Sociologia dei consumi 08/10
BRAINSTORMING
Cosa intendiamo con “consumo”? → necessità
Una (es. tecnologia) che serve a soddisfare un
moda, relazione
bisogno, Non solo bisogno di sopravvivenza, ma anche una Una tra due soggetti,
chi vende e chi acquista (all’interno di un mercato), Non solo consumo di beni materiali, ma anche
servizi, omologati malattia
di Il desiderio di essere ad un gruppo, Può degenerare in una (gioco
d’azzardo, le dipendenze in generale), La base dell’economia è fatta dalla produzione e dal
Stimoli
consumo, interni (emozioni) ed esterni (es. moda, tecnologia), C’è un’emozione dietro
trasformazione
l’atto di consumare un certo bene o servizio, Una dell’oggetto del consumo dopo
scambio,
averlo acquistato, Governato/programmato dallo Quello che i consumatori fanno nella
vita quotidiana.
loro La sfida è capire come questi oggetti vengono introdotti nella vita del
consumatore e subiscono una trasformazione (prevalentemente simbolica, ma a volte anche
materiale). Il consumo è un lavoro di trasformazione, ci si impiegano energie, fatiche e
conoscenze, oltre la fatica del relazionarsi con gli altri.
A chi pensiamo quando parliamo di “consumatore”? →
Potere spesa Pro-attivo
di come variabile che lo definisce, quando consuma mette in gioco
• Esigente, Influenzabile Informato, Risposta
se stesso, in modo non superficiale, (dal mercato),
→
all’acquisto immediata (veloce), Agevolato dalla tecnologia, Competente il consumatore ha
sviluppato l’abilità di comprendere come funziona il mercato e di sapersi gestire al suo interno.
Società dei consumi dei consumi”,
La nostra società, nata intorno al secondo dopoguerra, prende il nome di “società
Baudrillard, Marcuse, Galbraith Packard.
definizione coniata da autori come e Questa definizione
sta ad indicare una società particolarmente legata al capitalismo e al consumismo. La definizione
nasce prevalentemente con una connotazione negativa, non è quindi un modo per comprendere i
valori che caratterizzano la società, ma bensì un modo per criticare l’attaccamento ad oggetti
materiali, talvolta anche superflui. La società dei consumi è una società in cui la quasi totalità dei
sul
bisogni viene soddisfatta nel quadro di un’economia capitalistica, attraverso l’acquisizione
mercato di merci, cui corrisponde un incessante “lavoro” del consumatore, parafrasando la
Max Weber (1923).
definizione di Le merci sono quelle che hanno lo scopo di soddisfare i nostri
bisogno, innescando il lavoro di trasformazione del consumatore. Non è un lavoro nel senso
tradizionale del termine, non c’è una manipolazione delle materie prime, il lavoro è di
trasformazione delle merci astratte che devono diventare i suoi beni, quindi un lavoro di
appropriazione. Ogni merce si differenzia dalle altre, ma tutte le merci appartengono alla stessa e
mercificazione,
medesima categoria. Questo processo prende il nome di e consiste nel
trasformare un determinato bene in una merce che può essere venduta in cambio di un
ammontare in denaro, e può essere esteso anche ai servizi. lavoro
La nostra esistenza è sostanzialmente composta da due momenti: il (produzione) e il
consumo, connesse tra loro dalla sfera dello scambio. Questa non è solo la distinzione tra due
tipi di attività umane che sono complementari, ma è possibile vedere all’interno delle società che
tipo di valore viene riconosciuto ad entrambe le attività, cosa spinge l’altro secondo la società.
Non basta che le merci siano disponibili perché i consumatori decidano di acquistarli, ci sono
Georg Simmel (1907)
delle altre dinamiche che devono essere studiate. Secondo l’inizio del lavoro
salariato e quindi l’introduzione del denaro ha cambiato ciò che si intendeva per “scambio”,
rendendolo decisamente più agevole di quanto non fosse ai tempi del baratto. Questo portò
anche alla nascita delle prime forme di pubblicità, perché i venditori dovevano far conoscere i
propri prodotti ai potenziali consumatori. Il processo di trasformazione. 1 di 41
esaltare condannarlo,
Ci sono motivi sia per il consumo che per questa è la prima delle tante
antinomie che caratterizzano il dibattito intorno al consumo. La critica considera il consumo non
autentico, e come una conseguenza del mercato che rende i consumatori come degli schiavi. Nel
secondo dopoguerra si passerà da un punto di vista negativo verso il consumo ad atteggiamenti
di esaltazione verso il consumo, non più visto come manipolatore. Il consumatore è visto o come
schiavo o come sovrano (dicotomia).
Un’altra dicotomia è tra l’acquisto e l’uso, l’uso consente nel capire cosa fanno concretamente i
consumatori dopo aver acquistato un prodotto. Mentre quando un consumatore acquista un
prodotto dimostra di avere una certa capacità di spesa, ed è l’unico aspetto evidente di una
persona, questo è la comunicazione sociale che emerge, se ci si può permettere il bene o no.
Acquisto e uso fanno parte dello stesso processo, nonostante i differenti significati sociali che
rappresentano. dimensione simbolica dimensione pratica:
Un’altra ancora è tra e la dimensione pratica
coinvolge la consistenza materiale, rendendo possibili alcuni utilizzi e non altri, e permette di
studiare le attitudini delle relazione con i nostri oggetti, coinvolgendo anche l’analisi della routine e
delle azioni fatte per abitudine. La dimensione simbolica invece è quella maggiormente
considerata dagli studiosi del consumo, considerando la sua dimensione metaforica. I due aspetti
però dovrebbero essere considerati insieme.
La società dei consumi, però, non è solo una società in cui si acquistano delle merci in cambio di
denaro per soddisfare dei bisogni. Essa è anche quella in cui bisogna valutare i prodotti e servizi
anche al di là dei loro prezzi, guardando al loro valore simbolico. L’atto di consumare, quindi, va
ben al di là del mero atto fisico di comprare per soddisfare un bisogno quotidiano.
Lo sviluppo della società dei consumi
Le origini del capitalismo sono generalmente da ritrovarsi nella diffusione di une mentalità
borghese operosa e calcolatrice, e dalla rivoluzione industriale. La società dei consumi è infatti
stata resa possibile in primis dalla rivoluzione industriale, la più grande delle trasformazioni
produzionista,
economiche. Questa visione può essere considerata che sosteneva che la società
dei consumi non era altro che un effetto tardivo della industrializzazione e del modo di produzione
capitalistico, la rivoluzione industriale avrebbe quindi rivoluzionato la domanda. È necessario però
sottolineare:
L’autonomia dei processi di consumi della produzione,
• Il ruolo attivo del consumo nello sviluppo capitalistico e nel cambiamento culturale,
• La crescita dei consumi già nelle corti (1500-1600) e nelle società europee della seconda metà
• del 1600 e per tutto il 1700 (in particolare dei beni di lusso).
Secondo questa visione, la società dei consumi fu una risposta culturale alla rivoluzione
industriale, che però ha portato necessariamente ad una trasformazione economica. Il consumo
diventa anche un modo per conoscere meglio se stessi, studiando anche il piacere sensoriale. È
qualcosa che viene riconosciuto, coltivato e valorizzando; il consumo offre dei benefici. Ci furono
però degli autori che si distanziarono da questa visione produzionista che vedeva la società dei
consumi come una conseguenza alla rivoluzione industriale, come:
1. Grant McCracken (lusso e potere nelle corti assolutistiche e rinascimentali)
2. Neil McKendrick (rivoluzione dei consumi),
3. Colin Campbell (l’etica romantica e lo spirito del consumo)
4. Jean De Vries (il ruolo dei beni di lusso e la secolarizzazione dell’amore)
5. Werner Sombart (nuove disposizione etiche ed estetiche verso il consumo moderno)
1. Lusso e potere nelle corti assolutistiche e rinascimentali - McCracken
Grant McCracken studiò la Corte di Elisabetta I di Inghilterra dove erano all’opera idee di
consumo come arma. Egli sosteneva che la regina voleva centralizzare il proprio regno utilizzando
il cerimoniale di corte; il consumo era un’ostentazione della ricchezza e uno sfarzo, che era
un’arma per ottenere l’approvazione degli altri. McCracken analizza come questa logica
competitiva basata sul consumo si formò in quella corte, ispirata dalle corti rinascimentali italiane
(Sombart). Il consumo era uno strumento di legittimità e affermazione del potere. Si innesca un
meccanismo di competizione sociale interno alla nobiltà a corte, soprattutto anche tra i diversi
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nobili accolti a corte per ottenere i benefici del sovrano. I nobili iniziarono ad utilizzare il loro
potere consumistico per restare a passo con i tempi e rimanere i “migliori” all’interno della corte e
agli occhi della regina.
La società di consumi non era distribuita a tutti gli strati sociali, ma inizia ad emergere anche al di
fuori della nobiltà e della corte, anche attraverso i racconti. Nonostante riguardi un élite, questo
nuovo stile di vita comincia ad influenzare, seppur marginalmente, la società. La cultura del
consumo comincia quindi a cambiare nel rapporto tra gli essere umani e le cose/beni in modo
abbastanza omogeneo tra le diverse classi sociali. Questo produce l’inizio di un cambiamento che
in futuro investirà tutta la società, partendo per ora dalla corte. Questo alimenta un meccanismo
che, attraverso la moda, influenza i gusti, più che le possibilità concrete, dell’emergente classe
borghese.
I cambiamenti quali sono? presente
Consumo finalizzato alla competizione di status nel tra nobili a corte, a discapito delle
• generazioni future (e passate) e dello status di famiglia. Il consumatore inizia a pensare al
presente, disinteressandosi delle future generazioni o delle passate, si concentra più su se
stesso e meno sul resto (compresa la famiglia). La famiglia è infatti composta anche da
generazioni future e passate, e l’individuo inizia a darle meno importanza, hanno un valore
sovra-economico che diventa meno importante. Prima il consumo era un’attività della famiglia.
singolo individuo
Il soggetto del consumo è il (il nobile in competizione con i suoi pari). Il nobile
• deve dimostrare di saper essere migliore rispetto a tutti gli altri nobili che stanno di fronte al
sovrano, per emergere ai suoi occhi.
novità patina.
Aumenta il valore delle versus la La novità si sostituisce alla patina che costituiva
• il patrimonio tradizionale, che era l’antichità del possedimento. Le posizioni privilegiate hanno
una radice storica, la patina è il segno dell’antichità della posizione sociale, e l’origine di questa
posizione ha un’origine persa indietro nel tempo. La novità vuole fare dimenticare questa patina,
i nobili perdevano il potere di dire che la loro posizione risaliva alle origini. Il segno del tempo in
passato era un valore, e la posizione dei nobili non era messa in discussione in passato.
patina
La è la proprietà sia fisica che simbolica degli oggetti di consumo, e degli oggetti in
• generale. È la modalità attraverso cui gli individui della classi superiori si distinguevano da
di status).
quelli delle classi inferiori (strategia La patina è stata quinti sostituita dal sistema di
consumo della moda nel XVIII secolo. La lotta si scatena soprattutto tra pari, tra gli stessi
nobili invitati a corte che sono messi in competizione reciproca dal sovrano.
La patina certifica che lo status sociale esistente è legittimo e lo autentica (McCracken):
• epoca Elisabettiana il possesso di un piatto di argento era da sé simbolo di status nobile,
“nell︎ ’
ma la patina del piatto d’argento era una prova che diverse generazioni avevano posseduto il
longevità dello status di famiglia
piatto e simboleggiava la e che non si trattava di nuovi
︎
venuti︎ (parvenus)”.
La patina è lo strumento di difesa delle classi superiori verso i nuovi arrivati in un ambiente
• sociale mobile in cui i beni possono essere acquistati con nuova ricchezza. 9/10
Il consumo è un’arma di competizione sociale, può essere usato come strumento di
comunicazione della potenza finanziaria individuale. Noi consumiamo per dimostrare che siamo
potenti nel campo economica, e di conseguenza anche nel campo sociale. Accettare l’invito al
cerimoniale di corta significa essere inclusi nella sfera del potere di chi sta ai vertici della società
monarchica. Questo era un mondo anche per il sovrano per ottenere un riconoscimento del suo
potere e una dimostrazione della propria potenza per ottenere il riconoscimento degli altri.
2. La rivoluzione dei consumi - McKendrick
Neil McKendrick può considerasti un “consumista”, la sua tesi spiegava come la società dei
consumi fosse una corrispettivo necessario della rivoluzione industriale. Egli sosteneva che la
grande rivoluzione del 1700 non fosse quella industriale, ma quella dei consumi come grande
trasformazione sociale, che collocava intorno alla metà del XVIII secolo, nata in primis in 3 di 41
Inghilterra. La grande rivoluzione è necessariamente una rivoluzione culturale e non può essere
soltanto tecnologica, tecnica e pratica, ma deve cambiare il modo di pensare, di sentire e di
vedere il mondo. La rivoluzione dei consumi ha consentito che, grazie alla rivoluzione industriale,
la società trovasse un posto nel nuovo mondo e che trasformasse la propria vita e la società.
La rivoluzione del consumo seguo diversi livelli: il consumo deve diventare un’attività importante
nella vita di tutti e un’attività sociale dominante. Il consumo diventa centrale dal 1700 al 1800 e si
comincia a parlare di società dei consumi dal 1870. La tesi di McKendrick sosteneva che la
società dei consumi era il risultato delle nuove aspirazioni di status della classe borghese, che
cercavano di emulare la nobiltà. Nell’Inghilterra di quegli anni era già in atto un processo di visione
delle logiche del consumo come logica di condivisione non riguardante solo la corte e
l’aristocrazia, ma inizia a riguardare anche la borghesia, che invidiava e voleva emulare gli stati di
consumo della nobiltà. La borghesia adotta il codice che era in vigore nelle corti inglesi dell’epoca
e fa proprio questo meccanismo di dimostrare la propria potenza finanziare attraverso il consumo.
La borghesia di fatto emula l’aristocrazia facendo proprio il codice del consumo, adattandolo alle
proprie caratteristiche.
McKendrick nello studiare questi meccanismi di passaggio tra borghesia e aristocrazia comincia
ad individuare alcuni dispositivi nuovi, i dispositivi della società dei consumi, che sono i mediatori
e le forme di comunicazione. Questi nuovi mediatori sono degli intermediari tra il mercato e questi
nuovi gruppi sociali trovando le strategie per convincere la borghesia ad entrare in questo nuovo
Josiah
codice dei consumi. Un esempio è il caso di un artigiano di una fabbrica di porcellane,
Wedgwood (1730-1793), che identificò un modo per arrivare a nuovi mercati utilizzando la logica
dell’invidia e dell’emulazione in modo strategico.
Wedgwood studiò i comportamenti dei nobili e dei le aspirazioni dei borghesi, decide quindi di
sponsorizzare i suoi prodotti nelle case reali, per poi venderle ai borghesi a prezzi più alti, visto il
loro desiderio di emulazione dei nobili. Egli fu il primo ad attuare delle vere e proprie strategie di
marketing, studiando quindi l’ambiente nobile e capendo quali potevano essere i prodotti più
interessanti. Sfruttando poi a suo vantaggio il potere d’acquisto della borghesia in ascesa.
incominciare dalla testa
fare in questo come si fa in altre cose: e solo in un secondo
“Bisogna
momento passare alle membra inferiori; poche Signore, sapete, oseranno aspirare a qualcosa che
autorizzate a farlo da chi è
sia al di fuori dello stile comune (sic) a meno che non si sentano
migliore di loro - quindi dalle Signore di spirito superiore che dettano il tono” - Wedgwood
McKendrick sostiene che l’industrializzazione sia stato l’effetto e non la causa dei nuovi desideri
di consumo. La domanda era per lui una conseguenza naturale, che scaturiva dal desiderio dei
borghesi di imitare coloro che erano più potenti, i nobili. McKendrick nell’analizzare questo
adattamento della logica di consumo come distinzione si concentra su due meccanismi: quello
dell’invidia e quello dell’emulazione. L’invidia perché la borghesia ha meno possibilità di affermare
una cultura nuova rispetto all’aristocrazia. L’emulazione perché il primo modo della borghesia per
inserirsi fu quello di adottare gli stessi modi di vivere dell’aristocrazia. La borghesia era una classe
emergente ma debole culturalmente, decidendo così di guardare agli atteggiamenti e stile di vita
di una classe già affermata, i cui comportamenti erano già affermati; dopo averlo invidiato decide
quindi di emularlo. L’omologazione è una strategia molto razionale quando gli altri seguono uno
stile di vita che è già riconosciuto, non si rischia quindi di essere valutati negativamente.
L’eccentricità possono permettersela solo coloro che hanno una certa posizione dal punto di vista
sociale. Le Signore decidono di acquistare queste ceramiche per entrare nella cerchia di coloro
che li acquistano, emulando l’aristocrazia che già lo faceva. Non possono ancora prendere il
p
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