Lezione 1 (08/02/2017)
L'innovazione è importante per lo sviluppo economico, i cluster sono ambienti produttivi dove è più probabile creare innovazione. Un cluster non coinvolge solo imprese, ma anche istituzioni esterne. Noi declineremo tale aspetto nelle dinamiche territoriali: un cluster non si forma in modo casuale o in modo slegato alle dinamiche dei territori; un territorio competitivo è capace di generare innovazione, come un territorio dotato di cluster genera innovazione. "Lo spazio conta" per generare innovazione/crescita.
Una parte importante della teoria economica considera lo spazio come un fattore neutrale per lo sviluppo economico ed in parte di ciò se ne era già parlato (ricordare concetto people based e place based). Se lo spazio conta, c'è spazio per politiche economiche. L'analisi economica italiana si è sempre basata molto sull'analisi dei distretti; essi sono presenti in tutto il mondo, ma in Italia hanno ed hanno avuto una forte influenza sullo sviluppo economico del paese. Alcuni territori senza cluster non si sarebbero mai sviluppati come sono ora. Nei distretti industriali si producono anche servizi, in quelli produttivi no.
Definizione di "distretto industriale"
(In base agli interventi in classe): insieme di imprese che collaborano, che usano tecnologie simili o hanno output simili, che si trovano in punti territoriali strategici.
Dalla Treccani: "Sistema produttivo costituito da un insieme di imprese, prevalentemente di piccole e medie dimensioni, caratterizzate da una tendenza all'integrazione orizzontale e verticale e alla specializzazione produttiva, in genere concentrate in un determinato territorio e legate da una comune esperienza storica, sociale, economica e culturale."
Distretto di Sassuolo per la ceramica; in Sardegna distretti per la produzione di sughero; distretto piacentino della meccanica e logistica; … In generale i distretti esportano molto, quindi hanno un mercato che va ben oltre a quello limitatamente italiano.
Domanda: come si può capire l’esistenza di un distretto oppure no?
Timpano ed il suo dipartimento hanno fatto studio per regione Lombardia per individuare eventuale distretto ICT: l’esito fu positivo in base all’analisi di dati di vari imprese. Idem per uno studio in Romania.
Per un cluster si parla di uno spazio fisico delimitato, in genere 10 comuni; si parla di sistemi locali del lavoro: aggregazioni di comuni caratterizzate da relazioni molto forti; questi sistemi locali del lavoro alle volte sono distretti, alle volte no.
Definizione da sito dell'Istat: "I sistemi locali del lavoro (SLL) rappresentano una griglia territoriale i cui confini, indipendentemente dall'articolazione amministrativa del territorio, sono definiti utilizzando i flussi degli spostamenti giornalieri casa/lavoro (pendolarismo) rilevati in occasione dei Censimenti generali della popolazione e delle abitazioni."
Il cosiddetto algoritmo Sforzi (ideatore), attraverso analisi dati statistici, permette di capire se imprese sono legate a distretto oppure no.
Esistono anche cluster europei: in UE le specializzazioni industriali sono ben identificate ed esse mettono in relazione molti paesi europei; ad esempio il mondo piacentino della meccanica con quello tedesco; ad esempio un potente signore di Taiwan ha comprato un'impresa piacentina ed alcune tedesche; fattore rilevante è che sta integrando reciprocamente le aziende perché ha capito il forte legame tra i due paesi per quanto riguarda l'ambito meccanico.
Quindi si passa da un concetto di cluster strettamente territoriali a un cluster di dimensione ben più ampia, quindi europea.
Su blackboard esempi di cluster: in classe ha letto le slides di quello dell'energia in Lombardia.
Esistono cluster che in verità non si riconoscono in un'unica organizzazione, in altri casi invece c'è un consiglio direttivo (presidente, collaboratori…); non si parla solo di imprese ma anche di università ed istituti di ricerca. Al contrario basterebbe solo Confindustria per organizzare cluster. Importanti sono anche le reti di imprese: Le reti di imprese sono forme di aggregazione di imprenditori attorno ad un progetto condiviso. Con il contratto di rete due o più imprese si obbligano ad esercitare in comune una o più attività economiche rientranti nei rispettivi oggetti sociali allo scopo di accrescere la reciproca capacità innovativa e la competitività sul mercato.
Secondo la vasta letteratura sull'argomento il distretto industriale non è una semplice concentrazione territoriale di imprese specializzate bensì una forma più particolare di tipologia aggregativa. Viene subito evidenziato che reti di impresa e distretti industriali differiscono tra di loro. Per i secondi non è prevista una definizione univoca ed una disciplina omogenea a livello nazionale regolata da un contratto come nel caso delle reti in cui vengono definiti i diritti e gli obblighi delle parti contraenti.
I distretti sono, inoltre, legati fortemente alla territorialità. Le imprese che li costituiscono sono quelle presenti in una determinata zona geografica e spesso la loro governance è mista. Il distretto è una situazione di fatto senza una propria forma giuridica definita, mentre la rete è una situazione di diritto con un contratto che disciplina l’aggregazione delle imprese la cui governance è sempre interamente privata.
Modello della terza elica
Interazione virtuosa tra imprese, istituzioni e università. "Il modello della Tripla Elica è incentrato sul sistema di relazioni che si sviluppa tra università, settore privato e pubblica amministrazione essendo capace di realizzare un contesto favorevole al trasferimento di conoscenza e conseguente sviluppo di innovazione, attraverso la realizzazione di una infrastruttura della conoscenza che vede la sovrapposizione delle sfere istituzionali alla base del modello, grazie a flussi di comunicazione capaci di sviluppare un ambiente favorevole alla diffusione della conoscenza."
Lezione 2 (09/02/2017)
Quando si parla di cluster si parla di contesti nei quali interagiscono diversi soggetti tra cui ovviamente quelli più importanti sono le imprese, ma queste ultime interagiscono tipicamente con soggetti che incoraggiano sviluppo innovazione e formazione. Ma si parla anche delle società imprenditoriali e della pubblica amministrazione.
Perché un'azienda che ha i propri problemi quotidiani dovrebbe preoccuparsi di quello che succede nell'ambiente circostante? Perché da esso deriva la competitività ed il miglioramento continuo.
Se ho bisogno di ricerca di base posso rivolgermi ad un'università vicina. Se un sistema bancario conosce molto bene il settore dove sono inserito, mi sarà più facile andare in una di queste filiali per chiedere vari strumenti finanziari. Essa conosce non solo la mia azienda ma l'intero settore, può posizionarmi bene nel mercato e conosce bene il mio fabbisogno finanziario. Anche i fornitori sono un ruolo chiave nella competitività aziendale.
Il punto centrale è che l'azienda deve considerare molto anche ciò che è al di fuori del proprio contesto interno. Per la competitività aziendale è decisivo il contesto in cui è inserita l'azienda (maggiori profitti, occupazione…).
Interessante può essere confronto tra bilanci di aziende in cluster e aziende che non lo sono. Di sicuro le aziende in cluster generano più innovazione che può essere misurata con brevetti, spese ricerca e sviluppo…; in genere producono anche più valore, quindi più profitti ed occupazione.
Nei distretti le imprese agiscono individualmente ma ha come modello la grande impresa che agisce per conto di tutti, ovvero si ricrea a livello territoriale una sorta di implicita organizzazione della filiera produttiva in modo tale da far sì che ognuno si specializzi in un segmento della produzione e poi insieme competono sui mercati di sbocco dei prodotti. Ad esempio ci sono imprese che progettano, altre che costruiscono macchine ed altre che commercializzano (catena del valore base). In generale i distretti non acquistano al di fuori di loro stessi, ma hanno tutto all'interno. Oggi un po' meno, ad esempio la produzione è posta in paesi con costi del lavoro minori.
Ma questa segmentazione della catena del valore è stata creata naturalmente dal sistema economico, nessuno ha imposto esternamente questa situazione; quindi in Italia la creazione e lo sviluppo dei distretti è strettamente legata alle forze del mercato. In casi particolari anche la mano pubblica può avere un ruolo importante: esempio del distretto colpito dal terremoto; lo Stato ha dato risorse per riparare i danni. Bisogna anche tenere conto che i distretti possono sparire oppure fortemente ridimensionarsi.
Sistemi territoriali che mostrano una qualità industriale elevata, una eccellenza universitaria adeguata ed un livello istituzionale ben organizzato sono in grado di generare conoscenze, innovazione e valore più di altri sistemi che non hanno tali caratteristiche. Nel passato in uno stesso territorio c'era tutta la catena del valore legata al distretto.
Importante è stata la rivoluzione telematica/informatica: far circolare informazioni costa poco. Esempio di una impresa che vuole cercare una innovazione; questa può affidarsi ad internet e riesce a trovare un laboratorio che opera sul territorio australiano ed instaurare così una collaborazione. Il punto è che non è necessario che il laboratorio si trovi vicino se non attaccato alla azienda considerata. Si parla di cluster multilocalizzati.
Documento su blackboard sui cluster in Europa (13 pagine) – european cluster memorandum Documento di base prodotto nell'ambito di un progetto europeo considerato poi dalla Commissione per lo sviluppo dei cluster in UE. Esso fissa quali sono gli elementi per promuovere l'innovazione attraverso i cluster e quali sono gli strumenti di policy action che devono caratterizzare l'agenda europea. Questo documento è una dichiarazione di intenti.
In un mondo che si globalizza dove si hanno livelli di reddito abbastanza elevati ed un problema competitivo con aree a minor costo di produzione, è chiaro che solo sul terreno della innovazione si può vincere la sfida competitiva (nuovi prodotti, processi e fasi organizzative). La crescita e la prosperità dell'Europa risiede quindi nella innovazione. I cluster possono diventare catalizzatori molto potenti per questo processo perché sono hub territoriali interconnessi; quindi non si parla più di cluster che hanno tutto all'interno.
I cluster forti emergono dove i mercati sono aperti (attenzione al protezionismo degli USA); si parla del concetto di coopetition → La coopetizione è una strategia di business che coniuga le caratteristiche di competizione e cooperazione. Essa si realizza tra imprese concorrenti che scelgono di collaborare limitatamente a certe attività del proprio business (fare profitti insieme).
Cooperando all'interno dei cluster, ma anche TRA cluster per essere più competitivi. Il dibattito europeo deve fare un salto di qualità e deve includere il tema cluster. Un'azienda vuole sviluppare prototipo e per fare ciò si avvale di ricercatori interni oppure anche di centri di sviluppo esterni; i bandi di finanziamento che spesso si formulano costringono l'azienda ad allearsi con un centro di ricerca; da solo non presentarti, se no non ti finanzio. Ovviamente non è una politica giusta o sbagliata, ognuno ha la propria opinione. Di sicuro in questo modo si sostiene sia l'azienda che il centro di ricerca.
La coopetizione è importante, ma prima bisogna spiegare bene vantaggi e svantaggi agli imprenditori. In un mercato di massa magari è importante cooperare, in uno di nicchia no. Comunque non esiste una formulazione assoluta, ognuno decide come meglio operare. In generale la cooperazione non è cercata ed è poco capita dal mondo imprenditoriale italiano.
Qual è il modo più diretto per cooperare tra imprese che appartengono allo stesso distretto? SCAMBIARSI involontariamente capitale umano. Esempio: sono un imprenditore, vedo 5 operai di un competitor, gli offro 100 euro in più, vengono nella mia azienda con il loro know-how e migliorano il mio business. Poi magari arriva un altro concorrente e me li porta via. È un circolo continuo.
Le politiche europee hanno un'influenza importante nel fare emergere i legami transnazionali tra cluster sperando in una politica industriale europea futura.
Le politiche non possono essere fatte dall’alto, non funzionano. Ad esempio dei soggetti a Roma che dettano cosa fare. Migliori sono le politiche regionali, ma nel loro essere potrebbero ostacolare le specializzazioni di un territorio. Comunque bisogna considerare anche le imprese analizzando le proprie aspettative e bisogni.
Come fare dei cluster di dimensione internazionale? (world cluster)
I cluster dinamici si sviluppano in mercati competitivi; non fate politiche troppo rigide, non politiche rigoristiche per creare cluster; fateli nascere dall'andamento del mercato. Non si pensi che l'economia possa risolvere tutto.
Come rafforzare la cooperazione internazionale?
Creare linkage (collegamenti) di business strategici, piattaforme di servizi che sostanzialmente sfruttano il potenziale di cluster diversi. Si parla ovviamente di politiche europee. Questa è una buona politica protezionista, anche se molto più complessa rispetto alla costruzione di "muri" (si veda caso Trump).
Prendiamo i nostri cluster e facciamoli lavorare insieme (class cluster): questo è un buono e sano protezionismo. Il sistema produttivo europeo è un sistema molto dipendente da quello bancario; si ha bisogno maggiormente del capitale di rischio e non di quello di debito. Nei cluster si investe molto con capitale di rischio.
Dare un'occhiata al sito dell' "european cluster observatory".
Lezione 4 (15/02/17)
Dal documento su Blackboard "Innovazione, cluster e policy making":
Definizione di Porter
L’elemento territoriale è ben sottolineato in tale definizione, anche se in una economia molto globalizzata e digitalizzata informazioni e merci circolano a costi quasi nulli; in una tale economia l’elemento geografico cambia ma noi parleremo sempre di un territorio specifico e fisico. Nel caso italiano si parla in genere di unioni di comuni dalle quali posso nascere veri e propri cluster; i metadistretti (chiamati così in Lombardia) sono sostanzialmente cluster regionali, in Romagna si chiamano piattaforme tecnologiche (termini che nascono in genere dal policy maker); la politica europea ha costretto le regioni europee a darsi una strategia di specializzazione intelligente: individuare settori strategici di sviluppo futuro. Ma ci sono anche cluster europei, ovvero specializzazioni produttive che integrano più territori europei (2 3 4 territori).
Non si parla solo di imprese, ma anche altre istituzioni (PA, associazioni di categoria, sindacati, sistema finanziario, sistema della formazione, sistema universitario, sistema della ricerca…), ovvero soggetti che possono supportare attività economica su territorio. Esempio del sistema fieristico: una fiera si può mettere a disposizione di un cluster per agevolare incontro tra networks.
In un cluster in genere si parla di imprese che sono interconnesse, quindi non isolate ma che devono avere relazioni tra loro. Ma come misuriamo tali relazioni? Le imprese fanno delle cose insieme? Lavorano insieme? Hanno progetti insieme? Tutti insieme o a gruppi? Esiste una organizzazione che li lega, li tiene insieme (esempio cluster lombardo dell'energia trattato nella prima settimana)? Esiste un luogo dove si incontrano, dove producono non solo networking ma anche valore aggiunto? Molto spesso non c’è interconnessione; esempio studiato da timpano: in genere le aggregazioni di imprese del settore ICT in tutti i paesi sono concentrate nelle grandi città/capitali; se guardiamo i dati sugli addetti nel settore ICT molto spesso sono legati ad aree di grandi città: qui infatti si trovano le competenze, la domanda, le imprese… esempio eccezionale di Palo Alto che è quasi isolato. Timpano ha individuato cluster ICT in Lombardia attorno a Milano. Alle volte ci sono cluster con poca interconnessione interna in termini di progetti, politiche comuni, … ci possono essere scarse relazioni con centri di ricerca, università, …
Porter propone una definizione abbastanza ampia di cluster, forse troppo. Egli non parla di cluster in settori industriali specifici, usa il termine field (tecnologia, più settori industriali insieme, un solo settore industriale…); in Lombardia c’è metadistretto della moda (la moda non è un settore industriale); ci sono varie imprese tra design, sartoria, commercializzazione, ricerca: ci sono vari soggetti che operano a servizio della parte editoriale (???); ci sono vari soggetti che lavorano nella moda ma non fanno tutti la stessa cosa.
Non è che non si possa parlare di un settore industriale, ma Porter "allarga le maglie" con field; qualcuno dice che i cluster si riconoscono più dalle tecnologie che dalle produzioni, tecnologie che possono essere applicate a più settori e produzioni. In Lombardia c’è un mega distretto dei materiali, ma non è un settore industrie. Essi sono usati per produrre tantissimi beni finali (plastiche, tessuti…), quindi c’è molta trasversalità.
Quali sono i soggetti cruciali per la competizione delle "linked industries" che sono collegate tra loro?
Il criterio dell’intensità della specializzazione guardando il numero degli addetti; ad esempio quanti sono addetti nel cluster nei materiali in relazione al settore manifatturiero. Studi hanno provato a quantificare il livello di specializzazione che giustifica la definizione.
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