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Appunti diritto internazionale parte di diritto pubblico (secondo compitino)

Appunti completi per il compitino di diritto internazionale parte di diritto pubblico con la professoressa Queirolo basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. dell’università degli Studi di Genova - Unige. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Diritto internazionale docente Prof. I. Queirolo

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Ci sono stati che non hanno più il controllo del territorio e della popolazione = stati falliti ->

governo non ha più il controllo.

Dal punto di vista del diritto internazionale serve la triade = popolo, governo e territorio

caratterizzata da un controllo effettivo sovranità interna.

Sovranità esterna o indipendenza giuridica stato deve essere effettivo e sovrano al suo

interno ma anche al suo esterno.

Stati membri non hanno sovranità esterna perché la loro sovranità è data da altri + regioni +

stati coloniali.

Se non hanno indipendenza non hanno sovranità esterna e quindi non sono stati.

Stati rinunciano una parte di sovranità volontariamente rimanendo indipendenti, trattano le

condizioni della loro sovranità = Unione Europea (organizzazione sovranazionale che in alcuni

settori legifera per gli stati) ma comunque non toglie l'indipendenza, abbiamo riconosciuta una

piccola porzione di sovranità in modo reciproco con altri stati = non esiste una costituzione

europea.

Vale anche a livello globale con organizzazioni più grandi -> Nazioni unite, organizzazione

internazionale che copre molti stati = non ha poteri vincolanti e non può imporre nulla ma in

situazione di minaccia alla pace il consiglio di sicurezza può imporsi volontà dello stato di

partecipare, non è imposto.

Il problema è che si verificano i parametri di effettività esterna solo dal punto di vista giuridico

(non essere giuridicamente controllati), i condizionamenti però esistono e sono molto pressanti

e ci sono stati che sono completamente controllati da altri soggetti di diritto internazionale

perché ne dipendono economicamente; ci sono governi che sono molto pesantemente

condizionati dal punto di vista militare. I condizionamenti non rilevano comunque la negazione

della soggettività internazionale, si è comunque soggetti.

Elementi che condizionano la soggettività internazionale? No, se ci sono questi due elementi è

uno stato.

Istituto = riconoscimento, prassi che fa si che gli stati membri dell'unità internazionale

ufficializzino la nascita o la modifica di un altro stato non è un atto che dal punto di vista

giuridico può esercitare effetti costitutivi: si riconosce uno soggetto come stato perché è un

nuovo soggetto che non ha ancora i requisiti ma siccome è utile che si costituisca come stato lo

aiuto a costruire un nuovo stato -> manovra politica.

Israele e Palestina -> per favorire il processo di pace si è riconosciuto lo stato della Palestina =

stato non membro ma osservatore dell'ONU.

Effettuare un riconoscimento è una cosa importante perché da un segnale fortissimo ma non

determina la creazione o la morte di uno stato, lo aiuta ma non è un elemento costitutivo =

fenomeno fattuale.

ONU e Unione Europea -> stanno usando il riconoscimento, sei riconosciuto come stato verso

l'Euro o l'ONU con una sorta di ricatto = io riconosco come stato laddove tu rispetti due

elementi fondamentali cioè i diritti umani fondamentali (è una consuetudine di diritto

internazionale) + principio autodeterminazione dei popoli, il popolo non può non avere un

governo che non lo rappresenti, un governo imposto (Sud africa) = il popolo deve avere la

possibilità di accedere al governo, ci sono molti stati fondati più sulla carta che il popolo sul

territorio non è il popolo effettivo -> governo schiaccia i rappresentati delle altre etnie.

Uno stato non democratico è uno stato ma dire che è necessaria l'autodeterminazione del

popolo serve per portare avanti un pensiero.

Nel momento di guerra civile o comunque non controllo del territorio ne da parte dello stato ne

dei nuovi movimenti che si stanno formando una volta definiti i processi il diritto

internazionale prende atto del cambiamento ma nel periodo di transizione quando non c'è

nessuno con cui parlare che si fa?

Sono state elaborate due figure che non sono pienamente stati ma sono stati in via di

formazione o soggetti che aspirano a diventare stati = insorti e movimenti di liberazione

nazionale. Sono le due categorie di soggetti che aspirano a diventare stati ma in quel momento

nessuno ha il controllo.

Serve la possibilità di dialogare con gli insorti ma anche con il governo che c'era fino a che è

possibile.

Si può dare una soggettività limitatissima alle due categorie.

1. Quando gli insorti hanno un comando organizzato che riesce avere uno controllo

parziale, si dota di una struttura permanente di controllo, conduce operazioni militare

tali che stravolge l'ordine pubblico = diventano soggetti di diritto internazionale al fine

di essere destinatari e soggetti attivi del rispetto delle regole del diritto di guerra -> non

sia la popolazione civile a rimetterci e non si adottino strumenti non ammissibili dal

diritto internazionale -> trattati come militari dello stato straniero = stato non può

torturare gli insorti e viceversa e neanche operazioni di genocidio.

2. Movimenti di liberazione nazionale, controllo determinati territorio e strumenti di

controllano ma proteggono il principio di autodeterminazione tra i popoli -> lottano per

proteggere un principio di diritto internazionale = principio di autodeterminazione dei

popoli. Soggettività più estesa -> diritto di guerra + ammessi nella comunità degli stati

a discutere dei problemi di autodeterminazione del popolo che rappresentano diritto

di ascolto e parola in tutti i rapporti che riguardano l'indipendenza e

l'autodeterminazione del popolo che rappresentano.

Palestina non è ancora stato pieno secondo l'Onu, non è membro ma comunque stato

e interviene il rappresentato del popolo con il diritto di parola ma non di voto.

Organizzazioni internazionali.

Fanno parte della comunità internazionale ma con una personalità diversa da quella degli altri

stati = personalità giuridica non paragonabile a quella degli stati.

Quelle che possono definirsi soggetti di diritto internazionale sono solo quelle intergovernative

= formate da stati.

Organizzazioni con atto costitutivo sottoscritto da altri soggetti di diritto internazionale.

Il problema della soggettività internazionale delle organizzazioni internazionali da quando la

corte internazionale di giustizia (Aia) in un parere molto importante nel 1949 nel caso Bernardo

su richiesta dell'assemblea generale delle nazioni unite = assemblea dell'Onu chiede alla

corte dell'Onu se può agire nei confronti di Bernardot questo viene ucciso.

Protezione diplomatica stato agisce in aiuto dell'aiuto. Quando Bernardot (funzionario delle

nazioni unite) viene ucciso lo stato svedese interviene ma non poteva intervenire l'ONU perchè

non è stato quindi chiede di poter intervenire -> le nazioni unite tratta con lo stato colpevole

per avere il risarcimento.

Art. 2 ONU = mantenere la pace e sviluppare relazioni amichevoli tra lo stato = deve difendere

i propri funzionari.

La corte di giustizia deve dire se può agire in protezione diplomatica per i propri funzionari in

situazione di crisi o subiscono danni all'estero in missione ufficiale -> le organizzazioni

internazionali in generale e l'ONU in particolare possono diventare soggetto di diritto

internazionale? In realtà le Nazioni Unite o tutte le organizzazioni intergovernative possono

essere soggetti di diritto internazionale devono avere una missione ben definita, degli organi

propri e capaci di formare una propria decisione che si può imporre agli stati membri anche

contro essi può essere definito soggetto di diritto internazionale ma deve anche avere il

requisito di avere una struttura adeguata che sia di carattere permanente per perseguire il

proprio scopo = non deve essere un'organizzazione in cui si trovano gli stati e decidono cosa

fare, deve avere una struttura, organi e rappresentanti che abbiano autonomia decisionale e

struttura organizzativa autonoma che rappresenti l'organizzazione e altro rispetto agli stati

membri.

È vero che in nessuna norma del trattato si dice che le Nazioni Unite possono agire in

protezione diplomatica nei confronti dei suoi funzionari ma essendo un soggetto e una missione

che prevede per forza l'invio dei funzionari in altri stati -> deve avere anche i poteri per la

piena realizzazione di quelle missioni e quindi devono proteggere i suoi funzionari e si deduce

implicitamente dalla lettura della carta dell'ONU.

Parere del 1949 ripreso in tutte le decisioni successive e tutte le volte che bisogna accertare la

personalità giuridica internazionale di altre organizzazioni.

Stati e organizzazioni internazionali -> soggetti del diritto internazionale.

Esistono poi alcuni soggetti in una posizione privilegiata per cui a loro la soggettività

internazionale viene riconosciuta a prescindere dall'accertamento dei due requisiti.

1. Sovrano ordine militare di Malta -> rappresentava prima il governo dello stato maltese,

esercitava la sovranità di Malta ma ora ha un governo. Per la funzione del passato gli si

riconosce una limitata soggettività internazionale.

2. Santa sede -> fino a quando lo stato (patti lateranensi) non ha riconosciuto lo stato del

vaticano avesse un suo territorio vi erano comunque sentenze che gli riconoscevano la

soggettività internazionale per il ruolo che ricopre. Anche quando non aveva questi

caratteri e anche se li perdessi la soggettività l'aveva comunque = ora comunque ha i

caratteri dello stato.

Questi due soggetti si tende a riconoscerli comunque come soggetti di diritti internazionali.

Individui.

Comunità internazionale sempre e solo formata dagli stati, metà 1900 si sono aggiunti le

organizzazioni internazionali ma non si è mai parlato di altri soggetti -> punto fermo: individui

non soggetti di diritto internazionale = se un individuo veniva leso se la vedevano i due stati

ma non lui.

In questi anni (ultimi 20 anni) -> rivoluzione del 2000, si tende sempre di più a trovare degli

spazi di riconoscimenti del ruolo dell'individuo nel diritto internazionale = da diritto degli stati

ad un diritto in cui i singoli diventano oltre che oggetto anche soggetto della vita di relazione

internazionale.

Processo a compimento? Molti autori sostengono di, individuo soggetto di diritto internazionale

diverso dagli altri ma comunque a fine limitati sia soggetto. Altri autori invece dicono che il

processo non si sia compiuto, sentenze chiavi non ci sono e neanche prese di posizioni

internazionali ma sicuramente il diritto in internazionale sta subendo un cambiamento.

Certo è che anche accedendo alla tesi più innovativa, alla tesi secondo cui gli individui sono

ormai soggetto di diritto internazionale a pieno titolo sicuramente a loro non può che

riconoscersi una personalità giuridica limitatissima -> tesa essenzialmente da un lato far valere

il rispetto dei propri diritti fondamentali e rispondere della commissione di crimini

internazionali.

Individuo potrebbe essere qualificato alla stregua di un diritto internazionale ma perchè è vero

che alla stregua della protezione dei diritti si stanno moltiplicando le corti di difesa di diritti

fondamentali in cui un individuo può citare uno stato straniero o non perchè ha violato dei

diritti nei suoi confronti -> corte europea dei diritti dell'uomo = Strasburgo, non ha niente a che

fare con la corte di giustizia dell'unione europea e nata dalla convenzione europea dei diritti

dell'uomo.

L'individuo ormai chiede l'applicazione di norme internazionali contro soggetti internazionali e

quindi è soggetto ma c'è chi pensa anche che questo non cambi nulla perchè queste corti

specializzate nella tutela dei diritti internazionali sono corti istituite con trattati internazionali

che prevedono regole decise con gli stati i quali decidono di ammettere un giudizio della corte

ma non nei confronti di altri stati -> sottoscrivono lo statuto della corte europea dei diritti

dell'uomo e lo stato si impegna nei confronti dello stato straniero ad essere citato da un

cittadino straniero = stati attribuiscono il diritto ai cittadini questo diritto e potere perchè lo

trattano tra loro -> soggetto ha un diritto perchè lo stato lo concede.

Presenza dell'individuo sempre maggiore ma la sua soggettività è ancora in dubbio.

La stessa cosa la si può rintracciare sul fronte del rispetto degli obblighi, del divieto di

commettere crimini internazionali -> no divieto di commettere reati interni. Militare italiano

(funzionario dello stato italiano) ammazza un ambasciatore straniero = problema tra stati ->

due rappresentanti dello stato.

Quella che si è affermata nei corsi dei secoli è una responsabilità dello stato di colui che

commette il crimine verso lo stato colpito, si punisce sia lo stato che il soggetto che ha

commesso il crimine -> corte penale internazionale (Aia) perseguire i criminali internazionali,

individui che abbiano commesso un crimine internazionale.

Individuo viene colpito come rappresentate dello stato e non come singolo se no sarebbe

sottoposto a giudizio interno, solo nei confronti di coloro che appartengono allo stato che

abbiano ratificato allo statuto della corte penale volontà degli stati di creare una regola che

vincola tra loro gli stati -> rapporti tra stati e non tra individui che ne rimangono fuori.

25 settembre 2017.

LEZIONE 3

26 settembre 2017.

LEZIONE 4

2 ottobre 2017.

LEZIONE 5

Interpretazione dei trattati.

accordo di codificazione (codificazione di viene del 89, art. 31, 32 e 33 corrispondono al diritto

consuetudinario --> norme codificatrici del diritto consuetudinario, diritto sull’interpretazione

dei trattati).

Regola generale di interpretazione dei trattati venendo da una tradizione di secoli siccome il

trattato era un accordo tra le volontà delle parti interpretate in modo soggettivo dalla metà del

secolo scorso si modifica la consuetudine (codificazione di Vienna) = interpretazione oggettiva

—> interpretazione letterale dei termini contenuti all’interno del trattato internazionale così

come risultanti dal testo senza indagare la volontà delle parti.

Questo oggettivismo = tenere conto solo delle norme è già un oggettivismo qualificato perchè

si tiene conto lo scopo del trattato e non di quello al momento della stesura.

Art. 31 —> interpretazione in base alla buona fede e alla luce del contesto. Secondo comma

interpretazione normativa, legislativa (autentica) di che cosa si intende per contesto —> testo

del trattato + ogni accordo relativo al trattato intervenuto tra tutte le parti nel momento della

conclusione del trattato stesso + ogni strumento disposto da una o più parte e accettato dalle

altre parti come strumento relativo al trattato.

Esistono poi nell’ambito della codificazione di Vienna = strumenti primari di interpretazione —>

strumenti che consentono di meglio comprendere il significato degli articoli del contenuto del

trattato ma sempre allo scopo di consolidare il significato del contenuto del trattato = 3 comma

—> non più metodi letterali ma altri metodi che permettono un’interpretazione di stampo

oggettivo.

1. Accordo ulteriore intervenuto tra le parti circa il significato del trattato, alla sua

applicazione e interpretazione.

Differenza —> per contesto si intendono preambolo, testo allegato e altri accordi conclusi negli

stessi negoziati, nella stessa conferenza diplomatica.

Qui si fa riferimento alla stessa categoria di trattati ma in un’altra data perchè ci si accorge che

c’è un problema interpretativo = non fa più parte del contesto perchè non è il frutto dello

stesso negoziato, gli stati si riuniscono per dare applicazione ad un trattato che se no

porterebbe divergenze ma comunque considerato strumento primario di interpretazione.

1. Ogni ulteriore pratica seguita nell’applicazione del trattato accordato tra le parti =

prassi applicativa degli stati conforme che tutti gli stati si sono dati nell’attuazione del

trattato —> è successiva e quando si ha una prassi fissa vuol dire che si è consolidata

quella interpretazione del trattato.

2. Norma pertinente di diritto internazionale applicabile tra le parti, trattato si sovrappone

al corpo normativo già esistenze su quel trattato. Inserire le norme del trattato in un

corpo normativo che regola i rapporti tra gli stati interpreti e le norme vanno

interpretate anche sulla base delle altre norme per avere una coerenza normativa.

Quarto comma è una norma di chiusura —> esce dalla regola generale dell’oggettivismo (non

intenzione delle parti ma significato dei termini così come sono nel trattato) perchè si va verso

un’interpretazione soggettiva ma in realtà viene costantemente letto in modo diverso. È

possibile attribuire ad un termine un significato comune inteso in modo diverso ma rimane

nell’oggettivismo perchè si riferisce ad una prassi che esiste nei trattati internazionale di

imporre nei primi articoli del trattato una sorta di glossario, articoli che contengono le nozioni di

base usate nel testo del trattato; a quei termini può essere attribuito un significato diverso da

quello di uso comune —> rientra nella regola dell’interpretazione oggettiva (anche se non è

così) perchè la volontà degli stati di dare un significato diverso da quello come si è oggettivata

in una norma = volontà da soggettiva ad oggettiva. Le parti possono decidere di dare un

significato proprio ma devono codificare ed oggettivare la volontà.

Convenzione di Vienna ci si pone il problema di cosa fare quando l’interpretazione oggettiva

non funziona perchè lascia sussistere un significato ambiguo —> interpretazione oggettiva da

un’interpretazione assurda o ambigua.

Si deve aprire a delle tecniche interpretative di stampo soggettivo = art. 32.

Art.32 —> mezzi complementari di interpretazione, mezzi complementari di interpretazione

quando non funziona la regola generale. Sono indicati nell’art.32 e si usano quando il

significato è oscuro e irragionevole in particolare ai lavori preparatori e circostanze in cui è

stato concluso il trattato.

1. Lavori preparatori = verbalizzazioni dei trattati = costruzione della volontà degli stati

attraverso i verbali per capire la loro volontà arrivando al motivo dell’ambiguità.

2. Circostanze in cui è concluso il trattato = contesto in cui è stato concluso il trattato,

circostanze di fatto e di diritto che hanno fatto si che si arrivasse al negoziato e per cui è

stato fatto il trattato —> portano ad un’interpretazione soggettiva = volontà degli stati.

Art.33 —> chiude la sezione dedicata all’interpretazione dei trattati, oggetto diverso è

particolare ma che si occupa di un tema centrale del diritto internazionale = interpretazione dei

trattati autenticati in 2 o più lingue. Trattati possono essere conclusi in una sola lingua ufficiale,

unico testo in un’unica lingua firmato e ratificato. Tendenzialmente quando si parla di trattati

bilaterali (tutte e due le lingue) ma quando è multilaterale ci si accorda sulle lingue o sulla

lingua ufficiale.

Italia partecipa a trattati internazionali multilaterali in cui l’italiano non è considerato e quando

c’è la ratifica del trattato a livello ministeriale si predispone una traduzione ufficiale messa in

Gazzetta Ufficiale con la legge con cui si ratifica la traduzione del trattato ma quella traduzione

non vale nulla = quando il giudice italiano applica il trattato deve considerare e prendere in

considerazione quella nella lingua ufficiale.

Problema? Nei trattati multilaterali le lingue ufficiali possono essere più di una (UNU = 5 o 6

lingue) quindi il problema si ha quando i testi autentici sono divergenti? L’art.33 si occupa di

questo problema.

Previsione di carattere generale: si presume che i termini e le espressioni del trattato abbiano

lo stesso senso nei vari testi autentici, interprete deve cercare di interpretare nello stesso

modo i diversi trattati.

4 comma = quando rimangono delle difformità verrà adottato il significato che tenuto conto

dell’oggetto e dello scopo del trattato concili nel modo migliore i testi autentici —> regola

interpretativa finale. Si prendono i testi diversi e si leggono alla luce dell’oggetto e dello scopo

(interpretazione stampo logico e teleologico) = lettura comune che meno realizza lo scopo e

l’oggetto del trattato.

In realtà la giurisprudenza internazionalistica questo obbligo di dare un interpretazione

uniforme utilizzando l’art.31 e 32 è una norma di chiusura insoddisfacente perchè non sempre

si può dare uno stesso significato a diverse disposizioni linguistiche = divergenze che

permangono e che non si possono risolvere anche se è comunque un errore.

Da questa norma di chiusura si intende come una sorta di regola che si può sdoppiare in due

regole interpretative: se è possibile interpretazione conforme e tutti i testi ma se non è

possibile si ritiene che questa regola indichi come parametro principe l’oggetto dello scopo del

trattato e quindi in realtà questa regola dovrebbe dire che se è possibile si concilia in

un’interpretazione conforme dei testi ma dove non è possibile si privilegia la lingua che meglio

si rifà allo scopo e all’oggetto del trattato.

Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati —> art.2 = termine trattato nel contesto della

codificazione di Vienna del 1969 significa accordo internazionale (regole internazionalistiche,

accordo giuridico da cui nascono obblighi vincolanti) concluso per iscritto e tra stati = pone un

limite ben preciso, vuole dire che gli accordi conclusi tra stati e altri soggetti di diritto

internazionale non sono presi in considerazione dalla codificazione di Vienna.

Manca una norma molto importante per l’interpretazione dei trattati che è diventata di diritto

consuetudinario e che non c’è perchè era una consuetudine che si sviluppava negli anni in cui

la convenzione di Vienna è stata ratificata e perchè non riguarda i tratti in generale ma una

categoria di trattati che hanno delle loro norme —> trattati istitutivi di organizzazioni

internazionali che abbiano i requisiti per essere considerati soggetti di diritto internazionale.

Per questi trattati particolari si ritenete che ci sia una regola interpretativa particolare = regola

consuetudinaria che si chiama teoria dei poteri impliciti —> non è propria del diritto

internazionale, non nasce come consuetudine di diritto internazionale, non si sviluppa nella

prassi degli stati e non è una regola interpretativa che vede il suo originarsi nell’ambito

dell’ordinamento giuridico internazionale.

Teoria che nasce all’interno degli stati federali, presa a prestito da quelle che sono le decisioni

della corte suprema degli USA quando dovevano verificare i poteri e l’attribuzione dei poterei

tra stato federale e stati membri. Nell’ambito degli stati federali lo stato centrale non ha solo i

poteri riconosciuti nella costituzione ma ha tutti i poteri necessari per realizzare le funzioni

attribuite dalla costituzione = poteri che portano agli obbiettivi da realizzare —> teoria dei

poteri impliciti.

Le organizzazioni internazionali hanno usato questa dottrina per attribuire a sé poteri che gli

stati membri non gli hanno dato.

Nuovo fenomeno per cui a metà del secolo scorso si afferma la soggettività delle organizzino

internazionali, prima non esistevano nell’ordinamento internazionale. Se le organizzazioni sono

soggetti di diritto internazionale cambia il loro rapporto con gli stati membri della comunità

internazionale per cui le organizzazioni cercano di applicare a loro favore la teoria dei poteri

impliciti e non ha più interpretazione restrittiva dei trattati che limitavano gli stati —> se ha dei

fini deve avere anche i poteri implicitamente necessari per realizzare gli scopi attribuito loro

dagli stati.

Caso deciso con parere deciso dalla Corte di giustizia della causa in cui ci si pone il problema se

le Nazioni Unite potevano dare protezione diplomatica —> se gli stati non ti hanno dato il

potere alla non ce l’hai innovazione = se devo mandare in giro i miei funzionari perché ho degli

scopi dati dagli stati allora possono anche proteggerli.

Altra corte che trae implicitamente i poteri è la Corte di giustizia dell’Unione europea.

3 ottobre 2017.

LEZIONE 6

Riserve dichiarazioni con cui uno stato nel tempo in cui firma il trattato, presenta la ratifica o

l’accettazione dichiara di sottomettersi alle norme pattizie facendo riserva di alcune =

accettare il trattato con esclusione di alcuni articoli con cui non si ha il consenso. Sono

strumenti dei trattati multilaterali, se non si forma il consenso in un trattato bilaterale l’articolo

non viene inserito perché non si ha il consenso.

Delle riserve si occupano gli artt.19 e 20sulla Convenzione di Vienna.

Si distinguono due piani che non bisogna confondere problema di ammissibilità (se non sono

ammissibili non possono essere presentate verso quel trattato) + accettazione da parte degli

altri stati che partecipano ai trattati = volontà differenziata. Tema dell’ammissibilità e

accettazione = momento coincidente, riserve ammissibili solo se accettate da tutti gli altri stati

che partecipano al trattato accordo sia sul trattato che sulla riserva forma tradizionale.

 

Corte di giustizia, riserve sul genocidio libro. Nozione di integrità del trattato = nessuna

riserva è valida se non accettata da tutte le parti contraenti. Se il trattato è l’incontro della

volontà delle parti, bisogna rispettare la volontà dello stato che vuole la riserva e di quelli che

accettano il trattato intero e quindi o si mettono d’accordo sul fatto che uno di loro partecipa al

trattato con riserva o non c’è accordo sul trattato.

In realtà molte consuetudine a metà 900 si modificano = periodo di cambiamenti stati

premono per evoluzione del diritto consuetudinario soprattutto tra le due guerre si inizia per

poi finire il processo dopo la seconda guerra mondiale.

Si codifica una consuetudine di stampo più liberale dal punto di vista di porre riserve che va

incontro all’esigenza che si crea in quei anni in cui partecipano molti stati della comunità

internazionale = frutto di un compromesso e quindi si possono ritenere alcuni articoli

inaccettabili e quindi si intensifica la trattazione multilaterali e la Convenzione di Vienna del

1969 cristallizza la nuova consuetudine.

Art.19 uno stato può formare una riserva ma la loro non ammissibilità è limitata da delle

ipotesi. 1. Vietata dal trattato = norma espressa che afferma che non sono ammesse

riserve.

2. Il trattato dispone che si possono fare solo determinate riserve = previsione

espressa in cui si dice che si possono fare riserva solo su alcuni articoli e parti.

3. Nel silenzio del trattato, un trattato che non dice nulla sulle riserve la riserva è

ammissibile se non è incompatibile con l’oggetto e lo scopo del trattato.

Ammissibilità valutata di volta in volta.

Nell’art.19 non si dice cosa succede se si pone una riserva inammissibile = si annulla la riserva,

considerata nulla. Se si pone una riserva inammissibile e quindi invalida se pongono una

riserva inammissibile vuol dire che non vi è la volontà statale ed è difficile forzare la volontà

dello stato violandone la sovranità = conseguenze nel diritto internazionale consuetudinario:

stato fuori dal trattato internazionale, ratifica non completa e non vincolato a nulla. Può

mettere in moto il procedimento interno di ratifica per arrivare alla piena ratifica.

Giurisprudenza innovativa dal punto di vista di diritto consuetudinario in materia di apposizione

di riserve inammissibili nel diritto internazionale ad opera della giurisprudenza portata avanti

dalla Corte europea dei diritti dell’uomo che a partire dagli anni 90 inizia a dire che si necessità

di un cambiamento e introduce una modifica del diritto consuetudinario e si fa riferimento ai

trattati che proteggono i diritti fondamentali e non solo con riferimento alla Convenzione

europea dei diritti dell’uomo ma anche alla convenzione dei diritti fondamentali. Che si

sviluppino convenzioni a tutela dei diritti fondamentali è sempre vista come una cosa positiva

ma porre una riserva di un trattato internazionale su un articolo su cui non si può porre dire che

lo stato non è parte del trattato non è un risultato soddisfacente e logico. Per questo la Corte

europea dei diritti dell’uomo parte con una giurisprudenza che dice che se le riserve

inammissibili comportano la non partecipazione al trattato è anche vero che quando si parla di

trattati a protezione dei diritti umani la conseguenza di porre una riserva inammissibile si

considera lo stato come parte del trattato senza considerare la riserva. Nuova consuetudine si

sviluppa anche fuori dalla CEDU ma rimane limitata ai trattati relativi alla protezione dei diritti

umani.

Art. 20 accettazione delle riserve, regole specifiche + regola generale.

 1. Riserva autorizzata non deve essere accettata dagli altri stati = stati

quando hanno partecipato al negoziato hanno detto che la riserva era

ammissibile.

2. Ammissibilità coincide con l’accettazione, riserva ammissibile solo se

accettata da tutti; dipende dal numero degli stati e dal tema del trattato

= regola dell’integrità.

3. Quando un trattato è un atto costitutivo di un’organizzazione

internazionale la riserva deve essere accettata dall’organo competente

dell’organizzazione consiglio ONU valutano che la riserva sia possibile.

4. Regola generale corrisponde al diritto consuetudinario, di fronte ad una

riserva presentata dallo stato si possono avere atteggiamenti diversi da

parte degli altri stati: accettano la riserva (ogni stato fa quello che crede)

e quindi il trattato entra in vigore tra gli stati con la riserva e quelli che

l’hanno accettatasi hanno termini di reciprocità = trattato si applica in

modo diverso in base alle riserve.

Silenzio di uno stato verso una riserva, non accetta e non contesta e dopo

12 mesi si ha accettazione.

Stato può presentare obbiezione che si configura in due modi diversi =

semplice o qualificata. La semplice è una dichiarazione di uno stato che

vedendo una riserva di un latro stato presenta una sua dichiarazione

contraria e dal punto di vista delle conseguenze giuridiche queste non

sono diverse rispetto all’accettazione o al silenzio (non impedisce

l’entrata in vigore tra lo stato autore dell’obbiezione e della riserva) e ha

conseguenze solo dal punto di vista politico cioè serve ad indurre uno

stato a ritirare la riserva se obbiettata da molti stati anche se la riserva è

ammissibile la partecipazione al trattato dello stato non è in discussione.

L’obbiezione qualificata presentata da uno stato non è solo un’obbiezione

ma dice che se non si ritira la riserva lo stato che presenta l’obbiezione

non si ritiene vincolato nei suoi confronti = condiziona il consenso.

A fronte di una riserva ammissibile gli stati possono opporsi in diversi

modi, trattato si applica interamente solo verso gli stati che non hanno

presentato riserva e questi quando si approcciando con quelli che hanno

presentato riserva si applica solo in parte il trattato ma si ha obiezione

qualificata il trattato non è in vigore tra quei due stati posta anche da

tutti gli stati e quindi non è parte del trattato.

Altre cause per cui un trattano non entra in vigore, è invalido o altro sono tante.

Cause di invalidità molto simili a quelle dei contratti, se si forma un trattato concluso con un

rappresentante che abbia violato i suoi compiti attribuito allo stesso dallo stato che

rappresenta (se può solo negoziare e non firmare) l’aderenza al trattato è invalida.

Quando lo stato non forma correttamente la sua volontà, violazione di una norma interna sulla

competenza a stipulare, il trattato invalido volontà dello stato non correttamente

manifestata.

Volontà dello stato ok ma non competenze del rappresentante oppure il contratto = nullità.

Errore, violenza e dolo riguardano sempre e comunque stato o rappresentato, entrambe le

posizioni possono essere soggetti a vizi del consenso. Tra le cause di violenza come invalidità

compresa non la violenza o minaccia dell’azione bellica (o firmi o si arriva alla guerra) ma

anche minacce e pressioni politiche ed economiche = opposizione dei paesi più forti

economicamente e politicamente.

Nella Convenzione di Vienna dei casi di invalidità dei trattati si parla chiaramente che la causa

di invalidità dello stato la violenza rilevante è quella militare.

Per raggiungere una situazione di compromesso con gli stati che volevano inserire la minaccia

economica e politica dichiarazione allegata alla Convenzione con cui si dice genericamente

che nelle fasi di negoziazioni delle trattative non bisogna usare minacce economiche per

convincere gli stati a sottostare il trattato = non causa di invalidità.

Causa di invalidità tipica del diritto internazionale è la violazione delle norme … norme

essenziali per il diritto internazionale, norme intoccabili.

Adattamento dello stato al diritto internazionale.

Non si può pensare a norme internazionali che non abbiano rilievo interno perché se non

fossero applicate all’interno dei sistemi giuridici non sono applicabili.

Meccanismi per equilibrare il diritto interno con quello nazionale, norme internazionali che

vincolano gli stati interni per rendere i due ordinamenti correlati e non in conflitto.

Come fa uno stato a dichiarare che le norme internazionali vengano rispettate al l’interno?

Diritto internazionale impone l’obbligo di essere rispettato: sia fonti pattizie che

consuetudinarie che di terzo grado ma come non interviene, lo stato deve garantire il rispetto

delle norme internazionalistiche ma il come non interessa.

Tutti gli stati si dotano di norme di stampo costituzionale che equilibrano il sistema interno e

quello internazionale, si pone il problema dell’adattamento del diritto interno al diritto

internazionale e l’unico modo è prevedere un meccanismo di adattamento.

Il diritto internazionale non detta i termini e condizioni di adattamento ma vi sono due modelli

di adattamento modello di adattamento in forma ordinaria e procedimento in forma speciali.

Modello di adattamento in forma ordinaria che prevede una sorta di operatività posta in

 essere norma per norma che vede una riproduzione delle norme interne in base a quelle

internazionali, riformulazione di norma interna di quelle internazionali.

Procedimento in forma speciale o tramite rinvio perché il meccanismo non è approvare

 norme interne uguali a quelle internazionale ma approvare norme interne che rinvii a

quelle internazionali.

1. Rinvio casistico, caso per caso, rinvio singolo.

2. Rinvio generale, riguarda un’intera categoria di norme = valgono

tutti i trattati…

Il diritto internazionale non impone i modelli, ogni stato può decidere per sé ma dal punto di

vista generale evidentemente il modello che dà luogo al minor numero di problemi di

coordinamento è il modello di adattamento in forma speciale perché garantisce meglio in caso

di modifica, di riserve…

Esistenza di alcune regole che devono essere integrate dagli stati, regole che prevedono che lo

stato debba precisarle e prevedere strumenti attuativi = corpus normativi che garantisca

l’attuazione della norma internazionalistica.

Scegliere il modello di adattamento, capire il valore e poi le relazioni tra le norme interne di

origine e internazionale e le altre? in caso di conflitto con norme costituzionali o ordinarie?

Italia.

Norme consuetudinarie procedimento speciale tramite rinvio, procedimento speciale

generico per tutte le norme consuetudinarie = art.10 Costituzione generalmente

riconosciute solo le norme consuetudinarie, è adattare permanente che trasforma le norme

consuetudinarie in norme interne sempre e comunque e comportano un equilibrio costante tra

diritto internazionale ed interno. Norme consuetudinarie entrano nell’ordinamento italiano e

diventano norme costituzionali perché godono della copertura dell’art.10 della Costituzione =

tutte le consuetudini sono norme costituzionali. Il custode del rispetto delle regole

consuetudinarie diventa la Corte Costituzionale che le protegge dalle normative interne

contrastanti e quindi qualunque norma interna ordinaria che va contro una regola

consuetudinaria è incostituzionale per l’ordinamento. Problema del conflitto tra normativa

interna ed internazionale di fonte consuetudinaria è risolto a livello di normativa costituzionale.

Conflitto tra norme consuetudinaria e norme costituzionali = conflitto tra fonti di pari grado e

quindi la Corte costituzionale si è espressa su questo tema con una sentenza del 79 caso

Russel. Tema di rapporti e conflitto tra norma consuetudinaria (che diventa costituzionale) e

altro principio costituzionale = Russel era un ambasciatore canadese che non pagava i canoni

di locazione quindi di chi è l’immobile?! Norma consuetudinaria sull’immunitaria e una norma

costituzionale sul diritto di azione quando si ha un conflitto tra norme costituzionali di origine

interna e consuetudinaria si considera il tempo delle norme, consuetudini prima dell’entrata in

vigore della Costituzione non hanno limiti e prevalgono sempre sulle norme costituzionali.

Quando si è approvato l’art.10 non si conoscevano le consuetudini che si sarebbero sviluppate

dopo e quindi la Corte costituzionale si riserva un vaglio di verificare che non contrastino con i

principi della Costituzione e quindi questi non possono essere travolti dalle norme

consuetudinarie = molte perplessità tanto che la Corte ci torna e conferma tutto ma modifica la

sua idea dopo gli anni 90 elimina la distinzione di stampo cronologico, afferma che il rispetto

dei principi fondamentali deve essere garantito anche contro le norme consuetudinarie sia

precedenti che antecedenti e anche quelli a tutela dei diritti dell’uomo. La Corte ipotizza un

blocco del meccanismo dell’art.10 per le norme che vanno contro i principi base della

costituzione interna ancora nessun caso.

Casi di immunità sì ha sempre il diritto di agire in giudizio se no cade uno dei pilastri dello

stato di diritto, si ha sempre il diritto di agire se no ci si fa giustizia da soli. Immunità non è

privilegio per la violazione delle leggi, si è sempre vincolati a tutte le normative ma vi è un

limite procedimentale = contro di lui non si può presentare giudizio (differenziazione sul paino

sostanziale con quello procedurale). Non si può sottoporre a giudizio ma comunque lui gli ha

commessi e quando sono personali quando scade il mandato può essere perseguibile inoltre

non si possono chiamare a giudizio di fronte a tribunali nazionali (se no viene sottoposto a

giudizio lo stato) ma si può presentare a giudizio nel suo stato che non ha l’immunità perché

essa è data dallo stato in cui si trova.

9 ottobre 2017.

LEZIONE 7

Analisi dell’adattamento alle norme di diritto consuetudinario meno problemi rispetto agli altri

tipi di norme.

Sentenza della corte costituzionale n.238 del 2014 porta a compimento li sviluppi del rapporto

tra norme consuetudinarie e costituzionali = per la prima volta la corte costituzionale nega che

sia ancora valido il principio di differenziazione temporale tra le norme consuetudinarie e

costituzionali.

La corte costituzionale in questa sentenza dice espressamente che il principio della corte per

cui il principio di legittimità costituzionale riguarda sia le norme posteriori che anteriori alla

Costituzione = vale anche per le norme di diritto costituzionale riconosciute dell’adattamento

automatico per l’art.10 della Costituzione.

La corte costituzionale dice che la verifica delle norme vale sia per le consuetudini che per le

norme di diritto internazionale e nella stessa sentenza dice che bisogna comunque risolvere il

conflitto tra norme internazionali e interne costituzionali.

Conflitto si risolve con i principi alla tutela dei diritti fondamentali della persona e quindi spetta

al giudice nazionale e alla corte di costituzionale verificare e ridurre al minimo il sacrificio del

diritti fondamentali.

Corte costituzionale chiarisce che le norme consuetudinarie incontrano i limiti dei principi

qualificanti ed irrinunciabili dello stato e in particolari quelli fondamentali a tutela della persona

umana che non possono mai essere messi in discussione.

In caso di contrasto, anche solo teorico, le strade sono due: garantire l’intangibilità dei principi

fondamentali di rango costituzionali oppure ridurne al minimo il sacrificio = rendere difficile

l’esercizio ma non toglierli, trovare un equilibrio tra norma consuetudinaria e costituzionale.

Esempio in cui si ha una prevalenza del diritto consuetudinario con un sacrificio del diritto

costituzionale = caso delle immunità; le immunità toglie il diritto di azione ma lo garantisce in

altri modi.

Come ordinamento italiano garantisce l’adattamento al diritto pattizio?

La certezza che abbiamo è che non se ne occupa l’art. 10 e ci sono state molte sentenze in cui

i giudici hanno chiesto alla corte costituzionale di pronunciarsi sul tema dell’art.10 ma in realtà

si è trovato un altro tipo di ragionamento: obbligo di rispettare i trattati internazionali è dato da

una norma costituzionale, art.10.

La corte invece ha ribadito più volte che l’art.10 si occupa solo di norme consuetudinarie

perchè afferma di rispettare i tratti nell’ordinamento internazionale ma non in quello intero e

quindi i trattati non sono presi in considerazione e su questi fronte ci sono 50 anni di

giurisprudenza uniforme.

Quindi che fare? Quali norme possono garantire una tutela costituzionale ai trattati? Per quanto

riguarda il diritto dell’Unione europea, la costituzione non sapeva che l’Italia sarebbe entrata

nella CECA negli anni 50 e non si ha nulla e quindi nel dibattito tra Corte di giustizia e Corte

costituzionale per non lasciare il diritto dell’Unione europea senza copertura costituzionale ha

preso un altro art.11.

Art.11 da una copertura costituzionale alle organizzazioni che si occupano di tutela dei diritti

fondamentali, di pace e sicurezza tra nazioni = ONU non CECA che nasce come comunità

economica ma ha comunque lo scopo di assicurare la pace tra nazioni.

Questo articolo può essere impiegato solo per quei trattati che consento di assicurare la pace e

la sicurezza o che promuovano organizzazioni per questo scopo ma non per dare applicazione a

tutti i trattati = Europa, ONU e CEDU.

Nella Costituzione non c’erano norme capaci di dare copertura alla ratifica di trattati

internazionali, cosa ha fatto la giurisprudenza? Non si poteva rivolgere alla Corte costituzionale

perchè nella costituzione non se ne parla.

Per dare adattamento ai trattati internazionali nell’ordinamento interno si sono seguite

entrambe le tecniche generali = adattamento in forma ordinaria (tramite riformulazione) sia

quello in forma speciale (tramite rinvio caso per caso, trattato per trattato).

Il legislatore non ha seguito un unica strada e per alcuni ha dato un adattamento in forma

ordinaria e per altri ha fatto un rinvio specifico, adattamento hai trattati internazionali

attraverso tecniche diverse e la tecnica che sta utilizzando di più l’orientamento nella

maggioranza dei casi è quello dell’adattamento in forma speciale tramite rinvio ma non con

rinvio generale ma con un rinvio specifico = governo quando si presenta al parlamento per

chiedere l’autorizzazione a ratificare ai trattati internazionale chiede anche l’adattamento nel

caso in cui la ratifica vada a buon fine = legge che dica che si autorizza la ratifica e intanto si

da anche l’ordine di esecuzione nell’ordinamento interno, si collega la legge interna alla vita del

trattato internazionale riportando in vita i due ordinamenti per evitare di presentarsi due volte

al parlamento e fare due leggi per ogni trattato.

Non si risolve il problema della qualifica, delle fonti pattizie, le consuetudini + trattati e fonti di

terzo grado sono tutti dello stesso grado nell’ordinamento internazionale ma in quello interno

no perché ci si adattata alle norme consuetudinarie con norme costituzionali e a quelle pattizie

con legge ordinaria = norme di adattamento prendo il grado dell’adattatore e quindi si

pongono i problemi perché abbiamo norme consuetudinarie a livello costituzionale e pattizie a

livello ordinario e quindi una legge interna può derogare ai trattati. La Corte di cassazione ha

dato una prevalenza comunque alle norme pattizie rispetto a quelle interne ordinarie perché ha

detto che erano norme di parigrado ma quelle pattizie erano sorrette da una sorta di non

derogabilità = norme pattizie erano norme speciali non per il contenuto ma perché introdotte

per obbligo internazionali e quindi i rischiavano sanzioni internazionali + teoria della doppia

volontà = nelle norme derivanti dall’adattamento di trattati internazionali derivano da una

doppia volontà —> materiale, disciplinare una materia + volontà di impegnarsi verso stati

stranieri alla ratifica delle stesse regole = volontà di disciplinare una materia in modo conforme

ad altri stati e quindi non possono essere derogate da norme ordinarie perché devono

prevalere.

Cos’è successo quando si è deciso di mettere mano alla carta costituzionale e modificare

l’art.117 quando si trattativa di definire la suddivisione dei poteri tra stato e regioni? Si decide

di mettere al primo comma una norma generale che vale sia per stato che per regioni per cui la

podestà legislativa è dello stato e regioni nel rispetto della costituzione, vincoli comunitari e

obblighi internazionali = norma per cui entrambe devono legiferare nel rispetto degli obblighi

internazionalistici = riferimento agli obblighi internazionali per cui si vede un riferimento anche

per i trattati che non erano coperti e allora l’art.117 è una norma sull’adattamento per i trattati

internazionali cioè una norma di questo tipo impone al legislatore di procedere all’adattamento

e quindi deve dare adattamento ai trattati e poi non può denigrarli più = impone l’adattamento

ai trattati internazionali con una norma di rango costituzionale e conferma che il legislatore

deve comunque anche dare l’ordine di esecuzione.

Art.117 non da l’adattamento automatica ma cambia il fatto che per la prima volta in una

norma costituzionale si parla anche di obblighi pattizi e quindi questo non può non modificare

anche il rango delle norme immesse nell’ordinamento interno ma entra in campo un nuovo

attore, a proteggere i tratti internazionale entra in campo la Corte costituzionale

Norma interposta = si viola l’art.117 perché si viola la norma pattizia, norme di adattamento ai

trattati internazionali si intende norme sub-costituzionali = particolare forza di resistenza, una

modifica che nasce per dire che lo stato e le regioni trovano il limite internazionale diventa una

norma che consente alla Corte costituzionale di proteggere le norme pattizie con una copertura

di rango costituzionale.

Si dice che oggi sia molto più difficile proteggere un trattato internazionale di quanto non lo

fosse prima dell’art.117 perché prima qualunque giudice poteva operare in via interpretativa

che faceva prevalere la norma pattizia per la teoria della doppia volontà; oggi si deve rinviare il

processo, fare appello alla Corte costituzionale e i tempi sono molto più lunghi = protezione

astratta ma dal punto di vista concreto è molto più lunga.

Casi di sentenze in cui si è rilevato un conflitto tra norma pattizia e costituzionale che

comunque una volta adattata diventa sub-costituzionale e comunque quindi deve rispettare la

Costituzione = Corte costituzionale trasforma le norme internazionali in norme interne con la

ratifica e l’esecuzione ed è l’ordine di esecuzione che si valuta valutando così anche la norma

pattizia.

Non si colpisce mai il trattato ma la specifica norma del trattato, non dice che è incostituzionale

tutto il trattato ma solo la norma o l’interpretazione della norma non conforme ai principi

costituzionali.

SENTENZA (verrà poi ripresa più avanti).

Corte internazionale di giustizia nel 2012, Italia non concedeva le immunità per i crimini

commessi dal terzo Reich durante la seconda guerra mondiale = attimo di stato non possono

essere sottoposti a giustizia ma in realtà le corti italiani negavano le immunità perché non è un

atto di stato perché violavano i diritti umani e quindi lo stato tedesco deve risarcire i danni alle

vittime e ai parenti, la Germania sosteneva che non doveva più nulla e quindi in Italia si

procede con la fase esecutiva con il sequestro e la Germania cita l’Italia di fronte alla Corte

internazionale di giustizia perché l’Italia nega l’immunità = condanna l’Italia dicendo che le

regole di immunità devono essere rispettate e dice anche che lo stato tedesco deve negoziare

con l’Italia per definire comunque i risarcimenti che mancano ma l’Italia non può condannare lo

stato tedesco in via giurisprudenziale.

Rinvio alla Corte costituzionale per cui se le vittime non possono chiedere il risarcimento allora

non vengono rispettati i loro diritti fondamentali = si discute della costituzionalità della

partecipazione dell’Italia all’ONU.

Nel 2014 la Corte costituzionale italiana pronuncia una sentenza un cui dichiara

incostituzionale la legge di adattamento dell’Italia all’ONU per ciò che riguarda la sentenza

contro l’Italia, l’Italia non rispetta la sentenza.

Ogni Corte difende i suoi principi e cosa succederà se la Corte di giustizia ci condanna a pagare

la Germania? Dobbiamo pagare sia la Germania per il risarcimento sia le vittime per la

sentenza della Corte costituzionale.

Come l’Italia si adatta alle fonti di terzo grado.

Scollamento tra la giurisprudenza italiana che chiede un adattamento a tutte le norme

approvate nel diritto internazionale dalle organizzazioni internazionali e la dottrina che dice che

se l’Italia ha ratificato un trattato internazionale e in quello stesso c’è scritto che le

organizzazioni possono approvare atti vincolanti per gli stati membri quando si ratificano i

trattati si da anche un adattamento automatico introducendo nell’ordinamento interno alle

fonti di terzo grado.

La giurisprudenza sostiene comunque che debba essere dato un adattamento in qualunque

forma ma deve essere dato.

10 ottobre 2017.

LEZIONE 8.

Immunità.

Regola dell’immunità è di diritto consuetudinario generalmente riconosciuto dagli stati membri

della comunità internazionale, è autonoma ma si collega al principio di sovranità e quindi alla

base stessa della costituzione dello stato = stato unico soggetto che può esercitare le funzioni

tipiche all’interno del territorio e sulla popolazione.

Sovranità garantisce anche un rapporto di reciproco rispetto + principio di no ingerenza negli

affari interni dello stato = rispetto della sovranità altrui, norma consuetudinaria di carattere

generale.

Immunità si sviluppa come una sorta di privilegio che spetta agli stati membri della comunità

internazionale che non possono essere sottoposti a giudizio da parte di stati stranieri.

La sovranità è una consuetudine che ha sempre a che fare con la sovranità statale ma si

declina in 3 diverse consuetudini:

1. Concetto di immunità degli stati in senso stretto = agli organi dello stato.

2. Immunità funzionale che spetta agli agenti dello stato, alle persone che rappresentano

lo stato e che agiscono per lo stesso.

3. Immunità personale, soggetti per una funzione particolare e per come rappresentano lo

stato. Non possono essere giudicati nel momento in cui rappresentano lo stato e anche

per gli atti personali = immunità piena.

Regole sorrette da consuetudini, sono assodate nell’ambito della comunità internazionale.

Immunità statale.

Si sviluppa già alla formazione degli stati assoluti, nel momento in cui gli stati sono diventati

soggetti di diritto internazionale = soggetti tutti sullo stesso piano.

Dal punto di vista soggettivo spetta allo stato nel suo complesso, stato inteso come stato

soggetto di diritto internazionale = sovranità interna ed esterna.

Sotto il concetto di stato entrano anche tutte le istituzioni statali, tutti gli enti dello stato =

organi del governo centrale, potere giudiziario + tutti gli organi separati (regioni, province,

comuni, scuole...).

Tutti questi enti entrano nel concetto di stato e non possono essere sottoposte a giudizio di

fronte ad un tribunale straniero.

Cambiano i soggetti ma lo stato non smette mai di essere tale e quindi bisogna valutare

l’ultima categoria di limiti possibili: questa sovranità illimitata nel tempo che spetta a tutti gli

organi statali copre davvero tutti gli atti dello stato?

Prima la regola era senza dubbio assoluta ma nel 1900 questa regola cambia perchè in realtà

gli stati si accorgono che sta succedendo un fenomeno molto particolare = gli stati non hanno

solo istituzioni allo sfruttamento delle funzioni sovrane ma soprattutto nel periodo tra le due

guerre mondiali e a conclusione della seconda gli stati iniziano ad entrare attraverso propri

entri nell’economia; gli stati iniziano a fondare enti, istituti e società che si occupano e

agiscono sul mercato allora ci si pone il problema se l’immunità debba essere garantita anche i

questi casi —> casi in cui la giurisprudenza agisce negando l’immunità assoluta si hanno in

Italia e Belgio che svolgono la funzioni di promotrici di u na nuova regola consuetudinaria che

non garantisce più l’immunità assoluta ma si valuta caso per caso = se lo stato è chiamato in

giudizio da tribunali nazionali stranieri e il motivo per cui si chiede la valutazione è di diritto

privato in cui lo stato cede le sue funzioni e agisce nell’economia non si ha più l’immunità

assoluta —> si ha immunità ristretta = diventa poi una regola consuetudinaria.

In alcuni ordinamenti e in particolare in quelli di common law gli stati sostengono che la regola

sia quella dell’immunità ristretta ma quindi il giudice deve di volta in volta indagare la natura

dell’atto e quindi deve intervenire il legislatore che indichi un atto legislativo che indichi dove si

ha l’immunità e dove non = tecnica della lista.

La tecnica della lista dei paesi di common law è usata anche a livello internazionale, si hanno

due convenzioni che hanno avuto successo in materia di immunità.

1. Accordo di codificazione = Convenzione di New York del 2004 sull’immunità degli stati e

i suoi enti. Metodo della lista ed adottata dall’Italia nel 2013 con la legge n.5

2. Convenzione di Basilea del 1972 promossa dal Consiglio d’Europa (la stessa della

CEDU). Anche questa convenzione accoglie il metodo della lista ma rispetto alla

Convenzione di New York è come se cambiasse il punto di partenza; l’Italia non ha

aderito alla Convenzione.

Convenzione di Basilea si fa l’elenco dei casi e si pone una norma di chiusura in cui si dice che

se non ricorrono quelle ipotesi l’immunità deve essere garantita. La Convenzione di New York

ha come regola generale e punto di partenza che gli stati godono di immunità salvo che ricorra

una delle ipotesi elencate, le ipotesi sono quasi le stesse, però in quella di NY pone come

regola iniziale quella sull’immunità dicendo che salvo casi... = regola generale, interpretazione

restrittiva. La Convenzione di Basilea invece identifica l’immunità come regola residuale.

La Corte di Cassazione italiana quando ha avuto a che fare sulla regola sull’immunità non

aveva un testo di riferimento e i giudici dovevano usare l’indagine casistica, la Corte ha quindi

detto che l’Italia non aveva ancora aderito alle convenzioni ma si riteneva che visto che si

trattava di diritto consuetudinario con riferimento alla Convezione europea = dicendo che

anche se non ci fosse la legge di autorizzazione alla ratifica ci si faceva comunque riferimento

comunque perché lo riteneva uno strumento di diritto consuetudinario che stringe la regola

sull’immunità = usata una Convenzione per facilitare il compito del giudice.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza (GENOVA, IMPERIA)
SSD:
Università: Genova - Unige
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher martiitina di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto internazionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Genova - Unige o del prof Queirolo Ilaria.

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