Linguaggi artistici
Longhi - Analisi degli stili
Ogni fenomeno storico ha profonde conseguenze anche nei fenomeni artistici di ogni genere.
L’espressione stilistica non è né statica né troppo coercitiva, ma è la spiegazione della visione
artistica dell’autore dell’opera, che può variare nel tempo a seconda delle epoche della sua
carriera e della sua conoscenza, insieme ai contesti storici sociali che influiscono. Lo stile è
profondamente vitale e legato al modo di esprimersi, che muta con il mutare dell’essere umano. Il
Roberto Longhi
metodo storico-filologico di è il metodo di lettura delle opere che le contestualizza
nel momento in cui nascono, facendo parlare il linguaggio della forma, ma allo stesso tempo
proiettandolo su una visione storica che dal particolare va alla più vasta interpretazione. L’opera
d’arte rappresenta il punto di partenza e il punto di arrivo del nostro studio. Nel 1914 Roberto
Longhi pubblicò degli appunti per i suoi studenti di Roma dove spiegava come capire le opere
d’arte attraverso lo stile, un assoluta novità del tempo, e questo fu pubblicato nel 1980 nell’opera
Breve ma veridica storia della pittura italiana, titolo che lui stesse diede agli appunti scritti a mano,
pubblicato dalla moglie dopo la sua morte che prima fu una sua studentessa. La prima parte di
idee, non è imitazione
questo libro si chiama Longhi comincia parlando del tema dell’arte “che
della realtà ma interpretazione individuale di essa”, questo vale sia per la letteratura che per le arti
figurative. Questa tematica è stata studiata in chiave più attuale nella relazione tra realtà e
finzione, che viene complicata dall’utilizzo dell’elemento mediatico e quindi dalla teatralizzazione
Ceci n’est pas une pipe.
di tutto. Un esempio è la rappresentazione di René Magritte di
Il poeta interpreta con il linguaggio, l’artista interpreta con la visione, il suo stile è la sua visione
della realtà. La visione dell’artista non è la visione quotidiana di ognuno, essa è fuori dalle
necessità pratiche. Nella storia dell’arte si possono individuare una serie di modi di vedere la
stili.
realtà, cioè modi della visione artistica e dunque In particolare Longhi identifica: stile lineare;
stile plastico; stile plastico/lineare; stile prospettico di forma; stile coloristico puro e stile di sintesi
di forma e colore. Ciononostante gli stili sono dei contesti di riferimento di una certa visione, ma
non per forza ogni opera visiva che studiamo rientrerà in una di queste categorie. L’individuazione
di alcuni stili consente di individuare le visioni che l’artista include nelle sue opere, ma non sono
delle gabbie schematiche. Questo serve semplicemente a mostrare le differenze di visioni tra
diversi artisti e diversi movimenti, o talvolta anche tra artisti appartenente allo stesso movimento e
lo stesso momento culturale. Longhi combatté l’idea di bellezza assolutistica, anche a favore di
nuove opere che non rispettano più i canoni del bello ideale elaborati dai classicisti secondo l’idea
di quella che è la perfetta opera d’arte. Nel periodo di Longhi infatti comincia un momento in cui
tanto più è perfetto ciò che spiega l’imperfetto.
Lo stile lineare descrive una visione che esprime la realtà visiva sotto specie di linea e di
• contorno, ben lontano dal realismo. Questo stile utilizza la linea funzionale e la linea floreale. La
linea funzionale esprime tutta la realtà visiva sotto specie di linea e di contorno, l’aspetto
disegnativo è quello più importanti per gli artisti di questo stile. Questa realtà di linea e contorno
mostra un’artista che ha una visione lontana dal realismo poiché si insiste sugli aspetti astratti
che la linea consente. La linea floreale è quella per cui si caratterizza la città di Siena con i suoi
artisti. Dall’intreccio di linee funzionale si formano delle ondulazione o dei disegni decorativi che
non seguono la rigidità delle linee funzionali con un’involuzione quasi involontaria, con le linee
floreali.
Un esempio di linea funzionale è Antonio Pollaiolo, con il Martirio di San Sebastiano. “Quando
• si voglia, per esempio, esprimere la articolata nervosità di un corpo per messo di puro
contorno, ecco l’artista imprimere tale vibrazione ondulata alla linea marginale da sintetizzare
con essa lo scatto e lo spostamento della materia corporea inclusa nel rigirarsi del contorno”,
Longhi. La linea funzionale è tipica anche di Pollaiolo e Botticelli.
Un esempio di linea floreale è L’Annunciazione coi santi Ansano e santa Margherita di Simone
• Martini con il cognato Lippo Memmi, che ci porta in un versante particolare della cultura
figurativa italiana, cioè quello di Siena. Gli artisti cinesi e giapponesi sono florealisti supremi,
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poiché la loro visione artistica passa attraverso questa idea decorativa floreale che spiega
bene questa tipologia di stile che si basa sul colore.
Lo stile plastico mostra l’idea di non esprimere più il mondo visivo per mezzo delle vibrazioni
• energetiche o blande della linea funzionale o floreale, anzi esprimere semplicemente la
convinzione plastica corporea delle cose attraverso la luce e il chiaroscuro, con intento
costruttivo. Il mezzo può essere uno solo: la luce. Espressione di questo è Masaccio, in
Cacciata dei Progenitori.
particolare con la Partendo da Giotto, a Masaccio, a Michelangelo,
Caravaggio e altri. La luce è l’elemento principale che differenzia questo stile dagli altri, che
illumina alcune cose e ne nasconde altre. Tutto ciò che viene eliminato in decorazione rispetto
allo stile lineare viene guadagnato in realtà. L’utilizzo del chiaroscuro è essenziale per
assecondare i valori plastici ed il rapporto con la realtà. L’uso del chiaroscuro viene spesso
abbinato al panneggio.
Lo stile plastico/lineare si trova quando il chiaroscuro è più blando e lascia una certa chiarezza
• all’ambiente sul quale le figure risaltano, uno stile che si trova in mezzo ai due precedenti che
unisce l’aspetto di contorno, astrattivo e sintetico dell’approccio lineare, e quello più plastico e
corporeo dello stile plastico. Mostra una convinzione plastica delle cose ma anche vibrazione
lineare del contorno. Stile che fa riferimento ad una linea funzionale e non floreale, rappresenta
corpi plasmati e consistenti e la contorsione del corpo è più profonda.
Esempio sono il Tondo Doni e la Pietà di Michelangelo
•
Lo stile coloristico puro è non curante della convinzione plastica, mostra una distesa di colori
• accorgersi affatto dell’esistenza
che si discostano dallo sfondo oro tipico dello stile lineare. “Non
plastica delle cose, come se non ci si fosse mai addentrati nello spazio: vedere ed esprimere il
mondo come un tappeto disteso di superficie variegate e null’altro: ecco il primo intento del
pittore colorista”. Il mondo è visto come un tappeto di tanti colori, c’è una visione di superficie,
dove la superficie è il contrario di linea. Non ci sono linee o ondulazioni, ma larghe campire di
colore. Per questo stile la linea ci distrae dal colore. Tipica dei mosaici bizantini a Ravenna.
Lo stile prospettico di forma mostra una visione architettonica, dove la piramide visiva ha per
• base la tela e per fuoco il centro dell’orizzonte ed è ancora sezionata in piano ideali, come per
Annunziata
una massa architettonica. Longhi fa riferimento ad Antonello da Messina, la cui
Longhi definisce “piramide umana di mirabile astrazione ideale”. Questo stile deriva
dall’interesse plastico dell’artista nei confronti della realtà e dei corpi che si muovono nello
spazio. Visione architettonica, cioè gioco tra la precisione della visione che la tela
bidimensionale consente all’artista e quella che noi possiamo effettivamente inserire in uno
spazio misurato, che però gli consente di ricavare il massimo della forza.
Lo stile prospettico di forma-colore rappresenta una connotazione più complessa dello stile
• precedentemente descritto. Questo stile esprime sinteticamente forma e colore, servendosi di
un alleanza del colore con la forma a piani. Si super il colorismo e si esprime sinteticamente
forma e colore, non col la linea ma con il colore steso a piani, con la profondità e con la
superficie. Un esempio di questo è Piero della Francesca (Flagellazione). Il colore è disteso, le
parti sono disposte su piani ben organizzati dove il colore è ben disteso e la parte chiara del
chiaroscuro rimane più aperta e più diffusa. Massima profondità ma anche massima superficie,
profondità del sistema prospettica di forma, della prospettiva e dei piani che si intrinsecano, ma
anche massimo effetto del colore in superficie. Il disegno, il colore e una tendenza più sintetica
della linea e l’aspetto più istintivo e fantasioso del colore trovano una nuova dimensione. Oltre a
lui anche Paolo Uccello, Bellini e gli artisti Veneziani.
Un altro esempio è la Battaglia di San Romano di Paolo Uccello.
•
Dalla linea floreale del tardo-gotico si passa quindi alla visione plastica di Giotto. La tendenza
disegnativa (lineare e plastica) passa da Giotto a Michelangelo. La tradizione disegnata si pone
sullo sfondo dell’intellettualismo umanistico, cattolico e classicheggiante, per cui espressione
essenziale dell’arte è l’uomo. Gli esponenti principali della visione plastica sono Giotto, Masaccio,
Mantegna, Michelangelo, Caravaggio e Courbet. Per la visione linearissima abbiamo invece Giotto
nel suo periodo internazionale, Simone Martini, gli artisti giapponesi, Botticelli, Leonardo, Tiepolo
e Degas. Segue poi una tendenza coloristica da Giovanni Bellini, con cui abbiamo nuove
possibilità del colore. È una tendenza che si precisa a partire dalla messa a fuoco dei valori del
colore all’interno del sistema prospettico, in Piero della Francesca, e viene poi ripresa dagli artisti
veneziani, da Rubens e dagli Impressionisti. 2 di 52
Scuola del Rinascimento, Firenze, 1400
Il Rinascimento si basa sulla riscoperta dell’antico e di modelli iconografici che vengono rinnovati
seguendo le nuove strade che si andranno percorrendo, lasciando una certa idea di bellezza e di
uomo che è profondamente dentro la cultura universale nei secoli. Durante il Rinascimento
l’utilizzo di modello antichi è molto importante, come modelli del naturalismo antico o del targo-
gotico, riprendendo la naturalistica bellezza del corpo umano. Questo antico deve essere
compreso attraverso i valori cristiani. Lo studio del corpo umano ha numerosi riferimenti nella
Torso del Belvedere Venere pudica dei Medici,
statuaria antica come il o la nella bellezza del
corpo umano e anche nella forza drammatica di essa. Il primo Rinascimento, nato a Firenze nel
1400, rappresenta un momento di svolta dal Medioevo, in cui gli artisti studiavano il mondo che il
circondava in maniera razionale, per poi riportarlo nelle loro opere. Le creazioni pittoriche,
scultoree e architettonica di Firenze anzi inizi del 1400 sono state favorite dagli illuminati
benestanti che hanno investito nella creazione di queste opere d’arte. La famiglia dei Medici,
egemone della città, è stata fondamentale per la nascita di questo nuovo movimento,
circondandosi di nuovi artisti a cui venivano commissionate delle opere. Lo “Studio”, il centro
universitario di Firenze, era il luogo in cui si studiavano arti liberali come la grammatica, la
geometria, il greco e il latino, la prospettiva, ecc. e grazie a questi insegnamenti gli artisti hanno
prospettiva geometrica
capito nuovi modi per studiare la realtà e riportarla nelle opere. La è
stato uno degli insegnamenti fondamentali che hanno appreso, che donava all’immagine una
valenza tridimensionale; insieme all’utilizzo dei disegni per la progettazione. I primi tre artisti di
questo periodo, coloro che sono considerati padri fondatori del Rinascimento, sono Filippo
Brunelleschi, Masaccio e Donatello. Queste tre figure, che hanno vissuto in contatto tra loro,
accelerano il percorso del rinnovamento rinascimentale.
Uno dei tema fondamentali di questo periodo è la riscoperta dell’antico con un senso di
appartenenza nuovo. Sebbene anche nello stile gotico venivano ripresi dei modelli antichi, è nel
Rinascimento che gli artistico riconoscono sé stessi nell’antico, ritrovano la radice di un nuovo
futuro più prosperoso dell’individuo. Questo è già molto evidente nel primo rinascimento fiorentino
del 1400. Vasari definisce questo periodo con il termine “rinascita”, l’idea di un’umanità che si
risveglia, ritrova le ragioni più profonde della sua grandezza, della sua possibilità di progresso, e le
ritrova ritrovando le radici della sua provenienza dal mondo antico e classico. Questo periodo è
stato un percorso graduale, ma fin da subito consapevole di porre in atto la rinascita
dell’individuo, il risveglio della sua dimensione umana, creativa e intellettuale, di cui si ritrovano le
radici nel mondo antico, inevitabilmente ponendosi in opposizione alla cultura medievale nei suoi
aspetti fondati sul dominio di una teologia spersonalizzante. Dopo una fase eroica del primo ‘400
con una vivida cultura tardo-gotica, si compie un periodo molto lungo che porta al grande e
compiuto manifesto della rinascita con i suoi grandi modelli, anche contemporaneo. L’umanità si
risveglia, questa è una metafora molto presente, l’uomo riapre gli occhi che il Medioevo aveva
chiuso: lettere e arti si risvegliano, alla luce della nuova comprensione del mondo classico, dei
suoi testi, che aprono a spazi più immanenti. Nell’antico si trovano le radici perdure di una
relazione attiva con il momento circostante: l’arte imita la natura ma dominandola, conoscendola
scientificamente attraverso le leggi naturali. L’arte si fa scienza e l’artista scienziato assurge alle
vette sociali e intellettuali che solo le arti liberali garantivano. Le arti liberali che costituivano
durante il medioevo i due gradi dell’insegnamento, l’uno letterario e l’altro scientifico,
comprendevano la grammatica, la retorica e la dialettica; l’aritmetica, la geometria, la musica e
l’astronomia. Le arti meccaniche si possono considerare come sorelle minori e meno nobili delle
arti liberali, ma via via che ci inoltriamo nell’età del rinascimento le vediamo assumere
un’importanza sempre maggiore.
Filippo Brunelleschi
Sebbene per tutti gli artisti di questa corrente artistica lo studio dello spazio e del miglior modo
per renderlo sia stato sempre un focus fondamentale, questo ha raggiunto la sua massima
importanza con Brunelleschi e la sua rappresentazione prospettica. Il termine “prospettiva”
perspicere
deriva dal latino che significa vedere distintamente, e indica che ciò che viene
raffigurato su un piano corrisponde in maniera esatta a ciò che vediamo nella realtà. Il metodo
utilizzato dall’artista permetteva di raffigurare i soggetti rispettando le sua proporzioni reali, che
venivano calcolate in base alla loro distanza dall’osservare e rispetto ad un punto di fuga, ovvero il
punto sulla linea di fuga verso cui convergono le linee perpendicolari al piano prospettico. Il
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Rinascimento si fonda su una cultura letteraria, filosofica, teorica tesa e coerente, nella quale si
Leon Battista Alberti,
colloca per collegare l’aspetto artistico a quello teorico. I suoi trattati, uno
De
sulla pittura, una sull’architettura e una sulla scultura, spaziano dal 1435 al 1464. Nel trattato
Pictura (1435) egli segue le nuove idee prospettiche di Brunelleschi. Lo descrive come un sistema
di rappresentazione basato su rigorose leggi geometriche, che proietta su una superficie piana gli
oggetti visibili e lo spazio a tra dimensioni in cui essi si collocano. Non sono sagome ma volumi,
non sono decori ma corpi il più possibile verosimili. Un altro aspetto importante per cui viene
ricordato Alberti, oltre alle opere, è la volontà di fornire ai pittori le conoscenze necessarie per
svolgere la loro professione con quella dignità intellettuale che doveva ormai spettargli, cosa che
già avveniva per la letteratura. Emerge una volontà di riscatto della figura dell’artista, e ritiene che
gli artisti devono mettere in atto delle “istorie” che siano educativi, con contenuti morali e religiosi
che rimangono emblematici, e che abbiano un valore formativo ed educativo; procedendo come
scrittori e poeti creando una narrazione fatta di immagini, componendo un racconto.
Il ‘400 a Firenze nasce con un concorso per affidare l’appalto delle porte bronzee del battistero di
Sacrificio di Isacco
San Giovanni, rappresentando il (1401, Firenze, Museo del Bargello,
Lorenzo Ghiberti,
pag.129). Brunelleschi sostenne di aver vinto questo concorso parimenti con
ma di aver rifiutato di condividere la vittoria con lui, per cui abbiamo due lavori. Affianco sono
raffigurate le due formelle, quella di Brunelleschi a sinistra e quella di Ghiberti sulla destra. Le due
opere sono molto diverse, Brunelleschi, con una maggiore carica drammatica, mentre Ghiberti
mostra maggiore fiducia nel volere divino. Brunelleschi introduce due piani prospettici, mostrando
la sua tendenza innovativa e aprendo la strada ai suoi studi futuri sulla prospettiva. Il sacrificio
viene rappresentato al centro per offrire maggiore drammaticità. L’azione dell’angelo non è
simbolica come nel caso di Ghiberti, ma più strumentale: atto pratico di interrompere l’atto del
sacrificio. Il confronto tra queste due opere è interessante perché nonostante siano due artisti
diversi, essi rappresentano lo stesso s
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