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Appunti di Principi contabili internazionali basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Pozza dell’università degli Studi Bocconi - Unibocconi, facoltà di economia, Corso di laurea magistrale in economia e legislazione per l'impresa. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Principi contabili internazionali docente Prof. L. Pozza

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ESTRATTO DOCUMENTO

– (b) le proiezioni dei flussi finanziari devono essere fondate sui più recenti budget/previsioni

approvati dalla direzione aziendale e non devono includere eventuali flussi finanziari in

entrata o in uscita futuri derivanti da future ristrutturazioni. Le proiezioni fondate su questi

budget/previsioni devono coprire un periodo massimo di cinque anni, a meno che un arco

temporale superiore possa essere giustificato;

Non possono essere mai dei piani informali con riferimento ai quali nessuno si è preso delle

responsabilità. 78

– (c) le proiezioni di flussi finanziari superiori al periodo coperto dai più recenti

budget/previsioni devono essere stimate tramite estrapolazione delle proiezioni fondate su

budget/previsioni facendo uso per gli anni successivi di un tasso di crescita stabile o

calante, a meno che un tasso crescente possa essere giustificato. Questo tasso di crescita

non deve eccedere il tasso medio di crescita a lungo termine della produzione, dei settori

industriali, del Paese o dei Paesi in cui l’impresa è operativa, o dei mercati nei quali il bene

utilizzato è inserito, salvo che un tasso superiore possa essere giustificato.

Più vado avanti con l’orizzonte temporale di previsione esplicita minore sarà il valore

terminale ma sarà più difficile la valutazione. Salvo eccezione i business plan devono essere

inferiore ai 5 anni e, oltre ai 5 anni devo tenere un tasso di crescita g che non sia superiore

al tasso di crescita dell’economia.

- (d) devo escludere dalle previsioni gli effetti di ristrutturazioni e ottimizzazioni dell’asset

(proprio per evitare che il piano sia troppo ipotetico e ottimista). A meno che tu non abbia

già iniziato la ristrutturazione.

Le stime dei flussi finanziari futuri devono includere:

– (a) le proiezioni dei flussi finanziari in entrata derivanti dall’uso continuativo dell’attività;

– (b) le proiezioni dei flussi finanziari in uscita che necessariamente si verificano per generare

flussi finanziari in entrata dall’uso continuativo dell’attività (inclusi i flussi finanziari in uscita

per rendere l’attività utilizzabile) e che possono essere direttamente attribuiti o ripartiti

all’attività in base a un criterio ragionevole e coerente; e

– (c) i flussi finanziari netti, qualora esistano, che saranno ricevuti (o pagati) per la

dismissione dell’attività alla fine della sua vita utile.

Le stime dei flussi finanziari futuri e il tasso di attualizzazione riflettono presupposti coerenti in merito agli

aumenti dei prezzi dovuti all’inflazione generale.

Le proiezioni dei flussi finanziari in uscita includono quelle per la manutenzione ordinaria dell’attività e per

le spese generali future che possono essere attribuite direttamente, o ripartite secondo un criterio

ragionevole e coerente, per l’uso dell’attività.

I flussi finanziari futuri delle attività devono essere stimati facendo riferimento alle condizioni correnti. Le

stime dei flussi finanziari futuri non devono includere flussi finanziari futuri stimati in entrata o in uscita che

si suppone debbano derivare da:

– (a) una ristrutturazione futura per la quale l’impresa non è ancora impegnata; o

– (b) un investimento futuro in cespiti che metterà l’attività nelle condizioni di fornire un

rendimento superiore al livello medio di prestazione originariamente accertato.

La stima dei flussi netti finanziari incassabili (o pagabili) per la dismissione di un’attività alla fine della sua

vita utile è rappresentata dall’ammontare che l’impresa si aspetta di ottenere dalla dismissione dell’attività

in una libera transazione tra parti indipendenti, consapevoli e disponibili, dopo aver dedotto i costi stimati

di dismissione. Nell’effettuare tale stima, l’impresa usa i prezzi prevalenti, al momento in cui la effettua, di

transazioni aventi ad oggetto attività similari e nelle stesse condizioni.

Il tasso di attualizzazione deve essere un tasso al lordo delle imposte che riflette le attuali valutazioni del

mercato del valore attuale del denaro e i rischi specifici connessi all’attività. Il tasso di attualizzazione non

deve riflettere i rischi per i quali le stime dei flussi finanziari futuri sono state rettificate.

Questo tasso è stimato attraverso il tasso implicito utilizzato per attività simili nelle contrattazioni

attualmente presenti nel mercato o attraverso il costo medio ponderato del capitale di una società quotata

che ha una singola attività (o un portafoglio di attività) simile all’attività considerata in termini di servizio e

rischi. Quando il tasso di un’attività specifica non è reperibile direttamente dal mercato, l’impresa fa uso di 79

surrogati per stimarne il tasso di attualizzazione. Nell’appendice è esplicitamente richiamato il CAPM come

possibile strumento di misurazione del tasso di attualizzazione.

Si noti che al par. A19 dell’Appendix A dello IAS 36 il principio prevede che il tasso di attualizzazione debba

essere indipendente dalla struttura finanziaria dell’impresa. Questo sembra contraddire quanto affermato

in precedenza con riferimento al costo medio ponderato del capitale.

La svalutazione da impairment loss va a conto economico e se poi vengono meno le ragioni della

svalutazione (e quindi ho la possibilità di ripristinare il valore) ritorno a conto economico con un’eccezione.

Es. faccio l’impairment di uno stabilimento (che rappresenta una CGU) perché produce usando carbone ed

esce una legge che dice che tra tre anni non potrò più usare il carbone (impairment indicator); svaluto da

100 a 70. L’anno dopo la legge viene annullata e il mio stabilimento torna a valere 100 quindi ripristino il

valore per un 30 che va a conto economico. Gli impairment sono reversibili, cioè possono determinare delle

rivalutazioni se vengono meno le ragioni che mi hanno portato a registrare l’impairment.

L’unico asset su cui non è reversibile l’impairment è il goodwill perché la paura del legislatore è che il

goodwill svalutato e poi rivalutato possa comprendere un goodwill generato internamente. Se svaluti il

goodwill questo non può più essere ripristinato. +

NB: Il valore entro cui posso ripristinare è il valore che avrei avuto senza la svalutazione al netto degli

ammortamenti di competenza.

Se, e solo se, il valore recuperabile di un’attività è inferiore al valore contabile, quest’ultimo deve essere

riportato al valore recuperabile. Tale riduzione costituisce una perdita di valore.

Una perdita di valore deve essere immediatamente rilevata come un costo nel conto economico, a meno

che l’attività non sia iscritta al proprio valore rivalutato secondo quanto previsto da un altro IAS (ad es. IAS

16 e IAS 38). Qualsiasi perdita di valore di un’attività rivalutata deve essere trattata come una diminuzione

della rivalutazione in conformità allo IAS di riferimento.

ES: Ho una CGU che è fatta da

Carring amounts Impairment Loss Recoverable amount Carring amount ex post

Goodwill 20 -20 0

Asset A 70 -14 56

Asset B 30 -6 24

120 -40 80 80

Ho una svalutazione totale di 40 e il principio mi dice di allocarla prima al goodwill e poi proporzionalmente

agli altri asset.

Per quanto riguarda l’impairment del goodwill, l’avviamento non genera flussi finanziari

indipendentemente da altre attività o gruppi di attività e spesso contribuisce ai flussi finanziari di una

molteplicità di unità generatrici di flussi finanziari. Di conseguenza il valore recuperabile dell’avviamento

non può essere determinato come il valore recuperabile di una qualsiasi singola attività.

A fini di impairment, l’avviamento iscritto in bilancio (e derivante da business combination) va allocato a

ciascuna CGU (o gruppo di CGU) che ci si aspetta beneficerà delle sinergie derivanti dalla business

combination.

Ciascuna unità alla quale il goodwill è allocato:

– 80

Rappresenta il livello minimo all’interno dell’entità a cui l’avviamento è monitorato dal

management per fini interni;

– Non può essere maggiore di un segmento primario o secondario (rif. IFRS 8, rinvio).

Una CGU alla quale sia stato allocato il goodwill deve essere testata per l’impairment annualmente (non

necessariamente alla fine dell’anno, purchè il periodo resti costante di anno in anno) e ogniqualvolta vi sia

un indicatore di possibile perdita di valore, confrontando il valore contabile con il valore recuperabile della

CGU. Se il secondo supera il primo, l’avviamento non è assoggettato ad alcuna svalutazione, se il primo

supera il secondo occorre procedere ad una svalutazione come segue.

Le diverse attività assegnate a una CGU vanno assoggettate a impairment test prima del test per

l’impairment dell’avviamento.

I beni destinati ad attività ausiliarie o comuni (corporate assets) comprendono attività di gruppo o

divisionali quali, per esempio, l’edificio in cui si trova la direzione centrale o una sua divisione o i macchinari

per l’elaborazione elettronica dei dati, etc.

Le caratteristiche fondamentali di queste attività aziendali sono che esse non generano flussi finanziari in

entrata indipendentemente dalle altre attività o da altri gruppi di attività.

Quando si effettua l’impairment test di una CGU, occorre individuare le corporate assets che si possono

ragionevolmente imputare alla stessa CGU ed effettuare il test comprendendo tra le attività della CGU tali

assets. Se non è possibile imputare ragionevolmente parte delle corporate assets all’unità assoggettata a

impairment test, la si testa senza tali assets e poi si sottopone a impairment test il gruppo di CGU più

piccolo al quale tale ragionevole imputazione si può effettuare e si valuta se vi sono eventuali ulteriori

perdite di valore.

Quando si rileva che il valore recuperabile di una CGU è inferiore al suo valore contabile, occorre imputare

la perdita di valore nell’ordine seguente:

– Prima si riduce il valore contabile dell’eventuale avviamento allocato alla CGU;

– Successivamente, l’eventuale perdita eccedente va imputata alle altre attività

proporzionalmente al relativo valore contabile.

Nell’effettuare tale allocazione, l’impresa non dovrebbe comunque ridurre il valore contabile di un’attività

al di sotto del maggiore tra:

– Il suo fair value al netto dei costi di dismissione (se determinabile);

– Il suo valore d’uso (se determinabile);

– Zero.

L’ammontare della perdita di valore che sarebbe stata altrimenti imputata all’attività deve essere imputato

alle altre attività dell’unità in base a un criterio proporzionale.

Ripristini di valore

L’entità deve valutare a ogni data di riferimento del bilancio se vi è indicazione che una perdita di valore di

un’attività rilevata negli anni precedenti possa non esistere più o possa essere diminuita. Se esiste

indicazione in tal senso, l’impresa deve stimare il valore recuperabile di quell’attività.

Nel valutare se vi è una qualche indicazione che una perdita di valore di un’attività rilevata negli anni

precedenti possa non esistere più o possa essere diminuita, l’impresa deve considerare una serie di

indicatori (proposti dallo IAS 36) provenienti sia da fonti informative interne sia esterne. 81

Le indicazioni di una potenziale diminuzione di una perdita di valore sono fondamentalmente indicazioni

contrarie rispetto a quelle previste per l’individuazione di una perdita di valore.

Non si possono mai effettuare ripristini di valore sull’avviamento.

L’accresciuto valore contabile di un’attività diversa dall’avviamento dovuto a un ripristino di valore non

deve eccedere il valore contabile che sarebbe stato determinato (al netto di svalutazione o

ammortamento) se non si fosse rilevata alcuna perdita di valore dell’attività negli anni precedenti.

Un ripristino di valore di un’attività diversa dall’avviamento deve essere rilevato immediatamente nel conto

economico, a meno che l’attività sia iscritta al valore rivalutato (ad es. secondo quanto previsto dal modello

di rideterminazione del valore dello IAS 16). Qualsiasi ripristino di valore di un’attività rivalutata deve

essere trattato come una rivalutazione secondo le disposizioni dello IAS di riferimento.

L’accresciuto valore contabile di un’attività diversa dall’avviamento dovuto a un ripristino di valore non

deve eccedere il valore contabile che sarebbe stato determinato (al netto di svalutazione o

ammortamento) se non si fosse rilevata alcuna perdita di valore dell’attività negli anni precedenti.

Un ripristino di valore di un’attività diversa dall’avviamento deve essere rilevato immediatamente nel conto

economico, a meno che l’attività sia iscritta al valore rivalutato (ad es. secondo quanto previsto dal modello

di rideterminazione del valore dello IAS 16). Qualsiasi ripristino di valore di un’attività rivalutata deve

essere trattato come una rivalutazione secondo le disposizioni dello IAS di riferimento.

ESERCIZI

Al termine dell’esercizio X, la società T acquisisce la società M per 10,000 €. M ha tre impianti produttivi in

tre paesi diversi. L’allocazione del costo d’acquisto di T è ripartita come segue:

Costo Fair value Avviamento

Attività nel paese A 3,000 2,000 1,000

Attività nel paese B 2,000 1,500 500

Attività nel paese C 5,000 3,500 1,500

TOTALE 10,000 7,000 3,000

Le attività in ciascuno dei tre paesi sono il livello più basso a cui l’avviamento è monitorato dal management

di X per scopi interni.

Al termine di X e X+1 il valore d’uso delle tre CGU supera il relativo valore contabile. All’inizio di X+2 un

nuovo governo è eletto nel paese A. Tale governo approva una legge che limita significativamente le

esportazioni di T. Alla luce di tale accadimento, T effettua l’impairment test delle attività facenti capo al

paese A, tenendo conto dei budget dei flussi di cassa predisposti dal management e di un tasso di

attualizzazione del 15%.

Si ipotizza che le attività in A siano ammortizzate su 12 anni a quote costanti.

Dall’elaborazione in excel si nota che il valore recuperabile della CGU è pari a circa 1.360. Tale valore va

confrontato col suo valore contabile e, se inferiore, va effettuata una svalutazione.

Valore contabile della CGU: Avviamento Attività Totale

Valore di iscrizione all’acquisto 1.000 2.000 3.000

Ammortamenti (167) (167) 82

Valore contabile all’inizio di X+2 1.000 1.833 2.833

Impairment loss (1.000) (473) (1.473)

Nuovo valore contabile 0 1.360 1.360

In X+3 le restrizioni sulle esportazioni dal paese A si rivelano meno gravi di quanto atteso, lasciando

presagire un sostanziale incremento dei flussi di cassa derivanti dall’impianto di T situato nello stesso

paese.

Alla luce di ciò, al termine di X+3 il management effettua una nuova stima del valore recuperabile per

verificare l’esistenza dei presupposti per effettuare un ripristino di valore.

La nuova attualizzazione dei flussi di cassa attesi produce un risultato di € 1.910.

Avviamento Attività Totale

Valore di iscrizione all’acquisto 1.000 2.000 3.000

Ammortamenti (167) (167)

Valore contabile all’inizio di X+2 1.000 1.833 2.833

Impairment loss (1.000) (473) (1.473)

Nuovo valore contabile 0 1.360 1.360

(all’inizio di X+2)

Nuovi ammortamenti (X+2, X+3) (247) (247)

Valore contabile al termine 0 1.113 1.113

di X+3

Recoverable amount 1.910

Eccedenza del recoverable amount vs. valore contabile 797

Valore contabile che avrebbe avuto la CGU relativa al paese A in assenza di svalutazione:

Costo storico 2.000

Ammortamenti (166.7*3) (500)

Valore netto contabile 1.500

Valore contabile post-svalutazione = 1.113

Differenza ripristinabile: 387

Tale differenza è ripristinabile solo sulle attività identificabili di A, escluso dunque l’avviamento. (par 122-

123).

L’ente X ha tre CGU: A, B e C. Il valore di iscrizione di queste non include alcun goodwill. A seguito di

cambiamenti nella tecnologia utilizzata da X è necessario effettuare un impairment test per controllare che

le CGU non siano impaired.

Alla fine dell’esercizio 20X0 i valori di iscrizione e le vite utili residue delle CGU sono:

▪ A = € 200, con vita utile residua di anni 10;

▪ B = € 300, con vita utile residua di anni 20; e

▪ C = € 400, con vita utile residua di anni 20.

Inoltre il valore di recupero è calcolato sulla base del valore d’uso delle singole CGU.

Le operazioni di X sono condotte in un quartiere generale il cui valore di iscrizione è di € 400, dei quali € 300

imputabili all’edificio del quartiere generale ed € 100 ad un centro di ricerca.

Per quanto riguarda l’edificio del quartiere generale si ritiene che sia utilizzato dalle tre CGU in proporzione

al loro valore di iscrizione. Il centro di ricerca invece è ritenuto non allocabile in modo attendibile alle

singole CGU.

Identificazione dei corporate assets:

In primo luogo l’ente deve identificare gli eventuali corporate assets riconducibili alle CGU sotto analisi. 83

Nella fattispecie si tratta sia dell’edificio del quartiere generale che del centro di ricerca. Il management

dell’ente stabilisce che in relazione all’edificio del quartiere generale dell’ente può essere effettuata la

allocazione del valore di iscrizione alle CGU. Così non è per il centro di ricerca. Quest’ultimo infatti non può

essere oggetto di attendibile allocazione alle differenti CGU.

Allocazione del quartiere generale alle CGU:

La allocazione del valore di iscrizione dell’edificio del quartiere generale viene effettuata sulla base dei

seguenti calcoli:

Allocazione dell’edificio del quartiere generale alle CGU (fine 20X0)

A B C Totale

Valore di iscrizione 200 300 400 900

* * *

Coefficiente di ponderazione 1 2 2

Valore di iscrizione “ponderato” 200 600 800 1.600

Tasso di allocazione alle CGU 12,5% 37,5% 50% 100%

(200/1.600) (600/1.600) (800/1.600)

Allocazione del valore di iscrizione alle diverse CGU 37,5 112,5 150 300

(12,5%x300) (37,5%x300) (50%x300)

Valore di iscrizione delle CGU

suc-cessivo alla allocazione dell’edificio 237,5 412,5 550 1.200

* derivati dalla vita utile dei beni

Determinato un coefficiente di allocazione per ogni CGU, che sia proporzionale alla vita utile della CGU

stessa, andiamo a calcolare il tasso di allocazione, il quale a sua volta viene applicato al valore di iscrizione

dell’edificio del quartiere generale. I tre valori ottenuti vanno sommati al valore di iscrizione delle CGU cui il

corporate asset è allocabile pro-quota.

Impairment test del corporate asset “edificio del quartiere generale”:

Alla fine dell’esercizio 20X0 l’ente X determina il recoverable amount delle sue CGU cui è stato allocato

pro-quota il corporate asset e situate rispettivamente nei paesi A, B e C. in particolare da un confronto con

il valore di iscrizione delle stesse emerge la seguente situazione:

A B C

Valore di iscrizione della CGU 200 300 400

Quota di valore del corporate asset allocata 37,5 112,5 150

Valore di iscrizione delle CGU successivo

alla allocazione dell’edificio 237,5 412,5 550

Valore di recupero calcolato da X 300 400 546

Perdita da impairment - -12,5 -4

Viene dunque evidenziata una perdita da impairment a carico delle CGU dei paesi B e C. In particolare tale

perdita da impairment deve essere divisa tra il corporate asset e la CGU cui questo è allocato.

La ripartizione viene effettuata in proporzione ai valori di iscrizione delle CGU a seguito della allocazione.

La allocazione viene effettuata sulla base dei seguenti calcoli:

A B C

Allocazione della perdita da impairment

al quartiere generale - -3,4 -1,1

(12,5x112,5/412,5) (4x150/550)

Allocazione della perdita da impairment alla CGU - -9,1 -2,9

(12,5x300/412,5) (4x400/550)

Perdita da impairment - -12,5 -4

Allocazione del centro di ricerca alle CGU: 84

Poiché il centro di ricerca non può essere allocato su di una base ragionevole e consistente alle tre singole

CGU, X allocherà il centro di ricerca al gruppo di CGU più piccolo nei riguardi del quale il centro di ricerca

può essere allocato, ossia, X stessa. E’ con riferimento a questa che effettuerà pertanto un nuovo

impairment test.

CASO DELLA CENTRALE A CARBONE

Modulo 1. Quadro di riferimento

Gli interventi manutentivi nel quadro dello IAS 36

Il § 44 dello IAS 36 detta la seguente regola generale

“ I flussi finanziari futuri delle attività [oggetto del test di impairment] devono essere stimati facendo

riferimento alle loro condizioni correnti “

Secondo il principio, dunque, il business plan (b.p.) impiegato ai fini dello svolgimento dell’impairment test

deve includere i flussi finanziari derivanti dall’uso continuativo dell’attività, nello stato in cui si trova al

momento dell’esecuzione del test.

Lo IAS 36 declina tale regola generale prevedendo le seguenti tre tipologie di interventi manutentivi

✓ Siamo nell’anno 2xx3. La società X possiede una centrale termoelettrica (i.e., una centrale che

produce energia elettrica tramite combustione di carbone).

✓ La normativa ambientale, per la prosecuzione dell’attività, impone di eseguire, nel 2xx8, interventi

manutentivi sulla centrale. Gli interventi sono necessari affinché la centrale possa continuare ad

operare. La mancata esecuzione degli interventi di manutenzione determinerebbe, infatti, la

sospensione/revoca dell’autorizzazione ad esercitare l’attività produttiva nell’impianto.

✓ Gli interventi non incideranno sulla potenza installata della centrale, che rimarrà di 330 MW. La

conseguente disponibilità di tecnologie più avanzate consentirà un incremento del rendimento

elettrico della centrale, che passerà dal 36,4% al 47,5%.

QUESITO 85

“Indicare se, ai fini della esecuzione del test di impairment per il bilancio 2xx3 della Società X, sia corretto includere, nel

business plan relativo alla centrale, i flussi di cassa (in uscita e in entrata) connessi agli interventi manutentivi previsti

nel 2xx8 ”.

L’efficientamento è un intervento che mi permette di stare sul mercato ed è necessario per il going concern, quindi

sono da considerare nella valutazione: oggi come flussi in uscita e domani come flussi in entrata per maggior

efficienza.

IAS 19 – BENEFICI AI DIPENDENTI

IL TFR

Il Trattamento di Fine Rapporto, disciplinato dall’art. 2120 del Codice Civile, costituisce un “trattamento”

retributivo che spetta al dipendente al momento della cessazione del rapporto di lavoro subordinato.

La maturazione del TFR non è sottoposta ad alcuna condizione particolare, ma spetta in virtù del fatto che il

lavoratore ha percepito delle retribuzioni per la propria attività lavorativa. Ciò è evidenziato anche dal

meccanismo di calcolo del TFR, che matura in funzione di una quota pari a 1/13,5 dell’importo delle

retribuzioni dovute nel periodo lavorativo.

Le quote maturate su base annua costituiscono, a tutti gli effetti, una retribuzione addizionale, che, quanto

al regolamento monetario, è differita al momento di cessazione del rapporto di lavoro.

Allo scopo di tenere conto della eventuale perdita del potere di acquisto della moneta durante il periodo

lavorativo, è inoltro prevista una rivalutazione del credito maturato dal dipendente alla fine di ogni in

ragione di un tasso composto da un importo di 1,5% fisso più una integrazione pari al 75% dell’incremento

dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati accertato dall’ISTAT (ipotizzando un

tasso di inflazione annua del 2%, l’indice di rivalutazione del debito per TFR ammonterebbe quindi al 3%

complessivo).

Tale rivalutazione (la legge menzione espressamente il termine “tasso di rivalutazione”) non può essere

intesa come remunerazione finanziaria del debito, in quanto non è correlata in alcun modo a tassi di

rendimento di carattere finanziario, ma rappresenta unicamente un adeguamento, a causa dell’inflazione,

allo scopo di mantenere invariato il potere di acquisto equivalente della quote di TFR maturate nei singoli 86

anni.

Il DLgs. 252 del 5.12.2005 sulla riforma della previdenza complementare e la Legge Finanziaria (Legge 296

del 27.12.2006) e i relativi decreti attuativi hanno introdotto a partire dal 1 gennaio 2007 modificazioni

rilevanti nella disciplina del TFR maturato dopo il 31 dicembre 2006, tra cui la scelta dei dipendenti in

merito alla destinazione del loro TFR maturando. In particolare i dipendenti potranno indirizzare i nuovi

flussi di TFR a forme pensionistiche prescelte oppure mantenerli in azienda, nel qual caso i contributi TFR

verranno versati dall’azienda in un conto di Tesoreria istituito presso l’INPS.

Alla luce di tali modificazioni il valore del TFR in bilancio rappresenta la quota di TFR maturato in passato, al

netto delle anticipazioni erogate, che andrà ad esaurirsi con i pagamenti che avverranno in occasione della

cessazione dei rapporti di lavoro e si incrementerà in relazione alla rivalutazione annuale. La quota di TFR

maturando che dovrà essere versata all’INPS sarà contabilizzata per competenza nella voce

accantonamento TFR con contropartita il debito verso enti previdenziali, mentre la quota destinata a fondi

pensione sarà contabilizzata come costo con contropartita del debito verso fondi pensione.

In merito alla classificazione del TFR come debito o fondo nello stato patrimoniale, gli IAS da considerare

sono il 37 ed il 19.

Lo IAS 37 par. 10 definisce gli accantonamenti (provisions) come passività (liability) di scadenza ed

ammontare incerti.

Tuttavia, lo stesso par. 5 dello IAS 37 afferma come nel caso in cui un altro Principio contabile

internazionale disciplini una specifica tipologia di accantonamento, passività o attività potenziale,

un'impresa applica quel Principio specifico e non lo stesso IAS 37. Tra le casistiche definite dallo stesso

paragrafo rientrano i benefici per i dipendenti.

Lo IAS 19 regola la contabilizzazione da parte dei benefici per i dipendenti nel bilancio del datore di lavoro.

Conseguentemente, per la disciplina del TFR, occorre fare riferimento alle disposizioni dello IAS 19.

MODIFICHE ALLO IAS 19

• giugno 2011 – Lo IASB pubblica lo IAS 19 revised.

• 6 giugno 2012 - Pubblicato in Gazzetta Ufficiale L 146 il Regolamento (UE) 475/2012 della

Commissione del 5 giugno 2012 che adotta le Modifiche allo IAS 19 Benefici per i dipendenti.

Le modifiche introdotte si applicano a partire dai bilanci degli esercizi che iniziano successivamente al 1°

gennaio 2013.

PRINCIPALI NOVITA’

Le principali novità introdotte dallo IAS 19 revised riguardano:

1. Rimozione del metodo del corridoio

L’amendment allo IAS 19 ha rimosso la possibilità di applicare il metodo del corridoio, ovvero di

differire gli utili e le perdite attuariali in esercizi futuri.

Lo IAS 19 revised richiede di contabilizzare gli utili e le perdite attuariali nell’esercizio in cui si

manifestano. Gli actuarial gain/losses sono ridefiniti in “remeasurement”.

2. Rimisurazioni contabilizzate nel conto economico complessivo (other comprehensive income)

Le modifiche apportate richiedono la contabilizzazione delle rimisurazioni (ad esempio modifica

delle assunzioni demografiche) nel conto economico complessivo (other comprehensive income).

I service costs e gli interest costs sono da contabilizzare a conto economico.

Riepilogo

IAS 19 vs IAS 19 REVISED 87

LE CATEGORIE DI EMPLOYEE BENEFITS

I benefici che i dipendenti possono ricevere da un datore di lavoro sono

Short term employee benefits (tutti i benfits che sono pagati entro l’anno, Es: piani di

- incentivazione annuale) -

Long term employee benefits (es. Un piano di incentivazione pluriennale)

-

Sono entrambi benefici che vengono erogati mentre il rapporto di lavoro è ancora in essere.

Termation benefits (vengono pagati quando termina il rapporto di lavoro)

-

La rilevazione contabile di queste prime tre categorie è semplice: short term quando si paga, long term in

termini probabilistci e termination quando termina il rapporto di lavoro.

Post employee benefits (es. pensione)

-

L’erogazione della pensione funziona con un datore di lavoro ed un fondo pensione: nel corso della vita

lavorativa il datore di lavoro e il dipendente versano delle contribuzioni al fondo pensione (attraverso le

ritenute e direttamente dal datore di lavoro per I contribuiti a suo carico). Il fondo pensione investe questi

soldi ed eroga le pensioni a tutti i soggetti che partecipano al programma.

Se non ci sono abbastanza soldi per pagare le pensioni cosa succede? Dipende se il piano di contribuzione è

a benefici definiti oppure a contribuzione definita. La rilevazione contabile dei piano pensione a

contribuzione definita è semplice perché se non sono sufficienti i fondi si riduce la pensione erogata: il

datore di lavoro garantisce solo una contribuzione costante al fondo.

Se invece la pensione è calcolata su un piano a benefici definiti prevede la garanzia di un ammontare di

pensione, se vengono calcolati interessi in eccedenza questi vanno a profitto del fondo se invece mancano

dei fondi sarà a carico del fondo l’erogazione delle pensioni di pari ammontare a quello stabilito. Questo

meccanismo è stato ideato quando i mercati andavano molto bene, quando però la tendenza si è invertita il

crollo nei rendimenti del mercato ha reso difficile per i fondi pensione garantire i pagamenti delle pensione 88

a benefici definiti.

Se il piano è un piano a benefici definiti il datore di lavoro non è più indifferente all’andamento del

mercato.

Lo IAS 19 disciplina gli employee benefits suddividendoli in quattro diverse categorie (la quinta ovvero i

pagamenti basati su azioni è disciplinata dall’IFRS 2):

(a) benefici a breve termine per i dipendenti, quali salari, stipendi incentivi (se dovuti entro

12 mesi dalla fine dell'esercizio) e benefici non monetari (quali assistenza medica,

abitazione, auto aziendali etc.) per il personale in servizio;

(b) benefici successivi alla fine del rapporto di lavoro quali pensioni, altri benefici previdenziali, assicurazioni

sulla vita e assistenza medica successive al rapporto di lavoro;

(c) altri benefici a lungo termine ai dipendenti inclusi permessi legati all'anzianità di servizio, disponibilità di

periodi sabbatici, premi in occasione di anniversari o altri benefici legati all'anzianità di servizio, indennità

per invalidità e, se dovuti dopo dodici mesi o più dal termine dell'esercizio, compartecipazione agli utili,

incentivi e retribuzioni differite;

(d) benefici dovuti ai dipendenti per la cessazione del rapporto di lavoro.

1. L’impresa rileva i benefici a breve termine per i dipendenti quando i dipendenti hanno prestato la

propria attività lavorativa in cambio di quei benefici.

2. I benefici successivi al rapporto di lavoro sono classificati come: piani a “contribuzione definita” o come

piani a “benefici definiti”

Si osserva quindi un sostanziale criterio di suddivisione tra benefici a breve termine (dovuti entro 12 mesi

dalla fine dell’esercizio) e benefici a lungo termine (successivi alla fine del rapporti di lavoro o dovuti per la

cessazione del rapporto di lavoro).

Il TFR – secondo l’interpretazione “news from the SIC” n.6 del 1998 - è da considerarsi quale beneficio di cui

alla lettera b) del par. 4, ovvero nella categoria post-employments benefits.

In relazione alle modalità di contribuzione prevista dall’Art. 2120 c.c., il TFR (maturato sino al 31 dicembre

2006, ovvero sino al cambiamento di normativa) è da considerarsi quale “piano a benefici definiti”, in

quanto viene determinato l’importo che deve essere riconosciuto al dipendente.

A partire dal 01 gennaio 2007 il TFR maturato da quel momento viene versato dalle società all’INPS o (qual

ora il dipendente abbia espressamente optato per tale seconda scelta) a fondi pensionistici specificamente 89

identificati.

Conseguentemente, il Tfr maturato dal 01 gennaio 2007 dovrà considerarsi un “defined contribution plan”

(la società si libera sostanzialmente dell’obbligazione con il versamento ai fondi pensione o all’INPS).

L’attualizzazione e la contabilizzazione come “defined benefit plan” continuerà invece ad applicarsi sul

saldo del TFR maturato sino alla data del 31 dicembre 2006 ed eventuali variazioni nel calcolo rispetto a

calcoli precedenti dovranno contabilizzarsi alla stregua di un “curtailments” (par 109 dello IAS 19) e dunque

essere rilevate a conto economico.

Lo stato patrimoniale secondo i defined benefit plan

L'importo contabilizzato come passività relativa ai benefici definiti comporta le seguenti fasi:

(a) Determinazione del valore attuale dell'obbligazione a benefici definiti alla data di riferimento del

bilancio (vedere paragrafo 67) dedotto il fair value (valore equo) alla data di riferimento del bilancio

delle attività a sevizio del piano (se esistono) che serviranno a estinguere direttamente le

obbligazioni (vedere paragrafi 113-115);

(b) Determinazione dell’importo della passività (attività) netta per benefici rettificata (ove richiesto) al

massimale di attività netta (vedi paragrafo 64),

(c) Determinare gli importi da rilevare nell’utile (perdita) d’esercizio;

(d) Determinare le rivalutazioni delle passività (attività) netta per benefici definiti da rilevare nelle altre

componenti di conto economico complessivo.

In merito all’onere per “interessi passivi” (interest costs) indicato dallo IAS 19 questo non va assolutamente

confuso con la rivalutazione annua del TFR prevista dall’art. 2120 c.c.

Gli interessi passivi in questione rappresentano la differenza tra il valore attuale dell’obbligazione iniziale e

finale dipendente esclusivamente dal trascorre del tempo: l’incremento del valore attuale dell’obbligazione

dovuto alla circostanza che il periodo di tempo lavorativo residuo del dipendente si riduce di anno in anno,

rappresenta quindi un onere “finanziario”.

La rivalutazione prevista dal Codice Civile, si era già illustrato, non costituisce remunerazione finanziaria ma

adeguamento al processo inflazionistico per mantenere inalterato il potere d’acquisto degli

accantonamenti operati. In tale ottica l’applicazione del tasso di rivalutazione costituisce formula di calcolo

che condiziona lo schema di determinazione dell’obbligazione per TFR, e deve quindi condizionare il “costo

relativo alle prestazioni di lavoro correnti”.

Il costo complessivo di un piano a benefici definiti può essere influenzato da molte variabili quali le 90

retribuzioni finali, la rotazione e la mortalità dei dipendenti, l’andamento dei costi per assistenza medica e,

per un fondo pensione, il rendimento dell’investimento delle attività a servizio del piano.

Il costo complessivo del piano non è certo ed è probabile che questa incertezza permanga per un lungo

periodo di tempo. Per determinare il valore attuale delle obbligazioni relative a benefici successivi alla fine

del rapporto di lavoro e il costo previdenziale relativo alle prestazioni di lavoro correnti è necessario:

(a) applicare un metodo di valutazione attuariale (par. 67-69);

(b) attribuire i benefici ai periodi di lavoro (par. 70-74); e

(c) formulare ipotesi attuariali (par 75-98).

L‘entità deve utilizzare il Metodo della Proiezione Unitaria del Credito per determinare il valore attuale

delle sue obbligazioni a benefici definiti e il relativo costo previdenziale delle prestazioni di lavoro correnti

e, se ricorrono le condizioni, il costo previdenziale delle prestazioni di lavoro passate.

Tale metodo considera ogni periodo di lavoro fonte di un'unità aggiuntiva di diritto ai benefici e misura

distintamente ogni unità ai fini del calcolo dell'obbligazione finale. L‘entità deve attualizzare il valore totale

dell'obbligazione relativa a benefici successivi alla fine del rapporto di lavoro anche se parte

dell'obbligazione è dovuta entro dodici mesi dalla data di chiusura dell’esercizio.

Le ipotesi attuariali devono essere obiettive e tra loro compatibili.

Tali ipotesi sono utilizzate dall'impresa per stimare, nel miglior modo possibile, le variabili che

determineranno il costo complessivo da sostenere per l'erogazione di benefici successivi alla fine del

rapporto di lavoro. Le ipotesi attuariali comprendono:

(a) ipotesi demografiche sulle caratteristiche future dei dipendenti in servizio e di quelli precedenti (e delle

persone a loro carico) che hanno diritto ai benefici. Le ipotesi demografiche comprendono aspetti quali: (i)

il tasso di mortalità, (ii) tassi di rotazione del personale, (iii) percentuale di partecipanti al piano con

persone a carico e (iv) tassi di incidenza delle richieste di rimborso nell'ambito di piani sanitari;

(b) ipotesi finanziarie, che riguardano elementi quali: (i) tasso di sconto (par. 83-86); (ii) livelli delle

retribuzioni future e dei benefici (par 87-95); (iii) nel caso di benefici per assistenza medica, costi futuri per

assistenza medica; (iv) tasso di rendimento atteso delle attività a servizio del piano.

Le ipotesi attuariali sono obiettive se non sono né imprudenti né eccessivamente prudenziali.

Il tasso impiegato per attualizzare le obbligazioni connesse a benefici successivi alla fine del rapporto di

lavoro (finanziate o non finanziate) deve essere determinato con riferimento ai rendimenti di mercato alla

data di chiusura dell’esercizio di riferimento di titoli di aziende primarie. Nei Paesi dove non esiste un

mercato di tali titoli, devono essere utilizzati i rendimenti di mercato (alla data del bilancio) dei titoli di

Stato. La valuta e le condizioni dei titoli di aziende primarie devono essere coerenti con la valuta e le

condizioni previste delle obbligazioni a benefici successivi alla fine del rapporto di lavoro.

Un'ipotesi attuariale che ha un effetto significativo è il tasso di sconto. Il tasso di sconto riflette il valore del

denaro nel tempo, ma non il rischio attuariale o di investimento. Inoltre, il tasso di sconto non riflette il

rischio di credito specifico dell'impresa che grava sui creditori dell'impresa, né il rischio che, in futuro, i dati

reali differiscano dalle ipotesi attuariali.

Il tasso di sconto riflette la stima dei tempi di pagamento dei benefici. In pratica, l'impresa spesso applica

un unico tasso di sconto medio ponderato che riflette le stime relative ai tempi e all'ammontare dei

pagamenti dei benefici e la valuta nella quale i benefici devono essere erogati.

Gli utili e le perdite attuariali possono derivare da aumenti o diminuzioni sia del valore attuale di

un'obbligazione a benefici definiti sia del fair value (valore equo) di qualsiasi attività a servizio del piano

correlata. Tra le cause di utili e perdite attuariali vi sono, per esempio: 91

(a) tassi di rotazione dei dipendenti, di pensionamenti anticipati o mortalità o di incrementi retributivi, di

benefici (se le condizioni formali o implicite di un piano stabiliscono, a fronte di fenomeni inflattivi,

incrementi dei benefici) o di costi per assistenza medica inaspettatamente alti o bassi;

(b) l'effetto di cambiamenti delle stime della rotazione futura dei dipendenti, dei pensionamenti anticipati,

della mortalità o di incrementi retributivi, dei benefici (se le condizioni formali o implicite di un piano

stabiliscono, a fronte di fenomeni inflattivi, incrementi dei benefici) o dei costi per assistenza medica;

(c) l'effetto di variazioni del tasso di sconto; e

(d) gli scostamenti tra il rendimento effettivo e quello previsto delle attività a servizio del piano (vedere

paragrafi 113-115).

A seguito del cambiamento di normativa le imprese:

(i) Contabilizzano il TFR maturato dal 01 gennaio 2007 in poi come un piano a contribuzione definita

dunque rilevando semplicemente il debito verso l’INPS o i fondi pensione;

(ii) Continuano a contabilizzare il TFR maturato sino al 31.12.2006 come un piano a benefici definiti e

dunque far effettuare da un attuario la valutazione del TFR senza più considerare aumenti

retributivi o aumenti dell’obbligazione (service costs). Qualsiasi variazione nel valore

dell’obbligazione deve essere rilevata a conto economico;

(iii) Contabilizzano gli utili e le perdite attuariali non riconosciute in passato come componente del

conto economico complessivo dell’esercizio.

IFRS 2 – SHARE BASED PAYMENTS

È un’opzione che dà diritto a colui che la riceve di comprare azioni della società per cui lavora ad una data

futura ad un prezzo prefissato. È un’opzione call venduta ad un dipendente.

L’opzione viene assegnata ad una grant date e ha specificato uno strike price (tipicamente alla grant date il

prezzo di mercato è pari allo strike price). La durata pari a un tot di anni (vesting period) prevede delle

condizioni per essere esercitata a scadenza se conveniente. Nel corso dell’exercise period se l’opzione è in

the money si verifica il settlement dello scambio (soldi contro azioni), in questo caso il settlement è gross.

C’è un’altra modalità di esercizio possibile, come settlement net, che non prevede scambio soldi contro

azioni ma solo il pagamento della differenza.

In ogni momento l’opzione potrebbe avere un intrinsic value positivo o negativo a seconda dell’andamento

(differenza tra prezzo e strike price). Ma in ogni momento l’opzione avrà anche un time value, perché

rimane una vita residua e quindi una possibilità che si apprezzi. La somma di time value e intrinsic value

sono il fair value. 92

Ci possono essere delle vesting condition

Market base (valutazione di condizioni data su valori di mercato)

- Non market based (valutazione di condizioni non di mercato ma interne all’azienda)

-

Se ci concentriamo sul gross settlement (più comune perché più conveniente sul piano fiscale) che

problema contabile ci troviamo davanti? Quando emetto la stock option non ho dei costi (se non il minimo

costo che sostengo per stampare le opzioni) e non ho oneri neanche quando consegno le azioni perché

faccio un aumento di capitale (mi arrivano soldi). Il costo è un costo di opportunità: volendo emettere

nuove opzioni dovrò per forza emetterle con uno strike price tra 10 euro e 15 euro perché in un caso si

arrabbierebbero i possessori delle vecchie stock option e nell’altro non sarebbe conveniente l’esercizio.

La soluzione parte dalla distinzione tra Gross e Net settlement perché

a) Se sono davvero convinto che sia un beneficio ai dipendenti contabilizzo un costo del lavoro

b.1) Ho un debito per quando pagherò ai dipendenti se il Settlement è NET

b.2) Se si chiuderà con un aumento di capitale devo iscrivere qualcosa che somigli ad un conto futuro

aumento di capitale possibile, perché devo vedere se la stock option si eserciterà o meno.

Questo è un costo che non modifica il patrimonio netto.

Dare Avere

Costo del lavoro (CE) Debito (SP) FV aggiornato

a) (b.1

Costo del lavoro (CE) Riserva (PN) FV alla grant date

a) (b.2

Quando si rilevano queste strutture? Si inizia alla grant date e si finisce al termine del vesting period,

gradualmente.

Quanto devo registrare, come misuro questo costo da spalmare? È stato scelto il fair value. Rileverò il fair

value che cambia continuamente in contropartita di un debito e quando arrivo alla fine del terzo anno avrò

un debito pari alla differenza fra il prezzo di mercato e lo strike price (perché il time value sarà zero e avrò

solo l’intrinsic value). È un fair value continuamente aggiornato.

Nel caso del Gross settlement se fosse stato scelto di fare un fair value regolato in azione aggiornando

questo valore mi sarei trovato ad aggiornare ogni anno una riserva di patrimonio netto. Siccome già è

anomalo strutturare un patrimonio netto in modo diverso rispetto alla differenza di conto economico. È

stato quindi deciso di spalmare lungo i tre anni il fair value alla grant date.

È fondamentale, nel calcolo del costo sostenuto, non solo il fair value dell’opzione ma anche il numero di

opzioni che vengono emesse ai dipendenti. Il tema è anche: ci saranno tra tre anni quei dipendenti?

Il valore si aggiorna o non si aggiorna a seconda dei scenari e anche il q (quantità) si aggiorna. Già quando io

parto all’anno 1 se dò le mie stock option a mille dipendenti non mi metto a rilevare il costo anche per

quelli che mi aspetto che se ne andranno. Sulla base del tasso di turn over abbatto il costo che spalmo e

ripeto il ragionamento ogni anno sulla base di quelli che se ne sono andati e sulla base di quelli che penso

se ne andranno.

Es: Se entro in un periodo di crisi generale gli impiegati si tengono caro il posto di lavoro e il turn over

diminuisce, dovrò rivedere la mia stima di q. 93


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in economia e legislazione per l'impresa
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Chelafi306 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Principi contabili internazionali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bocconi - Unibocconi o del prof Pozza Lorenzo.

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