Appunti di politica economica
Basati sul programma del prof. R. Caruso. Sono completamente sostitutivi del libro.
Mercato e Stato
Capitolo 1
Il mercato è un meccanismo di coordinamento delle decisioni economiche attraverso un sistema di prezzi parametrici: famiglie e imprese considerano i prezzi come un parametro dato e su questa base decidono quanto e che cosa consumare e produrre. Il notevole risultato teorico è che da questo processo decisionale decentrato, in cui nessun soggetto tiene conto degli altri, ciò che risulta è l'ordine economico e non il disordine. Gli individui che perseguono il loro interesse privato realizzano inconsapevolmente l'interesse collettivo, come se fossero guidati da una «mano invisibile»: i prezzi privati coincidono con i prezzi sociali, non esiste conflitto fra individuo e società e il mercato produce allocazioni efficienti. La migliore politica economica è quella di non fare nulla che distorca il "meccanismo di perfetta concorrenza”.
I fondamentali del mercato
1.1. Mercato e potere decisionale
1.1.1. Mercato e comportamenti economici
Nell'ambito del mercato gli individui possono prendere decisioni sulla base di molteplici motivazioni: l'idea che tale molteplicità sia semplificabile a un solo motivo, il «self-interest», può essere ricondotta ad Adam Smith. Nella teoria economica contemporanea ciò corrisponde all'idea che i consumatori massimizzano una funzione di utilità e le imprese massimizzino una funzione di profitto, dato un vincolo di risorse disponibili. La teoria economica semplifica la molteplicità di motivazioni umane a una sola, quella del profitto: il vantaggio di una teoria basata su questa ipotesi è la maggiore prevedibilità teorica dei comportamenti di soggetti spinti esclusivamente dal loro interesse individuale.
Il profitto definito come remunerazione del capitale produttivo deve essere distinto dalla rendita, cioè il reddito aggiuntivo che deriva in quanto proprietari di fattori fissi per l'intera economia. L'esistenza di redditi legati a posizioni di rendita pone un problema complesso sul piano economico e politico: sul piano economico le posizioni di rendita frenano il benessere e lo sviluppo, mentre sul piano politico esse rappresentano gruppi sociali abbastanza forti da influenzare il potere politico per garantire lo status quo.
La massimizzazione del flusso di profitti implica la massimizzazione della loro somma e cioè il capitale: una economia nella quale il comportamento dei soggetti sia principalmente guidato dalla massimizzazione del capitale può essere definito capitalismo di mercato. Una analoga e diffusa definizione del capitalismo di mercato è quella di libera economia di mercato, nella quale gli individui sono liberi di decidere senza alcun vincolo: la dottrina del “laissez-faire”. L’idea centrale del laissez-faire è quella di lasciare piena libertà al comportamento di massimizzazione del profitto senza alcun vincolo da parte dello Stato: il problema con il laissez-faire nasce dal fatto che la libertà di massimizzare il profitto può confliggere con altre libertà ritenute almeno altrettanto importanti.
Per Keynes, così come per Smith, l'idea di fondo è che il potere economico, cioè l'accumulazione di capitale attraverso lo scambio volontario, rappresenti un'alternativa preferibile all'accumulazione di capitale realizzato attraverso l'appropriazione violenta. Il motivo del profitto diventa, in questa prospettiva, anche un inconsapevole strumento di pace sociale: il «vizio» privato del profitto diventa così una «virtù» sociale. Quando ciò avviene i prezzi privati nel mercato coincidono con i prezzi sociali e segnalano il valore di tutte le risorse scarse utilizzate per la produzione, sia interne sia esterne all'impresa. La motivazione del «self-interest» è infatti posta sullo stesso piano della «simpatia» umana e del «senso del dovere». Nella Teoria dei sentimenti morali Adam Smith afferma che «il senso del dovere è ... il solo principio con cui la gran parte dell'umanità è in grado indirizzare le proprie azioni». La massimizzazione dei profitti rappresenta perciò solo una delle possibili motivazioni che spiegano il comportamento umano e in particolare le decisioni economiche. In particolare esistono comportamenti basati su motivazioni di altruismo, solidarietà, reciprocità e «simpatia».
1.1.2. Il dibattito su Stato e mercato: un'introduzione
Il problema del rapporto fra Stato e mercato è, al fondo, il problema del rapporto fra potere economico e potere politico, e quindi, più in generale, il problema della distribuzione del potere nelle moderne democrazie. La caratteristica centrale del mercato è il decentramento del potere decisionale: il mercato è uno strumento adeguato per realizzare un dato obiettivo sociale se la sua attuazione è decentralizzabile, e cioè se gli individui sono liberi di decidere ciò che per loro è meglio e dall'aggregazione delle decisioni individuali emerge l’obiettivo desiderato. In ciò ritroviamo confermata, e all'opera, l'idea di «mano invisibile» di Adam Smith.
In questa prospettiva la responsabilità dello Stato dovrebbe essere limitata e circoscritta alle funzioni di uno Stato minimale, come appunto per la difesa contra i nemici esterni e l'amministrazione della giustizia interna. Questo punto di vista contemporaneo si rispecchia in una visione di liberismo economico non molto dissimile da quello sostenuto dal laissez-faire settecentesco. Un'importante evoluzione teorica e pratica del rapporto fra Stato e mercato è l'idea che lo Stato svolga un ruolo solo sussidiario rispetto agli individui e le istituzioni elementari, come le famiglie e le imprese, le quali sono libere di organizzarsi come meglio ritengono nel coordinamento dell’attività economica: lo Stato ha un ruolo solo nel caso in cui tale coordinamento fallisca. È questo il cosiddetto principio di sussidiarietà.
Secondo tale principio gli individui e le istituzioni elementari hanno la responsabilità della prima mossa, mentre lo Stato muove per secondo, solo quando la prima mossa si riveli inefficace o sbagliata. Il principio di sussidiarietà ha come corollario il fatto che il bisogno della presenza dello Stato cessa non appena il coordinamento di mercato ritorna a funzionare in modo efficiente. Nel rapporto fra Stato e mercato, l'estremo opposto della decentralizzazione è rappresentato da una completa centralizzazione del potere economico e politico. L'alternativa opposta alla «mano invisibile» del mercato è quella della «mano visibile» di un capitalismo di Stato con il potere politico di pianificare le scelte economiche di tutte le imprese.
Il reale punto di debolezza di quella convinzione teorica si è rivelato essere l'impossibilità pratica, e forse anche logica, del poter disporre di tutte le informazioni necessarie per una pianificazione centralizzata di tutta l’attività economica. L'esperienza delle economie pianificate, come nel caso dell'ex Unione Sovietica, dimostra che la pianificazione globale è una organizzazione economica possibile, anche se inefficiente, quando non esistono vincoli dal lato dell'offerta di risorse e la domanda riguarda un numero limitato di beni da produrre in elevata quantità (come la produzione di pane o acciaio). Essa fallisce invece quando si tratti di rispondere ai bisogni differenziati e molteplici di una società matura, nella quale le risorse disponibili diventano un vincolo e la quantità di informazioni necessarie cresce esponenzialmente.
Inoltre l'economia pianificata ha dimostrato di non saper rispondere in modo adeguato al problema degli incentivi: il principio secondo cui in una economia socialista il lavoratore viene remunerato in base al suo lavoro e i suoi sforzi è andato disatteso e inapplicato. Va tuttavia sottolineato come la figura del pianificatore non appartenga solo al modello di economia pianificata, ma sia invece parte integrante del funzionamento di una economia di mercato: nelle moderne economie di mercato esiste un potere politico ed economico con caratteristiche analoghe a quelle di un pianificatore. Ad esempio, la Banca centrale europea che fissa un obiettivo di inflazione esercita un potere politico sull'economia non diverso da quello di un pianificatore.
1.2. L'efficienza e l’equilibrio di mercato
1.2.1. Il criterio di efficienza di Pareto e l'equità
Il criterio di efficienza di Pareto è un giudizio di valore che consente di confrontare diverse allocazioni economiche: tale criterio è anche definito come il criterio dell'efficienza paretiana o la Pareto-efficienza. Una allocazione è Pareto-efficiente se non esiste un'altra allocazione nella quale almeno qualcuno guadagna, ma nessuno perde. Possiamo perciò anche definire una allocazione Pareto-efficiente una allocazione non dominata da nessun'altra allocazione: il criterio di efficienza paretiana consiste perciò in un confronto fra vettori e poiché i vettori non sono sempre confrontabili, il criterio di Pareto può fornire un ordinamento incompleto delle allocazioni.
L'efficienza allocativa nel senso paretiano non ha alcuna relazione con l'equità, interpretata come guida a una distribuzione delle risorse che rispecchi un concetto condiviso di giustizia sociale. I possibili criteri di equità sono numerosi e fra questi considereremo in particolare quelli dell'utilitarismo e del contrattualismo di Rawls. Sul piano produttivo il criterio di efficienza paretiana è rappresentabile dalla frontiera delle possibilità di produzione o curva di trasformazione fra due beni: la curva di trasformazione definisce la massima quantità producibile di un bene, data la produzione di un altro bene. La curva di trasformazione delimita l'insieme delle possibilità di produzione. La quantità di bene y cui si deve rinunciare per una unità in più del bene x si chiama saggio marginale di trasformazione. Il saggio marginale di trasformazione misura altresì il costo opportunità di un bene. Se l’economia sta operando sulla frontiera efficiente non esistono «pasti gratuiti».
Il criterio dell'efficienza paretiana è quindi anche un criterio di misura dell'eventuale spreco di risorse: un'allocazione è efficiente se le risorse non vengono «sprecate» e in un mondo di risorse scarse l'assenza di spreco consente di distribuire le risorse disponibili a un maggior numero di individui.
1.2.2. I fondamenti dell'efficienza e dell'equilibrio di mercato
I dati di breve periodo dell'economia, cioè i suoi fondamentali, sono solo tre: le preferenze, la tecnologia e le dotazioni iniziali. Un meccanismo decentrato di mercato ha la proprietà di realizzare l'obiettivo sociale dell'efficienza con il coordinamento «involontario» di individui e imprese che massimizzano utilità e profitti. Il perseguimento dell'ulteriore obiettivo dell'equità distributiva è possibile, ma richiede la presenza di un ulteriore soggetto, lo Stato, non esplicitamente spiegato e incluso all’interno del modello. Per realizzare una data allocazione efficiente lo Stato interviene, con la tassazione, per modificare la dotazione iniziale degli individui: data la modificazione della dotazione iniziale il meccanismo dei prezzi di mercato può continuare a funzionare.
Le caratteristiche di questo meccanismo semplificato di mercato sono le seguenti:
- Non esiste un ruolo economico dello Stato;
- I fondamentali sono semplificati a tre: preferenze, tecnologia e dotazioni iniziali;
- I mercati sono «completi», non vi sono esternalità o asimmetrie informative;
- Gli scambi hanno solo natura volontaria: la tassazione non modifica il comportamento degli individui;
- Il diritto di proprietà privata è l'istituzione su cui si basa lo scambio volontario e rappresenta la principale ragione economica per l'esistenza dello Stato;
- Esistono solo beni privati puri, per i quali i prezzi parametrici di mercato sono anche unici. In particolare non esistono beni pubblici indivisibili;
- I soggetti sono «anonimi» e interscambiabili; inoltre il numero di soggetti presenti nell'economia è elevato, al limite infinito: nessun soggetto ha un potere sui prezzi;
- L'attività produttiva si svolge sulla base di rendimenti decrescenti relativamente a ogni fattore produttivo e con rendimenti di scala costanti a livello aggregato;
- I prezzi parametrici di mercato rappresentano prezzi sociali che misurano la scarsità relativa di tutte le risorse nell'economia.
Sulla base di queste ipotesi semplificatrici è possibile costruire una teoria dell'equilibrio economico generale e dimostrare le proprietà di «autoregolamentazione» di un meccanismo economico decentrato guidato dalla «mano invisibile» dei prezzi. La teoria dell'equilibrio economico generale è una teoria sulla formazione dei prezzi e delle quantità nell'economia: l'analisi riguarda individui e imprese che formulano decisioni individuali sulle quantità domandate e offerte in base ai segnali di prezzo. Il meccanismo dei prezzi coordina e indirizza gli interessi individuali verso l'interesse sociale. Ciò rappresenta la caratteristica distintiva del mercato rispetto ad altre possibili forme di coordinamento e organizzazione degli individui.
Il sistema dei prezzi svolge una efficiente funzione allocativa e di indirizzo delle risorse sulla base di un meccanismo semplice e pervasivo: il principio è che, poiché gli individui perseguono il loro interesse economico, essi indirizzeranno i loro sforzi e le loro risorse dove possono trame il maggior beneficio. La funzione allocativa delle risorse implica necessariamente anche una funzione distributiva sulla base di un principio teorico altrettanto semplice: il mercato remunera i fattori produttivi sulla base della loro produttività marginale, cioè del loro contributo al processo produttivo.
La teoria economica ha chiarito le condizioni a cui il meccanismo di mercato può consentire l'equilibrio tra domanda e offerta in tutti i mercati nonché, a un tempo, l'efficienza allocativa nell'utilizzo delle risorse: la condizione necessaria per dimostrare questo risultato è che nessun soggetto abbia il potere di influenzare i prezzi e che, di conseguenza, i mercati siano perfettamente concorrenziali. Questa ipotesi è plausibile quando il numero di individui presenti sul mercato è molto elevato: in tal caso il prezzo è dato e non contrattabile, in quanto rispecchia l'anonimità del mercato. Perché il mercato concorrenziale possa dimostrare la sua efficienza è necessario che gli individui abbiano opportunità di scambio e quindi una dotazione iniziale di risorse: in un mercato efficiente gli individui devono possedere risorse superiori al livello minimo di sussistenza. L'equilibrio e l'efficienza di un mercato concorrenziale richiedono perciò l'assenza di povertà e di un'eccessiva disuguaglianza: infatti la possibilità di un equilibrio di mercato è maggiore quanto più gli individui abbiano una dotazione iniziale positiva per il maggior numero di beni. La redistribuzione del reddito da parte dello Stato risponde quindi a un'esigenza di efficienza, oltre che di equità.
1.2.3. Esistenza, unicità e stabilità dell'equilibrio di mercato
La teoria economica dell'equilibrio economico generale dei mercati distingue tre aspetti:
- Esistenza. Con le condizioni sopra descritte e l'ipotesi centrale che le funzioni di domanda e offerta siano continue è possibile dimostrare l'esistenza di un equilibrio.
- Unicità. Un solo equilibrio di mercato rappresenta l'eccezione e non la regola. Le condizioni per l'esistenza di unico equilibrio sono infatti molto restrittive e richiedono che tutti i beni siano fra di loro sostituti (lordi). Si richiede cioè che all'aumentare del prezzo di un bene la sua quantità domandata diminuisca, mentre aumenti invece la quantità domandata degli altri beni. La realizzazione di un particolare equilibrio, fra i numerosi possibili, può dipendere da fattori esterni al processo economico: in questo contesto la «storia» conta ed è possibile formulare preferenze fra le diverse storie possibili che conducono a ciascun equilibrio.
- Stabilità. Il problema riguarda le posizioni di disequilibrio del mercato e del processo attraverso cui il corrispondente vettore di prezzi in disequilibrio può convergere verso il vettore (o uno dei vettori) di equilibrio, di cui si è l'esistenza. L'efficienza dei mercati richiede che le transazioni siano realizzate solo ai prezzi di equilibrio: se può avvenire che tali prezzi possano essere avvicinati, ma mai raggiunti. Il ruolo del banditore è quello di applicare una regola di aggiustamento dei prezzi, ad esempio aumentare i prezzi dei beni quando vi è eccesso di domanda aggregata e diminuirli quando vi è eccesso di offerta.
Un modello generale per la politica economica
3.1. I fondamentali di una economia
3.1.1. Il quadro generale: una sintesi
Per l'analisi dei problemi di politica economica è necessario estendere il precedente quadro teorico e incorporare almeno le seguenti caratteristiche dei mercati: l'esistenza di mercati incompleti, l'incertezza esogena e strategica, l'informazione asimmetrica, le istituzioni, le norme sociali di comportamento e l’esistenza di un potere economico e politico. Esistono inoltre ulteriori obiettivi oltre all'efficienza e l'equità. Queste considerazioni modificano la precedente rappresentazione nel modo seguente:
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