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Ivo Quaranta: antropologia medica

I testi fondamentali: sofferenza e violenza strutturale

Diritti sociali ed economici nell’era globale di Paul Farmer

Tutti sanno che la sofferenza, la violenza e la miseria esistono. Come possiamo però definirle? Posto che il dolore possiede per la persona che lo patisce una realtà che il dolore osservato negli altri non potrà nemmeno sfiorare, come è possibile giungere a una intesa generale su questo argomento? Eppure le persone sono d’accordo, a volte, su cosa sia la sofferenza estrema: malattie premature e dolorose, la tortura e lo stupro. Anche le offese più insidiose alla dignità, come il razzismo istituzionalizzato e le disuguaglianze di genere, sono indicate dalla maggior parte delle persone come causa immensa di ingiustificata sofferenza. La sofferenza è quindi un dato di fatto. Da qui però derivano una serie di questioni collaterali. Ogni volta che parliamo di medicina o di politica comincia a prendere forma una ‘gerarchia della sofferenza’, dal momento che è impossibile affrontare tutti i casi insieme allo stesso tempo. Certi eventi, come la tortura e lo stupro, hanno maggiori probabilità di portare a pesanti ripercussioni rispetto a una sofferenza insidiosa e prolungata, come il dolore generato dalla profonda indigenza o dal razzismo?

Gli antropologi e coloro che si occupano di tali problematiche, indagano tanto l’esperienza individuale quanto la più ampia matrice sociale in cui essa si inscrive, allo scopo di vedere come molteplici processi ed eventi sociali arrivano a essere tradotti in disagio e malattia personali. Più precisamente, attraverso quali meccanismi forze sociali che vanno dalla povertà al razzismo vengono a essere incorporate come esperienza individuale? Questo è stato l’oggetto di gran parte del mio lavoro di ricerca ad Haiti, dove forze politiche ed economiche hanno strutturato il rischio di esposizione all’AIDS e alla tubercolosi, come del resto a molte altre malattie infettive e parassitarie. Le stesse forze sociali lì in azione hanno inoltre prodotto il rischio di esposizione a molte altre forme di sofferenza estrema: dalla fame, alla tortura, allo stupro. Lavorare oggi ad Haiti, dove negli ultimi decenni la violenza politica è andata a sommarsi alla più estrema condizione di povertà dell’emisfero, insegna molte cose sulla sofferenza.

La vita del contadino haitiano oggi è caratterizzata da una miserabile povertà e da una indecente familiarità con la morte (Jean Weise). Il problema maggiore è rappresentato, naturalmente, da una povertà inimmaginabile, dal momento che una lunga serie di regimi dittatoriali si è prodigata a negare, più che a tutelare, i diritti dei lavoratori, anche sulla carta (sotto il dittatore Duvalier il salario andava dai 7 ai 15 centesimi di dollaro al giorno; nelle piantagioni di caffè). Solo tre paesi sulla terra la sofferenza fu giudicata superiore a quella subita ad Haiti; ognuno di questi tre paesi era nel mezzo di una guerra civile riconosciuta dalla comunità internazionale.

La tubercolosi e l’AIDS sono le cause principali di morte tra gli adulti, mentre tra i bambini troviamo dissenteria, morbillo e tetano, che giungono a fare una strage tra i malnutriti. Ma l’esperienza della sofferenza, come si osserva spesso, non può essere comunicata efficacemente attraverso statistiche o grafici. Infatti, la sofferenza dei poveri del pianeta solo raramente si intromette nella coscienza dei benestanti, anche qualora si dimostri che il benessere dei secondi ha un rapporto diretto con la sofferenza dei primi.

Poiché la trama della più atroce afflizione si percepisce meglio nella fine tessitura delle biografie, presenterò qui la storia di Acéphine Josef e Chouchou Louis. Ciò che queste vittime, ieri come oggi, condividono non sono certo attributi personali o psicologici. Esse non condividono cultura, linguaggio o razza. Quello che condividono è piuttosto l’esperienza di occupare il gradino più basso della scala sociale all’interno di società non egualitarie.

Paul Farmer ad Haiti

In questa prospettiva si colloca la ricerca etnografica, condotta per molti anni dal medico e antropologo statunitense Paul Farmer, sui significati, le pratiche e le politiche legate all’epidemia di AIDS. Farmer parte da un problema fondamentale: attraverso quale meccanismo le forze sociali, dalla povertà al razzismo, vengono incorporate come esperienza individuale? (violenza strutturale molto presente). La tesi di Farmer è che i tratti complessi della sofferenza possono essere colti solo nella fine della tessitura delle biografie, e quello che hanno in comune le due biografie è il fatto di occupare il punto più basso della scala sociale in società non egualitarie.

Acéphine Josef

La prima storia riguarda Acéphine Josef, una giovane donna haitiana di Kay, la comunità di 500 abitanti in cui ha lavorato Farmer a partire dal 1985, anno in cui l’AIDS aveva colpito alcune persone ma non era ancora conosciuto. Acéphine è una delle prime ad ammalarsi nel villaggio. Ma la malattia è solo una delle sventure e delle sofferenze che si abbattono su di lei: la sua famiglia è vittima delle inondazioni e i suoi membri rimangono senza casa e lavoro. Quindi è costretta ad abbandonare la scuola primaria ed andare a lavorare con la madre, in particolare al mercato che stava vicino all’avamposto militare. Le richieste pressanti e le imposizioni da parte dei militari verso le donne della regione sono la regola. Si tratta di relazioni in cui il potere è giocato per avere favori sessuali e alle quali una ragazza come lei, per la sua bellezza, è particolarmente esposta.

Ha rapporti sentimentali con un capitano della guarnigione, che per un momento le diede la falsa illusione di poter avere un futuro migliore, ma niente, si ammalò di una malattia sconosciuta e dato che era sposato e con figli si riunì alla famiglia e morì. Adesso è sola, ha 22 anni e non può tornare a scuola. Non sapendo cosa fare decide di andare a vivere da sola nella capitale Port-au-Prince e iniziò a lavorare come domestica per una donna haitiana della classe media. Stabilisce una relazione con un ragazzo, anche lui vittima delle alluvioni, con un bel lavoro (autista), sta per sposarsi e appena rimane incinta perde il lavoro, così ritornò al villaggio di provenienza allontanandosi dal compagno che rimane in città, il loro rapporto entra in crisi e si separano (diciamo che in verità entrò in crisi non appena apprese che sarebbe diventato padre). Acéphine si ammala e le venne diagnosticato l’AIDS (anche la bimba). Viene progressivamente consumata dal male e muore mentre nel villaggio si diffonde la voce che sia stata colpita da stregoneria.

Chouchou Louis

La seconda storia riguarda Chouchou Louis, un ragazzo cresciuto in un villaggio vicino a Kay. Anch’egli ha trascorso un’infanzia...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-DEA/01 Discipline demoetnoantropologiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher adele.massa di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia medica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Cagliari o del prof Cossu Tatiana.
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