COS’È LA FILOSOFIA DEL DIRITTO = fenomeno giuridico.
Cos’è la filosofia? Esperienza di ordine storico geografico, esperienza del pensiero che si chiama
filosofia nasce nell’antica Grecia intorno al 7/6 sec. a.C. (ai confini della Grecia). La filosofia nasce
come una forma di sapere che in qualche modo prescinde da un aspetto religioso. È una sapienza
→ “amore per la sapienza o saggezza”. Tipo di sapere proprio dei filosofi. Il filosofo non è un
sacerdote, ma un laico che si interroga sui problemi della teologia ma in maniera aconfessionale →
non ha impronta teocratica. Enrico Berti offre una definizione di filosofia → nella nostra tradizione
occidentale la filosofia è stata concepita essenzialmente come logos → = discorso, ragionamento,
attività del ragionare, discutere. Berti dice che il concepirla come logos significa concepirla nel
senso forte di questo termine. Non solo come un discorso quale che sia:
SEMANTICO → preghiera, comando, esclamazione
APOFANTICO → discorsi che sono suscettibili di essere giudicati veri o falsi → enunciazione,
asserzione, annuncio, rivelazione, constatazione, scoperta, testimonianza
Bensì come ARGOMENTAZIONE → con la quale si intende un discorso che non si limita a dire le
cose come stanno (non è una descrizione), ma il discorso filosofico è quel tipo particolare di
discorso cerca di GIUSTIFICARE e MOTIVARE e dimostrare quanto afferma, portare delle ragioni
cioè di rendere conto di sé.
Questo discorso sfrutta l’argomentazione → la forma distintiva di argomentazione che si usa
CONFUTAZIONE DIALETTICA
all’interno della filosofia si chiama o DIMOSTRAZIONE DIALETTICA.
La confutazione dialettica è una particolare procedura razionale che consiste nello stabilire la
verità di un’affermazione attraverso l’accertamento della impossibilità dell’affermazione ad essa
opposta.
UNICO Metodo che si usa all’interno del sapere filosofico → per Berti questo è l’unico tipo di
argomentazione rigorosa che risulta praticabile dalla filosofia e questo tipo di argomentazione si
svolge necessariamente all’interno di un dialogo reale o fittizio → cioè una situazione in cui ci
sono 2 interlocutori, ciascuno dei quali sostiene una tesi contraddittoria a quella dell’altro.
RELAZIONE essenziale fra DIALOGO, ARGOMENTAZIONE o meglio la confutazione dialettica e la
VERITÀ. Nel quadro del dialogo confuto per stabilire la verità. Cos’è un dialogo? Per Douglas Walton
il dialogo è un tipo di scambio conversazionale con un fine (goal-directed) (per Berti possiamo dire
che il dialogo filosofico ha l’accertamento della verità attraverso la confutazione dialettica) nel
quale abbiamo 2 interlocutori che ragionano insieme facendo domande, dando risposte ed
entrambe le parti nel fare domande e risposte le giustificano l’uno nei confronti dell’altro.
Dialogo che secondo le parole di Enrico può essere connotato in maniera diversa a seconda che si
tratti di un dialogo:
FORTE
IN SENSO o dialogo tout court→ il vero dialogo filosofico è quello in cui si cerca la
verità. NON è una conversazione. È una DISCUSSIONE → confronto tra tesi opposte che mira
a stabilire quale è vera e quale è falsa. Discutere è dialogare con l’intento di capire dove sia
la verità, consapevoli che essa esiste → motivo etico della riflessione dialogica.
IN SENSO DEBOLE → si parla tanto per parlare. Si fa conversazione.
Dice Berti che la dimostrazione scientifica delle scienze apodittiche come la matematica → la
dimostrazione vera e propria del teorema di Pitagora non ha bisogno di dialogo. Situazione
MONOLOGICA (distinzione tra filosofia e diritto) per Berti. Non ho bisogno di un interlocutore, se
accetto i presupposti del Teorema di Pitagora, posso fare la dimostrazione da solo. Dialogo non è
né conversazione né dimostrazione. Non è apodittica. È una situazione in cui occorre offrire delle
ragioni.
Il dialogo in senso FORTE (deputato all’accertamento della verità → attraverso la confutazione
dialettica, stabilire quale fra 2 tesi contraddittoria sia vera e quale falsa) può assumere diverse
forme → dialogo:
REALE → abbiamo effettivamente 2 interlocutori, i quali sostengono tesi contraddittorie →
sono interessati a capire quale delle 2 tesi in discussione sia vera e quale sia falsa.
FITTIZIO → 2 tesi che si fronteggiano anche se manca l’altro da me. Berti dice che il dialogo
in senso fittizio è quella situazione in cui qualcuno dialoga con sé stesso. Se mi figuro la tesi
opposta a quella che penso essere vera. “Esiste la verità?” “La verità non esiste.”
Importante evidenziare la modalità tipica della riflessione filosofica. Logos → “Dialogo
dell’anima con sé stesso”. Cit. Platone. Evidenziare la priorità del dialogo rispetto al logos.
Nel fittizio mi figuro la contraddittoria della tesi da cui parto. Realizza la dimensione del
dialogo in senso forte.
Ciò che risulta originario è la RELAZIONE nel dialogo in senso forte. In senso fittizio si esplica nella
possibilità di mettere in relazione 2 tesi diverse. Nell’affermare l’esistenza della situazione
dialogica fittizia Berti ci dice che poiché il dialogo precede lo stesso pensiero → ciò che costituisce
questo tipo di sapere e quindi l’esperienza umana che in esso si consuma ha un carattere
relazionale. Oggi la relazione con l’altro da me è un’opzione. Modello antropologico moderno è
quello tipico dell’individualismo. Mentre nel contesto del sapere filosofico l’uomo è animale politico
per Aristotele. L’individuo non esiste. L’uomo può comprendere se stesso solo pensandosi in
relazione con l’altro da se → il dialogo per il filosofo non è una mera situazione di fatto o un
“atteggiamento eticamente raccomandabile perché segno di disponibilità all’ascolto e rispetto
reciproco”. MA il dialogo per il filosofo è condizione IMPRESCINDIBILE dell’argomentare
dialetticamente e quindi del pensare filosoficamente.
IL DIALOGO È UNA STRUTTURA TRASCENDENTALE DELL’ARGOMENTAZIONE/ESPERIENZA
FILOSOFICA. Dato il carattere non apodittico di quest’ultimo. Il dialogo non dipende da noi. Scarto
concettuale tra dialogo oggi e alle origini. Oggi il dialogo non è una mera situazione di fatto → a
certe condizioni posso eccettuarmi dal dialogo. Oggi il dialogo dipende da me. Ci sono contesti nei
quali il dialogo non c’è. La negazione dell’altro passa per qualcosa di cui io posso disporre.
Struttura trascendentale rispetto all’argomentazione filosofica.
STRUTTURA TRASCENDENTALE → 2 filosofi: Apel e Jurgen Abermass → filosofia dell’agire
comunicativo → la situazione comunicativa intersoggettiva (dialogo) appare intrascendibile cioè
indiscutibile. Trascendentale in questo contesto significa INNEGABILE. Il dialogo definito come Berti
è una struttura innegabile. Provando a negare il contrario scopro che non si può fare. Ci sono 2
LA
interlocutori → se devi negare il dialogo devi dialogare. Trovare verità tra 2 tesi. Forma di
comunicazione anche forme come gesto o fotografia. Comunichiamo in qualsiasi modo.
Ineliminabilità del dialogo.
La FILOSOFIA è INNEGABILE. Aristotele scrive un dialogo che si chiamava “Protrettico” o
“Esortazione alla filosofia”. Aristotele mostra che come accade per il dialogo anche la filosofia è
innegabile. Che tu voglia filosofare o no, in ogni caso si deve filosofare. La filosofia è la madre di
tutte le dimostrazioni. Ciascuno usa dimostrazioni cioè argomentazioni con le quali si nega la
filosofia, ma usandole si fa filosofia → la filosofia è quel tipo di sapere che usa argomentazione cioè
il dialogo → forma di conversazione. Conversazione nella quale si trova la verità → attraverso la
confutazione dialettica cioè il dialogo in senso forte che può essere reale o fittizio. La filosofia
nasce come un’impresa in comune → si filosofa sempre insieme perché si usa il dialogo cioè la
confutazione dialettica. Socrate andava e faceva domande dialogando. L’altro da me che
rappresenta una posizione diversa è necessario.
Nell’esperienza queste forme di dialogo possono assumere manifestazioni diverse → non basta la
presenza di + persone per avere un dialogo reale, se tutte sono sostengono la medesima opinione.
La natura del dialogo in senso fittizio o reale → le tesi devono essere 2. Non può esserci una sola
tesi anche se sostenuta da + persone. Dialogo anche forma di controversia. Ciò che interessa è
persuadEre che la tesi è falsa. Se si discute di fronte a un terzo che è il giudice → bisogna
convincere il terzo che io ho ragione e altra parte ha torto. La dialettica non basta + → si passa alla
retorica → (nel processo) per persuadere un terzo servono il PATHOS e l’ETHOS. Il dialogo è la
di opinioni tema
situazione in cui abbiamo DIFFERENZA e di tesi, ma abbiamo anche IDENTITÀ del
in discussione. Bisogna discutere dello stesso argomento da prospettive opposte. RELAZIONE fra i
soggetti che discutono e relazione fra i soggetti che discutono e oggetto in discussione. DIALOGO
ha forma TRIADICA. 2 soggetti rispetto a un oggetto. Dialogo esprime una struttura in cui
incontriamo identità differenza e relazione fra 2 di due. Se fosse differenza totalmente irrelata
sarebbe una mera conversazione. Dialogo è quando si converga verso l’accertamento della verità.
La dimostrazione tipica delle scienze apodittiche è di tipo monologico. Per il diritto è la stessa cosa
→ digesto 1.1.1 Ulpiano che richiama Celso → “ius est ars boni et aequi”.
Nel dialogo in senso autentico non richiede un discorso ma che il discorso possa influenzare il mio
logos. Perché anche il non loquente manifesta le strutture dialogiche fondamentali. La sua sola
presenza è in grado di cambiare il mio logos. Il logos non avviene solo attraverso l’uso delle parole,
ma anche l’uso di strumenti non verbali. Si parla di MULTIMODAL ARGUMENTATION e di VISUAL
ARGUMENTATION. Cioè di una argomentazione che viene svolta attraverso suoni rumori e
movenze: tutto ciò che non è riassumibile nel contesto argomentativo, oltre la sfera del linguaggio
verbale. Se è vero ed è vero che l’argomentazione si svolge in modi non eminentemente verbali
ma segnici.
STRUTTURA DEL DIALOGO → identità differenza e relazione tra le 2 → struttura di una situazione
trascendentale cioè innegabile perché questa struttura in cui si intrecciano inscindibilmente
identità, differenza e relazione tra le 2 replica la struttura di quello che i Greci chiamavano ARCHÈ
→ principio originario, principio di tutte le cose. TALETE fu il primo filosofo → lo dicono Platone e
Aristotele nella Metafisica → sono i filosofi naturalisti i primi che si sono applicati alla fisica →
indagando intorno alla fisica hanno ricercato nella natura il principio: “l’archè” → la filosofia si slega
da un orizzonte teologico o teocratico prettamente religioso → questo avviene grazie a Talete
perché ricerca non in un dio o negli dei l’origine di tutte le cose, ma lo ricerca nella natura. Per
Aristotele questo è ciò distingue la filosofia dalla poesia o dalla teologia. Cosa si intende quando in
questo contesto si parla di fisica e di natura?
PHYSIS → è un termine in latino è stato tradotto con natura, ma in greco significa originariamente
nascita principio di tutte le cose.
cioè origine, Vuol dire anche ciò che è sul punto di nascere, ciò
che continuamente nasce. Trattare del problema della physis significa trattare PROBLEMA
DELL’ORIGNE → principio di tutte le cose. Natura vuol dire ciò che è in procinto di nascere.
come
Interrogarsi su ciò per cui le cose sono. Talete di Mileto → diceva che il principio “archè” è
l’acqua. È una metafora. Talete per primo mette in luce il problema dell’archè (nessuno sa perché)
per un’esigenza molto concreta → quanto ci circonda è destinato a perire. Riguarda la totalità degli
enti. La riflessione filosofica spesso nasce al cospetto della morte. Il principio cioè l’archè è
innegabile . Niente ha significato. Natura → ciò che è in procinto di nascita. Manifestazione della
natura → è un fatto. Evolve. Logos → discorso, attività del discorrere. Non posso mai esperire tutte
le cose passate presenti né future ma ne posso parlare. C’è qualcosa che tiene insieme tutto e nel
tenere insieme è superiore alla somma delle singole parti. “Il principio è ciò che è in tutte le cose e
non si esaurisce né in alcuna di esse né nella loro somma.” Cit. Platone. Non possiamo dire tutte le
cose che furono sono e saranno perché quando lo facciamo lo stiamo arricchendo. Il nostro
pensiero ci porta al cospetto di un mistero originario che dobbiamo riconoscere. Colui che dovesse
negare la presenza superiore dell’essere per negarlo è costretto ad affermarlo. Le cose (che si
manifestano nell’essere) trovano la sua origine in una potenza misteriosa che è costantemente
produttiva di forme. Physis. Ciò che è costantemente sul punto di nascere. Una delle
caratteristiche dell’archè è che costantemente porta alla luce cose nuove. Talete di Mileto dice che
l’archè è come l’acqua. L’acqua non ha una forma sua propria. Allora l’acqua non è determinata
dalla forma del recipiente che la contiene, metaforicamente il principio non ha una forma. Perché
se la avesse sarebbe principio di una cosa e non di un’altra. Il principio è l’amorphon è senza forma
come l’acqua.
TRASCENDENTALI del pensiero per i medioevali → VERUM, BONUM, ESSE (principio) → non possono
essere negati.
Talete aveva in parte ragione in parte torto → una parte va mantenuta e l’altra va espulsa. Talete
aveva ragione nel parlare dell’archè perché è considerato da tutti il papà della filosofia. L’archè è
in tutte le cose. Aveva torto nel dire che è come l’acqua → il principio è l’amorphon, il senza forma:
perché ciò che immediatamente rende noi stessi conoscibili al mondo è la differenza delle forme →
contraddizione → ma se l’archè è ciò che è in tutte le cose e ci rende ciò che siamo ma allo stesso
è amorphon e nega l’essere → mondo delle differenze che ha le forme e l’archè che è senza forma
e senza differenza. PRINCIPIO è pura identità. Mondo delle forme e differenze. Principio dell’identità
(archè) e della differenza (mondo). DUALISMO. Non va bene perché abbiamo 2 principi, ma il
principio è uno. Il dualismo è inaccettabile. Problema del dualismo → tradotto come principio
dell’essere (identità) e non essere (differenza). Come si struttura il rapporto tra essere (IDENTITÀ) e
non essere (DIFFERENZA)? Soluzione offerta da Parmenide di Elea nel 515 a.C. → nel “poema sulla
natura” → giovane sapiente che attraversa su un carro trainato da 2 cavalle attraversa i confini del
mondo e arriva i confini dell’essere, c’è un enorme portale custodito dalla dea della giustizia,
Diche; il portale si spalanca sull’archè → la dea della giustizia tiene chiuso il portale, ma persuasa
da fanciulle accorda al giovane sapiente il privilegio di guardare oltre il portale. Il sapiente scorge
un abisso senza fondo l’amorphon ma da quell’abisso giunge una voce → “è necessario che le cose
siano”. L’essere è e non è possibile che non sia. Il non essere non è e non è possibile che sia. Il
pensare implica l’esistere. È possibile pensare il non essere? Se penso al non essere sto pensando
a qualcosa. ESSERE = PENSARE secondo Parmenide. Il non essere non è. Se il non essere non è,
l’essere può essere. Il NON ESSERE ASSOLUTO NON ESISTE. L’amorphon non esiste → è necessario
che le cose siano. Può esistere solo l’essere assoluto. Il problema del dualismo si risolve. Esiste
solo l’essere.
Anassagora e Zenone sentendo parlare Parmenide hanno dato un’interpretazione dualistica del
pensiero di Parmenide. Gli “Eleati” creano una filosofia di tipo dualistico. ESSERE e NON ESSERE. 2
principi.
PLATONE (428 a.C. – 348 a.C.) → padre della filosofia → primo che dà alla filosofia la
caratterizzazione → figura del filosofo rappresentata icasticamente da Socrate.
Per Sacco Roma dà il giurista. Rende Roma l’origine del diritto. Filosofo in Grecia e giurista in Roma
→ 1 giureconsulto.
Platone in un dialogo “Il sofista” offre la soluzione del problema → Talete amorphon → il mondo
degli enti della differenza è totalmente altro. Il principio è 1 non possono essere 2. L’amorphon non
è pensabile. Platone compie il parricidio cioè uccide suo padre: Parmenide. Il sofista è un dialogo
tra Teeteto e lo straniero che dice che noi abbiamo abbandonato Parmenide procedendo + avanti
→ il non essere non può essere. Commettendo il parricidio di Parmenide ma in realtà uccidendo gli
eleati. Affermano che il non essere esiste, MA in senso relativo. Che cos’è il non es
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Appunti prima parte lezioni filosofia del diritto 2015/2016
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Appunti Filosofia del diritto
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Lezioni prima parte: Appunti di Filosofia del linguaggio