Metodologia della ricerca pedagogica
Problematizzare e riflettere nella ricerca pedagogica
Problemare e riflettere sono due azioni molto importanti, in quanto così è possibile sollecitare le persone a capire perché fare ricerca pedagogica. È giusto affrontare i rischi o i pregi dei vari metodi di ricerca principalmente per due motivi:
- Capire i rischi e i pregi dei metodi esistenti ci aiuta a fare dei progetti educativi efficaci, provando a scegliere il metodo che presuppone meno rischi.
- Per svolgere correttamente il nostro futuro lavoro è necessario aggiornarsi di continuo e in questo, ovvero leggendo libri o consultando dei dati, incontreremo dei risultati di ricerca.
Avere delle buone conoscenze ci permette di capire se le informazioni riportate saranno valide o meno, e quindi se favoriscono un beneficio sul processo educativo.
Considerazione del soggetto nella ricerca
È importante considerare un soggetto non solo riguardo un aspetto, ma tenendo conto della sua globalità e cercare di migliorare e stimolare le sue capacità residue. È bene capire in un soggetto problematico, non solo cosa ha di negativo, ma individuare le sue qualità rimaste, metterle in luce e cercare di coltivarle.
Esistenza di un unico metodo di ricerca
Ma effettivamente esiste un solo metodo di ricerca? Esiste un sapere certo sul quale gli specialisti si basano proponendo al cliente delle ricette da seguire? Per chiarificare queste domande è importante chiarificare alcuni termini, che molto spesso vengono utilizzati nel linguaggio comune, ma che spesso hanno un significato diverso da quello che noi conosciamo.
Definizione di metodo e metodologia
Metodo = Deriva dal greco Odòs (strada) + meta (oltre) = strada che si percorre (nel ricercare). Nel linguaggio comune il metodo è un modo di procedere, di programmare. In questo caso è riferito alla ricerca, un modo di procedere fatto dalla ragione, quindi razionale. Se un metodo non è razionale, allora non siamo in ambito di ricerca scientifica.
Metodologia = Deriva dal greco Odòs (strada) + meta (oltre) + logos (discorso) = discorso sul metodo, ovvero guardare il metodo dal punto di vista teorico.
La metodologia si occupa di studiare il metodo riguardo i fondamenti epistemologici. Essa riguarda le vie della ragione (chiamate anche forme della razionalità o procedimenti scientifici). La metodologia esiste in rapporto a ogni scienza; si interroga sui criteri ai quali ci si deve attenere nell’applicazione di un metodo di ricerca scientifica, rispettando oggetto, punto di vista, obiettivo e linguaggio di quella particolare scienza. Non esiste una metodologia che sia generale e applicabile a tutte le scienze. La metodica, invece, ci dice come comportarci in maniera appropriata a un metodo, vedere come applicarlo in maniera corretta.
Piano metodologico didattico e della ricerca
Piano metodologico didattico = è l’arte dei metodi di insegnamento, ovvero come insegnare e quindi come applicare un metodo didattico.
Piano metodologico della ricerca = Non ci spiega solo i criteri che dobbiamo utilizzare in un determinato metodo, ma ci fa capire se il metodo utilizzato è dentro la pedagogia, se è adeguato a quel sapere e quindi consono all'educazione.
Baldacci e Orlando sostengono che non si può parlare di un unico metodo di ricerca scientifica. Francesco Bacone (1561 – 1626) viene considerato il padre della scienza modernamente intesa. Il metodo utilizzato da Bacone era il metodo induttivo, ovvero un processo logico contrario alla deduzione che va dal particolare arrivando al generale, ovvero dai fatti risale ai principi, dagli effetti alle cause.
Bacone viene anche considerato il padre dell’epistemologia, che è il discorso sulla conoscenza scientifica, da non confondere con la gnoseologia, cioè il discorso sulla conoscenza, intesa come conoscenza umana in sé. L’epistemologia interroga su oggetto, punto di vista, obiettivo, linguaggio, metodi, strumenti, tecniche della conoscenza scientifica, non entra nello specifico di una scienza in particolare.
Metodo sperimentale e induttivo
Il metodo sperimentale nasce con Bacone nel ‘600, il quale sosteneva che la scienza moderna è superiore rispetto a quella degli antichi, in quanto si basa su un metodo che secondo lui gli antichi non avevano o ne avevano uno sbagliato. A sostegno del pensiero di Bacone ci sono anche Cartesio e Galileo Galilei. Secondo Bacone, Aristotele utilizzava un procedimento logico errato, ossia il ragionamento deduttivo (dal generale al particolare). Il ragionamento considerato ottimale era invece il metodo induttivo sperimentale, secondo cui per sapere la causa di un determinato fenomeno dovevamo intanto osservarlo, poi ordinare le nostre osservazioni su delle tavole, le tavole Baconiane.
- Tavola delle presenze = sulla quale disponiamo tutti gli oggetti che presentano il fenomeno, ad esempio il calore. (Sole, meteore, fulmini).
- Tavola dell’assenza in prossimità = sulla quale disponiamo oggetti simili a quelli della prima tavola, che pensiamo producano calore ma invece non è così. (Raggi di luna).
- Tavola dei gradi o della comparazione = sulla quale disponiamo gli oggetti in modo decrescente, in questo caso dal più caldo al meno caldo, segnando anche quando il calore aumenta e quando diminuisce.
Dopo aver ordinato gli oggetti si creava un’ipotesi, il secondo passo era la sperimentazione. Bacone sosteneva che tra i vari esperimenti ce ne sarà sicuramente uno cruciale, che ci dirà con certezza se la nostra ipotesi è vera o falsa.
Introduzione del metodo sperimentale nella pedagogia
Come spiega Diega Orlando Cian nel suo libro, il metodo sperimentale non è stato inventato nel ‘900, bensì è stato introdotto in quegli anni in ambito pedagogico. Ricordiamo che Francesco Bacone sosteneva che nella ricerca scientifica è congeniale utilizzare il metodo sperimentale induttivo, ideato da lui nel ‘600. Agli inizi del ‘900 i neopositivisti iniziarono a sostenere che è scientifico solo ciò che è riconducibile al procedimento deduttivo (es. matematica) o al procedimento induttivo sperimentale (es. fisica).
Orlando dice inoltre che non è vero che esiste solamente un metodo sperimentale, e riprende questo concetto da Scheffler dicendo che: "il metodo sperimentale pretenderebbe di fornire un sapere oggettivo". Questa possiamo chiamarla "pretesa oggettiva della scienza", cioè le descrizioni della realtà colte attraverso un "io categorizzante" che legge la realtà avvalendosi di determinate categorie, cioè di una concezione della realtà stessa.
Percezione soggettiva della realtà
Che vuol dire? Nel momento in cui osserviamo la realtà partiamo sempre da una teoria, da delle categorie che magari sono implicite e di cui non siamo consapevoli. Noi viviamo in una realtà fatta da vari elementi, da persone, animali, paesaggi, e entrando in contatto con questi elementi, non ci limitiamo a registrarli in maniera asettica (distaccata, fredda) ma li registriamo in maniera soggettiva e questo accade perché ci rapportiamo col mondo grazie a un sistema chiamato sistema percettivo. Il sistema percettivo è condizionato da vincoli neurologici, ma viene soprattutto influenzato da aspetti culturali.
Riportiamo un esempio abbastanza utile: degli studiosi che si sono recati in Africa per delle ricerche hanno notato e scoperto che una popolazione del luogo non percepiva la terza dimensione, questo vuol dire che hanno sempre osservato il mondo in modo bidimensionale e su questo hanno ovviamente costruito la loro cultura. Questo ci fa capire che ci rapportiamo al mondo in maniera soggettiva, e non in modo tutto uguale.
Importanza del metodo dialettico
Altri studiosi hanno sottolineato l’importanza del metodo dialettico, ossia raggiungere il vero attraverso la contrapposizione di argomenti antitetici. Il metodo sperimentale viene considerato limitativo, perché consiste nell’isolare delle variabili e a partire dall’esame di quest’ultime, sviluppare un’ipotesi. Il problema è che non è possibile separare una parte dal suo tutto; secondo alcuni sociologi, non è possibile prendere in considerazione solo un aspetto della società, ma è giusto considerare la globalità per arrivare a dei risultati ottimali.
Habermas e Adorno pensano che la sociologia studia la società perché ha un obiettivo, ovvero introdurre dei cambiamenti che portino al miglioramento e per questo non basta solo un sapere descrittivo, ma bisogna avere chiare delle regole concrete per portare qualcosa di positivo. Orlando dice inoltre che è scienza non solo il sapere esatto (matematica) o quello sperimentale (fisica, chimica), ma che è scientifico tutto il sapere critico e giustificato, ottenuto grazie a un procedere rigoroso, basato sulle riflessioni (in questo senso critico).
Possiamo dedurre inoltre che i metodi di ricerca scientifica sono tanti e li possiamo distinguere a livello concettuale, ma a livello pratico, siccome i problemi nella società sono tanti, è bene usare più metodi e intrecciarli tra di loro.
Il termine "ricerca"
Il termine ricerca deriva dal latino e sta a significare “girare intorno”. Esistono tre modi diversi di riferirsi alla ricerca, esposti da personalità rilevanti.
- Orlando (personalista): Secondo Orlando la ricerca scientifica è un insieme di ipotesi o di progetti, non formulati a caso ma riguardanti dei problemi e per chiarirli si scelgono dei metodi o dei linguaggi rigorosi, fondati su dei criteri che ci consentono di pervenire a una certa verifica, una convalida, una conferma o certezza.
- Trinchero (sperimentalista): Secondo Trinchero la ricerca scientifica è un’indagine dotata di rigore metodologico, volta a risolvere dei problemi che rispettino dei criteri di validità intersoggettiva.
- Baldacci (problematicista): Secondo Baldacci la ricerca scientifica è una pratica dotata di rigore, che può essere intesa in differenti modi: scrupolosità, severità, adeguatezza.
Notiamo che tutti e tre gli studiosi concordano su un fatto, ovvero che la ricerca scientifica è una pratica dotata di rigore.
Tipi di ricerca: quantitativa e qualitativa
La ricerca possiamo distinguerla in due tipi: quantitativa e qualitativa.
La ricerca quantitativa è orientata alla spiegazione dei fenomeni. La spiegazione ha come obiettivo quello di arrivare a dei principi generalizzabili utilizzando dei dati quantitativi per cercare di confrontare diverse realtà sulla base di scale di grandezza. (Ad esempio stabilire l’andamento delle matricole di scienze dell’educazione paragonandolo a quelle dell’anno precedente, due realtà diverse).
La ricerca qualitativa è orientata alla comprensione; si cerca la relazione tra più fattori e i dati ottenuti vengono confrontati tra loro per cercare di comprendere meglio il fenomeno. Nella ricerca qualitativa capita di partire da dei dati quantitativi, ma se successivamente utilizziamo un metodo differente, ad esempio quello autobiografico, individuiamo degli elementi per comprendere meglio il fenomeno e per arrivare a una soluzione che serva a migliorare la condizione di quelle persone.
La ricerca orientata alla spiegazione ha un approccio nomotetico, mentre quella orientata alla comprensione un approccio idiografico. L’approccio nomotetico si basa su procedure quantitative ed è caratterizzato dalla ricerca di leggi generali che sono in grado di spiegare certi fenomeni, cioè delle uniformità empiriche (ciò che accomuna i fenomeni). Invece l’approccio idiografico si basa su procedure qualitative ed è contraddistinto dall’intento di comprendere il “singolo caso”, quindi non coglie le uniformità, ma la specificità dei singoli casi cogliendo il significato da ciò che è specifico, unico e irripetibile (Baldacci).
Termini chiave e loro significato
- Epistemologia: Discorso sulla conoscenza scientifica (in generale, qualcosa di più ampio e meno specifico).
- Metodologia: Discorso sul metodo (è più specifico, lo studio è legato a una determinata scienza. Esempio: metodologia sociologica).
- Metodica: Arte del metodo (si pone questioni di carattere pratico, ci espone le procedure per applicare al meglio il metodo).
- Metodo: Strada che la ragione percorre.
- Strumenti, tecniche: Questionario, intervista, osservazione partecipante (gli strumenti, come l'intervista, possono essere applicati con diverse tecniche, l’intervista può infatti essere strutturata, semi-strutturata, in profondità etc.).
I tre piani della ricerca scientifica
Questi piani della ricerca scientifica sono stati esposti da Trinchero; essi sono dei piani rintracciabili in tutte le scienze, noi li tratteremo in riferimento alla pedagogia.
- Piano teorico: Ha a che fare con la teoria, dal greco Theoréo, formato da Theà (spettacolo) e Horàn (osservare), cioè guardare uno spettacolo. Questo piano ci porta a ragionare e riflettere sulla realtà. La ricerca quando si colloca sul piano teoretico usa il metodo argomentativo o quello ermeneutico. Lo scopo della ricerca sul piano teoretico è quello di analizzare e problematizzare i fondamenti dell’educazione.
- Piano storico e comparativo: Si studiano le concezioni, i modelli pedagogici che si sono succeduti nel tempo o che sono presenti nello stesso tempo, ma in contesti diversi. Possiamo fare una differenza tra il termine sincronico (nello stesso tempo) e il termine diacronico (attraverso il tempo). Sul piano sincronico si vanno a paragonare contesti diversi (ad esempio l’educazione in Italia e in Giappone) mentre sul piano diacronico si considerano elementi dello stesso contesto, ma in tempi diversi (come si faceva educazione in Italia nel ‘700 e come si fa adesso). Trinchero sostiene che la ricerca scientifica se si muove sul piano comparativo considera metodi, strategie e punti di vista sia del piano diacronico che sincronico.
- Piano descrittivo e sperimentale: Può essere orientato alla spiegazione dei fenomeni o alla loro comprensione.
Diega Orlando sostiene che questa distinzione dei piani ideata da Trinchero in pedagogia è impossibile. Per la Orlando l’ambito della metodologia della ricerca pedagogica non è solo la pedagogia (scienza teorico-pratica) ma bensì un binomio: sia la pedagogia che l’educazione e la formazione. Ella sostiene che il pedagogista utilizza metodi scientifici con fini diversi da quelli dell’educatore. Esempio: se un pedagogista fa una ricerca d’archivio su Rousseau e trova un documento che ribalta la pedagogia di Rousseau, per lui può essere una grande scoperta, ma può non esserlo per l’educatore. Per lei c’è sempre stata distinzione tra pedagogia ed educazione, ma ci sono stati anche dei legami. Freire, ad esempio, era sia un pedagogista che un educatore. Tutto questo per dimostrare che in pedagogia una netta distinzione tra teoria e pratica è impossibile. La pratica, a sua volta, è capace di procurare nuova teoria. Possiamo definire questo come una relazione circolare: PEDAGOGIA (teoria) EDUCAZIONE E FORMAZIONE (pratica).
Rapporto tra formazione ed educazione
Esiste quindi un rapporto tra formazione ed educazione? La Orlando dice che nell’antica Grecia educazione e formazione erano indistinguibili e rientravano nella Paideia. Nella Paideia l’educazione si realizza attraverso un processo formativo (dare forma) prendendo ad esempio i modelli che offre la cultura. C’era una sorta di mimesi (imitazione), questo vuol dire che ognuno imitava il modello, non diventando identici, ma dandosi una propria forma.
Nel 1970 la pedagogia è andata via via indebolendosi e la formazione è diventata l’oggetto dell’andragogia. La pedagogia si riferisce al “condurre il fanciullo”, mentre l’andragogia si riferisce al “condurre l’adulto”. La Orlando dice che si potrebbero trovare delle distinzioni tra Andragogia e Formazione:
- Età studiata: La pedagogia e l’educazione si riferiscono all’infanzia e all’adolescenza mentre l’andragogia all’età adulta.
- Ambito: L’educazione e la pedagogia studiano il soggetto in tutti i suoi aspetti, mentre l’Andragogia riguarda la formazione professionale dell’adulto.
Sempre secondo la Orlando la metodologia della ricerca pedagogica non può scindere l’educazione, la formazione e la pedagogia e aggiunge anche che i fenomeni educativi sono complessi e richiedono un approccio sistemico, ovvero richiedono che quando si affronta un problema bisogna considerare che non si può usare solo un metodo, ma è meglio avere più prospettive e usare più metodi.
Le 5 questioni con cui si confronta la ricerca scientifica
Quando si pensa di iniziare una ricerca scientifica ci si deve confrontare con 5 questioni principali. Il ricercatore può affrontare queste questioni in diverse modalità, questo dipende dal paradigma di riferimento. Ma cos’è un paradigma? La parola paradigma deriva dal greco, Parà (accanto) e Deigma (mostrare), esso è praticamente un modello, un esempio. Una pedagogista di nome Luigina Mortari sostiene che un paradigma è un insieme di affermazioni fatte proprie dal ricercatore che va a indagare la realtà. Il paradigma è formato da delle PREMESSE che hanno la funzione di guidare il ricercatore. Queste premesse sono 5 e sono:
- Ontologiche: Definiscono il modo che ha il ricercatore di concepire la realtà, l’essere.
- Gnoseologiche: Definiscono il modo che ha il ricercatore...
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