Appunti politiche di sviluppo europee e governance globale
Politiche pubbliche internazionali
- Ambiente
- Sicurezza
Un sistema politico (organizzazioni internazionali, stati) prende decisioni per tradurre un input (richieste dalla società civile, dagli esperti) in un output.
Policy = prodotto di un processo decisionale.
Politics = relazioni tra attori coinvolti nel processo decisionale.
Politiche pubbliche = tentativi di risolvere un problema.
Definizione dell’agenda = identificazione del problema.
Il concetto di efficacia degli aiuti è molto relativo.
Organizzazione internazionale è diversa da istituzione internazionale.
Istituzione internazionale: insieme di norme, valori e pratiche istituzionalizzate e condivise, consuetudini. Es. idea dei diritti umani. Non sono qualcosa di fisico.
La società civile è tendenzialmente democratica, è difficile vedere società civili in paesi non democratici.
Beni pubblici internazionali: beni che esistono indipendentemente che uno li usi o meno, di cui possono godere tutti indiscriminatamente. Se uno ne gode non inficia la possibilità di qualcun altro di goderne in egual misura. Sono caratterizzati dalla non rivalità e dalla non esclusività.
Processo decisionale nell'UE
Come avviene il processo decisionale nell’UE quando si tratta di politiche commerciali? Come fa l’UE ad assumere una posizione comune nei negoziati con i paesi terzi?
La commissione rappresenta l’interesse dell’unione, sovranazionale. Non rappresenta l’interesse degli stati. È l’unico negoziatore. Agisce su mandato del consiglio. Per iniziare la negoziazione il consiglio deve dare mandato alla commissione. Il PE non è chiamato in causa.
Non tutti i documenti negoziali vengono pubblicati:
- Il mandato del consiglio difficilmente viene pubblicato.
- Per quanto riguarda il commercio la commissione non pubblica risultati delle consultazioni online con gli stakeholders.
Il PE rappresenta le istanze dei cittadini. La società civile rappresenta istanze settoriali o diffuse. Il business rappresenta interessi settoriali. Quindi c’è un pluralismo, si tiene conto degli interessi di tutti gli stakeholders.
Ruolo degli organi dell'UE
Pluralismo di voci a cui la commissione deve prestare attenzione. Il consiglio rappresenta gli interessi degli stati. È un organo di garanzia in particolare per gli stati più piccoli.
Il PE ha potere di veto alla fine sull’approvazione dell’accordo. Il PE può inviare delle risoluzioni, e se queste non vengono accettate può rigettare l’accordo. Dal Trattato di Lisbona il PE ha il diritto di veto. Si è potuto applicare solo nei negoziati iniziati dopo il 2009, dunque davvero pochi.
Il commercio è una delle politiche più europeizzate, è competenza esclusiva della comunità, dunque:
- La commissione negozia;
- Da Lisbona in poi il consiglio può votare a maggioranza qualificata;
- Il trattato di Lisbona prevede eccezioni a questa regola: il consiglio deve votare l’approvazione dell’accordo commerciale all’unanimità quando alcuni temi rilevanti per la sovranità nazionale sono negli accordi.
La commissione ha il potere di agenda setting in quanto elabora la proposta, gli obiettivi e i macrotemi su cui si concentrerà l’accordo.
Comitato per la politica commerciale
La commissione prima di iniziare negoziazioni deve trovare accordo con gli stati membri all’interno di questo comitato. Il comitato ha poteri consultivi, il suo output è un policy report che viene poi dato alla commissione. La commissione segue le raccomandazioni del comitato perché altrimenti poi il consiglio potrebbe votare contro l’accordo. Quindi tale report definisce la posizione dell’unione nella negoziazione. NON è pubblico. Il comitato per la politica commerciale si riunisce a porte chiuse.
La proposta del consiglio viene trasmessa al COREPER, che prepara i lavori del consiglio. Il COREPER poi manda il proprio lavoro al consiglio dei ministri. Sulla base di questo dossier il consiglio dà il mandato alla commissione, formalmente a maggioranza qualificata ma è prassi che cerchi un accordo consensuale. Questo mandato stabilisce i gradi di libertà della commissione nel negoziare.
Ricordare che è sempre importante l’equilibrio tra efficienza e democrazia. Se il mandato è molto ampio il processo è poco democratico ma veloce. Se il mandato è ristretto gli stati possono controllare e indirizzare maggiormente azioni della commissione, quindi il processo sarà più democratico ma al contempo più difficoltoso.
La società civile partecipa alle consultazioni online. In alcuni casi vengono organizzate delle roundtables, in particolare su temi molto caldi. Poi c’è anche il lobbying a livello nazionale.
La commissione inizia a negoziare: mentre negozia deve tenere informati stati membri e PE.
Veto del Parlamento Europeo
Fino ad ora (dal 2009) il PE ha mai posto il veto ad un accordo commerciale? C’è stato un unico caso, contro l’anti-counterfeiting trade agreement. In questo modo il PE ha mandato un segnale del suo potere formale.
Una volta approvato il testo questo viene sottoposto alla ratifica degli SM, che coinvolge i parlamenti nazionali. Il processo decisionale impiega anni e anni.
Gli European External Action Services (EEAS) sono il braccio diplomatico dell’UE. Sono responsabili dell’implementazione degli accordi di partnership e cooperazione con paesi terzi.
Scrivere un policy report
Domande da porsi:
- Quali sono le decisioni che l’UE ha già preso in questo campo?
- Come definisco il problema?
- Gli altri attori come definiscono il problema?
Usare documenti ufficiali UE a sostegno della propria tesi. A seconda di come definiamo la causa di un problema seguirà un intervento.
Cosa vuole ottenere l’UE nell’accordo commerciale con il Vietnam? Quali sono i nostri obiettivi? Qual è la posizione degli altri attori? DG Trade rappresenta interessi di importatori ed esportatori. Anche l’Italia è interessata al commercio, ma ha anche interessi difensivi (es su industria tessile e riso).
Francia e Germania sono grandi importatori ed esportatori verso l’Asean. In più la Germania è un’attiva promotrice del diritto internazionale. La Danimarca è quell’internazionalista molto interessata alla cooperazione allo sviluppo. Sia Francia (ex colonia) che Polonia (paese comunista) hanno forti rapporti storici con il Vietnam. La Polonia al momento esporta in modo limitato verso il Vietnam ma vede delle buone prospettive future.
Nella scrittura del policy report bisogna prevenire le argomentazioni opposte in modo tale da risultare più convincenti. Ci aspetteremo un conflitto, reazioni diverse. Con chi ci aspettiamo un conflitto? Chi saranno i nostri principali alleati e chi sarà contro di noi? Chi sarà particolarmente influente?
Mostrare nel nostro policy report che ci sono alternative rispetto alla nostra proposta, ma che la nostra rimane preferibile. Portare dati, evidenza, analisi a sostegno delle proprie argomentazioni. Bisogna presentare una proposta realizzabile ed essere coscienti degli ostacoli.
PCA=partnership and cooperation agreement. È un accordo quadro. Stabilisce gli obiettivi in comune tra i 2 paesi. Il PCA con il Vietnam viene scritto dagli EEAS e dalla delegazione del Vietnam. È un documento importante a cui possiamo fare riferimento per suffragare le nostre ipotesi.
Una decisione del consiglio del 2012 obbliga l’UE a inserire la dimensione dei diritti umani in ogni decisione di politica estera. L’UE porta avanti anche un dialogo sui diritti umani con paesi terzi come il Vietnam.
Altri aspetti degli accordi UE
Il tema del government procurement è già stato trattato dal WTO con una normativa a cui l’UE ha già aderito. FIDH è una ONG sui diritti umani. Eurocommerce è un’organizzazione di import export.
Nel 2012 l’UE fu messa davanti al fallimento del Doha Round. Prima di tale fallimento vi era la promessa di inserire clausole sulla cooperazione allo sviluppo nel WTO, mentre dopo il fallimento per l’UE tali clausole sono da inserire direttamente negli FTAs. Gli accordi già conclusi possono essere considerati come precedenti. Quando negozieremo potremo prenderli ad esempio.
Differentiation: l’UE promuove standard e regole che devono variare in base a chi è il paese partner. A Doha l’UE si è proposta come leader ma ha fallito, per alcuni motivi:
- Crescita delle potenze emergenti;
- Meccanismo del single undertaking nei negoziati (cioè deve esserci accordo su ogni tema per concludere i negoziati);
- Il proliferare degli accordi commerciali preferenziali, bilaterali e regionali.
L’obiettivo della competitività e quello di diventare un attore primario nella cooperazione allo sviluppo sono parzialmente in conflitto tra loro. L’UE, tramite accordi bilaterali o regionali, cerca di esercitare il proprio potere normativo.
Nella pratica la differenziazione viene applicata come nella retorica? La posizione dell’UE nei negoziati bilaterali è figlia di una serie di fattori. L’UE promuove ciò su cui essa stessa si fonda. DG Trade ha l’interesse burocratico di diffondere il libero mercato. Inoltre l’UE inserisce negli accordi l’obbligo di ratificare accordi provenienti dal diritto internazionale (WTO, ILO ecc.). Gli USA, invece, non lo fanno, perché loro stessi non hanno ratificato molti di questi accordi internazionali.
Tariffe e beni sensibili
Come applica la differentiation l’UE? L’UE si propone di offrire ai partner più poveri più clausole di flessibilità, innanzitutto regolando l’accesso al mercato dei partner (substantially all trade) e offrendo protezione dei loro prodotti sensibili. Offre anche periodi di transizione più ampi (di quelli che chiede per se stessa) per l’apertura del mercato. Inoltre offre agli altri rapido accesso al proprio mercato.
Es. Colombia e Perù: apertura al mercato dei beni UE con periodi differenziati a seconda dei beni (la maggioranza tra 5 e 15 anni).
GSP = generalized system of preferences. Il Generalized System of Preferences, o GSP, è un sistema di tariffazione preferenziale che prevede un'esenzione formale dalle regole generali dell'Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO), (precedentemente, General Agreement on Tariffs and Trade o GATT). Specificamente, è un sistema di esenzione dal principio della nazione più favorita (MFN) che obbliga i paesi membri del WTO a trattare le importazioni di tutti gli altri paesi membri del WTO non peggio di come trattano le importazioni del loro partner commerciale "più favorito". In sostanza, MFN richiede ai paesi membri del WTO di trattare le importazioni provenienti da tutti gli altri paesi membri del WTO in modo equo, imponendo tariffe uguali, ecc.
GSP esenta i paesi membri del WTO dal MFN per lo scopo di abbassare le tariffe per i paesi meno sviluppati, senza anche abbassare le tariffe per i paesi ricchi. Beni sensibili = beni che uno stato deve proteggere perché la sua economia si basa principalmente su quei beni o perché vanno in diretta competizione con i beni provenienti del partner. Più noi siamo rigidi sulla definizione delle rules of origin più escludiamo prodotti dalle preferenze. Con i PVS l’UE conclude accordi che concedono flessibilità sulle ROO. Single transformation = regola flessibile. È una forma di cooperazione, di aiuto ai PVS per inserirsi nel mercato internazionale con meno ostacoli.
Government procurement e sviluppo sostenibile
L’UE aderisce all’accordo del WTO sugli appalti pubblici. L’apertura delle gare consente a chi è più competitivo di vincere, non alla solita cricca di amici del governo corrotti, specie nei paesi totalitari e comunisti. In Vietnam questo è un problema enorme essendo un paese comunista. Ci dobbiamo dunque aspettare che il Vietnam non accetti mai una liberalizzazione degli appalti, e che gli stati possano fare leva su questo. In molti accordi vengono inseriti inviti e suggerimenti sul government procurement ma non sono mai vincolanti.
Sviluppo sostenibile: l’UE promuove il diritto internazionale e accordi ambientali multilaterali. Prima di promuovere questi accordi l’UE conduce dei trade sustainability impact assessments per poi proporre delle misure. Ci sono varie formulazioni con cui l’UE propone la ratifica delle convenzioni ILO. Per esempio con Singapore la formulazione è molto flessibile: prevede che se Singapore dovesse avere delle difficoltà interne nella ratifica la ratifica la si può ignorare. Quindi questo può essere portato come precedente nella nostra negoziazione.
L’UE poi vuole costruire dei building blocks, quindi lavorare verso un’integrazione multilaterale futura. Dunque gli accordi bilaterali in una singola regione non possono essere in contrasto gli uni con gli altri (ad esempio possiamo affermare che il nostro accordo con il Vietnam non può porre condizioni diverse riguardo all’ILO rispetto a quelle di Singapore).
Diritti del lavoratore e diritti umani
Accordi UE ACP (African Caribbean Pacific) come esempio. Diritti umani: nel 2012 l’UE adotta la strategic framework on human rights and democracy, dopo la primavera araba. Questa obbliga l’UE a inserire i diritti umani in ogni decisione di politica estera. Come può fare l’UE? Ha diversi strumenti:
- Human rights impact assessment;
- Essential elements clause (tutti gli accordi UE considerano come essenziali i diritti umani);
- Clausola di sospensione dell’accordo in caso di violazione degli elementi essenziali dell’accordo.
Il dialogo politico è un altro strumento dell’UE per promuovere i diritti umani. Esso avviene attraverso gli EEAS (istituiti con il trattato di Lisbona), servizio diplomatico dell’UE che rappresenta la Commissione e gli Stati. La maggior parte dello staff è delocalizzato nei paesi con cui deve dialogare. Il dialogo sui diritti umani è indipendente dagli accordi economici.
Punti da rivedere nella bozza di policy report
- Il report dev’essere orientato a dare indicazioni specifiche solo sui 4 temi di negoziazione selezionati. Non considerare ciò che esula dai temi di negoziazione;
- Fornire indicazioni dettagliate su come procedere (numeri, anni, specificità).
Un policy report dev’essere immediatamente comprensibile, dev’essere evidente di cosa stiamo parlando.
Intestazione: Al comitato per le politiche commerciali
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Appunti Politiche europee per lo sviluppo locale
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Appunti esame Geografia e Sociologia dello Sviluppo, prof. Sistu, Dalla città del Terzo Mondo alla città del Sud gl…
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