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Metodologie e determinazioni quantitative d'azienda (introduzione agli IFRS) - parte 4

Lezione 14 - IAS 39 e IFRS 9: La valutazione degli strumenti finanziari in bilancio

Lo IAS 39 e, a partire dal 2018, l'IFRS 9 rappresentano i principi contabili cardine per la valutazione degli strumenti finanziari in bilancio. Per capire di cosa si sta parlando, è opportuno partire dalla definizione di attività finanziaria che, in realtà, viene fornita dallo IAS 32.

Definizione di attività finanziaria

È una definizione molto ampia, nel senso che lo IAS 32 dice che è attività finanziaria:

  • Qualsiasi attività che sia disponibilità liquide (quindi la cassa/cash).
  • Uno strumento rappresentativo di capitale di altra entità (tipico esempio: è il titolo azionario posseduto da un’entità, quindi un investimento in azioni).
  • Un diritto contrattuale:
    • A ricevere disponibilità liquide oppure un’altra attività finanziaria da un’altra entità (esempio: c/c bancario o crediti verso clienti).
    • A scambiare attività o passività finanziarie con un’altra entità a condizioni potenzialmente favorevoli (esempio: opzioni acquistate).

Esempio: È una definizione ampia perché se si pensa in senso ampio a cosa significhi avere un diritto contrattuale a ricevere disponibilità liquide a una data successiva, anche un credito verso clienti (quindi un credito di natura commerciale) è secondo lo IAS 32 uno strumento, un’attività finanziaria, come anche un conto corrente bancario attivo perché in qualsiasi momento c’è la possibilità di chiedere indietro quanto è stato depositato (se il conto corrente è ordinario).

Esempio: Prendiamo un’opzione call sul titolo ENI ad esempio. Chi compra questo diritto/questa call paga un premio oggi e ad una data futura si garantisce la possibilità di acquistare il titolo ENI a un prezzo che è fissato oggi per cui, se alla scadenza, avrà convenienza ad esercitare il diritto andrà ad acquistare questo titolo a un prezzo inferiore fissato rispetto a quella che è la quotazione sul mercato. Quindi in questo senso si dice “scambiare attività o passività finanziarie con un’altra entità a condizioni potenzialmente favorevoli”.

Definizione di passività finanziaria

La definizione di passività finanziare è sempre mutuata dallo IAS 32. È una passività, qualsiasi passività che sia un’obbligazione contrattuale a:

  • Consegnare disponibilità liquide o un’altra attività finanziaria a un’altra entità.

Esempio: Tipico esempio è il prestito obbligazionario emesso perché prevede delle cedole periodiche e prevede poi un rimborso del capitale a scadenza.

  • A scambiare attività o passività finanziarie con un’altra entità alle condizioni che sono potenzialmente sfavorevoli (in questo senso passività).

Esempio: Perché l’entità che vende ad esempio un’opzione call (si torna all’esempio prima: non dal punto di vista del compratore ma dal punto di vista di chi questa opzione call la vende) si obbliga a potenzialmente a dover consegnare uno strumento finanziario a un prezzo fissato. Per cui se chi acquista la call a scadenza avrà convenienza a esercitarla, chi la call l’ha venduta dovrà recuperare sul mercato il titolo azionario sottostante e consegnarlo a un prezzo inferiore rispetto a quello pagato per acquistarlo. In questo senso “potenzialmente sfavorevoli” perché non è detto che a scadenza necessariamente l’opzione venduta sia esercitata perché se il prezzo del titolo ENI a scadenza è inferiore al prezzo di esercizio la call non verrà esercitata e quindi, di conseguenza, chi l’ha venduta avrà incassato il premio all’origine senza poi sostenere nessun esborso successivamente.

Classificazione attività finanziarie

Quindi cosa dice lo IAS 39 con riferimento a come classificare le attività finanziarie? Sono previste 4 macro-categorie. Stiamo parlando di attività finanziarie quindi di strumenti finanziari che ci troviamo nell’attivo di bilancio.

1ª Categoria - Attività al fair value mediante imputazioni di utili e perdite a conto economico (Fair Value Through Profit or Loss - FVTPL)

Questa prima categoria è divisa in 2 sub categorie che sono quelle delle:

  • Attività di negoziazione (trading).
  • Attività designate a fair value nell’ambito di Fair Value Option (FVO).

Attività di negoziazione (trading)

All’interno dell’attività di negoziazione (trading) si troveranno tutti quegli strumenti finanziari che l’attività acquista con l’intento di trarne un profitto nel breve/brevissimo termine, quindi con un intento di natura speculativa. Troveremo classificate tra le attività di negoziazione anche tutti gli strumenti finanziari derivati che non sono utilizzati con finalità di copertura del rischio, perché per sua natura uno strumento finanziario derivato che non è utilizzato con una finalità di copertura da un rischio è acquistato nell’ottica di trarre un beneficio economico dai movimenti di mercato.

Attività designate a fair value nell’ambito di Fair Value Option (FVO)

È stata introdotta in un momento successivo rispetto all’originaria emanazione dello IAS 39 ed è stata inserita per consentire di allineare, il più possibile, i criteri di classificazione contabile con la prassi con cui le banche gestiscono a livello di “risk management” i propri portafogli proprietari. Nel prevedere questa categoria sono state però previste delle specifiche fattispecie, che sono 3. In 3 fattispecie/casistiche un’entità potrà ricorrere alla classificazione nell’ambito di Fair Value Option (FVO).

  • Prima fattispecie: è quella in cui la classificazione al Fair Value Option include un c.d. “accounting mismatch” perché chiaramente a ciascuna di queste categorie corrisponde un diverso criterio di valutazione contabile, quindi il fatto di trovarsi a dover valutare a livello di reporting degli strumenti finanziari con diversi criteri quando in realtà la logica con cui vengono acquistati è quella, dal punto di vista dei rischi, di avere una tendenza alla compensazione porterebbe a delle asimmetrie contabili. Per evitare ciò il principio contabile permette di classificarle al Fair Value Option e quindi di valutarle tutte al fair value.
  • Seconda fattispecie (similare come logica): riguarda il caso di un gruppo di attività finanziarie che sono gestite congiuntamente a livello di “risk management”. Le banche gestiscono i rischi a livello aggregato e per tipologia di rischio o per tipologia di area geografica (a seconda del modello organizzativo). Questa seconda fattispecie risponde proprio a questa logica. Se la banca, dal punto di vista della gestione dei rischi, considera congiuntamente ad esempio un basket di obbligazioni governative di un paese emergente o per rischio di tasso, ha senso che la banca li valuti con lo stesso criterio in modo tale che il reporting rifletta quella che è la tecnica di gestione dei rischi della banca.
  • Terza fattispecie (per il ricorso al Fair Value Option): è quella che riguarda uno strumento finanziario strutturato/complesso in cui non viene separata la componente derivata implicita.

Quindi ci sono queste 3 fattispecie:

  • Accounting mismatch.
  • Il gruppo di attività gestite congiuntamente a livello di “risk management”.
  • Il caso in cui si è in presenza di uno strumento finanziario complesso in cui non è stata separata la componente derivata implicita.

Questo per quanto riguarda la prima categoria per la classificazione delle attività finanziarie.

2ª Categoria - Attività detenute fino alla scadenza (Held To Maturity - HTM)

La logica sottostante è l’opposta rispetto a quella delle “attività al Fair Value through Profit or Loss” perché in questo caso la logica è quella di classificare all’interno di questa categoria quegli strumenti finanziari che l’entità detiene e per i quali si ha l’intenzione e la capacità di detenerli fino a scadenza.

  • Intenzione significa che a livello di gestione della liquidità e di gestione degli attivi è considerato dalla banca o dalla società che li possiede un investimento a lungo termine.
  • Lo IAS 39 dice che non è sufficiente l’intenzione ma anche la capacità. Ciò significa che a livello di pianificazione della gestione della liquidità bisogna avere la consapevolezza, nel momento in cui lo si inserisce in questa categoria, che verrà portato fino a scadenza e che non si avrà necessità di smobilizzare l’investimento (ad esempio se è un prestito obbligazionario o un titolo di Stato a lunga scadenza di venderlo prima che giunga la sua naturale scadenza contrattuale).

Il primo requisito è l’intenzione e la capacità di detenere fino a scadenza lo strumento. Il secondo che riguarda lo strumento finanziario che si decide di classificare all’interno di questa categoria è il fatto che i pagamenti devono essere fissi o determinabili. Ciò significa che ad esempio un titolo obbligazionario che paga una cedola variabile può essere classificato all’interno di questa categoria perché il pagamento non è certo nell’ammontare ma è comunque determinabile e fisso perché i flussi cedolari sono fissi (determinabile dal punto di vista della frequenza cedolare).

Gli strumenti finanziari che vengono classificati nell’HTM devono inoltre avere una scadenza fissa, di conseguenza non si potranno mai trovare delle azioni classificate tra le “HTM” e nemmeno dei bond perpetui (che non hanno una scadenza). Il concetto che debbano considerarsi strumenti finanziari detenuti con una logica di lungo periodo è rafforzato anche dal fatto che, a differenza di quanto in genere previsto a livello di impianto dei principi contabili internazionali, in questo caso c’è una sorta di “sanzione” che è definita “tainting rule” (letteralmente vuol dire “regola per chi si macchia”) e che prevede che, nel caso in cui un’entità sia costretta a vendere una parte rilevante degli strumenti finanziari che ha classificato all’interno dell’HTM prima della scadenza contrattuale, debba a quel punto smontare il portafoglio “HTM” e debba quindi riclassificare tutti gli strumenti che erano classificati all’interno dello “HTM” tra le attività disponibili per la vendita (Available for Sales - AFS) e non potrà più utilizzare la categoria dell’HTM per il successivo biennio.

3ª Categoria - Crediti generati dall’impresa (Loans & Receivables - L&R)

All’interno di questa categoria, in un bilancio bancario tipicamente si troveranno i mutui e i crediti erogati alla clientela. In genere cosa prevede il principio contabile internazionale per questa categoria?

Non possono essere classificati all’interno di questa categoria strumenti derivati, devono essere strumenti finanziari non quotati e devono avere pagamenti fissi e non determinabili (questo è un requisito che è comune anche agli “Held To Maturity”). A differenza della categoria degli HTM, in questo caso non è richiesta la scadenza fissa e la capacità di detenzione fino a scadenza dello strumento finanziario.

4ª Categoria - Attività disponibili per la vendita (Available for Sales - AFS)

Quarta e ultima categoria per la classificazione delle attività finanziarie. Questa categoria viene definita dallo IAS 39 in via residuale nel senso che, nel disegno del principio contabile internazionale, era previsto che all’interno di questa categoria ci finissero tutti quegli strumenti finanziari e tutte quelle componenti dell’attivo che non vengono classificate nelle altre 3 categorie.

Nella pratica se si vanno a vedere a campione dei bilanci bancari o di intermediari si trova che buona parte del portafoglio titoli di proprietà è in realtà inserito all’interno degli “Available for Sales”. Questo per 2 “vantaggi” che questa categoria di classificazione presenta rispetto al “Fair Value through Profit or Loss” e rispetto agli “Held to Maturity”.

  • Il vantaggio relativo rispetto al “Fair Value through Profit or Loss” è il fatto che gli strumenti finanziari che sono classificati nella categoria “Fair Value through Profit or Loss” e le variazioni di valore alle date di reporting successive al momento dell’acquisto del titolo (quindi le variazioni di fair value) vengono imputate a CE per il “Fair Value through Profit or Loss”.
  • Per i titoli disponibili per la vendita, invece, le variazioni di valore vanno a PN. Dal punto di vista finanziario non cambia nel senso che se un investimento al tempo T valeva 100 e al tempo T+1 di reporting vale 90, dal punto di vista finanziario la perdita di valore dello strumento finanziario si è già realizzata però una valutazione al fair value con variazioni a CE avrebbe un immediato impatto in T+1 sulle variazioni dell’esercizio, invece imputare la variazione di valore/fair value a PN significa sostanzialmente neutralizzare/congelare l’impatto a CE che si avrà poi in un momento successivo (al momento della vendita o al momento del rimborso).

Quindi questo è il motivo che, in termini relativi, ha reso più appetibile (in termini di utilizzo) la categoria degli “Available For Sales” rispetto alla categoria del “Fair Value through Profit or Loss”. Con riferimento agli “Held to Maturity” ci sono una serie di requisiti più stringenti. Nel momento in cui uno strumento finanziario viene acquistato e classificato tra gli “Held to Maturity”, implicita c’è la decisione strategica di detenerlo come un investimento stabile, senza quindi la necessità di doverlo vendere prima della scadenza. Questo vincolo non c’è per gli strumenti finanziari che invece sono classificati tra gli “Available For Sales”. Se per esempio un’entità ha bisogno di liquidità per fronteggiare delle scadenze impreviste, può vendere in qualsiasi momento uno strumento finanziario classificato tra i titoli disponibili per la vendita.

Valutazione attività finanziarie

Il fatto di classificare uno strumento finanziario in una piuttosto che nell’altra tra queste categorie ha poi un impatto sul criterio di valutazione quindi su come poi si andrà a valutare questi strumenti/attività finanziarie alle date di reporting (quindi a bilancio). Per la rilevazione iniziale, quindi nel momento in cui uno strumento o un’attività finanziaria viene acquistata, il criterio è il medesimo. La valutazione inziale è al fair value incrementato dei costi di transazione (quindi degli oneri accessori legati all’acquisto) tranne per il “Fair Value through Profit or Loss”. Questa eccezione ha una logica, nel senso che nel “Fair Value through Profit or Loss” vado a inserire tutti quegli strumenti finanziari che sono detenuti con una logica di trading/di breve periodo quindi non sarebbe coerente includere anche gli oneri accessori al fair value iniziale. Dato che la logica è proprio quella di trarre un profitto nel brevissimo periodo è coerente con il fatto di considerare il fair value come unicamente riconducibile proprio al prezzo di quotazione/prezzo corrisposto, proprio perché sia depurato da tutte quelle componenti commissionali che non hanno attinenza con il prezzo corrisposto per l’acquisto.

Quello che cambia invece è la valutazione successiva (quindi alle date di reporting). Per gli strumenti finanziari che sono classificati al “Fair Value through Profit or Loss”, la valutazione successiva avviene al fair value con le variazioni di valore che vengono imputate a CE. Coerentemente con la logica con cui questa categoria è stata pensata, il criterio permette che il CE al tempo T rifletta l’effetto di plusvalenze o di minusvalenze e quindi il fatto che il titolo sia aumentato o sia diminuito di valore.

Cosa si intende per fair value?

Sostanzialmente ciò che è mutuato a livello di definizione dall’IFRS 13, quindi quel prezzo che si percepirebbe per la vendita di un’attività o quello che si pagherebbe per il trasferimento di una passività in una regolare operazione tra operatori di mercato. Questo a livello di definizione. Gli strumenti finanziari hanno gradi di liquidità diversi. A livello pratico significa sostanzialmente avere 3 livelli di fair value:

  • Fair value di livello 1: Il primo livello di fair value che è costituito dalla presenza di un mercato attivo di quotazione. Per un titolo un mercato attivo di quotazione è un mercato in cui ci sono scambi frequenti. Il fair value sarà rappresentato dal valore di quotazione. Il prezzo di mercato è fornito dall’incontro tra domanda e offerta su titoli che hanno degli scambi di rilevante ammontare.
  • Fair value di livello 2: Qualora il titolo non sia quotato su un mercato attivo si scende al c.d. fair value di livello 2 che prevede di determinare il valore di uno strumento finanziario mediante tecniche interne che però facciano il più ampio ricorso a input di mercato. Significa che lo strumento finanziario non ha un mercato attivo di quotazione, però il suo valore può essere determinato secondo delle metodologie che sono condivise tra operatori di mercato (tecniche) e che fanno ricorso a input osservabili (tassi di interesse di mercato, quotazioni di strumenti comparabili).
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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sarab01 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodologie e determinazioni quantitative d'azienda e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Giussani Alberto.
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