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mercato. Cosa significa avere lo status di economia di mercato? La

definizione serve a applicare a quel paese tutta una serie di norme commerciali

specifiche, un pacchetto di norme che si applicano a un paese, se questo non è

economia di mercato, gli si applicano altre norme commerciali. Cosa vuol dire?

Tra Usa e Giappone esistono rapporti commerciali perché questi rapporti

avvengono per la gran parte tra attori privati, sono le imprese australiane che

commerciano con quelle statunitensi, le imprese austriache vano su quello

americano per fare affari e viceversa, un conto è se ci sono cittadini che vengono

da te per fare affari, un conto è che si siano imprese pubbliche. Esse seguiranno

quindi linee di politica economica del proprio governo, se riconosco una

dimensione politica posso aspettarmi che sua proposta ha obiettivi politici

(ovviamente di natura politica economica). In questo caso i paesi che hanno un

mercato aperto tendono a porre dei paletti, puoi operare nel mio mercato ma

solo entro certi limiti. La Cina utilizza questo tipo di restrizioni ovunque.

Le imprese russe possono agire senza quella serie di limitazioni che si impongo a quelle

aziende legate al governo, quindi fanno gli interessi legati al governo. E’ legittimo che

governo abbia impresa pubblica, punto è che questo tipo di imprese non possono

comportarsi come imprese private perché hanno strutture e obiettivi che le differenzia da

imprese private. Comune diventa fatto politico se un'azienda si lega al governo, e quindi va

a far parte di un negoziato che è un negoziato politico. In genere questo è un passo

essenziale per fare in modo che i due paesi entrino nel WTO, più grande associazione

commerciale dopo organizzazione delle nazioni unite. WTO è club dove quasi tutti i paesi

del mondo si sono uniti per stabilire le regole di buon rapporto commerciale, si occupa di

commercio di beni. Questo ‘club’ stabilisce quindi le regole di buona condotta, gli standard

per i commerci con gli altri. Tra questi standard c’è anche la definizione dei principi su cui si

regolano le tariffe commerciali. Se uno vuole vendere mele che produce nel suo paese di

regola quando vai alla frontiera paghi un tot, quanto paghi? 5%? Su cosa stabilisce tassa,

sulla quantità, sui margini di costo? Ogni paese sceglie la sua strategia, ma queste scelte

sono scelte politiche può trovare risposte politiche. WTO serve a questo, dà i principi per

quando si devono stabilire queste tariffe. Si stabilisce uno standard, se vai sopra toglie le

tariffe (accordi tra paesi che si vogliono particolarmente bene), viceversa se due paesi non

sono in rapporti positivi possono modificare quello standard in maniera peggiorativa, tariffa

che indica certa ostilità. Questo standard può stabilire anche quando un atto diventa politico,

quando tutti stabiliscono tassa sull’importazione di mele è 1%, si stabilisce che 1% è norma,

è lo standard, ostilità vuol dire portare tariffa sopra 1%. Si trasformano atti tecnici in

significati politici. Se non ho questo riferimento non riesco a decifrare se paese mi segnala

amicizia, inimicizia, risentimento, eccetera. Il WTO ha grande valore diplomatico. Su

quella base si capisce la base dei diversi rapporti.

Nel 2002 Eu garantendo lo status di economia di mercato e promuovendo l’entrata della

Russia nel WTO nel 2012 ha fatto sì che si allargasse la sfera di queste convenzioni

politiche economiche al mercato della Russia (gli Usa avevano fatto lo stesso nei confronti

della Cina).

Quella crisi politica economica Russia → passaggio delicato con guerra

interna, presidente che guida transizione molto malato, la situazione economica

interna molto grave, c’è una svolta politica e il nuovo governo pone una

battuta di arresto sul processo di maggiore integrazione giuridica per

quanto riguarda il commercio di energia, progettando di ratificare l’ energy

treaty perché intendeva basare sua strategia su razionalizzazione del settore

dell’energia, quindi non può accettare trattato secondo cui principio

fondamentale è libero mercato sul settore energia. Nuovo mercato russo dice

che per il bene del paese si deve portare il settore energetico sotto il

controllo pubblico. Si ricostruiscono 2 imprese pubbliche che riprendono le

redini del settore, questo impedisce di applicare il libero mercato.

Quel modello di liberalizzazione portato avanti da EU viene apertamente ritenuto

da nuovo governo come non favorevole.

Accanto a questi alti e bassi politici, dal punto di vista commerciale dal ‘92 si

assiste a un vero e proprio boom, Eu è il primo mercato di esportazione russo,

più della metà del commercio russo si svolge con EU. Quasi 75 degli investimenti

esteri in Russia provengono dai paesi dell’Unione europea. Più di ⅔ delle

esportazioni russe (la Russia è il paese in attivo commerciale, vende molto di

più di quello che importa) sono nel settore energetico. Quasi 70% produzione

russa nella produzione del gas ha un mercato solo. Con questo forte

interdipendenza Russia ne beneficia e EU trova un fornitore valido dal punto di

vista economico perché riesce a trovare dei prezzi e delle tariffe migliori di quelle

che ha da altri attori che svolgono lo stesso servizio. Se da un lato abbiamo una

forte concentrazione delle esportazioni russe in Europa, dall’altro lato abbiamo

una forte dipendenza del mercato unico europeo da mercati esterni (nessuno dei

paesi del mercato unico europeo ha fonti interne di energia Il 90% (anche oggi

più o meno) dell'intero ammontare di consumo energetico del mercato unico

europeo dipende da fornitori esterni del mercato unico europeo). Per Il mercato

del gas, in quest’epoca le importazioni europee venivano da pochi attori, Russia,

Algeria, Libia, ma la Russia era di gran lunga il primo (40% importazioni gas).

Una situazione simile si aveva anche nel petrolio (anche se diverso in termini

economici e politici), anche se non interdipendenza, c’è comunque forte

integrazione.

Quindi abbiamo di fronte due attori fortemente dipendenti, attori europei

dipendono da Russia ma più seria è comunque la dipendenza della Russia

all'Europa, perché la Russia è sì il primo fornitore, ma comunque ce ne sono altri.

Se Russia perdesse i suoi clienti europei, l’impatto sarebbe stato molto più

rilevante. Questa è una caratteristica strutturale di tutti i grandi esportatori →

fortemente dipendenti dall’esterno, perché non hanno un’economia interna non

abbastanza differenziata da altre fonti di crescita, un po’ perché la clientela era

poco diversificata.

C’era un problema sia per Russia e EU diversificare il mercato, ed

entrambe dopo gli eventi del 2006 lo faranno, la Russia rivolgendosi all’Asia (le

sue esportazioni sono oggi molto meglio ripartite), stesso EU che ha moltiplicato i

suoi prodotti.

Tornando al pre 2006 abbiamo quindi una situazione di potenziale criticità perché

abbiamo una situazione di forte interdipendenza, uno strumento che può sia

favorire guadagni e vantaggi ma anche essere gestito per ottenere obiettivi

politici, obiettivi esterni allo scambio commerciale vero e proprio. Quando si è

interdipendenti il rischio della sua interruzione impone alti costi, quindi

l’interruzione può essere usata come risorsa politica.

In questa relazione delicata il petrolio si trasporta con la nave ma volendo anche con

oleodotto. Il gas non si può trasportare con la nave, in quanto bisognerebbe farlo

raffreddare, rendendolo liquido… il modo economico di usare il gas è con i gasdotti.

Quindi se il tuo venditore ha un bel confine che ti unisce a lui bene, se invece non hai un

confine in comune e hai qualcuno in mezzo il rapporto non è più tra due ma a tre, una

situazione già complessa come quella di interdipendenza viene complicata dalla necessità e

obiettivi di una terza parte. Questa terza parte quale è? Le vecchie infrastrutture dell'Urss

arrivano in Europa dall'Ucraina, dalle zone di produzione che sono a est, arrivando in centro

Europa (Austria). Questa significa che il gas arriva già in forma consumabile attraverso i tubi

e questi attraversano un paese terzo che non fa parte di quel mercato unico di cui stiamo

parlando. Di chi sono i tubi quando passano in Ucraina? Non sono né del produttore né del

consumatore. Sono di un terzo attore, l’impresa nazionale ucraina in questo caso, che

detiene una concessione a gestire questi gasdotti. Non è quindi come andare al mercato e

comprare mela sul banco di quello l’ha prodotta ma come andare all'Esselunga.

La situazione è poi ulteriormente complicata perché a questo terzo attore si aggiungono una

serie di complicazioni e fattori. L’Ucraina ha interesse a partecipare per esigenze

economiche e trarre vantaggio da questo tipo di rapporti. In primo luogo, perché se questo

bene può essere trasportato solo fisicamente lo devi per forza chiedere a me. Quando si fa

passare gas si paga l’azienda di trasporto per portare il bene, sia l’uno che l'altro capo sono

particolarmente sensibili a stabilire che rapporto avvenga con una certa stabilità, sicurezza,

qualsiasi minimo disturbo crea problemi anche a economia, perché perdi energia per far

funzionare le industrie… bene con valore strategico grandissimo.

Anche l’Ucraina ad un certo punto, uno dei paesi nati dopo caduta Urss, è un paese

importatore di energia. Come la gran parte dei paesi europei ha pochissime fonti interne di

produzione dell'energia di cui ha bisogno, quindi è paese strutturalmente importatore

dell’energia come al maggior parte dei paesi del continente europeo.

La situazione però cambia a seconda dei diversi stati, molti stati riescono a comprare ciò

che importano grazie alle esportazioni. Se non ho beni nazionali da vendere come posso

acquistarli? Ci sono pochi modi, mettere mano al risparmio e quindi usare la ricchezza

accumulata e trasformarla in valuta che può andare bene al produttore (il produttore è

solitamente quello che dice, io produco palme da cocco le vendo in Etiopia, decido io come

mi faccio pagare, sono io che decido cosa voglio in cambio). Se io compro il petrolio

dall’Arabia Saudita essa vuole in cambio dollari, se uno compra gas dalla Russia come si

firmano i contratti? In dollari ma non solo. Se io sono Australia e non ho né dollari Usa né

euro, devo procurami prima la cosa che vuole lui, devo esportare qualcosa negli Usa, farmi

pagare in dollari e usare quei dollari per comprare il petrolio.

Se un paese importa più di quanto esporta, si forma un debito, produce a casa di meno di

quello che gli servirebbe per pagare quello che compra, l'Ucraina si trova sistemicamente in

questa situazione, non riesce a pagare con beni nazionali i beni esteri e quindi le

importazioni. Ovviamente a nessuno fa piacere perdere clienti, quindi si fanno concessioni,

si modificano clausole del contratto. Un paese che ha bisogno dei tuoi beni nazionali infatti

non è solo un cliente che è bene non perdere ma anche uno che si trova in una situazione di

debolezza nei tuoi confronti, puoi tenerlo in vita come debitore rinnovargli debito purché

continui a comprare quelle cose da te. In molti casi si dà prestito alla persona con cui si ha

un credito, gli si dà un altro prestito con cui continua a pagare un bene che non era riuscito a

pagare prima. I paesi che non hanno possibilità diventano paesi in debito estero strutturali.

Quando un paese è in debito costruisce un rapporto di dipendenza rinnovato con degli

interessi, se non si riesce arriva ufficiale giudiziario e prende la macchina, casa, quindi in

qualche modo si ricava attraverso il credito. Si creano grosse situazioni debitorie. L’Ucraina

ha avuto una grossa situazione debito nei confronti della Russia. Nel 2004 Ucraina aveva

svariati miliardi di euro di debito nei confronti della Russia, inoltre Ucraina aveva anche

entrata importante della tariffa per il passaggio in Europa. Nel 2004 la ditta russa Gazprom

chiedeva di rientrare nel debito e non trovava pagamenti e come mezzo di convincimento di

tanto in tanto diminuiva le forniture, tu vai a comprare le frutta, hai debito lungo un anno, il

fruttivendolo dopo discussioni arriva a darti 500 g di mele, la stessa cosa si fa in questo

mercato, ti do di meno di quanto mi chiedo. Essendo però l’Ucraina coinvolta nel trasporto

c’erano situazioni in cui venivano a mancare rifornimenti ai mercati europei. Sulla base di

questo problema permanente si vedevano recapitare gas in maniera ritardata o di mutua,

quindi questo rapporto stava creando problemi a Gazprom, problemi sul mercato grosso,

l’Ucraina importava solo 5% dei prodotti, Eu molto di più. Per salvaguardare mercato grosso

il vecchio debito viene abbonato ma nei confronti dell’Ucraina si sceglie di differenziare le

fonti e i canali di trasporto, il gas per mercato interno viene fornito da Gazprom sulla base

delle sue produzioni in Turkmenistan (non Siberia), ti abbiamo il debito ma prendi il gas della

mia filiale in Turkmenistan, quello che viene dalla Siberia lo usi per il trasporto in Europa. In

questo modo il mercato del gas è salvo. Inoltre, l’Ucraina come quei paesi ex Urss prima

non lo pagavano gas, una volta indipendenti tutti questi stati firmano accordi su fornitura di

Russia del gas a prezzo di favore rispetto al prezzo normale (in Europa si paga 5 al m2 di

gas, Ucraina lo pagano 1, lo ottengono a un prezzo politico).

Ma alla fine del 2004 in Ucraina c’è elezione del nuovo presidente. Il vecchio presidente era

un vecchio leader del partito comunista poi trasformato in presidente dell’Ucraina dove

governa per 10 anni e mantiene con la Russia un rapporto abbastanza stretto. Con la nuova

elezione ci sono due coalizioni, una di queste più vicine al presidente uscente, orientata a

mantenere un rapporto economico con Russia, l'altro proponeva un cambio e quindi di aprire

un negoziato per ingresso EU. Nel novembre 2004 le elezioni sono vinte dalla coalizione

filorussa. Fu eletto per la prima volta, ma la coalizione perdente contesta il risultato, contesta

i risultati e ottiene che la corte costituzionale faccia un riconto delle schede. La corte

costituzionale fa riconto e dichiara vincitore l’altro presidente. Questo nuovo presidente

forma un nuovo governo che dal 2005 eredita questo accordo sul gas e ha nella sua

piattaforma politica quella di avvicinarsi EU. La mossa di questo presidente è quello di

La logica

chiedere una maggiore tariffa alla Russia per la vendita del gas in Europa.

tecnica è la seguente: il mercato interno rimane sussidiato, il gas viene dal

Turkmenistan, il gas che vendete in Europa lo vende ea un prezzo 5 volte

maggiore. Visto che questo gas ha prezzo di mercato, la tariffa deve essere più

alta di quanto lo avete prima che c’era un accordo politico. Io ti chiedo un

mutamento della tariffa. Perché a un certo punto nuovo presidente decide

questo? Motivazioni economiche → bisogno di aumento entrate, il vecchio debito

era stato in gran parte sanato, comunque Ucraina era in deficit commerciale.

Quindi poteva rispondere a questo obiettivo, ma è solo una scelta tecnica? Ma

c’è una motivazione politica? Decisione tecnica che ha grosse implicazioni

politiche, quindi forse obiettivo politico dietro questa scelta tecnica. Qui c’è in

ballo una trasformazione dei rapporti esteri perché dobbiamo ricordare che

l’Ucraina con questo nuovo governo inizia un processo di negoziato per entrare

Eu, avrebbe questa decisione allontanato Ucraina da Russia e messo in questione

i loro rapporti. Significa questo tagliare rapporti con la Russia, tuttavia bisogna

tenere conto che questi rapporti toccano molti interessi. Questa scelta va nella

direzione del programma elettorale. Di fronte a questa richiesta Gazprom ribatte,

con una sua proposta, non accetta di pagare una tariffa superiore ma fa una

controproposta, se vuoi che io ti paghi di più la tariffa in più allora anche per il

mercato interno devi pagare prezzo di mercato, devi abolire il prezzo politico →

vuoi diventare parte EU allora devi pagare prezzi EU!

Questo però significava aumentare di 5 volte il prezzo di importazione del gas e

quindi avrebbe comportato effetti economici notevoli.

Per tutto il 2005 si va avanti a negoziati per gestire questo problema, Ucraina

chiede periodo di protezione tra mercato protetto e aperto, Gazprom ribatte con

mantenimento del prezzo sussidiato in cambio di quota sulle linee di trasporto

del gas.

Il governo ucraino rifiuta e continua a pretendere un aumento delle tariffe.

Alla fine 2005 nel momento in cui crisi precipita, il debito si accumula. Gazprom

offre un prestito per pagare questa frase di transizione che viene rifiutato.

In mancanza di un accordo con Gazprom che non può più limitare le proprie

forniture al mercato interno perché ovviamente Ucraina reagiva limitando

l’afflusso verso l’Europa, la situazione si dirige verso scontro totale.

[Sostanzialmente l’Ucraina ha tre opzioni: avrebbe potuto evitare di pagare il gas

a tariffe europee se avesse concesso a Gazprom una quota nella rete delle

tubatura, oppure avrebbe potuto continuare a chiedere un aumento delle tariffe

di trasporto, con il ricavato avrebbe potuto pagare l’alzata dei prezzi del gas

importato, oppure poteva prendere direttamente il gas dalle tubature dirette in

Europa, ma questo avrebbe provocato la reazione sia della Russia che

dell’Europa; la Russia aveva le stesse opzioni, o negoziava con l’Ucraina per

avere una quota nella rete degli oleodotti in cambio di prezzi favorevoli, oppure

doveva insistere che l’Ucraina tenesse i prezzi ‘europei’ sia sul gas del

Turkmenistan che quelli dell’Europa, oppure poteva scegliere di chiudere i

rubinetti, anche questa ultima opzione avrebbe destato l’opposizione

dell’Europa, visto che si sarebbe vista diminuire il flusso di gas verso di lei).

Due eventi contribuirono alla crisi di approvvigionamento:

- Remota di tipo politico la rivoluzione arancio che comincia a

partire da novembre 2004 e che prevede un progressivo

allontanamento dell’Ucraina dalla Russia e un avvicinamento

all’Europa. Si inizia nel 1998 quando l’Ucraina entra in una serie di

rapporti bilaterali con l’Ue in merito alla tecnologia, al tessile,

all’energia nucleare. Questo ha permesso ai due paesi di dialogare

anche in merito a questioni di collaborazione economica e

legislativa, commercio e investimenti. La relazione si salda con

la firma nel 2004 della European Neighbourhood Policy (ENP)

che vedeva come ultimo step l’entrata nella Comunità europea. La

somma di tutti questi impegni con l’Ue non erano altro che un tacito

rigetto della Russia in favore dell’Ue. Il sentimento pro-Occidente

raggiunse l’apice nel novembre 2004 con la rivoluzione arancio

(questione elezioni tra pro-russo Yanukovich e pro-Europa

Yushchenko). Alla fine, il 26 dicembre 2004 Yushchenko diventa

presidente con 52% dei voti, effettivamente il suo governo verrà

istaurato il 23 gennaio 2005. Kiev era sempre più vicina a Bruxelles

e sempre più lontana da Kiev.

- Prossima di tipo commerciale. Nel 2005 la società russa Gazprom

fece chiaro che se anche lei non voleva il Cremlino voleva rinunciare

al prezzo di 230 dollari al metro cubo, la compagnia avrebbe

garantito un prestito di 3,6 milioni di dollari all’Ucraina per assisterla

ad affrontare questi costi. La seguente offerta del presidente Putin

di sospendere i prezzi rialzati per tre anni aveva l’intenzione di

conciliare U-R. Tuttavia, tutto questo fu compreso da Kiev come un

modo per diventare permanentemente intrappolata nelle ambizioni

della Gazprom. Entrambe le proposte vennero rifiutate. Gazprom

allora con la sua famosa ‘scenetta televisiva’ chiuse i rubinetti

all’Ucraina 1 gennaio 2006.

In mancanza di accordo 1 gennaio 2006 in diretta televisiva i tecnici di Gazprom

chiudono i rubinetti del gas. Cosa succede? Succede che il gas manca in Europa,

nei paesi europei si registrano dei grossi ammanchi nella fornitura di gas. Europei

vedendo questa chiusura gas e non sapendo situazione hanno interpretato la

cosa come una prova di forza russa. La mancanza di fornitura di gas in Europa

viene interpretata come una reazione del governo russo alla vittoria della

coalizione in Ucraina del governo filoccidentale, una sorta di rappresaglia. Questo

non è del tutto assurdo. Gazprom accusa Ucraina e dice che rubinetto chiuso è

quello per il mercato interno ucraino in modo tale che europei avessero creduto a

loro. La gestione del problema è stato fatto in modo tale da far emergere

l’aspetto politico della vicenda.

Abbiamo chiuso il gas del mercato interno, se non arriva è perché Ucraina prende

gas che invece dovrebbe mandarti. Nei giorni successivi Ucraina firma un

accordo con Gazprom, sarà aspramente criticato, presidente rimane uguale ma

con diversa maggioranza. Si firma un nuovo accordo e riprendono forniture a

Europa.

I contenuti del nuovo accordo→ Ucraina ora presieduta da presidente che aveva

perso elezioni e basa suo programma politico su ripresa rapporti con Russia. Dal

punto di vista EU viene visto come rappresaglia nei confronti EU, mentre dal

punto di vista tecnico, atto di forza nei confronti dell’Ucraina. Quindi risposta

politica ma anche dal punto vista russo data importanza europeo quella

decisione segnala chiara affermazione dell'Ucraina di non lasciarsi sottoporre a

pressioni politiche sugli interessi commerciali con l’Europa, con risposta dura

Russia intendeva dire non voleva farsi condizionare che il nostro rapporto con

Europa dipende da te, non cercare di sfruttare tua posizione per ottenere favori.

Russia mette in chiaro non avrebbe permesso a Ucraina di utilizzare questa

posizione di vantaggio per ottenere condizioni migliori, da quel momento in poi

politica Russa va nella direzione chiarissima interrompere il flusso di fornitura

all'Europa entro 2019 attraverso il condotto Ucraina, quindi rifornire Europa

senza mandare una goccia di gas all’Ucraina. Per far questo investono soldi nella

costruzione di progetti alternativi, uno a nord, uno è stato appena riavviato dopo

avvicinato rapporti Putin ed Erdogan e poi uno che raddoppia quello a nord. Ma ci

sono stati problemi di resistenza politica per questo ultima. Il ruolo che una volta

aveva l’Ucraina ora è assunto dalla Germania.

Ciò che è rimasto ancora non chiaro fu quale gas fu chiuso . La Gazprom ha chiuso il

gas destinato al mercato domestico dell’Ucraina per farle vedere chi comanda oppure con

un gesto di proporzioni continentali ha chiuso entrambi, sia quello domestico che quello di

transito? Qualsiasi fosse stata la scelta, i paesi europei come Ungheria, Austria, Slovacchia,

Romania, Francia, Polonia e Italia persero tra il 14% e il 40% delle loro consegne. Gli

europei, guardando le azioni di Gazprom e vedendo l’impatto fisico sulla chiusura, credettero

che quella fosse una mossa approvata dal Cremlino annunciando un’epoca in cui la Russia

non esitava ad usare la sua influenza in fatto di energia come strumento di dominazione

politica. La Russia tuttavia vide le cose in maniera differente. Affermando di non aver chiuso

i rubinetti che portavano il gas contrattuale verso l’Europa, Gazprom sosteneva che il gas

europeo stava ancora scorrendo attraverso le tubature ucraine e che qualsiasi ammanco era

causato dalla presa illegale di gas da parte della compagnia ucraina Naftogaz. In modo

chiaro il presidente Yushchenko rifiutò queste accuse, affermando che l’Ucraina era intitolata

al 15% del gas di passaggio.

Per mitigare il danno alla sua reputazione come fornitore affidabile, la Russia cominciò a

pompare volumi addizionali per restaurare l’equilibrio il 2 gennaio. Le normali forniture verso

l’Europa vennero ristabilite entro il 4 gennaio.

Entrambe le accuse dell’attingimento illegale dell’Ucraina e l’affermazione di Gazprom di non

aver compromesso il gas destinato ai suoi clienti europei continua a assillare i dettagli della

crisi di rifornimenti di Capodanno, e ha di conseguenza oscura sia le relazioni Russia-

Ucraina che quelle Russia-Europa.

Europa post-crisi

In Europa ci sono tre conseguenze alla crisi del gas:

1. Questa mossa oltre che a lasciare perplessa l’Europa sull’affidabilità della Gazprom

in generale, fomentò sempre di più l’idea che quella della Russia non era altro che

una mossa di rappresaglia, infatti l’avvicinamento dell’Ucraina all’Ue era una mossa

totalmente antitetica agli interessi russi. Questa percezione rimane ancora oggi in

vigore in gran parte dell’Europa.

2. L’interruzione del gas mise in luce l’intensa dipendenza che l’Europa aveva sugli

importi del gas russo. Alla fine di gennaio 2006 tutti gli europei erano a conoscenza

che tra il 30% e il 50% delle importazioni totali di gas venivano dalla Russia e che il

90% passava dall’Ucraina.

3. L’Europa fu quindi costretta a reagire. Il commissario dell’energia europeo affermò

che l’Europa aveva bisogno di una politica più coesa e collettiva in merito ai

rifornimenti di gas, bisognava affrontare questo problema a livello europeo e non solo

a livello dei singoli stati membri.

Ucraina post-crisi

Sul piano dell’energia Gazprom e Naftogaz firmarono un contratto di 5 anni il 4 gennaio che

però presentava ancora delle ambiguità. Il gas del Turkmenistan, più economico, era la

nuova fonte per il mercato interno Ucraino, tuttavia veniva fatto pagare ancora a tariffe

‘europee’ (questo tuttavia non era ancora confermato).

In seguito a questa crisi ciò che poi risentì di essa fu anche la stabilità politica del paese,

Yushchenko perse l’affidabilità e causò la reazione dell’opposizione guidata da Yanukovich.

Nonostante Putin avesse assicurato che la Gazprom avrebbe rispetto il contratto, così come

Yushchenko dice di rispettare gli accordi con la Russia, in Ucraina rimase uno stato di

permanente agitazione.

Prospettive di politica estera

Per quanto riguarda la prospettiva russa il fatto che lo stop di gas avesse rappresentato una

punizione motivata politicamente per porre l’Ucraina sotto delle pressioni politiche fu fina da

subito negato. Le affermazioni secondo le quali la Gazprom sarebbe un surrogato del

Cremlino in Ucraina (e negli altri posti) è stato ugualmente negato. Gli stessi ucraini

ritenevano che il trattato del gas firmato con la Gazprom il 10 gennaio non era stato

influenzato dal governo russo ma dalle poche capacità negoziale del presidente

Yushchenko, che spiega il voto di sfiducia nei suoi confronti nei giorni della sigla.

Per la Russia l’incidente del rifornimento del gas è stato un caso di presa illegale del gas

destinato all’Europa che ha danneggiato la reputazione della Russia come fornitore

affidabile. L’obiettivo della Gazprom era quindi di prevenire futuri problemi attraverso lo

sviluppo di una stretta relazione con l’Ucraina e utilizzando dei pressi fissati e garantendo i

volumi in base al range del prezzo europeo (in sistema che verrà esteso a tutti i paesi della

CIS). In più lancia delle iniziative per ridurre la debolezza di transito del gas europeo, come

l’accordo dell’oleodotto nord con la Germania.

Rispetto alle ansie destate da parte dell’Europa la Russia ribatte dicendo che anche lei ha il

diritto di essere preoccupata in merito a esigenze di sicurezza, in modo particolare in vista

delle affermazioni dell’Europa di cercare altri fornitori di case, dopo anni di affidabili forniture

da parte della Russia.

Dalla prospettiva europea, dopo l’episodio che ha coinvolto l’Ucraina, la Russia ha usato la

compagnia di stato Gazprom per fare pressione sull’Ucraina e tornare tra le braccia

dell’influenza russa. Queste preoccupazioni sono confermate dal comportamento che la

Russia assume nei confronti di altri stai che sono percepiti come essere diventati filoeuropei

(Armenia, Azerbaijan, Georgia).

La Russia comincia quindi a guardare verso altri mercati, come quello asiatico, provocando

l’irritazione dei paesi europei.

LEZIONE 6

Tre fonti per il programma frequentanti:

- articolo su BB. Autore Risse-Kappen Public opinion domestic structure and

foreign policy.

- manuale inglese:

- the history of foreign policy analysis Hudson. Capitolo 1

- capitolo 8. Implementation and behaviour. Hill

- capitolo 9. The role of media and public opinion. Robinson.

- capitolo 11. Economics craft. Mastandung

- capitolo 14 The Cuban Missile crisis. Allison

- capitolo 16. Neoconservatism and domestic rousers of american foreign

policy. Fuung Khong

- capitolo 23. Energy and foreign policy. Adfield.

- libro di Panebianco, Guerrieri democratici:

- capitolo 5 e 6

POLITICHE ESTERE COMPARATE - strumenti

Strumenti perché? Useremo questo caso per lo studio degli strumenti economici della

politica estera. [Capitolo Economic statecraft].

uso di strumenti e relazioni a disposizione delle autorità politiche

Statecraft=

centrali a servizio degli scopi di politica estera. Ci sono tre tipi di strumenti di

economici.

‘statecraft’: diplomatici, militari ed

Traduzione della cosiddetta ‘ragion di stato’. La politica estera come mestiere. Quel capitolo

si riferisce alla dimensione economica quegli strumenti di natura economica non

utilizzati al fine di aumentare il benessere, rendere più efficiente lo scambio, ma il fine di

ottenere fini di politica estera, per costruire l’azione dello stato.

In generale possiamo distinguere strumenti economici da altri strumenti più classici, come

quelli diplomatici e militari, che rimangono comunque strumenti, risorse che attori usano per

farsi che propri obiettivi si trasformino in pratica.

Strumenti:

- negativi (sanzioni, coercizioni o punizioni economiche). sono intesi a procurare un

danno o qualcosa che il paese target dovrebbe percepire come un danno. Quindi se

non c’è intenzione di procurare un danno o se il paese in questione non considera

quella misura come un danno non si può parlare di strumento negativo. La forma

classica è la sanzione, il divieto di esportare uno o più beni per esempio. Se un

paese grande esportatore di automobili metto delle grandi tariffe nei paesi

importatori. Sanzioni generali, specifiche addirittura personali. L’Unione Europea ha

deciso di prendere l'iniziativa di un atto di politica estera nella forma di questi

strumenti economici introducendo sanzioni ad personam contro una serie di

personalità pubbliche russe o uomini politici o amministratori di imprese russe che

fanno affari con paesi unione europei. Alcuni di questi hanno ricevuto non solo

sanzioni economiche, ma anche congelamento di fonti che si dispongono in una

banca nell’UE. Strumento inteso a provocare un danno alla persona che lo riceve.

Sul sito Eu persone interessate.

(incentivi o altre forme di ricompense economiche ). Strumento di

- positivi.

politica economica che si adotta per introdurre un incentivo a fare

qualcosa. Rimozione di vecchie sanzioni, la semplificazione dei passaggi

burocratici delle aziende di quel paese, serie di incentivi che promuovono

un’azione attraverso una ricompensa. Sanzione positiva atto di

promozione attraverso una ricompensa. Qui abbiamo una importante

asimmetria, le sanzioni negative sono strumenti politici. Se introduco

blocco lo faccio perchè ho in mente obiettivo politico. Quando EU

decide di impedire esportazione di prodotti europei in Russia l’obiettivo

non è economico, ma voglio ottenere manifestare un atto ostile, una

prefigurazione di un danno al soggetto terzo. Se voglio fare un danno

implica un rapporto negativo, di ostilità. Blocco commerciale USA contro

Cuba ha grosso obiettivo. Quando si tratta sanzioni positive la cosa è più

difficile da valutare, posso decidere di aprire al mercato estero perché

posso dire che questa fa bene al mio mercato. EU ha fatto trattato CETA,

stabiliscono norme in comune tra Canada e EU per produzione di

determinati beni, l’apertura dei rispettivi mercati agli investimenti, si

permette imprese canadesi di partecipare agli appalti pubblici. Perchè

abbiamo firmato questo trattato? Perchè vogliamo convincere Canada a

cambiare politica estera, o che deve uscire dal Nafta, trattato con usa e

quindi per prima nuovo mercato. Quando adottando queste misure

positive l’obiettivo politico non è così evidente, ci possono essere dei casi

in cui Paese ricco per esempio spinge povero a espatriare leader di un

paese più povero perché lo considera un terrorista. Ma altre volte il fine

dell'azione non è necessariamente un obiettivo di politica estera. E' ovvio

che per firmare un trattato di questo genere si richiede un buon livello di

rapporto, rapporti politici stretti, reciproci impegni e legami che possono

essere sfruttati politicamente. Il governo russo per esempio offre un

prestito, offrono un prestito per facilitare l'accoglimento di questa

proposta: Ucraina tariffe più alte per il transito, Russia accetta e quindi

propone tariffe più alte per mercato interno e quindi la Russia propone

prestito → sanzione positiva. Sarà difficile tracciare linee tra obiettivo

economico e obiettivo politico. La Russia nel caso degli oleodotti di

passaggio potrebbe avere obiettivo economico, ma allo stesso tempo

considerati i rapporti politici del tempo, leader ucraino letto in elezione

contestata, poi sostituito alla guida con ricalcolo voti e salita al potere di

nuova coalizione col fine di far entrare Ucraina in EU, allora questa offerta

Russia acquisisce un chiaro significato politico. Anche se non c'è un

obiettivo preciso, ti doti di uno strumento che al momento opportuno tu

puoi utilizzare nei confronti di quell'attore. La sanzione negativa è invece

una punizione, si prende solo quando si ha un intento politico. Attenzione!

Stiamo aprendo in termini semplici di danno/ricompense, ma nel corso di

un rapporto lungo non è mai facile dire se un atto è qualcosa di negativo o

di positivo. Se tu hai fatto contratto ventennale, per vent'anni hai fornito di

un paese vicino che a sua volta fornisce mercato intero. Dopo vent’anni il

contratto finisce e basta. Uno potrebbe dire che contatto finti, amici come

prima, ma uno può dire che dopo 20 anni che hai questo rapporto ti

aspetteresti un'altra offerta, un rinnovo del contratto. In genere si cerca di

una un giustificazione preventiva, nel caso come quello della fine del

rapporto gas, ci vuole un motivo, un semplice ‘no’ può essere percepito

come un atto ostile. E' difficile capire l'interruzione di un rapporto dato per

scontato, può essere sentito come una punizione. Una delle forme di

rapporto conflittuali più importanti della società moderna è lo sciopero, ti

ritiri dalla interazione, quindi comunque atto ostile. Offerta prestito può

suonare come offerta positiva, ma fa emergere anche delle conseguenze

spiacevoli. Quando per esempio un mafioso vuole convincere un politico,

non va a casa sua e commette atti deplorevoli, lo invita a cena, fa omaggi.

La prima cosa che fa il mafioso è il regalo, per promuovere rapporto.

Rimandare indietro regalo è atto ostile.

Inoltre, gli strumenti economici possono essere strumenti unilaterali/multilaterali (che

quindi coinvolgono i tentativi di un singolo paese o di più paesi che attuano una serie di

strategie atte a influenzare il comportamento di un paese o governo target).

Un aspetto importante nell'utilizzo di sanzioni economiche come strumento politiche è che

queste possono essere coordinate. Se sono più paesi a concordare una politica verso

paese estero è chiaro intento politico, in questo senso blocchi commerciali possono essere

considerati delle opportunità, perché entri in un mercato grande, ma dall'altra parte ci sono

tanti componenti, se ti fanno un'offerta essa è percepita come 30 a 1. Se altro Usa non si

fanno problemi, se però questo è paese dell'asia centrale che avrebbe come sbocco

l’Europa, è ovvio che negoziare con 28 paesi può essere la svolta oppure l'imposizione di un

modello che fai fatica a resistere, se non commerci con loro con chi lo fai?

Una sanzione unilaterale si utilizza molto spesso. Cuba dopo blocco rimase completamente

bloccata. Lo stesso accade se paese che applica sanzione unilaterale ha ruolo importante in

quel mercato.

Rispetto utilizzo di queste risorse le domande sono di questo genere: Perchè si corre a uno

strumento di sanzione economica? A conti fatti, cosa producono queste sanzioni

economiche, qual è il loro risultato. Paese che introduce sanzione ottiene i suoi risultati o

no? Queste sono le domande affrontate da studiosi.

Lo strumento economico è stato utilizzato soprattutto nell’ultimo secolo, quando

l’interdipendenza economica tra i vari paesi è aumentata. Questo ha permesso ai governi

di avere a disposizione un comodo strumento da utilizzare nel campo delle politiche estere.

Dal 1914 al 1990 si sono registrati 116 casi empirci, e solo negli anni Novanta se ne sono

registrati 59.

Solitamente sono gli stati più forti a usare questo genere di strumenti, quelli che hanno

un’economia forte e molti strumenti economici a loro disposizione e che quindi sono più

capaci degli stati deboli di utilizzare gli strumenti economici come un mezzo efficace di

politica estera.

Gli Usa sono stati coloro che hanno utilizzato di più questi tipi di strumenti a partire dalla

Seconda Guerra mondiale, anche se la Russia e gli altri stati europei hanno spesso

utilizzato anche loro questo strumento.

Durante la GF gli Usa hanno però utilizzato questo strumento solo due volte, contro il Sud

Africa e contro la Rodesia, mentre dopo sono aumentati.

A seconda che si adotti una o l'altra tipologia di azione possiamo giudicare se uno strumento

è più adatto o no, se è efficace o no. La domanda sull'efficacia degli strumenti economici

deve essere esposta nell'ambito di uno di questi fini politici.

Una risposta sul perché si utilizzano sanzioni economiche è questa: dal XX secolo il livello di

interdipendenza economica tra i vari paesi è cresciuto in maniera esponenziale. Come si fa

a vedere quanto un paese sia interdipendente con estero? Ci sono alcuni indicatori, come il

reddito prodotto ogni anno, il PIL (GDP in inglese), questo indicatore misura il reddito

riportato dal paese ogni anno, è una misura annuale. Quanto di questo di questo PIL

dipende dal commercio con l'estero? A partire dalla risposta possiamo capire se una

sanzione economica può essere effettivamente considerata come uno strumento di politica

estera per danneggiare l’avversario.

Col caso della crisi di rifornimento abbiamo visto che in Russia il solo commercio di gas e

petrolio copriva una quota pari al 20% della produzione di reddito della Russia, quindi

un'alterazione di quel mercato avrebbe avuto effetti catastrofici. Il senso comune, la

percezione diffusa su questi dati è che se un paese ha PIL allo 0,5% si dice che l'economia

va male. 1% è livello minimo di sopravvivenza. Quando production annuale di reddito

diminuisce parliamo di recessione, se uno va in recessione per alcuni anni di fila, una

recessione del 2% è una catastrofe, se paese dipende da 20% su mercato stato quello

paese vulnerabile che quindi offre alle sue controparti politiche una leva, al fine di evitare

danno forte il paese in questione può soddisfare richieste. Se cresce l’interdipendenza

economica è naturale pensare che gli strumenti di intervento diventano sempre più quelli

economici. Se l’interdipendenza economica cresce nel corso del 900 sarà fisiologico vedere

l’utilizzo di questo strumento come leva di pressione. Ci si vede soprattutto per quello, sarà

quello lo strumento utilizzo se devo convincerti a fare qualcosa.

In soli dieci anni poi c'è un numero di sanzioni economiche che è la metà del numero che si

ha nel resto del secolo, se guardiamo 10 anni il ricorso è aumentate ancora di più. Prima si

utilizzano altri strumenti, ora lo strumento quotidiano che utilizza chi fa politica estera è di

tipo economico.

Strumenti economici di politica estera:

 Restrizioni commerciali. I paesi che sono dipendenti fortemente dalle importazioni

o esportazioni sono potenzialmente vulnerabili ai tentativi di influenzare la loro

economia. Per esempio, nel ’73 i paesi dell’Opec hanno usato l’arma del petrolio

contro l’Occidente per influenzare le politiche occidentali nella guerra arabo-

israeliana. → Usa e Cuba per 40 anni. Fu

- embargo commerciale totale

sostanzialmente unilaterale

- embargo commerciale selettivo. Scelgo settore a seconda della

comunicazione diplomatica che voglio avere, magari scelgo settore di piccolo

rilievo per mostrare che si è arrabbiati ma non nella maniera tale di arrivare a

uno scontro. Gli usa hanno per esempio in fatto

- accordi commerciali preferenziali.

di strumenti commerciali, la clausola della nazione più favorita, è

l’insieme di norme commerciali che si applicano ai paesi con cui si

hanno i migliori rapporti. La decisione di allargarli a un altro paese

segnala benevola. Usa hanno rapporto più stretto con Israele, ciò

che è costruito in Israele con leggi israeliane è legale anche in Usa.

Se in Cina si producono prodotti che rispettano le leggi della

sicurezza di freni del veicolo, sono norme stabilite da autorità

pubblica. Mercati grandi possono chiedere di produrre secondo le

norme stabilite. Quindi produttore cinese che vuole vendere in Eu sa

che quelle sono le norme, quindi bisogna produrre a seconda di

quella tecnologia. Abbiamo degli standard anche in fatto sicurezza

alimentare. Tra Usa, Canada e Messico c’è Nafta, un trattato che

elimina le barriere commerciali, non si pagano dazio. Questo

accordo è puramente commerciale, ognuno dei paesi può imporre

dei limiti non tariffali. Gli Usa a fine protezionistico avevano limitato

l’importazione di tonno dal Messico in quanto stava surclassando il

mercato interno, perchè era più economico. Usa quindi include delle

restrizioni basate sulla maniera in cui tonno viene ucciso e

macellato. Questa in realtà sono solo misure protezionistiche. Nel

trattato EU/Canada → tutto ciò prodotto in Eu con standard europeo

è accettato in Canada e viceversa. Riconoscimento molto

importante, si dà autorevolezza alle norme di un paese altro rispetto

al tuo, accordo preferenziale molto esteso che offre delle ottime

condizioni. Manifestazioni amicizia che possono avere anche

obiettivi economici, ma anche qualcosa di simbolico. Ti faccio le

condizioni migliori possibili.

 Sanzioni finanziarie. Sono spesso usate insieme a quelle commerciali per favorire

la pressione su un governo target.

- congelamento di asset finanziari. Il congelamento degli assets

appartenenti a un governo target o ai suoi leaders che sono tenuti nelle

banche sotto la loro giurisdizione. Oggi è il settore finanziario in cui avviene la

maggior parte degli scambi, quindi si possono utilizzare una serie di misure

che impediscono l’utilizzo normale di risorse finanziarie. Qui è evidente che il

ruolo che i grandi mercati finanziari hanno assunto negli ultimi anni pone Usa

e GB posizione privilegiata sulla gestione di questi strumenti. Gli Usa hanno

congelato gli assets iraniani tenuti nelle banche americane nel ’79-80 per

forzare l’Iran a rilasciare gli ostaggi americani. Dopo il settembre 2011 gli Usa

hanno congelato gli assets di gruppi terroristici sospetti e i governi che li

hanno appoggiati col fine di combattere l’espansione del terrorismo.

- Restrizioni su FDI (aiuti esteri). Impedisce alle mie imprese di investire in

un altro paese, per impedire che paese possono sviluppare quel determinato

settore, per impedire che si creino risorse ed opportunità. Molti paesi,

soprattutto quelli in via di sviluppo, dipendono da investimenti diretti esteri,

come la costruzione di industrie, di tubature di gas e petrolio. Restrizioni

sull’investimento dell’esplorazione energetica sono state usate spesso dai

paesi occidentali contro i paesi del MO o del nord africa (come Iran, Iraq).

Oppure sempre i governi occidentali hanno spinto le multinazionali a non

investire più in SA in modo da mettere pressione sulla minoranza bianca e

iniziare riforme affinché il potere venisse spartito anche con i neri.

oppure promuovere investimento →

- sostengo a FDI (Foreign Direct

Investments) o flussi di capitale in generale. Fare un accordo

preferenziale può anche essere percepito come politica non preferenziale per

qualcuno che sta lì a fianco. Politicamente può assumere significato di

svantaggio. Come il Piano Marshall (’48-53) che aveva come scopo quello di

rafforzare le capacità economiche e la stabilità politica dei suoi alleati durante

la GF e rafforzare la loro alleanza contro l’Urss. Stessa cosa ha fatto l’Europa

(EU) nei confronti degli stati centrali europei, attraverso la promessa di

riconoscimenti economici l’Europa ha cercato di bloccare cambi indesiderati

nelle policies interne ed estere.

 Sanzioni monetarie.

- dumping valutario (alterare tasso di cambio). Vendere o comprare grandi

quantità della valuta di un paese target in modo da manipolare il tasso di

cambio, può essere usato per forzare un governo a cambiare il suo

comportamento politico minacciandolo con il prospetto di una crisi finanziaria.

Per esempio, nel ’57 gli Usa hanno venduto larghe quantità di pounds inglesi

per abbassare il valore di quella moneta e costringere il governo britannico a

ripensare alle sue politiche rispetto alla crisi di Suez. La Francia ha utilizzato

la medesima tattica negli anni ’60 vendendo dollari in cambio di oro per

forzare gli Usa ad accettare le riforme del sistema monetario internazionale.

Ogni paese ha la sua moneta. Il valore di una moneta è sottoposto alle stesse

pressioni cui sono sottoposti altri beni, quindi il suo valore dipende dalla

domanda e dall'offerta di quella domanda. Questo riflette i fondamentali

economici, se paese esporta più di quanto importa, cosa succede alla sua

moneta? Se un paese vende più di quanto compra all’estero ci sarà più

domanda per i suoi beni di quelli che lui ha per beni esteri. I suoi beni sono

desiderati di più di quelli che lui desidera verso gli altri, la domanda di beni

mei è maggiore di quella che ho per gli altri, quindi ho una maggiore richiesta

della valuta per comprare beni. Per esempio, Germania, per comprare

Mercedes paghi in dollari. Il concessionario incassa i dollari, tuttavia il cliente

l’ha pagato in euro. Se il bene l’ha pagato lui, l’ha pagato con questi soldi,

quindi domanda della moneta che a me serve per comprare, se esporti di più

la domanda della tua moneta è maggiore e quindi c’è una pressione al rialzo

della tua moneta. Se il livello expo/import è uguale io userò tutta la moneta

che proviene dall’estero per comprare altri beni che arrivano dall'estero.

Abbiamo due paesi: uno vende all’altro le Mercedes, l’altro i trattori, si

stabilisce che ogni Mercedes vale come due trattori. Se Usa vende 2 trattori

alla Germania il valore delle monete non si muove, ma se in ballo ci sono 2

trattori e 4 Mercedes ti servono altri 6 trattori per bilanciare, quindi

inevitabilmente c’è una domanda della valuta del bene che vuoi. Più paese è

competitivo ed esporta più c’è una tendenza al rialzo della sua moneta. Detto

questo ci sono mercati finanziari che possono intervenire sul mercato e

danneggiare un determinato paese alterando il valore della sua moneta in

modo tale da causare una fuga di capitali. Se per esempio il valore di una

moneta nazionale diminuisce in maniera molto rapida rispetto al valore delle

monete estere tutti quelli che hanno investimenti in quella moneta vedono

ridurre il valore di questi elementi rispetto alle altre valute estere. Chi tiene

questa monta la venderà per prenderne un'altra che non perda valore. Si crea

una pressione alla fuga di capitali, chi detiene le ricchezze con quella

moneta di quel paese cercherà di venderli per altre. Quindi anche in questo

caso riconosciamo uno strumento politico molto forte.

Alcuni di questi strumenti sono

- restrizioni su aiuti dall’estero.

importanti perchè segnato una transazione, gli aiuti dall’estero e le

restrizioni sono uno strumento che i paesi ricchi adottano nei

confronti di paesi che hanno bisogno di aiuti economici, possono

diventare un condizionamento. L’EU per commerciare con paesi

terzi impone il rispetto di determinate norme, principi legali o

impone l'azione di determinati standard normativi validi dentro il

mercato europeo, chiedono di introdurre determinate misure. In

qualche modo lo strumento di pressione si istituzionalizza e

modifica la natura degli strumenti esterni → condizionalità, per

commerciare con Eu bisogna rispettare condizioni, queste norme

determinate prevedono poi una modifica della propria politica

interna. La parte positiva è quella di permettere maggiori aiuti. La

caratteristica di questi aiuti dall’esterno è di legare e ad aiutare

paesi recipienti. Stiamo parlando di paesi in via di sviluppo. Se

questi avvengono nella forma di prestiti, possono aiutare parecchio

ma prestito estero fa rimborsato con degli interessi e nella valuta in

cui è stato fatto. Se paese africano riceve dei dollari dovrà restituire

il prestito in dollari, per restituire dovrà procurarseli sul mercato

internazionale esportando i propri beni e chiedendo dollari in

cambio. Si può correre forte dipendenza nonostante si creino delle

sanzioni positive.

- sostengo valutario. Si può offrire sostegno finanziario.

I governi usano le sanzioni economiche per soddisfare un range di obiettivi di politica estera:

1. Alterare la politica interna di un paese. Il fine più basilare che si può proporre è

quello di alterare la politica di un governo, sia politica interna che come vedremo poi

estera. Gli Usa hanno spesso utilizzato le sanzioni economiche contro governi che

giudicavano mantenere inadeguate pratiche di diritti mani. Negli anni ’90 la Russia ha

imposto sanzioni contro l’Estonia, il Turkmenistan per guadagnare l’appoggio delle

minoranze etniche russe che vivono in quei paesi. La Russia continua tutt’oggi a

usare il suo controllo sulle risorse naturali, specialmente petrolio e gas, per

costringere i loro vicini come Georgia, Moldavia e Ucraina ad adottare politiche più

accomodanti nei confronti della Russia. Anche i governi europei hanno introdotto

queste sanzioni contro l’Algeria, il Malawi e il Togo per promuovere o proteggere la

democrazia, stessa cosa si è fatto in Ruanda nel ’94 per impedire che il genocidio

continuasse. Convincere un paese che non è il caso di far andare quel partito al

governo. Se invece di formare una coalizione con il partito X invece di Y possiamo

garantire accesso a certi appalti. In questo modo si crea, se notizia si diffonde, si

crea pressione su attori da parte di chi beneficerà dell'affare, quindi si crea clima

interno che spinge verso determinata azione. Lo stesso accade in caso di sanzione

negativa, chi potrebbe perderci minaccia attori politici di usare lo risorse per far

eleggere avversario. Su base sanzione EU nei confronti della Russia, la Russia ha

deciso strategia di risposta, propone contro-sanzioni ad alcune imprese europee,

come ad esempio sanzioni al settore agricolo. Dal 2014 la Russia ha creato un

programma di prestiti per agricoltori locali, nel giro di due anni hanno creato livelli di

produzioni che non si erano mai raggiunti. La politica di sanzionamento ha creato un

controsaznonamento che ha sviluppato la nascita di un mercato locale. Questo tipo

di sanzioni non a caso sono diventati uno strumento di politica economica. Si crea

un'opinione pubblica interna che per motivi svariati premono per il mantenimento o

cambiamento di azione economica. Obiettivo più classico è far mutare atteggiamento

politica estera, c'è guerra civile in un certo paese, paese vicino sostiene ribelli, paese

terzo può usare strumenti economici, come trattato sospeso, con dettagli migliorativi

per far smettere a paese di sostenere ribelli. A seconda dell'obiettivo può essere più

interessante fare minaccia o proporre incentivo. Determinati obiettivi si ottengono

meglio con una minaccia che con una promessa. Guarda punto 3

2. influenzare il suo comportamento di politica estera. Quando l’Italia, l’Unione

sovietica e l’Iraq hanno invaso rispettivamente l’Etiopia, l’Afganistan e l’Iraq, in ogni

caso una coalizione di stati hanno reagito ideando una serie di sanzioni economiche

contro gli aggressori nella speranza di forzare la fine del conflitto e il ritiro delle

truppe. Le sanzioni delle nazioni unite contro la Libia e l’Iran negli anni ’90 erano

intese a scoraggiare quei paesi dal supportare il terrorismo internazionale. Gli Usa

hanno sanzionato Usa e Pakistan nel 93 e nel 98 per protestare contro i loro

programmi di armamento nucleare. Gli Usa hanno poi disteso le restrizioni nei

confronti dell’India per promuovere le loro relazioni.

3. incidere sulle sue capabilities economiche e militari. I primi due punti mirano a

far cambiare idea a un paese attraverso incentivi o minacce (non fare questo o avrai

questa punizione, fai questo e di darò una ricompensa). In questo caso invece il

paese che intende incidere sulle capacità economiche e militari userà gli strumenti

che ha a sua disposizione per alterare strumenti che ha un altro, in modo da indurre

una certa scelta. Si eliminano fisicamente possibili azioni, per questo motivo le si

sente come sanzioni, azioni negative. E' sempre percepita come danno provocata,

prima avevo qualcosa e ora no. Anche se non si tratta di un danno fisico, prima ho

tre scelte ora ne ho due quindi la percezione è sempre negativa. L’embargo della

Nato contro l’Urss e i paesi del patto di Varsavia durante la GF era inteso a rallentare

la crescita delle capacità militari in loro possesso impedendo loro l’accesso alle

tecnologie militari e civili occidentali. La stessa cosa fecero le nazioni unite nei

confronti di Saddam, attraverso l’impedimento dell’accesso alle riserve di petrolio.

4. provocare un mutamento di regime. La Rodesia e il SA erano intesi ad isolare e

forzare la resa dei regimi bianchi. Le sanzioni degli Usa contro Cuba a inizio anni ’60

erano parte di un piano per deporre Castro e il regime comunista. Ma anche le

restrizioni sull’accesso al petrolio dei paesi dell’Opec caduta dello stato israeliano.

Le sanzioni economiche funzionano? Quindi sono efficaci? Hanno prodotto

risultati conformi? Una tendenza piuttosto consistente è vedere che gli stati sottoposti

a sanzioni economiche negative tendono sempre di più a reagire rispetto a chi ha

voluto la sanzione, più andiamo avanti con anni più utilizzo sanzione negativa è

presa male e provoca una reazione di aumentata emotività. Molto spesso si incorre

spesso in spirali di rappresaglie, sanzioni, contro sanzioni. Perchè si verifica tutto

questo? In molti casi le sanzioni economiche falliscono nel raggiungere i più ambiti

obiettivi politici. Questo ha portato molti studiosi a concludere che gli strumenti

economici non sono effettivi strumenti di statecraft. Altri dicono che essi possono

avere una moltitudine di funzioni altri. Comunque, anche se le sanzioni non risolvono

questioni di politica estera, possono essere comunque strumenti utili ai governi per

segnalare le intenzioni, favorire la diplomazia, costruire consenso politico o

addirittura preparare il terreno per l’uso della forza militare. Lo statecraft economico è

parte di una più ampia gamma di strumenti che gli stati hanno a diposizione, infatti gli

strumenti economici sono spesso usati in unione di quelli diplomatici e militari come

parte di un approccio governativo per risolvere problemi e opportunità di politica

estera. Nel corso della storia molti esempi di utilizzo di strumenti economici hanno

dimostrato l’inefficacia di questi, come il caso della Società delle Nazioni (la prima

risposta a un’aggressione dovevano essere le sanzioni economiche, nel caso

dell’invasione dell’Italia in Etiopia queste non servirono a nulla, oltretutto non si

dimostrò in grado di passare al secondo passaggio e dichiarare la guerra, così come

fu incapace di impedire lo scoppio della IIGM), anche il tentativo della Nato di

impedire la crescita dell’Urss non fu effettiva o anche il tentativo degli arabi di

boicottare lo stato di Israele, infine anche il caso di Cuba il cui regime ha resistito ai

mandati di Kennedy, Johnson, Nixon, Ford, Carter, Reagan, Bush e Clinton.

Motivi di inefficacia:

1. difficoltà a massimizzare il danno economico. Gli stati che sono sottoposti alle

sanzioni economiche possono rivolgersi ad altri partner. Cuba quando si vide

sanzionata dagli Usa non fece altro che rafforzare la sua alleanza con l’Unione

Sovietica. Lo stesso Urss dopo le sanzioni americane si rivolse agli alleati americani

o al Giappone. La Jugoslavia invece sfuggì alle sanzioni sovietiche accettando gli

aiuti dall’Europa. Gli aiuti poi possono venire anche da attori non statali quali

compagnie private. Così il SA riuscì a trovare dei compratori privati, così come l’Urss

seppur sanzionata nell’accesso della tecnologia occidentale, riuscì a comprarla

grazie a delle compagnie occidentali. In altri casi, come quello della Rodesia, le

sanzioni non hanno fatto altro che incentivare il mercato interno, la Rodesia infatti

riuscì a produrre molti più beni in seguito alle sanzioni, riuscì a diversificare il suo

Si può resistere alle sanzioni o eludere attraverso una serie di

mercato.

politiche e soluzioni alternative. Ad esempio, gli Usa nell'ultima tornata di

sanzioni contro la Russia, anche Usa insieme a Eu 2014 inseritore delle

sanzioni contro Russia, gli Usa a differenza Eu hanno introdotto sempre di

nuove, fino ad impedire ad alcune banche russe di operare sul mercato

statunitense. Il mercato russo ha reagito facendo degli accordi di cambio

per la creazione di sistema pagamenti tra banche cinesi e russe, in modo

che le banche russe si procurano degli Yan dai cinesi che poi rivendono per

mercato internazionale per cose di cui si servono e lo scambio finale viene

mediato dall'intervento di altri attori. Abbiamo quindi da parte della Russia

un modo per eludere queste esenzioni. Il caso uno lo abbiamo quindi

quando gli obiettivi immaginati sono troppo ambiziosi rispetto a quelli

conseguiti. Se guardiamo all'obiettivo specificamente politico.

Quando è noto che una crisi

2. effetto controproducente (integrazione politica).

nel sistema economico è dovuto a cause esterne, l’opinione pubblica

tende ad appoggiare governi che prima non sosteneva, quando c’è una

sanzione per indebolire un governo, si vede che reazione dell’opinione

pubblica è opposta, finisce per difendere il proprio governo anche là dove

non si faceva. Se voleva essere indebolimento politico otteniamo

l'opposto. Si rafforza la solidarietà a chiunque, qualunque autorità venga

espressa. Le sanzioni creano quindi solidarietà nel paese target il cui

leader darà la colpa della recessione o della crisi del paese al paese che

ha imposto le sanzioni (anche se non è così nella realtà). Per esempio

Castro ha dato la colpa agli Usa e al suo ‘Yeankee imperialism’ per la

scarsità di Cibo di cui soffriva la popolazione, dando la colpa all’embargo,

anche se in realtà la causa stava nell’inefficienza del settore agricolo

cubano. Così come i bombardamenti strategici dell’Occidente durante la

IIGM non hanno fatto altro che rafforzare lo sprezzo delle popolazioni

attaccate.

3. costo e difficoltà di mantenimento sul lungo periodo. Cosa malvista da quei

gruppi sociali che traggono benefici dai paesi a cui si sono applicate le sanzioni, se la

sanzione si mantiene nel lungo periodo, tutti i privati che ci perdono, insistono sul

governo a rimuovere sanzione. Se costo sanzione è protratto nel lungo periodo

aumenta per il governo politico il costo del suo mantenimento. Usa fanno sanzione

nei confronti dell’Iran, tutti gli autori americani che sono coinvolti con Iran sono

svantaggiati. Col passare degli anni i privati continueranno a fare pressione sul

governo affinché cambi questa politica, quindi esiste un costo in chi la adotta la

sanzione, non chi ne è colpito. Il costo del mantenimento, il costo politico della

sanzione comincia a crescere, politicamente non costa nulla ed è sempre più difficile

dire che questa sanzione conviene. Nel 1981 Reagan abolisce l’embargo alla Russia

in risposta agli agricoltori americani che non potevano avere accesso al lucrevole

mercato sovietico. Anche l’embargo nei confronti dell’Iraq andò in frantumi quando la

Francia e la Russia e altri stati non erano più disposti a rinunciare ai benefici della

partecipazione all’interno del mercato energetico iracheno.

4. problemi politici e comunicativi per l’effetto sulla popolazione incolpevole. Una

sanzione ha effetto sull'intera comunità. Se una sanzione è particolarmente dura gli

effetti sui civili sono difficili da sopportare per l’opinione pubblica del paese

sanzionate il quale chiede che delle persone invoca vi siano coinvolte in questo tipo

di contesto. Il governo del paese x sta cambiando ma alla gente non importa. Questo

indebolisce il clima di opinione pubblica interno nel paese che impone la sanzione.

Non in termini di costo economico ma nell'impatto dell’opinione pubblica. Anche se a

prima vista le sanzioni hanno risultati dubbi, problematici, in maniera indiretta

consentono operazioni al governo che le predice che sono utili. Non a caso infatti

negli ultimi anni si cerca di imporre sanzioni che non colpiscano la popolazione

inerme, e quindi al posto di sanzioni commerciali si scelgono sanzioni finanziare,

come il congelamento dei fondi bancari, in modo da andare a lesionare i leader (Nord

Corea, Iraq).

Perché inefficaci, vengono comunque usate? Le sanzioni economiche sono spesso un

complemento agli altri strumenti di statecraft che uno stato ha a disposizione per decidere la

sua politica estera.

1. Non solo grandi obiettivi. Posso mirare all’obiettivo grosso perchè in realtà ho in

mente qualcos'altro, presidente x se ne deve andare quindi do sanzione, so che

presidente non se ne andrà ma io sto negoziando un altro obiettivo. Queste sanzioni

sono poste da lobby che fanno forti pressioni perchè da una determinata situazione

ci possono guadagnare. I produttori di grano russo ha interesse che Eu non tolga

sanzioni in modo che Russia continui a tenere sanzioni. I produttori russi devono

mantenere le nostre sanzioni all'Ue, cosicché non hanno concorrenti. Gli obiettivi non

sono semplici obiettivi del governo. Possono anche essere obiettivi secondari non

dichiarati. Le sanzioni all’Urss sicuramente non raggiunsero l’obiettivo primario di far

cadere il regime sovietico, ma comunque contribuirono al suo isolamento, stesso

accade in Rodesia, SA e Iraq. Anche nel caso di Cuba, anche se il regime non è

stato effettivamente rovesciato, comunque ha visto l’isolamento di Cuba che ha

comunque capito che mettersi contro gli Usa può portare a grandissimi problemi.

2. parte di una strategia di politica estera complessiva. Una sanzione negativa fa

parte di una sanzione di politica estera di lungo periodo, fa parte di una storia

complicata, non mira effettivamente a un obiettivo chiaro ma mira a costruire un

sistema di azioni che costruiscono un'azione positiva. Mossa di apertura,

raggiungimento situazione in cui quello scopo lì si riesce effettivamente ad ottenere.

Le sanzioni economiche per esempio possono essere usate come un modo per

preparare il terreno all’azione militare. Nel caso dell’Iraq per esempio, molti vedevano

il comportamento di Saddam come obiettabile, tuttavia nessuno era pronto alla

guerra. Per cui si pensa di utilizzare lo strumento economico consistente nelle

sanzioni economiche. Una volta che però queste sanzioni risultano abbastanza

inefficaci, si fa avanti la possibilità di un’azione militare. In questo modo quindi gli

Usa sono legittimati a intervenire in Iraq.

3. assenza di alternative. Si mette una sanzione e in molti casi con un tono aggressivo

assertivo ostile per manifestare la propria posizione contraria perchè non si può fare

molto altro, volendo manifestare la tua contrarietà la tua presa di posizione in una

maniera tangibile adotti una sanzione. Perchè non hai molto altro a disposizione,

adottando una sanzione che è un danno, il messaggio arriva. Un conto è esprimere

rabbia, un altro è mettere una sanzione. Il messaggio reale che viene percepito da

chi è sottoposto a strategia di pressione non deve essere un messaggio astratto ma

che consenta una base fattuale. Se non ci sono grosse alternative, se azioni militare

esclusa, una presa posizione molto ostile non si può comunicare se non con

sanzione. L’invasione dell’Urss dell’Afganistan non ha lasciato molte alternative, gli

Usa non potevano non intervenire (avrebbero dimostrato di essere deboli, erano stati

poi appena sconfitti in Vietnam), ma nello stesso tempo non volevano mostrarsi

troppo aggressivi e rischiare di far scoppiare la terza guerra mondiale. La risposta fu

quindi quella di dimostrare all’Urss che la loro azione era stata presa in seria 

considerazione e che erano preparati a difendere i loro interessi vitali nel territorio

sanzioni economiche, l’embargo del grano o la non partecipazione degli usa alle

olimpiadi di Mosca del 1980.

Segnalare intenzioni, accompagnare l’iniziativa diplomatica, costruire consenso politico,

preparare la strada all’uso della forza. Si dice concretamente sono d’accordo oppure no. le

sanzioni servono a dire effettivamente tu come ti schieri su una determinata questione.

Schierare una sanzione solo a parole, fare dichiarazione dura può servire a comunicare

esatto contrario, siccome comunicazione dura ma sono interessato ad altro quindi lascio

andare avanti, può dare messaggio di fare quello si apre. La sanzione evita questo tipo di

ambiguità, modo di prendere posizione effettivamente di sostanza, concreta, reale, atto

ostile vero e proprio. Le sanzioni hanno la capacità di influenzare sia il clima interno che

esterno.

Perché proprio dopo la fine della GF si ricorre a questi tipi di strumenti?

- Se la GF aveva creato uno stallo nella comunità internazionali. Anche se si

voleva apporre delle sanzioni, non c’era unità sul tipo di sanzione che si

voleva apporre. Dopo la caduta del muro di Berlino tutto questo sparisce,

l’invasione dell’Iraq di Saddam ne è prova, tutti sono d’accordo a muoversi.

Tuttavia, sappiamo che l’embargo che viene imposto poi non verrà più

accettato da Russia e Francia. 

- Globalizzazione. Gli stati diventano sempre più interdipendenti quindi le

sanzioni economiche hanno più effetto. Tuttavia, essendo in un sistema

globalizzato può anche essere che gli attori sanzionati trovino delle

alternative, ma coloro che trovano alternative sono spesso i leader che

lasciano quindi la popolazione alla merce di queste sanzioni (Iraq).

- La logica delle sanzioni economiche poi suggerisce che la democratizzazione

dovrebbe accrescere la probabilità che esse portino a un significativo

cambiamento politico, dato il fatto che le democrazie si basano fortemente

sulla ricerca di un consenso. Tuttavia, in realtà le sanzioni hanno come effetto

la creazione di un forte spirito di solidarietà all’interno degli stati e quindi si

rende meno effettivo l’applicazione di queste misure che anzi contribuiscono

a fomentare la rabbia della popolazione nei confronti dello stato che ha

imposto le sanzioni. Al contrario gli stati autocratici possono traslare il peso

delle sanzioni sulla popolazione sottomessa, senza che essa possa opporsi.

Gli strumenti economici possono essere usati sia per motivi tattici che quindi operano a un

livello più immediato (Usa nel 1982 offrono di alzare le vendite di carbone ai suoi alleati

Europei per scoraggiarli dall’usare i gasdotti dell’Unione sovietica) o ad un livello a lungo

termine, la Germania usò una serie di incentivi per inculcare la dipendenza economica, e

poi il consenso politico da parte dei suoi vicini in Europa più alleati durante il periodo tra le

due guerre.

Le sanzioni positive risultano essere più efficaci di quelle negative. Le minacce tendono a

produrre resistenza e risentimento nei confronti degli stati target, anche ‘rally around the

flag’. Mentre quelle positive sono più efficaci, oltretutto le sanzioni positive possono essere o

anzi sono quasi sempre unilaterali, mentre quelle negative per essere realmente efficaci

devono coinvolgere più paesi. Tuttavia, anche qui abbiamo aspetti negativi, il governo che

fornisce aiuti può trovarsi costretto a fare sempre più pagamenti e comunque non è detto

che la nazione target risponda positivamente agli aiuti.

Gli strumenti positivi così come quelli negativi possono essere usati in maniera

complementare, le sanzioni negative possono strutturare le opportunità per l’uso di misure

positive (l’embargo a Cuba aveva questo fine).

Quindi l’interdipendenza economica e fonte di armonia o conflitto? Secondo i liberisti

diminuerebbe la possibilità di conflitto, mentre secondo i realisti le aumenterebbe.

LEZIONE 7

Democrazia

Problema formulazione politiche estere attraverso un focus su un tipo di regime politico,

democrazie o democrazie liberali. [fonti capitoli Panebianco + studio caso rappresentato da

articolo, il contributo dell’opinione pubblica]

Nel caso delle democrazie abbiamo un problema: essa consiste in un sistema politico che

non funziona solo attraverso l’iniziativa dei governanti, ma anzi si suppone che un ruolo nella

formulazione di tutte le politiche sia riservato anche chi non svolge una parte attiva, la

cosiddetta parte governata, l’opinione pubblica, i cittadini.

Il problema legato questo tipo di studio è che la politica estera delle democrazie può avere

delle caratteristiche che altre policy non hanno. Gli elettori hanno per esempio peso nella

politica fiscale. Ogni partito si presenta con una sua idea di politica fiscale, e l’opinione

pubblica seleziona il tipo di politica fiscale. Lo stesso vale in politica estera?

Prendiamo diversi paesi che adottano questo regime politico. Se questo regime

ha una peculiarità in politica estera → paesi che lo adottano hanno similarità

nella formulazione della politica estera. Invece nell'articolo l’autore nota

numerose differenze negli atteggiamenti di politica esteri di questi paesi.

Se regime politico è lo stesso, se problema esterno è lo stesso, perchè le loro politiche

estere sono diverse? Quali fattori dobbiamo considerare? Domande che si fa l’articolo, che

formulerà una risposta, meccanismi attraverso cui OP influenza politica estera, che dipende

da tipo di democrazia. Nonostante una comune appartenenza a questi tipi di regime politico,

ci sono altre caratteristiche che possono differenziare una democrazia dall’altra. Questo è un

classico perfetto modello dell'analisi comparata da cui prende nome la disciplina. Prendiamo

dei paesi con caratteristiche simili, ma nell’osservazione dei loro comportamenti notiamo

delle differenze. Quindi dobbiamo salire alle loro differenze e vedere da cosa derivano.

La democrazia come tipo di regime politico e perchè dobbiamo supporre che abbia

delle peculiarità riguardo alla formulazione della politica estera

Fonte ideologica è una certa cultura politica che ha un'origine recente e geograficamente

specifica, circoscritta. Secondo questa cultura la diversità dei regimi politici dipende da

alcune forme di esercizio della libertà individuale e la gestione dei diritti fondamentali degli

individui.

Liberalismo →

1. individui e ideali (libertà, uguaglianza, diritti umani) democrazie liberali. Insieme

valori fondanti che tutti i partecipanti sono tenuti a rispettare e che sono stati

approvati con una decisione diversa dalle normali decisioni di governo. Questi

principi non sono nella disponibilità del potere esecutivo, ma anzi, sia il potere

esecutivo che il legislativo ne sono vincolati. Posso vincere elezioni con 70% ma non

posso dire che avversario sia escluso o messo in galera in quanto questo non è nella

disponibilità dei poteri di un governo. Essendo garanzie non possono essere messe

in discussione dal governo. Quel numero di garanzie e diritti tuttavia possono essere

messe in discussione dal potere giudiziario che è separato dagli altri due poteri sulla

base di regole già esistenti. Il principio penale non è retroattivo, valore centrale

democrazie liberali. Non posso vedere quello che fanno avversari e poi dire che è

illegale. Questo tipo di meccanismi sono costituzionalmente impossibili. Questo

fornisce determinate garanzie agli individui. Quanto questi principi di libertà e diritto

individuali possono avere un impatto sulla politica estera? Cambia la politica estera

nel momento che adotta questi principi?

2. Forze sociali (capitalismo, mercati). Articolo 3 nostra Costituzione: ciascun cittadini

ha pari dignità rispetto alla legge. Qualsiasi questo sia. Si riconosce un ruolo

particolare alle forze sociali, al modo in cui i cittadini si organizzano per difendere

la propria opinione. La vita politica del paese è fortemente condizionata dalle forme

in cui i vari modi di intendere la propria individualità sono organizzati. Secondo la

dottrina liberale nelle relazioni internazionali queste forze sociali, non statali, non

governative sono una componente essenziale anche nella formulazione della politica

estera. Uno dei passaggi fondamentali attraverso cui questo avviene è attraverso

l'esercizio delle libertà individuali. Ma anche economiche. Gli attori sociali sono

protagonisti nel sistema internazionale né più né meno degli stati. istituzioni

3. Istituzioni politiche (democrazia, rappresentanza, divisione potere).

in primo luogo rappresentative → la politica deve riflettere quello che è

l'orientamento degli individui e delle forme di organizzazione sociale che

gli individui si danno, dentro le istituzioni politiche deve essere previsto

un sistema che attribuisce riconoscimento alle idee che sono prodotte

fuori da quel sistema. Secondo punto l'esercizio del potere non è assoluto.

Esiste un vincolo che trattiene la mano di chi impugna la spada. Questo vincolo viene

esercitato dalla divisione dei poteri che rispondono a dei principi autonomi.

Rappresentanza degli interessi viene trasformata in volontà politica, ma meccanismo

in cui le tante componenti si bilanciano e nessuna diventa dominante. Questo

impone dei vincoli dai punti di vista decisione che possono condizionare anche

politica estera. Potere esecutivo ha ruolo più concreto e pragmatico operativo della

condotta politica estera, tuttavia esso ha di fronte il potere legislativo che gli pone dei

limiti. Il caso più famoso è quando il presidente degli Usa, Wilson si lancia

nell'iniziativa della costituzione della Società delle Nazioni che stabiliva un diritto

internazionale vincolante per i paesi che ne facevano parte. Questa istituzione fu

creata quindi dagli Usa, tuttavia nel ‘20 il potere legislativo degli Usa bocciò questa

proposta e quindi Usa non fecero parte di questa istituzione che essi stessi crearono.

Questo genera una serie di discussioni sulla prevedibilità sulla politica estera.

Il liberalismo è una dottrina politico-filosofica generale

Centralità della libertà individuale:

- la libertà etico-morale (coscienza)

- gli uomini sono soggetti etici, non oggetti o strumenti.

Discussione sui mezzi sottoposta ai vincoli che richiedono controllo di coerenza rispetto a

principi e valori. Le persone sono un fine, prima di essere un mezzo. Questa è la terza

massima della critica della ragion critica di Kant. Kant è proprio uno dei filosofi del

liberalismo.

3 principi kantiani secondo i quali la realizzazione dei valori del liberalismo politico in

situazioni stabili e diffuse ha come conseguenza la costruzione di un sistema internazionale

pacifico: Le

1. governo repubblicano governativo (stato di diritto e separazione dei poteri).

rivoluzioni avrebbero costituito forme governative diverse da quelle

monarchie, formate dalla divisione dei poteri e sullo stato di diritto →

idea che vita sociale è regista dalle norme, non dalla volontà dei

governanti. Essa deve incanalarsi in norme dalla valenza universale e che

regolano la vita delle persone definendo in anticipo i contenuti della

norma.

2. rispetto per i principi di non-discriminazione. Ciascun governo basato su quei

principi deve riconoscere agli altri governi gli stessi diritti e doveri che attribuisce a se

stesso. Non si possono fare discriminazioni.

3. Tutto questo deve avvenire in un contesto di interdipendenza socioeconomica.

Scambio non solo economico, avere scambi anche con altre popolazioni. Quando si

verificano queste tre condizioni, il sistema internazionale tende ad essere pacifico. In

qualche modo è come se l’anarchia internazionale venisse eliminata, sistema

internazionale qualcosa di probabile alla politica interna. Rende civilizzato lo scambio

tra le entità del sistema internazionale. Quando si verificano queste tre condizioni si

può arrivare addirittura alla scomparsa della guerra.

Il principio di cui parlava era il carattere civilizzatore degli scambi, soprattutto degli scambi

→ doux commerce,

commerciali legato al terzo punto, se cresce l’interdipendenza si ha

una naturale tendenza a civilizzare i rapporti internazionali. Guerra meno probabile perchè

dati gli interessi, rapporti di interdipendenza, principi di non-discriminazione, l’opinione

pubblica si opporrebbe o si opporrebbe con una frequenza sempre maggiore col crescere

dell'interdipendenza, o farebbe una opposizione tanto più forte tanto più le ragioni della

guerra apparissero arbitrarie. Un certo tipo di guerra tipico di quel periodo trova dei limiti

forti. Opinione pubblica, divisione dei poteri ecc non significa democrazia, regime

democratico è una forma specifica di governo repubblicano che adotta oltre a questo altri

principi come suffragio universale, e Kant non ci pensava minimamente, Quando si pensa

alla politica estera delle democrazie contemporanee si parte sempre da questo quadro di

riferimento.

Tutta la dottrina kantiana si fonda sulla definizione di un atteggiamento

determinato da principi. Dottrina kantiana poi non vede la relazione strettissima

tra emergere suffragio universale e quello della coscrizione militare obbligatoria.

Rapporto strettissimo tra militarizzazione e la politica di potenza delle

democrazie occidentali che hanno introdotto quel principio del suffragio

universale. Anche per questo si introduce suffragio universale maschile, perché

donne non avevano obbligo di fare servizio militare. Suffragio universale

femminile, primo paese che lo introduce è quello che introduce anche l'obbligo

servizio militare → Israele.

Quello che osserviamo è che le democrazie reali introducono qualche minima modificazione

nel modo in cui si fa politica estera secondo democrazie. Le democrazie reali devono

affrontare problemi che alterano la visione della dottrina liberale. Poi le democrazie reali

sono profondamente diverse le une dalle altre. Ci possono essere legami speciali, il principio

di non discriminazione evita che qualcuno sia trattato peggio di altri, ma non obbliga speciali

rapporti. Siamo tutti uguali ma poi ci sono gli amici. Questo introduce un quadro più

complicato, la politica estera delle democrazie devono trovare una sintesi empirica un po’

più realistica. Quello che andiamo a vedere adesso è un tentativo di vedere come principi

che comunque esistono devono però essere studiate all'interno di contesti pratici che

inevitabilmente li influenzano.

Problema da discutere: più che immaginare un modo specifico in cui tutte le democrazie

dovrebbero comportarsi in politica estera, possiamo immaginare che le democrazie siano

regimi che a causa dei loro principi hanno un certo orientamento, una certa tendenza a

comportarsi secondo quei principi, tuttavia questa tendenza è contrastata da altre tendenze.

Quindi per capire la loro politica estera dobbiamo vedere come si bilanciano tendenze

culturali del liberalismo e altre tendenze che vengono da altro. Dal dialogo tra queste

tendenze nascono una serie di tendenze contrastanti che sono tipiche di tutte le democrazie,

tutte devono bilanciarsi tra tendenze contrastanti tali da produrre una politica estera

dilemmatica che quindi deve fare delle scelte.

Questo tipo di tendenze che troviamo nell’atteggiamento di politica estera assume diverse

forme, possiamo cercare di ordinare questo fenomeno classificando un certo numero di

forme che l’atteggiamento dilemmatico della democrazia in politica estera assume

normalmente. Sono delle classificazioni in qualche modo a scopi pratici, cerchiamo di capire

quali e quante forme può assumere questo tipo di dilemma. Le tendenze contrastanti entro

cui si trova chi deve prendere delle decisioni in politica estera.

Secondo Panebianco può essere utile individuare quattro diversi dilemmi nella politica

estera della politica democratica, quattro dilemmi che in qualche modo sono individuati nella

diversa sfera politico-sociale in cui si svolge il gioco di tendenze contrastanti:

- dilemma politico-istituzionale. Il primo dilemma è quello più generale che fa

riferimento a tendenze contrastanti che si verificano nell’ambito dei principi

istituzionali più generali che caratterizzano la democrazia. In qualche modo è un

constatato che avendo un rilievo istituzionale deve trovare espressione a livello di

diversi valori costituzionali che devono essere integrati dentro la costituzione stessa

di un paese, ovvero un regime democratico è democratico ma pur sempre un regime

politico. (in scienza politica, l'utilizzo della parola regime è del tutto neutrale, il

giornalismo invece considera regime come sistema autoritario molto dispotico,

regime è semplicemente una parola che indica l’esistenza di un ordine politico). Una

certa società si è fatta una strutturazione politica stabile e secondo una divisione dei

poteri chiari e istituzionalizzati. Non solo rapporto di forza nel senso che uno

comanda più dell'altro, questo tipo di rapporto di forza ha una istituzionalizzazione.

Quando diciamo regime democratico, ordine ispirato ai principi di cui abbiamo parlato

fino ad ora, ma ci sono diversi tipi di regimi. Regime democratico vuol dire che è

democratico, ma prima ancora ha caratteristica di essere ordine stabilito,

istituzionalizzato quindi ha le esigenze e gli obiettivi e le necessità di ciascun

ordine politico, in primo luogo quello di provvedere alla propria stabilità e alle

tendenze che hanno l’effetto di mettere in discussione la sua sopravvivenza. In

ciascuna istituzione di paese democratico ci sono una serie di norme che

stabiliscono la libertà di parola, pensiero, riunione, e poi troviamo delle norme che

stabiliscono un altro tipo di condizione politico, lo stato di emergenza. Quando

esiste una cosa simile tutte le altre norme passano in secondo piano. Ovvero si

riconosce che esistono momenti in cui i principi fondanti del sistema democratico non

sono eliminati, ma non posso essere esercitati nelle forme ordinarie perchè altrimenti

il sistema stesso potrebbe soffrirne, oppure uno dei principi democratici potrebbe

essere messo a rischio da un altro principio democratico. Per esempio, io ho diritto di

protestare liberamente, ma se governo ritiene che io metta a fuoco una serie di

negozi, il governo interviene e vieta la manifestazione. Uguaglianza e libertà, uno dei

concetti più importanti della politica. Soluzione di autorità che stabilisce che un certo

esercizio deve aspettare affinché un altro diritto possa avere la sua soddisfazione.

Contrasto tra principi della democrazia politica, quindi la partecipazione, la

formulazione aperta e trasparente partecipata della linea politica di un governo e

dall'altra parte il valore di stabilità dell'ordinamento stesso è quello che ci interessa.

Ci sono dei casi di politica estera in cui è regime che deve accertarsi di evitare che la

sua stessa sopravvivenza venga messa a rischio. Questo può portare a mettere

sotto controllo o restringere l’esercizio della democrazia politica, della natura

pubblica dell'esercizio dei poteri politici. Contrasto tra la ragion di stato e la

democrazia o anche un contrasto tra la natura pubblica e segreta riservata

dell'esercito del potere politico. L’esercizio del potere politico è sempre pubblico,

aperto. Anche nelle democrazie esiste il segreto di stato, esigenze che contrastano

con pubblicità dell'esercizio del potere. Questo ha significato centrale nella

formulazione della politica estera. Scelte di politica estera che è meglio effettuare in

un contesto di non totale pubblicità. Perchè possono aiutare a tenere il sistema più

stabile, magari avendo obiettivi propriamente democratici. Entrambe le esigenze

sono connaturate, mentre possiamo supporre che la dittatura militare non abbia un

dilemma di questo genere perchè non ha stessa esigenza a manifestare

pubblicamente le sue decisioni, un Regime di dittatura non vive questo dilemma

perchè si basa su una tendenza a limitare quanto più lo spazio pubblico, quindi è

naturale adotti una logica di ragion di stato. Ma per una democrazia abbiamo

entrambe le tendenze all’opera quella che ti spinge all'esercizio pubblico e quella che

ti impone un esercizio riservato. Quindi arriviamo a un contrasto naturale.

- dilemma politico-culturale (cultura politica, non cultura in senso lato). Intendiamo la

cultura politica, in realtà intendiamo una forma precisa di cultural politica il

nazionalismo. Esso esprime una volontà precisa, di una comunità specifica. Quindi

dimensione particolarista. La cultura politica delle democrazie deriva dal fatto che le

democrazie sono stati nazionali, ogni regime di governo nazionale fa in modo che la

loro cultura politica si particolarista e quindi espressione di quella nazione in un

contesto in cui ci sono tante altre nazioni. Questo aspetto è connaturato alla

democrazia in quanto tale. La Democrazia è sempre esistita in quanto nazione,

come gruppo separato da altri gruppi. Non è mai esista una democrazia

sovranazionale. La democrazia è sempre la democrazia di un paese quindi la

tendenza culturale è particolaristica, esprime in forma istituzionale una cultura

politica, quella di un paese. Democrazia particolarista perchè legata a un paese ma

questa

allo stesso tempo ha una ispirazione dialogica basata su principi universali

è una contraddizione culturale profonda. La libertà politica che abbiamo noi, che ha

ogni cittadino della democrazia è la libertà di quel paese, io sono politicamente libero

perchè sono cittadino italiano e in quanto tale che sono politicamente libero. Se non

ci fosse la legge, le istituzioni italiane attraverso cui esercito la mia libertà politica,

questa libertà sarebbe priva di senso, ma allo stesso tempo non esisterebbe come

libertà se non presumeva una dimensione universale. La mia libertà reale dipende

dal fatto che sono cittadino di un paese, libertà è universale spetta a ogni uomo.

Sono principi che hanno nella loro natura il fatto di essere non discriminatori. I

principi democratici e liberali non possono essere discriminatori. Quindi c’è

dimensione universalità implicita nei valori liberali e democratici, sono tali perchè

pensiamo che appartengono alla specie umana in quanto tale. La prima grande

rivoluzione democratica è avvenuta in due paesi, scrivono per prima cosa la

dichiarazione universale dei diritti dell’uomo (Stati Uniti e Francia). Allo stesso tempo

esistono nella forma di realizzazione nazionale. Quindi dilemma naturale nelle

democrazie tra democrazia reale nazionale e quindi tendenza all’autonomia e

indipendenza e quindi all’isolamento. Svizzera democrazia diretta che su principi

universali decide di isolarsi dal resto del mondo. E’ possibile perchè la forma politica

reale non è stata altro se non democrazia nazionale. Quindi tendenza naturale al

contrasto tra ideale cosmopolitico e realtà nazionale, uno non è meglio dell'altro o

non bisogna tendere verso altro. E’ la natura della democrazia, sono entrambe

ineliminabili. Se la vuoi troppo cosmopolitica non avrà più una base rappresentativa.

In politica estera questo dilemma si esprime nell’apertura naturale al commercio

civilizzatore o al cosmopolitismo democratico, ma dall'altra parte forti tendenze

isolazioniste che sono altrettanto democratiche. E che esprimono la capacità di

autodeterminazione di un gruppo sociale.

- dilemma politico-economico. Due tendenze contrastanti che derivano dal fatto che

ci possono essere esigenze di benessere, indirizzo di politica economica che hanno

degli obiettivi nazionali, particolari. Questo vuol dire che il libero scambio è una forma

naturale così come lo è il cosmopolitismo. Questo non vuol dire che protezionismo è

antidemocratico, forma di protezionismo può essere democratico, come quella che

vuole rendere paese indipendente nella difesa di interessi necessari alla

sopravvivenza di una comunità. Due tendenze contrastanti, una verso l’apertura, per

questo paesi si aprono ad ampi trattati commerciali ma allo stesso tempo possono

avere interesse a difendere reciprocità ed interessi economici particolaristici. Ci può

essere politica di tipo protezionistica che quando non ha una funzione aggressiva

che tende a imporre una politica di vantaggi nazionali a scapito di quelli altrui. Questo

tipo di protezionismo può in certi casi entrare in contrasto con principi politica estera

ma ovviamente parliamo di problemi che si presentano in linea di principio. Tuttavia,

esiste una necessità di riconoscere che sia una linea protezionista che

liberoscambista di apertura al sistema internazionale sono per fortemente connaturati

ai principi della politica estera degli stati democratici quindi spingono le autorità in

direzioni diverse, ma entrambe sono normali.

- dilemma politico-sociale. Dilemma che ha che fare con contrasto con obiettivi

interni ed obiettivi esterni della democrazia. Il dilemma politico sociale è presentato

da Panebianco anche come dilemma tra Welfare e Warfare. Tra benessere

economico e potenza militare per semplificare. Ovvero obiettivo di benessere

interno, di soddisfazione da parte di OP rispetto alle performance del sistema

politico, oppure conseguimento di status prestigio del paese rispetto agli altri paesi.

Questi due obiettivi possono essere in contrasto. Entrambe le scelte sono

connaturate al sistema democratico. Non è detto che un sistema democratico debba

guardare prima ai bisogni del popolo, questo è solo una linea. Raggiungere una certa

posizione internazionale può essere una condizione alla soddisfazione dei bisogni

interni. Raggiungere un certo status, certi settori industriali, entrare in certi tipi di

accordi può essere una condizione del bisogno interno. Una scelta fatta per

promuovere bisogno interno può essere scelta miope. Una democrazia deve tenere

presente entrambi gli obiettivi, bisogna avere politica estera che difenda gli interessi

del paese anche col fine di raggiungere determinati obiettivi interni.

LEZIONE 8

OPINIONE PUBLICA, STRUTTURA INTERNA E POLITICA ESTERA

Politica estera delle democrazie. Dopo introduzione generale sui principi etici ed istituzionali

della dottrina liberale e le modalità con cui si formulano le decisioni di politica estera. Ci sono

delle modalità specifiche a questa modalità.

Così come ogni tipo di regime ha il suo modo di formulare politiche, uno degli ingredienti

essenziali per democrazia è l’opinione pubblica che prima di essere una forma di

comunicazione pubblica si intende un certo tipo di attore politico, insieme della

cittadinanza nel momento in cui si forma una volontà nei confronti di un determinato tema

politica modo di osservare la cittadinanza dei governanti, coloro che non sono parte attiva

del processo politico.

Quali sono risultanti e influenze sulla politica estera?

Risse- Kappen: Democracy and FP

Who is in charge of the foreign policy-making process in liberal democratic states?

Élites or masses? Who influences whom? Are public attitudes on foreign affairs

manipulated by the elites?

In generale anche se supponiamo che l’OP abbia ruolo in politica estera, quanto è

rilvente questo ruolo?

Anche partendo da visione ottimistica, un’ipotesi ragionevole prevedere che impatto OP sia

delimitato da altre condizioni un problema di peso relativo.

Ci sono due teorie che hanno animato dibattito su ruolo OP in politica estera:

1. teoria pluralista. The pluralist theory of democracy – ‘bottom-up’: nei sistemi

democratici esiste una rilevante dispersione del potere tra una pluralità di attori,

diverse figure istituzionali e sociali. Quindi una diversità sia in termini quantitativi

che in termini della qualità, della eterogeneità. Secondo questo modo di vedere le

cose la logica è dal basso verso l’altro. Il processo politico funziona come un

processo di semplificazione e ni qualche modo di confluenza di questa molteplicità

di voci dentro canali che selezionano alcune posizioni più rilevanti, creano delle

coalizioni e generano un risultato finale che tiene in considerazione gli input

provenienti da questa situazione di dispersione. In questo senso se il processo di

decisione politica funziona così dobbiamo saper valutare l'impatto relativo di un

determinato attore, uno qualsiasi non solo OP. Si parla di impatto misurabile,

quanto quella decisione conta più di un altro. Questo tipo di approccio è un approccio

descrittivo, limitato, per capire chi ha potere dobbiamo selezionare uno spazio di

osservazione entro quale la risposta può essere chiara. In questo tipo di analisi

scomponiamo il funzionamento del sistema politico in tante decisioni che si prendono

una affianco all’altra e entro quelli dobbiamo poter osservare il peso relativo. Un

attore può essere influente in una decisione ma in un'altra no. Secondo questa

visione sono i leader che seguono le masse. Ci sono però delle evidenze che

mostrano il contrario, esistono parecchi casi storici in cui nelle democrazie

occidentali delle decisioni di rilievo sono state prese contro la chiara tendenza

dell’opinione pubblica. Casi limite in cui OP è totalmente contraria:

a. Così come dopo la fine della IGM, così come alla fine della seconda, gli Usa

decidono di costruire un ordine internazionale in cui è prevista una grossa

partecipazione delle istituzioni militari. Il fatto che esistono basi militari ne

consegue che si coinvolgono migliaia di persone. Questa decisione di ruolo

attivo permanente in anni ‘40 e ‘50 contro volontà di tutte le persone.

b. In Europa dopo la IIGM la Germania viene occupata e divisa in una parte

orientale e in una occidentale, quest’ultimo è uno stato federale democratico.

Nel ‘55 decide di ricostituire un esercito. La maggioranza dell’opinione

pubblica era contraria all’idea. L'altro aspetto specifico era che lo si facesse

attraverso la Nato, anche questo no ampio sostegno popolare. Altro aspetto

la ‘ostpolitik’, politica di apertura alla Germania est negli anni ‘60

c. In Francia abbiamo invece un programma nazionale di sviluppo di un

arsenale militare nucleare, negli anni 50 era fortemente osteggiato

(successivamente la popolazione cambia idea, negli ultimi 20 anni contraria

allo smantellamento di questa politica). Negli anni ‘60 la Francia non esce

dalla Nato ma abbandona partecipazione e chiede agli altri di rimuovere tutto

il loro personale sul territorio francese. Anche questo non era affatto una cosa

accettata dalla popolazione.

2. teoria elitista, tipicamente italiana, top-down. Queste tesi sono poi sviluppate in vari

modi penetrando in vari filoni teorici. Queste tesi penetrarono nel pensiero marxista

attraverso Gramsci e diedero vita all’elitismo marxista. Altre penetrarono nel pensiero

socialista dando via a una sociologia liberale critica che è rappresentata da Mills, il

contraltare della tesi pluralista. Ma questa visione mette d’accordo anche l’approccio

stato centrico e realista delle RI. Secondo questi non è affatto vero che il potere sia

disperso, il potere è necessariamente concentrato. Ci sono studi che osservano la

permanenza di decisioni provenienti da certi ambienti in posizioni di rilievo. Secondo

questa logica il processo decisionale coinvolge anche le masse ma è un

processo chiaramente verticale, parte dall’alto per coinvolgere il basso. Il

consenso popolare è una funzione del consenso delle élite a determinate misure.

Quindi in sostanza l’opinione pubblica riflette le opinioni delle élite. Il pubblico è

facilmente manipolato dai leader politici perché: a) la bassa salienza delle questioni

di politica estera e sicurezza rispetto alle politiche economiche, b) il basso grado di

conoscenza rispetto alle questioni e c) la volatilità dell’opinione pubblica. Anche qui

abbiamo delle contro evidenze:

a. Mentre solo una minoranza può essere considerata come politicamente

attiva, grandi fasce della popolazione sembrano seguire le news rispetto alla

politica estera attraverso i media. Poi, mentre i problemi interni sembrano

essere più rilevanti rispetto a quelli di PO, il 20-30% del pubblico si deve

interessato a questioni riguardanti gli affari esteri. Esercito americano

composto se compresi civili impiegati, se poi aggiungiamo azienda fornitore

servizio esercito abbiamo a che fare con milioni di persone. Età di servizio

con ricambio piuttosto elevato, cicli accelerati. Se uno prende le persone in

pensione, quelli attualmente in carica e considera i familiari che hanno c’è

una vasta platea di persone che sa condizione esercito in Asia, perchè hanno

nella loro vita privata questa cosa.

b. Le attitudini del pubblico sembrano essere più stabili di quanto si ritenga. Una

buona percentuale del pubblico non cambia le proprie attitudini con

frequenza. Se chiedi americano medio nel ‘64, dobbiamo intervenire in V, lei

ritiene necessità di intervento diretto? Americano repubblicano tendeva a

rispondere in linea con partito repubblicano. Ma dopo un paio di anni, quasi

tutti pensavano che quella guerra è stata un disastro. Quindi OP è volatile. In

realtà esistono tanti altri casi in cui Op tende ad essere conservativa (NO

conservatrice), nel senso che tende a mantenere la sua posizione. E’ difficile

che si cambi immediatamente posizione.

c. La teoria elitaria afferma che i leader cercano di manipolare le masse e che i

governi lanciano delle campagne di propaganda estremamente sofisticate,

tuttavia questo suggerisce che le élite prendono il potere sulle masse ‘non

educate’ seriamente e si sentono vulnerabili ad esse.

Quindi abbiamo un problema e due tesi, ognuno ha dei problemi in termini di evidenza che

non si spiegano con queste due tesi.

Conceptual and theoretical problems

Sia la teoria elitista che pluralista hanno dei limiti :

1. tendono a pensare che le masse e le élite siano attori unitari. Ma le masse e le élite

non sono tali. L’OP è molto frammentata, non secondo linee di divisione del dibattito

politico, ma in gruppi funzionalmente diversi. Si distingue:

- il pubblico di massa

- il pubblico consapevole, concentrato e si suppone informato, capace di

valutazione critica.

- pubblico di settore, un pubblico che magari non partecipa ad altri processi di

comunicazione politica, ma sapendo una cosa si rende molto partecipe di quella

cosa.

Questi tre gruppi ovviamente si sovrappongono perchè si parla di una

distinzione funzionale.

2. Indirect influence. Il rapporto tra OP e sistema politico e quindi anche con élite

politiche riguarda anche un'influenza indiretta. Queste teorie considerano politica

come insieme di decisioni giustapposte. Politica non insieme di decisioni

giustapposte, ma meccanismo di insieme e spesso ‘influenza di OP è indiretta.

Quindi cambio continuo nella definizione dei temi importanti. L’OP e i gruppi societali

possono influenzare il processo di policy-making in modi differenti e a diversi livelli:

possono cambiare gli obiettivi di politica, possono restringere il range delle opzioni.

Questi effetti indiretti sono difficili da tracciare e sono quindi facilmente sottovalutati.

Tuttavia, il loro impatto può essere importante.

3. Differences in public-elite relationship across countries. Esistono differenze nel

modo in cui OP funziona da un paese all'altro. Quindi abbiamo un input di opinione

pubblica che può essere uguale per tutti, ma poi c'è seconda variabile, rapporto tra

politica e OP che varia perché ognuno storicamente ha un certo modo di condurre il

dibattito. Anche se immaginiamo che l’opinione pubblica conti o che non conta

niente, questo input è mediato dalla storia dei diversi paesi e dall'istituzione dei

diversi paesi. Perchè se prendiamo degli stati con lo stesso ruolo internazionale, un

ruolo di primo piano e se questi stati sono tutti democratici, quindi hanno la stessa

struttura interna e devono fronteggiare situazione di politica estera che è la stessa si

comportano in maniera diversa? Per esempio, prendiamo 4 paesi posti di fronte allo

stesso problema, la politica di distensione nucleare. Se sappiamo rispondere a

questa domanda sapremo il diverso ruolo opinione pubblica di questi paesi. La forma

dell’opinione pubblica di questi quattro paesi, Germania, Usa, Francia e Giappone

sono pressoché le stesse. Le armi nucleari sono tollerate per il loro valore deterrente.

Le attitudini diventano però ostili una volta che si decide di usare queste armi in

guerra. Nel corso della GF il ricorso all’uso di questi tipi di armi era supportato solo

da una piccola minoranza in questi quattro paesi. Nonostante questa somiglianza dal

punto di vista delle attitudini pubbliche, le politiche nucleari dei quattro paesi si sono

differenziate l’una dall’altra. Il Giappone ha messo in campo la più forte politica

antinucleare dalla fine degli anni ’60. La repubblica federale tedesca ha cambiato la

sua posizione nel corso del tempo, da supporter della politica nucleare di deterrenza

degli Usa a grande difensore del controllo delle armi nucleari. Gli Usa hanno

enfatizzato l’importanza del controllo sulle armi e dopo un periodo di riarmo

massiccio durante la prima presidenza Reagan, sono tornati a controllare le armi a

partire dalla metà degli anni ’80. La Francia infine ha perseguito la più nucleare delle

politiche dei quattro paesi e ha rifiutato da allora di prendere parte al controllo delle

armi. I cambiamenti nelle politiche sono in parte un risultato delle diverse posizioni e

capacità nel contesto internazionale. Tuttavia, mentre i cambiamenti negli Usa per

quanto riguarda le politiche di controllo possono essere considerate reazioni a

cambiamenti nel contesto delle minacce (invasione Urss Afganistan), la politica

francese sembra rimanere altamente inalterata sia da fattori interi che esterni. Il

cambiamento in Germania invece va contro ogni aspettativa se si guarda il

cosiddetto ‘contesto della minaccia’. La stabilità delle politiche nucleari giapponesi se

da una parte è in linea con le attitudini politiche, non è spiegabile in termini di

cambiamenti rispetto al cambiamento dell’ambiente internazionale.

Possiamo supporre che l’Op pubblica non sia interessata sempre a determinate questioni di

PE e questo spiegherebbe i diversi risultati. Quindi l’ipotesi di partenza è che non è la

questione specifica che ci spiega se influenza c’è o no, qui infatti abbiamo manipolazione

caso in modo che issue politica sia uguale per tutti. Quindi la issue è la stessa per tutti, se

abbiamo risposte diverse vuol dire che non è questa che giustifica un ruolo importante di Op

in PE. L’esistenza di una maggioranza non garantisce una decisione congruente.

E allora cosa conta? Conta a) quali sono le istituzioni interne che gestiscono il rapporto con

l’opinione pubblica e b) il modo in cui si costruiscono le coalizioni politiche, ma anche quelle

di opinione, una volontà politica di maggioranza insomma processi di costruzione delle

coalizioni. Gruppi, persone che a un certo punto si ritrovano intorno a una presa di

posizione. In ciascun paese il modo in cui si forma una volontà politica dipende dal sistema

di partito, media, dalle situazioni, da come è fatto il loro stato. Quindi dobbiamo prendere

questi due approcci insieme, prendere solo il primo ci fa vedere che anche in stati deboli

(come Usa) portano comunque avanti politiche altamente efficienti.

Questo approccio combinato enfatizza:

- La natura delle istituzioni politiche e il grado di centralizzazione. La cosa più

importate attraverso la quale un sistema istituzionale può influenzare decisione

politica estera è il grado di centralizzazione, quante istituzioni, soggetti devono

far parte del meccanismo attraverso cui si forma una decisione. Questa sistema

può essere più o meno centralizzato. Casi in cui elezione diretta del presidente,

presidenziali, oppure elezione diretta riguarda solo il parlamento. Ci sono paesi in

cui il potere di politica estera è diviso. Ci sono vari gradi e forme di

centralizzazione. L'impatto dell'opinione pubblica dipende da questo primo

aspetto.

- La struttura della società e la sua polarizzazione, la forza delle organizzazioni

sociali e il livello verso cui la pressione sociale può essere mobilitata societal

structures. Non tutte le democrazie hanno lo stesso popolo. Molti casi uno

stesso governo governa su persone che nemmeno parlano la stessa lingua,

esiste una pluralità di minoranze, può esistere. Altri paesi possono invece essere

omogenei. Stessa cosa si può dire per quanto riguarda la segmentazione

economica. Paesi in cui c’è forte polarizzazione, gli estremi sono molto lontani

paesi o paesi in cui c’è convergenza in fatto di cultura politica. Ci sono paesi

eterogenei, tutte queste cose influenzano formazione dell’OP. Francia presidente

repubblica eletto direttamente dal popolo ed è lui che nomina ministri, mentre

Svizzera abbiamo governo dove tutte le minoranze devono essere rappresentate

e dove tutti i politici devono essere rappresentati.

- Policy networks che legano lo stato alla società. Meccanismi e processi di

rappresentazione degli interessi che legano l’ambiente sociale al sistema politico:

- Nei paesi che hanno istituzioni politiche centralizzate ma società

polarizzate e organizzazioni sociali piuttosto deboli state-dominated.

La coalizione rilevante per la scelta di policy è ristretta alle élite politiche e

può più o meno escludere gli attori sociali e l’opinione pubblica.

- Controllo sociale del policy network, lo ci si aspetta nei paesi che hanno

società omogenee e con un alto livello di mobilitazione sociale ma con

strutture statali deboli. Qui l’opinione pubblica gioca un ruolo rilevante.

- Democratic corporatism. Gli attori politici e sociali sono legati in continui

processi negoziali in cerca di compromessi dal punto di vista della policy

in un ambiente di dai e ricevi. Quindi ci aspetta da questo policy network

delle policies a metà strada, una sorta di comun denominatore dell’OP.

 Prendiamo quindi in considerazione 4 democrazie e andiamo ad analizzare le

differenze in base alle istituzioni politiche, la struttura della società e i policy networks

Tipo di sistema politico:

Gli Usa hanno un sistema politico decentralizzato, nonostante l’elezione diretta, il più

decentralizzato in fatto di policy-making della sicurezza e degli esteri. L’esecutivo vede un

continuo contrapporsi tra il Pentagono, il dipartimento di stato e il concilio nazionale di

sicurezza. Il Congresso ha più autorità sulla condotta di politica estera di tutti gli altri

parlamenti occidentali a causa della a) debolezza del sistema partitico americano che limita i

poteri dell’esecutivo sulle decisioni del congresso e b) le misure istituzionali come quella che

richiede i due terzi della maggioranza per l’approvazione dei trattati internazionali.

Germania ovest, paese federale e anche qui abbiamo un certo livello di

decentralizzazione che dipende non solo fatto che esistono regioni ma che rapporto

parlamento governo è complesso, ci sono due camere distinte, camera delle regioni e la

camera dei deputati. Il ruolo del parlamento è abbastanza limitato, tuttavia questa debolezza

non corrisponde a un rafforzamento del potere esecutivo come in Francia. Piuttosto i partiti

politici limitano sia l’esecutivo che il legislativo. Ciascuna delle due dà la propria

approvazione al governo quindi questo deve avere approvazione parlamento. Congresso

non dà fiducia negli Usa, mentre in Germania vale l'esatto opposto. Queste due camere

sono entrambe partecipi a dare fiducia al governo. Il livello di centralizzazione è leggermente

maggiore di quello Usa. In Germania è la maggioranza dei partiti nel Bundenstag che deve

approvare un nuovo esecutivo, se non si mettono d'accordo si va avanti senza governo.

Quindi non c’è governo se non ha la fiducia di entrambe le camere.

Giappone, livello di centralizzazione superiore. Il Giappone non ha una

struttura federale (differenza con Germania). E’ uno stato forte come la Francia. Il

ministro degli esteri che domina la policy estera e di sicurezza, non può però

competere internamente con il Ministro del commercio internazionale e

dell’industria e il ministro della finanza. La distribuzione del potere all’interno del

governo quindi rifletta la predominanza delle questioni economiche su quelle

della difesa per quanto riguarda la politica estera giapponese. Il parlamento

giapponese, la Dieta, ha un ruolo minore negli affari esteri, mentre il Partito

Liberale Democratico che controlla il governo giapponese dal 1955 è uno dei più

importanti attori per quanto riguarda la politica estera.

Il sistema più centralizzato è quello francese perché non è federale ed è un

sistema presidenziale. Inoltre, è piuttosto raro che il presidente non abbia anche

una maggioranza al parlamento. E’ accaduto ma comunque si è introdotta

riforma costituzionale che lo rende impossibile. Il potere dell’esecutivo è molto

forte, questo è rilevante soprattutto per il policy-making della difesa ed estero,

che è un dominio riservato al presidente. Oltretutto il parlamento francese, in

netto contrasto con il congresso americano, ha un ruolo quasi trascurabile in

fatto di politica estera.

Tipo di società

Società → come possiamo definire società? Livello di eterogeneità, se cultura

dei cittadini (religiosa, politica) è molto polarizzata o tende ad essere comune e il

secondo punto osservato è l’esistenza di associazioni come partiti o sindacati o

grosse organizzazioni sociali, se sono organizzazioni forti o deboli, frammentate o

strutturate.

Negli Usa abbiamo una società fortemente eterogenea. Anche dal punto di

vista dei rapporti economici abbiamo disuguaglianze ampie. Eterogeneità

maggiore e il tipo di organizzazione che hanno sono organizzazioni molto

frammentate. Non abbiamo sindacato nazionale, ma tanti sindacati. Ampia

frammentazione. Lo stesso per il sistema di promozione degli interessi privati.

Ognuno tende ad avere la sua Lobby, questo crea una situazione molto

frammentata anche se negli ultimi 20 anni si parla di una oligarchizzazione della

politica americana. La società americana sembra quella francese più che quella

giapponese in termini di divisioni tra classi sociali e spaccature ideologiche.

Questo ha ovviamente una ripercussione sulla politica estera dove troviamo una

biforcazione tra gli ‘internazionalisti militanti’ e gli ‘internazionalisti cooperativi’

che è strettamente correlata con le divisioni ideologiche tra conservatori e

liberali. Tuttavia, l’abilità degli attori sociali di mobilitarsi per supportare le loro

richieste e organizzarsi tra loro è più forte che in Francia.

In Germania abbiamo società eterogenea, basti pensare che in Germania abbiamo

cattolici e protestanti ma il livello delle organizzazioni sociali è piuttosto solido, si vede a

livello partiti, sindacati… Oltretutto abbiamo anche un alto livello di partecipazione a queste

organizzazioni sociali. Le tre organizzazioni sociali più importanti e più centralizzate, chiesa,

sindacati, imprese, non esitano a dare la propria opinione rispetto a questioni di sicurezza e

di politica estera.

Il Giappone diverso, ha forti organizzazioni sociali ma culturalmente più unificato oltre

che anche più stabile (da questo punto di vista). Giappone è sempre stato uno stato

unitario, mentre per esempio la Germania no.

In Francia abbiamo una società eterogenea (economia e frammentazione tra Parigi e resto

della Francia). La cosa si ripercuote nelle forme organizzative, il sistema dei partiti francesi è

stato stabile tra anni 80 e 90, altrimenti ha vissuto convulsioni continue. L’Op francese è

quella più divisa sulle politiche di sicurezza più delle altre nazioni europee.

Policy networks

Usa. Society-dominated type perchè vede il costante costruirsi e ricostruirsi di coalizioni

tra gli attori politici e le élite politiche, più di altri nell’ambito della foreign and security policy.

L’apertura del sistema politica dà alla società un facile accesso al processo di decision-

making.

Francia. Il policy network qui è completamente dominato dallo stato e soprattutto dalla

presidenza, in particolare rispetto a questioni di policy di difesa e di politica estera.

Germania così come il Giappone assomigliano al modello corporatista. La Repubblica

federale vede nel sistema partitico il più importante collegamento tra la società e il sistema

politico. I due più importanti partiti politici sono essenzialmente due grandi organizzazioni

che integrano domande sociali divergenti. Tuttavia, l’organizzazione istituzionale così come

la cultura politica enfatizzano il consensus-building e la riconciliazione mutua in caso di

interessi divergenti.

Giappone. Il bisogno di portare ogni attore rilevante all’interno del processo di decision-

making e di raggiungere un equilibrio tra le diverse visioni è frequentemente citato come la

principale ragione per cui la politica estera giapponese è così lenta nel muoversi

‘corporatism without labor’.

USA GERMANIA GIAPPONE FRANCIA

Sistema politico decentralizzat Livello Livello centralizzato

o intermedio di intermedio di

centralizzazione centralizzazione

Società Eterogenea, Eterogenea, Omogenea, forti Eterogenea,

organizzazioni forti organizzazioni organizzazioni

deboli organizzazioni deboli

Policy network Society- Democratic, Democratic, State-

dominated corporatist corporatist dominated

In Francia abbiamo società molto debole e politica centralizzata, quindi OP secondo

modello elitista sono le élite che riescono a condizionare il dibattito nelle masse. Di

conseguenza limitano la possibilità di un loro impatto in politica estera. L’OP quindi gioca un

ruolo marginale nel processo di foreign-policy making.

Usa sistema decentralizzato e società eterogenea. Questo tipo di struttura permette una

maggiore facilità rispetto al fatto che degli input dal basso possano influenzare specifiche

decisioni politiche sistema bottom-up. Quindi esiste una grossa possibilità che attori

politici siano influenzati da fattori diversi. Quindi politica estera in molti casi anche

prevedibile. E pressione OP può essere così forte da mettere in difficoltà le istituzioni

politiche.

Germania → stato corporativo, sistema politico in cui interessi privati e

meccanismo costituzionale così connessi che si fatica a distinguerli, i sindacati

sono quasi istituzioni statali, così come le organizzazioni industriali. L’OP

influenza le politiche estere attraverso il sistema partitico

Giappone stessa cosa della Germania ma con maggiore capacità di governo. In

Germania invece abbiamo un rapporto complesso tra corporazioni e governo.

Un’altra differenza starebbe nel fatto che la società giapponese è più eterogenea

di quella tedesca e quindi l’Op è meno divisa sulle questioni di sicurezza e di

politica estera.

Le reazioni dell’Opinione pubblica alla politica estera sovietica 1980-90

Quindi vediamo ora che cosa succede a livello decisionale rispetto a decisioni di Gorbaciov.

Negli anni ‘80 la Russia allenta il controllo Urss sui paesi della cosiddetta Europa comunista,

quindi permette loro di cambiare istituzioi e quindi entrare in contatto con i paesi altra metà

dell’Europa.

Corsa agli armamenti, Regan e il predecessore di G erano in competizione dispiegamento

armi, non solo corsa alla innovazione della tecnologia militare. 

Gorbaciov propone accordi di disarmo e di distruzione dell’arsenale nucleare accordi per

il disarmo, rendendo non operativi missili già presenti sul campo – perestrojka.

Questa tabella a pagina 495 misura la percezione che le opinioni pubbliche di questi 4 paesi

hanno rispetto minacciosità dell’Urss. Lo misura nel corso del tempo.

Tra

Usa fine anni ‘70 e inizio anni ‘80, con la presidenza Regan raggiungiamo picchi

assoluti di percezione della minaccia sovietica, a causa anche dell’invasione in Afganistan

delle truppe sovietiche. Poi abbiamo caduta livello drammatizzazione fino alla caduta del

muro di Berlino. 86 è l’anno dell’inizio della ‘peace offensive’ di Gorbachev, questa però non

sembra influire sull’OP giapponese.

In Giappone alla fine degli anni ‘80 continua a essere paese con forte percezione negativa

dell’Urss.

Germania ovest, andamento oscillante, segue Usa nella fine anni ‘80 quando accade la

riunificazione, si pongono premesse per questo tipo di procedimento.

In Francia abbiamo un miglioramento non così netto come in Germania e Usa ma

comunque chiaro miglioramento della percezione dell’Urss.

Quindi Op rispondono alle mosse di Gorbaciov in maniera positiva, le opinioni pubbliche

sono disponibili a prendere sul serio Gorbaciov, come si vede nella tabella a pagina 499.

Viene chiesto come dobbiamo fare nelle proposte di Gorbaciov? Il gruppo dei falchi dice che

non dobbiamo insistere, solo subdolo mezzo dei russi per fregarci, poi c’è la posizione

intermedia, prudenza, posizione attuale ma dialogante e altri che dicono occasione

storica…. Sono tre gruppi, in tutti i paesi la parte di quelli che si oppongono è decisamente

minoritaria.

Quindi abbiamo una chiara dimostrazione di supporto a un’apertura nei confronti di

Gorbaciov.

Ora dobbiamo vedere se questa posizione OP influenza le decisioni dei governi.

Come lo possiamo vedere in maniera affidabile? Per fare questo dobbiamo vedere le spese

militari, se livello spesa militare decresce allora possiamo supporre che l’atteggiamento

dell’OP si stia facendo sentire.

Però manca una parte importante: differenziazione delle risposte a seconda delle strutture

interne. Dobbiamo aggiungere al quadro l’organizzazione interna. Fino ad ora abbiamo

parlato di filtri. Laddove filtro più leggero, atteggiamento più vicino OP, filtro più selettivo

politica più indipendente. Secondo questa aspettativa se quello che stiamo studiando è il

diverso filtro che i sistemi istituzionali interni applica su OP, se filtro più ampio, se filtro più

stretto OP conta di meno e governo più indipendente.

Dove vediamo ruolo maggiore OP? Negli Usa (bottom-up model) vediamo un atteggiamento

opposto alla Francia. Abbiamo qui il sostegno alla spesa militare degli Usa e anche della

Germania. Con Reagan abbiamo la più straordinaria riduzione di armamenti mai raggiunto. I

trattati di R e G rendono l’Europa senza armi nucleari operative. Oltretutto un’analisi dei

cambiamenti dell’opinione pubblica e di policy tra il ’35 e il ’79 hanno rivelato una

congruenza tra i cambiamenti dell’opinione pubblica e le modifiche delle politiche soprattutto

nei casi in cui abbiamo cambiamenti drastici nelle attitudini pubbliche.

In Francia abbiamo atteggiamento altalenante, il governo è più cauto e non riduce allo

stesso modo. Mentre l’Opinione pubblica francese è quella che meno adotta un

atteggiamento da ‘falco’ nei confronti dell’Urss, Mitterrand adottò comunque un approccio

più ostile verso l’Unione sovietica. Il governo francese si mostra più incline a essere in linea

con le élite piuttosto che con l’opinione pubblica.

Anche in Germania abbiamo una cosa importante, siccome il sistema non è né

perfettamente aperto né chiuso, quello che conta è QUANDO si convincono i partiti e i

sindacati. Siccome nelle strutture corporative sono le organizzazioni che sono l’ago della

bilancia, quando si formerà un consenso diffuso tra tutti i partiti. Nel sistema di partito si crea

un consenso diffuso nell'idea di un avvicinamento tra est e ovest e quello costituisce un

pilastro. Tuttavia, siccome quello che conta è il consenso generale nel sistema di partico,

quando CDU diventa più aperta, si forma questo atteggiamento positivo dell’opinione

pubblica.

In generale in Germania si è visto come l’impatto dell’opinione pubblica sia cresciuto nel

tempo e il processo di decision-making è diventato via via più democratico.

Il ruolo dell’opinione pubblica nella politica di sicurezza è cambiato nel corso del tempo ed è

passato verso un modello bottom-up durante gli anni ’80. Il pubblico generale e quello di

settore hanno decisamente influenzato il processo di coalition-building all’interno del sistema

partitico che a sua volta ha ridotto il range delle opzioni a disposizione dei policy-makers.

A differenza della Francia la struttura interna della Repubblica federale era abbastanza

aperta da consentire questi cambiamenti. E a differenza degli Usa, la forza del sistema

partitico nel policy network ha permesso l’istituzionalizzazione del consenso sociale.

Giappone. Data la struttura interna giapponese e la stabilità dell’opinione pubblica, il caso

del Giappone è previsto essere simile a quello della Germania. Infatti, l’Op giapponese è

abbastanza in linea con la politica estera. Infatti, quasi tutte le analisi della politica di difesa

giapponese hanno dimostrato che l’Op ha la capacità di diminuire i margini di manovra dei

policy-makers. L’analisi della politica giapponese negli anni ’80 sembra confermare tutto

questo, la policy giapponese nei confronti dell’Urss rimase in linea con un alto livello di

percezione della minaccia.

Conclusioni

Lo studio è giunto a tre importanti conclusioni:

1) L’opinione pubblica di massa ha un peso in ognuno dei quattro paesi seppur con

gradi differenti. Tuttavia ci sono dei casi limite all’impatto del pubblico generale sulle

policies di sicurezza. Raramente l’opinione pubblica generale influenza le decisione

politiche o l’implementazione di specifiche policies. Insomma i modelli bottom-up e

top-down sono troppo semplicistici per descrivere la realtà dei quattro paesi.

2) Sono più importanti gli effetti indiretti dell’opinione pubblica. Il ruolo principale del

pubblico nelle democrazie liberali è quello di influenzare il processo coalition-building

tra le èlite. Il supporto dell’opinione pubblica di massa sembra essere essenziale per

il pubblico specifico e tutti quegli attori sociali che influenzano le decisioni di policy.

Sia per le èlite politiche che per gli attori sociali, il pubblico di massa dimostra di

essere una risorsa per il rafforzamento della loro posizione nel processo di coalition-

building.

3) Le strutture interne si sono dimostrate essere la variabile intermedia tra l’opinione

pubblica e la politica estera. Sotto determinate condizioni e nonostante la loro

similitudine in attitudini politiche le variazioni di interazione tra il pubblico generale e

le élite nel processo di foreign-policy making possono essere spiegate da differenze

di struttura interna.

LEZIONE 9

Fattori interni della determinazione della politica estera delle democrazie, in

seguito passeremo a vedere i fattori esterni.

Osservazione sul significato partecipazione OP in un sistema sociale altamente

mediatizzato, in cui OP non si esprime telepaticamente ma il passaggio è

mediato. Stando in mezzo influiscono sul passaggio di determinati messaggi da

una parte all’altro, il passaggio stesso è un atto sociale. Mezzi di comunicazione

no strumenti neutri di passaggio ma diventano oggetto di studio a sé stante nella

comprensione dei meccanismi che determinano la politica estera. [capitolo

media e politica estera]

Lunedì prossimo → caso di studio che riguarda qualcosa di affine al concetto di

policy network. Osserveremo come nascono determinati rapporti marziali

all'interno delle democrazie. Quindi si formano gruppi, associazioni, linee

ideologiche che attraverso una organizzazione nella forma di piccolo grande

gruppo possono arrivare a influenzare delle scelte molto importanti come quella

di un importante militare. Caso di studio su nascita e sviluppo del movimento dei

neoconservatori negli Usa.

Lo studio di determinanti modelli, policy network che descrivevano soluzioni

politiche diverse alla domanda conta l’opinione pubblica nella politica estera? Se

arriva a contare lo fa attraverso quale meccanismo? La domanda che ci stiamo

ponendo di fronte a questi modelli, conta l’OP nel determinare una scelta di

politica estera del governo di questi paesi? La risposta è si, ma le risposte sono

state molte eterogenee. Quindi c’è qualcosa in più che ci spiega come fa a

contare l’OP ---> percorso di costruzione del policy network, caratteristiche

istituzionali e della società civile. Abbiamo osservato quelle che l’autore definisce

4 strutture internet.

Come possiamo un passo in più e dare delle linee generali? Il modo in cui

Panebianco fa è questo è di introdurre i vincoli della dimensione interna,

cerchiamo di generalizzare il discorso che abbiamo fatto su Germania, Giappone

ecc. Abbiamo osservato PE come il risultato di un processo in cui convergono

determinati fattori. Quello che abbiamo visto è che la confluenza di diversi fattori

non è un processo libero, ma in ciascuno di questi paesi esistono delle strutture

che fanno da filtro al passaggio di una certa decisione, della preferenza espressa

dall’opinione pubblica. Se partiamo da lì abbiamo visto che il risultato non è

perfettamente identico alla volontà dell’OP. Possiamo dedurne l'intervento di

meccanismi che filtrano la volontà dell’OP e lasciano passare qualcosa, le

istituzioni del sistema politico svolgono in qualche modo questo compito di

vincolare, limitare la trasformazione della volontà, della preferenza dell’OP in un

contenuto decisionale.

Possiamo per esempio descrivere tutto questo come processo in cui una certa

struttura istituzionale dà forma a una materia politica indeterminata e informe.

OP esprime una volontà, ma modo in cui volontà si esprime in decisione,

qualcosa che dà forma.

In ciascun paese per passare da volontà a decisione c’è di mezzo il processo

decisionale, una campagna elettorale, una legge elettorale, una struttura di

organismi eletti, parlamento, poi ci sono i regolamenti interni di questi organismi.

Per esempio, Usa, Trump ha vinto ottenendo però voti minori. Usa diviso in 350

distretti, ognuno elegge un delegato. Vince chi ha maggior numero di delegati.

349 mettiamo, il candidato vincente lo fa per un solo voto di distacco, mentre

nell'ultimo distretto perde un milione di voti. Se facciamo somma totale, ci

accorgiamo che ha vinto 349 e ne ha perso uno, ma se vediamo quello che

perdere 9999 mila voti in più ma un solo delegato. Siccome in legge elettorale

basta vincere nella maggioranza dei distretti che nella maggioranza dei voti. Il

voto proporzionale si suppone che debba rispondere al principio del rispetto del

numero reale, tanti numeri che hai, tanti numero di seggi che ti spettano. In

Germania invece il parlamento bicamerale e la sua composizione sono basati su

regole molto diverse. Il parlamento federale è eletto con una legge nazionale

elettorale e si elegge in un solo giorno. La legge tedesca è metà all’americana,

come quella che ha letto Trump, e metà proporzionale, ma ha fatto in modo che il

numero di deputati può aumentare o diminuire. In più altra camera che è eletta

su base regionale, quindi coloro che hanno vinto nei vari parlamenti regionali. Tu

per avere la maggioranza federale devi aver vinto solo a livello nazionale e ma

avere una maggioranza anche dei parlamenti regionali. Il modo in cui

meccanismo traduce questa preferenza la rende molto manipolata, difficilmente

prevedibile. In una elezione regionale il risultato è determinato da uno scandalo

locale, ecco che quel risultato regionale attraverso i membri di quelli regione che

vanno a confluire nel senato cambiamo i risultati nazionali.

In Italia regolamento diverso tra Camera deputati e senato. CD abbiamo sì e no e

astensione. Per senato se ti astieni vale come no.

Nella politica estera dobbiamo aggiungerci altri filtri, come il vincolo di sicurezza,

politiche militari che vedono un grosso impatto da parte degli specialisti, dei

tecnici, generali, esercito. Per qualsiasi decisione ci può essere ruolo tecnico.

Decisione politica estera oltre che a passare attraverso macchina manipolativa

ha ulteriori meccanismi di controllo di filtro. Tutto questo problema → problema

vincoli interni. Come viene cambiato, cosa ne risulta dal voto che i cittadini

danno durante le elezioni (materia prima). Dobbiamo quindi vedere peso sui

fattori di trasformazione di questa materia:

1. forma istituzionale.

2. legame stato società.

Entrambi sono strumenti che trasformano la materia prima della preferenza o

volontà. Ci concentriamo sulla prima. gli organismi

Pe forma istituzionale intendiamo essenzialmente 

costituzionali di una democrazia, come espressa separazione dei poteri. Ci

focalizzazione sulla prerogativa sovrana. Osserviamo ciò che paesi democratici (e

anche no), prima che si adottasse una costituzione che separava i poteri,

normalmenti determinanti decisioni (quelle del dilemma della ragion di stato e

democrazia) che riguardano sicurezza, sopravvivenza delle situazioni vengono

prese o in molti casi hanno possibilità esprimere pareri sociali. La prerogativa

sovrana è questo potere di prendere le decisioni necessarie in momento

particolari in cui istituzioni devono essere protette e che in qualche modo

costituiscono un limite al funzionamento del sistema democratico secondo la

forma ordinaria di apertura e partecipazione. A che ci serve questo concetto di

prerogativa sottana? Noi osserveremo l'osservazione di chi detiene la prerogativa

sovrana. Posiamo classificare i sistemi democratici a seconda del modo in cui

distribuiscono la prerogativa sovrana. Prerogativa sovrana → sospensione dei

normali diritti, perché in contrasto con l'azione politica decisa al fine di

salvaguardare il sistema. Chi è il garante dell'ordinamento? Chi si fa carico

quando il sistema è a rischio? La prerogativa sovrana è il potere che aveva il re.

Una semplice classificazione della distribuzione della prerogativa sociale è:

1. Modello Westminster. Fa riferimento alla tradizione inglese. Il modello

W, in esso la prerogativa è nelle mani del governo e in particolare nel

primo ministro. Prerogativa sovrana concentrata in determinati casi

come nel caso della dichiarazione di guerra. Il primo ministro acquisita dei

poteri che gli consentono di non passare attraverso una decisione del

parlamento. La cosa può sembrare antidemocratica o sbilanciata a favore

dell'esecutivo, ma è molto più facile che sistema di questo tipo possa

contenere le pressioni degli organismi non eletti. In determinate situazioni

un meccanismo di questo tipo può prendere un generale e mandarlo in

pensione perchè non d'accordo con linea del primo ministro. Serve in

alcuni a bilanciare parti non elette, proprio perchè lui è eletto.

Riequilibrare organismi eletti e non eletti. Esempio: ha fatto discutere

subito dopo elezione dell’ultimo presidente francese che il capo di stato

maggiore si sia dimesso perchè riteneva la linea politica del presidente

fosse negativa. Cosa insolita, in Francia l’ufficiale non eletto ha uno statuto

molto importante, tende ad essere visto come neutro. Mentre sistema W

arriva primo ministro, se non gli piace il capo dell’esercito lo manda a

casa. Invece in sistemi in cui c’è maggiore neutralità dell'ufficiale non

eletto lo stesso generale o lo stesso burocrate lavora con governi diversi.

In Francia c'è questa tradizione, quindi raro che generale si dimetta e

adotti decisioni con significato politico così ampio. Si è dimessi contro una

decisione politica, opporsi a decisione politica significa opporsi a una certa

politica, di stilo generali non assumono linea politica.

2. prerogativa sovrana frammentata. E’ posta in organismi per lo più

legislativi e quindi plurali e quindi si esprime sempre e comunque

attraverso maggioranze ma in molti casi attraverso maggioranze

sociali, molto ampie. Questo vuol dire che il potere viene disperso, si

cerca di non tenerlo concentrato, come nell'altro modello. In questi casi

diventa difficile dire chi ha la prerogativa sociale. Esempio: repubblica di

Weimar, sistema di reti incrociati che rendeva possibile stallo totale. Oggi

forse Belgio o Svizzera, paesi con struttura frammentata in cui si

sovrappongono strati istituzionali diversi.

3. prerogativa sovrana condivisa. Oggigiorno la maggioranza paesi ha

due principi che si combinano e quindi devono lavorare insieme per

gestirla. La costituzione degli Usa dà al presidente il potere di comandante

in capo, ma tuttavia il presidente non dichiara guerra, la dichiarazione la

fa il congresso. Germania attuale, il governo ha bisogno di una fiducia ma

una volta che il governo è stato eletto, il governo non si può dimettere. Il

governo non ha potere di togliersi di mezzo. Non basta voto parlamento

per dire che governo non più in carica, ma eleggere contestualmente un

altro governo. Quindi si vota un'alternativa che subentra. Una volta eletto

sta li. In Germania non c’è possibilità di vacanza per un governo. Il

governo resta in carico di fatto. C’è quindi un equilibrio per cui governo

dipende da Parlamento ma una volta eletto parlamento non fa quello che

vuole → condivisione.

Tutto questo tocca scelte fondamentali di PE.

Secondo fattore → legame stato/società. Un modo di interpretare questo

concetto → modello stato debole e stato forte, non nel senso potente, ma forte

nel senso dell’esistenza di un apparato burocratico molto stabile e in qualche

modo autonomo dagli organismi eletti. Il concetto di policy network mette

insieme idea di cambiare forma istituzionale con società civile ma in qualche

modo lascia prefigurare l'idea che non è solo addizione istituzione che conta ma

attività politica che le collega. Il concetto di Policy Network fa pensare alla

attività di qualcuno che coordina, che fa incontrare le prerogative degli organismi

istituzionali e le decisioni politiche scaturite. Nel concetto di società civile,

struttura della società si faceva riferimento a una società con forti

organizzazioni/deboli organizzazioni. Emerge quindi problema che ci sia qualcuno

che connetta queste istituzioni. PN risulta da attività politica svolta da un partito,

da un leader che forma una coalizione, un insieme di forze politiche sociali che

propongono un certo programma o certa decisione specifica. Ovviamente sono in

grado di portare istanze estere all'interno della politica facendole passare per

filtri situazionali. PN richiede formazione di una coalizione politica sociale.

formazione di un gruppo politico che sostiene una decisione o un

Coalizione →

programma politico. Può riguardare sia una decisione specifica che una linea

generale. Formazione coalizione per boicottaggio dell'economia sudafricana

durante Apartheid. In diversi paesi europei e anche negli Usa (inizialmente

Reagan oppose una certa ostilità, partito opposizione invece la votò perchè capì

che era arma politica importante). Negli Usa si creano all’interno delle società un

movimento per boicottare determinate relazioni economiche con SA da cui si

forma una coalizione che comincia ad avere un certo peso e comincia a fare

differenze soprattutto nell’elezione di un deputato o un altro nel congresso,

quindi cerca di fare accordo. In questo modo se movimento forte crea una

maggioranza di parlamentari ben disposti che trasforma questa in politica

nazionale. Parlamentare essendo politico non è tenuto ad accettare decisione, lui

fa parte esecutivo. Il congresso viene cambiato ogni due anni: si rende istituzione

più forte di altri sostituzione, se eleggo insieme presidente e Congresso può


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Corso di laurea: Corso di laurea in scienze linguistiche per le relazioni internazionali
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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher martamaff95 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Politiche estere comparate e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof Procacci Stefano.

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