METODOLOGIE E DETERMINAZIONI QUANTITATIVE D’AZIENDA (INTRODUZIONE AGLI IFRS) – PARTE 1
LEZIONE 1
ANALISI DEI PRINCIPI CONTABILI
OBIETTIVI
I principi contabili per la redazione dei bilanci hanno l’ambizione di essere adoperati per redigere i bilanci in tutto il mondo. Se i
bilanci sono redatti con una regola comune per tutti i paesi, a questo punto sono perfettamente comparabili, quindi posso
confrontare un’impresa che opera in Italia con una che opera in Giappone e con una che opera negli Stati Uniti; so perfettamente
che sono applicate le stesse regole e quindi che in bilancio i vari elementi del bilancio sono perfettamente confrontabili. Ciò vuol
dire che i mercati (soprattutto nel caso delle società quotate) sono più efficienti perché l’informazione è uniforme.
Gli analisti di bilancio e gli investitori, quando analizzano un bilancio, se conoscono le modalità con cui è stato preparato sono
tranquilli, se non le conoscono (perché non possono conoscere i principi contabili di tutto il mondo) sanno che la loro analisi è
imperfetta, motivo per cui tendono a dare un premio a questa incertezza (questo vale soprattutto per gli investitori ma vale anche
per i finanziatori). Se chi deve dare i soldi guarda il bilancio ma sa di non averlo capito perfettamente (perché non può conoscere
i principi e le regole di tutto il mondo) chiede un premio al rischio (in aggiunta al normale premio al rischio che viene chiesto). Ci
sono vantaggi anche per le imprese che li utilizzano: ad esempio per gruppi internazionali che operano in vari paesi nel mondo; se
questi devono redigere un bilancio consolidato, la regola prevede che tutte le imprese del gruppo presentino i bilanci, ai fini del
consolidamento, con gli stessi criteri, allora le imprese quando ricevono un bilancio redatto in un altro paese con le regole di quel
paese devono rifare il bilancio in base ai loro principi/regole, che sono le regole della capogruppo quelle con cui si redige il bilancio
consolidato. Questo significa inefficiente, probabilità ogni tanto di commettere qualche errore e sicuramente maggiori costi.
Quindi l’idea di avere una regola comune internazionale è una regola che risponde a degli obiettivi di efficacia, efficienza e più in
generale al mercato internazionale.
ARMONIZZAZIONE UE – LE DIRETTIVE IV E VIII
Ci si potrebbe domandare se noi, a livello europeo, non abbiamo fatto le stesse considerazioni e non siamo arrivati a qualcosa
di simile?
Abbiamo le Direttive contabili (la 4° e la 7°) che sono state nel corso degli anni anche continuamente aggiornate. L’ultimo
aggiornamento è stato recentissimo, l’Italia l’ha recepita per i bilanci del 2017. Le direttive sono trasposte nella legislazione di ogni
paese europeo, quindi si può pensare che questa uniformità, quantomeno all’interno dell’Unione Europea è stata raggiunta. In
realtà non è stato così perché le direttive non prevedono un perfetto allineamento ma quella che viene chiamata una
“armonizzazione” (si cerca di cantare nel coro uguale, però le voci sono diverse quindi non si viene fuori con la stessa armonia)
perché le Direttive contabili europee sono piene di opzioni, lasciano agli Stati membri la facoltà di decidere se una certa voce di
bilancio può essere espressa in un modo/secondo una certa regola o secondo un’altra. A seconda delle opzioni che sono state
esercitate, il panorama diventa variegato e non vi è un perfetto allineamento.
Se si pensa agli schemi/prospetti di bilancio, ne abbiamo:
- 2 per lo Stato Patrimoniale.
- 4 per il Conto Economico.
Solo a livello di rappresentazione, sulla base delle combinazioni scelte, possiamo avere 8 differenti schemi o tipologie di
rappresentazione.
Non solo le Direttive consentono opzioni agli Stati membri ma gli Stati membri le hanno interpretate e applicate in funzione di
quella che era la loro tradizione contabile.
Si fa presto a dire che uno dei postulati è la “prudenza”.
- Per un tedesco la “prudenza” è il massimo possibile (un po’ come da noi), quindi gli utili mai se non sono più che certi, i costi
sempre, anche se sono stimati e solo possibili.
- Se si parla con un inglese, questo dice che la “prudenza” fa sì che i costi vengono presi quando sono ragionevolmente certi,
ma anche gli utili vengono presi quando sono ragionevolmente certi (non quando sono sicuri al 100%).
La “sostanza sulla forma” è un altro dei postulati previsti dalla Direttiva e anche dai principi contabili internazionali.
- Anche qui ci sono paesi come il nostro e quelli di stampo Latino che tendono a far prevalere comunque la “forma legale” di
un’operazione rispetto alla “realtà economica”.
- Altri, quelli di matrice anglosassone prevedono esattamente il contrario.
Le Direttive consentono tante opzioni per gli Stati membri, i quali hanno adottato le Direttive in maniera diversa. La tradizione
contabile e anche la mentalità fa sì che, di fatto, vengano applicate le Direttive con sfumature diverse.
In molti paesi, l’UE ha pensato che fosse il caso di adottare i principi contabili internazionali almeno per le società quotate (che
sono quelle di maggiore importanza all’interno di un paese perché sono quelle che muovono i capitali, che chiedono investimenti
e risparmio da parte degli investitori) e lasciare invece le Direttive per le imprese non quotate (che in numero sono la stragrande
maggioranza). Si suppone che, non essendo in un mercato di capitali, non debbano adottare principi di così alto livello.
Oggigiorno sembra che ci siano oltre 100 paesi che o hanno adottato i principi contabili internazionali oppure li hanno adottati
con qualche modifica e hanno un programma di avvicinamento progressivo per portare le loro regole contabili all’allineamento
con i principi contabili internazionali. 100 è un numero che viene dato proprio da chi fa i principi contabili internazionali; in realtà
tra questi 100, 28 già sono quelli dell’Unione Europea (in Europa sono stati adottati) poi ce ne sono altri di varia importanza
(sicuramente tra quelli importanti ci sono l’Australia, la Nuova Zelanda, il Sudafrica e tutti i paesi di matrice anglosassone).
I grandi mercati di capitali, o comunque le grandi economie, non li hanno adottati.
Un esempio sono gli Stati Uniti d’America; c’è stato in passato un accordo chiamato “Norfalk Agreement” che è stato firmato a
Norfalk (sede di chi emana i principi contabili statunitensi) in cui si diceva che si sarebbe impostato un programma di convergenza,
che oggi non c’è più se non in minima parte. Il più grande mercato dei capitali del mondo (è ancora il più grande) non adotta i
principi contabili internazionale; va però detto che i loro principi sono comunque abbastanza simili, non ci sono grosse differenze
(ce ne sono alcune importanti). Lo spirito di fondo, le impostazioni sono in genere abbastanza simili.
Altro paese che non è a bordo è la Cina che ha avviato un programma di convergenza e pian piano sta allineando i suoi principi
contabili a quelli internazionali. Altro grande paese che ancora non è a bordo è l’India. I principi contabili internazionali sono stati
adottati da 100 paesi ma ancora non siamo arrivati a questa globalizzazione della contabilità che era nelle intenzioni e nello spirito
di chi ha cominciato questo percorso (alla cui fine non siamo ancora arrivati).
EXCURSUS STORICO
Come nasce il tutto?
L’idea nasce nel 1973. C’è un gruppo di “Standard Setter”, cioè di “professioni contabili” che ha questa idea di creare dei principi
contabili uguali per tutto il modo. Da questo nasce l’organismo che emette i principi contabili internazionali (IASC – International
Accounting Standards Committee). Ci sono 10 professioni contabili/10 paesi rilevanti che hanno questa idea: Stati Uniti, Francia,
Germania, Inghilterra e Messico (non c’era l’Italia). Questi paesi cominciano a produrre alcuni principi abbastanza flessibili
(lasciano parecchie opzioni). L’applicazione era volontaria (le imprese non erano obbligate a utilizzare questi principi), però si è
incominciato a pensare che utilizzare principi omogenei fosse una buona idea e quindi qualche impresa, in via volontaria, ha
cominciato ad adoperarli in aggiunta a quelli legali.
Nel 1983 tutte le professioni contabili che erano nell’IFAC (International Federation of Accountant - Federazione di tutte le
Professioni Contabili, diciamo “dei paesi Occidentali”) aderiscono e iniziano a produrre questi principi che sempre un maggior
numero di imprese incominciarono ad utilizzare in aggiunta ai propri bilanci “legali” redatti secondo le regole locali. Questi
iniziarono a diffondersi perché l’idea piaceva agli investitori e ciò era molto buono per i mercati perché i bilanci potevano essere
comparati.
Nel 1995, vista la qualità e la continua diffusione in forma volontaria di questi principi contabili, ci fu un passaggio abbastanza
importante, che è l’accordo tra lo IASC (emittente che produceva i principi) e l’IOSCO (International Organization of Securities
Commissions), quest’ultima è l’associazione di tutte le principali nazioni che supervisionano/regolano le Borse Valori (per l’Italia è
la CONSOB), quindi supervisionano il buon andamento delle Borse e che l’informativa di bilancio fornita dalle imprese quotate sia
corretta. Con questo accordo, l’IOSCO dice che non può imporre i principi contabili internazionali nel suo paese (perché come
supervisor non le può imporre dato che le leggi non sono fatte da loro ma sono fatte o dal Parlamento o, in alcuni paesi come
quelli anglosassoni, sono fatte dagli Standard Setter, quindi dagli organismi deputati a fare i principi contabili per quei paesi) però
possono raccomandare ai loro Stati di utilizzare fortemente questi principi contabili ad alcune condizioni. Una delle quali era che
fossero rivisti un certo numero di principi contabili all’epoca emessi e c.d. “core standards” perché c’erano ancora molte opzioni
(se si voleva arrivare a qualcosa di uguale per tutti bisognava togliere le opzioni).
Tra l’altro, nel 1996 ci fu un altro passo importante. L’Unione Europea dichiara che i principi contabili internazionali sono
compatibili con le opzioni. Dal punto di vista tecnico non è vero, però è stata una scelta politica per dare il via libera al fatto che la
Commissione del Parlamento Europeo decidesse a imporre i principi contabili internazionali alle imprese europee (quantomeno a
quelle quotate).
A questo punto c’è una accelerazione (inizio degli anni Duemila). Negli anni 2000, lo IOSCO, una volta visti che questi “core
standards” sono stati approvati, raccomanda ai propri legislatori di adottare i principi contabili internazionali quantomeno per le
multi-quotazioni, quindi per le quotazioni in Borse geograficamente diverse (si può quotare a Milano, in America ma anche in
Francia) e soprattutto, dato che c’era questo movimento per cui i principi contabili internazionali (c’era già l’intenzione) sarebbero
diventati obbligatori o raccomandati in molti paesi, lo IASC si dà una struttura più importante. Fino a quel momento lo IASC era
semplicemente un luogo dove si riunivano alcuni professionisti di vari paesi che redigevano, in via volontaria, questi principi. Lo
IASC aveva una struttura modestissima (secretariato). Se questo organismo che emette i principi contabili internazionali deve
diventare il “legislatore” in materia di bilancio per tutto il modo, è chiaro che ha bisogno di una struttura diversa e anche di regole
di funzionamento e governance del tutto diverse. Per questo motivo si trasforma e viene costituita l’IASCF (International
Accounting Standards Commissions Foundation), cioè viene costituita una fondazione, che si articola con altri organi sottostanti
per la redazione dei bilanci.
Sempre nel 2000 la Commissione Europea comunica che imporrà i principi contabili internazionali IAS (International Accounting
Standards). Proprio nel 2000, i principi contabili internazionali, anziché chiamarsi IAS prendono il nome di IFRS (International
Financial Reporting Standards). La differenza sta nel fatto che:
- Accounting: è contabile.
- Financial Reporting: è un termine molto più ampio, che significa “qualsiasi informazione finanziaria”, quindi non si limita solo
ai bilanci ma anche ad altre cose che non sono strettamente bilanci bensì dati finanziari che vengono comunicate al mercato.
Che poi il Board che ha emesso i principi non l’ha veramente fatto.
L’intenzione di obbligare le imprese europee ad utilizzare i principi contabili internazionali nel 2000, tramonta nel 2002 con un
Regolamento (non una Direttiva).
- Le Direttive sono uno strumento legale che dice agli Stati membri che devono modificare la loro legge in maniera tale da
uniformarsi alla Direttiva; dà anche delle scadenze che alcuni paesi hanno sempre rispettato, altri come l’Italia no (ci ha messo
10 anni ad adottare la 4° Direttiva).
- Il Regolamento è uno strumento legale per cui quello che è scritto nel Regolamento europeo è legge immediata in tutti i paesi
dell’Unione Europea. Si pone su un livello gerarchico superiore a quello che sono le regole dei vari Paesi.
Con il Regolamento, l’UE impone a determinate aziende l’utilizzo dei principi contabili internazionali, dicendo di dimenticarsi le
Direttive e i Codici Civili.
A partire dal 2005, i bilanci delle società quotate in Europa devono utilizzare i principi contabili internazionali IAS/IFRS.
UTILIZZATORI DEGLI IAS/IFRS
Quali tipi di imprese europee e quali tipi di bilanci?
Il regolamento impone l’obbligo a tutte le società europee che hanno titoli quotati in Borsa (azioni – nella stragrande maggioranza
ma anche solo obbligazioni – ma limitatamente al bilancio consolidato).
Poi la Direttiva dà delle opzioni agli Stati membri. Gli Stati membri però, se vogliono, possono anche obbligare o consentire ad altri
soggetti (che non sono le società quotate) di utilizzare i principi contabili internazionali sia per i consolidati, sia per i bilanci
individuali (bilancio della capogruppo e di quelle sotto).
Quando è uscito il Regolamento ci sono stati un po’ di malumori da parte degli Stati membri che delegano un organismo di diritto
privato a legiferare adesso e per il futuro in materia di bilanci e gli Stati membri devono utilizzare questi bilanci e queste leggi
senza poter dire nulla perché se il Regolamento dice che quelli sono i principi, questi vanno adottati. Questo significa che c’è un
abbandono di sovranità; in materia di bilancio gli Stati membri dell’Unione Europea hanno però la sovranità di legiferare in materia
di bilancio.
Per mitigare questo problema (che è serio) l’Unione Europea ha creato, in sede di Regolamento, un meccanismo di c.d.
“Endorsement” (nelle slide “validazione”). L’Endorsement non è un meccanismo di approvazione vero e proprio, ma ci arriva
vicino.
IL MECCANISMO DI ENDORSEMENT
Come funziona?
L’endorsement funziona su vari livelli di organismi:
- EFRAG (European Financial Reporting Advisory Group).
- ARC (Accounting Regulator Committee).
EFRAG (European Financial Reporting Advisory Group)
È un organismo di consultazione/consiglio di natura privata. Di “natura privata” fino a un certo punto perché i soldi affinchè possa
funzionare al 50% li dà l’Unione Europea, il restante 50% è dato da coloro che sono interessati, quindi in massima parte dagli
Standard Setter (l’Organismo Internazionale di Contabilità – OIC – dà un contributo annuale all’EFRAG) in più c’è anche
l’Associazione Europea delle Imprese, delle Banche.
L’EFRAG ha sede a Bruxelles, è formato da 12 persone esperte; nell’ambito di quei 12: 4 posti sono assegnati ai rappresentanti dei
principali Standard Setter, quindi degli organi che fanno i principi contabili europei (quindi Germania, Francia, Inghilterra e Italia)
e fa questa analisi da un punto di vista tecnico.
In realtà è anch’esso strutturato su 2 livelli:
- C’è un organismo tecnico c.d. TEG (Technical Expert Group) che è un organismo di esperti che riporta a un board (sopra).
- Nel Board ci sono i rappresentanti di 8 Standard Setter: 4 più grandi e 4 meno grandi e 8 rappresentanti dei c.d. stakeholders
(Associazione Europea delle Banche, delle imprese bancarie e assicurative), ognuno dei quali ha 2 posti, fino ad arrivare ai 16.
C’è poi un presidente che è nominato dalla Commissione Europea. In tutto sono 17.
L’EFRAG fa un esame tecnico dei principi contabili che vengono man mano emessi per dire se:
- Tecnicamente danno una migliore informazione.
- Tecnicamente favoriscono l’utilizzo dei bilanci da parte degli investitori e degli analisti-
- Raggiungono l’European Public Good, quindi se raggiungono il “bene dell’Unione Europea”, quindi per controllare che non
siano principi che possono incidere negativamente sugli aspetti sociali ma soprattutto su quelli economici dell’Unione
Europea.
Fare questa analisi è una “mission impossible”, ma quantomeno si esprimono. Questa è puramente un’analisi/consiglio di
carattere squisitamente tecnico. A questo punto, queste conclusioni vanno all’ARC (Accounting Regulator Committee).
ARC (Accounting Regulator Committee)
L’ARC è un organismo della Commissione Europea. Ci sono rappresentanti di tutti gli Stati membri (in Italia ci va un rappresentante
del Ministero delle Finanze) che, esaminando le risultanze dell’analisi tecnica dell’EFRAG, raccomanda o non raccomanda (in
genere raccomanda) alla Commissione Europea di fare l’endorsement (cioè di dire che vanno
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Appunti per l'esame di Metodologie (Introduzione agli IFRS), Prof. A. Giussani - 4° Parte
-
Appunti per l'esame di Metodologie (Introduzione agli IFRS), Prof. A. Giussani - 3° Parte
-
Appunti per l'esame di Metodologie (Introduzione agli IFRS), Prof. A. Giussani - 2° Parte
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Prof. Alberto Giussani - Metodologie e determinazioni quantitative d'azienda (Introduzione agli IFRS)