DISPENSA DI PROGRAMMAZIONE E CONTROLLO
PRIMO MODULO
CAPITOLO 1: I SISTEMI DI PROGRAMMAZIONE E CONTROLLO
Il ruolo dei sistemi di programmazione e controllo in azienda
Utilizzeremo in questo corso come sinonimi interscambiabili: sistema di controllo di gestione,
sistema di programmazione e controllo, sistema di controllo e controllo direzionale.
Che cosa sono i sistemi di programmazione e controllo?
Strumenti a supporto dell’attività di gestione e di direzione di un’azienda, servono a gestire e
seguire meglio un’azienda, in modo efficace ed efficiente.
Il management aziendale trova in questi sistemi un aiuto fondamentale per aumentare l’efficacia
della propria azione.
Che cos’è l’attività direzionale?
Prendere delle decisioni e attuarle per produrre dei risultati, risolvere un macro problema gestionale
e decisionale.
Come si può gestire un’azienda?
Ci sono 2 approcci, 2 stili di guida o di direzione (antitetici, opposti):
1. Approccio day by day, stile “giorno per giorno” (non formalizzato, dove i dirigenti
affrontano i problemi mano a mano che si presentano, è un approccio che non pianifica un
percorso ex ante, che non guarda il futuro)
2. Approccio razionale-anticipatorio (si cerca di anticipare i problemi, di prevedere i
problemi e le opportunità future programmando un percorso).
Secondo questo approccio →
-Pianificazione strategica: la prima cosa da fare quando una persona vuole gestire
un’azienda stabilisce la meta finale del viaggio, gli obiettivi strategici di medio-lungo
periodo
-Programmazione: dopodichè si individua il percorso migliore per arrivare alla meta finale
del viaggio, si programmano i risultati intermedi da raggiungere minimizzando le risorse
necessarie per arrivare a destinazione
-Controllo aziendale: dopodichè bisogna monitorare in itinere che i programmi d’azione
stiano funzionando, si tratta quindi di un processo di sistematica verifica dell’allineamento
tra obiettivi e risultati
Perchè risulta essere migliore un approccio razionale-anticipatorio rispetto all’approccio day
by day?
In quanto l’approccio razionale-anticipatorio fa sì che:
✔ gli obiettivi aziendali sono condivisi tra le diverse figure che danno un contributo per
raggiungerli e quindi si favorisce un’azione coordinata
✔ l’allocazione delle risorse segue il livello di difficoltà degli obiettivi
✔ i processi decisionali sono decentrati: ogni responsabile potrà verificare l’efficacia della
propria azione e intervenire in modo tempestivo in caso di necessità
✔ viene favorita la meritocrazia
✔ orientamento al futuro
✔ precisa definizione degli obiettivi
✔ processo decisionale strutturato e formalizzato
✔ informazioni idonee per guidare il processo decisionale
Un approccio razionale-anticipatorio ha bisogno dei sistemi di programmazione di controllo.
Al contrario, un approccio day by day si caratterizza per:
✗ tendenza a “inseguire” tutte le opportunità
✗ orientamento al presente
✗ processo decisionale senza struttura e informale
✗ processo decisionale accentrato
✗ informazioni inadeguate per rendere a guidare il processo decisionale
Un approccio day by day non ha bisogno dei sistemi di programmazione e controllo.
Modello di Anthony
Secondo Anthony l’attività di direzione di impresa si compone di 3 attività elementari, tra loro
complementari:
• Pianificazione strategica: si stabilisce la meta ultima del viaggio, si stabiliscono gli
obiettivi strategici di lungo termine.
• Controllo direzionale: è sia programmazione che controllo (PeC secondo Anthony è
sinonimo di controllo direzionale). In questa fase si stabiliscono i programmi d’azione, si
eseguono e si controlla che tali programmi stiano producendo i risultati desiderati.
• Controllo operativo: controllo di un minor livello rispetto al nostro corso (es. controllo che
le fatture vengono correttamente inseriti nel sistema), in quanto costituito da meccanismi
operativi di funzionamento di un’azienda. Si tratta di un controllo volto a verificare che i
compiti specificatamente attribuiti vengano eseguiti in modo efficace ed efficiente.
Possiamo dire che il controllo direzionale (nostro focus), è un livello intermedio tra la
pianificazione strategica (pianificazione di alto livello competenza del top managment con un
orizzonte temporale di lungo termine) e il controllo operativo (di competenza dei vari manger delle
unita’ operative).
Il controllo direzionale è di competenza un po’ di tutti in azienda, in quanto l’input viene dal
top management, ma poi tutti i titolari di responsabilità vengono coinvolti in questo processo,
con tutti i collaboratori.
L’owner, ossia chi supervisiona il processo, sarà l’unita’ di controllo di gestione, ossia il controller.
Perchè i sistemi di PeC vengono introdotti nell’azienda?
Se fatti bene (se fatti male creano moltissimi danni) servono a:
supportare il controllo economico (viene data la possibilità ai managers di valutare meglio
e prima le performance, i risultati economici parziali raggiunti nelle diverse aree di attività,
dove per aree di attività si intendono, per esempio,le linee di prodotto, un reparto, un
mercato, una filiale o un dipartimento di un’azienda)
il controllo esecutivo (è la valutazione della performance degli executive, dei managers,
degli amministratori delle aree di responsabilità, vengono valutate le performance dei
singoli)
supporto al processo decisionale (rendere il processo decisionale piu’ razionale e
strutturato possibile prevedendo gli effetti delle decisioni dei manager)
motivazione e clima organizzativo (creano un buon clima favorendo la meritocrazia, cioe’
valutando oggettivamente la singola performance e hanno una forte valenza motivazionale
attraverso una logica ex ante con obiettivi chiari e coerenti e diversi tra loro, riducendo così i
motivi di conflitto).
Dove i sistemi di controllo sono rilevanti?
In quegli ambienti piu’ dinamici o discontinui, nei setting complessi (aziende molto grandi),
laddove le risorse sono scarse (quasi ovunque) e laddove l’azienda è gestita secondo una logica
MBO (management by objective), ossia per obiettivi.
Quando nascono i sistemi di PeC?
Le prime informazioni di contabilita’ analitica nascono sul finire dell’800.
Il modello di Brunetti
Il modello di Brunetti ci fa capire quali sono gli elementi dei sistemi di PeC si compongono di una
dimensione strutturale, a sua volta divisa in:
• una struttura tecnico contabile, informativa (è una struttura informativa, influenzata dalla
struttura organizzativa, quell’insieme di strumenti che producono informazioni all’interno di
un sistema di PeC: informazioni di contabilità generale, contabilità analitica, budget, dei
sistemi di reporting e informazioni qualitative).
• una struttura organizzativa (è l’ossatura del sistema, ed è la mappa dei CDR, i centri di
responsabilita’, ossia quella struttura che definisce chi fa che cosa e come, è quella mappa
della responsabilità che assegna le responsabilità ai diversi managers)
Una dimensione processuale, di un processo (dimensione critica che non va dimenticata
perché il processo di controllo va presidiato con attenzione se si vuole che il sistema di PeC
in generale produca i risultati attesi).
La struttura informativa
E’ costituita da:
➢ budget → espressione economico-finanziaria dei programmi d’azione aziendali, grazie alla
quale è possibile verificare la fattibilità economica dei programmi d’azione prescelti
➢ COGE (contabilità generale) → sistema che rileva i valori derivanti dagli scambi tra
impresa e terzi, è una sintesi economico-finanziaria della gestione d’impresa
➢ COAN (contabilità analitica) → sistema che parte dai dati della COGE, spezzandoli e
riaggregandoli a degli oggetti di calcolo
➢ sistemi di reporting → strumenti attraverso i quali è possibile realizzare un confronto
organico e sistematico tra obiettivi e risultati
La struttura organizzativa
Le informazioni rese disponibili dalla struttura informative vengono poi rese disponibili e utilizzate
dai diversi centri di responsabilità.
Il processo
Far funzionare un sistema di PeC implica un processo che si compone di diverse fasi che sono
molto critiche.
Se il processo non viene presidiato, il sistema di PeC puo’ produrre degli effetti indesiderati.
Il processo si compone di diverse fasi:
1. fase della programmazione (a partire dagli obiettivi strategici a valle della
programmazione vengono tradotti in termini piu’ di breve termine, operativi)
2. formulazione del budget (i programmi d’azione nel budget vengono tradotti in termini
quantitativi, monetati)
3. i programmi d’azione vengono poi realizzati misurando i risultati raggiunti
4. fase di reporting e valutazione (si confrontano i risultati raggiunti con gli obiettivi stabiliti
nel budget per capire se stiamo procedendo nella direzione corretta oppure se è necessario
intervenire, e con quali azioni correttive).Nel confronto tra obiettivi e risultati si genera
quindi un effetto di feedback che consente di mettere in campo azioni correttive e serve
anche da input per la fase di programmazione dell’anno successivo.
Tutte 3 questi dimensioni sono delle dimensioni intercollegate e servono per il corretto sistema di
PeC, un sistema aperto, influenzato da input come le caratteristiche ambientali, cioè variabili
esogene, producendo poi degli outuput (prodotti in base al fit tra queste variabili e il sistema
stesso) che dovrebbero essere efficienza direzionale, motivazione e morale.
Chi sono gli attori di questo processo?
Il top-management che definisce gli obiettivi strategici, dando avvio al processo di PeC.
I responsabili dei CDR che traducono gli obiettivi strategici nei loro programmi d’azione e li
implementano con i loro collaboratori.
Il controller che supervisiona tutto il processo e si relaziona costantemente con tutti gli altri attori
per verificare che esso sia fluido e coordinato.
CAPITOLO 2: I COSTI E LE DECISIONI AZIENDALI
2) Il controllo di gestione a supporto del processo decisionale
Risponderemo ad una fondamentale domanda: come i sistemi di controllo di gestione aiutano i
manager a prendere decisioni?
I sistemi di PeC insistono particolarmente sui costi, in quanto la disponibilita’ di informazioni sui
costi è molto critica, a differenza dei ricavi che sono invece molto piu’ semplici da misurare.
La classificazione dei costi
Che cosa è un costo? Non esiste un concetto di costo omnicomprensivo, esistono infatti dei costi
diversi che possono essere piu’ o meno utili per scopi diversi. Esistono quindi delle diverse
accezioni di costo .I costi si possono misurare e classificare in molti modi diversi, e le diverse
modalita’ daranno informazioni di costo diverse piu’ o meno utili in ambiti differenti.
Per cui il sistema di PeC supporta il processo decisionale con delle informazioni di ricavo e di
costo, al fine di produrre dei buoni risultati dal punto di vista economico, in termini quindi di
reddito.
Il costo in generale richiama il valore monetario di una risorsa produttiva (es. se sono Mondadori
il costo di un libro sono i soldi che pago per acquistare la carta che uso per produrre i libri).
Misurare il costo a livello della singola risorsa produttiva usata (es. costo carta) non è complesso, in
quanto abbiamo già il COGE che ci riviene utile a questo proposito.
Per prendere decisioni, tuttavia, i manager hanno bisogno di informazioni di costo non elementare
(es. se sono il direttore di un museo devo essere in grado di prevedere il costo complessivo di tutte
le risorse produttive usate per realizzare una determinata mostra).
Abbiamo quindi bisogno di informazioni di costo riferiti a diversi oggetto di calcolo, ossia una
qualsiasi entita’ o livello di analisi rispetto al quale si focalizza l’interesse del management e
rispetto al quale occorre calcolare il costo relativo.
Le informazioni che servono ai manager per prendere decisioni sono quindi informazioni di costo
non elementari, bensi’ rielaborate che fanno riferimento ad un livello di analisi piu’ elevato che è
l’oggetto di calcolo.
L’oggetto di calcolo piu’ tipico è il prodotto, la linea di prodotto oppure il servizio.
Tuttavia un oggetto di calcolo puo’ essere anche un processo produttivo, una fase, un canale
distributivo, un dipartimento oppure una filiale.
La singola unita’ di prodotto o di servizio è l’oggetto di calcolo piu’ specifico (è necessario
conoscere i costi in maniera molto dettagliato, con il supporto della COAN).
L’intera azienda è invece l’oggetto di calcolo piu’ ampio in assoluto.
Se l’oggetto di calcolo è il singolo prodotto o servizio, il costo a questo livello puo’ essere definito
come valore delle risorse consumate nello svolgimento delle attivita’ che hanno reso
disponibile il bene o il servizio.
Quindi per assegnare a un bene o servizio un costo dobbiamo tracciare tutte le attivita’ che sono
state necessarie per realizzarlo e tutte le risorse che tutte quelle attivita’ che hanno consumate, e
quindi poi attribuire a quest’ultime un valore.
Ci sono costi che sono piu’ facili da ricollegare ad un determinato prodotto, altri che invece
necessitano di un’analisi molto piu’ critica e analitica.
I costi hanno 3 modalita’, criteri di classificazione che dipendono dalla relazione che esiste tra il
costo stesso e:
• il livello di attivita’ di impresa
• l’oggetto di calcolo prescelto
• le esigenze di controllo direzionale
Differenza tra costi fissi e costi variabili (livello di attività)
Il primo criterio di classificazione dipende dalla relazione che c’e’ tra il costo e il livello di
attivita’(volumi di produzione di un’azienda, espressi in unita’ di prodotto).
In base a questa relazione si distinguono i costi in: costi variabili e i costi fissi.
Facciamo questa distinzione in base a come i costi si modificano al variare dei volumi di
produzione, in un predefinito ambito spaziale, detto area di rilevanza (livello di attività d’impresa
ristretto con capacità produttiva massima), e temporale, cioè il breve periodo.
Un costo è variabile quando varia in maniera direttamente proporzionale nel suo ammontare
complessivo (a livello totale, non a livello unitario) al variare dei volumi di attivita’.
A fronte di un incremento (decremento) nei volumi di atttività i costi variabili aumentano
(diminuiscono) di un ammontare costante, detto costo variabile unitario.
I costi fissi sono invece quei costi che rimangono immutati nel loro importo complessivo
quando i volumi di attivita’ variano.
GUARDO ESEMPIO NUMERICO SU COSTI VARIABILI E COSTI FISSI SUL QUADERNO
(ipotesi semplificatrici: std fisico e std monetario costanti affichè anche il costo variabile sia
costante)
Graficamente prendiamo un asse cartesiano con i livelli di attivita’ (volumi di produzione e vendita:
si assume che il volume di produzione equivalga al volume di vendita...in realta’ non è cosi’, infatti
molto spesso vi sono le cosiddette rimanenze) sull’asse delle ascisse, mentre sull’asse delle
ordinate vi sono i costi totali, o variabili oppure fissi.
Per i costi variabili: si tratta di una retta che parte dall’origine (se non produco niente non ho costi)
con pendenza costante e pari al costo variabile unitario che è costante.
Piu’ aumenta la quantita’ piu’ aumentara’ anche il costo
Per i costi fissi: si tratta di una linea orizzontale (il costo rimane uguale indipendentemente dalla
produzione). La funzione, tuttavia, è a gradoni in quanto varia la capacita’ produttiva (es. una
stampante mi permette di stampare 100 libri e mi costa 100.00 euro all’anno, tuttavia, se volessi
stampare piu’ di 100 libri, allora dovro’ prendere in affitto una seconda stampante, e quindi il costo
raddoppiera’).
L’orizzonte temporale considerato è sempre lo stesso, cambiano i volumi di attivita’, le cosiddette
aree di rilevanza, ossia intervalli limitati della variazione nei livelli di attivita’ all’interno dei
quali possiamo sostenere che il costo variabile unitario rimanga costante (funzione con
pendenza costante pari al costo variabile unitario) e che il costo fisso totale rimanga costante
(retta con pendenza pari a 0).
All’interno di tale intervallo si puo’ assumere quindi la linearita’ della funzione di costo.
Nella realta’, tuttavia, la questione è molto piu complicata rispetto a questa ipotesi semplificatrice.
La funzione infatti nella realta’ non risulta essere lineare, ha un andamento a curva che dapprima è
concava (la pendenza diminuisce) e successivamente, dopo aver superato un punto di flesso, diviene
convessa (la pendenza aumenta).
Quindi è come se nel primo tratto il costo variabile unitario fosse decrescente, ma poi, da un certo
livello di attivita’ in poi, aumentasse.
Questo perché tendenzialmente nel primo tratto l’azienda realizza le cosiddette economie di scale
(all’aumentare dei volumi l’azienda diviene sempre piu’ efficiente).
Dopodichè si sperimentano le cosiddette diseconomie di scala (es. l’impianto diviene troppo
grande e non si riesce piu’ a gestire).
GUARDO ESEMPIO CVU DI UN FATTORE PRODUTTIVO DIRETTO SUL QUADERNO
Standard fisico: quanta materia prima deve essere consumata per realizzare un singolo prodotto
(es. chili di carta che devono essere usati per realizzare un libro).
Standard monetario: costo d’acquisto per un’unita’ di materia prima (quanto mi costa la carta per
ciascun chilo di carta).
I
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Programmazione e controllo nelle P.A - Appunti primo modulo
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Appunti Programmazione e Controllo (progredito) - I modulo - Prof. Sacco
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Appunti Programmazione e controllo - secondo modulo
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