La Memoria
A.M. A.A. 2017/2018
MODULO MEMORIA IN APPRENDIMENTO E MEMORIA; DI
C. MELONI; CAGLIARI
MODULO MEMORIA
la memoria inizialmente veniva considerata come un sistema unitario e globale, non
venivano presi in considerazione i sotto-magazzini. La storia di Clive; musicista di
grande talento etc. sapeva a grandi linee chi era e sembrava che la MBT fosse
deteriorata ma anche la MLT. Intatta la memoria per la musica. La sua storia è
importante per comprendere quanto la memoria di fondamentale importanza per la
nostra vita, quindi l’adattamento all’ambiente. L’esperienza ci guida nello scegliere
come comportarci, esperienza come accadimenti della vita immessi nel nostro sistema
di memoria e ci ha messo in grado di fare delle scelte. Cosa andiamo a mettere in
memoria? Quando viviamo un’esperienza?
MEMORIA PROSPETTICA: dall’esperienza passata costruire l’esperienza futura,
raggiungere obiettivo esame. La capacità di ricordare ciò che dobbiamo fare.
Una corretta analisi della memoria deve tener conto sia della struttura della memoria
che dei processi operanti al suo interno.
Struttura: indica il modo in cui il sistema è organizzato
Processi: si riferiscono alle attività che si verificano all’interno del sistema stesso.
Come una persona riporta i propri ricordi ci dà delle informazioni sulla personalità del
soggetto.
Cenni storici: EBBINGHAUS 1885; utilizzò la tecnica dei trigrammi; sillabe prive di
senso ottenute mettendo una vocale tra due consonanti scelte a caso che
permettevano di studiare le capacità mnemoniche neutralizzando gli effetti dovuti
all’interesse e al materiale da ricordare. Si domandava quanta roba ci stesse dentro,
come se le informazioni fossero degli oggetti, non devono dare significato, perché a
seconda del significato noi immagazziniamo in modo differente rispetto a un qualcosa
a cui non attribuiamo significato. Egli non si pose il problema delle emozioni né della
struttura multicomponenziale della memoria. Costruiva liste di diversa lunghezza, le
leggeva una volta, le ripeteva, dove si fermava, si ricominciava a leggere etc. e
quantificava l’avvenuto apprendimento, per esempio 10 item appresi= 5 ripetizioni.
Aveva identificato che:
- L’apprendimento di una serie è tanto più veloce quanto più è corta la lista
- Raddoppiando la lunghezza della lista non erano sufficienti il doppio delle
ripetizioni (effetto della lunghezza della lista o list-lenght effect)
- Con il crescere delle ripetizioni il ricordo sembrava maggiormente impresso sulla
memoria
- È più efficace distribuire le ripetizioni nell’arco di alcuni giorni piuttosto che di un
bravo lasso di tempo.
Comportamentismo: I comportamentisti non avanzarono ipotesi sull’organizzazione
delle conoscenze. Si parlava in quegli anni di apprendimento e memoria come analisi
delle modificazioni del comportamento che venivano studiate attraverso metodi
diversi come: 1
Apprendimento seriale:
- dove venivano presentati ai soggetti serie da
apprendere controllando fattori come:
- Tempo di esposizione agli item
- Il ritmo di presentazione
- Il numero di ripetizioni necessarie per ricordare tutta la lista
L’apprendimento per coppie associate:
- in cui si presentavano ai soggetti gli
item per coppie, mostrando inizialmente una parola vicino alla seconda. Nella fase
di rievocazione veniva presentato solo il primo termine veniva chiesto ai soggetti
di ricordare il secondo.
Neisser: ciclo percettivo processi bottom-up, processi top-down
Psicologia della gestalt: tendeva a dare più importanza alle rappresentazioni
interne che non agli stimoli e alle risposte osservabili. Sottolineava il ruolo attivo della
persona che apprende nell’organizzare il materiale.
BARLETT, REMEMBERING, nega che l’apprendimento di materiale senza significato
permetta di studiare utilmente la memoria e sottolinea il ruolo del ‘’effort after
meaning’’, cioè lo sforzo per cogliere il significato compito dalla persona che ricorda.
Barlett conia il concetto di schema: per la sua stretta connessione con il significato, la
memoria spesso opera in maniera ricostruttiva, abbiamo, infatti, la tendenza a
colmare ciò che non ricordiamo, sulla base delle nostre conoscenze generali del
mondo e della plausibilità e coerenza che possiamo dare ai ricordi.
Due ragazzi di Emulak fiume a cacciare foche; urla di guerra si nascondono vedono
una canoa che avanza, cinque uomini che li invitano a salire su per il fiume e
combattere con loro e portare guerra; uno risponde di no, l’altro che non ha frecce ma
le frecce sono nella canoa; quindi uno va vanno a combattere ci furono diversi morti il
soggetto veniva definito ferito ma lui non sentì dolore e quindi parla di essere andato a
combattere con i fantasmi e di essere esso stesso un fantasma. Una volta tornato a
casa racconta la sua esperienza dicendo di non aver provato nessun tipo di dolore. Il
giorno dopo si sveglia vomita nero, e muore.
A seconda che si attribuisca o meno significato a un evento, verrà immagazzinato in
maniera diversa.
Cognitivismo: verso gli anni ’50 con il diffondersi delle teorie della Human
Information Processing diversi studiosi iniziarono a sviluppare modelli relativi ad
aspetti specifici della memoria umana:
- Spearling – magazzini sensoriali; ha individuato dei metodi per studiare la
memoria sensoriale, aveva intentato la tecnica del resoconto parziale;
- Miller – memoria a breve termine
- Atkinsons e Shiffrin – modello a tre memorie modello modale: memoria
sensoriale, MBT, MLT;
differenza tra memoria a breve termine e Working Memory
Working Memory: si occupa dell’elaborazione attiva e dell’immagazzinamento
provvisorio dell’informazione, ed è particolarmente importante per abilità come il 2
calcolo aritmetico mentale, il ragionamento verbale e la comprensione. Sono stati
proposti diversi modelli per la memoria di lavoro, il più noto + quello di Baddeley e
Hitch. Gli autori concordano che si tratti di una sorta di spazio di lavoro mentale che
offre una base al pensiero.
Qualsiasi sistema di memoria implica tre funzioni: codifica (come noi codifichiamo
l’informazione in entrata), immagazzinare; rievocare.
Memoria a lungo termine: implicita (procedurale – non dichiarativa); esplicita –
dichiarativa: semantica ed episodica. Processi indissolubilmente legati tra loro.
CAPITOLO 1
CHE COSA E’ LA MEMORIA?
PERCHE’ ABBIAMO BISOGNO DELLA MEMORIA?
Storia di Clive il musicista; malattia da Herpes Simplex grave encefalite, vivere in un
costante presente, memoria per la musica intatta.
La memoria: una o molte?
Il caso di Clive mostra che la memoria è essenziale per la vita quotidiana, ma non ci
dice granché sulla sua natura. Il fatto che la memoria e l’abilità musicale di Clive siano
rimaste intatte fa pensare che la memoria non sia un sistema semplice e unitario.
I pazienti amnesici sono capaci di diversi tipi di apprendimento, come si può arguire
dal miglioramento della prestazione, anche se non hanno memoria dell’esperienza di
apprendimento e anche se di solito affermano di non essersi mai trovati prima nella
stessa situazione. Tutto ciò fa pensare che non vi sia un singolo sistema di memoria
globale, ma che il quadro sia più complesso.
Teorie, mappe e modelli
Una teoria è un qualcosa di simile a una mappa. Le teorie sintetizzano le nostre
conoscenze in una forma semplice e strutturata che ci aiuta a comprendere ciò che
sappiamo. Una buona teoria ci aiuta a porre nuove domande, e queste, a loro volta, ci
aiutano a conoscere meglio ciò che stiamo studiando. La natura della teoria dipende
dalle domande cui vogliamo rispondere.
Nel caso delle teorie psicologiche, teorie differenti adottano livelli di spiegazione
differenti e hanno prospettive differenti.
L’obiettivo del presente libro è descrivere ciò che sappiamo sulla psicologia della
memoria. Siamo convinti che una spiegazione a livello psicologico possa far luce sulle
spiegazioni del comportamento umano a livello interpersonale e sociale, e possa avere
un ruolo importante nella comprensione delle basi neurobiologiche dei diversi tipi di
memoria.
Negli scorsi anni ’60, in un arco di tempo sorprendentemente breve, il centro di gravità
dello studio dell’apprendimento e della memoria si spostò dall’analisi
dell’apprendimento negli animali allo studio della memoria nell’uomo.
Un orientamento che si affermò in quegli anni rifletteva una concezione della memoria
che aveva le sue radici nell’opera di Hermann Ebbinghaus, filosofo tedesco del 19°
secolo che per primo aveva dimostrato come fosse possibile studiare
sperimentalmente la memoria.
La tradizione di ricerca di Ebbinghaus era stata continuata e approfondita negli Stati
Uniti con particolare attenzione per i fattori e le condizioni che spiegano il modo in cui 3
le nuove conoscenze interagiscono con quelle già possedute. I risultati erano
interpretati in termini di associazioni fra stimolo e risposta, e veniva usata una limitata
varietà di metodi, che di solito richiedevano la memorizzazione di liste di parole e non-
parole. È questo l’approccio dell’apprendimento verbale. Esso si sviluppò tra gli
anni 30 e 60 negli Stati Uniti e poneva l’accento sull’accurata mappatura dei
fenomeni.
In questo periodo si sviluppò un secondo orientamento, le cui radici affondavano sia in
Europa sia nel Nord America. Negli anni 30, in Germania, la scuola della psicologia
della Gestalt aveva cominciato ad applicare alla memoria umana un insieme di idee
sviluppate nello studio della percezione. Diversamente dai comportamentisti, gli
psicologi della Gestalt tendevano a dare più importanza alle rappresentazioni interne
che non agli stimoli e alle risposte osservabili, e a sottolineare il ruolo attivo della
persona che ricorda.
In Gran Bretagna si sviluppò un terzo approccio alla memoria illustrato da FREDERIC
BARTLETT nel suo Remembering. Barlett negava che l’apprendimento di materiale
senza significato permettesse di studiare utilmente la memoria, e impiegava invece
materiali complessi (ad esempio favole tratte da altre tradizioni culturali),
effort after meaning
sottolineando il ruolo dell’ , lo sforzo per cogliere il significato
compiuto della persona che ricorda. Questo approccio dava grande importanza allo
studio degli errori di memoria che commettiamo normalmente, spiegandoli nei termini
delle nostre assunzioni culturali sul mondo. Barlett faceva dipendere tali assunzioni da
rappresentazioni interne che egli chiamava SCHEMI. Tuttavia Barlett aveva ancora il
problema di trovare il modo di studiare queste elusive rappresentazioni interne del
mondo.
Una possibile soluzione cominciò a prendere forma negli anni della seconda guerra
mondiale grazie allo sviluppo dei computer. Matematici come Weiner, descrissero
macchine che davano prova di un tipo di controllo simile al comportamento finalistico.
Kennet Craik propose di rappresentare le teorie come modelli e di usare i computer
per sviluppare tali modelli. Egli realizzò quelli che probabilmente furono i primi
esperimenti psicologici basati su questa idea, servendosi di computer analogici.
Il nuovo approccio alla psicologia basato sulla metafora del computer fu adottata da
parecchi giovani ricercatori, e dopo la guerra l’idea dell’elaborazione dell’informazione,
divenne sempre più influente Neisser: Cognitive Psychology.
In analogia con il computer digitale, possiamo dire che la memoria umana comprende
uno o più sistemi di immagazzinamento. Qualunque sistema di memoria richiede tre
cose:
1.CODIFICARE: ovvero di immettere l’informazione nel sistema;
2.IMMAGAZZINARE: la capacità di immagazzinare tale informazione, e
successivamente la capacità di trovarla e
3. RECUPERARLA.
Benché queste tre fasi abbiano funzioni differenti, esse interagiscono: il metodo di
registrazione o di codifica del materiale determina quali informazioni siano
immagazzinate e in che modo, e ciò, a sua volta, pone limiti a quel che potrà essere
recuperato successivamente. Le cose sono poi ulteriormente complicate dal fatto che i
nostri ricordi implicano non uno solo ma diversi sistemi di memoria interconnessi. 4
Quanti tipi di memoria ci sono?
Con l’accrescersi dell’influenza dell’approccio cognitivo, l’idea di un singolo sistema di
memoria basato su associazioni stimolo-risposta fu lasciata cadere in favore dell’idea
che fossero all’opera due, tre o forse più sistemi di memoria. Il quadro accettato negli
anni ’60: AMBIENTE MEMORIA SENSORIALE MBT
MLT
L’informazione proviene dall’ambiente ed è elaborata dapprima da una serie di sistemi
di memoria sensoriale, che si possono concepire come un’interfaccia fra la percezione
e la memoria. Da qui l’informazione passa in un sistema temporaneo di memoria a
breve termine, e poi viene registrata nella memoria a lungo termine.
Un esempio particolarmente influente di questo modello fu descritto da Atkinson e
Shiffrin 1968, noto come MODELLO MODALE (nel senso di ‘’vicino alla moda
statistica’’), poiché era rappresentativo di buona parte dei modelli del funzionamento
della memoria umana in voga in quegli anni. Come vedremo, diverse assunzioni alla
base di questo modello furono poi messe in dubbio, ed esso fu rielaborato.
Quanti tipi di memoria vi siano resta una questione controversa. Alcuni obiettano
all’idea stessa di un magazzino di memoria perché è qualcosa di troppo statico, e
processi
sostengono che dovremmo occuparci piuttosto di .
La nostra posizione è che si debba tener conto sia della strutture (quali magazzini di
memoria) sia dei processi che operano su di esse, proprio come un’analisi del
cervello richiede sia la descrizione delle caratteristiche anatomiche statiche sia una
più dinamica considerazione della fisiologia.
Assumiamo che vi siano sistemi di memoria distinti di tipo sensoriale, a breve
termine e a lungo termine, ciascuno dei quali può essere suddiviso in componenti
separate. Non assumiamo però che vi sia un semplice flusso dell’informazione
dall’ambiente alla memoria a lungo termine, è abbondantemente provato che il flusso
dell’informazione procede in entrambe le direzioni. Ad esempio, la conoscenza del
mondo, immagazzinata nella memoria a lungo termine, può influenzare la
focalizzazione dell’attenzione, che determina a sua volta ciò che entra nei sistemi di
memoria sensoriale, il modo in cui viene elaborato, e se sarà ricordato.
MEMORIA SENSORIALE
Nei primi anni ’60 negli stati uniti, alcuni ricercatori adottarono l’approccio
dell’elaborazione delle informazioni per analizzare questo sistema temporaneo di
MEMORIA ICONICA
memoria visiva (tra cui Spearling), che ricevette poi il nome di .
Spearling presentava per breve tempo una matrice di dodici lettere e poi chiedeva ai
soggetti di rievocarla. I soggetti erano in grado di ricordare correttamente 4 o 5
lettere. Per sfuggire al problema dell’oblio delle lettere nel momento in cui dovevano
essere nominate, una possibilità è presentare la stessa matrice riducendo il numero di
lettere da riportare ma senza dire in anticipo ai soggetti quali lettere dovranno
rievocare. Spearling richiedeva ai soggetti di riportare le lettere di una sola delle tre
righe. Segnale acustico differente per ogni riga. Variabile intervenente la luminosità
più alta la luminosità peggiore è la prestazione (mascheramento, interferisce con la
traccia mnestica).
Spearling interpretava i suoi risultati supponendo che le lettere fossero trasferite da un
5
magazzino visivo periferico, a una velocità di circa una lettera ogni 10 millisec, in un
magazzino di memoria più duraturo, che chiamò buffer di riconoscimento
(recognition buffer). Questo magazzino è in grado di mantenere l’informazione in
una forma che permette ai soggetti di riportarla opera a una velocità molto più bassa
delle 100 lettere al secondo trasferite dal magazzino visivo periferico. Nella sua
successiva analisi di questo lavoro, Neisser diede a questo magazzino di memoria
memoria iconica
visiva a brevissimo termine il nome di . memoria ecoica
Tale magazzino ha un analogo uditivo, cui Neisser diede il nome di .
Es. ricordare un numero di telefono: in una rappresentazione visiva, la probabilità di
errore aumenta sistematicamente dall’inizio alla fine della sequenza; in una
rappresentazione uditiva l’ultima o le ultime due cifre hanno più probabilità di essere
corrette rispetto agli item in posizione centrale. Questo effetto di recenza può essere
eliminato frapponendo un altro stimolo verbale tra presentazione e rievocazione,
anche se lo stimolo non richiede di essere elaborato ed è sempre uguale.
MEMORIA A BREVE TERMINE E DI LAVORO
memoria a breve termine (MBT)
Useremo l’espressione in modo teoricamente
neutro, per riferirci all’immagazzinamento temporaneo di piccole quantità di
informazione per brevi intervalli di tempo. Nella maggior parte dei casi, se non in tutti
è probabile che la prestazione sia influenzata dalla memoria a lungo termine, e di
questa influenza occorre tener conto nello studio dei sistemi in cui
l’immagazzinamento dell’informazione è meno duraturo. Molte delle ricerche in questo
campo hanno usato materiale verbale, e non vi è dubbio che anche quando gli
stimoli non sono verbale la ripetizione verbale ci permetta di tenere fermo il livello
della prestazione per un breve intervallo di tempo. È tuttavia importante tenere a
mente che la MBT non riguarda solo il materiale verbale, e che essa è stata
estremamente studiata in relazione all&rs
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