Etologia viene da èthos, ossia il costume, la norma di vita ed il comportamento di animali e piante.
Il comportamento comprende tutti i processi mediante i quali un animale percepisce il mondo esterno
e lo stato interno del proprio corpo ed i processi grazie ai quali reagisce di conseguenza, è un
fenomeno continuo, fintanto che persiste la vita. Non è possibile studiare il comportamento animale
senza compiere delle semplificazioni, ad esempio se studiamo il corteggiamento del fagiano non
abbiamo bisogno di registrare il numero di atti respiratori, ma se studiamo il corteggiamento dei
tritoni allora dovremmo considerarli poiché il corteggiamento è dettato dalle risalite in superficie per
respirare.
Esistono due approcci fondamentali al comportamento animale (il miglior modo per comprendere
prevede una combinazione di entrambi) :
Fisiologico : studia il funzionamento dell’organismo, il modo in cui nervi, muscoli e organi di senso
sono coordinati per produrre un comportamento complesso. Spesso per indagini di questa natura
l’animale deve essere portato in laboratorio.
In toto : indaga il comportamento dell’animale integro, ad esempio quale componente dell’ambiente
spinga un grillo a cantare in un determinato momento o perché questi animali cantino invece di
adottare altri comportamenti. Possiamo distinguere due figure di scienziati in questo ambito :
- Psicologi : concentrati maggiormente sull’apprendimento, solitamente lavorano in laboratorio
cercando di studiare le capacità di apprendimento di una gamma limitata di specie (piccioni, ratti)
- Etologi : concentrati sul comportamento spontaneo, non appreso degli animali, e lo osservano
generalmente nei loro habitat naturali. Oggi si assiste ad un confluire delle due tendenze.
Niko Tinbergen fu uno dei padri fondatori dell’etologia moderna, in uno dei suoi scritti, egli postulava
l’esistenza di quattro principali tipologie di interrogativi che occorre porsi nell’affrontare lo studio del
comportamento animale :
Funzione : perché l’animale esibisce un determinato comportamento, in che modo quel
comportamento contribuisce a migliorare la sopravvivenza o il successo riproduttivo dell’animale
Evoluzione : come il comportamento è andato modificandosi nel tempo
Causazione : quali fattori, interni o esterni, portano all’esecuzione del comportamento in un
momento
Sviluppo : in che modo il comportamento si modifica durante la maturazione di un giovane e quali
fattori interni ed esterni influenzano questo processo
La reazione di fuga dello scarafaggio. Lo scarafaggio, quando il rospo prova a catturarlo, scappa
in modo fulmineo. Per quanto riguarda la causazione, lo scarafaggio si volta ed inizia a fuggire 16
millisecondi prima dell’estroflessione della lingua da parte del rospo, e lo fa sempre nella direzione
giusta, a questo punto il rospo è obbligato ad attaccare in quella direzione e probabilmente sbaglierà
il colpo. Lo scarafaggio rileva impercettibili spostamenti d’aria prodotti dai movimenti del predatore
grazie a numerosi piccoli peli sensibili localizzati sui cerci. A livello fisiologico su ciascuno dei cerci ci
sono circa 220 peli, ciascuno incernierato in modo da potersi muovere solo in due direzioni (a 180°
l’una dall’altra), i vari peli sono incernierati con orientamenti diversi, quindi, un flusso d’aria derivante
da una determinata direzione muoverà alcuni peli ed altri no. Nell’estremità posteriore dello
scarafaggio si trova un ganglio terminale con all’interno IG (interneuroni giganti) che inviano segnali
lungo il cordone nervoso fino alla testa passando tramite i nervi motori ed innescando il movimento di
fuga. La funzione è di sopravvivenza. Per quanto riguarda l’evoluzione, probabilmente questo
processo è iniziato in un periodo in cui c’erano scarafaggi e rospi più lenti, alcuni scarafaggi erano più
veloci, magari con dei peli più sensibili, essi sopravvissero meglio e si riprodussero di più. Se molte
specie condividono un tratto, allora possiamo assumere che quest’ultimo fosse presente prima che le
specie divergessero dal proprio antenato comune, possiamo ipotizzare, quindi, che insetti stecco,
grilli, cavallette e scarafaggi ancestrali avessero strategie di fuga organizzate in modo simile a quella
dello scarafaggio moderno. A livello di sviluppo, uno scarafaggio appena uscito dall’uovo si allontana
da una corrente d’aria con la stessa precisione di un adulto nonostante il giovane abbia 4 peli
sensoriali invece dei 440 dell’adulto.
Il corteggiamento del gallo della salvia. All’inizio della primavera i maschi si riuniscono in arene,
dette lek, per un’esibizione collettiva, le femmine visitano questi luoghi e scelgono con chi
accoppiarsi. Le esibizioni dei maschi possono durare ore e continuare di notte se c’è luna piena.
Individuare la funzione è complesso soprattutto perché l’esibizione sembra essere uno spreco,
potrebbero accoppiarsi appena giunti nel lek, bisogna prima studiare l’evoluzione. Il confronto con
specie affini ci fa ipotizzare che la parata sia un’esagerazione e amplificazione dell’erezione delle
penne e di altre posture che caratterizzano l’eccitazione degli altri uccelli ed il comportamento delle
femmine serve a portare la scelta sui maschi più dominanti e tenaci, con più fitness. Per la causazione
non c’è il livello di dettaglio che c’era con lo scarafaggio, ma possiamo dire che all’inizio della
primavera la secrezione di ormoni sessuali aumenterà in risposta all’allungamento delle giornate ed i
galli inizieranno a riunirsi nei lek (fattore interno), inoltre la vista ed i richiami degli altri galli li
attireranno (fattore esterno). Riguardo lo sviluppo, i maschi iniziano a visitare i lek durante la
primavera dell’anno successivo alla loro nascita, ma sembrano incapaci di allontanare gli anziani e di
andare verso il centro, è un processo che avviene negli anni via via che gli anziani muoiono. L’unica
differenza nell’esibizione di un giovane e di un adulto è che il giovane esegue la parata ad un ritmo
più veloce, ma non se ne conosce il motivo. Quando si parla di animali più complessi di uno
scarafaggio, non si può descrivere il comportamento in termini di ogni movimento di ogni muscolo,
ma bisogna trovare delle unità che creano un modello riconoscibile. Durante la parata il gallo gonfia
una sacca d’aria sotto le penne del collo e del petto e poi la sgonfia facendo degli schiocchi udibili fino
a 1km di distanza, ogni gallo eseguirà la sequenza ogni 6 – 12 secondi e continuerà per ore, si può
quindi riconoscere un modulo comportamentale caratteristico di questa specie.
Sistema nervoso.
Le unità funzionali e strutturali del sistema nervoso sono i neuroni, essi sono connessi gli uni agli altri
fino a centinaia o migliaia di altri neuroni e tramite le connessioni tra neuroni avviene lo scambio di
informazioni. Ogni neurone presenta un soma (corpo cellulare), un assone (connesso al soma) e
dendriti (processi ramificati che ricevono informazioni da altre cellule). Per la maggior parte
l’informazione viene trasmessa tramite impulsi elettrici, ma a livello delle sinapsi (giunzioni tra
cellule) la trasmissione è chimica : il terminale della cellula secerne un neurotrasmettitore nella
fessura che lo separa dalla cellula adiacente, il neurotrasmettitore, quando arriva sull’altro versante
della sinapsi, innesca un segnale elettrico nella cellula e a questo punto l’eccitamento viene di nuovo
condotto sottoforma di segnale elettrico. Ogni cellula nervosa presenta un’attività elettrica costante e
quando non sta trasmettendo informazioni mantiene una differenza di potenziale transmembrana,
l’interno della cellula ha una leggera carica negativa rispetto all’esterno e la membrana è, quindi,
polarizzata. Ogni modificazione di questo potenziale rappresenta una depolarizzazione della
membrana ed è alla base della trasmissione di informazioni.
Le cellule sono cattivi conduttori, quindi spesso accade che, a seguito di uno stimolo, una cellula
reagisca producendo un segnale elettrico che si spinge solo per alcuni millimetri e poi si estingue,
questi piccoli segnali sono detti PPS (potenziali post – sinaptici). Se i PPS fossero l’unica modalità di
trasmissione delle cellule nervose, la trasmissione a lungo raggio sarebbe impossibile, di conseguenza
molti neuroni integrano i PPS con dei potenziali d’azione che possono percorrere un lungo assone. Le
cellule nervose non si limitano ad eccitarsi a vicenda, esse possono, infatti, anche inibirsi a vicenda
iperpolarizzando la membrana di un altro neurone.
Riflessi.
I riflessi sono funzionalmente molto importanti e, per la loro semplicità, è ragionevole considerarli
come moduli comportamentali. I riflessi, così come i comportamenti complessi, presentano una
latenza nella risposta, quindi un ritardo tra la somministrazione dello stimolo e l’osservazione del suo
effetto. Solo una piccola frazione di questo ritardo è giustificata dal tempo impiegato dagli impulsi
nervosi a percorrere gli assoni, la maggior parte è causato dal ritardo sinaptico (quindi la trasmissione
dell’informazione da un neurone al successivo) ma tanto più è forte lo stimolo tanto più breve sarà la
latenza e lo stesso vale per molti comportamenti complessi. I singoli neuroni a volte rispondono solo
dopo l’induzione di diversi PPS, e sono in grado di sommare PPS che si presentano in tempi diversi
(sommazione temporale) sia provenienti da fonti diverse (sommazione spaziale). Prendiamo ad
esempio il riflesso di grattamento del cane, 5 o 10 stimoli deboli non evocano alcuna risposta, ma
dopo 20 o 30 stimolazioni parte la risposta di grattamento. Le mosche azzurre della carne rilevano i
livelli di zuccheri con dei peli sensoriali posti sui tarsi anteriori, se una sola zampa è immersa in una
soluzione zuccherina, la concentrazione di saccarosio più bassa per la quale il 50% degli esemplari
reagisce è 0,0037 molarità, se lo stimolo interessa entrambe le zampe allora si scende a 0,0018
molarità. Nel caso di comportamenti più complessi, la sommazione ha spesso luogo tra stimoli di
natura diversa percepiti da organi di senso diversi, ad esempio la vista e l’odore del cibo si sommano
quando abbiamo fame. I neuroni presentano, inoltre, il fenomeno della facilitazione sinaptica, ossia
ogni PPS è più ampio del precedente, ad esempio nel riflesso pinnale del gatto, la ripetuta
stimolazione tattile dell’orecchio induce dapprima una retrazione dell’orecchio all’indietro, se la
stimolazione continua il gatto scuote l’orecchio e poi tutta la testa, se la stimolazione persiste, infine,
il gatto solleva la zampa posteriore e si gratta, quindi, la soglia di attivazione legata alla retrazione
dell’orecchio sarà la più bassa e gli altri tre moduli motori successivo avranno soglie via via più alte.
I neuroni, oltre a stimolare, possono inibire l’attività di trasmissione delle informazioni di altri neuroni,
in modo simile, a livello comportamentale, l’impedimento di un’attività mentre un’altra è in corso
costituisce un esempio di inibizione. I muscoli, ad esempio, sono organizzati in coppie antagoniste,
uno dei due flette un arto mentre l’altro lo estende; quindi, l’eccitamento di uno è accompagnato
dall’inibizione dell’altro, questa inibizione reciproca permette ai muscoli antagonisti di prendere il
sopravvento a turno nei movimenti, in assenza di questo meccanismo la coordinazione e la
deambulazione sarebbero impossibili. Analogamente, quando stimoliamo un animale, il risultato è
l’esibizione di una reazione, ma ciò implica l’inibizione del comportamento precedente alla
stimolazione. Questo deriva dalla necessità del sistema nervoso di stabilire delle priorità poiché
spesso sorgeranno situazioni conflittuali, ad esempio in uno studio su delle tortore che sono state
private di cibo e acqua, quando poi gli viene somministrato sia cibo che acqua, gli uccelli alternano
periodi di introduzione di cibo ad altri in cui assumono acqua e a quanto pare questi intervalli
dipendono dalla quantità di tempo trascorso a bere e mangiare, e non dalla quantità di cibo o acqua
ingerita, questo processo si chiama time – sharing. Quando in un riflesso si rimuove l’inibizione, esso
si ripresenta ad un livello di intensità maggiore rispetto al precedente, questo fenomeno è detto
rimbalzo, quando per un certo periodi di tempo un comportamento complesso non è stato evocato, la
sua soglia si abbassa e quando alla fine viene stimolato, è eseguito ad alta intensità.
Sviluppo del comportamento.
Gli animali giovani non sono creature formate solo in parte, essi possono presentarsi come adulti in
miniatura che vanno aumentando di dimensioni, e anche le loro risposte comportamentali devono
modificarsi, alcune forme giovanili di alcuni organismi conducono una vita completamente diversa da
quella degli adulti, ad esempio i girini, prima di trasformarsi in rane o rospi (creature carnivore e
terrestri), nuotano, respirano come pesci e sono erbivori, nel caso di cicli vitali come questi, i giovani
e gli adulti necessitano di un repertorio comportamentale completamente distinto. Nel corso dello
stadio pupale, gli insetti che subiscono una metamorfosi devono riorganizzare il proprio sistema
nervoso in modo radicale, a volte essi riplasmano gli stessi neuroni in modo da poterli utilizzare sia
nella vita larvale che adulta. Gli animali che vanno incontro a una metamorfosi devono organizzare
dure vite diverse e quindi essere portatori di due corredi genetici che dirigano due programmi di
sviluppo differenti, non sempre i moduli comportamentali specializzati per operare nelle prime fasi di
vita scompaiono, e possono riemergere in contesti leggermente diversi, ad esempio i piccoli di
suricato, per favorire lo spostamento, si rilassano quando un adulto li prende per la collottola,
analogamente, le femmine adulte si rilassano quando il maschio le afferra per la collottola durante
l’atto sessuale.
Istinto.
Gli animali rispondono in modo appropriato agli aspetti del loro mondo, così facendo si nutrono,
trovano riparo e si riproducono. Un comportamento prefissato, che non richieda apprendimento o
esercizio sarà vantaggioso in caso di animali con un ciclo vitale breve, nel quale non siano
contemplate cure parentali, le femmine di vespe del genere Monobia, ad esempio, scelgono uno stelo
vuoto e costruiscono sul suo fondo cieco un setto di fango e saliva, poi vi depongono un uovo e lo
attaccano alla parete interna dello stelo, dopo di che va a caccia ci bruchi e poi costruisce un altro
setto che sigillerà l’uovo insieme alle sue provviste, Monobia dovrà quindi affidarsi a reazioni
prefissate e non apprese. Gli elefanti di un gruppo sudafricano sono insolitamente aggressivi nei
confronti degli esseri umani, l’origine di tale comportamento potrebbe risalire ad un tentativo
dell’uomo di annientare tutta la popolazione nel 1919. Nonostante nessun elefante vivo ai tempi sia
ancora in vita, i discendenti devono aver ereditato e trasmesso il comportamento che permise ai loro
predecessori di sopravvivere. La vespa (comportamento prefissato) e l’elefante (apprendimento e
trasmissione) sono i due estremi della scala comportamentale. Tutti gli animali di complessità
superiore agli anellidi presentano entrambi i tipi di comportamenti (istintivo ed appreso),
l’apprendimento offre maggiori possibilità di modificare il comportamento in modo da adeguarsi a
circostanze mutevoli ed è più importante in un animale longevo, inoltre un fattore rilevante è quello
delle dimensioni corporee poiché le capacità di apprendimento molto sviluppate richiedono una
quantità cospicua di tessuto cerebrale, longevità e dimensioni corporee sono positivamente correlate,
infatti animali più grandi vivono più a lungo.
Cane e domesticazione.
L’evoluzione del cane è avvenuta per domesticazione, quindi, l’uomo ha avuto un ruolo importante
attuando meccanismo di selezione artificiale a seguito della selezione naturale. La domesticazione è
l’insieme di due processi :
Culturale : gli animali diventano parte della struttura sociale umana, con caratteristiche fisiche e
comportamentali adattate ad essa
Biologico : i progenitori della specie domestica vengono riproduttivamente isolati dalla specie
selvatica
Affinché una specie sia completamente domesticata, essa deve perdere i contatti con gli individui
selvatici (si pensa che il cane si sia autodomesticato nella prima fase di questo processo, il motivo
può essere stato la nascita di villaggi permanenti dell’uomo e quindi una nuova fonte di cibo : i rifiuti
degli uomini), deve essere confinata nell’ambiente umano, l’accoppiamento deve essere selettivo, lo
sviluppo di nuove razze deve essere pianificato e deve essere attuata una persecuzione della forma
selvatica. Dove e quando sia avvenuto questo processo è ancora incerto, si ipotizza sia accaduto
32.000 – 18.000 anni fa. Il primo comportamento che, nel lupo, ha subito una modifica in questo
processo è la flight distance, ossia la distanza di fuga, quanto un animale si avvicina a qualcosa di
pericoloso (l’uomo) prima di correre via, questo ha portato ad essere favoriti i lupi più docili. Venne
fatto un esperimento con le volpi, gli individui più docili venivano fatti accoppiare tra di loro, dopo 40
anni, quindi 35 generazioni, gli animali erano molto più propensi all’interazione con l’uomo e
presentavano anche dei cambiamenti morfologici come un muso più corto o le orecchie più flosce.
Queste volpi, inoltre, presentavano dei tratti neotenici (permanenza nel soggetto adulto di caratteri
tipici delle forme giovanili), e questo vale anche per il cane rispetto al lupo. Il processo di
domesticazione, quindi si pu&og
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