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Il funzionalismo contemporaneo ha determinati presupposti tra i quali:

- la società come insieme di parti interrelate;

- sistemi sociali stabili, garantiti dalla presenza del consenso diffuso intorno a certi valori e

dalla presenza di meccanismi si controllo sociale specifici;

- la presenza di una dinamica sociale che produce delle disfunzioni fisiologiche, poi risolte

per dissoluzione o integrazione nel sistema;

- il mutamento sociale che tende a essere graduale piuttosto che rivoluzionario.

la TEORIA DEL CONFLITTO deriva dal pensiero di Marx, secondo il quale il motore della

• dinamica sociale è il conflitto tra capitalisti e proletari; questi ultimi non hanno valori comuni, anzi

il loro rapporto è basato sullo sfruttamento gli uni sugli altri, per questa ragione tali classi sociali

si scontrano incessantemente tra loro. Secondo le previsioni di Marx i proletari si sarebbero

ribellati inducendo ad una rivoluzione che trasformerebbe l’intera società. Dahrendorf

reinterpretò la teoria marxiana riconducendo il conflitto sociale, invece che al contrasto tra classi

economicamente determinate, all’autorità: la lotta emerge dunque tra coloro che possiedono il

potere e corro che ne sono esclusi. Gli elementi essenziali della teoria di Dahrendorf sono:

- la struttura sociale si basa sul dominio di alcuni gruppi su altri;

- ogni gruppo ha interessi comuni opposti a quelli degli latri gruppi;

- una volta che gli individui acquistano consapevolezza dei propri interessi comuni, possono

divenire classe sociale;

- L’intensità del conflitto di classe dipende dal grado di concentrazione del potere nelle mani

di qualcuno, dalla possibilità di acquistare potere per i gruppi che non ce l’hanno e dalla

libertà di formare gruppi politici.

La ricerca sociologica inizia spesso da un’idea sulla causa di un avvenimento o di un

comportamento, a partire da tale idea si sviluppa un enunciato che suggerisce la correlazione tra

l’evento studiato un altro; questo enunciato è l’ipotesi. Le ipotesi sono formulate in modo da

trovarne verità e falsità, non sono isolate ma sono radicate all’interno di enunciati che ne

contengono diverse. Questo insieme di ipotesi si dicono teorie. Ipotesi+teorie sono la base della

ricerca sociologica; le ipotesi possono essere convalidate o rigettate attraverso l’impiego di regole

procedure denominate metodi.I sociologi cercano di analizzare i rapporti causa-effetto stabilendo

dei collegamenti tra due variabili. Una variabile è un fenomeno che può assumere diversi valori. La

maggior parte dei progetti di ricerca mira a scoprire e misurare le variazioni di un dato fenomeno e

a spiegarle in riferimento a un secondo fenomeno. Il primo fenomeno è la variabile dipendente, il

secondo è invece la variabile indipendente. Ogni volta che stabiliscono una relazione tra variabile

dipendente e variabile indipendente, i ricercatori formulano un’ipotesi.

I metodi di ricerca: l’indagine campionaria è un metodo sistematico per acquisire dati sul

comportamento, gli atteggiamenti o le opinioni degli individui. Funziona secondo il seguente

schema:

- il ricercatore definisce l’insieme di soggetti (individuali o collettivi) che desidera studiare. Tale

insieme è detto popolazione. I membri di una popolazione sono insiemi di soggetti definiti da

una o più caratteristiche comuni;

- in tutti i casi in cui la popolazione è troppo ampia per essere analizzata tutta, il passo successivo

è quello di selezionare un campione, cioè un gruppo rappresentativo della popolazione. Con un

campione valido è possibile raggiungere conclusioni valide per l’intera popolazione;

- dopodiché si procede alla formulazione di domande da sottoporre ai componenti del campione;

- i risultati vengono codificati ed elaborati, di solito attraverso un computer.

Tipologie di ricerca:

1. La ricerca sul campo—> si dice ricerca sul campo, o etnografia, la forma di ricerca condotta

attraverso l’osservazione dei soggetti di analisi nel loro contesto di attività quotidiana. Gli

etnografi hanno il vantaggio, rispetto agli altri ricercatori sociali, di poter vedere in prima

persona nella situazione studiata. Le informazioni raccolte in questo modo sono

contemporaneamente più attendibili e più articolate di quelle raccolte attraverso questionario.

D’altra parte, la ricerca sul campo è circoscritta a una singola situazione e presenta quindi

problemi di generalizzabilità.

2. La ricerca storica—>Weber fu il primo a servirsi di documenti storici per dimostrare la validità

delle proprie ipotesi sulla relazione tra spirito del capitalismo ed etica protestante. Dopo di lui,

divenne comune studiare archivi, registri e altre forme documentali per acquisire informazioni

sui grandi momenti della storia. La ricerca storica è considerata fondamentale da tutti coloro

che reputano lo studio del passato utile almeno quanto quello del presente per comprendere i

rapporti sociali e la società in genere.

3. La ricerca sperimentale—> La ricerca sperimentale utilizza due gruppi di persone il più

possibile equivalenti, di cui uno viene sottoposto a uno stimolo che l’altro non riceve.

Confrontando i risultati ottenuti, i sociologi possono valutare scientificamente gli effetti dello

stimolo. Gli ambienti controllati vengono reputati utili per studiare piccoli gruppi di persone. Per

queste ragioni, la ricerca sperimentale è tuttora largamente usata nello studio di fenomeni

come la leadership e i modelli di cooperazione.I sociologi vengono spesso criticati per il fatto di

vivere e lavorare eccessivamente isolati dall’ambiente esterno che dovrebbero analizzare. Ma

in realtà vi sono tra sociologia e mondo reale molti collegamenti.

Sociologia e società: per potersi sviluppare e prosperare, la sociologia abbisogna di un ambiente

esterno democratico, che consenta e incentivi la libertà di ricerca. Gli studi sociologici riflettono

costantemente problemi e specificità della società che esaminano. In alcuni casi, inoltre, la ricerca

sociologica è in grado di portare in superficie i problemi del contesto esaminato. La sociologia

trova diversi usi pratici. Sociologi sono impiegati nelle pubbliche amministrazioni, in organizzazioni

private, negli istituti di ricerca. Ricerche sociologiche supportano lo sviluppo e la valutazione delle

politiche pubbliche. Infine, dato fondamentale, la sociologia ci aiuta a ripensare in modi nuovi

problemi consueti.

Capitolo 2

La cultura è un insieme di valori, definizioni della realtà e codici di comportamento condivisi da

persone che hanno in comune uno specifico stile di vita. Gli individui fanno propria una

determinata cultura mediante processi di apprendimento

ciascuno di noi, dunque, impara a rispondere agli stimoli derivanti

da riflessi incondizionati o da bisogni biologici.

Si dice SOCIALIZZAZIONE il processo di apprendimento della cultura, ed è proprio essa a

distinguere gli umani dagli animali.

Società e cultura

Società e cultura si influenzano reciprocamente, periodicamente però si sviluppano teorie che

suggeriscono la preminenza di una sull’altra, in questo caso si parla di determinismo:

Il determinismo culturale presuppone l’influenza unidirezionale della cultura sulla società;

• Il determinismo sociale è basato sulla preminenza della società sulla cultura.

Cultura e controllo

In base alla cultura in cui ci troviamo modifichiamo i nostri comportamenti e la nostra personalità,

ed è proprio per questo che si può ritenere una forma di controllo sociale sugli individui. Come

sosteneva Freud la cultura esercita una parziale repressione sulle pulsioni primarie, ossia su

quelle pulsioni sessuali e aggressive, circoscrivendo gli ambiti in cui possono essere represse.

Ma la capacità della cultura di plasmare l’agire umano è limitata da una serie di fattori tra i quali

troviamo i limiti biologici, i vincoli spaziali posti dagli ambienti fisici e le necessità poste dagli

ordinamenti sociali.

Le culture presentano omologie e diversità—> culture diverse possono essere completamente

differenti poiché ognuna di essa accetta solo alcune forme di comportamento e/o esperienza,

come ad esempio il matrimonio tra parenti o la pena di morte. Sussistono però degli elementi

comuni a tutte le culture: gli universali culturali che possono essere ad esempio il linguaggio o i riti

funebri. i sociologi si interrogano sul motivo della loro esistenza.

Secondo alcuni, come ad esempio secondo Kluckhon, gli universali culturali sono frutto di bisogni

biologici comuni a tutti gli esseri umani. Secondo altri, invece, è impossibile ritrovare delle relazioni

tra bisogni biologici e universali culturali.

Si definisce ETNOCENTRISMO l’attitudine a giudicare minoritarie le culture differenti da quella di

origine, sostenendo quest’ultima come superiore. Analogo all’etnocentrismo è la xenofobia ossia la

paura, l’odio, nei confronti di persone e costumi estranei alla società di appartenenza. In

opposizione all’etnocentrismo troviamo il RELATIVISMO CULTURALE secondo cui una cultura

può essere capita solo sulla base del contesto e dei valori che le sono propri e che ogni elemento

di una cultura va visto e giudicato come parte del tutto cui appartiene.

La cultura è fondamentale perché crea negli individui che ad essa appartengono un senso di

appartenenza e di solidarietà—> i membri di un gruppo si comprendono tra loro e tendono a

provare empatia reciproca. La cultura, però, nello stesso modo in cui genera solidarietà, genera

anche conflitto, ad esempio escludendo coloro che non partecipano al possesso, ad esempio di

una determinata lingua o abitudini particolari.

Secondo l’antropologo Goodenough la cultura è composta da quattro principali elementi:

1. CONCETTI: sono gli strumenti con cui le persone organizzano la propria esperienza e

catalogano il mondo;

2. RELAZIONI: sono i legami che esistono tra i concetti propri di una data cultura;

3. VALORI: sono le opinioni condivise circa gli obiettivi verso cui gli esseri umani dovrebbero

tendere;

4. REGOLE: sono le indicazioni a cui i membri del gruppo si devono attende per rispettare i valori

della propria cultura.

I vari elementi della cultura sono interdipendenti tra loro.

Perché gli individui scelgono di osservare le norme anche quando non è nel loro interesse?—> la

cultura induce i propri membri ad osservare le norme grazie a sanzioni positive o negative:

le sanzioni negative o punizioni scoraggiano la trasgressione delle norme e comprendono ad

• esempio le punizioni fisiche, la carcerazione, l’umiliazione e il rimprovero.

le sanzioni positive o ricompense incoraggiano l’osservanza delle norme e comprendo ad

• esempio il denaro, il potere, il prestigio e la lode.

Le teorie sulle cultura non mancano mai di citare il linguaggio: esso è definibile come un sistema

di comunicazione che usa simboli e suoni con significati arbitrari ma strutturati. Il linguaggio è

oggetto di apprendimento culturale e allo stesso tempo è veicolo principale per la trasmissione

della cultura. Esso è particolarmente funzionale per l’adattamento, senza di esso infatti

l’interazione umana sarebbe molto rudimentale. Infine, il linguaggio si lega a regole di

comportamento, come ad esempio la grammatica, e serve a strutturare e organizzare l’esperienza;

ma cosa più rilevante, contribuisce a creare l’identità di gruppo.

L’ideologia è definibile come un insieme di assunti e valori condivisi dai membri di un dato gruppo;

essa presenta varie sfumature:

Ideologia come riduttore della tensione sociale: questa tensione potrebbe svilupparsi se gli

• individui fossero completamente consapevoli del divario tra valori e condizioni reali.

Ideologia come espressione di interessi: le ideologie possono esprimere o difendere interessi di

• gruppo.

Ideologia come fonte di significato: l’ideologia può contribuire a creare significato per dati corsi

• d’azione o attitudini; dati diversi orientamenti, individui appartenenti a gruppo diversi tendono a

definire in modo differente le situazioni in cui si trovano.

Integrazione e conflitto culturale

Nelle culture esistono principi organizzatori dominanti, ma nessuna cultura è da essi

completamente unificata. Intorno al 1980 E.Durkheim individuò il concetto di ANOMIA definendola

come disgregazione dell’unità culturale causata dalla mancanza di chiare e condivise norme

sociali; l’anomia ai tempi di D. era causata dal declino della religione e del vecchio ordine politico,

e dall’ascesa sociale della borghesia. Molti studiosi, a partire da D. Affermarono che fenomeni

come l’aumento della criminalità, dei divorzi e della promiscuità sessuale sono il risultato di una

disgregazione dell’unità culturale e in particolare dei valori religiosi e familiari.

All’inizio del ‘900 Ogburn propose il concetto di ritardo culturale, esso si verificherebbe quando i

cambiamenti materiali avvengono a una velocità tale che la cultura non materiale non è in grado di

tenervi dietro. Il risultato espresso da Ogburn sarebbe una costante mancanza di corrispondenza

tra cultura materiale e non materiale, che genererebbe una serie di complessi problemi sociali.

Il sociologo Bourdieu afferma che la cultura è uno dei mezzi attraverso cui viene mantenuto il

dominio di una classe sociale sull’altra; parlando di capitale culturale B. definisce appunto le

regole di comportamento che, possedute da una data classe sociale, consentono a questa di

distinguersi dalle altre e proteggere la propria posizione sociale.

L'antropologo Malinowski riscontrò che nelle società preindustriali colonizzate da nazioni europee

vi era un basso grado di integrazione a causa della presenza di elementi culturali contrastanti.

quando i valori europei si sovrapposero a quelli indigeni, il risultato, infatti, non fu l’integrazione ma

una situazione carica di disagio e tensioni.

Diversità intraculturale

Prime del XX secolo in tutte le società tradizioni europee la cultura assunse due aspetti:

la cultura alta prodotta e consumata da un’élite;

• la cultura popolare prodotta e consumata degli stati più poveri della società.

Con l’avvento dei mezzi di comunicazione la divisione tra cultura alta e popolare inizia a essere

meno netta; infatti, nella cultura di massa molte differenze tendono a sfumare.

Nonostante questa diminuzione di differenze oggi, in ogni società sono presenti sottogruppi

portatori di insiemi di valori, nome e stili distinti—> le subculture sono proprio piccoli gruppi con

valori e stile di vita che distinguono esso da una società più ampia; classe sociale, provenienza

etnica, religione e luogo di residenza sono fattori che possono combinarsi per creare una

subcultura.

La subcultura non è sempre detto che sia in conflitto con la cultura dominante, anche se spesso

viene disprezzata dal resto della società. A volte però un gruppo cerca effettivamente di sviluppare

valori, norme e stili di vita che vanno ad opporsi alla cultura dominante—> le controculture. I

valori di una controcultura possono diventare la base dei conflitti sociali permanenti e irrisolti, a

volte, invece, vengono assorbiti nella cultura dominante.

Capitolo 3

La struttura sociale è l’ambiente sociale, articolato in livelli diversi, in cui i soggetti vivono ed

interagiscono. I soggetti vedono la struttura sociale come organizzata in livelli sempre più ampi,

similmente a quanto accade per gli ambienti fisici—> stanze, collocate all, interno di edifici, situati

in un centro abitato, ecc.

I livelli di struttura sociale più vicini all’individuo sono:

lo STATUS: ogni persona occupa numerose posizioni all’interno della società; ciascuno di queste

• posizioni sociali, con i diritti e i doveri che comporta, è un status. Una persona può avere

numerosi status, ma ce ne sarà sempre uno che la definisce in modo particolare—> solitamente

è il lavoro di una persona a definire il suo status principale. Alcuni status, invece, derivano dalla

nascita, e si possono definire status ascritti, come ad esempio il colore della pelle, il genere ,

ecc. Gli status acquisiti, invece, derivano da una prestazione, ad esempio lo status di scrittore

si ottiene scrivendo libri.

il RUOLO: è un insieme di comportamenti orientati verso aspettative proprie di un certo status; a

• ogni ruolo sono associati tutti i comportamenti collegati ai suoi diritti e doveri. Ad ogni status

corrispondono diversi ruoli, e tutti i ruoli associati ad un determinato status costituiscono il

complesso di ruoli. I nostri ruoli sono definiti da quello che gli altri si aspettano da noi; nelle

aspettative inerenti ad un ruolo è possibile distinguere tra aspettative formali (leggi) e aspettative

informali (modo di comportarsi a tavola). Il rispetto o mancato rispetto delle aspettative di ruolo

porta all’erogazione di sanzioni, negative come le punizioni e positive come le ricompense.

Attraverso le sanzioni il gruppo sociale rafforza le regole che definiscono i comportamenti

appropriati.

I ruoli all’interno di una società sono infiniti, ma Parsons ha attuato un importante tentativo di

classificazione dividendi i ruoli sociali in 5 variabili strutturali:

1. affettività/neutralità affettiva: alcuni ruoli richiedono neutralità affettiva anche in situazioni

intense (medico, infermiere), altri invece come quello del parente o dell’amico l’aspettativa è

quella che le persone manifestino intensamente la propria affettività;

2. ascrizione/acquisizione: alcuni ruoli hanno alla base status ascritti (uomo e donna) altri invece

sono basati su status acquisiti come lo scrittore;

3. specificità/diffusione: alcuni ruoli sono più specificatamente definiti e circoscritti di altri. Il ruolo

di medico e paziente si limitano agli aspetti che riguardano la salute, più indefiniti sono invece i

ruoli di genitore o figlio, che riguardano moltissimi aspetti della vita;

4. universalismo/particolarismo: alcuni ruoli implicano aspettativa che le persone vengano trattate

secondo regole universali (bibliotecario), altri invece prevedono un trattamento particolare delle

persone con cui abbiamo una certa relazione (fratelli e sorelle);

5. orientamento verso l’io/orientamento verso la collettività: alcuni ruoli prevedono un

orientamento verso i propri interessi (commerciante), in altri invece ci si attende orientamento

verso il bene della collettività (pubblico ufficiale).

Secondo Parsons tutti i ruoli presentano una combinazione di queste variabili; tuttavia nessun

ruolo costituisce un modello meccanico di comportamento poiché le persone interpretano sempre

attivamente le aspettative di ruolo—> il comportamento è il prodotto del modo in cui una persona

interpreta le aspettative di ruolo. Ciò significa che tra le aspettative e l’individuo sussiste una

relazione negoziata e aperta e non fissa e prevedibile.

Garfinkel critica coloro che vedono nell’individuo Cicourel fa notare che il concetto di ruolo

una sorta di “drogato culturale” che risponde in non è molto utile se lo immaginiamo come

modo automatico alle aspettative di ruolo. una specie di copione prestabilito.

Sistemi di ruoli

Poiché nella società ogni individuo svolge più ruoli in ambiti diversi i conflitti tra i ruoli sono una

costante. Per conflitto di ruolo si intende la situazione in cui un individuo è investito da situazione

contrastanti relative a due o più ruoli. Per tensione di ruolo si intendono le esigenze discordanti

proprie di un medesimo ruolo. La società prevede dei meccanismi per sanare i conflitti di ruolo

tramite la priorità di ruolo, ossia l’attribuzione di un’importanza prevalente a uno o più ruoli

rispetto ad altri; la separazione di ruoli, cioè la scissione tra aspettative riguardanti ruoli diversi.

Un altro meccanismo meno evidente per ridurre il conflitto di ruoli è la sdrammatizzazione

attraverso lo scherzo e l’ironia.

Le istituzioni

Un'istituzione è un insieme di status e ruoli che hanno lo scopo di soddisfare determinati bisogni

sociali; la nostra società altamente istituzionalizzata—> scuola, famiglia, ecc. Gli esseri umani

hanno la tendenza ad unirsi in gruppi, comunità, società, e ciò deriverebbe da un bisogno

biologico; ma la persistenza nella società non è automatica, bensì richiede che vengano soddisfatti

determinati bisogni o funzioni sociali. Secondo Marx il bisogno sociale fondamentale è la

sopravvivenza materiale. Lenski e Lenski, invece hanno elencato i bisogni sociali fondamentali:

1. la comunicazione tra i membri;

2. la produzione di beni e servizi necessari alla sopravvivenza dei membri;

3. la protezione dei membri dai pericoli e dai nemici;

4. il ricambio dei membri attraverso la riproduzione naturale e la socializzazione degli individui;

5. il controllo dei membri per garantire che il lavoro sociale venga eseguito e per regolare i

conflitti che possono mergere.

Questi bisogni sociali trovati dai due studiosi non sono soddisfatti automaticamente, ma è

necessario un impegno collettivo che si concretizza nelle istituzioni.

LE ISTITUZIONI, DUNQUE, NASCONO COME TENTATIVI ORGANIZZATI PER SODDISFARE

TALI BISOGNI FONDAMENTALI.

Per soddisfare i bisogni sociali le istituzioni devono utilizzare le risorse di cui la società dispone, gli

economisti per le istituzioni economiche, ne hanno classificate quattro:

1. la terra = risorse naturali;

2. il lavoro = risorse umane;

3. il capitale = ricchezza investita per i mezzi di produzione;

4. l’organizzazione = mezzi per combinare e coordinare le prime tre.

Proprio per l’uso delle risorse le istituzioni si possono ritenere congedi per canalizzare le risorse

sociali in modelli di interazione stabili, proposti a soddisfare uno o più bisogni sociali. Ma se con

questa definizione le istituzioni sembrano troppo statiche immutabili, bisogna sottolineare i loro

aspetti di variabilità e cambiamento cui esse sono soggette—> dati bisogni sociali possono essere

soddisfatti da istituzioni diverse in diversi luoghi o in epoche differenti della storia. Un altro fattore

di cambiamento per le istituzioni è dato dai mutamenti che intervengono nelle condizioni che

influenzano le istituzioni stesse.

La società

Per dare una definizione di società gli scienziati sociali hanno trovato difficoltoso specificare le sue

caratteristiche fondamentali; il termine ha infatti una serie di significati differenti.

Marsh ha tentato di specificare le condizioni necessarie per far si che un gruppo possa essere

definito come società:

un territorio delimitato da confini;

• il reclutamento di nuovi membri attraverso meccanismi come la riproduzione o l’immigrazione;

• una cultura coesa e inclusiva per soddisfare i bisogni sociali;

• l’indipendenza politica.

Come anche Marsh stesso ha notato questa definizione presenta dei problemi tra cui quello in cui

traspare la sovrapposizione del termine società con quello di cultura e stato-nazione; ma: il

concetto di cultura non implica necessariamente confini territoriali o dipendenza politica, e il

concetto di stato-nazione implica un apparato di governo formale e una specifica identità

nazionale.

Lenski e Lenski hanno proposto una classificazione dei tipi di società basata sui mezzi di

sussistenza che queste impiegano:

Società di caccia e raccolta: i membri si sostengono attraverso la caccia e la raccolta di bacche

• e radici; dispongono soltanto di utensili primitivi: il sistema dominante è quello della parentela,

che è principio organizzativo della vita sociale; la struttura politica è inesistente, ma vi è

solitamente un capo tribù. Es: aborigeni dell’Australia centrale;

Società orticole: i membri si sostengono attraverso la coltivazione di orti e giardini; la proprietà

• è limitata, siccome si portano con sé tutto quello che gli è necessario; è una società di

sussistenza (come quella di caccia e raccolta); le strutture politiche sono articolate in due o più

livelli di autorità; è fondamentale il sistema di parentela, spesso articolato in clan, con regole

molto complesse. Es: società dell’Africa sub-sahariana;

Società agricole: sono società orticole in cui la disponibilità di strumenti più avanzati a supporto

• dell’agricoltura, generano un surplus agricolo; grazie a ciò si sviluppano l’artigianato e il

commercio; grazie alla nascita dello stato, della scrittura e della moneta si formò una struttura di

potere complessa che intaccò il sistema familiare; la famiglia, tuttavia, rimase l’unità produttiva

fondamentale. Es: società dell’antico Egitto.

Società industriali: società caratterizzate da una forte differenziazione delle attività; la

• tecnologia è il perno centrale di queste società; l’uso di fonti energetiche inanimate si è andato a

sostituire alla forma umana o animale; il surplus economico è enorme; è presente il fenomeno

dell’urbanizzazione proprio grazie a questo surplus; vi sono sistemi di governo altamente

sviluppati con burocrazie e apparati militari complessi; la famiglia è largamente eclissata. Es:

società inglesi nel ‘700.

Tonnies propose un’analisi tra le società tradizionali e le società moderne facendo ricorso ai termini

GEMEINSHAFT = comunità e GESELLSCHAFT = società. Schematicamente possiamo pensare

al primo come ad una comunità rurale agricola, e al secondo come a una società urbana

industrializzata.

Lo studioso individua particolari differenze tra G e G:

1. le motivazioni individuali: la comunità richiede che gli individui rispondano ad obblighi collettivi;

la società si basa sul perseguimento razionale degli interessi individuali;

2. il controllo sociale: la comunità mette l’accento su usi e lealtà tradizionali; la società mette

l’accento su leggi codificate formalmente;

3. la divisione del lavoro: la comunità implica una specializzazione limitata; la società prevede

specializzazione e autonomia dei ruoli professionali;

4. la cultura: la comunità si basa su valori religiosi; la società si basa su valori secolari;

5. le istituzioni dominanti: nella comunità è centrale la famiglia, il vicinato e le comunità locali;

nelle società si impongono organizzazioni formali.

Tale classificazione è stata molto criticata, poiché innanzitutto eccessivamente semplificata;

secondariamente essa non si presta all’analisi univoca delle società industriali moderne,

caratterizzate da una miscela di elementi riconducibili sia alla G che alla G.

Capitolo 8

Per comunità intendiamo le relazioni stabili che si sviluppano tra esseri viventi, come gli animali,

per perseguire scopi comuni come la sussistenza, la difesa del territorio e la riproduzione. Le

comunità umane sono simili a quelle animali, ma più complesse. Una grande differenza che

contraddistingue le comunità animali da quelle umane è il termine capitale sociale—> ossia

l’insieme delle relazioni sociali di cui un soggetto individuale o un soggetto collettivo dispone in un

determinato momento. È importante sottolineare che il capitale sociale ha le caratteristiche di un

bene collettivo.

Una comunità è allora una popolazione che ha radici in uno stesso territorio, che conduce una vita

quotidiana interdipendente e che svolge numerose attività rispondenti ai bisogni economici e

sociali comuni—> questa definizione di Schnore consente di distinguere la comunità da altre forme

associate come le burocrazie e i gruppi volontari, e di ricomprendere sia i gruppi urbani che quelli

rurali.

L’urbanizzazione

Tra gli eventi di maggiore portata nella storia delle comunità umane troviamo la comparsa delle

città; le prime nacquero tra il IV e il III millennio nella valle tra il Tigri e l’Eufrate, in Mesopotamia—>

erano città-stato indipendenti governate da un re che era anche sommo sacerdote. Altre città si

svilupparono in Egitto lungo la sponde del Nilo, nella valle dell’Indo (attuale Pakistan), e nella valle

del fiume Giallo, in Cina. Come si può facilmente osservare la presenza di corsi d’acqua favorì lo

sviluppo dell’agricoltura, del commercio e degli scambi culturali.

Città romane e medievali—> nell’impero romano si accelerò il processo di urbanizzazione, centri

abitati da migliaia di abitanti crebbero dall’Inghilterra fino ad Oriente; le città romeni erano centri

culturali e commerciali; dopo la caduta dell’impero, però, il numero e la popolazione delle città

europee cominciarono a declinare anche causa di continue guerre e epidemie (peste bubbonica

del 1300;

Città giapponesi—> anche le città giapponesi crebbero nel periodo post-medievale, e furono

anch'esse devastate da numerosi incendi e terremoti;

Città coloniali—> si svilupparono nei secoli XVI e XVII comprendevano Cape Town, Lima,

Bombay, Rio de Janeiro e New York; erano tutti grandi porti destinati allo smistamento di merci

da e per l’Europa;

Città industriali—> il fattore che ha determinato l’urbanizzazione nell’epoca moderna è lo

sviluppo industriale; nei paesi industrializzati la popolazione cresceva poiché le fabbriche

avevano bisogno di grande masse di lavoratori; Manchester fu un esempio classico di città

industriale;

Città postindustriali—> negli ultimi anni nei paesi occidentali si è sviluppata una

deindustrializzazione in concomitanza con lo sviluppo dell’economia dei servizi; si sostituiscono

progressivamente i beni materiali con quelli immateriali: vi una crescente globalizzazione, in cui

tutto tende ad abbattere le barriere nazionali, intrecciandosi con una rete che abbraccia l’intero

pianeta.

I processi di urbanizzazione possono essere studiati attraverso il ricorso di tre indicatori:

1. Tasso di urbanizzazione ossia la percentuale di cittadini in relazione alla popolazione totale;

2. Ammontare della popolazione urbana ossia il numero assoluto delle persone che in una

determinata area geografica vivono in città;

3. Tasso di crescita urbana ossia l’aumento della popolazione urbana nel corso di un anno.

È possibile classificare i tipi di comunità secondo alcune differenze presenti tra esse:

la dimensione della comunità, dai piccoli villaggi alle grandi città;

• il grado di dipendenza reciproca, dalle tribù di cacciatori isolate ai sobborghi di città moderne

• collegati tra loro;

la densità ossia il grado di concentrazione della popolazione in un’area specifica, dalle comunità

• nomadi del deserto asiatico alla sovraffollata Hong Kong.

Comunità tradizionali e comunità urbane

Le prime sono caratterizzate da una ridotta mobilità sociale e tendenza al conformismo,

preminenza delle attività agricole per autoconsumo e un forte controllo sociale tra i membri.

Le seconde sono caratterizzate dalla presenza di grandi quantità di individui, che non si conoscono

tra loro, se non entro piccole cerchie, dalla presenza di una grande quantità di mestieri e

professioni distinte, dalla separazione tra spazio di vita privata e spazio di lavoro con susseguenti

fenomeni di pendolarismo, dalla maggiore mobilità e più ridotto controllo sociale.

Questa distinzione tra le due comunità tuttavia non va assolutizzata —> dentro le metropoli

esistono infatti comunità etniche e di altro tipo, che presentano caratteristiche più tradizionali che

moderne.

L’approccio ecologico

Questo tipo di approccio principale alla vita urbana venne studiato dalla Scuola di Chicago negli

anni ’20 prendendo a modello studi di carattere ecologico—> come i biologi studiano il modo in cui

piante e animali sopravvivono nel loro ambiente naturale, così questi ricercatori studiano i processi

che hanno luogo nell’ambiente urbano. Tra i processi studiati entro questo approccio vi sono:

l’invasione: descrive il fenomeno con cui un gruppo si sposta in un’area urbana già occupata da

• un altro gruppo; in una prima fase questa Vine osteggiata, ma col tempo la tendenza si rovescia;

la successione: si realizza nel momento in cui il gruppo originario si trasferisce in altri quartieri,

• lasciando il vecchio agli invasori.

L’approccio ecologico, inoltre, tematizza i rapporti che intercorrono tra i vari segmenti sociali:

Teoria del nucleo centrale: le popolazioni si concentrano in aree circoscritte per svolgere compiti

• specializzati; questa teoria spiega lo sviluppo dei centri industriali amministrativi, entro date

regioni;

Teoria delle zone concentriche: elaborata da Burgess, descrive le città come sviluppate secondo

• una serie di anelli concentrici, ciascuno dei quali ha caratteristiche economiche e residenziali

distinte;

Teoria dei settori: lungo le direttrici principali di traffico si sviluppano dei settori specializzati, i cui

• profili segnano lo sviluppo urbano nel medio periodo;

Teoria dei nuclei multipli: prende la possibilità che entro la stessa città coesistano diversi centri

• che modellano porzioni urbane intorno.

Lo studio di questi modelli ci dice poco sull’effettiva vita urbana; molti sociologi di Chicago, così

come la maggior parte della popolazione statunitense sosteneva un sostanziale pregiudizio

negativo nei confronti delle città—> gli abitanti urbani erano considerati in qualche modo

degenerati rispetto agli abitanti delle aree rurali.

Su questo tema si sono concentrate alcune teorie successive a quelle della Scuola di Chicago:

Teoria della differenziazione

Wirth, principale referente di questa teoria, definisce l’urbanesimo sulla base di tre caratteristiche

della popolazione: numerosità, densità, eterogeneità. Si interesso al modo in cui questi tratti

influenzano profondamente l’esperienza di chi vive in città, prestando particolare attenzione a due

dimensioni:

1. Aspetti psicologici della vita urbana —> a livello psicologico la vita urbana si caratterizza per il

fatto di proporre agli individui un costante bombardamento sensoriale; i soggetti reagiscono

promuovendo comportamenti distaccati, bruschi, impersonali; tuttavia l’isolamento dal

bombardamento difficilmente riesce in toto, e così si generano ansia e nevrosi;

2. Impatto sulla struttura sociale —> a livello della struttura sociale la città si caratterizza per il

fatto di specializzare e segmentare i vari rami dell’attività economica e sociale; da qui la

differenziazione sociale cui fa riferimento il nome della teoria; questa differenziazione produce

inoltre diversi effetti ulteriori come l’indebolimento dei legami sociali, l’anomia, l’affermarsi dei

non luoghi.

Teoria della composizione

Wirth aveva concluso che la differenziazione avrebbe incominciato ad erodere i legami sociali e i

gruppi primari di di una comunità. La teoria della composizione si oppone proprio a questa

conclusione; secondo questa teoria i fattori più importanti della vita di una persona non sono quelli

indicati da Wirth; l’individuo vive soprattutto all’interno di piccoli gruppi come la famiglia, gli amici, il

vicinato, intorno ai quali si compongono (appunto teoria della composizione) i mondi sociali

individuali—> questi mondi isolanti soggetti dall’ambiente urbano e resistono alla frammentazione

descritta da Wirth. Da ciò deriva un cambiamento nella scelta delle variabili da considerare per

analizzare la vita urbana—> diventano strategiche le variabili che consentono di ricostruire i mondi

sociali degli individui.

Teoria della subcultura

Questa teoria mutua elementi da entrambe le teorie precedenti—> concorda con la teoria della

differenziazione nel ritenere che l’ambiente urbano influenzi direttamente l’esperienza degli

individui; condivide con la teoria della composizione l’idea che i soggetti vivano soprattutto

all’interno di gruppi relativamente coesi. Secondo questo approccio dunque le grandi dimensioni

promuovono l’instaurarsi di subculture differenti, e in una creta misura separate; le grandi città

attraggono persone diverse e producono differenziazione, ma ospitano anche un numero di

persone con interessi comuni, sufficiente a costituire aggregazioni formali e informali atte a

produrre identità collettiva. Come Wirth, i teorici della subcultura, sostengono che un ambiente

urbano tende a produrre conflitto sociale, che non deriva però dalla disgregazione dei gruppi,

bensì dalla presenza di diverse subculture attive e vitali.

Problemi ambientali e finanziari delle città

Lo sviluppo delle città produce alcuni specifici problemi ambientali che possono sconvolgere, o in

alcuni casi distruggere, l’ambiente naturale. I principali sono:

Congestione: lo sviluppo e l’espansione urbana sono legate all’impiego di automobili; oggi, infatti,

• la maggior parte delle città occidentali ed emergenti soffrono di problemi di congestione del

traffico;

Consumi energetici: è problematico l’aspetto che l’alimentazione della vita urbana sia legata alle

• automobili, che producono un elevato dispendio di energia;

Inquinamento dell’aria e acustico: la concentrazione di auto, industrie, abitazioni ha prodotto vari

• tipi di inquinamento ambientale, tra cui quello dell’aria e del suono;

Smaltimento rifiuti solidi: le città producono una quantità di rifiuti di vario genere che deturpano

• l’ambiente, e faticano a trovare smaltimento nelle discariche sempre più sature.

Oltre ai problemi ambientali le città contano anche problemi finanziari legati alla moltiplicazione dei

servizi da erogare ai cittadini.

Capitolo 4

La socializzazione è il processo attraverso cui apprendiamo le competenze e gli atteggiamenti

connessi ai nostri ruoli sociali. Essa consente la continuità sociale—> è attraverso di essa che i

valori, gli ideali, i modelli di comportamento di una data società vengono trasmessi

intergenerazionalmente.

Poiché il processo di socializzazione possa riuscire sono necessari tre fattori:

1. Aspettative di ruolo: il set di caratteri da trasmettere;

2. Propensione alla conformità: vi deve essere da parte dei membri del gruppo un’attitudine a

conformarsi alle indicazioni ricevute;


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DETTAGLI
Esame: Sociologia
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze e tecniche psicologiche
SSD:
Docente: Stagi Luisa
Università: Genova - Unige
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher matib.97 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Genova - Unige o del prof Stagi Luisa.

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