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Appunti Politiche di sviluppo europee e governance globale

Appunti del corso Politiche di sviluppo europee e governance globale della prof. Sicurelli basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. dell’università degli Studi di Trento - Unitn, Facoltà di Sociologia. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Politiche di sviluppo europee e governance globale docente Prof. D. Sicurelli

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Es. Colombia e Perù: apertura al mercato dei beni UE con periodi differenziati a seconda

dei beni (la maggioranza tra 5 e 15 anni).

GSP = generalized system of preferences

The Generalized System of Preferences, or GSP, is a preferential tariff system which

provides for a formal system of exemption from the more general rules of the World Trade

Organization (WTO), (formerly, the General Agreement on Tariffs and Trade or GATT).

Specifically, it's a system of exemption from the most favored nation principle (MFN) that

obliges WTO.

Specifically, it's a system of exemption from the most favored nation principle (MFN) that

obliges WTO member countries to treat the imports of all other WTO member countries no

worse than they treat the imports of their "most favored" trading partner. In essence, MFN

requires WTO member countries to treat imports coming from all other WTO member

countries equally, that is, by imposing equal tariffs on them, etc.

GSP exempts WTO member countries from MFN for the purpose of lowering tariffs for the

least developed countries, without also lowering tariffs for rich countries.

Beni sensibili = beni che uno stato deve proteggere perché la sua economia si basa

principalmente su quei beni o perché vanno in diretta competizione con i beni provenienti

del partner.

Più noi siamo rigidi sulla definizione delle rules of origin più escludiamo prodotti dalle

preferenze. Con i PVS l’UE conclude accordi che concedono flessibilità sulle ROO.

Single trasformation = regola flessibile. E’ una forma di cooperazione, di aiuto ai PVS per

inserirsi nel mercato internazionale con meno ostacoli.

Government procurement:

L’UE aderisce all’accordo del WTO sugli appalti pubblici. L’apertura delle gare consente a

chi è più competitivo di vincere, non alla solita cricca di amici del governo corrotti, specie

nei paesi totalitari e comunisti. In Vietnam questo è un problema enorme essendo un

paese comunista.

Ci dobbiamo dunque aspettare che il Vietnam non accetti mai una liberalizzazione degli

appalti, e che gli stati possano fare leva su questo.

In molti accordi vengono inseriti Inviti e suggerimenti sul government procurement ma non

sono mai vincolanti.

Sviluppo sostenibile:

L’UE promuove il diritto internazionale e accordi ambientali multilaterali.

Prima di promuovere questi accordi l’UE conduce dei trade sustainability impact

assesments per poi proporre delle misure.

Ci sono varie formulazioni con cui l’UE propone la ratifica delle convenzioni ILO.

Per esempio con Singapore la formulazione è molto flessibile: prevede che se Singapore

dovesse avere delle difficoltà interne nella ratifica la ratifica la si può ignorare. Quindi

questo può essere portato come precedente nella nostra negoziazione (vedi slides).

L’UE poi vuole costrure dei building blocks, quindi lavorare verso un’integrazione

multilaterale futura. Dunque gli accordi bilaterali in una singola regione non possono

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essere in contrasto gli uni con gli altri (ad esempio possiamo affermare che il nostro

accordo con il Vietnam non può porre condizioni diverse riguardo all’ILO rispetto a quelle

di Singapore).

Diritti del lavoratore:

Accordi UE ACP (African Caribbean Pacific) come esempio, vedere slides.

Diritti umani:

Nel 2012 l’UE adotta la strategic framework on human rights and democracy, dopo la

primavera araba. Questa obbliga l’UE a inserire i diritti umani in ogni decisione di politica

estera. Come può fare l’UE? Ha diversi strumenti:

- Human rights impact assesment;

- Essential elements clause (tutti gli accordi UE considerano come essenziali i diritti

umani);

- Clausola di sospensione dell’accordo in caso di violazione degli elementi essenziali

dell’accordo.

Il dialogo politico è un altro strumento dell’UE per promuovere i diritti umani. Esso avviene

attraverso gli EEAS (istituiti con il trattato di Lisbona), servizio diplomatico dell’UE che

rappresenta la Commissione e gli Stati. La maggior parte dello staff è delocalizzato nei

paesi con cui deve dialogare. Il dialogo sui diritti umani è indipendente dagli accordi

economici.

2 punti da rivedere nella bozza di policy report:

- Il report dev’essere orientato a dare indicazioni specifiche solo sui 4 temi di

negoziazione selezionati. Non considerare ciò che esula dai temi di negoziazione;

- Fornire indicazioni dettagliate su come procedere (numeri, anni, specificità).

Un policy report dev’essere immediatamente comprensibile, dev’essere evidente di cosa

stiamo parlando.

Intestazione:

Al comitato per le politiche commerciali Commissione europea (DG TRADE)

Re: oggetto

Spettabili delegati degli stati membri…

Il punto di vista del Vietnam.

Quali sono le preferenze del Vietnam sui singoli temi di negoziazione?

Ci sono differenze tra le posizioni dello stato e quelle degli stakeholders (attori non

statali)?

L’UE promuove idee liberali negli accordi commerciali: liberalizzazione economica e

politica dei paesi con cui negozia.

Bisogna riflettere sulle implicazioni del paradigma neoliberale per la cooperazione allo

sviluppo.

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Fonti sulle preferenze del Vietnam

Ha Hai Hoang ha condotto interviste ai funzionari del governo vietnamita (vedi slides).

Sicurelli ha condotto indagini su gruppi di esperti, gruppi di pressione e istituzioni

governative.

Per il Vietnam negoziare accordi di libero mercato è un obiettivo fondamentale di sviluppo.

Quindi prima ancora della negoziazione gli attori Vietnamiti che hanno interesse nella

negoziazione sanno già quali potranno essere le proposte e la posizione dell’UE perché

ne hanno seguito e studiato le mosse passate.

Accesso al mercato UE

Fino a che punto gli interessi commerciali UE sono compatibili con gli interessi del

Vietnam?

Sia fonti governative che non governative sottolineano l’importanza della conclusione di un

accordo commerciale con l’UE come strumento per rafforzare l’indipendenza del Vietnam

dalla Cina.

Nessun funzionario governativo o stakeholder si è posto contro la necessità di un accordo

con l’UE. In questo contesto, bisogna comunque ricordarsi che in Vietnam non esistono

una vera e propria società civile, piena libertà di parola, pluralismo ecc.

In ogni caso, qualche differenza emerge tra la posizione del governo e quella di alcuni

gruppi economici importanti.

Se il governo Vietnamita è più interessato a concludere un accordo con l’UE, uno degli

attori più influenti e potenti, la camera di commercio vietnamita, dimostra di essere ancora

più entusiasta del governo e avanza ancora meno riserve rispetto alle proposte dell’UE.

Intervista fatta da Ha ad un funzionario anonimo:

l’UE ha i suoi interessi di mercato, non fa solo un favore al Vietnam ma gli interessi sono

reciproci. Le strutture economiche sono complementari (cioè ci sono pochi settori di

competizione diretta) quindi la maggioranza dei settori economici di entrambe le parti

trarrebbero vantaggio dalla conclusione di un accordo comune.

L’UE promuove 2 principi: free trade e fair trade.

La definizione di ciò che è fair trade non è così chiaro. Ci sono diverse opinioni.

Secondo il Vietnam, fair trade per l’UE è qualcosa che non va ad inficiare i benefici

commerciali per l’UE stessa.

L’UE chiede al Vietnam di non dare sussidi ai propri agricoltori quando essa stessa è la

prima a trovare formule per sostenere economicamente i propri agricoltori.

I rappresentanti del settore agricolo sono quindi i più minacciati, la competizione c’è e non

è fair, l’UE ha un vantaggio, non vorrebbe porsi sullo stesso piano.

La Vietnam Peace and Development Foundation supporta gli obiettivi di liberalizzazione

offerti dall’UE ma chiede che questa tenga presente il livello di sviluppo socio economico

del paese e teme che una liberalizzazione troppo veloce e senza una precisa roadmap

possa avere delle conseguenze negative per lo sviluppo del paese.

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Appalti e imprese statali

Un accordo commerciale può interferire sulla natura del regime politico di uno dei due

partner?

L’UE promuove la liberalizzazione delle gare d’appalto e la privatizzazione delle grandi

imprese statali incidendo sui capisaldi del sistema politico con cui va a negoziare.

3 piani analiticamente distinguibili ma di fatto interdipendenti:

- Liberalizzazione dell’economia;

- Forma di governo del partner dell’UE;

- Diritti umani e del lavoratore.

Perché l’UE deve raggiungere tutti questi obiettivi in un accordo commerciale? L’UE ha

anche altri strumenti (diplomatico, dialogo, sanzioni). Potenzialmente l’UE potrebbe non

inserire gli ultimi 2 punti negli accordi! Un accordo commerciale deve avere un’ambizione

così elevata?

Se l’UE vuole usare il mercato come strumento di cooperazione allo sviluppo deve inserire

i diritti umani nell’accordo. La nostra concezione di sviluppo prevede la protezione dei

diritti dei lavoratori che potrebbero essere danneggiati da uno sviluppo economico

selvaggio. Dal punto di vista del partner ci può essere un’idea diversa di sviluppo in cui la

proposta dell’UE può essere considerata come limitante per il PVS e addirittura funzionale

agli interessi dell’UE stessa (esercita forme di protezionismo ponendo delle condizionalità

politiche, poi vedremo come).

L’UE fa leva sul fatto che il Vietnam è più debole e quindi è obbligato ad accettare. Con la

Cina per esempio è tutto un altro discorso, è più un gioco tra pari.

L’UE è obbligata a inserire determinate clausole/valori negli accordi per via dei trattati,

delle comunicazioni, delle decisioni ecc. avvenute nel tempo. E’ intrappolata dalla

dipendenza dal percorso. Allo stesso tempo però l’UE ha una certa libertà interpretativa

(vengono inserite formule poco vincolanti nei fatti).

Se noi siamo veramente interessati allo sviluppo del Vietnam, pensiamo veramente che

inserire tutte queste norme sia negli interessi del paese?

Due punti di vista:

- La priorità è la crescita economica. Solo successivamente ci si potranno permettere

riforme negli altri campi;

- La crescita economica deve essere sostenibile e avvenire di pari passo con altri

sviluppi.

L’UE promuove il suo modello di sviluppo, che spesso è incompatibile con quello del

paese partner. L’UE altro non fa che proteggere se stessa, il suo interesse, perché se il

suo modello nel paese terzo non funziona lo svantaggerà, perché setta delle condizioni

che la avvantaggiano e che fanno sì che lei non debba cambiare ma lo debbano fare gli

altri.

L’UE promuove i suoi standard a cui gli altri si devono adeguare per essere autorizzati ad

esportare in Europa. L’imposizione di tali standard è assimilabile a forme di protezionismo.

Secondo il Vietnam l’UE non comprende le specificità dell’economia socialista. L’UE, non

capendo la realtà del Vietnam e non capendo che nonostante sia un paese socialista è

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un’economia di mercato, ha posto tutta una serie di regole di anti-dumping che lo

danneggiano.

L’UE e gli USA si sono rifiutati di riconoscere il market economy status al Vietnam perché

lo stato ha un ruolo troppo presente nell’economia, fornisce troppi sussidi incidendo sulla

competitività dei prodotti. Il Vietnam è stato più volte portato davanti al WTO con accuse

anti dumping.

Per il Vietnam riformare il settore degli appalti pubblici e privatizzare le imprese statali è

una questione di sovranità. Questo accade in molti PVS. Il PVS è alla fine quello che paga

di più i costi della liberalizzazione degli appalti.

La camera di commercio vietnamita invece ha posizioni sempre a favore dell’UE.

Per il WTO il Vietnam non è un’economia di mercato. La camera di commercio vede

l’accordo con l’UE come un’opportunità per il Vietnam di potersi integrare meglio nel

commercio internazionale e ottenere il riconoscimento di economia di mercato riducendo

così le dispute di anti dumping nel lungo termine.

Il governo vede la privatizzazione delle industrie statali come l’imposizione di un modello

europeo senza che non comprende le specificità dell’economia e del sistema politico

vietnamita. In Vietnam lo stato ha forti compiti di sviluppo economico e sociale, è un attore

importantissimo nello sviluppo.

Il privato in Vietnam non è sviluppato a tal punto da essere competitivo, l’impresa privata è

debole e vulnerabile e in un mercato globale non può competere: c’è dunque bisogno di

un ruolo interventista dello stato. Questa dinamica si trova in moltissimi contesti, quasi in

tutti i PVS.

I costi sociali di riduzione della presenza dello stato nel breve termine nelle economie in

transizione sono altissimi! Se un paese non ha le risorse per sostenerli rischia di non

svilupparsi nemmeno nel lungo termine. L’UE per far fronte a questi contraccolpi spende

anche molti soldi per cercare di accompagnare i PVS nel libero mercato e nella riduzione

della presenza dello stato.

Il Doi Moi iniziò nell’86 in Vietnam. Le famiglie non furono protette dallo stato,

improvvisamente si trovarono buttate nel mercato.

Critica all’UE: velato tentativo di imporre il suo modello e un controllo politico neocoloniale

minando la stabilità del sistema politico dei paesi partner.

In Cina e in Vietnam lo sviluppo è avvenuto grazie alla stabilità politica garantita dalla

natura stessa (monopartito, stato forte) dei sistemi politici. La stabilità politica è una

precondizione fondamentale per lo sviluppo. Quindi l’UE non può far venire meno la

stabilità politica!

Gli interessi tessili sono preoccupatissimi da regole d’origine rigide, perché l’UE con esse

protegge i propri prodotti.

L’UE nell’ambito della cooperazione allo sviluppo fornisce aiuti al Vietnam, assistenza

diretta, progetti di capacity building (progetto Mutrap, con cui l’UE sostiene formazione di

esperti e funzionari Vietnamiti).

L’UE al momento ha un GSP unilaterale nei confronti del Vietnam.

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L’UE fornisce anche aiuti finanziari: il Vietnam vuole continuare a riceverli o li percepisce

come fonte di dipendenza? Il governo vietnamita chiede di non ridurre l’assistenza anche

se il paese si è rapidamente sviluppato, quindi gli aiuti finanziari sono benaccetti.

Il Vietnam apprezza soprattutto l’aiuto in forma di capacity building.

Il capacity building è una forma soft di trasmissione della conoscenza, attraverso la quale

l’UE considera il partner come interlocutore autonomo e capace di fornire un input.

Negli ultimi anni sono stati spesi sempre più fondi per il capacity building perché è un

investimento per il futuro, offre sostenibilità nel tempo.

L’ex ministro del commercio vietnamita afferma dice che il capacity building europeo è

stato fondamentale per la stesura di una strategia per l’export vietnamita.

Gran parte degli interessi economici rappresentati dalla camera di commercio sono molto

più favorevoli all’UE di quanto lo sia il governo. Vi sono molte critiche dell’industria

vietnamita rispetto alla capacità di uno stato centralizzato di favorire l’economia e la

competizione (premia sempre le stesse imprese amiche, staff selezionato per conoscenze,

inefficienze ecc.).

Lo stato concentra i soldi nelle mani di pochi, sempre gli stessi, minando le capacità del

paese di rinnovarsi e svilupparsi.

L’UE è diventata un attore strategico nella cooperazione allo sviluppo?

Cooperazione e sicurezza EU-ASEAN (vedi slides)

L’UE dimostra interesse a cooperare con l’ASEAN per perseguire una strategia sia

economica che di sicurezza.

I temi di interesse comune sono: la migrazione, il terrorismo e il crimine transnazionale.

L’ASEAN è molto meno integrato dell’UE. Tutte le decisioni nell’ASEAN sono prese per

consenso.

Vi sono due piani da considerare quando si parla di UE e cooperazione allo sviluppo:

quello degli stati membri e quello della Commissione. Entrambi si chiedono: abbiamo un

budget per gli aiuti, come lo distribuiamo? Alle LDCs o ai paesi che si stanno sviluppando

rapidamente?

Durante questo periodo di crisi degli aiuti i donatori si domandano: come possiamo

rendere efficaci gli aiuti? Le conferenze dell’OCSE sono orientate a capire come distribuire

gli aiuti affinché siano efficaci nella lotta alla povertà.

Ci sono state diverse proposte:

- Evitare che gli aiuti si concentrino troppo sugli stessi paesi: divisione del lavoro tra i

donatori. Questa proposta è stata accettata dall’UE nell’European Consensus for

Development, che prevede che gli SM armonizzino gli aiuti.

- Per essere efficace lo sviluppo dev’essere orientato verso governi in grado di

utilizzare questi aiuti. E’ opportuno fornire aiuti ai paesi in grado di appropriarsi dello

sviluppo (local ownership). Se un paese non riesce a crescere (come PIL e HDI) è

inutile aiutarlo, anzi è dannoso perché significa che tali aiuti vengono utilizzati per

altri fini.

- Questi due approcci sono parzialmente contrastanti, in quanto il primo afferma che

dovremmo fornire aiuti anche alle LDCs e agli aid orphans, il secondo sostiene

invece che dovremmo basarci sulla performance.

11 - In qualche modo la seconda ipotesi è un’imposizione di condizionalità che prevede

che gli aiuti vengano forniti ai paesi che compiono scelte di politica economica di

mercato, liberali. Vi sono anche condizionalità politiche, in quanto vengono richiesti

indicatori di good governance elevati.

Il Vietnam è il modello per eccellenza di paese del gruppo B (paese povero dal rapido

sviluppo, vedi slide). Il Vietnam è conseguentemente un aid darling.

Se guardiamo al Vietnam e agli aiuti che gli vengono concessi, scorgiamo subito dei

paradossi: l’European Consensus on Development del 2005 intende ridurre gli aiuti agli

aid darling,

ciononostante gli aiuti UE verso il Vietnam sono in costante aumento dagli anni 90.

Il Vietnam è il terzo paese a livello mondiale per aiuti ricevuti.

Perché l’UE continua ad aiutarlo?

Possibili risposte:

1. Ipotesi realista: gli interessi commerciali dell’UE prevalgono;

2. Ipotesi liberale: fornisco aiuti ai paesi che ne hanno più bisogno e condivido con

altri donatori una riflessione su quali settori sviluppare;

3. Ipotesi costruttivista: adesione alle norme promosse dall’UE. Il Vietnam sta

ottenendo ottime performance in termini di good governance e riforma economica;

4. Influenza potenziale degli aiuti europei: con il Vietnam l’UE ha più possibilità di

influenzare il risultato degli aiuti, di far sì che questi vengano utilizzati per gli scopi

da essa designati.

GLI INTERESSI UE

- Legami coloniali francesi;

- Interessi economici nel paese;

- Necessità di controbilanciare il potere di Cina, USA, Giappone e ASEAN.

Circa 10 anni fa il Vietnam è entrato nel WTO.

NECESSITA’ DEL VIETNAM E JOB SHARING

- Questa ipotesi non tiene;

- Buona performance macroeconomica del Vietnam;

- Vietnam è già aid darling e riceve aiuti da tutti.

PERFORMANCE (good governance)

- Il Vietnam ha una buona performance rispetto ad altri PVS, specie x quanto

riguarda la good governance.

La stabilità politica, pilastro degli indicatori di Kaufmann di good governance, è spesso

ottenuta in regimi autoritari attraverso l’utilizzo della violenza.

L’UE fornisce molti aiuti al Vietnam perché questo performa molto bene secondo gli

indicatori di Kaufman. Ma questi indicatori non riflettono particolarmente bene la realtà.

Vengono calcolati sulla base di interviste a persone importanti, politici, imprenditori ecc.

Doi Moi = politica di riforma economica delle porte aperte, liberalizzazione, privatizzazione.

PERFORMANCE DELLA RIFORMA ECOOMICA

12 - Molto buona in Vietnam, effetti concreti del Doi Moi. Il Vietnam è un laboratorio

importante x l’UE per promuovere lo sviluppo attraverso il mercato e la

liberalizzazione.

- Rispetto ad altri PVS vicini il Vietnam ha una performance molto migliore in termini

di transizione verso l’economia di mercato.

Tutta una serie di indicatori di crescita economica e sviluppo umano dell’UE rendono il

Vietnam una storia di successo.

Il Vietnam ha anche dei report con cui spiega e mostra come sono stati spesi gli aiuti e

quali risultati hanno ottenuto.

Perché il Vietnam continua a ricevere aiuti dall’UE?

1. Interessi economici europei SI’;

2. Necessità del Vietnam NO. Ci sono altri paesi con molta più necessità e che

dipendono molto di più dagli aiuti i quali tuttavia ricevono meno supporto dall’UE;

3. Performance in termini di good governance e riforma economica SI’;

4. Influenza potenziale degli aiuti europei SI’.

Le politiche di cooperazione UE sono sempre più politicizzate? Nel caso del Vietnam sì.

Sempre più strategiche? Nel caso del Vietnam ci sembra di sì.

Subordinate agli interessi commerciali?

Questi argomenti possono essere usati a sostegno delle tesi pro/contro maggiori aiuti allo

sviluppo al Vietnam nel contesto di un accordo di libero mercato.

Quale modello di sviluppo sostiene l’UE?

Nel report finale, alla luce della simulazione, daremo una valutazione sull’UE come attore

globale nella cooperazione allo sviluppo. Cosa motiva l’UE come attore, che modello

propone, perché, quali sono i suoi limiti e i punti di forza nella cooperazione allo sviluppo?

Doi Moi = renovation policy

I donatori internazionali sono interessati a mostrare che il loro operato nella cooperazione

allo sviluppo ha avuto successo. Quindi mostrano tutti delle best practices, casi di

successo.

Il Vietnam consente ai donatori di mostrare che con il loro aiuto si ottengono dei risultati.

Il Doi Moi ha portato una careful liberalization. Il Vietnam ha investito molto sull’equità,

sulla coesione sociale, sulla lotta alla mortalità infantile, sullo sviluppo umano e sociale.

Il Vietnam ha la politica dei due figli.

Cosa significa liberalizzazione cauta? Forte ruolo dello stato!

La classe dirigente formata sul modello sovietico sperimenta giorno dopo giorno le

difficoltà legate a tale modello. Riconoscono tutti che un forte ruolo dello stato

nell’economia non faccia altro che favorire la corruzione e il predominio economico delle

stesse famiglie perpetuamente al potere politico ed economico. Questo ha dei seri effetti

negativi sulla competitività del paese.

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Public procurement

Transparency international è un’ONG molto autorevole che si occupa di corruzione. Le sue

valutazioni hanno un forte impatto a livello di politica ed economia internazionali.

Secondo questa ONG il livello di corruzione del Vietnam non è esageratamente alto,

specie comparato con i vicini. Stiamo parlando di corruption perception index.

Il concetto corruzione comunque è culturalmnte connotato, quindi ciò che in un paese può

essere percepito come corruzione, in un altro paese magari non lo è.

Alcuni studi mostrano che la corruzione nel public procurement è un serio ostacolo allo

sviluppo,

proprio perché si traduce in perdita di efficienza e di competizione.

C’è una tesi promossa dalla WB secondo cui il libero mercato pone le condizioni per una

riduzione della corruzione. Molti studi mostrano una correlazione tra l’apertura del mercato

e la riduzione dello stato nell’economia e l’aumento di qualità delle istituzioni.

Questa visione promossa dalla banca ha anche delle eccezioni e si possono avanzare

delle cautele.

Alcuni studiosi hanno notato come spesso nei giornali vengono riportati dati sul

coinvolgimento delle multinazionali nei PVS che altro non fanno che compartecipare alla

corruzione.

Quindi soltanto l’apertura del mercato è sufficiente per lottare contro la corruzione? NO!

Non basta che un paese sia parte del mercato internazionale per ridurre la corruzione, la

correlazione tra i due non è diretta.

Studiosi hanno verificato che il livello di corruzione varia da settore a settore. C’è una

variabilità nella tendenza alla corruzione. Quindi non è sufficiente l’apertura del mercato,

ma servono delle politiche volte a combattere la corruzione.

In quei settori in cui lo stato restringe la possibilità per gli investitori internazionali di

accedere alla forza lavoro e al mercato la corruzione è più alta, perché le aziende

straniere sono costrette ad utilizzare la corruzione per accedere a tali settori.

L’accordo UE-Vietnam deve liberalizzare il mercato a che livello? Solo statale o anche

provinciale/di città?

Ci sono due prospettive diverse per argomentare a favore di una liberalizzazione degli

appalti estesa o cauta:

L’UE sostiene che più approfondita sarà la liberalizzazione maggiori saranno le condizioni

per lo sviluppo e per la competitività.

L’interpretazione che viene data da tutti i PVS è:

Lo stato deve avere un importante ruolo nella promozione dello sviluppo in alcuni settori

chiave per la sovranità, perché se così non fosse al la scelta del percorso di sviluppo che

deve prendere il paese verrebbe lasciata al mercato.

Il Vietnam crede che una proposta troppo estrema di liberalizzazione degli appalti possa

limitare la cooperazione allo sviluppo.

Il Government procurement agreement del WTO del 1996 ha i seguenti obiettivi:


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g.fm

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in studi internazionali
SSD:
Università: Trento - Unitn
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher g.fm di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Politiche di sviluppo europee e governance globale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Trento - Unitn o del prof Sicurelli Daniela.

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