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Appunti politica economica avanzata

Appunti politica economica avanzata (Unicatt - Università Cattolica del Sacro cuore) basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Timpano Francesco dell’università degli Studi Cattolica del Sacro Cuore - Piacenza Unicatt. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Politica economica avanzata docente Prof. F. Timpano

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è il mercato che sta piano piano costituendo dei “fab lab” dove tu porti il tuo file 3d e lì te lo

producono. 

Internet delle cose definizione già trattata nelle lezioni precedenti.

Su quale scala tutto questo sta penetrando nelle industrie del mondo? Ancora non ci sono stime

affidabili. Esempio di piacenza, città molto interessata a queste cose, soprattutto per meccatronica:

metter un computer ad esempio su un trapano il quale assume una certa “intelligenza” nel

lavorare. Chi conosce questa tecnologia ha un vantaggio competitivo non indifferente.

Nella cabina di regia ci sono solo poche università italiane; praticamente solo i politecnici. È una

scelta che ha fatto arrabbiare molti perché altre università tecniche volevano stare dentro questo

c’è stata una attenta selezione.

progetto. Anche i centri di ricerca non sono molti. Quindi

C’è l’impressione che la cosa più rilevante sugli investimenti in 4.0 sia il fatto che il governo ha

previsto di introdurre una percentuale di iperammortamento sugli investimenti in 4.0 addirittura del

250% ed il superammortamento.

Si parla tanto di ricerca ma alla fine sembra sia solo una agevolazione fiscale molto robusta che le

imprese gestiscono per i fatti loro e che non ci siano interazioni tra imprese e centri di ricerca. In

parte è vera questa cosa però è anche vero che si stanno accendendo le luci sulla 4.0 grazie a

questa cosa qui. Le imprese se ne interessano perché fiscalmente interessate. Timpano non trova

tutto ciò disdicevole. Il problema è che si crea una bolla perché in quell’anno lì tutti si buttano nella

4.0 e se le agevolazioni finiscono tutti si ritirano. Però allo stesso tempo c’è la creazione di molti

posti di lavoro. Ma l’impresa avrebbe assunto anche in assenza di incentivo? Si dovrebbero fare

delle analisi per affermare o no ciò. Gli investimenti in 4.0 sono fatti anche senza

iperammortamento? I dati dicono di no.

Siccome spesso si dice che su 10 start p su 1 sopravvive. Vero, ma se non ne partono 10 quella 1

non parte. Se ne parte solo 1 probabilmente nessuna sopravvivrà.

Meglio creare pochi o molti competence center e digital innovation hub? Ognuno vorrebbe un

tecnopolo nella propria città, quindi c’è una competizione nel volersi accaparrare il vantaggio

competitivo. Ha senso che tutti i cluster siano a bologna? Per certi versi si; costi minori; grande

università. Ma chiaramente è inaccettabile per tutti gli altri come piacenza, parma, modena, reggio

emilia,…ovviamente le politiche sono legate a scelte.

LEZIONE 10 (23/03/17)

Uno degli elementi più importanti della 4.0 è la integrazione di tecnologie -> non solo integrando la

meccanica tradizionale con la ict, ma anche con l’utilizzo di internet per fornire servizi non solo alle

imprese ma ai consumatori finali. Caso particolare dei robot che fondono decine di tecnologie allo

stesso tempo, anche i cloud. Queste dinamiche vengono fuori solo da collaborazioni e

cooperazioni legate quindi a cluster. È difficile che un unico player possa fare tutto da solo e

risolvere problemi tecnici. Una volta che la ricerca avrà fatto tutto il suo percorso, probabilmente ci

sarà un grande player che si approprierà dei risultati e ne farà diffusione su scala più grande. Però

l’attività precedentemente è necessariamente un’attività di integrazione di collaborazioni. Intorno

all’istituto italiano di tecnologia si è creata una rete importante di start up innovative (non meno di

una 50ina) che sono sparse in alcuni capannoni attorno all’istituto e che stanno generando

business e ricerca in sostegno all’istituto, ma sono imprese autonome. Quindi modelli fortemente

cooperativi, dove è importante la specializzazione (es. alpha è la azienda migliore per sensoristica,

è meglio che partecipi alla fase di ricerca rispetto ad altre che presentano qualità peggiore). Inoltre

un altro tema importante è l’aumento della capacità di calcolo soprattutto grazie ai cloud (rete di

reti). Poi attualmente c’è un alto spreco di risorse: per una tazzina di caffè da 1 euro si usano 20

litri d’acqua. Dovremmo pagarla 20 euro. Quindi nelle modalità di produzione evidentemente ci

sono problematiche che con la 4.0 si possono risolvere (produrre consumando meno).

Timpano non crede che le rivoluzioni industriali avvengano in modo plateale, rumoroso, ma in

modo molto più silenzioso rispetto a quanto si possa pensare.

“Innovazione e crescita regionale”

Aprire file su blackboard (da studiare, non ha commentato tutte

le parti):

Il tema è “come misurare l’innovazione?”

L’innovazione prodotta che ad esempio si misura con numero di brevetti è una funzione di una

serie di input, tra questi c’è la spesa in ricerca e sviluppo sia quella fatta da imprese sia quella fatta

da enti. Noi cerchiamo di spiegare l’innovazione in chiave dei sistemi territoriali come regioni,

quindi non ci focalizziamo su singole imprese. Se un sistema economico investe in ricerca e

sviluppo in capitale umano, più è alta la probabilità di produrre tecnologie e conoscenze. Nei

sistemi territoriali non è più la singola impresa che investe per ottenere risultati per se stessa, ma è

il sistema (cluster e/o regioni) che è caratterizzato da numerose imprese che fanno spese in

ricerca e sviluppo ma anche enti di ricerca, il quale ha una elevata quantità di capitale umano

impiegato nella ricerca. La singola impresa è isolata intorno al quale non c’è nulla, se fa ricerca e

sviluppo essa avrà impatti sulla sua performance. Se questa cosa avviene a livello di territorio,

scattano quelli che noi chiamiamo “spillover effect” -> se sono tante le imprese che investono in

capitale umano e ricerca e sviluppo, se ci sono varie università che investono, gli effetti di questa

spesa non sono solo additivi ma moltiplicativi (questo capitale umano e questi soggetti che fanno

ricerca e sviluppo sono insediati in un territorio che genera anche effetti incrociati tra le aziende;

non è più l’azienda isolata che ha vantaggi dal suo comportamento; ma io come azienda sono

investita da esternalità positive di altre aziende vicine a me; in questi ambienti 1+1=3 ovvero

rendimenti di scala crescenti se due imprese producono 1 e 1 si ha 3 perché ad esempio in un

cluster il risultato è amplificato). Quindi dei risultati di ricerca e sviluppo o di capitale umano ottenuti

in un sistema sono amplificati rispetto ad un sistema composto solo da una azienda.

Di solito si misura l’innovazione con numero di brevetti, comodi perché sono registrati e sono dati

amministrativi. Però ad esempio a piacenza si brevetta poco perché le imprese producono a livello

di alta personalizzazione, se si pensasse solo a brevetti piacenza a livello della meccanica non

sarebbe innovativa ed ovviamente non è così.

Buona parte dell’innovazione moderna si ha grazie ad una migliore organizzazione interna. Non è

solo una questione di tecnologie e di fattori produttivi e quindi aspetti legati solo ad ingegneri, ma

anche per economisti. retta molto inclinata quindi c’è forte relazione tra brevetti e spesa

Slide 7 retta di regressione -

in ricerca e sviluppo; ma la eterogeneità delle imprese fa sì che esistano gruppi di imprese che

hanno relazioni tra spese e ricerca e sviluppo e brevetti un po’ più deboli. Quello che noi

osserviamo (le tre rette più inclinate) non è altro che la sintesi di più rette che hanno inclinazioni

più deboli e che raggruppano imprese che hanno caratteristiche simili.

Il nostro sistema fiscale non porta e registrare alcune spese di ricerca e sviluppo come tali e quindi

nel nostro pese non si spende molto a riguardo. Dal punto di vista dei principi contabili, se spendo

100 in r e s posso imputarli al costo dell’esercizio o devo fare altro? Si parla di costi capitalizzati e

quindi ripartire i costi in più anni è fiscalmente non conviene. Quindi il costo non lo chiamo in

ricerca e sviluppo, non lo capitalizzo in più anni e lo scarico sull’ esercizio corrente. Quindi

complessivamente non risultano molte spese a riguardo.

sempre effetto core peripherals già trattato nel primo modulo; discorso un po’ diverso

Mappe l’Italia ha lo stesso colore della Germania , quindi c’è una differenza

per vendite innovative

molto visibile. l’investimento in ricerca rappresenta il driver di innovazione più importante

Tabella successiva

sia a livello di imprese che di regioni. Fare politiche dirette ad aumentare la ricerca è un buono

strumento per generare innovazione sia a livello aziendale che regionale. Quello che sembra sovra

enfatizzato è il ruolo che le università e i policy maker attribuiscono alla spesa in ricerca e sviluppo;

La spesa in ricerca sembra un po’ eccessivamente enfatizzata in particolare riferimento al tema

degli spillover; non è che non esistano, ma non sembra utile attribuirgli una eccessiva importanza.

Dovremmo fare analisi più approfondite visto che la ricerca non riesce a spiegare la relazione tra

spillover (il fatto che una forte quantità di investimenti ricerca avviene anche per effetto delle

esternalità positive che si determinano tra imprese che appartengono ad uno stesso territorio) e i

fenomeni di agglomerazione (il fatto che regioni si specializzano in certe attività produttive rispetto

ad altre). Normalmente si da meno attenzione ad alcuni aspetti che invece sono molto importanti e

di solito quello che si vede in queste ricerche è che l’innovazione in house e copub sono molto

rilevanti. Ricerche in collaborazione pubblico private (copub) ed inhouse (innovazione che non

vado a comprare fuori dalla azienda).

“Intro Clustering” (tema dell’agglomerazione):

Ha iniziato a leggere il file

Una azienda prima deve chiedersi se effettuare una strategia di make o di buy. Poi nel caso

successivamente sceglierà dove localizzarsi.

Esempio semplice: perché i ristoranti tendono ad accumularsi in un unico punto di una grande città

turistica? Si collocano dove passano più turisti e così la probabilità che i coperti siano tutti i

occupati è più alta. del biomedicale di mirandola tra l’altro colpito dal terremoto. Nonostante

Esempio 2: distretto

questo è riuscito a resistere (distruzione di quasi tutti i capannoni). Lavoravano poi con i

macchinari sotto le tende. Quindi c’è una forte coesione e collaborazione, elementi che non

possono essere dati per scontati.

Perché i paesi si specializzano rispetto ad altri e non si mettono a produrre tutto? Timpano fece

seminario che dimostrava che i tedeschi nei settori del made in italy sono migliori di noi.

Questi discorsi non valgono solo per le imprese, ma anche per le persone (guarda mappa su

slide). Ci sono polarizzazioni. Più il colore si avvicina al blu più c’è densità di persone. Anche le

persone ci concentrano, in alcune zone tantissimo.

LEZIONE 11 (29/03/17)

File “intro clustering” su blackboard

Vedere alcuni dati che dimostrano cosa vuol dire che c’è una distribuzione delle attività

economiche concentrata la quale emula delle evidenze più chiare di una relazione tra spazio e

sviluppo economico, tra spazio e crescita economica. Esiste una relazione tra distribuzione spazio,

persone ed imprese. Guardiamo la distribuzione della popolazione che è un fatto anche

economico. Le persone si aggregano in funzione del fatto che devono vivere e l’aggregazione è

una delle evidenze più significative del vivere umano. Perché esistono città e non siamo dispersi a

caso nei territori? Ragioni di sicurezza, stare vicini. Poi aggregazione genera attività economica

che permette alle persone di sopravvivere, crescere, migliorarsi ecc. l’anno scorso è stato anno in

cui la popolazione residente nelle aree urbane ha superato quella nelle rurali e ciò è un altro

elemento rilevante. Le persone magari preferiscono vivere in condizioni di disagio in grandi città

(es. periferie terzo mondo) che zone rurali. Le città sono luoghi dove un minimo di welfare è

prodotto e certi servizi sono gratuiti per tutte le persone. Anche se alle volte c’è congestione, città

così cariche di persone che portano ad emarginare certe classi e c’è una erogazione servizi

peggiore. Ad esempio la congestione ha portato a formare favelas. Esperienza di timpano: con

l’aereo mentre stava volando a città del Messico vide “bidon ville” e periferia per almeno 50 minuti

di uscire dalla “bidon ville”.

e poi quando uscì da città del Messico ci mise 1 ora e mezzo prima

L’unica aree densamente popolata è l’Europa: lo sviluppo economico in africa,

in modo omogeneo

asia, America latina e grosso modo negli usa è più squilibrato. L’Australia sembra un continente

vuoto, le persone si concentrano in 3 o 4 grandi città. Dove c’è democrazia lo sviluppo di

distribuisce meglio.

Si vedono cinque scaglioni ognuno rappresentante il 20% della popolazione (quintili). I primi 20 su

100 dei più ricchi possiedono l’87% della ricchezza mondiale.

L’indice di gini ci dice quanto è concentratala ricchezza, che è meglio distribuita quando è più

basso. Le aree più omogenee sono aree sviluppate come Europa Canada Australia. Esiste una

relazione tra la distribuzione popolazione e quella della ricchezza. Sembra quasi che dove la

agglomerazione assume carattere più forte ci sia anche più disuguaglianza.

Vediamo che i paesi ad alto reddito hanno il 78% del pil globale. Se consideriamo la parità del

potere di acquisto si ha 53%. Il 12% della popolazione mondiale è nella fascia subsahariana, ha l’

1% del pil mondiale, con parità potere acquisto il 3%.

File “Distribuzioni su base regionale”

Si divide il mondo in aree regionali.

Nella seconda slide si nota come molta popolazione si possa stabilire in aree relativamente più

ristrette del nostro pianeta.

Problema migratorio: perché uno dovrebbe rimanere in luoghi dove spera vita è 48 anni quando

può andare in un paese con livelli più alti? Nessun incentivi economico può convincerlo a

rimanere. Si vuole studiare grado sviluppo di un paese? Guardare subito speranza di vita che

include tantissimi elementi.

Poco squilibrio nei paesi ad alto reddito ed european central asia.

India: se prendiamo le città dell’india e le mettiamo in ordine di popolazione e mettiamo su un

grafico la dimensione di una città e la popolazione della città, esiste una relazione precisa tra

dimensione della città e posizione nella classifica.

LEZIONE 12 (06/04/17)

Video Gerarchia urbana e rank size rule

RANK-SIZE RULE: un paese si caratterizza tendenzialmente per una città più grande e tutte le

altre città che sono più piccole di quella principale in una misura che in qualche modo è prevedibile

secondo questa regola. Uno dei modi per descriverla è questa idea che la popolazione della città è

1/n dove n è il posto in classifica che quella città ha in quel determinato paese. Se la prima città fa

1 milione, la seconda 500.000, …. La quarta 250.000 ecc.; e questa è una regolarità che si può

individuare in molti paesi. Ma questo risultato non è una fotografia costante, è un risultato di un

processo di convergenza che i paesi generano rispetto a tale regola. Ovviamente tutto ciò piace

agli economisti i quali sanno che l’economia non è una scienza esatta, quindi quando si riesce ad

individuare una regola empirica nel mondo ciò è visto molto positivamente. L’iperbole con la

concavità verso l’origine nel tempo si individua in tutti i paesi. Il tema della popolazione non deve

esser fuorviante: la popolazione si posiziona anche in base a situazione dei mercati, innovazione,

posti di lavoro ecc. ecc. La popolazione si agglomera così ma anche l’economia per unità

imprenditoriali si aggrega seguendo tali criteri.

File Rank-size distribution applied to cities

Questa dinamica come si spiega?

Sul sito è possibile vedere grafici animati che mostrano la transizione da un modello lineare ad uno

iperbolico.

All’interno delle città più grandi si collocano le imprese che hanno bisogno di una scala di

quindi c’è alta domanda di lavoratori. Altri tipi di beni e servizi si posso

produzione molto alta e

ottenere in contesti ben più piccoli.

Esiste una chiara relazione tra export e distanza: le esportazioni aumentano quanto è più piccola

la distanza con un certo paese. Il costo del trasporto ha il suo rilievo, ma anche modelli di consumo

diversi, abitudini e relazioni commerciali. Aggiustamento per il reddito: se teniamo anche conto dei

dei paesi verso i quali esportiamo, la relazione cambia un po’,

livelli di reddito pro-capite la nuvola

dei punti è meno dispersa.

File Gravity model

Il modello gravitazionale si fonda su questo principio: come faccio a capire qual è il volume di

commercio tra paese i e un paese j? Individuo due variabili, una per pese i e per j che

rappresentano il potenziale di mercato di questi due paesi e la distanza. Ciò definisce la domanda

e offerta di un paese, tenendo conto della distanza in modo tale che la distanza ovviamente tanto

più alta è tanto più basso è il volume del commercio (relazione inversa).

Se ci sono legami storici, se c’è una lingua comune, una moneta comune ed un accordo

commerciale c’è la probabilità che lo scambio tra paesi sia più alto rispetto ad altre situazioni.

Quali altri variabili spiegano il trade? Tra paesi ci sono scambi di beni simili e quindi sembra

smentita l’ipotesi di specializzazione che sta dietro l’approccio ricardiano (vantaggi comparati). Ciò

è dovuto dal fatto che i consumatori amano la differenziazione dei prodotti, per cui se una

maglietta la fanno i cinesi magari me la compro, ma mi compro anche quella cha fanno gli italiani;

può capire che tra due paesi che fanno entrambi magliette essi se le scambino. I consumatori

preferiscono la varietà piuttosto che il prodotto unico. Quindi non solo reddito e distanza spiegano

il trade.

I beni possono essere prodotti o acquistati; ci sono paesi che devono decidere se produrre o

acquistare. In che modo si sostituiscono i beni importati con quelli interni? Se rendo meno

conveniente l’acquisto di beni all’estero ho più probabilità che all’interno si generino produzioni di

quel bene. Come faccio? Introducendo una tariffa che ha un effetto il quale dipenderà dall’

all’interno e non è detto che siano uguali, i beni esteri

elasticità tra beni importati e quelli prodotto

possono avere caratteristiche diverse da prodotti interni.

Torna su file “intro clustering” slide 14

Un modo diverso di guardare il continente europeo e alla relazione tra spazio e domanda, è data

dalla cartina

Come si costruisce? Si suddivide l’Europa in macroregioni e poi si calcola il potenziale di mercato:

si prende il centro ed attribuendo in buona sostanza alle regioni circostanti un peso che va da 0 a

100 via via che la distanza dal centro della regione aumenta. In funzione della perifericità della

regione o della centralità della regione viene fuori che il potenziale di mercato è più alto nelle

regioni scure e più basso nelle regioni chiare. Più alto è indice e più si è periferici.

Se sono Istanbul Londra mi pesa poco, mmi pesa più la Grecia ma la Grecia ha un reddito molto

basso. Così il suo potenziale di mercato è molto limitato.

Ma come si misura la distanza? In tempi di percorrenza standard omogenei tendenzialmente con

trasporto su gomma. Quello aereo è vero che è veloce ma è costoso e conviene usarlo solo per

certi beni. Quindi la distanza non è espressa in km, ma in ore! Quindi si da importanza anche alle

infrastrutture esistenti in un paese e alla loro efficienza.

Poi dalla slide 17

Nel mondo degli hard disk la nazionalità dell’impresa è per l’88.44% americana; la azienda che

produce ha head quarters negli stati uniti. L’assemblaggio finale avviene prevalentemente nel sud

est asiatico; l’occupazione è concentrata per il 44% nel sud est asiatico, per il 17% nel resto

dell’asia, ma la maggior parte dei wages paid (totale in euro degli stipendi pagati in questo settore)

è in Usa, Giappone ed Europa. Ovviamente ogni settore è diverso ma in genere si ha questa

tendenza. Si nota forte sfruttamento del lavoro.

Da imparare:

Mercato di competizione imperfetta: ci sono pochi produttori. Dipende dalla domanda e da aspetti

L’impresa influenza il prezzo e decide la quantità. Ci potrebbe essere anche monopolio

tecnologici.

(naturale) od oligopolio.

Informazione = conoscenza interna

What is 'External Economies Of Scale'

External economies of scale imply that as the size of an industry grows larger or more clustered,

the average costs of doing business within the industry fall. This may occur due to increased

specialization or labor training, faster innovation or shared supplier relationships. These are

generally referred to as positive externalities; industry-level negative externalities are called

external diseconomies.

LEZIONE 13 (26/04/17)

File “Geography and economic theory” (da studiare)  più che altro ha letto le slides, non ha

aggiunto molti contributi personali (vale anche per lezione 14).

La foto iniziale è il mondo deformato in funzione della dimensione delle attività economiche che

caratterizzano i diversi continenti. Stati uniti ed Europa contano molto; la Cina sta crescendo.

Per parlare del rapporto tra economia e spazio possiamo guardare due fenomeni della analisi

economica: Economic geography vs regional economics; sono approcci abbastanza simili ma

con alcune differenze (scuole di pensiero diverse).

Esistono i rendimenti di scala crescenti (i costi diminuiscono all’ aumentare della dimensione) e si

possono manifestare all’interno di un contesto urbano. –

Monocentric city model Von Thunen

Tale modello riesce a prevedere come si distribuiscono i contadini dal più vicino al più lontano alla

città in base alle caratteristiche dei loro prodotto e dei costi di trasporto e anche dei costi di affitto

della terra. Si nota che il florovivaista si colloca molto vicino alla città rispetto alle altre due

categorie perché ha un prodotto più delicato e reperibile.

Central Business District (Alonso)

Nel CBD si concentrano le attività lavorative. I cittadini che non abitano nel CBD sono pendolari

(commuters) e anche loro sono sottoposti ad un trade off tra i costi di abitare in città rispetto ai

costi di trasporto nell’abitare fuori. Suburbs: periferie più lontane. Rispetto a Von Thunen con tale

modello si entra nelle dinamiche delle città moderne. I limiti sono riportati sulle slides.

System of cities (Henderson 1974,1977,1988)

“ovvero all’aumentare della scala di produzione

Errore nella slide i costi DIMINUISCONO

dell’industria”. 

Spreading forces forze che tendono ad allontanare le imprese dalla città; è il concetto opposto a

quello dell’agglomerazione.

Il ruolo delle “external economies of scale” per spiegare l’agglomerazione delle industrie

nelle città

Se una città ha produzioni troppo specializzate corre un alto rischio: infatti in caso di crisi

economica in quel settore la città ne risentirà molto.

Diversificazione delle industrie nelle città essa riduce il rischio sopra riportato.


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47

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2.09 MB

AUTORE

c17909

PUBBLICATO

8 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in general management
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher c17909 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Politica economica avanzata e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof Timpano Francesco.

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