Storia dell'arte italiana nel Quattrocento
Lorenzo Ghiberti è uno dei primi, con i commentari, a proporre una trattazione nel Quattrocento fiorentino. Altri personaggi fondamentali sono Leon Battista Alberti con i suoi trattati come il "De pictura" nel Quattrocento; Piero della Francesca con il "De prospectiva pingendi" sempre nel Quattrocento, dove teorizza la prospettiva; ovviamente Leonardo da Vinci, il quale si definisce nelle proprie lettere come un “pittore per hobby”; e Albercht Durer, il più grande artista del Rinascimento in Germania, conosciuto per le incisioni e per aver scritto un trattato sulle proporzioni del corpo.
Ma è con Giorgio Vasari che si può dire che sia iniziata la storia dell'arte italiana con il suo "Le vite de' più eccellenti architetti, pittori et scultori italiani, da Cimabue insino a' tempi nostri", pubblicato nel 1550 a Firenze (e poi nel 1568). Vasari, di Arezzo, è stato pittore, architetto e scrittore, ricordato soprattutto come scrittore. Ha riunito dopo anni di studio tutto quello che poteva raccogliere, come i commentari di Ghiberti, interviste e appunti di figli e nipoti di artisti, cercando di mettere insieme e ordinare tutte queste informazioni. Riprende l'impostazione petrarchesca, mettendo insieme gli uomini illustri nelle arti e costruisce un percorso che parte da un punto 0 e finisce in un punto 1 che è Michelangelo, riconoscendo in lui l'eccellenza nelle arti, il punto massimo.
Nella storia dell'arte, il punto 0 per la pittura sono i greci, cioè i pittori bizantini (quelli imperfetti), poi Cimabue, Giotto, Masaccio, Brunelleschi, Donatello e infine Michelangelo. Questa immane opera è sicuramente un punto di partenza, ma da studiare come una fonte da contestualizzare e interpretare in base al suo tempo.
Sviluppo della storia dell'arte
La storia dell'arte era compresa in passato nella storia generale; solo tra Sette e Ottocento è divenuta disciplina a sé, grazie all'azione di personaggi della scuola di Vienna che hanno voluto dare più importanza all'oggetto e meno alla storia, come Henrich Wolfflin che nelle sue lezioni metteva a confronto le opere, iniziando lo studio della forma e dello stile, un approccio portato avanti da Bernard Berenson. Un altro importante contributo fu dato da Adolfo Venturi, con la sua famosa citazione “L'opera d'arte è il primo documento”. Anche suo figlio, Lionello Venturi, fu importante durante il fascismo, emigrando in America.
Importante è anche "Proposte per una critica d'arte", un articolo di uno dei più grandi critici d'arte, Roberto Longhi.
- Visione slide
- Basilica di San Bernardino
- Leonardo
- Bacco di Michelangelo
- Santa Maria Novella
- Masaccio e Masolino
- Napoli
- Piero della Francesca
- Antonello da Messina
- Siena, Piazza del Campo
- Abacuc di Donatello
- Venezia
- Cappella Sistina (Michelangelo)
- Assunzione della Vergine
Significato del Rinascimento
La parola Rinascimento è stata coniata nell'Ottocento, ma non vuol dire che prima non esistesse: Vasari usa il termine “rinascita”, per indicare una rinascenza, una rivoluzione che si stava attuando in tutti i campi. Un ciclo che partendo da Giotto, si libera dalle forme greco-bizantine per tornare a quelle latine culminando in Michelangelo.
Il Battistero di San Giovanni a Firenze è sicuramente un punto di partenza, dove c'è la Porta Sud di Andrea Pisano (1330-36) e quella poi commissionata a Lorenzo Ghiberti, l'artista di governo, con la Porta Nord (1401-24). Abbiamo le due formelle di Ghiberti e Brunelleschi sul Sacrificio di Isacco. Ghiberti fu molto bravo nella tecnica della fusione a cera persa.
Il Rinascimento fiorentino e la sua evoluzione
Il Rinascimento fiorentino parte da qui: un periodo che nasce da una serie di fattori che coincidono, grazie a una situazione politica stabile. Il governo vuole rilanciare la città guardando al modello di Roma, un richiamo alle origini romane. Questo investe lo stile nei modelli di eleganza, regolarità e raffinatezza dei classici. Gli artisti andavano a Roma per studiarla: una Roma con elementi rurali e tanti reperti da trovare.
A Firenze c'era il governo delle arti. Ufficialmente era una Repubblica, in realtà un'oligarchia; c'era comunque tra le varie arti una forma di democrazia e partecipazione. Nella chiesa di Orsanmichele, ognuna delle nicchie rappresentava un'arte: la più importante era quella dei giudici e notai, poi quella dei mercanti, la Calimala e altri (gli artisti rientravano in quella degli speziali).
Filippo Brunelleschi, insieme a Donatello, ha collaborato per opere come il San Pietro (Arte dei Beccai) nel 1408, ora conservato al Museo di Orsanmichele a Firenze. Non sempre si riesce a decodificare l'autore con certezza, ma diversi studiosi hanno studiato l'opera. Il metodo del conoscitore consiste nel prendere l'opera e paragonare gli stili, come barba e occhi.
Interpretazione delle opere
Perché San Pietro? Gli attributi iconografici come chiavi e libro sono su tutti, inoltre l'iconoclastia classica prevedeva Pietro canuto e barbuto. Il libro è un oggetto molto comune: in questo caso è chiuso, spesso si trova aperto con delle frasi. Il vestiario con panni e panneggi richiama all'antichità; se fossero stati vestiti contemporanei avrebbero dato riferimenti diversi.
Donatello, Crocifisso, 1406-08, Firenze, Basilica di Santa Croce. Filippo Brunelleschi, Crocifisso, 1410-15, Firenze, Basilica di Santa Maria Novella. Considerati gli esordi della scultura rinascimentale. Vediamo come Brunelleschi oltre che architetto sapeva muoversi in altre arti. Nell'opera di Vasari si dice che Donatello ha scolpito un Cristo nella Basilica di Santa Croce dei francescani: in esso vediamo un forte pathos, il corpo piegato dal lavoro, logorato, non rispetta canoni di armonia; in quello di Brunelleschi c'è molta più regolarità, pelle levigata, sofferenza sommessa.
L'impostazione di Brunelleschi prende il modello di Giotto (fine XIII sec). Donatello si accomuna a Ghiberti (Crocifissione, 1415, Firenze, Porta Nord, Battistero di San Giovanni), suo contemporaneo. In Ghiberti la simmetria di angeli e dolenti punta proprio alla ricerca totale di simmetria, un fare decorativo: il corpo degli angeli, così come le braccia, sono forzate in modo non naturale, per favorire la simmetria. Brunelleschi cerca l'armonia, Donatello più l'espressione.
Architettura e scultura nel Quattrocento
Facciata Basilica di Santa Maria del Fiore. Nel Quattrocento insieme a Orsanmichele era un grande cantiere in corso. L'immagine attuale è un'opera di fine Ottocento. Ciò è normale: quasi tutti gli edifici hanno subito varie modifiche. Qui siamo nel contesto dell'unità d'Italia, cercando di restaurare un presunto antico splendore.
Donatello, David, 1408-09, Firenze, Museo Nazionale del Bargello. Grande quasi al naturale, uno dei primi lavori del giovane artista che dall'alto è stata spostata. Divenne il simbolo della vittoria di Firenze su Milano. Veste staccata dalle gambe, posa più naturale.
Nanni di Banco, Isaia, 1408, Firenze, Basilica di Santa Maria del Fiore. Posizione innaturale per conferire eleganza. Nanni di Banco, San Luca, 1408-13, Firenze, Museo dell'Opera del Duomo. Donatello, San Giovanni, 1408-15, Firenze, Museo dell'Opera del Duomo. Bernardino Ciuffagni, San Matteo, 1410-15, Firenze, Museo dell'Opera del Duomo. Niccolò di Pietro Lamberti, San Marco, 1410-15, Firenze, Museo dell'Opera del Duomo. I quattro evangelisti vengono affidati a quattro artisti diversi. In tutti il modello antico è evidente.
Lorenzo Ghiberti, San Giovanni Battista, 1412-16, Firenze, Museo di Orsanmichele. Rispetto ad altre di Orsanmichele è in bronzo, quindi molto più costosa (fusione a cera persa). Se il governo affidava a lui le opere più importanti, ciò lo rende uno dei maggiori artisti. Commissione dell'Arte di Calimala.
Donatello, San Giorgio, 1415-17, Firenze, Museo Nazionale del Bargello. Arte dei Corazzai. Pugno chiuso dà forza in contrasto con la morbidezza del corpo. Trasmette un'idea di azione. Nanni di Banco, I quattro santi coronati, 1408-11, Firenze, Museo di Orsanmichele. Un aspetto antico, sembrano filosofi antichi. Sotto la storia minore, Arte dei maestri di pietra e di legname. Con la museizzazione si è perso il rapporto tra l'opera e la storia di nicchia.
Filippo Brunelleschi, Spedale degli Innocenti, 1418, Firenze, piazza della Santissima Annunziata. Recupera una progettualità dell'architettura antica. Al centro torna l'uomo; questi spazi devono risultare armoniosi, equilibrati. Riproposto l'arco a tutto sesto. In lui c'è la consapevolezza di non essere inferiore agli altri antichi ma pari: recupera così la forma ma con materiali contemporanei. Nell'interno della Chiesa di San Lorenzo (1425-60) ritroviamo il riferimento a una basilica paleo-cristiana ma viene ripreso un modulo architettonico nuovo, più luce, materiali diversi (la chiesa sarà realmente conclusa molto tempo dopo). Il suo capolavoro è la Cupola di Santa Maria del Fiore, Firenze (1420-1461).
Masaccio e la rivoluzione pittorica
Masaccio, Trittico di San Giovenale, 1422, Cascia di Reggello, Museo Masaccio. Trittico, tre parti; si può anche semplicemente definire polittico, un dipinto su tavola diviso in varie tavole. Tutta la storia della pittura italiana nobile tra '3/'400 si concentra nel passaggio da polittico a quella a pala quadra, cioè a quella che diviene l'unificazione dello spazio: unificare lo spazio e il soggetto.
In questo trittico: al centro una Madonna con il Bambino. C'è sempre una codificazione, soprattutto nel periodo tra Medioevo e Rinascimento c'erano principalmente due tipi di Madonna col Bambino: una la cosiddetta Madonna dell'umiltà e una la Madonna della maestà. La differenza è nel luogo dove vengono rappresentate.
Nel trittico in esame la presenza del trono indica la tipologia della maestà, a celebrarla ci sono anche due angeli adoranti. La Madonna dell'umiltà, più presente nella pittura che si definisce tardo gotica, è rappresentata stesa per terra, o sopra un cuscino, in modo più umile, che si accosta di più allo spettatore.
Tornando al trittico: le altre figure sono santi, sono in una posizione di accostamento alla parte centrale, sono parte integrante. Questa struttura si definisce in iconografia sacra conversazione: ogni personaggio fa parte di quella storia. Probabilmente deve avere anche una predella (la parte inferiore che rappresentata le storie dei santi).
Aveva una carpenteria, una struttura lignea che lo inquadrava con tutta una serie di decorazioni che gli conferivano un aspetto diverso da quello che si vede oggi. Il pittore usa una foglia d'oro che attacca sul fondo: il fondo d'oro è un qualcosa di arcaico rispetto al periodo Rinascimentale, ma è una tecnica che piaceva ai committenti e che quindi chiedevano agli artisti di farlo.
Sui santi: l'ultimo a destra è Sant'Antonio Abate, lo si riconosce per il bastone del viandante e per l'abito monacale della sua congregazione, è il protettore delle campagne e uno degli attributi è il maiale; l'altro a destra è difficile identificarlo subito, ha un pastorale e una mitra, quindi un santo vescovo, il libro aperto ha delle lettere che si definiscono cufiche, comunque si tratta di San Giovenale, infatti nella chiesa di San Giovenale si trova l'opera; a sinistra il secondo è anche un santo vescovo ed ha un pettine da cardatore, simbolo del suo martirio, è San Biagio; infine il primo a sinistra è vestito da apostolo, è San Bartolomeo ed ha in mano un coltello simbolo del suo martirio, è stato scuoiato.
Quindi siamo nella chiesa di San Giovenale, è un trittico, è su tavola, a tempera; sullo stile notiamo un'attenzione prospettica, il bambino ha due dita in bocca, un panno trasparente, volti arcigni che acquisiscono peso. È la prima opera conosciuta di Masaccio.
Masaccio e Masolino
Santa Maria del Carmine, Cappella Brancacci, Firenze. Qui si verifica una vera e propria rivoluzione nel campo delle arti figurative, quella più citata e conosciuta del '400 pittorico italiano, hanno operato principalmente due artisti, Masaccio e Masolino, ma dopo c'è stata una stratificazione (i marmi alla base sono di età più tarda, ci fu un incendio, inserita un'icona bizantina ecc). Alberti nel suo "De Pictura" loda l'ingegno di Masaccio. In una fase in cui la scultura dominava sulla pittura per velocità di acquisizione tecnica e grazie ai tanti exempla della scultura antica, è grazie al lavoro di artisti come Masaccio che la pittura è divenuta grande. Masaccio morto a soli 28 anni.
Quando si parla di Masaccio si parla anche di Masolino. Masolino, Madonna dell'umiltà, 1423, Brema, Kunsthalle. Il modello del Bambino che abbraccia la Madonna ricorda in scultura la Madonna Pazzi di Donatello, in un contesto di una piega molto elegante, sotto l'iscrizione, una struttura definita carpenteria. L'arte di questi anni, tardo gotico, è anche di artisti come Lorenzo Monaco.
Lorenzo Monaco, Adorazione dei Magi, 1420-22, Firenze, Galleria degli Uffizi. Corpi totalmente allungati, pose innaturali, colori brillanti che non rispecchiano nessun dato, rocce fantastiche che non possono mai esistere, prospettiva ribaltata rispetto a quella corretta di Masaccio, quadro che spinge a guardare. L'iconografia dei Magi è molto importante a Firenze per rappresentare identità civili, con copricapi, gesti, cavalli. Panneggi leggeri, non c'è il peso visto nelle sculture.
Gentile da Fabriano, Adorazione dei Magi, 1423, Firenze, Galleria degli Uffizi. Una delle sue pitture più emozionanti, fatta per Pallastrozzi (uno che porta il greco a Firenze ma amante del tardo gotico e quindi preferiva Gentile da Fabriano rispetto a un Masaccio che in quegli anni dipinge la Brancacci); la prospettiva è già migliore, ma ciò che vince non è l'attenzione alla natura o agli aspetti psicologici dei personaggi, ma l'oro, il luccichio, la preziosità dei vestiti, la posa più accattivante.
Critica e interpretazioni
Quando si ha a che fare con personaggi così importanti bisogna saper distinguere il mito dalla realtà. Cristoforo Landino è un umanista quattrocentesco che si occupò di tradurre la Divina Commedia di Dante e scrisse l'Apologia nella quale si difende Dante et Florentia da falsi calunniatori del 1481: una sorta di raccolta di uomini illustri, ottima capacità di dare giudizi critici, in questo caso su Masaccio: uno che mette la natura al centro, uno che quasi scolpisce nel dipingere, puro senza ornato, senza oli, buono nella prospettiva.
Masaccio e Masolino, Sant'Anna Metterza, 1424-25, Firenze, Galleria degli Uffizi. Madonna col Bambino e sant'Anna (madre di Maria), iconografia che ha molta fortuna a Firenze, la si usa chiamare Metterza: opera importante per lo stile, un'opera a quattro mani. Mai un Bambino così erculeo, pesante, definito, può dialogare con un angelo che non esiste, che non ha peso. Così la Vergine rispetto a sant'Anna nell'applicazione della luce. Vasari non capisce che nell'opera ci sono quattro mani. Lo farà Roberto Longhi, confermato poi da analisi scientifiche.
Perché hanno lavorato insieme? Forse avevano un sodalizio, lavoravano nella stessa bottega. Masolino era più anziano e già affermato, si sa che provenivano dallo stesso posto, forse per questo poi si sono ritrovati a Firenze: Masaccio non era suo allievo, anzi era più avanzato. Nei due pittori non c'era l'intento di andarsi contro.
Cappella Brancacci
Scena battesimo: è San Pietro, molto vicino al dato di natura, di molto effetto, notare la trasparenza dell'acqua, i ciuffi di capelli bagnati, il tutto fatto da uno che dipinge puro et ornato, veloce. Vediamo nel San Pietro di Michelangelo lo studio e l'imitazione di Masaccio. Parete Sinistra – registro mediano. Cacciata dei progenitori (Masaccio): colpisce l'edera, aggiunta successivamente da qualche pittore per coprire il nudo, poi con il restauro si è cercato di recuperare l'originale. Poggiano per terra, son pesanti, duri. L'uomo con le mani nel volto simbolo di grandissima vergogna, la posa di vergogna di Eva richiama un'opera precedente, la Venere Medici (fine I aC), un genere molto diffuso della Venere pudica.
Il pagamento del tributo (Masaccio): il committente, Felice Brancacci, era un potente mercante attivo in politica che si è speso per portare in città l'innovazione del catasto (Firenze è una delle più antiche città con il catasto); si vuole così dare risalto a questa scena; il miracolo di Cristo sta nel mandare Pietro a trovare nella bocca del pesce il tributo; denaro di solito visto come il male, antico antisemitismo, chi aveva il compito di gestire il denaro, chi faceva denaro con altro denaro era come se mercanteggiasse con il tempo, ma il tempo è solo di Dio; tutta la composizione si gioca su Cristo centrale, gioco prospettico, ci sono tre scene dentro l'immagine. Bellissimo disco che ritorna, San Pietro solido, che dà il tributo in modo solenne, Cristo che con un gesto indica a Pietro dove andare, Pietro che si piega con il ginocchio a raccogliere ci fa sentire il peso del tributo. La testa di Cristo è di Masolino: c'è la volontà di dividersi il lavoro e incoraggiarsi l'un l'altro verso la stessa direzione, non era una sfida.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Storia dell'arte moderna - Appunti
-
Appunti Storia dell'arte moderna
-
Appunti Storia dell'arte moderna
-
Storia dell'Arte Moderna - Appunti