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Metodologia della ricerca pedagogica

Appunti presi in classe (Prof. Emma Gasperi)

Anno 2016/2017

Problematizzare e riflettere sono due azioni molto importanti, in quanto così è possibile sollecitare

le persone a capire perché fare ricerca pedagogica. E’ giusto affrontare i rischi, o i pregi, dei vari

metodi di ricerca principalmente per due motivi :

 Capire i rischi e i pregi dei metodi esistenti ci aiuta a fare dei progetti educativi efficaci,

provando a scegliere il metodo che presuppone meno rischi.

 Per svolgere correttamente il nostro futuro lavoro è necessario aggiornarsi di continuo e in

questo, ovvero leggendo libri o consultando dei dati, incontreremo dei risultati di ricerca.

Avendo delle buone conoscenze riusciremmo a capire se le informazioni riportate saranno

valide o meno, e quindi se favoriscono un beneficio sul processo educativo.

È importante considerare un soggetto non solo riguardo un aspetto, ma tenendo conto della sua

globalità e cercare di migliorare e stimolare le sue capacità residue. È bene capire in un soggetto

problematico, non solo cosa ha questo di negativo, ma individuare le sue qualità rimaste, metterle

in luce e cercare di coltivarle.

Ma effettivamente esiste un solo metodo di ricerca? Esiste un sapere certo sul quale gli specialisti

si basano proponendo al cliente delle ricette da seguire? Per chiarificare queste domande è

importante chiarificare alcuni termini, che molto spesso vengono utilizzati nel linguaggio comune,

ma che spesso hanno un significato diverso da quello che noi conosciamo.

METODO = Deriva dal greco Odòs (strada) + meta (oltre) = strada che si percorre (nel ricercare).

Nel linguaggio comune il metodo è un modo di procedere, di programmare. In questo caso è

riferito alla ricerca, un modo di procedere fatto dalla ragione, quindi razionale. Se un metodo non

è razionale allora non siamo in ambito di ricerca scientifica.

METODOLOGIA = Deriva dal greco Odòs (strada) + meta (oltre) + logos (discorso) = discorso sul

metodo, ovvero guardare il metodo dal punto di vista teorico.

METODOLOGIA diversa da METODICA = La Metodologia si occupa di studiare il metodo riguardo i

fondamenti epistemologici, essa riguarda le vie della ragione (chiamate anche forme della

razionalità o procedimenti scientifici). La metodologia esiste in rapporto a ogni scienza, si interroga

sui criteri ai quali ci si deve attenere nell’applicazione di UN metodo di ricerca scientifica,

rispettando oggetto, punto di vista, obiettivo e linguaggio di quella particolare scienza, non esiste

una Metodologia che sia generale e applicabile a tutte le scienze. La Metodica, invece, ci dice

come comportarci in maniera appropriata a un metodo, vedere come applicarlo in maniera

corretta.

PIANO METODOLOGICO DIDATTICO = è l’arte dei metodi di insegnamento, ovvero come

insegnare e quindi come applicare un metodo didattico.

PIANO METODOLOGICO DELLA RICERCA = Non ci spiega solo i criteri che dobbiamo utilizzare in un

determinato metodo, ma ci fa capire se il metodo utilizzato è dentro la pedagogia, se è adeguato a

quel sapere e quindi consono all’educazione.

Baldacci e Orlando sostengono che non si può parlare di un unico metodo di ricerca scientifica.

Francesco Bacone (1561 – 1626) viene considerato il padre della scienza modernamente intesa. Il

metodo utilizzato da Bacone era il metodo induttivo, ovvero un processo logico contrario alla

deduzione che va dal Particolare arrivando al Generale, ovvero dai fatti risale ai principi, dagli

effetti alle cause. Bacone viene anche considerato il madre dell’Epistemologia, che è il discorso

sulla conoscenza scientifica, da non confondere con la Gnoseologia, cioè il discorso sulla

conoscenza, intesa come conoscenza umana in sé. L’epistemologia possiamo dire che si interroga

su oggetto, punto di vista, obiettivo, linguaggio, metodi, strumenti, tecniche della conoscenza

scientifica, non entra nello specifico di una scienza in particolare. Interrogarsi sullo stato

epistemologico di un sapere vuol dire chiedersi se quella scienza è AUTONOMA (ha cioè un suo

oggetto, un suo punto di vista etc…). La Gnoseologia (attenzione, in inglese tradotta con

“epistemology”) si occupa dell’analisi dei fondamenti, dei limiti e della validità della conoscenza

umana. Il metodo sperimentale nasce con Bacone nel ‘600, che diceva che la scienza moderna è

superiore rispetto quella degli antichi, in quanto si basa su un metodo, che secondo lui gli antichi

non avevano o ne avevano uno sbagliato. Ad appoggiare il pensiero di Bacone ci sono anche

Cartesio e Galileo Galilei. Secondo Bacone, Aristotele utilizzava un procedimento logico errato,

ossia il ragionamento Deduttivo (dal generale al particolare), il ragionamento considerato ottimale

era invece il “Metodo induttivo sperimentale”, secondo cui per sapere la causa di un determinato

fenomeno dovevamo intanto osservarlo, poi ordinare le nostre osservazioni su delle tavole, le

tavole Baconiane. Le tavole Baconiane erano tre :

 Tavola delle presenze = Sulla quale disponiamo tutti gli oggetti che presentano il

fenomeno, ad esempio il calore. (Sole, meteore, fulmini).

 Tavola dell’assenza in prossimità = Sulla quale disponiamo oggetti simili a quelli della prima

tavola, che pensiamo producano calore ma invece non è così. (Raggi di luna).

 Tavola dei gradi o della comparazione = Sulla quale disponiamo gli oggetti in modo

decrescente, in questo caso dal più caldo al meno caldo, segnando anche quando il calore

aumenta e quando diminuisce.

Dopo aver ordinato gli oggetti si creava un’IPOTESI, il secondo passo era la SPERIMENTAZIONE.

Bacone sosteneva che tra i vari esperimenti ce ne sarà sicuramente uno cruciale, che ci dirà

con certezza se la nostra ipotesi è vera o falsa.

Come spiega Diega Orlando Cian nel suo libro, il metodo sperimentale non è stato inventato

nel ‘900, bensì è stato introdotto in quegli anni in ambito pedagogico. Ricordiamo che

Francesco Bacone sosteneva che nella ricerca scientifica è congeniale utilizzare il metodo

sperimentale induttivo, ideato da lui nel ‘600. Agli inizi del ‘900 i neopositivisti iniziarono a

sostenere che è scientifico solo ciò che è riconducibile al procedimento deduttivo (es.

matematica) o al procedimento induttivo sperimentale (es. fisica). Orlando dice inoltre che non

è vero che esiste solamente UN metodo sperimentale, e riprende questo concetto da Scheffler

dicendo che : “il metodo sperimentale pretenderebbe di fornire un sapere oggettivo”. Questa

possiamo chiamarla “pretesa oggettiva della scienza”, cioè le descrizioni della realtà colte

attraverso un “io categorizzante” che legge la realtà avvalendosi di determinate categorie, cioè

di una concezione della realtà stessa. Che vuol dire? Nel momento in cui osserviamo la realtà

partiamo sempre da una teoria, da delle categorie che magari sono implicite e di cui non siamo

consapevoli. Noi viviamo in una realtà fatta da vari elementi, da persone, animali, paesaggi; ed

entrando in contatto con questi elementi, non ci limitiamo a registrarli in maniera asettica

(distaccata, fredda) ma li registriamo in maniera soggettiva e questo accade perché ci

rapportiamo col mondo grazie a un sistema chiamato sistema percettivo. Il sistema percettivo

è condizionato da vincoli neurologici, ma viene soprattutto influenzato da aspetti culturali.

Riportiamo un esempio abbastanza utile : degli studiosi che si sono recati in Africa per delle

ricerche hanno notato e scoperto che una popolazione del luogo non percepiva la terza

dimensione, questo vuol dire che hanno sempre osservato il mondo in modo bidimensionale e

su questo hanno ovviamente costruito la loro cultura. Questo ci fa capire che ci rapportiamo al

mondo in maniera soggettiva, e non in modo tutto uguale.

Altri studiosi hanno sottolineato l’importanza del metodo dialettico, ossia raggiungere il vero

attraverso la contrapposizione di argomenti antitetici. Il metodo sperimentale viene

considerato limitativo, perché consiste nell’isolare delle variabili e a partire dall’esame di

quest’ultime, sviluppare un’ipotesi. Il problema è che non è possibile separare una parte dal

suo tutto, secondo alcuni sociologi non è possibile prendere in considerazione solo un aspetto

della società, ma è giusto considerare la globalità per arrivare a dei risultati ottimali. Habermas

e Adorno pensano che la sociologia studia la società perché ha un obiettivo, ovvero introdurre

dei cambiamenti che portino al miglioramento e per questo non basta solo un sapere

descrittivo, ma bisogna avere chiare delle regole concrete per portare qualcosa di positivo.

Orlando dice inoltre che è scienza non solo il sapere esatto (matematica) o quello sperimentale

(fisica, chimica) ma che è scientifico tutto il sapere critico e giustificato, ottenuto grazie a un

procedere rigoroso, basato sulle riflessioni (in questo senso critico). Possiamo dedurre inoltre

che i metodi di ricerca scientifica sono tanti e li possiamo distinguere a livello concettuale, ma

a livello pratico, siccome i problemi nella società sono tanti, è bene usare più metodi e

intrecciarli tra di loro.

La ricerca

Il termine ricerca deriva dal latino e sta a significare “girare intorno”. Esistono tre modi diversi

di riferirsi alla ricerca, esposti da personalità rilevanti.

Orlando (personalista) Secondo Orlando la ricerca scientifica è un insieme di ipotesi o di

progetti, non formulati a caso ma riguardanti dei problemi e per chiarirli si scelgono dei metodi

o dei linguaggi rigorosi, fondati su dei criteri che ci consentono di pervenire a una certa

verifica, una convalida, una conferma o certezza.

Trinchero (sperimentalista) Secondo Trinchero la ricerca scientifica è un’indagine dotata di

rigore metodologico, volta a risolvere dei problemi che rispettino dei criteri di validità

intersoggettiva. 

Baldacci (problematicista) Secondo Baldacci la ricerca scientifica è una pratica dotata di

rigore, che può essere intesa in differenti modi : scrupolosità, severità, adeguatezza.

Notiamo che tutti e 3 gli studiosi concordano su un fatto, ovvero che la ricerca scientifica è una

pratica dotata di rigore.

La ricerca possiamo distinguerla in due tipi : Quantitativa e Qualitativa.

La ricerca Quantitativa è orientata alla spiegazione dei fenomeni, la spiegazione ha come

obiettivo quello di arrivare a dei principi generalizzabili utilizzando dei dati quantitativi per

cercare di confrontare diverse realtà sulla base di scale di grandezza. (ad esempio stabilire

l’andamento delle matricole di scienze dell’educazione paragonandolo a quelle dell’anno

precedente due realtà diverse).

La ricerca Qualitativa è orientata alla comprensione, si cerca la relazione tra più fattori e i dati

ottenuti vengono confrontati tra loro per cercare di comprendere meglio il fenomeno. Nella

ricerca qualitativa capita di partire da dei dati quantitativi, ma se successivamente utilizziamo

un metodo differente, ad esempio quello autobiografico, individuiamo degli elementi per

comprendere meglio il fenomeno e per arrivare ad una soluzione che serva a migliorare la

condizione di quelle persone.

La ricerca orientata alla spiegazione ha un approccio nomotetico, invece quella orientata alle

comprensione un approccio idiografico. L’approccio nomotetico si basa su procedure

quantitative, è caratterizzato dalla ricerca di leggi generali che sono in grado di spiegare certi

fenomeni, cioè delle uniformità empiriche (ciò che accomuna i fenomeni). Invece l’approccio

idiografico si basa su procedure qualitative ed è contraddistinto dall’intento di comprendere il

“singolo caso”, quindi non coglie le uniformità, ma la specificità dei singoli casi cogliendo il

significato da ciò che è specifico, unico e irripetibile (Baldacci).

Riassumiamo in uno schema i termini chiave e il loro significato :

 

Epistemologia discorso sulla conoscenza scientifica (in generale, qualcosa di più

ampio e meno specifico)

 

Metodologia discorso sul metodo (è più specifico, lo studio è legato a una

determinata scienza. Esempio : metodologia sociologica)

 

Metodica arte del metodo (si pone questioni di carattere pratico, ci espone le

procedure per applicare al meglio il metodo)

 

Metodo strada che la ragione percorre

 

Strumenti, tecniche questionario, intervista, osservazione partecipante (gli

strumenti (intervista ad esempio) possono essere applicati con diverse tecniche,

l’intervista può essere infatti strutturata, semi-strutturata, in profondità etc.

I TRE PIANI DELLA RICERCA SCIENTIFICA

Questi piani della ricerca scientifica sono stati esposti da Trinchero, essi sono dei piani rintracciabili

in tutte le scienze, noi li tratteremo in riferimento alla pedagogia.

1. PIANO TEORETICO ha a che fare con la teoria, dal greco Theoréo, formato da Theà

(spettacolo) e Horàn (osservare), cioè guardare uno spettacolo. Questo piano ci porta a

ragionare e riflettere sulla realtà. La ricerca quando si colloca sul piano teoretico usa il

metodo argomentativo o quello ermeneutico. Lo scopo della ricerca sul piano teoretico è

quello di analizzare e problematizzare i fondamenti dell’educazione.

2. PIANO STORICO E COMPARATIVO si studiano le concezioni, i modelli pedagogici che si

sono succeduti nel tempo o che sono presenti nello stesso tempo, ma in contesti diversi.

Possiamo fare una differenza tra il termine sincronico (nello stesso tempo) e il termine

diacronico (attraverso il tempo). Sul piano sincronico si vanno a paragonare contesti diversi

(ad esempio l’educazione in Italia e in Giappone) mentre sul piano diacronico si

considerano elementi dello stesso contesto, ma in tempi diversi (come si faceva

educazione in Italia nel ‘700 e come si fa adesso). Trinchero sostiene che la ricerca

scientifica se si muove sul piano comparativo considera metodi, strategie e punti di vista

sia del piano diacronico che sincronico. 

3. PIANO DESCRITTIVO E SPERIMENTALE può essere orientato alla spiegazione dei

fenomeni o alla loro comprensione.

Diega Orlando sostiene che questa distinzione dei piani ideata da Trinchero in pedagogia è

impossibile. Per la Orlando l’ambito della metodologia della ricerca pedagogica non è solo la

pedagogia (scienza teorico-pratica) ma bensì un binomio : sia la pedagogia che l’educazione e la

formazione. Ella sostiene che il pedagogista utilizza metodi scientifici con fini diversi da quelli

dell’educatore. Esempio : se un pedagogista fa una ricerca d’archivio su Rousseau e trova un

documento che ribalta la pedagogia di Rousseau, per lui può essere una grande scoperta, ma può

non esserlo per l’educatore. Per lei c’è sempre stata distinzione tra pedagogia ed educazione, ma

ci sono stati anche dei legami. Freire, ad esempio, era sia un pedagogista che un educatore. Tutto

questo per dimostrare che in pedagogia una netta distinzione tra teoria e pratica è impossibile. La

pratica, a sua volta, è capace di procurare nuova teoria. Possiamo definire questo come una

 

relazione circolare : PEDAGOGIA (teoria) EDUCAZIONE E FORMAZIONE (pratica)

Esiste quindi un rapporto tra formazione ed educazione? La Orlando dice che nell’antica Grecia

educazione e formazione erano indistinguibili e rientravano nella PAIDEIA. Nella Paideia

l’educazione si realizza attraverso un processo formativo (dare forma) prendendo ad esempio i

modelli che offre la cultura. C’era una sorta di MIMESI (imitazione), questo vuol dire che ognuno

imitava il modello, non diventando identici, ma dandosi una propria forma.

Nel 1970 la pedagogia è andata via via indebolendosi e la formazione è diventata l’oggetto

dell’Andragogia. La pedagogia si riferisce al “condurre il fanciullo”, mentre l’andragogia si riferisce

al “condurre l’adulto”. La Orlando dice che si potrebbero trovare delle distinzioni tra Andragogia e

Formazione : 

- L’età studiata la pedagogia e l’educazione si riferiscono all’infanzia e l’adolescenza

mentre l’andragogia all’età adulta.

- L’ambito l’educazione e la pedagogia studiano il soggetto in tutti i suoi aspetti, mentre

l’Andragogia riguarda la formazione professionale dell’adulto.

Sempre secondo la Orlando la metodologia della ricerca pedagogica non può scindere

l’educazione, la formazione e la pedagogia e aggiunge anche che i fenomeni educativi sono

complessi e richiedono un approccio sistemico, ovvero richiedono che quando si affronta un

problema bisogna considerare che non si può usare solo un metodo, ma è meglio avere più

prospettive e usare più metodi.

LE 5 QUESTIONI CON CUI SI CONFRONTA LA RICERCA SCIENTIFICA E I PARERI DEI DIVERSI

PARADIGMI

Quando si pensa di iniziare una ricerca scientifica ci si deve confrontare con 5 questioni

principali. Il ricercatore può affrontare queste questioni in diverse modalità, questo dipende

dal paradigma di riferimento. Ma cos’è un paradigma? La parola paradigma deriva dal greco,

Parà (accanto) e Deigma (mostrare), esso è praticamente un modello, un esempio. Una

pedagogista di nome Luigina Mortari sostiene che un paradigma è un insieme di affermazioni

fatte proprie dal ricercatore che va a indagare la realtà. Il paradigma è formato da delle

PREMESSE che hanno la funzione di guidare il ricercatore. Queste premesse sono 5 e sono :

 

Ontologiche definiscono il modo che ha il ricercatore di concepire la realtà, l’essere.

 

Gnoseologiche definiscono il modo che ha il ricercatore

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher bianca-giacalone di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodologia della ricerca pedagogica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Consorzio Università Rovigo - Uniro o del prof Gasperi Emma.
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