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Lezioni, Psicologia della personalità

Appunti che presentano degli Schemi che sono rielaborati per l'esame di psicologia della personalità e delle differenze individuali, si tratta di una composizione di 19 pagine frutto di una rielaborazione personale. Contenuti chiari, precisi e schematizzati.

Esame di psicologia della personalità e delle differenze individuali docente Prof. R. De Beni

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Memoria

Prove dell'esistenza di un sistema di memoria autobiografico

La capacità di muoversi mentalmente nel tempo sembra essere una prereogativa umana;

l'autonoesi è infatti una specifica capacità umana di distinguere ciò che è reale da ciò che è

immaginario o ricordato.

Nielsen fa però una distinzione tra ciò che è memoria centrata sulla persona e ciò che è

memoria impersonale, ovvero conoscenze acquisite intellettualmente. Ma la memoria

centrata sulla persona, ovvero memoria autobiografica, gode di due componenti, discusse

per la loro effettiva distinzione, e cioè la memoria episodica e la memoria semantica.

Una prova della loro distinzione è data dal caso di K.C. , il quale dopo un incidente ha

• perso alcune funzioni e mantenuto altre, in particolare il danno è alla memoria

episodica, per cui vediamo che nonostante abbia mantenuto:

Linguaggio, percezione, ragionamento, conoscenze semantiche, la strada di casa, la

◦ morte del fratello, capacità empatiche, un senso di familiarità, un senso di Sè,

mentre sono cambiati:

La sua personalità (da avventuriero e socievole a ritirato), consapevolezza

◦ autonoetica (condannato a vivere un eterno presente), normale vividezza dei

particolari, nessuna capacità di prevedere azioni future.

Grazie alla neuroimmagine funzionale, è stato ulteriormente provata l'esistenza di una

• memoria autobiografica in quanto si è visto che la corteccia prefrontale sinistra è

coinvolta nella codifica della memoria episodica (dove vi è anche il recupero della

memoria semantica), mentre la destra nel recupero.

Inoltre, gli anziani hanno un accesso più difficile alla memoria episodica, mentre

• nessuna difficoltà nel recupero e nell'elaborazione di memoria semantica; essi

introducono meno particolari nel ricordo, lo contestualizzano meno e introducono più

falsi ricordi, ma presentano ricchezza elaborativa e più sentimenti introdotti.

Memoria autobiografica e personalità

All'interno di un ricordo vi sono 3 tipi di conoscenze: i periodi della vita; gli eventi generali

(ripetuti o singoli, quelli che chiamiamo mini-storia, le prime volte); gli eventi specifici, ovvero

i dettagli del ricordo. Il potere della memoria dipende da quest'ultimo punto.

L'integrazione del tutto permette agli individui di ricordare il passato, interpretare il presente

e fare previsioni sul futuro, mentre lo scollamento porta al disorientamento sulla nostra

identità. Quindi possiamo dire che i ricordi autobiografici costituiscono le fondamenta del sè,

permettendo all'individuo di percepire un sè stabile. Non a caso, informazioni coerenti con

l'idea del sè sono ricordate più facilmente di informazioni discrepanti (self-reference effect).

Inoltre, la motivazione modifica la lettura del passato, in quanto si ha una rappresentazione

del passato congruente con lo stato emotivo attuale (specialmente nel caso dei depressi).

A questo proposito, si fa riferimento al concetto di self-memory system, per introdurre il

concetto di working self, che come suggerisce il nome agisce con la memoria di lavoro

nell'integrare informazioni sul sè e di adattarle con nuovi elementi.

Alcune ricerche dimostrano una correlazione anche con la cultura.

Il ricordo degli eventi negativi

Le situazioni spiacevoli tendono ad essere ricordate spesso e involontariamente nel corso

della vita, anche normalmente, ma quando il riaffiorare frequentemente di questi ricordi

provoca disagio nell'attività quotidiana, può trattarsi di disturbo post-traumatico da stress

(DPTS), in cui i ricordi vengono vissuti come reali, tant'è che sono accompagnati da fenomeni

fisici. Spesso si presentano come flashback ed eventi frammentari. La teoria in merito è quella

della doppia rappresentazione, in cui il ricordo si sdoppia in:

Una componente autobiografica, recuperabile autonomamente e coscientemente. E'

• rappresentato in modo organico sulle conoscenze del Sè. I sentimenti prevalenti sono

di colpa e di rabbia

Un'altra specifica dei flashback e può manifestarsi solo autonomamente. Si prova

• paura, orrore e senso di vulnerabilità.

Un modo per aiutare i pazienti affetti da DPTS è quello di ricostruire loro un racconto integro

dell'accaduto, così che possa entrare nei ricordi autobiografici ordinari e il paziente possa

imparare a controllare i flashback.

Un ulteriore confronto può essere fatto tra i pazienti affetti da DPTS e coloro affetti

◦ da depressione. Entrambi hanno ricordi molto vividi, disturbanti, frequenti e

duraturi nello stesso intervallo di tempo, ma:

I primi con una maggior frequenza rispetto ai depressi, e una sensazione di

▪ estraniamento rispetto alla scena

I secondi presentano un certo senso di colpa, informazioni negative circa Sé e il

▪ mondo, ricordi legati alla malattia e alla morte su amici e parenti, oltre che se

stessi. Hanno un comportamento evitante nei confronti dei ricordi per cui

utilizzano strategie di distrazione o soppressione.

A proposito di soppressione, uno studio ha evidenziato che ha come effetto

• l'amplificazione del pensiero, dunque una maggiore sensibilità della mente

al pensiero non voluto, tuttavia basta focalizzarsi su un altro e unico

pensiero per far sparire l'effetto amplificazione. Si ritiene un ruolo della

memoria di lavoro e dell'intelligenza nella mancata capacità di inibirsi.

Non a caso, anziani capaci di controllarsi ottengono buoni punteggi anche

in memoria di lavoro.

L'ottimismo della memoria

Per quanto riguarda il contenuto dei ricordi, questi sono ovviamente influenzati dalla

personalità, motivo per cui persone con alti punteggi nella tendenza a cooperare ecc

ricordano eventi di amore, amicizia e via dicendo, ma anche l'età influenza i ricordi:

Gli anziani tendono a ricordare eventi legati alla guerra, alla malattia e alle vacanze,

• viaggi, ed eventi generalmente più positivi rispetto ai giovani, come successi. Valutano

gli eventi negativi come meno negativi rispetto ai giovani.

I giovani la scuola, l'amore o il sesso, ma hanno più ricordi legati a eventi stressanti o

• spiacevoli rispetto agli anziani.

Nella teoria della selettività socioemotiva dell'invecchiamento proposta da Carstensen, il

percepire il tempo come limitato porta a rivolgere l'attenzione verso emozioni più positive

per ottenere un benessere psicologico, che porta positività verso i ricordi, perlopiù volontari.

Non vi sono differenze se vengono inclusi elementi di personalità (con il Big Five).

Sensibilità alla memoria: il piacere di ricordare

Ricordare contribuisce a creare un senso di identità della persona, un mantenimento di

coerenza, per cui generalmente a tutti piace ricordare.

Coloro che vedono addirittura il passato come più attraente del presente, sono più propensi

a ricordare, conservano gelosamente reliquie del proprio passato e preferiscono prefigurarsi

un giorno di festa che viverlo, sono chiamati "leopardisti"; secondo gli studi, le ragazze in

tutte le fasce di età, tranne nell'anzianità dove si pareggiano le differenze di genere, sono più

sensibili al ricordare rispetto agli uomini. Così come adolescenti e anziani lo sono di più

rispetto agli adulti, in entrambi i generi.

Questo atteggiamento positivo si è dimostrato di grande utilità nel percorso terapeutico, e in

particolare possiamo distinguere due tipologie di ricordi legati all'ambito clinico:

Di carattere integrativo, e cioè ricordi che fanno riferimento a quella che è stata

• chiamata life rewiew, che servono a riflettere e interpretare gli eventi del passato,

riconciliando le discrepanze tra ideali e realtà, accettando gli eventi negativi.

Di carattere strumentale, dunque ricordi che riguardano gli obiettivi raggiunti, i

• progetti portati a termine.

Gli anziani istituzionalizzati (soddisfatti) riportano un numero maggiore di ricordi di questi

due tipi rispetto agli anziani non soddisfatti.

Apprendimento

Tratti di personalità e studio

Nello studio entrano in gioco tutte le componenti che caratterizzano l'essere umano, quindi

la domanda nasce spontanea: vi sono delle caratteristiche che favoriscono lo studio rispetto

ad altre? Chi ha tentato di rispondere a questa domanda ha scoperto che alcuni fattori hanno

un'azione facilitante, altri meno. Per esempio, Coscienziosità, Introversione/Estroversione e

Nevroticismo possono spiegare fino al 15% la varianza nei voti. Si è trovato, ad esempio, che:

La Coscienziosità è il fattore maggiormente predittivo dei risultati scolastici (a tutti i

• livelli di istruzione)

Gli introversi ottengono risultati migliori rispetto agli estroversi, essendo meno

• impulsivi e più concentrati, oltre a dedicare più tempo allo studio

Il Nevroticismo influenza negativamente lo studio, o meglio l'ansia agisce

• positiviamente nello studio, a meno che non superi una certa soglia, al di là della

quale il risultato precipita.

Non sempre questo accade, e bisogna ricordare che la personalità influenza lo studio

indirettamente, attraverso componenti motivazionali o strategiche.

Le strategie, infatti, sebbene non sempre consapevoli (ma potenzialmente sì) sono atte a

migliorare la comprensione del testo e a fissarlo nella mente. Si parla appunto di padronanza

strategica per sottolineare il ruolo attivo dello studente, gli elementi motivanti che

favoriscono l'apprendimento e così via.

A questo proposito, le migliori strategie per farlo sono sicuramente le immagini mentali, che

devono essere vivide, interattive, personali e ben collegate, e una buona strutturazione del

materiale, attraverso schemi tabelle e tavole riassuntive.

Più strategie formano un metodo di studio:

Il metodo SQ4R (Survey, Question, Read, Reread, Recite, Review) è particolarmente

• utile per le aspettative, che motivano all'apprendimento

Il metodo Murder (umore, comprensione, riassunto, verifica, fissare contenuti, ripasso)

Seppur utili, hanno il difetto di non essere adatti a tutti i tipi di prove, materiale e studenti.

Le motivazioni

Il legame tra strategia e motivazioni è spiegato nel modello di Borkowski in cui l'enfasi è

posta sulla conoscenza e sull'utilizzo appropriato di strategie, in secondo piano sugli aspetti

motivazionali. Secondo la teoria, anche se il numero di strategie è limitato, imparare la

strategia più idonea a un tipo di compito che porta anche ad autoregolarsi è il punto di

partenza per un apprendimento pianificato.

Autoefficacia

Strategia Piacere di apprendere

Autoregolazione

Motivazione

Approccio allo studio e personalità

Biggs distinse tre approcci diversi allo studio, ricollegati da Zhang a tipologie di personalità:

L'approccio superficiale è di chi usa strategie poco impegnative (lettura e ripetizione),

• Ha motivazioni estrinseche ed emozioni negative quali ansia e paura del fallimento.

◦ Relazioni positive con il Nevroticismo e negative con l'Apertura mentale.

◦ Correlazione con la teoria entitaria e gli obiettivi alla prestazione

L'approccio profondo è invece di coloro che utilizzano strategie più elaborate,

• integrano il materiale con le precedenti conoscenze e individuano esempi concreti,

con un atteggiamento critico verso lo studio, creando nuovi collegamenti.

Le motivazioni prevalenti sono la curiosità e l'interesse, dunque lo studio è

◦ intrinsicamente motivato.

Efficace nei livelli alti di istruzione, dove si richiede comprensione e astrazioni e

◦ deduzioni.

Presenta correlazioni con la Coscienziosità, l'Apertura mentale e più recentemente

◦ si è visto anche con l'Estroversione.

Obiettivi alla padronanza.

L'approccio strategico è di coloro che trovano le strategie più funzionali alla prova.

• Se anche le motivazioni sono estrinseche, essi ambiscono all'eccellenza.

◦ Funzionale nei compiti dove è richiesta molta memoria e dettagli.

◦ Presenta correlazioni con la Coscienziosità.

Tratti e motivazioni possono quindi essere dei buoni predittori dell'uso efficace di strategie, e

dunque del successo scolastico.

Componenti motivazionali

Gli studenti più efficaci hanno motivazioni intrinseche, strategie e obiettivi di padronanza,

al contrario i meno efficaci proteggono la propria autostima, vogliono dimostrare il loro

valore e mascherano la frustrazione. Da questa distinzione possiamo però dividere in tre

tipologie gli stati motivazionali:

Motivato: presenta buone motivazioni

• De-motivato: vi è tanta motivazione, che frena l'apprendimento

• Prevalenza di obiettivi alla prestazione

◦ Tende a non agire o a fare il minimo, solo se spinta da pressioni come scadenze

◦ Carico di tensioni

◦ Può portare all'ossessione per lo studio, che include disorganizzazione e

◦ procrastinazione, poca strategia e risultati poco eccellenti

Non motivato: ha poca motivazione in generale

• Tende a non agire o a fare il minimo, solo se spinta da pressioni come scadenze

◦ Apatico

Un altro fenomeno dannoso allo studio è il perfezionismo, ovvero la tendenza a stabilire

obiettivi elevati, ma di cui si distinguono due forme:

Orientato a sè: alti livelli sono in relazione con un elevato senso di autoefficacia e con

• motivazioni intrinseche (ad esempio l'interesse per le materie studiate), ma vi sono

anche motivazioni di tipo estrinseco, come la competizione e la dimostrazione di

bravura (associata con l'ansia); strategie funzionali all'apprendimento.

Stabilito socialmente: si associa a motivazioni e strategie poco funzionali allo studio e

• motivazioni prettamente estrinseche; alti livelli di ansia e poca propensione a chiedere

aiuto e anzi atteggiamento passivo di fronte alle richieste altrui, con conseguente

abbassamento dell'autostima ed emozioni legate a questo (vergogna, paura). Poche

forme di pensiero costruttivo.

Entrambe le tipologie, comunque, presentano un bisogno di ordine e organizzazione, senza

percepire un controllo esterno e senza manifestare delusione eccessiva in caso di fallimento,

pur tuttavia presentando eccessiva preoccupazione per gli errori, che porta alla possibilità di

sviluppare instabilità emotiva.

Anche se sembra che solo la tipologia stabilita socialmente sia disadattiva, in realtà anche

coloro che sono orientati a sè vogliono veder riconosciuto il proprio lavoro, hanno una

spiccata sensibilità ai giudizi altrui e alla competizione.

In conclusione, la perfezione in generale è poco funzionale alla soddisfazione e al benessere

psicologico, in quanto la motivazione è prevalentemente estrinseca.

Emozioni e successo accademico

L'ansia ha due componenti:una cognitiva e una emotiva. La prima riguarda tutti quei pensieri

intrusivi che possono avere un effetto negativo nella prestazione, poichè sovraccaricano le

funzioni elaborative distogliendole dalle attentive e impediscono alla mente di lavorare al

meglio. Un'altra distinzione dell'ansia è quella tra ansia di stato e ansia di tratto: la prima è

quella 'normale', quella di tratto è invece quella che si manifesta a livelli più elevati del

normale e in una molteplicità di situazioni, e si fa risentire anche durante lo studio. Se poi

anche i sintomi vengono caricati di importanza dal soggetto, l'esito è quello di realizzare le

paure temute. Eysenck dimostrò che l'ansia aveva a che fare con la difficoltà del compito,

esattamente quando la persona doveva impiegare al massimo le sue risorse.

Quello che succede, oltre a non applicare al meglio le strategie, è che non si pensa a risolvere

il problema dell'ansia, ma a capirlo a fondo.

Altre ricerche si sono focalizzate invece sulle emozioni, classificandole:

Esse sono state classificate in positive e negative, e si è visto come le positive siano in grado

di prevedere la prestazione, che sarà ottimale se raggiunto un equilibrio con quelle negative.

Inoltre, le positive sono correlate con la programmazione e la valutazione del compito,

dunque facilitano l'apprendimento; le negative sono correlate a stress e a difficoltà

nell'affrontare le situazioni. Se vengono poi aggiunte altre variabili come gli effetti

motivazionali (attivanti o meno) è generata una matrice di 4 tipologie di emozioni: (positive

attivanti; positive deattivanti; negative attivanti -importante è il senso di colpa- ; negative

deattivanti). Questa classificazione ispirò l'AEQ e il QAES, test da cui emergono assunti come

il provare emozioni positive è associato a una buona valutazione di sè come studente.

L'atteggiamento verso l'apprendimento

Gli studenti più efficaci hanno un atteggiamento verso la scuola atto a stabilire e mantenere

relazioni sociali, senso di identità e di appartenenza; quest'ultimo ha un ruolo centrale, nasce

da variabili interne del soggetto come l'autoefficacia, l'orientamento alla padronanza, e il

rapporto positivo con i compagni. Per misurarlo vi sono il SAAS e il QAT (italiano) *

Distiguiamo 4 tipi di studente: l'ottimista, il difensivo-pessimista, l'impulsivo e l'autosabotante.

Orientamento spaziale

Capacità di rappresentare, trasformare, generare e recuperare informazioni simboliche di tipo non linguistico

Personalità ed emozioni influenzano il comportamento spaziale

Lo spazio è una categoria primaria, che ci permette quindi di avere una consapevolezza delle

nostre azioni rispetto all'ambiente esterno. E' in relazione, dunque, con il senso del Sè e con

la sicurezza personale, tant'è vero che la sensazione di sentirsi persi cambia da persona a

persona. Quando si parla di cognizione spaziale, se ne esaminano gli aspetti psicologici.

Per quanto riguarda la personalità e le teorie dei tratti, il primo comportamento preso

• in oggetto riguarda il tratto dell'Estroversione, che influenza il comportamento

esploratorio e la tendenza a uscire di casa: più è alto questo livello, più c'è tendenza a

spostarsi lontano per svolgere attività di tipo sociale.

Ci si è chiesto, inoltre, se il provare emozioni negative o positive influenzi la

• prestazone in compiti spaziali: si è visto che l'umore ha un maggior impatto sui

compiti di memoria spaziale che sui compiti di memoria verbale.

In particolare, chi possiede ansia di tratto è anche soggetto a maggior dipendenza

◦ da stimoli visivi e minore percezione vestibolare (posizione del corpo nello spazio)

come studiato in un esperimento in cui con una realtà virtuale confondevano i

soggetti circa la loro posizione e il giro da loro compiuto. Con l'ansia di tratto si ha

difficoltà a pervenire a una rappresentazione di tipo globale. A prova di questo, vi

sono i soggetti che soffrono di agorafobia, con attacchi di panico.

Kallai studiò il comportamento di tigmotassi, ovvero il comportamento esploratorio di

• percorrere lungo le pareti, i confini uno spazio nuovo. Questo comportamento è in

relazione con la memoria visuospaziale e l'abilità di ricostruzione di stimoli spaziali,

nonchè la predisposizione a provare paura di tipo spaziale, infatti dopo una certa

familiarità con l'ambiente non si provava più.

Abilità spaziali di base

Per misurare le abilità di base è stato ideato il test di Corsi, che prevede che l'esaminato

riproduca la stessa sequenza di cubi toccati dallo sperimentatore. E' un test molto utile e

versatile, perchè non necessita di altre conoscenze e può essere somministrato a chiunque.

McGree individò almeno due abilità spaziali:

Spatial visualization: capacità di visualizzare qualcosa in movimento e manipolarla

• mentalmente, immaginando la rotazione, i cambiamenti di posizione ecc.

Spatial orientation: permette di individuare e memorizzare le relazioni spaziali tra

• elementi statici, combinando prospettive diverse.

In tutto questo, comunque, mancava una vera e propria suddivisione delle abilità spaziali

secondo processi cognitivi messi in atto: si arrivò a formarne una che suddividesse

Percezione spaziale intesa come capacità di determinare delle relazioni spaziali

• rispetto alla propria posizione, in presenza di informazioni distraenti (come sapere

qual è la posizione orizzontale e quella verticale) o percepire una figura fuori dal

contesto.

Rotazione mentale dunque la capacità di ruotare mentalmente oggetti in modo rapido

• e accurato in 2d e 3d. Richiede l'utilizzo di una strategia globale

Visualizzazione spaziale richiesta in tutti quei compiti in cui c'è manipolazione attiva.

Differenze di genere

Vi sono risultati diversi a seconda dell'età e delle sottoabilità, e differenze tra maschi e

femmine si evidenziavano a partire dagli otto anni, per diventare significative a diciotto ed

essere a favore dei maschi.

I maschi userebbero maggiori informazioni vestibolari su gravità e verticalità, mentre

• le femmine si fiderebbero di più delle informazioni visive, oltre che a usare strategie

meno efficienti per compiere rotazioni globali e vedere le figure nell'insieme.

I maschi quindi sono fino ad un 30% più veloci delle femmine. Questo risultato ha due

spiegazioni: le femmine sono bimodali, ovvero divise in due gruppi, uno di prestazioni

pari a quelle dei maschi, uno di prestazioni inferiori. L'altro motivo è che le femmine

hanno solitamente maggior cautela nel dare le risposte. Nella visualizzazione non ci

sono differenze.

Secondo il modello di memoria di lavoro di Baddeley, vi è una componente chiamata

• memoria di lavoro visuospaziale, ed è nell'esecuzione di questa che maschi e femmine

differiscono, esattamente quando viene richiesto di manipolare mentalmente lo spazio

Per spiegare tutto questo, si è ipotizzato una causa genetica riconducibile agli ormoni

• sessuali: essi infatti influenzano anche le abilità spaziali. Secondo Annett, nel cervello

femminile vi è una specializzazione emisferica a favore delle strategie verbali piuttosto

che nell'esecuzione di compiti spaziali, ma come sempre la componente genetica da

sola non basta a dare una spiegazione: i bambini e le bambine, portati geneticamente

a svolgere attività affini con le loro predisposizioni genetiche, vengono portati a

misurarsi con quelle abilità e di conseguenza le sviluppano (modello interazionista;

Sherman), infatti secondo Casey le femmine ottengono un punteggio ottimale alla

rotazione mentale quando determinanti biologiche e ambientali interagiscono

favorevolmente tra loro. Importante è anche l'influenza degli stereotipi.

Abilità di orientamento

Come si muovono gli individui nello spazio? Che rappresentazione ne hanno e quali strategie

adottano? Anzitutto, nella corteccia è presente una distizione tra la forma e la posizione.

Tolman inoltre dimostrò l'esistenza di una mappa mentale, detta anche mappa cognitiva

grazie all'apprendimento latente dei ratti, ma come possiamo immaginare non è una

riproduzione fedele della realtà, ma una rappresentazione parziale, basata su alcuni punti di

riferimento (landmark). Vi sono poi tre strategie diverse di orientamento:

Integrazione di percorsi: si aggiorna la propria posizione rispetto alla partenza

• ricordando i percorsi effettuati (come le formiche)

Localizzazione di luoghi: ovvero individuare i landmark (come le api, primati)

• Ri-orientamento: ristabilisce le relazioni spaziali tra individuo e ambiente quando

• l'integrazione è andata perduta. Fa uso della rappresentazione geometrica

dell'ambiente.

Alla base di queste capacità vi è una predisposizione a focalizzare l'attenzione su alcune delle

informazioni ricavate dall'ambiente, è in questo e nelle strategie applicate il segreto di un

buon senso dell'orientamento. Vi sono tre tipologie di conoscenza ambientale:

Landmark: relazioni spaziali intercorrenti tra punti di riferimento.

• Route: rappresentazione di percorsi tra singoli landmark

• Survey: rappresentazione tipo mappa


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AUTORE

amicuore

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze psicologiche sociali e del lavoro
SSD:
Università: Padova - Unipd
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher amicuore di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di psicologia della personalità e delle differenze individuali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Padova - Unipd o del prof De Beni Rossana.

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