POLITICHE ESTERE COMPARATE
LEZIONE 1
L’obiettivo del corso è andare a vedere come i governi e gli stati, in quanto singoli, decidano
la propria politica estera. Quando un paese decide di inviare un contingente militare,
osservatori in una zona di conflitto o crisi, o quando un governo decide di introdurre delle
limitazioni di ingresso… come si mettono in pratica queste decisioni?
Analisi delle politiche pubbliche, il nostro corso verterà su quella estera.
DEFINIZIONI strategia di approccio scelto dal governo nazionale per
Politica estera: scopi esterne
raggiungere i suoi in rapporto a entità
2 1
.
1 Questa politica a differenza di quella fiscale, scolastica o ambientale di un governo ha
come target dei soggetti che non sono tenuti a rispettare le decisioni in quanto esterni, le
norme di questo governo. Io come soggetto della politica ambientale sono tenuto ad
adottare un certo tipo di regolamenti sull'ambiente, quando un governo adotta delle linee di
politica estera (anche in ambito ambientale), queste riguardano dei soggetti esterni che
possono anche non interessarsi a queste azioni.
2 Parlare di scopi significa presupporre una razionalità. Partiamo dall’assunto che i governi
quando decidono di impedire l’ingresso lo fanno perché hanno un obiettivo. Questo ci
permette di rendere prevedibile l’azione di questi soggetti. Se hanno uno scopo ci
aspettiamo che le scelte dei meccanismi siano adeguate allo scopo, quando attribuiamo un
colpo attribuiamo una condotta compressibile. Sto ragionando in termini ipotetici perché
questo non esiste, le imprese dei governi sono spesso dei tentativi, spesso quello che in
termini appare come strategie è la somma di una serie di fatti che sono stati messi in un
unico ‘imbuto’, il risultato è quindi del tutto incoerente e sconnesso. Anche in questo caso
riusciamo a studiare quello che sta succedendo e capire il meccanismo che ha portato a
quella strategia incoerente. E spesso si tratta di meccanismi regolari, le istituzioni politiche
anche dei paesi non democratici sono spesso decentralizzati. Il risultato è spesso per
definizione qualcosa di incoerente perché frutto di meccanismi decisionali decentrati. Punto
importante: lo scacchista è colui che decide la mossa prevedendo le azioni degli avversari
in anticipo. Nella realtà rispetto a questo modello ideale della mente che elabora strategie di
politica estera è altra, la realtà è un insieme di esigenze che ne deve tirar fuori qualcosa di
coerente, di sensato. La politica estera non è solo l’obiettivo finale ma anche il meccanismo.
Comparate: cercare di capire qualcosa di queste strategie mettendo a confronto i modi in
cui i diversi attori agiscono, cioè non si suppone un modello di politica estera e si vede come
stati si attengono, ma nemmeno di dare suggerimenti...il nostro interesse è descrittivo,
quindi non c’è modello di riferimento, noi prendiamo la politica estera fatta dai diversi paesi
mettendola una contro l’altra se c’è qualcosa di comune diverso, come spieghiamo i loro
comportamenti conoscendo per esempio casi simili. Paesi democratici con società civile
attiva interna possono avere lo stesso comportamento in relazione alla politica estera, ma se
troviamo due paesi con civiltà attiva interna ma uno con società estera che condiziona il
governo e l'altro no… perché? Bisogna risalire al motivo di questa differenziazione.
Non si ha modello astratto, ma si fa una comparazione delle forme reali. Politica estera
comparata può inquadrare singoli paesi, più paesi ma anche tutti i paesi!
IL CASO ESEMPIO: Crisi dei missili di Cuba → ottobre 1962
Questo episodio servirà come esempio per capire come lavorano le politiche estere
comparate.
Si scopre che URSS mette dei missili a Cuba. Dopo aver discusso della cosa con chi si
dovesse discutere, secondo quello che prevede questo sistema politico, Kennedy decide di
mettere la questione pubblica, decide che a un certo punto questo fatto sarà meglio gestito
se diciamo a tutti quello che sta succedendo (ovviamente se diciamo quello che ci interessa
dire). Si rivelano un certo numero di informazioni. Lo fa nelle modalità specifiche di quel
sistema politico secondo il quale il presidente ha a disposizione il mezzo di comunicazione
con i cittadini.
In quel caso si trattava di rivelare un problema grosso. Rivelarlo significava prendere un
vantaggio tattico, le cose di cui si sarebbero parlato sarebbero state quelle che lui ha detto
quindi si serve di quello strumento che sa di avere e passa attraverso quei meccanismi
propri di quel sistema politico. Abbiamo la folla, i giornalisti e gli assistenti del presidente. Il
sistema prevede quel meccanismo lì, il modo per farlo è questo.
L'altro attore è l’Unione Sovietica, non esiste nulla di comparabile nell’URSS, non abbiamo
presidente che parla di fronte ai giornalisti e ai suoi funzionari.
Lo studio di questo fatto è utile perché aiuta in maniera paradigmatica a costruire i termini
della disciplina. Studieremo i dettagli, giorno per giorno, addirittura ora per ora.
Dopo aver fatto questo si potrà trarre qualche questione teorica.
In conclusione: politiche estere, Intento descrittivo e comparato. Cerchiamo di capire
quello che fa uno guardando l’esperienza sua ma anche dell’altro.
UN'ALTRA DEFINIZIONE DI ‘POLITICA ESTERA’ (Hill 2003:3):
insieme delle politiche e relazioni attore indipendente
che un della
1 2
“
politica internazionale (generalmente uno stato), intrattiene con il mondo
esterno 3 ”
1 cambiano i contenuti della politica estera
2 la politica estera oltre lo stato e la sovranità
relazioni col mondo esterno:
3 politica estera come ponte (Roseau 1969),
relazione tra ambiente e attore
insieme delle relazioni:
4 punto focale delle relazioni esterne di uno stato;
problema della coerenza
1 Un sistema politico è estremamente macchinoso, per fare un passo si devono attivare degli
ingranaggi che quasi consumano tutte le energie applicate.
L’integrazione a livello burocratico è estremamente stratificata, per prendere una decisione
in fatto di politica estera si deve tener conto di meccanismi istituzionali burocratici che sono
incaricati di portare avanti il processo. Man mano che la politica estera si allarga il processo
decisionale si complica.
2 non ci sono più i governi ma anche organizzazioni integrali che gestiscono le questioni
internazionali. Non solo i governi hanno una politica estera, ma anche altri soggetti che non
sono uno stato. Quindi è meglio parlare di attore indipendente.
3 politica estera ha che fare con soggetti esteri ma per parlare bisogna costruire un ponte.
Quindi politica estera come spazio intermedio tra l'interno e l’esterno.
4 Insieme, nel senso collettivo che implica il termine. Non tutte le scienze politiche, ma
insieme nel senso che è la collettività, è una gran miriade di cose diverse però tenute
insieme in unica entità, un unico oggetto, decisione. per quanto diversi gli attori, fatti e
oggetti che entrano nella politica estera, quando si prende una decisione queste cose
devono essere messe in uno stampo comune e ricavarne un senso unitario. La politica
estera deve razionalizzare tutti questi fattori rispetta un principio generale. L’insieme delle
relazioni quindi fa riferimento al fatto che la politica estera di un paese in qualche modo ha
sempre, tenta sempre editare un indirizzo unitario a tutta questa vasta gamma di diversi
oggetti e attori e relazioni che entrano in gioco. Insieme nel senso della sintesi, la politica
estera deve sempre mantenere un approccio sistemico rispetto alla complessità dei
problemi.
Unità di analisi della politica estera → comportamento di politica estera:
ogni prodotto osservabile della politica estera (azioni o parole utilizzate per
influenzare gli altri nell’ambito della politica estera)
Qualsiasi aspetto che può avere una conseguenza sulla politica estera deve essere preso in
considerazione dalle politiche estere comparate. Non si deve cercare una delimitazione per
quanto riguarda i fatti osservabili. In questo comportamento della politica estera sono inclusi
anche comportamenti accidentali o intenzionali. Anche se non lo vuoi nel fare qualcosa
generi una serie di conseguenze che hanno un impatto sulle politiche estere. All’origine di
fatti di politica estera ci possono essere anche fatti in intenzionati. È questo il caso dei gap
comunicativi. Non dobbiamo limitarci a pensare alle azioni di PE come qualcosa che segue
determinate procedure burocratiche, qualsiasi cosa può avere rilievo, anche fatti accidentali.
IN CONCLUSIONE: CARATTERISTICHE DELL’ANALISI DI POLITICA ESTERA
● Below national-state level (actor-specific information). Non quello che
sta fuori, ma quello che dà dentro condiziona l’azione o la percezione di un paese.
Quindi i comportamenti e unità sono diversi. È stato il lavoro di Snyder e dei suoi
colleghi a ispirare i ricercatori a guardare ciò che sta dentro lo stato enfasi sul
processo di decision-making della politica estera.
● Actor-specific theory (vs actor-general theory, la teoria che spiega il
comportamento degli attori in generale, come la teoria dei giochi).
Facendo delle comparazioni tra attori nel modo di fare politica estere possiamo
raggiungere qualche conoscenza più ampia su un certo di attori che hanno
caratteristiche comuni che li spingono ad avere determinati comportamenti simili.
Possiamo dire che in tutte le democrazie parlamentari che hanno un sistema
parlamentare prevalentemente proporzionale hanno determinato comportamento in
politica estera. O anche forte settore industriale può essere un determinante.
(Rosneau)
● Spiegazioni multi-causali e su più livelli di analisi. Per quanto ci
sforziamo di prendere la prospettiva del singolo attore non possiamo non tenere
conto di diversi livelli. (Rosneau)
● Multidisciplinarietà. Per capire fenomeni di politica estera bisogna avere
conoscenze anche di altre discipline. (Rosneau=
● Il processo di decision-making è altrettanto importante dei suoi
risultati. Lo scopo del nostro lavoro è anche chi avanza per avere voce in
capitolo. (Snyder)
.
Nel campo dell’analisi della politica estera sono importanti tre grandi contributi:
- Snyder secondo il quale nell’analisi della politica estera non sono importanti solo gli
output, i risultati di politica estera ma anche i processi di decision-making, anzi sono
soprattutto questi ad avere un peso maggiore nelle decisioni di politica estera
Below national-state level 1
- Rosneau. Sviluppa actor-specific theory , in grado di dare importanti contributi al
processo di generalizzazione dei fenomeni di politica estera. Lui incoraggia una
middle-range theory , una teoria che possa mediare tra i grandi principi e la
complessità della realtà. Come Snyder è d’accordo nel dire che le migliori una
spiegazione esauriente in fatto di politica estera può essere raggiunta solo attraverso
spiegazioni multi-causali e su più livelli di analisi comparative foreign policy.
Queste spiegazioni devono poi saper integrare informazioni a partire dai sistemi di
conoscenza di diverse scienze sociali multidisciplinarietà
- I coniugi Sprout. La politica estera può essere spiegata solo in riferimento allo
‘psyco-millieu’ e quindi al contesto psicologico, situazionale, politico e sociale degli
individui che sono coinvolti nei processi di decision-making.
LIVELLI DI ANALISI FONDAMENTALI DELL’ANALISI DELLA POLITICA ESTERA
l’analisi man mano si allarga
(PRIMARY LEVELS OF ANALYSIS OF FPA): *
● processo cognitivo. Si va a vedere come funziona il suo processo cognitivo di un
particolare politico. Avere un certo pregiudizio, un certo automatismo cognitivismo,
può essere un fatto politico enorme. Il processo cognitivo ovvero come si arriva a
conoscere le cose e che distorsioni rientrano. Sono fattori decisivi. Gli psicologi
hanno fatto una serie di esperimenti che hanno dato una serie di risultati straordinari,
ad esempio se si offre un caffè a una persona e si chiede quanto sarebbe disposto a
pagare. Percezione di qualcosa che già hai è diversa dalla percezione su qualcosa
(vs actor-general theory, la teoria che spiega il comportamento degli attori in
1
generale, come la teoria dei giochi). Facendo delle comparazioni tra attori nel modo di fare
politica estere possiamo raggiungere qualche conoscenza più ampia su un certo di attori che hanno
caratteristiche comuni che li spingono ad avere determinati comportamenti simili. Possiamo dire che
in tutte le democrazie parlamentari che hanno un sistema parlamentare prevalentemente
proporzionale hanno determinato comportamento in politica estera. O anche forte settore industriale
può essere un determinante. (Rosneau)
che non hai. Effetto collegato a questo è quello sulla perdita acquisita, se una cosa
l’hai già, il perdere viene percepito peggio rispetto a una mancata acquisizione.
Il leader può avere una sua
● personalità e orientamento dei leaders.
personalità non in senso politico ma in senso proprio psicologico. Una
determinata forma di personalità può orientare le scelte di un leader
politico. Un leader politico particolarmente diffidente sarà portato ad agire
in un certo modo → paradosso del dittatore (esempio), un dittatore per
mantenere il potere reprimere tutte le forme di dissenso, ma così facendo
non ha un indice di soddisfazione e quindi pensa di avere il pieno
consenso. Si sono così formate diverse figure di leader.
● dinamiche dei piccoli gruppi. Rapporto speciale costruito in un piccolo gruppo di
politici che si conoscono da tanto tempo e che quindi sviluppano un group-thinking.
Esempio della Rivoluzione russa. Dinamica del piccolo gruppo non per forza amici,
ma può essere anche molto competitivo.
● processi organizzativi.
● politica burocratica. Fattori causali nella politica estera possono essere non
persone o fattori psicologici, orientamento, ma meccanismi burocratici. Per spiegare
certi fatti è più utile sapere come funziona un ufficio piuttosto che andare a cercare
gli interessi che sono favoriti da una certa decisione. In molti casi non c’è una mente
organizzatrice dietro, in molti casi delle cose succedono perché un ufficio lavora in un
certo modo. Quindi frutto di processi impersonali
● cultura di politica estera. Una certa conoscenza, un certo stile di approccio alla
politica estera che si forma all'interno di una certa istituzione o paese. Una famosa
tradizione di politica estera è quella francese, molto attenta a prendere decisione che
non rompa le regole collettivamente riconosciute. Un’altra, secondo Kissinger, che
diceva che i diplomatici russi hanno come tecnica diplomatica la mossa del cavallo, a
‘L’ nelle situazioni decisive, o andare dritto fino in fondo e spostarsi all’ultimo oppure
fare un passetto avanti e poi colpire dritto, ovvero la mossa della finta perché si
pensa di colpire e non si colpisce oppure perché si va avanti e poi sferra un colpo
laterale. Un’altra tattica attribuita ai presidenti degli USA è la tecnica del pazzo, fare
le cose con molto clamore ma farle incoerenti, fare le cose con molto rumore e in
maniera incoerente.
● opposizione interna. L’esistenza di una spaccatura o di voci non allineate col
sistema politico può determinare una politica estera più complessa. Negli USA dove
decisioni devono passare presidente e poi essere approvate dal senato, come nella
nomina del ministro degli esteri
● effetti del sistema. Essere un’isola, essere multipolare/unipolare
LA SCUOLA CLASSICA DELL’APE (1954-1993)
Nell’ambito degli studi della APE si sono formate due scuole, la prima è quella che va dal
1954 al 1972 e vede un grande impegno da parte dei teorici a concettualizzare, raccogliere
dati e fare sperimentazioni metodologiche.
La seconda scuola invece si sviluppa tra il 1974 e il 1993 e si basa espressamente su
queste fondamenta ben solide.
1 Group decision-making
Sull’onda di Snyder anche molti altri teorici della prima scuola di APE si focalizzano sui
processi di decision-making sia nei piccoli gruppi che in organizzazioni più grandi (e
burocrazie).
1.1 Small group dynamics
Gli psicologi sociali nel periodo in cui si sviluppa questa prima scuola della APE avevano già
condotto delle ricerche riguardanti le dinamiche dei piccoli gruppi, senza tuttavia prendere
mai in considerazione queste dinamiche in relazione ai processi di decision-making
nell’ambito delle politiche estere.
Prima scuola:
- Janis dimostra come la motivazione ad ottenere consenso ed essere accettati
all’interno del gruppo può portare a una deteriorazione della qualità del processo
del decision-making. Altri hanno poi sviluppato questo aspetto (Semmel);
- Hermann groupthink, categorizza i gruppi in base ad alcuni criteri (grandezza,
ruolo del leader, autonomia dei partecipanti) e a partire da questa categorizzazione è
in grado di predire l’outcome delle decisioni in ogni tipo di gruppo.
Seconda scuola, si è mossa ‘beyond groupthink’, ed è quindi andata a definire ed
estendere la nostra conoscenza dei processi di decision-making all’interno dei piccoli gruppi.
La seconda scuola ha anche portato avanti nuove domande di ricerca: in che modo un
gruppo arriva a capire, rappresentare e contestualizzare una situazione di politica estera?
- Boynton cerca di capire in che modo gli attori all’interno dei gruppi arrivino a un
accordo sulla base del contesto di politica estera. Per costruire la sua teoria (1991) si
basa su delle registrazioni vere di alcuni partecipanti a un congresso e ha cercato di
ved
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