persona nella situazione

della festa può decidere che è felice di andare alla festa per la quale vale la pena andare (questo

cambiamento elimina la dissonanza tra il suo atteggiamento e il comportamento). Questo

comportamento contro i propri atteggiamenti può quindi dar forma a nuovi atteggiamenti. Vengono

descritti infine 4 principali effetti:

1) La giustificazione dello sforzo  esistono diverse pratiche e riti di iniziazione per far parte

di determinati gruppi (confraternite, scuole, aziende, esercito) e ci si è interrogati sul perché

i gruppi usano tali riti di iniziazione. Si pensa che tali riti incrementino la piacevolezza degli

individui che si prestano ad essi e contribuiscono anche al successo del gruppo. Questi riti

ricorrono proprio alla dissonanza cognitiva per far si che i nuovi membri acconsentano alle

richieste del gruppo. Aronson e Mills hanno testato tale effetto chiedendo a delle donne che

volevano partecipare a delle discussioni di gruppo sul sesso di svolgere un test preliminare

per testare la loro abilità di trattare di tale tematica: nella condizione più severa, alle donne

veniva chiesto di leggere ad alta voce una descrizione di un’attività sessuale con parole

oscene; nella condizione meno severa, le donne dovevano semplicemente leggere alcune

parole di matrice sessuale. Indipendentemente dalla condizione in cui erano inserite alle

donne veniva detto che non potevano prendere parte attiva alla discussione di gruppo ma

che potevano solo ascoltarla. La discussione che ascoltavano non trattava del sesso ma

era una noiosa discussione di caratteristiche sessuali animali. È emerso che

l’atteggiamento delle donne verso la discussione a seguito del test di iniziazione era

maggiormente positiva per le donne nella condizione più severa: il test preliminare di

iniziazione portava le donne ad apprezzare il gruppo per il quale avevano faticato (tale

effetto è stato definito appunto effetto di giustificazione dello sforzo).

2) Spread post-decisione  la giustificazione dello sforzo è un modo in cui la dissonanza

cognitiva è stata esaminata; un altro effetto preso in esame si verifica quando le persone

scelgono tra due opzioni che sono in egual misura piacevoli o spiacevoli. In uno studio,

Brehm ha chiesto a dei soggetti di ordinare degli oggetti domestici in base alla loro

preferenza; successivamente essi dovevano scegliere uno tra due oggetti che

apprezzavano in maniera uguale come premio da portare a casa per aver partecipato allo

studio. È emerso che, nel tempo, aumentava l’apprezzamento dei soggetti verso l’oggetto

scelto rispetto all’oggetto non scelto; la differenza tra la valutazione a seguito della

decisione tra i due oggetti è stata definita spread delle alternative di scelta. Questo effetto è

un chiaro esempio di dissonanza cognitiva a seguito di una decisione e si verifica quando

una decisione viene presa tra due alternative che sono valutate in modo uguale e la

decisione non può essere cambiata. Anche se l’oggetto scelto piace molto, questo appare

insufficiente a ridurre la dissonanza, e uno spread aiuta le persone a sentirsi meglio

riguardo la loro scelta. Tale effetto cambia se alle persone viene data la possibilità di

cambiare la loro scelta.

3) Agire contro il proprio atteggiamento  si verifica soprattutto quando si adopera il role

playing: questo può richiedere di comportarsi contrariamente ad un proprio atteggiamento

presentando un’idea o opinione opposta a quella della persona. Festinger e Carlsmith

hanno mostrato che tale effetto dipende dagli incentivi offerti. Hanno condotto un

esperimento a 3 fasi: nella prima i soggetti dovevano collocare 12 oggetti su un vassoio,

svuotarlo e rieseguire il compito; nella seconda ai soggetti veniva chiesto di fare qualcosa

che contraddiceva ciò che avevano appena fatto (gli veniva chiesto di dire ad un nuovo

partecipanti che il compito era interessante e divertente); nella terza fase venivano

intervistati e gli si chiedeva se si erano divertiti (variabile dipendente). La variabile

indipendente era costituita dalla quantità di incentivo che gli veniva offerto, 1$ o 20$ per

dire ad un altro che il compito era divertente. È emerso che i soggetti erano maggiormente

favorevoli verso il compito svolto se gli veniva offerto 1$ piuttosto che 20$ (questo perché

una ricompensa bassa come 1$ non era sufficiente a risolvere la dissonanza cognitiva dei

soggetti che, per ridurla, dovevano affidarsi ad un altro metodo, quello di convincersi che il

compito in fin dei conti non era tanto male; ciò non si verificava invece per i soggetti che

ricevevano 20$ e che giudicavano il compito svolto come meno interessante).

4) Ipocrisia  quando le persone non praticano ciò che predicano vengono definiti ipocriti;

l’ipocrisia riguarda una discrepanza tra un comportamento verbale che promuove

l’atteggiamento della persona e un secondo comportamento che contraddice il

comportamento verbale. L’ipocrisia ha effetti potenti sugli atteggiamenti e sul

comportamento. Essa crea un’avversione. Il senso di colpa e lo sconforto che seguono

l’ipocrisia predicono cambiamenti nel comportamento. Gli effetti dell’ipocrisia sono stati

dimostrati in comportamenti come la discriminazione o la raccolta differenziata.

8)PRINCIPI DI BASE SUL COME SI FORMANO GLI ATTEGGIAMENTI

Vengono proposti 4 principi che possono essere considerati come guida per comprendere i

processi di base nel cambiamento degli atteggiamenti.

Principio 1: l’influenza delle piccole cose

Gli atteggiamenti possono essere influenzati da informazioni che hanno poca rilevanza per

l’oggetto di atteggiamento. Per esempio, siamo maggiormente propensi a concordare con persone

attraenti nonostante la loro attrattività non c’entri nulla col fatto che abbiano ragione o torto. Se

ancora, per esempio, siamo d’accordo a comprare una nuova macchina perché siamo di buon

umore, non daremmo peso a fattori che sono più rilevanti come il costo della macchina e la sua

utilità: l’effetto dell’umore è quindi di rilevanza. Altri fattori di influenza sono anche gli effetti del

discorso di chi parla, il tono, l’uso dell’umorismo, il nome di chi parla e gli attributi positivi e

negativi. Ci sono anche gli effetti di simpatia, certezza, risorse di gruppo. Tutti questi fattori e

risorse variano nel grado in cui sembrano irrilevanti ma possono comunque influenzare le persone.

Bisogna comunque ricordare che vi sono differenze individuali e culturali nel modo in cui le

persone considerano determinate informazioni rilevanti o meno.

Principio 2: l’influenza della motivazione e dell’abilità a formare un (atteggiamento corretto)

Non siamo influenzati solo da informazioni poco rilevanti. Questo secondo principio afferma infatti

che l’impatto delle informazioni deboli può essere ridotto quando le persone hanno alti livelli di

motivazione e abilità a formare un atteggiamento corretto, eccetto quando un informazione

rilevante è difficile da interpretare e un informazione irrilevante è difficile da identificare. Alti livelli di

motivazione e abilità nel formare un atteggiamento corretto spingono le persone a usare

informazioni che sono maggiormente rilevanti verso l’oggetto dell’atteggiamento, piuttosto che

semplici spunti che sono meno rilevanti. Secondo l’ELM, le persone che sono motivate e abili

possono reggere l’impatto di informazioni estranee sui loro atteggiamenti e credenze. Anche il

modello MODE di Fazio sottolinea l’importanza della motivazione e dell’abilità. Nel modello

euristico-sistematico invece la motivazione può anche determinare un uso di informazioni irrilevanti

in determinate circostanze: le persone userebbero informazioni persuasive meno rilevanti quando

tutte le informazioni rilevanti disponibili sono ambigue o contraddittorie.

Principio 3: l’influenza del linguaggio comune

Il cambiamento degli atteggiamenti dipende in parte dal fatto che i messaggi trasmessi enfatizzino

il contenuto, la struttura o le funzioni che stanno alla base degli atteggiamenti del destinatario.

Secondo la teoria della persuasione di Hovland e colleghi i messaggi persuasivi sono

maggiormente efficaci quando vengono offerti degli incentivi per il cambiamento di atteggiamento.

Questi incentivi sono maggiormente probabili quando le persone rilevano una corrispondenza tra

la spinta verso qualcosa e un loro atteggiamento. Vengono considerati principalmente tre

corrispondenze tra contenuto, struttura e funzioni degli atteggiamenti.

Relativamente alle corrispondenze di contenuto, alcuni scienziati hanno considerato come gli

atteggiamenti basati si informazioni affettive o cognitive possono essere maggiormente o meno

suscettibili di spinte affettive o cognitive. Edwards a tal proposito ha condotto un esperimento

diviso in due fasi: nella prima venivano creati nuovi atteggiamenti verso una bevanda chiamata

“Power-Plus” (i soggetti erano esposti a informazioni positive sulla bevanda che potevano essere

di natura affettiva, come odore o gusto, e informazioni positive di natura cognitiva come una

descrizione dei suoi valori nutrizionali), secondo l’autrice gli atteggiamenti verso tale bevanda si

sarebbero basati sul tipo di informazione ricevuta prima; nella seconda fase, ai soggetti veniva

data un informazione affettiva e una cognitiva negative sulla bevanda. È emerso proprio un effetto

di corrispondenza: le spinte basate sugli affetti determinavano maggiori cambiamenti negli

atteggiamenti basati appunto sugli affetti, mentre le spinte basate sulla cognizione determinavano

un po’ di cambiamento (anche se meno significativo) negli atteggiamenti basati su informazioni

cognitive.

Relativamente alle corrispondenze nella funzione dell’atteggiamento, gli scienziati hanno

considerato come gli atteggiamenti possano essere più o meno suscettibili di interventi persuasivi

verso diversi bisogni. Ci si è concentrati sulle variabili di differenza individuale e la più studiata è

stata l’auto-monitoraggio. Le persone con alti livelli di auto-monitoraggio sono maggiormente

persuase da spinte che riguardano aggiustamento sociale mentre persone con bassi livelli di auto-

monitoraggio sono maggiormente persuase da spinte che riguardano l’espressione di valori.

Tramite le corrispondenze le persone possono essere maggiormente accurate nelle risposte ad un

messaggio rilevando così i suoi punti di forza e debolezza. La corrispondenza è come analizzare

un messaggio in un linguaggio che meglio si adatta al destinatario, rendendo tale messaggio più

interessante e facile da capire. Se questo è inoltre accompagnato da argomentazioni forti, il

messaggio diventa più convincente.

Principio 4: l’influenza di ciò che non è conosciuto

Il cambiamento degli atteggiamenti può verificarsi anche senza la consapevolezza a livello conscio

dei fattori persuasivi. Le persone possono a volte esprimere atteggiamenti senza sapere perché

agiscono in quel modo. Per esempio, se ci vengono presentati diversi prodotti di consumo che ci

piaccio, tenderemo a scegliere gli oggetti alla nostra destra anche se le persone non diranno mai

che hanno scelto tale oggetto perché si trovava a destra. Le persone hanno delle teorie incorrette

a proposito di cose che minacciano senza apparenti ragioni la correttezza dei loro atteggiamenti e

possono, di conseguenza, modificare tali fattori.

Il problema principale è che alcuni atteggiamenti possono essere formati in maniera rapida, con

poca consapevolezza: per esempio, le persone spesso usano scorciatoie cognitive piuttosto che

usare in maniera esaustiva tutte le informazioni di cui dispongono.

Secondo il modello del conto del valore di Betsch e colleghi gli atteggiamenti possono essere

formati da elaborazioni implicite (senza consapevolezza) e elaborazioni esplicite (consapevoli);

l’elaborazione implicita riguarda semplicemente aggiungere informazioni valutative dentro una

ipotetica struttura di memoria nota come “conto di valore”. Di contro, l’elaborazione esplicita

riguarda l’integrare le nuove informazioni con quelle che si possiedono già.

Anche i messaggi subliminali possono influenzare gli atteggiamenti e il comportamento.

Altri potenziali principi

-Questioni di logica: gli atteggiamenti sono influenzati anche dalle considerazioni logiche delle

persone tra le credenze che sostengono gli atteggiamenti. A tal proposito, McGuire ha proposto

l’effetto socratico: pensare a credenze connesse tra loro fa si che le persone rendano le credenze

maggiormente coerenti tra loro.

-Forza dell’atteggiamento: gli atteggiamenti forti sono più resistenti al cambiamento e predicono

maggiormente il comportamento.

-Sequenza di informazioni: le informazioni presentate prima in sequenza influenzano la

costruzione delle informazioni successive.

9)IL MONDO INTERNO

Sono state sviluppate misure implicite degli atteggiamenti a seguito della constatazione che in

certe circostanze le persone tendono a mascherare determinate opinioni se queste sono poco

socialmente desiderabili (ad esempio non tollerare gruppi etnici o religiosi). Tuttavia è emerso che

alcune persone possono influenzare anche le loro risposte a misure implicite: per esempio, una

risposta a una misurazione implicita può differire se avviene in un contesto privato o pubblico. A tal

proposito, in un college americano a degli studenti è stato chiesto di completare un test tramite IAT

sull’omosessualità; alcuni soggetti erano stati assegnati a una condizione privata in cui credevano

che lo sperimentatore non avrebbe esaminato le loro risposte, altri a una condizione pubblica

credendo che le loro risposte sarebbero state analizzate. È emerso che i soggetti nella condizione

pubblica riportavano atteggiamenti maggiormente favorevoli verso l’omosessualità. Lo IAT non è

immune dalla falsificazione. Queste constatazioni hanno portato i ricercatori a ripensare su

determinati concetti e si è concluso che a volte le persone possono avere alti punteggi su una

misurazione esplicita di un costrutto mentre contemporaneamente presentano bassi punteggi su

una misurazione implicita dello stesso costrutto e viceversa. Queste dissociazioni hanno portato i

ricercatori a sviluppare e testare nuovi modi di pensare riguardo a concetti come l’autostima e il

pregiudizio per esempio. Le misure implicite forniscono una via utile per esaminare il contenuto, la

struttura e la funzione degli atteggiamenti; ciò tuttavia non vuol dire che esse siano superiori alle

misure esplicite.

Gli effetti dei movimenti del corpo sugli atteggiamenti

I nostri corpi possono compiere diverse azioni motorie e queste possono influenzare gli

atteggiamenti. Per comprendere gli effetti potenziali delle azioni motorie sugli atteggiamenti,

bisogna prima considerare le prove di come le espressioni facciali influenzano le emozioni. Strack

in uno studio ha chiesto ai partecipanti di guardare diversi cartoni animati tenendo una penna in

bocca o con le labbra o con i denti. I soggetti che tenevano la penna con i denti (simulando quindi

un sorriso) erano maggiormente divertiti dai cartoni rispetto ai soggetti che tenevano la penna con

le labbra anche se non avevano completamente idea di simulare o meno il sorriso. Le espressioni

facciali avevano quindi influenzato le emozioni.

Wells e Petty hanno invece illustrato gli effetti delle azioni motorie sugli atteggiamenti. Hanno

chiesto a dei soggetti di annuire con la testa (su e giù) o scuoterla (destra e sinistra) simulando di

voler valutare la qualità di un paio di cuffie quando in realtà l’annuire è tipicamente un gesto di

accordo mentre scuotere la testa è un gesto di disaccordo. Gli autori volevano rilevare se tali

movimenti della testa erano in grado di influenzare l’accordo dei soggetti riguardo un messaggio

editoriale: dai risultato è emerso appunto che i soggetti che dovevano annuire erano

maggiormente d’accordo col messaggio rispetto ai soggetti che scuotevano la testa. Quindi gli

autori hanno concluso che le azioni del corpo possono influenzare i modi in cui elaboriamo le

informazioni ed esprimiamo giudizi.

Attraverso l’ELM Brinol e Petty hanno suggerito che le azioni del corpo possono fungere da punto

di partenza, da argomento o fattore che influenza il pensiero e i possibili errori di ragionamento.

Esiste anche un altro effetto che si verifica quando le persone riflettono su una tematica. Brinol e

Petty hanno suggerito che alcune variabili possono anche influenzare la nostra fiducia nei pensieri

che abbiamo dopo aver letto un messaggio. Questo processo si verifica quando le persone si

comportano in un modo dopo aver ricevuto una informazione e aver formato risposte cognitive ad

essa. In questo caso il comportamento può influenzare la fiducia nelle risposte cognitive emerse.

Annuire con la testa, per esempio, potrebbe determinare maggiori livelli di fiducia verso

atteggiamenti positivi nei confronti di argomenti importanti e meno fiducia verso gli atteggiamenti

negativi a proposito degli argomenti meno rilevanti. In maniera opposta, scuotere la testa potrebbe

determinare dubbi da parte delle persone nei confronti degli atteggiamenti positivi verso

argomentazioni importanti. Annuire dopo aver ricevuto un messaggio dovrebbe determinare

atteggiamenti che sono maggiormente influenzabili dalla forza del messaggio piuttosto che

scuotendo la testa dopo aver ricevuto il messaggio.

Elementi biologici degli atteggiamenti

Le evidenze degli effetti delle azioni del corpo sugli atteggiamenti sono connesse alle influenze

biologiche. Sono stati soprattutto esaminati gli effetti dell’alcool, della caffeina e delle influenze

genetiche.

È emerso che l’alcool danneggia la nostra capacità di pensare e di elaborare informazioni; inoltre

le persone ubriache sviluppano percezioni esagerate delle loro abilità. MacDonald e Zanna hanno

esaminato come il consumo di alcool influenzi gli atteggiamenti individuali verso il bere e il guidare.

Generalmente gli atteggiamenti delle persone verso bere e guidare tendono ad essere

particolarmente negativi soprattutto grazie alle diverse campagne che si sono impegnate in questa

direzione. Nel loro studio gli autori hanno assegnato degli studenti canadesi a una condizione

sobria o alla condizione ubriaca; i partecipanti sobri dovevano rispondere a una serie di domande

che riguardavano il bere e il guidare, mentre i partecipanti ubriachi dovevano completare le stesse

domande dopo aver assunto una certa quantità di alcool. È emerso che i soggetti che avevano

bevuto avevano atteggiamenti meno negativi verso il bere e il guidare solo verso gli item

contingenti del questionario. Questi risultati sono stati ottenuti sia in laboratorio sia nel mondo

reale. Questi risultati dimostrano innanzitutto che l’alcool influenza gli atteggiamenti e le decisioni

delle persone.

È stata esaminata anche l’influenza della caffeina. La caffeina migliora processi cognitivi come il

ricordo o il ragionamento logico. A tal proposito Martin e Mitchell in uno studio hanno somministrato

a dei soggetti un placebo e ad altri circa due tazze di caffè prima di leggere un messaggio che

conteneva sia informazioni persuasive forti che deboli a proposito dell’eutanasia (tale messaggio

andava inoltre contro l’atteggiamento dei partecipanti). Dal momento che la caffeina favorisce

l’elaborazione cognitiva, i soggetti che avevano assunto il caffè avrebbero dovuto mostrare una

maggiore propensione a cambiare atteggiamento dopo aver letto le forti argomentazioni a favore

dell’eutanasia rispetto ai soggetti della condizione di controllo; così è stato.

Riguardo infine alle influenze genetiche, i geni possono determinare predisposizioni dei soggetti a

sviluppare determinati atteggiamenti in funzione dell’ambiente. Per esempio, i bambini potrebbero

importunare altri bambini che sono più piccoli piuttosto che bambini più grandi; i bambini più piccoli

svilupperebbero quindi ansia riguardo alle interazioni sociali la quale potrebbe in futuro

determinare atteggiamenti negativi verso eventi sociali come feste e maggior propensione a

relazionarsi in maniera virtuale, provando meno ansia, tramite pc. Le principali ricerche hanno

preso in esame gli atteggiamenti di gemelli in ambienti uguali o diversi. Da questi studi è emerso

che l’ereditabilità ha un ruolo fondamentale nel comprendere gli atteggiamenti.

Processi neurologici e atteggiamenti

Negli ultimi anni hanno assunto importanza le neuroscienze socio-cognitive (SCN). Tra i principali

strumenti utilizzati da questo paradigma abbiamo:

- Risonanza magnetica funzonale (fMRI): misura i cambiamenti nei livelli di ossigenazione

del sangue all’interno di diverse aree del cervello. Se c’è una differenza significativa nel

livelli di ossigenazione del sangue in una particolare regione cerebrale in risposta a un

compito sperimentale, probabilmente tale regione è coinvolta nel processo interessato.

- Tomografia dell’emissione di positroni (PET): ai partecipanti viene iniettata una piccola

quantità di isotopi radioattivi che si accumuleranno nelle aree del cervello maggiormente

attive.

- Elettroencefalogramma e magnetoencefalogramma: misurano l’attività magnetica ed

elettrica del cervello.

Gli studi delle neuroscienze hanno preso in esame innanzitutto l’amigdala. È una struttura piccola

che è coinvolta nel valutare il significato emozionale degli stimoli positivi e negativi rilevanti per gli

obiettivi o situazioni della persona. Il ruolo dell’amigdala è stato esaminato tramite fMRI nell’ambito

degli studi degli atteggiamenti. Phelps e colleghi ad esempio hanno analizzato come le risposte di

soggetti a misure implicite ed esplicite sul pregiudizio vero i neri erano associati a livelli di attività

nell’amigdala. In un primo studio l’attività dell’amigdala è stata esaminata in relazione o volti

sconosciuti di persone bianche e nere; i soggetti dovevano poi completare delle misure esplicite ed

implicite di pregiudizio razziale contro i neri. Phelps e colleghi hanno testato se i punteggi ottenuti

nelle misurazioni esplicite ed implicite erano correlate all’attività dell’amigdala in risposta a volti

sconosciuti di persone nere. I risultati hanno mostrato che l’attività dell’amigdala era collegata ai

punteggi impliciti ma non a quelli espliciti del pregiudizio. È emersa in sostanza una valutazione

tendenzialmente negativa dei volti delle persone di colore. In un secondo studio è stato invece

osservato che tale effetto non si verificava in presenza di volti di persone nere e bianche che però

erano famose e conosciute.

Altri studi hanno invece esaminato la corteccia prefrontale nell’elaborazione delle emozioni.

Cunningham e colleghi hanno rilevato una forte attivazione della corteccia prefrontale quando si

esprimono giudizi valutativi. Un area ben precisa della corteccia prefrontale, quella ventrolaterale,

inoltre, sembra essere coinvolta nell’elaborazione degli atteggiamenti.

Atteggiamenti nel corso della vita

Un ultima serie di studi ha infine esaminato come gli atteggiamenti cambiano nel corso del tempo

attraverso modelli di psicologia dello sviluppo. Questi modelli si concentrano sui cambiamenti

cognitivi, motivazionali e sociali nel corso della vita e cercano di mostrare come questi possono

influenzare gli atteggiamenti. Tra gli studi principali abbiamo quello di Visser e Krosnick che hanno

proposto un’ipotesi basata su stadi della vita: secondo tale ipotesi, esiste una relazione curvilinea

tra età e suscettibilità al cambiamento di atteggiamento (figura pag. 227); la suscettibilità al

cambiamento di atteggiamenti è maggiore tra i giovani e gli anziani, ma ciò non si verifica per gli

adulti. Secondo gli autori questo dipende dalla diversa importanza che le persone danno alle

diverse questioni sociali nel corso della vita: quando le persone sono giovani possono non dare

molta importanza a tali questioni, quando sono anziane non vogliono impegnarsi in tali questioni;

sono quindi maggiormente suscettibili al cambiamento. Gli adulti non anziani, invece, dal momento

che possono ricoprire ruoli sociali caratterizzati da alto status, prestigio e potere hanno

atteggiamenti maggiormente resistenti al cambiamento in relazione alle tematiche sociali in quanto

la società prevede che essi possano dire la loro in merito.

10)IL MONDO ESTERNO

La maggior parte della ricerca sul cambiamento degli atteggiamenti si è concentrata sull’effetto del

ricevere un solo messaggio cognitivo, affettivo o comportamentale sugli atteggiamenti per un

periodo di tempo limitato. Tuttavia viviamo in un mondo i cui vengono presentati milioni di

messaggi più di una volta; una presentazione di un messaggio in favore di un prodotto particolare

sarà interpretata alla luce dei messaggi che sono stati già ricevuti in passato su quel prodotto e su

altri prodotti. I processi cognitivi sono creati proprio dalla presenza di più messaggi nel tempo.

Cacioppo e Petty hanno condotto 2 esperimenti in cui studenti universitari ascoltavano un

messaggio che conteneva argomentazioni forti in favore di un aumento delle spese universitarie;

tale messaggio veniva fatto ascoltare 1-3 o 5 volte. Gli autori hanno rilevato che l’atteggiamento

dei partecipanti era maggiormente coerente con il messaggio quando quest’ultimo veniva

presentato 3 volte piuttosto che solo 1. Inoltre, i soggetti erano meno persuasi dal messaggio se

questo veniva presentato 5 volte. In sostanza, l ripetizione del messaggio aumentava la sua

persuasività fino ad un certo punto (se veniva ripetuto fino ad un massimo di 3 volte), oltre tale

punto la persuasione diminuiva perché il messaggio diventava noioso.

I messaggi persuasivi possono essere buoni o cattivi, in funzione dalla qualità delle

argomentazioni e se siamo d’accordo con ciò che cercano di trasmettere. McGuire ha condotto

degli studi che esaminavano gli effetti del dare alle persone una serie di messaggi che

affermavano cose differenti a proposito dello stesso oggetto di atteggiamento. Il suo studio ha

esaminato l’abilità delle persone di resistere ad attacchi verso il “truismo” (credenze condivise che

le persone raramente mettono in questione e di conseguenza possono fallire nello sviluppare

argomentazioni che le supportino). Esempi di truismo sono ad esempio la convinzione che è un

bene lavare i denti frequentemente oppure che è importante aiutare le altre persone. McGuire ha

mostrato come le persone riducono la loro accettazione del truismo a seguito di argomentazioni

che attaccano tali credenze: per esempio, le persone credono molto meno nell’importanza di

lavare i denti o aiutare gli altri a seguito di una serie di messaggi contro tali idee. L’autore propone

due tipi di difese contro tali attacchi: le difese di supporto (forniscono alle persone informazioni a

favore delle loro credenze che sono sotto attacco) e difese di rifiuto (forniscono alle persone

informazioni contro le credenze e confutazioni delle argomentazioni).

L’impatto di un messaggio può essere modellato da un messaggio su un altro argomento

presentato prima. Messaggi anche se su diverse tematiche possono influenzarsi a vicenda.

Relazioni

Le persone non vivono isolate, hanno relazioni con gli altri (parenti, amici, vicini, ecc.) e questi

possono influenzare attraverso la loro presenza reale o immaginaria. Una delle prime teorie che ha

affrontato le influenze sociali sugli atteggiamenti è stata la teoria dell’equilibrio di Heider. Come

la teoria della dissonanza, anche la teoria dell’equilibrio afferma che le persone cercano armonia

nei loro atteggiamenti però mentre la teoria della dissonanza si concentra su come le persone

gestiscono l’incoerenza tra i loro atteggiamenti e pensieri sul loro comportamento, la teoria

dell’equilibrio si concentra su come le persone gestiscono l’incoerenza tra i loro atteggiamenti e

pensieri sull’atteggiamento di un’altra persona. Secondo questa teoria, le persone possono

rappresentarsi mentalmente triadi di atteggiamenti che contengono:

1) L’atteggiamento dell’individuo verso un oggetto;

2) L’atteggiamento di un’altra persona verso l’oggetto;

3) L’atteggiamento dell’individuo verso l’altra persona.

Le persone cercano equilibrio tra queste 3 componenti e uno squilibrio determinerebbe avversione

e sconforto. Da una serie di esperimenti sono inoltre emersi due principali effetti:

- l’effetto di attrazione: secondo cui preferiamo situazioni in cui ci piace un'altra persona

rispetto a situazioni in cui non ci piace una persona (per esempio incontrando una nuova

ragazza veniamo a conoscenza che le piace o non piace il nostro cantante preferito;

generalmente preferiremo piacere alla ragazza invece di non piacerle anche se non le

piace il nostro cantante preferito.)

- l’effetto di accordo: secondo cui preferiamo situazioni in cui andiamo d’accordo con un’altra

persona (condividendo quindi lo stesso atteggiamento verso un oggetto) piuttosto che


ACQUISTATO

6 volte

PAGINE

32

PESO

68.26 KB

AUTORE

TR0N

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in psicologia dei processi sociali, decisionali e dei comportamenti economici
SSD:
Docente: Mari Silvia
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher TR0N di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Atteggiamenti e opinioni e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano Bicocca - Unimib o del prof Mari Silvia.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Corso di laurea magistrale in psicologia dei processi sociali, decisionali e dei comportamenti economici

Riassunto esame Psicologia Sociale, prof. Colucci, libro consigliato Le Rappresentazioni Sociali,  Moscovici
Appunto
Riassunto esame e Appunti completi di Psicologia Sociale: corso avanzato per l'esame della Prof. Sacchi su Pregiudizio, Stereotipo, Discriminazione Bicocca
Appunto
Riassunto esame e Appunti  di Psicologia delle influenze sociali per l'esame della Prof. Volpato, libro consigliato: Psicologia del maschilismo, Volpato
Appunto
Riassunto esame e Appunti di Psicologia delle influenze sociali per l'esame della Prof. Volpato, libro consigliato: Deumanizzazione, Volpato
Appunto