Fondamenti di linguistica
La sintassi
La sintassi è uno dei livelli più importanti nell’analisi del livello del linguaggio; per alcune scuole è il più importante. Quando si dice che per alcune scuole la sintassi è il livello più importante, ci si riferisce a quella fondamentale scuola di linguistica che va sotto il nome di grammatica generativa, che senz’altro è stata l’indirizzo di studi che ha radicalmente cambiato il volto della linguistica dagli anni Cinquanta/Sessanta del secolo scorso.
La cosiddetta grammatica generativa, o meglio, le teorie che nascono dal pensiero di Noam Chomsky, non solo costituiscono una descrizione alternativa ad altre che ovviamente già la linguistica conosceva e disponeva, ma parte da princìpi costitutivi radicalmente diversi da quelli della linguistica precedente. La sostanza che differenzia questa scuola è la prospettiva per cui il linguaggio va descritto e analizzato non a partire dalla produzione linguistica del singolo parlante, ma da quello che il singolo parlante sa della propria lingua: una prospettiva squisitamente interna, mentale, perché non si parte da un corpus precostituito di lingua, ma si estraggono dalle competenze del parlante le regole stesse del linguaggio.
Vengono proposte delle ipotesi di organizzazione a livello prevalentemente sintattico su cui il parlante dà giudizi di accettabilità e grammaticalità. Il parlante non è semplicemente chi parla una lingua: si tratta in qualche modo di un parlante ideale, che ha la piena e totale competenza della propria lingua, una sorta di astrazione. È comunque una prospettiva che parte dalla considerazione e dalla convinzione che a livello mentale esiste già una combinazione in regole precise per derivare la lingua, convinzione che viene da una serie di presupposti e da alcune osservazioni di carattere esterno (come, per esempio, il fatto che l’apprendimento del linguaggio, nel bambino, è un processo talmente rapido e talmente completo in termini d’imitazione).
Una delle caratteristiche del linguaggio umano è il fatto che viene appreso per trasmissione, apprendimento per cui requisito fondamentale è che il bambino debba essere esposto all’uso della lingua e debba avere dei processi di interazione con gli altri parlanti; se questo non avviene, il bambino non riuscirà a sviluppare in maniera adeguata il linguaggio.
Apprendimento del linguaggio
Rispetto a questo apprendimento, per alcuni indirizzi l’apprendimento del bambino è legato essenzialmente all’imitazione: il bambino è una tabula rasa ed è solo sentendo l’organizzazione delle frasi che i parlanti gli propongono che apprende le regole della propria lingua. Chomsky e altri hanno osservato, però, che questo apprendimento è troppo rapido e i risultati sono troppo adeguati perché possa essere giustificato l’apprendimento soltanto per imitazione (se si pensa che il bambino realizza anche strutture che non ha mai sentito): ciò vuol dire che ci dev’essere già qualcosa di precostituito che consenta di attivare in qualche modo una produzione tecnicamente, perché all base c’è già una struttura con una serie di regole.
È chiaro che il principio dell’innatismo sia sempre stato un po’ generale, nel senso che la localizzazione di questi princìpi precostituiti era un po’ difficile da modificare. Chomsky parla, fin dall’inizio, di strutture mentali, principio che si è andato man mano precisando con l’evoluzione della teoria, fino ad arrivare alla considerazione che quando si parla di strutture innate si parla di un’unica cosa attribuibile, cioè un’attribuzione di tipo genetico.
Esistono dei presupposti che in diverso modo coesistono per la produzione del linguaggio. Questo fatto viene confermato dall’esterno perché qualsiasi essere umano è in grado di apprendere il linguaggio; è chiaro che il problema è capire come si passi da una predisposizione genetica ad una realizzazione in regole del linguaggio, e su questo un certo tipo di linguistica è molto attiva nella verifica di questa teoria.
Grammatica universale
Il procedere di questo presupposto ha portato ad una certa fase di questa scuola generativa, proponendo l’esistenza di una cosiddetta grammatica universale, cioè di una serie basica di princìpi comuni a tutti gli esseri umani, che però deve rendere ragione del fatto che le lingue sono tutte diverse: se la struttura è la stessa, perché non si parla la stessa lingua? In questa grammatica universale vi sarebbero dei princìpi che farebbero da fondamento a qualsiasi lingua, che attivano parametri diversi: ci sono in qualche modo, rispetto ai princìpi, delle opzioni che possono essere ammesse; in questo modo, selezionando quelli che si chiamano i parametri (cioè diverse altre opzioni), si giustifica la differenza delle lingue, lingue che sono apparentemente tutte diverse tra di loro, ma non totalmente diverse. Non bisogna basarsi sulle lingue dall’esterno, ma sulla loro struttura. Il fatto che le strutture siano similari fra di loro comportano appunto che la linguistica generale ragioni per tutte le lingue; la differenza è che le descrizioni tradizionali vengono derivate dall’esterno, mentre nella prospettiva generativa vengono derivate dall’interno.
Per fare un esempio di cosa possa essere un parametro, è il fatto che vi sono lingue che possono non esplicitare il soggetto, mentre altre non possono (come rispettivamente in Italiano e in Inglese).
Operativamente, l’apparato della grammatica generativa è stato basato fin dall’inizio su una formalizzazione molto spinta. Per formalizzazione s’intende l’associazione di un contenuto con un simbolo: 2 + 3 = 5 è formalizzato perché vi sono dei contenuti numerici e degli operatori che assumono un valore; si consente quindi di astrarre alcune operazioni rispetto alla contingenza del singolo caso. Nella linguistica la formalizzazione era utilizzata anche prima della descrizione di Chomsky, ma in questo assume una rilevanza notevolissima. Almeno agli inizi, questa scuola vedeva nella sintassi il livello più importante.
I contenuti erano aspetti che inizialmente non erano nemmeno tenuti in considerazione, ma sono stati poi progressivamente inseriti senza modificare l’apparato formale; per apparato formale s’intende che le regole sono descritte attraverso formule formalizzate. Quindi la descrizione è tanto più complessa quanto più complesse sono le strutture.
Il sintagma è l’unità minima che si costituisce attorno all’elemento centrale, che viene definito testa. La frase nucleare è data da F = SN + SV (che si legge: «Frase è composta da sintagma nominale e sintagma verbale»); questa frase nucleare dà a sua volta una frase i cui componenti vanno ridescritti fino ad arrivare all’inserzione di tipo fonologico-lessicale. Il sintagma nominale (SN) ha come testa (cioè come elemento più importante) il nome, come il cane (in tal caso Art + N); il sintagma verbale (SV) è un sintagma che ha il verbo come testa, come rincorre la palla (in tal caso V + ulteriore SN). Il sintagma preposizionale (SPrep) comincia a dare qualche problema, perché ha un livello di descrizione diversa. Un esempio di sintagma preposizionale potrebbe essere nel giardino nella frase suddetta.
Questa descrizione viene rappresentata con i cosiddetti alberi (indicatori sintagmatici), forme ramificate che rappresentano queste descrizioni in maniera anche visivamente esplicita della loro gerarchia, perché nella sintassi un principio fondamentale è quello della gerarchia degli elementi della frase. Per la frase semplice detta prima l’albero sarà così: Il cane rincorre la palla. Questa è una regola che descrive la frase che può produrre tutte le frasi che si riconoscono costituite in questo modo.
La sintassi ha una spiccata gerarchizzazione degli elementi. C’entra poi il fatto che le frasi nucleari sono molto difficilmente da sole: le frasi sono notoriamente più complesse, perché ci possono essere frasi che hanno un altro ordine. La presenza di diversi elementi va poi ulteriormente gerarchizzata, perché si può avere qualcosa di più. Gli elementi vanno ovviamente a disporsi anch’essi con una gerarchia propria; da questo punto in poi, per fare una descrizione minimamente adeguata alla sintassi, occorre impadronirsi delle regole di formalizzazione.
Ci sono princìpi assolutamente interessanti, ma la cui applicazione a livello sintattico porta ad un qualcosa che debba essere adeguato all’obiettivo, e quindi o si fa qualcosa o non si fa.
Funzioni sintattiche
Altro piano che pertiene alla sintassi ma da un’altra ottica, è la prospettiva delle funzioni sintattiche, le cui categorie sono abbastanza note. Nella frase Il cane rincorre la palla, si ha una struttura e una serie di princìpi diversi che interagiscono fra di loro, che però bisogna distinguere: una classe generale di princìpi è quella delle funzioni sintattiche, si hanno cioè degli elementi che rivestono determinate funzioni. Il presupposto è che la frase contenga una predicazione: si dice qualcosa rispetto a qualcos’altro. Si avranno quindi delle funzioni sintattiche che riguardano gli elementi: si tratta delle categorie classiche della grammatica come soggetto, oggetto, verbo e complemento.
Si tenga conto che soggetto e sintagma nominale sono due cose differenti: il soggetto è per definizione chi compie l’azione espressa dal verbo. La nucleare distinzione delle forme sintattiche, pur derivata dalla descrizione della grammatica tradizionale, ancora oggi viene utilizzata per la tipologia sintattica. Al di là di questa normatività, la grammatica tradizionale ha per molti secoli utilizzato degli elementi che derivavano in sostanza da una serie di lingue (il Greco e il Latino) e ha utilizzato delle categorie che naturalmente partivano da queste lingue a cui erano perfettamente adeguate. È però evidente che categorie che si adattano a queste lingue non sono più adatte ad altre lingue. Ciononostante, si continua ad utilizzare indicativamente queste categorie benché vengano utilizzate in maniera diversa.
Valenze verbali
Un modo che è sembrato più adeguato per descrivere le funzioni sintattiche della frase considera le valenze verbali. I verbi hanno delle valenze che sono in relazione al loro contenuto semantico, e i verbi possono essere soddisfatti da una o più valenze: il verbo corre ha una valenza (soggetto), mentre il verbo mangia ha una doppia valenza (soggetto e oggetto), infine il verbo dare ha tre valenze (soggetto, oggetto e oggetto indiretto). Accanto a queste tre valenze basiche c’è poi tutta un’altra serie di valenze non vere e proprie: si può trattare di specificazioni circostanziali.
A questo punto inizia ad entrare in gioco anche l’aspetto semantico; teoricamente è vero l’inverso, perché in realtà, a rigore, le valenze del verbo vanno calcolate in base alle frasi che si presentano. Altro piano ancora è quello dei cosiddetti ruoli semantici. Per capire cosa sono i ruoli semantici si fa spesso il paragone di una messinscena con gli attori che ne sono coinvolti.
Ruoli semantici
Capire quali sono i ruoli semantici diventa chiaro con un esempio: dire L’uomo picchia il cane e Il cane è picchiato dall’uomo sono sintatticamente uguali, ma dal punto di vista semantico no: dal punto di vista dei ruoli c’è qualcuno che compie l’azione uguale per entrambe le frasi (l’agente), chi subisce l’azione è lo stesso (il paziente); se fosse scritto L’ombrello picchia il cane, l’ombrello prenderà il nome di strumento. Questo aspetto ha grande rilievo per alcune lingue. Si guarda quindi quale ruolo gioca ogni elemento indipendentemente dall’ordine formale di collocazione degli elementi. Nella frase Il cane dorme presenta un verbo con valenza diversa rispetto al precedente. Il soggetto di un verbo transitivo ha valore diverso da quello di un verbo intransitivo.
Questione della sintassi
Bisogna accennare quelli che sono i termini della questione della sintassi, che si occupa di come si possono evidenziare tramite modelli le dipendenze fra le varie formanti (quelli elementi che insieme nell’enunciato prendono il nome di sintagmi, e che stanno legati tra loro da rapporti di dipendenza orientata). Tutto ciò si occupa di una descrizione che si mantiene a livello formale: si utilizza la struttura della sintassi per veicolare un’informazione, usando la lingua per comunicare, per darne rilevanze diverse.
Le strategie comunicative dell’enunciato mirano a veicolare l’informazione in un certo modo per dare più o meno rilevanza, tant’è vero che si può descrivere la stessa situazione con frasi diverse. Si possono produrre, descrivendo la stessa situazione della realtà esterna, frasi diverse. Espressioni linguistiche differenti si chiamano tecnicamente allofrasi, forme diverse per descrivere una situazione extralinguistica, ma queste allofrasi non dànno l’informazione allo stesso modo: la linguistica allora si è prefissa di elaborare degli strumenti per descrivere la cosiddetta struttura informativa dell’enunciato, per descrivere cioè come l’informazione si distribuisca all’interno dell’enunciato (la lingua in atto, inserita in uno specifico contesto comunicativo).
Il topic è ciò di cui parla l’enunciato, ciò che da un punto di vista pratico può essere inserito nello schema: «Quanto a X l’enunciato predica qualcosa». Aristotele aveva già messo in atto il concetto di soggetto (aristotelico), ma l’etichetta non necessariamente coincide col soggetto sintattico: per esempio, in Paolo mangia la mela, Paolo è sia il soggetto sintattico sia il topic; nella frase Le vacanze, non ci ho ancora pensato, invece è diversa perché le vacanze sono il topic ma non il soggetto sintattico. Il topic mira a definire il rapporto con i funtori, mentre l’informazione si distribuisce nel testo.
Tutto ciò che non è il topic si dice che è il comment: non si ha la possibilità di individuare quali sono gli elementi dell’enunciato dal punto di vista informativo, non si ha il picco informativo dell’enunciato; perciò per individuarlo si è individuata la categoria del focus. Le curve intonazionali aiutano a sottolineare quali sono gli elementi più importanti dal punto di vista dell’enunciato: attraverso la curva intonazionale si sottolineano i picchi informativi; la categoria del focus individua il picco informativo; tutto ciò che non è il focus si dice il background: lo stesso enunciato con curve intonazionali diverse mette al centro come tre informazioni uguali abbiano un intento diverso a seconda di quale sia il focus di questo stato; si determina quindi soltanto inserendo l’enunciato nel contesto comunicativo extralinguistico.
La curva intonazionale che accompagna la realizzazione certamente aiuta, ma il focus si può rilevare anche nel testo scritto. Categorie di topic e comment, di focus e background (e non le dipendenze sintattiche) descrivono come l’informazione si distribuisca nel testo: il primo (il topic) individua ciò di cui parla un enunciato, il secondo (il focus) è determinabile solo nel contesto linguistico ed extralinguistico.
La semantica
La semantica è quella parte della linguistica che si occupa dello studio del significato; la questione che si apre quindi è capire cosa sia il significato: mentre per gli altri livelli di analisi è stato possibile identificare e determinare i fenomeni che erano oggetto di studio, per la semantica invece la prima difficoltà è quella di definire il concetto stesso, uno dei più discussi anche nell’intero pensiero filosofico. Parlando della lingua come codice, in prima approssimazione si può dire che il significato è il contenuto, ma non è una definizione soddisfacente.
Le difficoltà della definizione della nozione di significato implicano una relazione triadica fra linguaggio, pensiero, e la realtà, cioè le modalità per cui gli esseri umani possono usare il linguaggio per esprimersi. Si tratta di interrogativi che hanno radici lontane, e le risposte dipendono proprio dalla concezione che sta alla base dei rapporti. Bisogna innanzitutto distinguere una semantica filosofica ed una più propriamente linguistica, ma non ci si può esimere dal dare uno sguardo all’àmbito degli studi filosofici; in particolare, nel Novecento, in area anglosassone, con gli studi logici della filosofia analitica, è nato un tipo di semantica che è stata definita semantica referenziale.
Si parte dall’impostazione dei problemi nel modo più oggettivo possibile, e la descrizione oggettiva di qualunque problema ha alla base una considerazione preliminare del linguaggio, il principale strumento del pensiero: bisogna porsi il problema di come utilizzare il linguaggio. Sono questi gli aspetti che fondano la cosiddetta “svolta linguistica” di Frege, il fondatore della logica matematica come oggi la si conosce. L’impostazione del problema è molto più complessa.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Sociolinguistica - Fondamenti
-
fondamenti di linguistica II, Solinas
-
Fondamenti di Linguistica I
-
fondamenti intercultura Portoghese