Secondo compitino sociologia generale
Capitolo 5
L'interazione tra gli individui è oggetto della micro-sociologia, uno dei livelli fondamentali dell'analisi sociologica. Gli studiosi interessati a questa branca di analisi si occupano di fenomeni come le relazioni che intercorrono tra individui e gruppi. I fenomeni micro, studiati a livello di interazione sociale, sono in tutti i casi innestati entro le più ampie istituzioni, studiati dai sociologi interessati al livello macro.
Teorie dell'interazione
L'interazione come scambio, Homans
Homans vede l'interazione come una rete di scambi, interpretabili in termini di rapporto costi-benefici. In Homans, il comportamento individuale è influenzato dal modo in cui si è stati compensati in passato. Quattro i principi della teoria:
- Quanto più spesso un comportamento è stato ricompensato, tanto più è probabile che venga ripetuto;
- Se un ambiente è risultato collegato a un comportamento ricompensato, è tanto più probabile che quell'ambiente venga cercato di nuovo;
- Quanto più preziosa è la ricompensa per un dato comportamento, tanto più è probabile che questo venga ripetuto;
- Quanto più spesso esigenze e desideri vengono soddisfatti, tanto meno si dà valore a ogni ulteriore ricompensa.
Tali principi si applicano agli individui come ai gruppi. La teoria di Homans è basata sul comportamentismo. Essa è stata criticata per il fatto di essere troppo semplicistica e meccanica.
L'interazionismo simbolico, Mead e Blumer
Secondo Mead, i comportamenti umani non possono essere semplicemente spiegati come reazioni a premi e punizioni. Per Mead, fondamento delle azioni sociali sono i processi di comunicazione inter-individuali. I gesti sociali possono essere divisi in due categorie: gesti non significativi (quelli dipendenti da riflessi automatici) e gesti significativi. Nel caso dei gesti significativi, gli individui “si mettono nei panni dell'altro” e attribuiscono un significato simbolico alle loro azioni. Blumer sviluppa le intuizioni di Mead nella scuola dell'interazionismo simbolico. Assunto chiave è che: “l'interazione umana è un dialogo continuo nel corso del quale le persone accertano le intenzioni degli altri, le interpretano e reagiscono a esse”. Il dialogo sociale si realizza attraverso processi interpretativi: al verificarsi di uno stimolo, gli individui lo collegano a un simbolo e così gli danno senso. La produzione e riproduzione sociale dipende dal fatto che, attraverso l'interazione, gli individui sviluppano una conoscenza condivisa dei simboli.
L'etnometodologia, Garfinkel
Un approccio molto vicino a quello degli interazionisti è offerto dall'etnometodologia. L'etnometodologia è lo studio delle regole di base che disciplinano le interazioni quotidiane tra le persone. Tali regole strutturano la conoscenza di senso comune (Garfinkel, 1974) che suggerisce agli individui come comportarsi rispetto a ogni data situazione sociale. Secondo Garfinkel, ogni situazione di interazione dipende da (e prevede) una complessa rete di significati sottintesi e di presupposti impliciti, che le persone coinvolte condividono. Gli studi etnometodologici procedono a “portare in superficie” i significati e presupposti sottintesi attraverso i c.d. “esperimenti di rottura”: in situazioni ordinarie (es: a tavola con i familiari) i ricercatori si comportano come se non conoscessero le regole implicite di quel contesto (es: chiedendo permesso per alzarsi, usare il telefono, ecc).
Il modello drammaturgico, Goffman
Nel modello drammaturgico le interazioni sociali sono viste come rappresentazioni teatrali, in cui l'obiettivo delle persone è produrre impressioni positive di sé negli interlocutori. Per raggiungere tale obiettivo, nel corso dell'interazione gli individui provano a controllare l'impressione prodotta negli altri, in particolare attraverso la trasmissione di significati simbolici favorevoli a sé. Per alcuni individui è difficile manipolare le impressioni altrui a proprio vantaggio, in quanto sono portatori di stigma. Il colore della pelle, la deformità, l'omosessualità, la bruttezza sono alcuni dei tratti che possono essere stigmatizzati.
La teoria psicoanalitica, Freud
Secondo Freud, alla base del comportamento interpersonale sono le esperienze infantili: le persone assumono nelle situazioni di vita adulta atteggiamenti appresi nella prima infanzia. Si dice regressione il meccanismo attraverso il quale, all'interno di situazioni adulte, gli individui ritornano comportamentalmente a stadi di sviluppo precedenti. I processi regressivi tendono a essere più probabili nelle situazioni in cui l'interazione è informale e non strutturata.
Quando l'interazione tra individui si protrae nel tempo, si sviluppano tra di essi degli insiemi di aspettative stabili rispetto al comportamento reciproco. Si parla in questo senso di sviluppo di ruoli. Esistono ruoli formali e ruoli informali. Si dicono formali i ruoli “ufficiali” sui quali si fonda la struttura sociale: sacerdote, donna d'affari, coniuge, elettore. Si dicono informali i ruoli sviluppati al di fuori delle cornici ufficiali: il capro espiatorio, lo scemo del villaggio, l'amicone sono tutti esempi di ruoli informali. Attraverso il loro esercizio nel tempo, i ruoli tendono a farsi sempre più stabili e cristallizzati. E, complementarmente, i ruoli stabili e cristallizzati diventano progressivamente più difficili da ridiscutere e superare (sia da parte di coloro che interpretano il ruolo, che da parte dei loro interlocutori).
Uno dei meccanismi basilari, attraverso cui il comportamento delle persone viene strutturato, è la partecipazione a gruppi. Secondo Merton un gruppo è: “un insieme di individui che interagiscono secondo determinati modelli, provano sentimenti di appartenenza al gruppo, vengono considerati parte del gruppo dagli altri membri”. La prima caratteristica fondamentale dei gruppi è che l'interazione al loro interno è strutturata a partire da modelli caratteristici del gruppo medesimo. La seconda caratteristica fondamentale è che esiste, da parte dei membri, una forma di senso di appartenenza al gruppo. La terza caratteristica fondamentale è il riconoscimento reciproco di appartenenza al gruppo da parte dei membri.
Gruppi primari e secondari
Posto che tutti i gruppi presentano delle caratteristiche “di fondo” (interazione strutturata, senso di appartenenza, identità di gruppo), è possibile distinguere tra gruppi primari e gruppi secondari. I gruppi primari sono costituiti da un piccolo gruppo di persone che interagiscono direttamente e intrattengono rapporti che coinvolgono numerosi aspetti della loro personalità. I sociologi parlano di gruppo primario, a fronte di gruppi con le seguenti caratteristiche:
- Stretti legami personalizzati;
- Ruoli non specializzati;
- Obiettivi indifferenziati.
I gruppi secondari sono costituiti da persone che hanno scarsi vincoli emotivi tra loro e interagiscono per ottenere obiettivi specifici. Nei gruppi secondari le persone contano come ruoli e non come individui.
I gruppi primari nella società contemporanea
Molti sociologi hanno parlato di declino dei gruppi primari nella società industriale contemporanea. Ma di fatto ancora oggi i gruppi primari svolgono un importante ruolo di mediazione tra individui e ambiti più ampi della società. All'interno delle organizzazioni, ad esempio, il fatto che i lavoratori si costituiscano in gruppi primari consente spesso di migliorare le prestazioni, definire rituali organizzativi, migliorare il clima complessivo. Nelle situazioni estreme, come per esempio le catastrofi, il ricomporsi di gruppi primari (con i familiari o gli amici) consente di affrontare in modo più efficace le situazioni. Inoltre, il richiamo ai gruppi primari consente di esercitare un robusto controllo sociale sugli individui e mobilitarli rispetto a scopi collettivi.
Perché si formano gruppi?
La vita in gruppo è di importanza vitale per i singoli esseri umani, oltreché per la riproduzione della specie complessivamente intesa. I gruppi però, assolvono molte altre funzioni:
- Funzione strumentale: molti gruppi si formano per raggiungere un obiettivo specifico, che sarebbe inattingibile per i singoli individui al suo interno;
- Funzione espressiva: ci sono gruppi che si formano per soddisfare il bisogno di accettazione, stima e indipendenza dei propri membri;
- Funzione di supporto: le persone possono riunirsi in gruppi anche per dare sollievo a dei sentimenti negativi, che non riuscirebbero magari ad affrontare da soli.
Talvolta all'interno di uno stesso gruppo trovano espressione funzioni differenti; ad esempio, la funzione fondamentale di una brigata militare è di tipo strumentale, ma all'interno del gruppo trovano spesso spazio anche dimensioni espressive e di supporto.
La struttura dei gruppi
I sociologi si sono interrogati a lungo su quali fattori influenzino maggiormente la struttura dei gruppi. Tra le dimensioni rilevanti sono state privilegiate la dimensione, la comunicazione e la distribuzione del potere. La dimensione è un carattere di importanza decisiva per i gruppi, soprattutto quelli piccoli. Al loro interno, l'aggiunta o l'allontanamento anche di un solo membro possono produrre effetti molto rilevanti. Al variare delle dimensioni del gruppo, variano anche la distribuzione di potere e la possibilità di comunicare tra membri, oltreché tra membri e leader del gruppo. Negli anni Cinquanta, per primo, Leavitt ha proposto una schematizzazione dei modelli di comunicazione tra membri di un gruppo primario.
Le dinamiche di gruppo
Si dicono dinamiche di gruppo le “sequenze di eventi rilevanti per il gruppo che tendono a ripetersi”. Tra di esse vi sono la pressione al conformismo e la distribuzione dei ruoli di leadership. I componenti di un gruppo tendono naturalmente a sviluppare attitudini e modi di comportamento affini (conformismo). Tale fenomeno si acuisce quando il gruppo subisce molte pressioni o critiche dall'esterno.
In ogni gruppo, secondo Bales e Slater, tendono a emergere due figure complementari di leader, la cui presenza consente il successo collettivo. I due leader sono rispettivamente:
- Il leader strumentale, che propone soluzioni operative e guida il gruppo al raggiungimento di obiettivi esterni;
- Il leader espressivo, che polarizza le valutazioni positive del gruppo e attraverso le sue azioni ne alimenta il benessere emotivo.
Capitolo 6
Le organizzazioni sono gruppi sociali costituiti per raggiungere scopi specifici. È solo di recente che le organizzazioni sono arrivate a dominare la vita sociale: si nasce in ospedale, si frequentano nidi, scuole primarie, secondarie, università, si lavora in aziende e pubbliche amministrazioni, si invecchia nelle case di riposo. Un tempo assistenza medica, istruzione e cura degli anziani erano compito della famiglia o di altri membri della comunità.
Le organizzazioni costituiscono uno dei principali tipi di gruppo secondario, ossia quei gruppi strutturati per raggiungere scopi specifici—i loro componenti hanno ruoli strettamente definiti e legami emotivi reciproci poco intensi. Spesso il confine tra gruppi primari e organizzazioni non è sempre netto. Alcuni gruppi si formano, ad esempio, per raggiungere determinati obiettivi, come diffondere una fede religiosa, ma hanno una struttura che ricorda quella dei gruppi primari. È il caso dei gruppi carismatici—si formano attorno a un leader portatore di carisma, una capacità per cui una persona è ritenuta dotata di capacità sovrumane, o almeno eccezionali, e trattata di conseguenza. I membri di questo tipo di gruppi hanno una sorta di venerazione per il proprio leader, cui dedicano gran parte delle proprie energie. Caratteristiche essenziali di questi gruppi sono:
- L'instabilità: i membri non occupano posizioni specifiche e svolgono compiti solo in funzione dei loro rapporti con il capo. Mancano regole e procedure standardizzate;
- La dipendenza dal leader: questi gruppi tendono a durare soltanto fino a quando il loro leader conserva il primo carisma.
Si dice istituzionalizzazione del carisma il processo denominato da Weber, secondo cui un gruppo carismatico, dopo aver perso il leader originario, sviluppa un corpo di norme e procedure per darsi continuità nel tempo.
Le associazioni volontarie sono presenti in ogni parte del mondo e investono i più svariati campi d'azione: esistono associazioni professionali, sanitarie, religiose, legate ad interessi specifici. Le principali caratteristiche delle associazioni volontarie sono:
- Sono costituite per promuovere un interesse comune dei membri;
- L'appartenenza da esse non è obbligatoria né acquisita per nascita.
Le associazioni volontarie si trasformano spesso in organizzazioni complesse dotate di una burocrazia.
Le istituzioni totali, al contrario delle istituzioni volontarie, si formano per promuovere l'interesse della società così come viene definito imperativamente dallo stato, da organizzazioni religiose o da altri detentori di autorità. I membri che ne fanno parte vivono in isolamento dal resto della società e sono spesso soggetti alla sorveglianza di guardiani, la cui autorità si estende a numerosi aspetti della vita. Goffman, che ha coniato il nome di tali istituzioni, ha definito queste organizzazioni in varie classi:
- Istituzioni atte ad ospitare persone ritenute incapaci di badare a sé (ospedali, case di riposo);
- Istituzioni atte ad ospitare persone ritenute pericolose per la società (prigioni, campi di concentramento);
- Istituzioni atte ad ospitare persone investite di compiti specifici (caserme, navi, convitti);
- Istituzioni atte ad ospitare persone che si isolano dalla società (conventi, monasteri, eremi);
Spesso la separazione dal mondo viene imposta al nuovo arrivato con rituali elaborati e brutali, che hanno lo scopo di sottolineare la netta rottura con la vita precedente e la sottomissione dell'individuo all'istituzione. Questi disagi e umiliazioni condivise dagli arruolati creano un grande legame, forse l'unica arma di cui dispongono per proteggersi dall'oppressione.
Imprese, pubblici uffici, sindacati e università sono tutte organizzazioni che non fanno parte né di istituzioni volontarie né di quelle totali. Queste organizzazioni rientrano piuttosto nella più vasta categoria della burocrazia. Parlando di burocrazia bisogna rifarsi a Max Weber; il sociologo vede nella burocrazia uno degli aspetti fondamentali della tendenza alla razionalizzazione nel mondo moderno. Per descriverne i tratti utilizzò il concetto di tipo ideale, una sorta di modello che non corrisponde ad alcuna situazione storica specifica, ma è tuttavia utile per analizzare i fenomeni sociali.
Il tipo ideale di burocrazia proposto da Weber comprende almeno le seguenti caratteristiche:
- Una divisione del lavoro chiaramente definita e stabile;
- Una struttura gerarchica all'interno della quale ogni soggetto ha un superiore ed è a sua volta superiore di altri;
- Procedure formalizzate di selezione del personale;
- Una carriera imperniata sull'impiego stipendiato a tempo pieno;
- Regole scritte prestabilite che stabiliscono le procedure da seguire nello svolgimento del lavoro, garantendo il massimo di standardizzazione e il minimo di arbitrarietà;
- Fedeltà all'organizzazione e segreto d'ufficio.
Nel loro insieme queste caratteristiche conferiscono prevedibilità al comportamento delle persone che lavorano in una burocrazia e ne consentono il coordinamento da parte di un'autorità. Prevedibilità e coordinamento sono le caratteristiche che determinano efficienza e produttività. Le burocrazie tendono a fare la loro comparsa con la formazione di stati nazioni caratterizzati dalla pace interna e da una crescente richiesta di ordine sociale. Ma ciò non vuol dire che la burocrazia sia un fenomeno esclusivamente moderno: già nell'antico Egitto, in Cina e nella Roma Imperiale esistevano forme di organizzazione burocratiche. Tuttavia è nei secoli XVIII e XIX e in particolare durante la Rivoluzione industriale, che si sviluppano una quantità di organizzazioni burocratiche private (fabbriche) e pubbliche (uffici statali potenziati).
Lo sviluppo della burocrazia genera nuova burocrazia—questo perché, generando specializzazione e segmentazione nei compiti, la burocrazia genera la necessità di ulteriori organizzazioni atte a formare gli specialisti. In ambito pubblico, d'altra parte, lo sviluppo di grandi organizzazioni private genera la necessità di organizzazioni regolative e di controllo.
Le ragioni della burocrazia
Produttività—la burocrazia sostituisce il lavoro specializzato al lavoro generico, garantendo precisione, rapidità, chiarezza, continuità e produttività operative. Inoltre riduce i margini di incertezza dell'agire umano, attraverso la garanzia di compiti chiari e precisi, nonché sistemi di regole operative standardizzate. Infine la presenza di regole certe consente ai superiori un maggior numero di sottoposti in modo più efficace.
Potere—La burocrazia prevede meccanismi ad hoc per il controllo e la gestione dei conflitti: si tratta dei sistemi di regole, della catena di comando standardizzata, del sistema di ruoli. Secondo i teorici del conflitto, proprio la presenza di tali meccanismi è tra le ragioni fondamentali di successo della burocrazia. In assenza di tali meccanismi, il conflitto potrebbe diventare costante e quindi ingestibile. Secondo Crozier, la chiave per il controllo di una burocrazia risiede nella sua capacità di regolamentare e coordinare il lavoro, riducendo al minimo l'arbitrarietà e migliorando l'efficienza globale.
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