Introduzione alla lingua latina – Prof.ssa ANNA ZAGO
L’analisi grammaticale (= morfologica): analizza le forme, le parole.
Analizzeremo 9 forme:
1. nome
2. verbo
3. aggettivo
4. preposizione
5. avverbio
6. congiunzione
7. articolo
8. pronome (pro vuol dire ‘al posto di’)
9. interiezione (parte del discorso che gli antichi e i moderni facevano più fatica a definire. Sono
interiezioni tutte le esclamazioni da noi fatte. Difficile da definire perché a volte è una parte fissa, a
volte invece è declinabile. Sono interiezione tutte quelle parti del discorso che esprimono
un’emozione, uno stato d’animo o qualcosa di analogo. Un tempo definivano l’interiezione come un
avverbio in quanto dicevano che non ci può essere un’interiezione senza un avverbio, anche solo
sottointeso).
Parti indeclinabili (4): congiunzione, preposizione (declinabile solo quando è articolata), interiezione (anche
se ci sono le eccezioni), avverbio.
Parti declinabili (5): nome, verbo, articolo, aggettivo, pronome.
Il latino è ancora più flessivo dell’italiano: non solo genere e numero ma anche la declinazione con i suoi casi
che indica il complemento.
1
Il verbo: parte essenziale della frase, senza il quale la frase non esisterebbe. Voce verbale. Parte di frasi che
dà informazioni sul soggetto che compie l’azione, il protagonista della frase. Dice anche il modo con cui viene
compiuta e il tempo su cui si colloca l’azione. Ci dice cosa succede nella frase.
Lat. verbum: parola. Poi si è specializzato per indicare il verbo.
Il verbo essere ed il verbo avere sono i più citati: ci permette di introdurre una prima distinzione tra verbi
predicativi e verbi copulativi.
Verbi predicativi: il verbo in senso proprio, che esprime un’azione. Mangiare, correre, guardare. Quelli che
costituiscono il predicato verbale. Dice qualcosa sull’azione che sto compiendo.
I predicativi sono individuabili tagliando tutti i complementi della frase lasciando solo soggetto e verbo: se
continua ad avere senso è predicativo.
Verbi copulativi (copula: andare in coppia): collegano il soggetto della frase a una parte nominale. Tipi:
1. ESSERE è il verbo copulativo per eccellenza. Forma il predicato nominale.
2. Io divento grande. Se prendo solo ‘divento’ la frase non è completa e non esprime ciò che il parlante
vuole dire. Sembrare, apparire, nascere, crescere, morire (es: È morto molto anziano).
I seguenti sono copulativi solo al passivo:
3. Appellativi: chiamare, nominare...
4. Elettivi: eleggere, nominare (es: Sono stata nominata capoclasse), scegliere…
5. Estimativi: stimare (es: Sono stimata molto intelligente), credere (es: Sono stata creduta uno stupido),
ritenere, considerare, giudicare, pensare…
6. Effettivi (dal latino efficio, composto di facio): fare, rendere…
Una seconda distinzione si ha tra verbi transitivi e verbi intransitivi.
1 Pag. 1-2 di Lezioni di Latino
Verbo transitivo: può reggere un complemento oggetto, ma non lo porta necessariamente. Mangiare,
leggere, dire, prendere…
L’uso assoluto (absolutum: senza legami, sciolto) di un verbo transitivo prevede l’uso del verbo transitivo
senza complemento oggetto (es: Io mangio vs. Io mangio una mela).
Verbo intransitivo: non può reggere un complemento oggetto. Vivere, correre, parlare…
DORMIRE: esempio di verbo sia transitivo che intransitivo (Io dormo un sonno tranquillo vs. Io dormo).
Il complemento oggetto appartiene allo stesso campo semantico del verbo, ed è detto complemento
oggetto interno.
Alcuni complementi oggetti interni hanno addirittura la stessa radice: Vivo una vita tranquilla. Correre una
corsa. Sognare un sogno.
Verbi doppi: verbi con doppio uso: transitivi con un significato, intransitivi in un altro
→ →
Maria finisce i compiti Maria ha finito i compiti transitivo.
→ →
Le vacanze a settembre finiscono Le vacanze a settembre sono finite intransitivo.
I verbi doppi al passivo usano il verbo avere se sono transitivi in quell’uso, mentre usano il verbo essere se
sono intransitivi.
I verbi transitivi che possono essere usati da soli: (CHIARIRE STO PEZZO)
→
Davide legge un libro Davide ha letto un libro
→
Davide legge transitivo senza C.O.
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Il verbo dà informazioni di tempo (quando), modo, persona (chi) e di numero (quanti). Chiamati gli
accidentia, le cose che cadono sul verbo, le cose che accadono al verbo. Queste 4 informazioni principali
sono in un certo senso riunite nella coniugazione.
Le coniugazioni latine sono 4 e non 3 come in italiano: are, ēre, ĕre, ire.
In italiano abbiamo 7 modi mentre in latino sono 8 (il supino è quello in più).
Le categorie temporali invece sono le stesse.
3
La quinta categoria che non rientra nella coniugazione è la diatesi (o forma).
Diatesi deriva dal greco ‘diathesis’ (διάϑεσις) ed è composta da ‘dias’ e dal verbo ‘tizzemi’. Ed è il
corrispettivo dell’italiano disporre. È la disposizione, il modo con cui è messo un certo verbo in relazione con
un certo verbo ed il soggetto.
Le diatesi sono: attiva (la abbiamo quando l’azione espressa dal verbo è compiuta dal soggetto), passiva (la
abbiamo quando l’azione espressa dal verbo è subita dal soggetto) e riflessiva (la abbiamo quando l’azione
espressa dal verbo ricade/si riflette sul soggetto: il soggetto non la subisce, ma l’azione si riflette solo su di
esso; il soggetto è sia chi compie l’azione sia quello che subisce le conseguenze dell’azione).
La forma riflessiva si divide in tre forme: propria (pronome riflessivo = C.O.), impropria (pronome riflessivo =
C. di termine) e reciproca (pronome riflessivo esprime reciprocità: l’azione avviene tra due soggetti in
maniera reciproca).
Il latino mantiene tutte le diatesi? Sicuramente mantiene le diatesi attiva e passiva, ma ne esiste una nuova,
quella deponente che indica un’azione che il soggetto compie per se stesso o una situazione in cui è
particolarmente coinvolto: in italiano questo valore corrisponde per lo più alla diatesi riflessiva italiana. La
diatesi riflessiva si può avere per esempio con i verbi deponenti.
Di solito la diatesi passiva è riconoscibile dall’uso del verbo essere come copula, mentre quella attiva dall’uso
del verbo avere. Un altro riconoscimento potrebbe essere ottenuto con il verbo ‘venire’: se si può sostituire
alla copula, vuol dire che il verbo è al passivo.
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L’analisi logica è la forma di analisi, di approfondimento, di una qualsiasi proposizione o frase che ci fa
rispondere alla domanda ‘che funzione svolge questa parola nella frase?’. Non chiede le categorie, le 8 parti
del discorso.
2 Pag. 6-7 di Lezioni di Latino
3 Pag. 4-5 di Lezioni di Latino
4 Pag. 8-9 di Lezioni di Latino
Nell’analisi logica si parte analizzando il predicato. Il predicato è qualcosa che viene predicato, detto,
enunciato, rispetto alla frase. È qualcosa che predica, che dice, che dà l’informazione. Predica nel senso di
comunica un’informazione.
Il soggetto è la seconda parte analizzata, quando non sottointeso, in quanto è a questo che si riferisce il
verbo. Quando il soggetto è sottointeso, questo viene dedotto dalle informazioni che ci vengono date dal
verbo.
L’attributo è un aggettivo che non fa parte del predicato nominale quindi può essere tolto tranquillamente
senza togliere senso alla frase. Viene analizzato sia separatamente che insieme al resto della parte del
discorso che descrive.
L’apposizione è un nome e non un aggettivo. Caratterizza un’altra parte del discorso, per lo più il
complemento oggetto o il soggetto.
Il complemento completa o espande il significato dato da S e P aggiungendo informazioni.
L’individuazione delle funzioni logiche avviene attraverso il porsi le domande giuste: cosa viene fatto? chi
compie o subisce l’azione? su chi si riflette l’azione? ecc…
La fanciulla aspetta il marinaio con il contadino.
PV: aspetta
S: La fanciulla
CO: il marinaio
CComp: con il contadino
Il marinaio aspetta la fanciulla con il contadino.
PV: aspetta
S: Il marinaio
CO: la fanciulla
CComp: con il contadino
Il contadino aspetta il marinaio con la fanciulla
PV: aspetta
S: Il contadino
CO: il marinaio
CComp: con la fanciulla
È possibile individuare le parti del discorso in base alla loro posizione nella frase e nel caso del CComp anche
grazie alla preposizione.
Le parole singolarmente prese però non hanno subito alcun mutamento con il cambiamento della funzione
logica.
In latino invece la fanciulla avrebbe avuto tre aspetti diversi a seconda della posizione.
→ → → →
La fanciulla aspetta il marinaio con il contadino. puellă nautam cum agricolā expectat (Puellă
expectat nautam cum agricolā) → → → →
Il marinaio aspetta la fanciulla con il contadino. puellam naută cum agricolā expectat (Naută
expectat puellam cum agricolā) → → → →
Il contadino aspetta il marinaio con la fanciulla. cum puellā nautam agricolă expectat (Agricolă
expectat nautam cum puellā)
In italiano quindi le parti del discorso che formano una frase vengono individuate in base all’ordine delle
parole, principalmente l’ordine SVO, ed è raro avere un ordine differente, a meno che non si voglia mettere
in rilievo una delle parti del discorso.
In latino questo non avviene, esiste una forma specifica per ogni parte del discorso.
5
Se prendiamo ad esempio la frase Amicum necavit Catilina e scambiamo l’ordine delle parole all’interno, il
significato non cambia.
5 Pag. 26-27 di Grammatica Latina
6
Ogni sostantivo, è formato da tema e terminazione (o uscita).
Il tema è costituito da radice (dà il campo semantico a cui appartiene il sostantivo) ed eventuale suffisso.
La terminazione ci comunica il caso e la declinazione della parola. È costituita da vocale tematica (indica la
declinazione) e dalla desinenza (indica il caso).
Puellam: puell (tema) + a (vocale tematica della prima declinazione) + m (desinenza dell’accusativo)
La declinazione è l’insieme delle 12 desinenze (6 singolari e 6 plurali) di una parola. Declinatio vuol dire
modifica. Le declinazioni in latino sono cinque. Tutte le desinenze devono dare per forza tre informazioni
essenziali: il caso (funzione logica della parola nella frase), il genere (maschile, femminile o neutro) e il
numero (singolare o plurale).
Volendo si può dire che il neutro designa le cose astratte, i concetti o le cose inanimate, ma ci sono sempre
molte eccezioni.
Possiamo paragonare le desinenze con le coniugazioni italiane: ne esistono di vari tipi ma ognuno ha i propri
verbi e solo quelli; così le declinazioni hanno i propri sostantivi a seconda della declinazione. Verrà sempre
chiesto quindi di declinare un nome o di coniugare un verbo, bisogna stare attenti a non fare confusione.
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Le declinazioni sono definibili tipologie morfologiche dei nomi. Ogni declinazione ha quindi sei casi, che
sono:
- Nominativo: la sua funzione logica è quella del S. Si può trovare anche nel PN, in quanto la parte
nominale deve essere in concordanza con il soggetto (sia in genere, numero che caso).
- Genitivo: la sua funzione logica è quella del CSpecificazione.
- Dativo: la sua funzione logica è quella del CTermine. Il fatto che il CTermine abbia un proprio caso
implica anche la sua importanza nel latino. Di solito è associato al verbo ‘dare’.
- Accusativo: la sua funzione logica è quella del CO.
- Vocativo: la sua funzione logica è quella del CVocazione. Il caso più raro da trovare.
- Ablativo: può esprimere più funzioni logiche rispetto a tutti gli altri casi, ma le più comuni si può dire
che siano il CCausa e il CMezzo. È il caso quindi con cui bisogna essere più cauti.
Tutti i casi si possono unire a delle preposizioni, la maggior parte delle preposizioni si lega all’ablativo, che
crea quindi molti complementi differenti tra loro a seconda della preposizione a cui viene legato il sostantivo
ablativo.
L’enunciazione della declinazione deve avvenire con un elenco prima di tutti i casi al singolare e
successivamente l’elenco di tutti i casi al plurale.
Un nome quando citato nella forma base viene identificato con la coppia nominativo-genitivo.
Molto spesso le desinenze sono le stesse in casi differenti o addirittura tra casi differenti di declinazioni
diverse.
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La prima declinazione
La maggior parte dei termini della prima declinazione sono di genere femminile, con qualche termine
maschile (come nauta, agricola, poeta, incola…) e nessun termine neutro.
Caso Singolare Plurale
Nominativo ros-ă = la rosa ros-ae = le rose
Genitivo ros-ae = della rosa ros-ārŭm = delle rose
Dativo ros-ae = alla rosa ros-īs = alle rose
Accusativo ros-ăm = la rosa ros-ās = le rose
Vocativo ros-ă = o rosa! ros-ae = o rose!
Ablativo ros-ā = con la rosa ros-īs = con le rose
6 Pag. 20/22 di Lezioni di Latino
7 Riferimento alla tabella di Pag. 22 di Lezioni di Latino
8 Pag. 28 di Lezioni di Latino; Pag. 30 di Grammatica Latina
La ă e la ā indicano una diversa pronuncia della lettera: la ă indica una A breve, mentre la ā indica una A
lunga. Non c’è bisogno di differenziare la pronuncia parlando in quanto non è sicuro come i latini le
pronunciassero.
Spesso un nome che può sembrare femminile è in realtà maschile e si può notare magari da un aggettivo a
lui legato che è declinato al maschile.
Se prendiamo sia genitivo e dativo singolare che nominativo e vocativo plurale, notiamo come la
terminazione sia identica in tutti e quattro i casi. Così come tra loro il dativo e ablativo plurale. E infine anche
il nominativo e il vocativo singolare, ma in quest’ultimo caso l’ambiguità è resa meno insidiosa dato che la
maggior parte delle volte si ha il nominativo; più avanti si dovrà aggiungere a questa ambiguità anche con
l’ablativo, quando i testi smetteranno di segnalare il tipo di vocale (breve o lunga).
La terminazione –arum, e quella poi della seconda declinazione –orum, sono le terminazioni principe del
latino, quelle che lo fanno riconoscere maggiormente. Come possiamo trovare nei Promessi Sposi in cui
Renzo si riferisce a se stesso come un non ‘latinorum’. Un esempio di mantenimento di questa terminazione
è il cognome Santoro che deriva dal latino Sanctorum.
I casi diretti (nominativo, accusativo, vocativo) sono casi la cui traduzione non richiede l’uso di
un’introduzione ed entrano direttamente nella frase, al contrario dei casi indiretti (genitivo, dativo, ablativo)
che nella traduzione italiana sono introdotti con una preposizione.
Es. 7 pag. 31 (alcuni termini)
copiă
nominativo femminile singolare → soggetto ‘l’abbondanza’
vocativo femminile singolare → CVocazione ‘oh abbondanza’
causis
dativo femminile plurale → CTermine ‘alle cause’
ablativo femminile plurale → CCausa ‘per le cause’
naturae
genitivo femminile singolare → CSpecificazione ‘della natura’
dativo femminile singolare → CTermine ‘alla natura’
nominativo femminile plurale → soggetto ‘le nature’
vocativo femminile plurale → CVocazione ‘oh nature’
Vox media: espressione usata per indicare un vocabolo che non ha
Es. 8 pag. 31 (alcuni termini) in sé significato positivo o negativo, ma può determinarsi in un
alle punizioni → CTermine → poenis senso o in un altro secondo l’aggettivo che l’accompagna e
delle onde → CSpecificazione → undarum secondo il contesto.
con la terra → CCompagnia → cum terrā Un esempio in latino è proprio fortuna, fortunae che può voler dire
della sorte → CSpecificazione → fortunae sia buona sorte che cattiva sorte.
le vie → soggetto → viae • Vedendo fortuna oppressus si ha un complemento di
causa efficiente e si traduce con ‘oppresso dalla sorte’.
9
L’apposizione • Prendendo invece prospera fortuna, questo viene
È un nome riferito ad un altro nome per tradotto letteralmente ‘buona fortuna’.
caratterizzarlo meglio. La parola fortuna, fortunae è particolare: questo termine può
In latino concorda con il termine a cui si riferisce in essere infatti essere sostituito dal termine sors, sortis che deriva
caso, genere e numero, e ne svolge anche la stessa però dal senso tecnico di ‘tavoletta con cui tirare a sorte’. Questo
funzione. termine indica però più significati legati all’azione di tirare a sorte
nei casi concreti; nei casi più astratti invece ha più il significato di
Es. 12 pag. 32 fortuna, fortunae cioè quello di ‘sorte, destino, caso’.
Diana, silvarum dea, feras necat.
Diana, dea dei boschi, uccide le belve.
Vesta, familiarum patrona, puellas et matronas protegit.
Vesta, protettrice delle famiglie, protegge le fanciulle e le signore.
Cornelia, villae domina, mensam parat.
9 Pag. 31-32 di Lezioni di Latino
Cornelia, signora della casa, prepara la tavola.
Minerva, poetarum dea, sapientiam inicit.
Minerva, dea dei poeti, infonde sapienza.
Italiam, Europae paeninsulam, incolae amant.
Gli abitanti amano l’Italia, penisola dell’Europa.
Catina, Graeciae colonia, multas statuas dearum iactat.
Catania, colonia della Grecia, vanta molte statue di dee.
Victoriarum memoria incolis Sardiniae, Italiae insulae, grata est.
La memoria (il ricordo) delle vittorie è gradita agli abitanti della Sardegna, isola dell’Italia.
Inopiam, curarum c
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