POLITICA ECONOMICA
COSA SIGNIFICA «GRANDE RECESSIONE»
«Grande Recessione» (GR) è il termine convenzionale con cui si identifica il periodo dal 2008 ad oggi in cui l’economia
internazionale ha vissuto un periodo di crisi profonda a cui è seguito un rallentamento dell’attività economica che tende
a prolungarsi nel tempo, soprattutto nelle sue conseguenze sociali e nello specifico di particolari Paesi. Il termine
richiama la Grande Depressione della fine degli anni ‘20 il cui inizio è storicamente riconducibile alla crisi bancaria
americana che ha provocato il crollo di Wall Street (Borsa americana) nell’autunno del 1929. Anche per la Grande
Recessione il momento iniziale viene storicamente ricondotto ad una crisi di natura finanziaria che, con il fallimento di
Lehman Brothers del 15 settembre 2008, provoca un crollo delle Borse mondiali. Il 15 settembre del 2008 negli Usa
fallisce la Lehman Brothers(società d’affari) , questo fatto sconvolge la gente perché le società di rating ritenevano
questa società solida; Quello che spiazza è il fatto che c’era turbolenza nei bilanci delle banche, ma fino a quel momento
le banche con problemi erano state salvate dagli stati, l’Inghilterra aveva già salvato delle banche con finanziamenti
pubblici, la Spagna , l’Irlanda e gli Usa avevano fatto altrettanto, quindi era stato utilizzato il fondo pubblico per
risolvere il problema di liquidità e di potenziale fallimento di alcune banche . Qualche segnale per gli operatori che si
occupano di economia a diversi livelli c’era. Vi erano problemi di turbolenza, quindi viene trattato come se fosse uno
shock ma in realtà non era proprio uno shock, nel senso che c’erano segnali precedenti. I mercati finanziari vivono di
fiducia e di reputazione, se queste due caratteristiche vengono a mancare nessuno comincia a capire ed avere fiducia
della controparte con cui si trova a trattare, quindi questa situazione crea panico, gli operatori finanziari non capiscono
più quali siano i soggetti solventi e insolventi e quali siano le istituzioni di cui fidarsi e quelle di cui non è è possibile
fidarsi. I mercati finanziari creano un effetto domino, (io non mi fido di te , tu non ti fidi di me etc) ¸questo panico si può
chiamare panico da reputazione, ed esso si propaga in tutto il resto del mondo. Crisi finanziaria totalmente localizzata
negli Usa che nell’arco di una notte arriva a toccare le situazioni bancarie, finanziarie creditizie del resto del mondo.
Viene utilizzato questo termine dalla stampa americana perchè si ricollega al termine grande depressione. La grande
depressione era qualcosa che il sistema economico internazionale aveva già sperimentato in passato, i primi ottobre del
29 si verificò questo fatto, vi fu il crollo della borsa americana. La grande recessione viene letta quindi come qualcosa di
simile alla crisi del ’29, non solo nel linguaggio ma nella manifestazione economica del fenomeno, quindi
fondamentalmente una crisi di natura finanziaria che si propaga nel sistema economico.Nel caso della grande
depressione era più una crisi di tipo bancario perché i sistemi finanziari erano meno integrati (corsa agli sportelli da
parte dei concretisti delle banche americane) ; nel caso della grande recessione invece era più un problema che si è
traslato dal fallimento di una banca di affari che non fa solo credito ordinario, ma fa anche compravendita di attività
finanziarie essendo una istituzione finanziaria.
Nel momento iniziale, si è portati a pensare che, essendo «simili» le origini della crisi, la GR potesse anche essere
affrontata con le medesime ricette di politica economica (soprattutto di natura Keynesiana) che avevano consentito di
uscire dalla Grande Depressione.
Ben presto ci si rende conto che non può essere così perché sono cambiati i «fondamentali» dell’economia, i
meccanismi di «coordinamento» dei mercati, le priorità tra gli «obiettivi» da perseguire da parte delle istituzioni
economiche.«Questa volta è differente» è il titolo di un famoso volume che analizza il manifestarsi della Grande
Recessione (Reinhart e Rogoff, 2009). Immediatamente vicino al fallimento di Lehman Brothers si è cominciato a
pensare di rimettere in pista le politiche keynesiane, questo significa che ai tempi si utilizzavano altri tipi di politiche.
Cosa significa fare una politica economica id tipo keynesiano?
Nel ‘36 keynes aveva scritto il proprio manifesto della sua teoria economica, quindi la teoria generale di Keynes ( visto
come primo manifesto teorico della macroeconomia,) vedeva come primo manifesto la macroeconomia che nasce come
risposta alla grande depressione; siccome i modelli tradizionali non funzionavano Keynes dà delle coordinate diverse sul
funzionamento delle relazioni economiche e sulle interdipendenze che regolano i diversi comparti del sistema
economico. Prima di Keynes quindi c’era un prototipo di economia diverso, la situazione degli anni precedenti alla
grande depressione del 29 era molto simile alla realtà precedente rispetto a quello che caratterizzava gli anni
precedenti alla grande recessione. Quindi a differenza degli anni 20 vi era la possibilità di capire che cosa stava
succedendo negli anni precedenti alla grande recessione, vi erano dei segnali per poter capire e prevenire la crisi. Cosa
significa ricetta di politica economica Keynesiana? Quali sono le caratteristiche? La politica di natura Keynesiana è una
politica di tipo espansivo che usa uno strumento fiscale e uno strumento monetario, quindi di fatto che usa liquidità per
sostenere prevalentemente la politica fiscale (l’investimento pubblico fatto in economia).
L’Italia avrebbe potuto applicare una politica di tipi keynesiano? No perché abbiamo dei vincoli sulla politica monetaria
e sulla finanza pubblica. Se la politica monetaria per certi versi poteva essere facilmente coordinata, la questione della
politica fiscale quindi dell’uso della spesa pubblica per sostenere l’emissione di liquidità nel sistema evidentemente non
era possibile. Quindi da un certo punto di vista l’idea di dire “ prendiamo cosa è stato fatto all’inizio degli anni ’30 e
copiamolo” di fatto non è possibile perché sono cambiati i fondamentali dell’economia, è cambiata la struttura, sono
cambiati i processi di coordinamento di mercato , gli anni ’30 sono anni in cui i mercati sono mercati in cui si scambiano
beni merceologici con la velocità di beni fisici. Coordinare i mercati negli anni 2000 significa coordinare mercati il cui
oggetto di transazione/ compravendita è comunque un bene immateriale, in molti casi sono attività finanziarie. Le
priorità e gli obiettivi sono diverse , per esempio il nostro paese non aveva la facoltà di scegliere liberamente le ricette
di politica keynesiana da attuare , perché di fatto le istituzioni proposte o direttamente o come controllo sulla possibilità
di utilizzare politiche si questa natura sono diverse. Gli Usa non hanno usato politiche di natura Keynesiana nel
momento della crisi questo perché vi erano alcuni problemi nel governo. Nell’autunno del 2008 c’erano le elezioni, il
presidente americano viene eletto in pectore a novembre dell’anno elettorale ma di fatto prende le funzioni con l’inizio
dell’anno successivo , quindi c’era un’amministrazione in carica che se ne stava andando e quindi a la capacità di
controllo e di comando sull’economia era una pila in esaurimento e c’era un presidente in pectore che non aveva ancora
l’autorità per comandare nessuno. Si doveva quindi convincere l’opinione pubblica dell’importanza dell’intervento
pubblico, culturalmente l’americano medio non vede di buon occhio l’intervento pubblico e questa è stata una delle
ragioni per cui probabilmente dopo aver salvato 5 banche, il tesoro americano decise di non salvare più la sesta anche
perché non aveva nemmeno i soldi per poterlo fare. Dopo 15 giorni si decise di autorizzare questa emissione di liquidità
per rendere più forti altre banche che rischiavano di fallire (reti di protezioni su altre banche generalmente a rischio).
Grafico che spiega perchè questa crisi è diversa dalla grande depressione all’inizio degli anni 30. La prima riga si riferisce
agli USA 1929, quindi misura le della grande depressione, si vede anche ad un’analisi molto
superficiale che il fatto che si rappresenta nella
seconda e nelle altre righe è molto più limitato rispetto a quello che si va a leggere nella prima riga. I due colori
rappresentano due variabili diverse espresse sullo stesso grafico
- azzurro chiaro: tassi di variazione in particolare dimensione della perdita economica, tassi di variazione del Pil quindi
del prodotto interno lordo procapite, ci interessa procapite in quanto la dimensione dei paesi dal punto di vista della
popolazione è molto diversa tra di loro, anche rispetto alla penultima riga rappresentata dagli USA e la popolazione
degli USA che contribuiva alla formazione del PIL nel 2007 non è sicuramente quella del 29. Tassi di perdita del Pil
procapite per ogni cittadino appartenente ad un particolare stato in quel particolare anno. Essi sono calcolati su una
fase ciclica dell’economia (punto di massimo e punto di minimo), la distanza rappresenta la perdita di pil tra punto di
picco più alto raggiunto prima della crisi e il punto più basso al di là della quale il sistema economico comincia a risalire.
La dimensione della perdita di Pil procapite per gli Stati uniti nel 29 è stato del 28%. La distanza tra il punto di massimo e
di minimo al di sotto del quale il sistema economico si è ripreso in 11 anni .
- quella blu sono anni di durata del fenomeno che si va a rappresentare.
Commento grafico: Qualcuno dice che questa è stata solo una fase di stasi e questo fenomeno di grande recessione in
realtà non è ancora finito. Molti dicono che quello che succede in questi giorni è una coda ritardata del fenomeno
precedente o uno shock nuovo? Questa è una domanda che resta totalmente aperta. Qualcuno si è chiesto perché
questa crisi, fatto salvo che sia chiusa per gli USA, perchè è stata così leggera? Se si guarda rispetto alla grande
depressione , la perdita di Pil, gli anni in cui è durata, è molto diversa la situazione della grande recessione, qualcuno
arriva a dire che questo è l’effetto positivo della globalizzazione ,perché esistono aspetti del mondo che erano
irrilevanti rispetto al funzionamento del sistema economico, che nel 29 essendo sistemi chiusi, autarchici non avevano
effetti sul resto del mono, quindi chi era in crisi se la teneva ma la crisi non si propagava velocemente ad altri comparti
dell’economia che non fossero integrati. Qualcuno dice che in questo caso il fatto che la crisi non abbia colpito certi
mercati rilevanti oggi ha fatto un po' da paracadute rispetto all’economia internazionale ma anche rispetto a quei paesi
che erano stati toccati più direttamente dalla crisi. Noi ne abbiamo una percezione di crisi molto pesante. Se andiamo a
guardare rispetto queste variabili possiamo notare che la crisi del ’29 è stata ancora più pesante.
Gli studiosi e gli operatori nel 2008 non hanno capito adeguatamente l’origine della crisi e pertanto non hanno saputo
prevederne dinamiche ed effetti.
Dunque, sono state in difficoltà anche le autorità di politica economica nell’introduzione delle manovre di stimolo per
la ripresa economica (e auspicabilmente per la crescita). Gli errori fatti sull’andamento del sistema economico sia sul
passato e sul futuro sono stati fatti da coloro che fanno previsioni di mestiere. Sono due organismi: uno di tipo
istituzionale che è il fondo monetario internazionale che fa modelli di previsione a livello globalizzato, essa è
un’istituzione nata dopo la II guerra mondiale con caratteristiche pubbliche , è un fondo di un trattato tra stati che si
sono messi d’accorso su organismi economici comuni riconosciuti con finalità infranazionali e quindi ha anche il compito
di gestire le crisi finanziarie. L’IMF ha continuato a sbagliare fino al 2008. L’altro organismo è l’OECD è un organismo di
ricerca, studio e pubblicazione di dati che ha natura privatistica, economie avanzate, economie di nuovo sviluppo ,
economie europee non appartenenti all’UE, la capacità di osservazione è molto consistente a livello globale pur avendo
un contenuto privato. La loro funzione è quella di fare previsioni , quindi raccolgono tutte le informazioni disponibili a
livello internazionale, costruiscono questi modelli macro econometrici in previsione sugli andamenti futuri e correggono
gli errori fatti sul passato.
Le previsioni per l’anno successivo, a giugno (OECD) e a ottobre (IMF) del 2008, hanno molto sottostimato la caduta del
2009 e la temporanea ripresa del 2010. Gli errori di previsione e di intervento erano evitabili?
Non essendo riusciti a capirne bene l’origine, continuiamo ad avere difficoltà a capire ancora oggi il rallentamento
dell’economia mondiale. Perché ?
Questi dati misurano nel giugno di un determinato anno il dato effettivo di un fenomeno, in questo caso il fenomeno del
Pil. Nel giugno 2009 avendo a disposizione il dato del 2009, si è capito l’errore fatto nel 2008, la previsione sul 2008
dava un determinato numero, il dato effettivo nel momento in cui vado a rilevarlo è diverso. La differenza tra la
previsione e il dato effettivo dà la dimensione degli errori. Questi sono errori fatti dall’OECD. C’è stato un errore fatto
nel 2007 su come sarebbe andata l’economia nel 2008 ma l’errore più consistente viene fatto nel 2008 rispetto al 2009.
Non solo non si era capito cosa c’era prima ma si continua a non capire cosa sta succedendo. È stata sottovalutata la
dimensione della crisi nel 2008 e nel 2009, ma è stata sottovalutata anche la ripresa del 2010. Nel 2010 gli USA ,
Germania e Italia hanno una crescita del Pil ,ma i modelli di previsione non sono stati i grado di capire cosa stava
accandendo e di prevedere quello che sarebbe successo. Nel 2011 si ha un problema che ci tocca direttamente, il
problema della Grecia, nel 2009 si cominciano a rilevare i dati finanziati della Grecia e si capisce che questi dati vennero
modificati a piacere nascondendo in parte la crisi. Nel 2011 questo shock della Grecia si comincia a spostare su tutti i
paesi europei. Tutta la raccolta di informazioni tradizionali non consentire e di fare previsioni su come sarebbe andato il
sistema economico. I modelli di previsione, i modelli di gestione delle incertezze del rischio modellano utilizzando il
concetto di probabilità, ma il concetto di probabilità è legato al fatto che un evento abbia una probabilità associata.
CAPIRE LE RAGIONI DELLA CRISI
Se la crisi è differente, è importante dunque capirne le ragioni e gli errori interpretativi per identificarne i migliori
correttivi.
Due premesse di contesto sulla situazione all’inizio del XXI secolo:
- la teoria economica prevalente di taglio liberista giustifica il perseguimento dell’efficienza e il governo (anche l’auto-
correzione degli errori) del sistema economico lasciato al solo «Mercato».
- si giustificano interventi normativi che si limitino a garantire il buon funzionamento del Mercato, non introducano
vincoli e regole e auspicabilmente riducano quelli già in essere.
Per capire la ragione della crisi e come si va a collocare storicamente la grande recessione e per capire come questo
rende simile la grande recessione con la grande depressione rispetto alla situazione precedente. Si possono vedere
queste premesse di contesto rispetto al momento in cui si crea la grande depressione ragionando su due livelli:
1. descrizione di come il sistema funziona dal punto di vista teorico, aspetto teorico della problematica.
2. come si colloca la realtà rispetto a questo modello teorico di sfondo analizzato, come lo si fa funzionare,
aspetto normativo della problematica.
Si può leggere il quadro precedente al 2008 utilizzando questi due livelli interpretativi;, a partire dalla seconda metà
degli anni 80 abbiamo una visione del mondo di come il sistema economico dovrebbe funzionare che ha un taglio
liberista, in cui l’obiettivo finale del sistema è l’ efficienza economica, il sistema si organizza utilizzando questa priorità e
dandosi questa priorità il governo dell’economia , ovvero il processo di coordinamento della struttura decisionale degli
operatori economici, avviene esclusivamente attraverso una logica di mercato in quanto il mercato rappresenta lo
strumento più efficace per seguire un obbiettivo di efficienza economica. Il sistema economico si autogoverna se il
mercato è in grado di funzionare, e si immagina che sia possibile correggere degli errori data la capacità di logica del
mercato di governare in modo opportuno il sistema economico ed è una logica per la quale il mercato converge sempre
all’equilibrio.
Ragionando su un altro piano qual è il compito del soggetto preposto a organizzare sotto il profilo normativo? ovvero il
ruolo dell’autorità di politica economica? È quello di far funzionare il mercato in quanto il mercato si governa da solo. Se
le regole non ci sono non bisogna crearle, non bisogna regolamentare sotto il profilo normativo l’economia, e laddove ci
sono già e non servono più queste regole si possono eliminare. Logica che segue gli anni precedenti il manifestarsi della
grande recessione.
Il ripetersi della storia è un fattore fondamentale in questo contesto. In precedenza c‘era già stato un momento come
questo in cui sembrava che i mercati si autogovernassero e che di fatto ci fosse un solo ruolo regolamentare da parte
del police maker. Negli anni 20 si origina tutto il modello teorico finalizzato all’efficienza, così
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