Psicologia degli atteggiamenti e cambiamento degli atteggiamenti
Cosa sono gli atteggiamenti e come vengono misurati
Gli atteggiamenti influenzano la nostra visione del mondo, come pensiamo e cosa facciamo. Gli atteggiamenti sono stati definiti in diversi modi; Eagly e Chaiken li hanno ad esempio definiti come tendenze psicologiche espresse valutando un’entità particolare con un certo grado di favore o sfavore. Fazio definisce l’atteggiamento come un’associazione in memoria tra un dato oggetto e una valutazione di tale oggetto. Le diverse definizioni enfatizzano comunque dei giudizi valutativi riguardo un oggetto, qualcosa. In altre parole, un atteggiamento implica scegliere se una determinata cosa, persona o oggetto piace o dispiace, è favorevole o è sfavorevole. Il modo di porsi verso un oggetto quindi.
In generale, quindi, un atteggiamento è una valutazione di un oggetto basata su un'informazione cognitiva, affettiva e comportamentale. Gli atteggiamenti variano sulla base di due dimensioni principali: la valenza, la direzione dell’atteggiamento che può essere positiva o negativa; la forza o intensità. Gli oggetti di atteggiamento sono tutte quelle cose che sono valutate lungo una dimensione di favorevolezza.
Breve storia sulla ricerca sugli atteggiamenti
Lo studio degli atteggiamenti è emerso intorno a cavallo del ventesimo secolo. Tra i principali contributi ricordiamo quello di due ricercatori, Thurstone e Likert i quali dimostrarono che gli atteggiamenti possono essere misurati. La ricerca è stata comunque influenzata nel tempo dagli eventi del mondo; ad esempio a seguito della seconda guerra mondiale, Adorno e colleghi si proposero di individuare i processi che portavano le persone a sviluppare un atteggiamento autoritario.
Intorno alla metà degli anni sessanta vi fu un cambiamento nella psicologia sociale: mentre gran parte della ricerca passata era basata sul comportamentismo, una nuova prospettiva nota come cognizione sociale (social cognition) emergeva cercando di capire come gli individui elaborano e processano informazioni socialmente rilevanti. Questa nuova prospettiva ha condotto gli studiosi degli atteggiamenti a considerare nuovi interrogativi riguardo al come gli atteggiamenti influenzano l’elaborazione delle informazioni e il comportamento; per esempio Ajzen e Fishbein svilupparono la teoria dell’azione ragionata per prevedere il comportamento deliberativo e riflessivo a partire proprio dagli atteggiamenti.
Le scoperte successive hanno portato alla conclusione che si può prevedere il comportamento sulla base degli atteggiamenti, ma solo in alcune condizioni. Nel 1980 con l’introduzione di due importanti modelli a proposito della persuasione, l’Elaboration Likelihood Model di Petty e Cacioppo e l’Heuristic-Systematic Model di Eagly e Chaiken, vi furono evidenze in favore dei processi che determinano cambiamenti negli atteggiamenti. Il nuovo millennio poi, caratterizzato da un forte sviluppo tecnologico e dalla constatazione del fatto che i soggetti potevano rispondere in maniera disonesta ai questionari, ha spinto i ricercatori a sviluppare nuovi metodi per misurare gli atteggiamenti: tra le tecniche principali figurano le misurazioni implicite.
Come vengono misurati gli atteggiamenti?
Gli atteggiamenti, come la maggior parte dei costrutti psicologici, non sono direttamente osservabili e possono solo essere dedotti dalle risposte dei soggetti. Le diverse tecniche per misurarli vanno distinte in esplicite o dirette e implicite o indirette; le tecniche esplicite implicano consapevolezza del fatto che viene misurato un atteggiamento mentre quelle implicite sono caratterizzate da mancanza di tale consapevolezza.
Misure dirette (o esplicite)
Solitamente queste misure sono nella forma di questionari self-report in cui i soggetti rispondono a domande dirette riguardo le loro opinioni (es. qual è la tua opinione a proposito dell’aborto?). Tra i principali contributi ricordiamo quello di Thurstone col suo metodo degli intervalli equivalenti (EAI) caratterizzato da diverse fasi: inizialmente secondo l’autore occorre sviluppare un gruppo ampio di item rilevanti con l’atteggiamento che si intende misurare; questa lista di item viene poi sottoposta a dei giudici che devono ordinarli lungo una scala che contiene diversi intervalli che vanno dalla favorevolezza alla sfavorevolezza; infine la lista finale viene presentata ai soggetti che devono indicare gli item con cui sono d’accordo; la somma dei punteggi delle opinioni con cui sono d’accordo rappresenterà il punteggio nella scala. Anche Likert ha sviluppato una tecnica basata su diversi item ai quali il soggetti devono rispondere con una scala a punti indicando il loro grado di accordo o disaccordo.
Tra i metodi più influenti citiamo comunque l’approccio del differenziale semantico (Osgood, Tannenbaum), una tecnica in cui ai partecipanti viene data una lista di aggettivi bipolari (buono/cattivo, piacevole/spiacevole) e devono valutare l’oggetto di atteggiamento indicando l’aggettivo che meglio rappresenta la loro opinione. I limiti principali delle misure dirette riguardano: il fatto che i soggetti possono essere inconsapevoli del loro atteggiamento riguardo un oggetto; il fatto che differenze nella presentazione degli item possono influenzare le risposte; il fatto che le persone distinguono maggiormente i livelli di positività rispetto a quelli negativi, usando maggiormente le opzioni in senso positivo piuttosto che quelle negative; ma la critica più importante riguarda la gestione dell’impressione: la risposta delle persone alle misure dirette non necessariamente può essere associata alla loro opinione se questi vogliono apparire in una luce migliore in determinate circostanze e possono quindi mascherare il loro atteggiamento (come nel caso del razzismo o dell’omofobia ad esempio).
Misure indirette (o implicite)
Per superare i limiti delle misure dirette, sono state sviluppate delle tecniche di misurazione implicite degli atteggiamenti e tra le principali ricordiamo il Priming valutativo (EP) e l’Implicit Association Test (IAT). Il priming valutativo è stato sviluppato da Fazio secondo il quale un atteggiamento non è altro che un’associazione in memoria tra un dato oggetto e una valutazione di tale oggetto; tali associazioni variano nella forza e si chiede come possono essere quantificate. Il priming valutativo misura l’influenza di uno stimolo “prime” sull’elaborazione di uno stimolo, immediatamente successivo, detto “target”.
I tempi per stabilire che lo stimolo target ha una valenza positiva o negativa vengono influenzati dalla valenza che viene soggettivamente associata allo stimolo prime. In altri termini, dovremmo essere più veloci a classificare un aggettivo positivo dopo aver visto uno stimolo prime che ci piace rispetto a quando lo stimolo prime presentato non ci piace; allo stesso modo, dovremmo essere più veloci a classificare un aggettivo negativo se lo stimolo prime non ci piace. Questo paradigma è stato adattato da Fazio e colleghi a valutare gli atteggiamenti.
Lo IAT è stato sviluppato da Greenwald e colleghi per misurare la forza delle associazioni tra concetti rappresentati in memoria. Anche questo come il precedente viene svolto solitamente a PC; vi è però una differenza col priming valutativo: il PE chiede alle persone di classificare solo gli aggettivi e non gli oggetti di atteggiamento. Lo IAT consiste in una serie di prove di categorizzazione: compare lo stimolo al centro e bisogna classificarlo il più velocemente e correttamente possibile. È suddiviso in 5 blocchi: 3 servono per apprendere le modalità di risposta e 2 sono quelli critici (3-5).
Altri tipi di misure indirette sono: l’Affect Misattribution Procedure di Payne in cui ai partecipanti vengono mostrate immagini riguardanti l’oggetto di atteggiamento e subito viene presentato anche uno stimolo ambiguo; i partecipanti devono valutare la gradevolezza dello stimolo ambiguo ignorando lo stimolo presentato prima. Dal momento che le persone tendono ad attribuire erroneamente i loro sentimenti agli stimoli salienti, lo stimolo ambiguo sarà valutato più positivamente se seguiti da oggetti che sono piacevoli rispetto a quelli spiacevoli.
Il galvanik skin response basato sull’assunzione che l’attività delle ghiandole sudoripare dovrebbe aumentare di conseguenza alti punteggi rifletterebbero alto stress o avversione (questo tuttavia può avvenire sia in circostanze positive che negative, quindi il GSR non è sensibile alla valenza dell’atteggiamento). La dilatazione delle pupille si basa sull’assunzione che le pupille dovrebbero espandersi quando le persone vedono qualcosa che piace; anche questo test è però poco sensibile alla valenza. EMG (facial electromyographic activity è basato sulla contrazione muscolare della faccia: espressione di felicità in presenza di stimoli che supportano il loro atteggiamento, espressione di tristezza nel caso opposto). ERP (event related potentials) misura l’attività elettrica nel cervello. fMRI (functional magnetic resonance imaging) mira a individuare la locazione cerebrale associata alla risposta riguardo un atteggiamento valutando cambiamenti nel flusso sanguigno e l’ossigenazione nel cervello.
Infine, le misure esplicite ed implicite hanno alta affidabilità (presentano alta consistenza interna e correlazioni test-retest); le misure esplicite sono spesso valide, quelle implicite dimostrano validità convergente. Tuttavia nonostante l’affidabilità di ogni misura bisogna sempre tenere in considerazione il contesto della misurazione: una misura che è affidabile in un determinato contesto può non esserla in un altro.
Le tre streghe degli atteggiamenti
Sono 3 gli aspetti importanti a proposito degli atteggiamenti: il contenuto, la struttura e la funzione; questi 3 aspetti portano diverse informazioni e vengono paragonati alle 3 streghe di Macbeth.
Contenuto degli atteggiamenti
Il modello di riferimento principale per lo studio degli atteggiamenti è stato il modello multicomponente secondo il quale gli atteggiamenti sono valutazioni di un oggetto che ha delle componenti cognitive, affettive e comportamentali. La componente cognitiva riguarda le credenze, i pensieri e gli attributi che si associano ad un oggetto. Per esempio nel comprare una macchina si presta attenzione alla sicurezza del veicolo, al consumo, ai costi di riparazione.
La componente affettiva riguarda i sentimenti o le emozioni connesse a un oggetto di atteggiamento. Per esempio chi ha paura dei ragni ha un atteggiamento negativo nei loro confronti. La componente comportamentale riguarda comportamenti o esperienze passate a proposito dell’oggetto di atteggiamento.
Le 3 componenti sono quindi differenti e, per dimostrare ciò, Breckler in un esperimento ha rilevato le reazioni cognitive, emotive e comportamentali dei partecipanti ai serpenti: in presenza di serpenti veri, i soggetti indicavano che i serpenti sono buoni o crudeli (cognizione), li fanno sentire in ansia o felici (affettiva) e gli piace maneggiarli (comportamentali). L’autore ha rilevato un punteggio per ognuna delle 3 componenti notando come esse erano solo moderatamente correlate tra loro e che quindi erano empiricamente distinte (ciò comunque non vuol dire che sono indipendenti tra loro).
Per misurare queste tre componenti si può ad esempio ricorrere al differenziale semantico, soprattutto per le componenti cognitive e affettive. Alcuni ricercatori che hanno usato il differenziale semantico per misurare le componenti cognitive e affettive hanno usato o delle scale specifiche o scale generiche applicabili sia per la cognizione sia per gli affetti; in altre parole alcuni hanno usato scale di differenziale semantico specifiche per misurare la cognizione e altre scale di differenziale semantico per gli affetti.
In opposizione a questa linea di ricerca, altri hanno usato le stesse scale di differenziale semantico per misurare sia la componente cognitiva che quella emotiva verso un particolare oggetto di atteggiamento semplicemente cambiando le istruzioni. La natura complessa del comportamento ha invece reso difficile immaginare scale di differenziale semantico per questa componente.
Un secondo tipo di misurazione prevede invece l’utilizzo di domande aperte per misurare le tre componente: alle persone viene chiesto di elencare i loro pensieri, sentimenti e comportamenti che associano a un oggetto di atteggiamento; essi devono poi dire quanto positivi o negativi siano per loro in relazione all’atteggiamento oggetto di studio. I limiti di questa seconda tecnica riguardano il fatto che i soggetti possono avere difficoltà a rispondere per un determinato atteggiamento ed è inoltre una tecnica che richiede tempo e sforzo.
Uno studio condotto da Abelson e colleghi ha esaminato il ruolo di pensieri e sentimenti nel predire gli atteggiamenti verso i candidati alla presidenza in America. Gli autori hanno rilevato che la favorevolezza o le risposte affettive ai candidati correlava con la valutazione generale dei partecipanti; quindi sia le informazioni cognitive sia quelle affettive contribuivano nel predire gli atteggiamenti politici.
Per quanto riguarda gli atteggiamenti intergruppo, Esses e colleghi hanno condotto uno studio per esaminare l’importanza delle informazioni cognitive e affettive negli atteggiamenti di pregiudizio: i partecipanti elencavano credenze e sentimenti che associavano a diversi gruppi etnici valutandoli in senso positivo o negativo; è stato dimostrato che le risposte cognitive e affettive possono predire il pregiudizio.
Un’ulteriore serie di studi ha invece misurato tutte e 3 le componenti; uno di questi è stato condotto da Haddock. Un'altra ricerca ha mostrato come le persone differiscono nel grado in cui i loro atteggiamenti derivano da diverse fonti di informazione; Huskinson e Haddock hanno notato come ci sono persone che basano il loro atteggiamento sulla base degli affetti, altri invece possono basare i loro atteggiamenti sulla cognizione. Ciò dipende dalla personalità dell’individuo: ad esempio, persone con alti livelli nel bisogno di affetto sarebbero maggiormente propensi ad usare le informazioni affettive.
Infine, si può dire che le 3 componenti hanno una relazione sinergica: quando un individuo possiede credenze positive a proposito di qualcosa, ha solitamente delle associazioni cognitive, affettive e comportamentali positive con quella cosa.
Struttura degli atteggiamenti
Si ritiene che l’esistenza di credenze, sentimenti e comportamenti positivi inibisca le credenze, i sentimenti e i comportamenti negativi. Secondo questa prospettiva definita “unidimensionale”, gli elementi positivi e negativi si trovano agli estremi opposti di un singolo continuum. La prospettiva unidimensionale si contrappone alla prospettiva “bidimensionale” secondo la quale le informazioni cognitive, affettive e comportamentali si collocano lungo due dimensioni separate: una riflette la positività e l’altra la negatività. Sulla base di questa prospettiva bidimensionale, gli atteggiamenti delle persone possono a volte riflettere elementi sia positivi sia negativi, determinando quindi un atteggiamento ambivalente. Tale ambivalenza è possibile solo nella prospettiva bidimensionale e non in quella unidimensionale.
È possibile distinguere due principali tipi di ambivalenza tra i componenti (cognitiva, affettiva, comportamentale):
- Ambivalenza potenziale: è uno stato di conflitto che si verifica quando le persone hanno contemporaneamente valutazioni positive e negative di un oggetto (nel caso di credenze positive e negative si parla di ambivalenza cognitiva, nel caso di sentimento positivi e negativi si parla di ambivalenza affettiva, nel caso di esperienze comportamentali positive e negative si parla di ambivalenza comportamentale; può esservi anche ambivalenza tra le diverse componenti).
- Ambivalenza percepita: è lo stato di tensione realmente percepito dalle persone quando riflettono su un oggetto.
Funzioni degli atteggiamenti
Tra i modelli principali delle funzioni degli atteggiamenti possiamo ricordare innanzitutto quello di Smith e colleghi i quali suggerirono che gli atteggiamenti hanno 3 funzioni principali:
- Valutazione dell’oggetto: riguarda la capacità degli atteggiamenti di sintetizzare gli attributi positivi e negativi degli oggetti del mondo. Per esempio gli atteggiamenti possono aiutare le persone ad approcciarsi a cose dalle quali possono trarre beneficio ed evitare cose che sono dannose.
- Aggiustamento sociale: gli atteggiamenti possono aiutare a identificare le persone che ci piacciono e a dissociarsi dalle persone che non ci piacciono. Per esempio le persone possono comprare una bevanda perché il loro cantante preferito la usa.
- Esternalizzazione: gli atteggiamenti svolgono anche una funzione difensiva del sé contro i conflitti interni. Per esempio giocatori scarsi possono non essere attratti dal gioco perché le loro performance scarse minacciano la loro autostima.
Secondo Katz, invece, gli atteggiamenti svolgono altre 4 funzioni: di conoscenza, di utilità (massimizzare le ricompense ed evitare le punizioni), di difesa dell’Io (per proteggere l’autostima ad es.) e espressione di valori.
Collegamenti tra contenuto, struttura e funzione degli atteggiamenti
Ci sono collegamenti tra contenuto, struttura e funzione degli atteggiamenti. Ad esempio gli atteggiamenti verso un determinato tipo di macchina possono dipendere dal bisogno di proteggere l’ambiente oppure dal bisogno di impressionare gli altri: una persona motivata dal bisogno di proteggere l’ambiente svilupperà credenze e terrà in considerazione elementi quali l’inquinamento prodotto dall’auto o l’emissione di carbonio; una persona motivata invece dal bisogno di impressionare gli altri svilupperà credenze e terrà in considerazione elementi...
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame Psicologia degli atteggiamenti, prof. Stefanile, libro consigliato: The Psychology of Attitudes and…
-
Riassunto esame Psicologia degli atteggiamenti, prof. Matera, libro consigliato The psychology of attitudes and att…
-
Riassunto esame Psicologia degli atteggiamenti, prof. Stefanile, libro consigliato La psicologia degli atteggiament…
-
Riassunto esame Psychology and psychopatology of sexual behavior, Prof. Tomba Elena, libro consigliato The psycholo…