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Lo psicologo scolastico

Introduzione

È comune in tutto il mondo sentire parlare di problematiche psicologiche emerse nel contesto scolastico che non hanno trovato una risposta adeguata e tempestiva. Indagini sulle necessità avvertite a scuola hanno confermato il bisogno di un aiuto psicologico. Shuyan Liu e Thomas Oakland, in uno studio su lavori scientifici condotti tra il 1907 e il 2014 (in cui erano presenti locuzioni quali “psicologia scolastica”), hanno trovato 3260 articoli scientifici a testimonianza della vivacità e attualità del campo della psicologia scolastica. Il campo di ricerca è fiorente, così come la professione di psicologo scolastico, che sembra avere una notevole legittimazione.

Stati Uniti e associazioni

Negli Stati Uniti si è parlato di psicologo scolastico già all’inizio del ‘900. Nel 1945 l’APA ha creato una specifica divisione di professionisti (la 16ª in ordine di tempo). Negli anni '50 c’è stato un movimento volto a definire meglio le caratteristiche di questa professione. Nel 1969 è stata creata un’associazione specifica, che è la più ampia del genere nel mondo: la NASP. Un’associazione internazionale è l’ISPA (minore visibilità), che ha definito le competenze che lo psicologo scolastico dovrebbe avere, tuttavia è meno chiara la situazione in altri paesi del mondo.

Nella maggior parte dei paesi europei lo psicologo scolastico è per legge presente nelle scuole pubbliche e dipende dal ministero dell’educazione o dagli enti locali. Comunque, ci sono altri termini, altri settori e altre riviste scientifiche che rappresentano il contributo che la psicologia può dare alla scuola. Ad esempio, in Europa si parla di frequente di psicologia dell’educazione e di psicologo dell’educazione.

Secondo Bombi e colleghi, la psicologia può dare un contributo alla scuola in determinati ambiti quali:

  • Formazione
  • Supporto a valutazione e sperimentazione
  • Gestione delle problematiche organizzative e professionali
  • Collaborazione nella gestione del rapporto scuola-famiglia
  • Aiuto nella gestione delle difficoltà
  • Interventi sulla salute
  • Aiuto all’insegnante per la gestione della classe e delle dinamiche di gruppo

Considerando i diversi documenti prodotti nel mondo riguardanti il profilo dello psicologo scolastico, vengono menzionate diverse attività che tale figura può condurre all’interno della scuola. Tradizionalmente, il focus principale è sugli alunni in difficoltà, soprattutto per la loro identificazione e valutazione ai fini della definizione delle iniziative educative da prendere o eventualmente per l’intervento. Lo psicologo scolastico è stato ed è tuttora largamente impegnato nell’intervento in situazioni problematiche e sarebbe controproducente che abdicasse a questo ruolo.

Tuttavia, è stato sottolineato come lo psicologo scolastico possa ricoprire un ruolo più ampio, ad esempio come operatore capace di migliorare la salute e il benessere delle persone coinvolte nel contesto scolastico (Nastasi). Lo psicologo scolastico può agire anche proattivamente prevenendo problemi o costruendo competenze positive (prospettiva di psicologia positiva). Ruolo in cui può guidare brevi interventi volti a costruire il benessere dell’alunno e a migliorare il clima di classe.

Il ruolo del professionista è rivolto anche al contesto e all’insegnante. Paradosso della psicologia scolastica, per cui gli operatori devono concentrare la loro attenzione e la loro esperienza professionale sugli adulti, non solo sugli insegnanti ma anche sui genitori degli alunni, sugli amministratori. Esempio di intervento sul contesto: lavoro svolto con gli insegnanti per cercare di migliorare il clima di classe = variabile di notevole importanza in quanto il miglioramento del clima di classe influisce sul benessere e sull’apprendimento degli studenti.

Importanza dei programmi che siano evidence-based in quanto c’è il bisogno di documentare l’effettiva utilità delle procedure psicologiche proposte. Svincolo cruciale sembra essere quello di definire se sia meglio avere una singola figura in una singola scuola oppure un servizio coordinato con più professionisti. In particolare, nel contesto italiano, è intervenuto il gruppo di lavoro AIP sviluppo educazione commentando il disegno di legge, affermando che è opportuno collocare fin da subito la figura dello psicologo scolastico nel contesto di un servizio di psicologia scolastica composto da un’équipe di psicologi in grado di operare nei diversi ambiti di intervento previsti.

Sempre il gruppo AIP sviluppo educazione riporta anche la storia della figura professionale dello psicologo scolastico nel contesto italiano. Alla fine degli anni '70 era prevista la presenza dello psicologo nell’équipe sociopsicopedagogica. Successivamente, questo intervento clinico riabilitativo è stato affidato al sistema sanitario nazionale e quello sociopsicopedagogico è stato affidato solo agli insegnanti senza prevedere il coinvolgimento degli psicologi.

Negli ultimi 20 anni sono stati proposti diversi disegni di legge in cui veniva proposta la figura dello psicologo nel contesto scolastico con il compito di occuparsi di prevenzione e gestione del disagio minorile, di formazione della personalità degli studenti, di favorire rapporti tra studenti, docenti e famiglie. La presenza dello psicologo nelle scuole fino ad ora è stata quasi sempre affidata ad iniziative specifiche e quindi aleatorie, come nel caso di insegnanti che avevano ricevuto una preparazione psicologica.

Negli ultimi anni sono stati presentati documenti per delineare quali aspetti della vita scolastica necessitano di intervento psicologico e gli ambiti di lavoro dello psicologo scolastico. È stato istituito presso il Miur un tavolo tecnico avente come oggetto la psicologia nel sistema formativo e sono stati proposti disegni di legge.

Capitolo 1: Lo sportello psicologico

Lo sportello psicologico è difficile da spiegare poiché in Italia NON esiste un quadro normativo chiaro in merito ai ruoli e alle mansioni dello psicologo scolastico = NON esiste una definizione univoca di sportello psicologico! La British Association for Counseling and Psychotherapy definisce il counselor scolastico come colui che offre, a bambini e adolescenti in difficoltà, l’opportunità di parlare dei propri problemi all’interno di un rapporto di confidenzialità e fiducia. MA in Italia il lavoro del counselor NON è riconosciuto come professione! Sarebbe il ruolo dello psicologo in Italia.

Lo sportello psicologico si configura come un servizio che offre agli studenti la possibilità di richiedere una consulenza psicologica individuale a scuola. È dunque un servizio: per questo ha dei limiti in termini di tempo e di risorse. Lo psicologo generalmente lavora a scuola per 1-2 mattine a settimana e in quest’arco temporale devono essere concentrate tutte le attività previste. Lo sportello psicologico sarà attivo da 3-6 ore alla settimana, con colloqui di durata variabile da 30 a 60 minuti.

Si rivolge potenzialmente a tre tipologie di destinatari:

  • Studenti: Target principale! In particolare, adolescenti inseriti in scuole secondarie di primo e secondo grado. Questo perché la richiesta di consulenza psicologica nel contesto scolastico si basa sulla scelta personale e sulla motivazione dell’alunno (cosa non possibile con bambini più piccoli).
  • Insegnanti
  • Genitori

Per quanto riguarda i bambini più piccoli, i percorsi psicologici individuali sono svolti al di fuori della scuola. Una consulenza psicologica è svolta da uno psicologo che ha alle spalle una formazione specifica. La consulenza è diversa dalla psicoterapia, poiché non ha un obiettivo diagnostico e terapeutico. La consulenza si configura come uno spazio circoscritto di ascolto di breve durata, che va dall’1 ai 5 colloqui ed è centrata su obiettivi specifici concordati con l’utente. Avviene all’interno delle mura scolastiche, per cui l’attività dello psicologo scolastico è costantemente costruita e ridefinita dentro il sistema scuola.

La scuola è un sistema complesso, composto da sistemi più piccoli: il corpo docente, le classi, il gruppo dei pari. Inserito a sua volta in contesti più ampi come la comunità e la cultura di appartenenza. Si connette anche con altri sistemi: le famiglie, i servizi territoriali sanitari (servizi sociali, consultorio e così via), associazioni sportive o di volontariato. Dunque, allo psicologo è richiesto sia di muoversi all’interno del sistema scuola ma anche di interfacciarsi con gli altri sistemi legati ad esso. Anche nel caso di una consulenza individuale, tutti questi sistemi e attività non devono essere trascurati! Sia perché lo psicologo è parte integrante di questo sistema sia perché deve tener conto anche nel lavoro individuale dei molteplici sistemi a cui gli studenti, gli insegnanti e i genitori partecipano.

Lo psicologo è parte integrante del sistema scolastico. NON sempre ovvio: alcuni studi riportano come alcuni sportelli di ascolto talvolta possono apparire isolati, lo psicologo lavora in autonomia senza l’aiuto e il supporto dei docenti. Importante l’integrazione del professionista nel sistema scolastico. Lo psicologo stesso dovrebbe attivamente proporsi all’interno della scuola presentandosi, progettando le attività condivise, chiedendo consigli e pareri, promuovendo incontri e così via.

Importante l’alleanza tra psicologo e staff scolastico per il funzionamento dello sportello psicologico. Il supporto da parte degli insegnanti è fondamentale per la promozione di questo servizio e per la diffusione di una cultura che lo valorizzi e quindi elimini lo stigma che c’è su di esso, per cui gli studenti saranno capaci di chiedere aiuto in autonomia.

In letteratura si tende ad adottare una prospettiva ecologica per quanto riguarda la consulenza psicologica scolastica. Questo approccio definisce la consulenza psicologica come un “aiuto contestuale e contestualizzato che dipende dal significato che l’utente dà ai contesti a cui egli attivamente partecipa”. Obiettivo è quello di promuovere un migliore adattamento tra utente e ambiente affinché l’utente possa raggiungere i propri obiettivi all’interno del proprio contesto. Implica il tener conto anche nella relazione diadica tra psicologo e utente, dei molteplici contesti in cui l’individuo si muove: ad esempio, di fronte ad un adolescente in difficoltà, lo psicologo valuterà il modo in cui questo problema è legato all’interazione tra i diversi livelli dei sistemi in cui lo studente è inserito, tenendo conto quindi della famiglia, del gruppo dei pari, della classe e dei docenti.

Lo sportello psicologico si configura come uno spazio di ascolto in cui lo studente può richiedere un aiuto esperto su uno specifico problema. Ma come si organizza uno sportello psicologico? Spesso, infatti, gli adolescenti sono riluttanti a richiedere un supporto professionale per problemi personali! Resistenza esaminata in letteratura riferendosi a 4 principali ostacoli:

  • La scarsa conoscenza dei servizi disponibili (A)
  • Lo stigma e l’imbarazzo legati alla richiesta di aiuto (B)
  • Il timore della mancata confidenzialità rispetto ai temi trattati nei colloqui (C)
  • La difficoltà in termini di accessibilità al servizio (D)

(A) Lo sportello scolastico è poco utilizzato perché gli studenti o non sono a conoscenza della sua esistenza o non sanno in cosa consiste o hanno una rappresentazione distorta dello psicologo. È utile quindi che il professionista dedichi del tempo nel promuovere una corretta conoscenza dello sportello psicologico (guardare il paragrafo precedente relativamente ai docenti e all’aiuto che possono dare nel promuovere l’attività dello psicologo). Tra le buone pratiche adottate dallo psicologo per la promozione e lo sportello psicologico troviamo:

  • Presentare lo sportello scolastico sul sito web della scuola
  • Presentare lo sportello scolastico in occasione di un collegio docenti inizio anno
  • Presentare lo sportello scolastico attraverso una comunicazione scritta rivolta alle famiglie
  • Presentare lo sportello scolastico in occasione dei consigli di classe
  • Presentare lo sportello scolastico attraverso la visita porta a porta nelle classi (lo psicologo potrebbe dedicare alcune mattine a visitare alcune classi, a presentarsi esponendo le attività svolte all’interno dello sportello e le modalità di accesso e potrà sfruttare questo occasione per fare chiarezza sugli stereotipi e pregiudizi riguardo la figura dello psicologo anche se rappresenta la pratica più onerosa risulta essere quella più efficace)
  • Presentare lo sportello scolastico in corridoio (infatti tanta parte della vita educativa si svolge proprio in corridoio con le tempere momenti della ricreazione e quindi utile affiggere dei volantini sullo sportello scolastico nei corridoi per ricordare agli alunni la presenza di questo servizio)

(B) Il malessere emotivo, relazionale, psicologico spesso sono vissuti come un difetto intrinseco, come una debolezza di cui vergognarsi, difficile ammettere di avere un problema e di aver bisogno di aiuto, soprattutto per gli adolescenti: può essere molto difficile e imbarazzante, perché preoccupato di non essere accettato dal gruppo dei pari o di essere etichettato come diverso. Nell’attività di promozione dello sportello è importante anche un atteggiamento aperto e tollerante da parte dello psicologo verso la richiesta d’aiuto. In occasione degli incontri con le classi, ad esempio, potrebbe essere utile spiegare che la consulenza psicologica non è legata alla pazzia! È consigliabile dedicare anche alcuni minuti alle domande degli studenti, meglio in sottoforma di bigliettini anonimi per evitare imbarazzi. È importante anche la sede dello sportello scolastico, sarebbe infatti bene utilizzare un ufficio, un’aula collocati in un punto della scuola il più possibile riservato al fine di limitare sguardi indiscreti.

Capitolo 2: Sostegno alla prevenzione e alla gestione delle difficoltà di apprendimento

I bambini con bisogni educativi speciali (BES) sono tutti quei bambini che hanno bisogno di una considerazione specifica individualizzata, perché rischiano di non farcela se semplicemente seguiti con le normali prassi scolastiche. Il MIUR ha delineato le tipologie principali di bambini con BES nella direttiva ministeriale 27 dicembre 2012 “strumenti di intervento per alunni con Bisogni educativi speciali e organizzazione territoriale per l’inclusione scolastica” […] alcune tipologie di disturbi, non esplicitati nella legge 170/2010, danno diritto a usufruire delle stesse misure ivi previste in quanto presentano problematiche specifiche in presenza di competenze intellettive nella norma.

Sottocategorie comprese:

  • Disabilità generale normata dalla legge 104/1992
  • Disturbi evolutivi specifici, in particolare: DSA (normati dalla legge 170/2010), ADHD, disturbi area linguistica, disturbi area non verbale, disturbo dello spettro autistico lieve, funzionamento intellettivo limite
  • Svantaggio socioeconomico, linguistico e culturale

I profili 1 e 2 sono anche detti disturbi del neurosviluppo, perché la loro base biologica è ampiamente documentata. Lo psicologo scolastico può aiutare l’insegnante a riconoscere queste fisionomie e capire quali potrebbero essere le implicazioni educative. Uno strumento usato potrebbe essere il questionario BES, che invita gli insegnanti a esaminare presenza o assenza di alcune caratteristiche che permettono di orientarsi verso una delle tipologie indicate.

Esempi di item:

  • Presenta nel complesso scarse abilità intellettive? (25)
  • È di ambiente sociale svantaggiato? (26)
  • Il livello culturale della sua famiglia è molto basso? (28)
  • Si distrae facilmente? (35)
  • È spesso irrequieto o iperattivo? (36)
  • Presenta problemi nell’apprendimento della lettura (41)
  • Presenta problemi nell’apprendimento del calcolo (43)

Lo psicologo scolastico può essere di supporto per:

  • Formazione degli insegnanti
  • Progetti di screening e sensibilizzazione
  • Facilitazione nei rapporti tra insegnanti, famiglia e servizi
  • Aiuto nell’interpretazione della diagnosi
  • Progetti con gruppi o intere classi per promuovere abilità deboli
  • Consulenza su casi specifici
  • Collaborazione nella stesura di progetto individualizzato
  • Aiuto nell’individuazione di materiali e strumenti compensativi
  • Collaborazione con il personale interno alla scuola che lavorerà sull’interessato
  • Aiuto nel monitoraggio e nella valutazione degli effetti del lavoro svolto
  • Azione di motivazione, supporto, comunicazione professionale e scientifica in relazione al lavoro svolto con i bambini con BES

Con legge che norma le procedure che la scuola deve adottare, è prevista una certificazione che sancisca il diritto dell’alunno a fruire degli aiuti previsti dalla legge. Talvolta la certificazione è arricchita da diagnosi con informazioni su profilo psicologico specifico del bambino, elementi presenti nelle diagnosi sono stati richiesti da famiglie attraverso approfondimento specialistico. Approfondimento fornito da specialisti consultati da genitori.

Spesso specialisti appartengono a AIRIPA: Associazione italiana per la ricerca e l’intervento nella psicopatologia dell’apprendimento. Rilasciano diagnosi e forniscono suggerimenti a scuola, con sollecitazione ad adottare iniziative simili a quelle previste per i DSA. Lo psicologo scolastico può favorire contatto tra specialista e scuola, anche per la migliore comprensione di referto diagnostico. Gli specialisti rilasciano relazioni complesse, ricche di elementi tecnici che richiedono preparazione psicologica per essere comprese pienamente. Relazioni diagnostiche possono essere in parte difficili per l’insegnante.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/03 Didattica e pedagogia speciale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sara.d25 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia per la scuola e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Pinto Giuliana.
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