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Appunti prima parte Produzioni Animali

Appunti delle lezioni suddivisi per i vari argomenti trattati basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Tamburini dell’università degli Studi di Milano - Unimi, facoltà di Agraria, Corso di laurea in scienze e tecnologie alimentari. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Elementi di biologia e produzioni primarie docente Prof. A. Tamburini

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LE CARATTERISTICHE CHIMICHE, FISICHE E FISIOLOGICHE DEL LATTE.

Il latte è l’alimento che sta alla base della nutrizione di tutti i giovani mammiferi, fondamentale per la loro

crescita e il loro sviluppo. Esso si distingue dal colostro, che è la prima secrezione della ghiandola

mammaria in ogni lattazione. Quando genericamente si parla di latte si intende il latte bovino/vaccino che

deriva dalla mungitura delle bovine da latte.

Dal punto di vista chimico il latte contiene diverse molecole; prima di tutte l’acqua, che è presente circa

all’87%. Il rimanente 13% costituisce il residuo totale secco; questo dato è influenzato dalla presenza dei

grassi e del lattosio, perciò per determinare eventuali annacquamenti è necessario calcolare il residuo

secco magro. Il residuo secco totale contiene glucidi (5%), lipidi (3,6-3,8%), protidi (3,2-3,4%), vitamine e

Sali minerali (0,9%), ecco perché il latte è un alimento completo carente solo di vitamina C e ferro.

Lo zucchero presente in maggiore quantità è il lattosio, il quale è un disaccaride composto da due

monosaccaridi, il glucosio e il galattosio legati dal legame glicosidico tra il C1 e il C4, e polare/solubile in

acqua ed è quindi presente in soluzione acquosa. La maggior parte del lattosio è sintetizzato nella

mammella a partire dal suo precursore glucosio proveniente dal sangue. Esistono tracce di carboidrati

complessi come il fattore Bifidus.

I grassi sono principalmente trigliceridi, formati da tre molecole di acidi grassi legati per esterificazione a

una molecola di glicerolo (a tre atomi di carbonio) con liberazione di una molecola d’acqua; i trigliceridi

sono insolubili in acqua e sono perciò raccolti in globuli lipidici protetti da una membrana fosfolipidica. Gli

acidi grassi presenti sono per i 2/3 saturi, in natura lineari e solidi, e per il restante 1/3 insaturi, ramificati e

liquidi; si calcola l’esistenza di oltre 50 tipi di acidi grassi da C4 a C24, di cui i più importanti sono l’acido

palmitico, oleico e stearico.

Le proteine maggiormente presenti nel latte sono le caseine (75%) che si raccolgono in micelle caseiniche;

vi sono poi le beta-lattoalbumine e le beta-lattoglobuline (20%), e azoto non proteico in soluzione (5%) di

cui la metà è urea. In particolare esistono diversi tipi di caseine presenti in diverse quantità: G, AS1, B, AS2,

K; le k caseine sono importanti in quanto possiedono una polarità accentuata e nelle micelle si posizionano

all’esterno in modo da garantire stabilità. Hanno un ruolo fondamentale nella caseificazione.

Dal punto di vista fisico il latte può essere visto contemporaneamente come: una soluzione acquosa in cui

tutti i componenti sono sciolti per polarità e rimangono in soluzione (il lattosio, i sali minerali e l’azoto non

proteico); un’emulsione in quanto i lipidi apolari sono raccolti in globuli lipidici a causa della loro densità

inferiore rispetto all’acqua; infine una sospensione colloidale in quanto le caseine sono proteine complesse

raccolte in micelle. Tendenzialmente il latte appena munto si separa in due fasi: l’emulsione, ovvero la

parte lipidica, tende a risalire in superficie e a formare la crema; rimangono nella fase acquosa la soluzione

e la sospensione colloidale che formano il siero. Nel latte alimentare è obbligatoria l'omogeneizzazione,

ovvero il trattamento meccanico che diminuisce le dimensioni dei globuli lipidici. Questo processo aumenta

l'ossidazione del latte, la quale può essere positiva per conferire l'aroma a particolari tipi di formaggio come

il gorgonzola.

Una caratteristica fisica del latte è il suo colore bianco; questa gradazione è data dalla presenza delle

caseine: durante il processo di caseificazione si forma la cagliata che è bianca e composta da caseine. Il

colore giallo del burro è invece dato dalla presenza di carotenoidi all'interno dei lipidi.

La densità del latte a 15°C è tra i valori di 1,029 e 1,034 g/ml e in media quindi 1,030 g/ml. Questa proprietà

può essere misurata con il densimetro di Quevenne.

Un'altra caratteristica fisica del latte è la sua tensione superficiale: quando si riscalda il latte oltre la sua

temperatura di ebollizione (>90°C) in superficie si forma una pellicola costituita da sieroproteine; da qui

deriva la produzione della ricotta, la quale non è un formaggio ma un latticino che deriva da un ulteriore

riscaldamento del residuo del siero. Il termine ricotta deriva dal latino e significa appunto "cotto due volte".

Dal punto di vista fisiologico il latte è il prodotto naturale dei mammiferi, i quali lo utilizzano come alimento

per i propri figli ed è indispensabile per la loro crescita e il loro sviluppo; deve perciò contenere tutti i

principi nutritivi necessari allo sviluppo del figlio. La mammella è un organo costituito da un gruppo di

ghiandole, nel caso delle bovine sono 4, e la sua funzione è quella di secernere il latte. Il latte è un prodotto

di secrezione, ovvero di sintesi, in quanto il 90-92% del residuo secco è prodotto negli alveoli delle

ghiandole mammarie (lattosio, acidi grassi a corta e media catena, glicerolo, caseine e albumine e

globuline); il restante 8-10% è un prodotto di escrezione in quanto viene filtrato direttamente dal sangue

(acidi grassi a lunga catena, Sali minerali, vitamine). Anche l’acqua proviene dal flusso sanguigno.

TIPI DI LATTE NELLE DIVERSE SPECIE ANIMALI.

Ponendo a confronto i vari tipi di latte delle diverse specie animali si possono notare delle differenze in

base alle razze degli animali, alle loro necessità, al tipo di alimentazione e all’utilizzo del latte come fonte

energetica; la percentuale di grasso aumenta nel latte di animali che vivono in condizioni estreme, come le

renne, le balene, gli orsi polari, in quanto, essendo il grasso la principale fonte di energia, necessitano di

muoversi e di sopravvivere; la percentuale di proteine invece è maggiore negli animali che hanno bisogno di

crescere velocemente e di raddoppiare il proprio peso, in modo da poter rendersi autonomi. Per esempio i

conigli e i topi raddoppiano il proprio peso in soli 6 giorni: questo è dovuto ad un processo evolutivo, di

selezione genetica che ha portato gli animali maggiormente vittime di predatori a sviluppare questa

caratteristica. Inoltre, più diminuiscono i giorni necessari al raddoppiamento del proprio peso dalla nascita,

maggiori sono le percentuali di grasso e proteine, ma anche di Sali minerali per lo sviluppo dell’apparato

scheletrico. L’uomo invece raddoppia il proprio peso in 150 giorni ed è una delle specie più lente; tuttavia

ciò che ha permesso la sua evoluzione è la presenza di grandi percentuali di lattosio, l’unico zucchero

contenente galattosio, fondamentale per la formazione di galattolipidi che servono per lo sviluppo delle

membrane cellulari specie nelle cellule nervose. L’uomo è l’unico ad utilizzare come alimento il latte bovino

e riesce a digerirlo grazie alla lattasi. L’unico latte in cui il lattosio è assente è quello dei leoni marini.

IGIENE E SANITà DEL LATTE, ZOOTECNIA E GENETICA ANIMALE.

Nel latte possono trovarsi in condizioni normali diversi tipi di microorganismi come batteri, lieviti, muffe,

virus. I batteri derivano principalmente dall’ambiente esterno, dall’aria; il latte appena munto ha una CBS

(carica batterica standard) da 10 000 a 100 000 microorganismi al ml; l’utilizzo della mungitura meccanica

riduce il numero di batteri, ma prima della vendita il latte deve essere sottoposto a trattamenti per

abbassare la carica batterica entro 48h. In particolare se sottoposto a pastorizzazione il latte viene

riscaldato a più di 70°C pe 15 secondi, avrà un CBS di circa 4 000 microorganismi/mL e dovrà essere

consumato entro pochi giorni e conservato a una temperatura di 0-4°C; se invece il latte viene sterilizzato

(UHT) vengono eliminati tutti (o quasi) i microrganismi presenti grazie al riscaldamento a temperature

molto elevate (<100°C), questo permette di poter conservare il latte per 3 mesi o più a temperatura

ambiente. Il latte potrà subire ulteriori processi industriali quali la scrematura (latte parzialmente scremato

e scremato nei quali viene ridotta la componente lipidica) e l’omogeneizzazione (il trattamento meccanico

di riduzione dei globuli lipidici), in modo da ottenere un prodotto più digeribile. Il latte crudo invece non

subisce alcun trattamento termico, commercializzato appena munto. La CBS indica l’igiene del latte. Molte

persone purtroppo sono intolleranti al lattosio, ovvero non producono l’enzima lattasi che scinde lo

zucchero in glucosio e galattosio; fortunatamente esistono prodotti come il latte ad alta digeribilità

ottenuto grazie all’idrolisi del lattosio che questi soggetti possono consumare.

Inoltre nel latte sono presenti anche cellule tipiche dell’animale (somatiche) che quindi ne indicano la

sanità; la quantità di cellule presenti dipende dai processi infiammatori della ghiandola mammaria.

Quasi mai sono presenti sostanze inibenti come antibiotici e farmaci, i quali sono utilizzati in campo

veterinario per combattere eventuali patologie della vacca; tuttavia questi hanno un costo molto elevato e

per esempio le cure con gli antibiotici si effettuano solo con due cicli all’anno, riducendo la possibilità di

trovarne nel latte. Potrebbero comparire anche detergenti e disinfettanti utilizzati nella pulizia dall’azienda

zootecnica e agrofarmaci come insetticidi; infine vi è una probabilità quasi nulla di trovare micotossine e

metalli pesanti.

Dal punto di vista zootecnico il latte è il prodotto della ghiandola mammaria delle bovine da latte e secondo

la definizione del Regio Decreto del 1929 esso è il derivato della mungitura regolare e ininterrotta di animali

in buono stato di salute, di alimentazione e in corretta lattazione. Esso si distingue dal colostro, il quale è la

prima secrezione della lattazione. Il latte viene prodotto dopo il parto e prosegue nelle bovine per circa 10-

12 mesi seguendo un andamento caratteristico: la curva di lattazione. Negli animali non selezionati per

produrre latte, questa curva segue un andamento a campana mentre nelle vacche diminuisce meno

rapidamente grazie alla mungitura costante che viene indotta per via ormonale; nelle bovine l’emissione

del latte dalla mammella è regolata dall’ormone ossitocina, la quale è secreta nell’ipofisi e passa attraverso

il sangue fino a raggiungere gli alveoli rimanendo attiva per pochi minuti. Più è veloce la mungitura più latte

è prodotto. In genere si effettuano due mungiture al giorno ogni 12 ore o tre ogni 8 ore. In ogni caso la

produzione del latte dipende dalla genetica, dall’alimentazione e dalla gestione generale dell’allevamento.

In Italia le razze più allevate per la produzione di latte sono quattro; per prima la frisona italiana: ce ne

sono più di 1 milione, in quanto sono le più produttive (9300kg) grazie alla loro genetica ed efficienza di

trasformazione molto elevata (circa 1,33 kg di latte/kg di alimenti); segue poi la bruna italiana: ce ne sono

meno di 10000 in quanto produce molto meno rispetto alla frisona (7100kg) mangiando più o meno lo

stesso; c’è poi la pezzata rossa italiana e la grigio alpina. Il latte delle differenti specie bovine è simile ma

presenta piccole variazioni in termini di contenuto lipidico e proteico. (Il latte della pezzata e della bruna

che ha maggior contenuto proteico e di grasso è maggiormente utilizzato per la caseificazione).

Negli anni le razze hanno migliorato la produzione sia in termini quantitativi che qualitativi, tutto questo

grazie ad una maggior attenzione verso la produzione e l’organizzazione degli allevamenti.

PROBLEMATICHE PRINCIPALI DEL SETTORE PRDUTTIVO DEL LATTE NEL MONDO, IN EUROPA E IN ITALIA.

Il latte è uno dei principali prodotti della zootecnia mondiale e nell’ultimo secolo vi sono stati dei

significativi miglioramenti nella sua produzione grazie alla continua evoluzione delle tecnologie; questi

strumenti tecnici si basano su tre grossi pilastri: la genetica, l’alimentazione e le tecniche di allevamento.

Se si hanno dei miglioramenti in ognuno di questi tre campi si ottiene necessariamente un significativo

aumento di produttività dal singolo capo. In particolare l’aumento della produttività di latte in un paese è

strettamente connesso alla disponibilità di superficie per la coltura di foraggi (SAU) e per l’allevamento, di

tecnologie in grado di competere con le altre potenze economiche mondiali e la capacità di saper

affrontare le difficoltà del mestiere, adattandosi ai vari cambiamenti del mercato.

Dal punto di vista mondiale la produzione di latte varia nei diversi Paesi in base alla disponibilità di bovini e

di terreno per la coltivazione del foraggio. L’Europa è un continente molto vocato per la produzione del

latte: essa infatti produce 1/3 (33%) della produzione totale di latte. Seguono poi l’America del nord (16%)

e l’Asia (18%). La produzione tende a stabilizzarsi in Europa mentre ad aumentare in America del nord e

Asia. Tuttavia vi è un abisso tra la produzione di latte e la popolazione mondiale; il rapporto è molto

sproporzionato. Per esempio l’Europa detiene il 10% circa della popolazione mondiale ed è la prima

produttrice globale di latte: questo determina un problema di carattere economico di eccesso di

produzione che necessita la conseguente esportazione di latte in polvere presso le zone in cui c’è un deficit

tra la produzione di latte e il numero della popolazione, come l’Africa. Per far fronte a questa problematica

l’Unione Europea ha adottato negli ultimi anni delle politiche agricole estremamente dispendiose che

fissavano un tetto massimo alla produzione di latte per ogni singolo stato membro (Quota Latte). Esiste una

previsione secondo cui nel 2025 l’India diventerà il paese più produttivo in quanto la popolazione continua

ad aumentare e di conseguenza anche la domanda interna di latte. Inoltre l’aumento del reddito pro capite

in questo paese ha fatto si che le preferenze alimentari della popolazione si stiano orientando

progressivamente verso il consumo di latte bovino e dei suoi derivati.

Dal punto di vista della produzione europea, il latte bovino viene prodotto principalmente in Germania

(21%), poi Francia (16%) e Regno Unito (10%) ed è soprattutto trasformato in formaggio e il burro; ciò che

influenza questi dati è sicuramente la SAU ma anche lo sviluppo delle infrastrutture per il trasporto, i costi

dell’alimentazione per il bestiame e della manodopera, il frazionamento del terreno e l’irrazionalità dei

consumatori.

L’Italia produce solo il 6% del latte europea. In particolare la produzione è concentrata in Lombardia, Emilia

Romagna, Veneto e Piemonte; più del 40% del latte è prodotto solo in Lombardia. È chiaro il motivo per cui

queste regioni siano le maggiori produttrici se si prende in considerazione l’andamento del territorio

italiano: la Pianura Padana si presta ad essere il luogo ideale per la coltivazione e l’allevamento grazie al suo

terreno fertile e ampio; tuttavia nel resto dell’Italia la superficie agricola utile non è molto estesa a causa

della presenza dei territori montuosi che impediscono lo sviluppo di infrastrutture adeguate. Inoltre le

aziende di bovine da latte sono in calo in quanto quelle più grandi e sviluppate inglobano quelle più piccole

e meno produttive: questo perché esiste una disuguaglianza economica tra Nord e Sud. Nonostante ciò in

totale la produzione di latte è in aumento: il nord Italia presenta una concentrazione di bovine da latte

paragonabile a quella dei Paesi Europei.

Un’altra problematica relativa alle aziende zootecniche e quindi anche quelle da latte è sicuramente

l’eccesso di reflui prodotti dagli animali; in parte essi vengono usati come fertilizzanti ma cosi facendo

provocano anche l’inquinamento del terreno e di conseguenza un eccesso di azoto nell’aria; l’azoto

teoricamente viene assorbito dalle piante ma se è presente in quantità troppo elevate passa dal terreno,

viene trasportato dai corsi d’acqua e può arrivare al mare causando problemi ambientali; questo aspetto è

stato normato dalla direttiva nitrata in modo da non creare danni, ponendo un limite al carico e alla

quantità di azoto che si possono distribuire nel terreno.

PRODUZIONE ZOOTECNICA NEL MONDO, IN EUROPA E IN ITALIA

Per quanto concerne la distribuzione delle principali specie animali da reddito (bovini, suini, ovini, caprini) è

abbastanza omogenea a livello mondiale, anche se il primato lo detiene l’Asia, in particolare la Cina.

Se invece si analizza la situazione del punto di vista europeo si nota l’evidenza della Germania, della Francia

e del Regno Unito come possessori di quasi la metà del patrimonio bovino europeo; mentre come

produttori di vitelli si affermano la Spagna e l’Olanda.

A questo punto è necessario fare una distinzione tra vacche da latte e vacche da carne: quelle da latte sono

allevate solo ed esclusivamente per la produzione di latte, mentre quelle da carne per partorire i vitelli che

sono destinati a essere ingrassati e poi macellati per produrre carne.

Per quanto riguarda la distribuzione degli ovini invece è abbastanza omogenea nei vari paesi europei.

Un ruolo centrale lo occupa però anche l’Italia, la quale detiene il 7% del patrimonio bovino europeo e il 7%

delle vacche da latte: questo le permette di occupare il quarto posto in termini di consistenze di capi bovini.

Tuttavia il numero di bovini e di vacche è concentrato nel nord Italia al tal punto che questa concentrazione

è paragonabile a quella dei paesi europei; questo succede in quanto in genere le vacche da latte sono

allevate dove è più facile coltivare e produrre foraggi come ad esempio la Pianura Padana, la quale è un

territorio adatto per la sua fertilità e ampiezza. Nel resto di Italia però la SAU non è molto estesa a causa

della presenza di territori montuosi che impediscono lo sviluppo di infrastrutture adeguate. In Lombardia la

produzione zootecnica rappresenta quasi i 2/3 della produzione agricola italiana.

Più in generale circa il 40% della Superficie Agricola Utilizzata (SAU) italiana è destinata a foraggere, prati e

pascoli; a queste superfici vanno poi aggiunte quelle di cereali e altri seminativi destinati a diventare

alimenti per il bestiame. A livello mondiale si calcola che l’area totale occupata dai pascoli e dalle colture


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze e tecnologie alimentari
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alessia.perego di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Elementi di biologia e produzioni primarie e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Tamburini Alberto.

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