Primo compitino sociologia generale
Capitolo 1
La sociologia è lo studio scientifico della società, delle sue istituzioni e dei rapporti sociali; si parla di studio scientifico in quanto le ricerche sociologiche seguono un metodo scientifico: ipotesi + dati. Il motivo di fondo della disciplina è la ricerca delle ragioni profonde alla base delle interazioni sociali e delle istituzioni.
Origini
La sociologia nasce in Europa nel 1800, in particolare per studiare i fenomeni causati dall’industrializzazione e dall’urbanizzazione. In particolare ciò che ha influenzato la genesi della sociologia sono state le tre rivoluzioni:
- La rivoluzione scientifica che dà la possibilità di studiare i fenomeni sociali con i metodi delle scienze naturali.
- La rivoluzione industriale che muta le condizioni di vita di molte persone, che si tramutano in un'area di indagine.
- La rivoluzione francese che scardina la condizione dell’immutabilità dell’ordine sociale.
I sociologi ricorrono a 5 diverse prospettive:
- La prospettiva demografica in cui i fatti sociali sono spiegati in base a variabili che investono le popolazioni umane, come nascite, morti, migrazioni.
- La prospettiva psicosociale in cui i fatti sociali sono spiegati a partire dal significato che rivestono per gli altri in base a credenze, atteggiamenti, senso di identità.
- La prospettiva delle strutture collettive in cui i fatti sociali sono studiati in base alla dialettica tra gruppi diversi, come gruppi etnici, politici, sociali.
- La prospettiva delle relazioni in cui i fatti sociali sono spiegati in base alle strutture di ruolo che presiedono al funzionamento delle diverse istituzioni sociali.
- La prospettiva culturale in cui i fatti sociali sono studiati a partire da tratti culturali come valori e norme delle persone.
Bipartizione della sociologia: micro e macro
La microsociologia si concentra sulle interazioni quotidiane tra gli individui. I ricercatori che se ne occupano ritengono che l’ordine sociale sia spiegabile a partire dal significato che gli attori attribuiscono a tali interazioni tra individui.
Teorie microsociologiche
- La teoria dello scambio elaborata da Homans nel 1973 prevede che l’interazione tra gli individui si basi sul rapporto costi-benefici.
- La teoria etnometodologica elaborata da Garfinkel prevede che gli individui basino la loro interazione sulla condivisione di regole di senso comune, che servono a orientare il proprio comportamento e l’interpretazione di quello altrui.
- La teoria del modello drammaturgico proposta da Goffman nel 1959 sostiene che gli individui si comportino come attori in un palcoscenico, agendo in modo formale quando si trovano su di esso e non formale nel retroscena.
- La teoria dell’interazionismo simbolico proposta da Mead nel 1934 e ripresa da Blumer nel 1969 secondo cui le persone attribuiscono un significato agli stimoli che ricevono sotto forma di simboli, a cui poi rispondono.
La macrosociologia si concentra sulle strutture che sorreggono la società, come la famiglia, i sistemi economici e quelli religiosi. I ricercatori che si occupano di essa sostengono che l’ordine sociale sia spiegabile relazionando tali strutture con i cambiamenti che avvengono in esse.
Teorie macrosociologiche
Le teorie macrosociologiche sono principalmente due, tra loro si differenziano ma si completano a vicenda.
- Il funzionalismo nasce da Spencer, ma viene poi ripreso da Durkheim; nel ‘900 i principali esponenti sono Parsons e Merton. I funzionalisti vedono la società come un organismo vivente composto da più parti, se una di queste smette di funzionare il corpo (sociale) subisce dei problemi o addirittura smette di funzionare. Secondo i funzionalisti la spiegazione di un fatto sociale necessita di mostrare la funzione che esso gioca all’interno della società. Il funzionalismo contemporaneo ha determinati presupposti tra i quali:
- La società come insieme di parti interrelate.
- Sistemi sociali stabili, garantiti dalla presenza del consenso diffuso intorno a certi valori e dalla presenza di meccanismi di controllo sociale specifici.
- La presenza di una dinamica sociale che produce delle disfunzioni fisiologiche, poi risolte per dissoluzione o integrazione nel sistema.
- Il mutamento sociale che tende a essere graduale piuttosto che rivoluzionario.
- La teoria del conflitto deriva dal pensiero di Marx, secondo il quale il motore della dinamica sociale è il conflitto tra capitalisti e proletari; questi ultimi non hanno valori comuni, anzi il loro rapporto è basato sullo sfruttamento gli uni sugli altri, per questa ragione tali classi sociali si scontrano incessantemente tra loro. Secondo le previsioni di Marx i proletari si sarebbero ribellati inducendo a una rivoluzione che trasformerebbe l’intera società. Dahrendorf reinterpretò la teoria marxiana riconducendo il conflitto sociale, invece che al contrasto tra classi economicamente determinate, all’autorità: la lotta emerge dunque tra coloro che possiedono il potere e coloro che ne sono esclusi. Gli elementi essenziali della teoria di Dahrendorf sono:
- La struttura sociale si basa sul dominio di alcuni gruppi su altri.
- Ogni gruppo ha interessi comuni opposti a quelli degli altri gruppi.
- Una volta che gli individui acquistano consapevolezza dei propri interessi comuni, possono divenire classe sociale.
- L’intensità del conflitto di classe dipende dal grado di concentrazione del potere nelle mani di qualcuno, dalla possibilità di acquistare potere per i gruppi che non ce l’hanno e dalla libertà di formare gruppi politici.
La ricerca sociologica inizia spesso da un’idea sulla causa di un avvenimento o di un comportamento, a partire da tale idea si sviluppa un enunciato che suggerisce la correlazione tra l’evento studiato e un altro; questo enunciato è l’ipotesi. Le ipotesi sono formulate in modo da trovarne verità e falsità, non sono isolate ma sono radicate all’interno di enunciati che ne contengono diverse. Questo insieme di ipotesi si dicono teorie. Ipotesi + teorie sono la base della ricerca sociologica; le ipotesi possono essere convalidate o rigettate attraverso l’impiego di regole procedure denominate metodi.
I sociologi cercano di analizzare i rapporti causa-effetto stabilendo dei collegamenti tra due variabili. Una variabile è un fenomeno che può assumere diversi valori. La maggior parte dei progetti di ricerca mira a scoprire e misurare le variazioni di un dato fenomeno e a spiegarle in riferimento a un secondo fenomeno. Il primo fenomeno è la variabile dipendente, il secondo è invece la variabile indipendente. Ogni volta che stabiliscono una relazione tra variabile dipendente e variabile indipendente, i ricercatori formulano un’ipotesi.
I metodi di ricerca
L’indagine campionaria è un metodo sistematico per acquisire dati sul comportamento, gli atteggiamenti o le opinioni degli individui. Funziona secondo il seguente schema:
- Il ricercatore definisce l’insieme di soggetti (individuali o collettivi) che desidera studiare. Tale insieme è detto popolazione. I membri di una popolazione sono insiemi di soggetti definiti da una o più caratteristiche comuni.
- In tutti i casi in cui la popolazione è troppo ampia per essere analizzata tutta, il passo successivo è quello di selezionare un campione, cioè un gruppo rappresentativo della popolazione. Con un campione valido è possibile raggiungere conclusioni valide per l’intera popolazione.
- Dopodiché si procede alla formulazione di domande da sottoporre ai componenti del campione.
- I risultati vengono codificati ed elaborati, di solito attraverso un computer.
Tipologie di ricerca
1. La ricerca sul campo si dice ricerca sul campo, o etnografia, la forma di ricerca condotta attraverso l’osservazione dei soggetti di analisi nel loro contesto di attività quotidiana. Gli etnografi hanno il vantaggio, rispetto agli altri ricercatori sociali, di poter vedere in prima persona nella situazione studiata. Le informazioni raccolte in questo modo sono contemporaneamente più attendibili e più articolate di quelle raccolte attraverso questionari. D’altra parte, la ricerca sul campo è circoscritta a una singola situazione e presenta quindi problemi di generalizzabilità.
2. La ricerca storica—> Weber fu il primo a servirsi di documenti storici per dimostrare la validità delle proprie ipotesi sulla relazione tra spirito del capitalismo ed etica protestante. Dopo di lui, divenne comune studiare archivi, registri e altre forme documentali per acquisire informazioni sui grandi momenti della storia. La ricerca storica è considerata fondamentale da tutti coloro che reputano lo studio del passato utile almeno quanto quello del presente per comprendere i rapporti sociali e la società in genere.
3. La ricerca sperimentale utilizza due gruppi di persone il più possibile equivalenti, di cui uno viene sottoposto a uno stimolo che l’altro non riceve. Confrontando i risultati ottenuti, i sociologi possono valutare scientificamente gli effetti dello stimolo. Gli ambienti controllati vengono reputati utili per studiare piccoli gruppi di persone. Per queste ragioni, la ricerca sperimentale è tuttora largamente usata nello studio di fenomeni come la leadership e i modelli di cooperazione.
I sociologi vengono spesso criticati per il fatto di vivere e lavorare eccessivamente isolati dall’ambiente esterno che dovrebbero analizzare. Ma in realtà vi sono tra sociologia e mondo reale molti collegamenti. Sociologia e società: per potersi sviluppare e prosperare, la sociologia abbisogna di un ambiente esterno democratico, che consenta e incentivi la libertà di ricerca. Gli studi sociologici riflettono costantemente problemi e specificità della società che esaminano. In alcuni casi, inoltre, la ricerca sociologica è in grado di portare in superficie i problemi del contesto esaminato. La sociologia trova diversi usi pratici. Sociologi sono impiegati nelle pubbliche amministrazioni, in organizzazioni private, negli istituti di ricerca. Ricerche sociologiche supportano lo sviluppo e la valutazione delle politiche pubbliche. Infine, dato fondamentale, la sociologia ci aiuta a ripensare in modi nuovi problemi consueti.
Capitolo 2
La cultura è un insieme di valori, definizioni della realtà e codici di comportamento condivisi da persone che hanno in comune uno specifico stile di vita. Gli individui fanno propria una determinata cultura mediante processi di apprendimento, ciascuno di noi, dunque, impara a rispondere agli stimoli derivanti da riflessi incondizionati o da bisogni biologici. Si dice socializzazione il processo di apprendimento della cultura, ed è proprio essa a distinguere gli umani dagli animali.
Società e cultura
Società e cultura si influenzano reciprocamente, periodicamente però si sviluppano teorie che suggeriscono la preminenza di una sull’altra, in questo caso si parla di determinismo:
- Il determinismo culturale presuppone l’influenza unidirezionale della cultura sulla società.
- Il determinismo sociale è basato sulla preminenza della società sulla cultura.
Cultura e controllo
In base alla cultura in cui ci troviamo modifichiamo i nostri comportamenti e la nostra personalità, ed è proprio per questo che si può ritenere una forma di controllo sociale sugli individui. Come sosteneva Freud la cultura esercita una parziale repressione sulle pulsioni primarie, ossia su quelle pulsioni sessuali e aggressive, circoscrivendo gli ambiti in cui possono essere represse. Ma la capacità della cultura di plasmare l’agire umano è limitata da una serie di fattori tra i quali troviamo i limiti biologici, i vincoli spaziali posti dagli ambienti fisici e le necessità poste dagli ordinamenti sociali.
Le culture presentano omologie e diversità—> culture diverse possono essere completamente differenti poiché ognuna di esse accetta solo alcune forme di comportamento e/o esperienza, come ad esempio il matrimonio tra parenti o la pena di morte. Sussistono però degli elementi comuni a tutte le culture: gli universali culturali che possono essere ad esempio il linguaggio o i riti funebri. I sociologi si interrogano sul motivo della loro esistenza. Secondo alcuni, come ad esempio secondo Kluckhohn, gli universali culturali sono frutto di bisogni biologici comuni a tutti gli esseri umani. Secondo altri, invece, è impossibile ritrovare delle relazioni tra bisogni biologici e universali culturali.
Si definisce etnocentrismo l’attitudine a giudicare minoritarie le culture differenti da quella di origine, sostenendo quest’ultima come superiore. Analogo all’etnocentrismo è la xenofobia ossia la paura, l’odio, nei confronti di persone e costumi estranei alla società di appartenenza. In opposizione all’etnocentrismo troviamo il relativismo culturale secondo cui una cultura può essere capita solo sulla base del contesto e dei valori che le sono propri e che ogni elemento di una cultura va visto e giudicato come parte del tutto cui appartiene.
La cultura è fondamentale perché crea negli individui che ad essa appartengono un senso di appartenenza e di solidarietà—> i membri di un gruppo si comprendono tra loro e tendono a provare empatia reciproca. La cultura, però, nello stesso modo in cui genera solidarietà, genera anche conflitto, ad esempio escludendo coloro che non partecipano al possesso, ad esempio di una determinata lingua o abitudini particolari.
Secondo l’antropologo Goodenough la cultura è composta da quattro principali elementi:
- Concetti: sono gli strumenti con cui le persone organizzano la propria esperienza e catalogano il mondo.
- Relazioni: sono i legami che esistono tra i concetti propri di una data cultura.
- Valori: sono le opinioni condivise circa gli obiettivi verso cui gli esseri umani dovrebbero tendere.
- Regole: sono le indicazioni a cui i membri del gruppo si devono attenere per rispettare i valori della propria cultura.
I vari elementi della cultura sono interdipendenti tra loro.
Perché gli individui scelgono di osservare le norme anche quando non è nel loro interesse?
La cultura induce i propri membri ad osservare le norme grazie a sanzioni positive o negative:
- Le sanzioni negative o punizioni scoraggiano la trasgressione delle norme e comprendono ad esempio le punizioni fisiche, la carcerazione, l’umiliazione e il rimprovero.
- Le sanzioni positive o ricompense incoraggiano l’osservanza delle norme e comprendono ad esempio il denaro, il potere, il prestigio e la lode.
Le teorie sulla cultura non mancano mai di citare il linguaggio: esso è definibile come un sistema di comunicazione che usa simboli e suoni con significati arbitrari ma strutturati. Il linguaggio è oggetto di apprendimento culturale e allo stesso tempo è veicolo principale per la trasmissione della cultura. Esso è particolarmente funzionale per l’adattamento, senza di esso infatti l’interazione umana sarebbe molto rudimentale. Infine, il linguaggio si lega a regole di comportamento, come ad esempio la grammatica, e serve a strutturare e organizzare l’esperienza; ma cosa più rilevante, contribuisce a creare l’identità di gruppo.
L’ideologia è definibile come un insieme di assunti e valori condivisi dai membri di un dato gruppo; essa presenta varie sfumature:
- Ideologia come riduttore della tensione sociale: questa tensione potrebbe svilupparsi se gli individui fossero completamente consapevoli del divario tra valori e condizioni reali.
- Ideologia come espressione di interessi: le ideologie possono esprimere o difendere interessi di gruppo.
- Ideologia come fonte di significato: l’ideologia può contribuire a creare significato per dati corsi d’azione o attitudini; dati diversi orientamenti, individui appartenenti a gruppi diversi tendono a definire in modo differente le situazioni in cui si trovano.
Integrazione e conflitto culturale
Nelle culture esistono principi organizzatori dominanti, ma nessuna cultura è da essi completamente unificata. Intorno al 1980, E. Durkheim individuò il concetto di anomia definendola come disgregazione dell’unità culturale causata dalla mancanza di chiare e condivise norme sociali; l’anomia ai tempi di Durkheim era causata dal declino della religione e del vecchio ordine politico, e dall’ascesa sociale della borghesia. Molti studiosi, a partire da Durkheim, affermarono che fenomeni come l’aumento della criminalità, dei divorzi e della promiscuità sessuale sono il risultato di una disgregazione dell’unità culturale e in particolare dei valori religiosi e familiari.
All’inizio del ‘900, Ogburn propose il concetto di ritardo culturale, esso si verificherebbe quando i cambiamenti materiali avvengono a una velocità tale che la cultura non materiale non è in grado di tenervi dietro. Il risultato espresso da Ogburn sarebbe una costante mancanza di corrispondenza tra cultura materiale e non materiale, che genererebbe una serie di complessi problemi sociali.
Il sociologo Bourdieu afferma che la cultura è uno dei mezzi attraverso cui viene mantenuto il dominio di una classe sociale sull’altra; parlando di capitale culturale, Bourdieu definisce appunto le regole di comportamento che, possedute da una data classe sociale, consentono a questa di distinguersi dalle altre e proteggere la propria posizione sociale.
L'antropologo Malinowski riscontrò che nelle società preindustriali colonizzate da nazioni europee vi era un basso grado di integrazione a causa della presenza di elementi culturali contrastanti. Quando i valori europei si sovrapposero a quelli indigeni, il risultato, infatti, non fu l’integrazione ma...
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