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Motivazione

"Configurazione organizzata di esperienze soggettive che consente di spiegare l'inizio, la direzione, l'intensità e la persistenza di un comportamento diretto a uno scopo". La motivazione è quel tipo di esperienza che si prova quando si è talmente assorti da un compito da dimenticare tutto il resto, perfino se stessi. Non interessa neanche il risultato finale. È quindi una sorta di fusione che si manifesta soprattutto quando la persona considera l'attività di medio-alta difficoltà in ambiti in cui percepisce medio-alte abilità, ma soprattutto attività proprie e di valore per il sé.

Relazione tra motivazione e personalità

Le varie teorie dicono che:

  • Teorie dei tratti: Sono state evidenziate relazioni positive tra la motivazione e la coscienziosità. Inoltre, sono stati distinti tre componenti motivazionali:
    1. Obiettivi (predetti da tutti e 5 i Big Five)
    2. Aspettative (solo dalla stabilità emotiva)
    3. Autoefficacia (tutti, tranne Amabilità)

Da qui possiamo capire come le caratteristiche più importanti in questo ambito siano il nevroticismo, che influenza le emozioni come l'ansia da prestazione, l'estroversione, che invece porta a un atteggiamento positivo, e la coscienziosità che si accompagna alla tendenza all'ordine, alla determinazione e alla perseveranza. Anche se secondo gli autori, le variabili di personalità agirebbero quando gli elementi del contesto non sono di per sé abbastanza motivanti. Da qui anche i limiti della teoria, che si possono riassumere in 4 assunti:

  • La personalità differisce solo per alcune cose (come nei 3 punti prima), non sempre.
  • Si ha difficoltà a mettere in relazione tratti e motivazione, ma si può considerare come una costellazione, le cui variabili sono differenti tra gli individui.
  • C'è anche da dire che l'analisi assume la personalità come fattore causale della motivazione.
  • Infine, storicamente la motivazione è stata assunta come componente stabile.

Altre teorie motivazionali

  • Teorie del situazionismo: Ovvero la teoria della motivazione estrinseca, che vuole che le persone risultino motivate se spinte dalla promessa di premi o dalla paura di punizioni.
  • Teorie psicoanalitiche: Il concetto che risulta più pertinente è quello di pulsione, ovvero un accumulo di energia intrapsichica che genera il bisogno di essere scaricata per alleviare la tensione.
  • Teorie umanistiche: Nella psicologia positiva si studiano le componenti che rafforzano il carattere, come l'ottimismo, la lealtà, la speranza ecc., senza negare l'esistenza di elementi negativi. Questi sono tutti elementi che hanno legami importanti con la motivazione, e da questi legami sono riusciti a introdurre i concetti di salute mentale e malattia mentale, dai quali si può diagnosticare lo stato di un paziente.

Temperamento e stili di coping

Una distinzione importante da fare è quella tra temperamento e personalità:

Il temperamento è un elemento costituzionale e ampiamente ereditario, presente dall'infanzia e stabile durante il corso della vita; influenza l'umore e la risposta del singolo. La personalità è l'insieme delle caratteristiche che contraddistinguono le persone e che possono avere una base diversa da quella emotiva e fisiologica, e riferirsi alle rappresentazioni del sé o agli stili interpretativi, modificabili nel tempo. Un temperamento che ha legami con le teorie motivazionali è relativo alle due opposte tendenze di avvicinamento o evitamento.

Secondo Gray, vi sono due sistemi distinti deputati alla regolazione delle emozioni, motivazione e personalità, che sono il BAS (sistema dopaminergico legato ai rinforzi e all'impulsività) e il BIS (punizioni e mancanza di rinforzo), un po' come dire la rabbia e la paura. A questi sono correlati sempre rispettivamente Estroversione e Nevroticismo. Il modello finale di Elliot e Thrash così chiarito:

  • Avvicinamento: Rabbia; Estroversione; BAS
  • Evitamento: Paura; Nevroticismo; BIS

Ne emerge quindi una base biologica della personalità, ma che non va intesa come destino di una persona, in quanto la persona è capace di conoscersi e autoregolarsi sfruttando i suoi punti di forza o combattendo le proprie debolezze. Da qui l'importanza di considerare non solo le predisposizioni di base, ma anche le strategie con cui si affrontano gli eventi, e cioè gli stili di "coping". Ve ne sono 4:

  • Stile strategico: Affronta situazioni individuando mezzi e momenti per agire.
  • Stile di evitamento: Non pensa al problema, procrastina la soluzione o lo nega.
  • Stile sociale: Di chi tende a parlare del problema con gli altri.
  • Stile emotivo: Re-interpreta in chiave positiva, accetta, fa dell'humor o si affida a dio.

Litman, studiando le relazioni tra questi stili e alcuni tratti di personalità, ha trovato una relazione positiva tra l'Estroversione e il primo e quarto punto.

Motivati si nasce o si diventa?

Secondo la teoria di McClelland, un motivo è una preoccupazione ricorrente, ovvero una preferenza per specifici obiettivi, che porta a selezionare gli stimoli. In situazioni favorevoli è una motivazione ad agire, in altre rimane latente. Diventano quindi tratti di motivazione, elementi distintivi sin dalla nascita e fuori dalla consapevolezza. Ve ne sono tre:

  • Motivo alla riuscita: Situazioni in cui esperire un successo, focus sulle prestazioni.
  • Motivo di affiliazione: Bisogno di intrecciare relazioni, di essere accettati e protetti.
  • Motivo al potere: Bisogno di autoaffermazione, desiderio di controllare gli altri.

Ognuno di questi motivi ha due componenti, una di avvicinamento e una di evitamento. Inoltre, intervengono fattori personali come i propri principi o stimoli ambientali. Si può fare il test del TAT, in cui viene chiesta una storia per determinate immagini viste, nella quale vengono proiettati i propri bisogni. È emerso quindi che l'affiliazione e il potere correlano con l'Amabilità, e il potere anche con l'Estroversione e la Coscienziosità.

Weinberger e McClelland hanno proposto una distinzione tra motivi e immagini di sé, in cui queste ultime sono rappresentazioni cognitive delle proprie motivazioni, mentre i motivi sono più propensioni a base biologica (testimoniata dalla diversa collocazione emisferica e dagli ormoni scatenanti, come la vasopressina, la dopamina e il testosterone, in ordine) che hanno effetti a lungo termine. Ovviamente la sensibilità agli ormoni varia tra individui, e anche l'ambiente esercita una sua pressione, motivo per cui nascono fantasie ecc. Il sensation seeking è la continua ricerca di nuove stimolazioni ed è correlata al testosterone.

Motivazioni intrinseche ed estrinseche

Possiamo intendere la personalità come la libera scelta di esprimere preferenze per una attività piuttosto che un'altra, senza pressioni. È un po' la definizione che diamo alla motivazione intrinseca, sulle quali viene approfondita la teoria di Harter, che chiama questa motivazione "effectance", in cui sostiene che le persone sono spinte a compiere tentativi di padronanza, quindi mettermi alla prova in varie situazioni per sperimentare un senso di efficacia. È un bisogno universale e presente sin dalla nascita. Ma questi tentativi possono ricevere approvazione o rifiuto ed è molto importante ciò che si dice in questi casi a un bambino durante i suoi primi tentativi, perché determina poi lo sviluppo di questo bisogno nel suo futuro: se incoraggiato, svilupperà infine un sistema di autoricompensa che gli renderà sempre meno importante l'approvazione esterna dell'adulto. Se al contrario viene scoraggiato, svilupperà un bisogno di approvazione esterna e vorrà sempre dimostrare di essere bravo. E così si svilupperà la personalità.

  • Concetto di sfida ottimale: Il termine sfida sta per una competizione tra sé e il compito, ma con padronanza del soggetto rispetto a questo; il termine ottimale fa invece riferimento al livello di difficoltà percepita, che deve essere equilibrato alle capacità, ma deve consentire, una volta vinto, di incrementare le proprie capacità e competenze, per cui la sfida ottimale dovrebbe essere un po' al di sopra di quello che è stato affrontato fino a quel momento.
  • Concetto di motivazione interiorizzata: Riferito a quanto la persona è stata capace di svincolarsi dal bisogno di riconoscimento esterno, e trovare in sé la soddisfazione.

Motivazione e autodeterminazione

Scegliere è motivante, come è stato visto in numerosi esperimenti, e come annuncia la teoria dell'autodeterminazione. Le persone sono più motivate quando una scelta è frutto della loro decisione. L'ambiente sociale sviluppa l'autodeterminazione quando soddisfa tre bisogni psicologici fondamentali: competenza, autonomia e relazione. La soddisfazione di questi bisogni favorisce la realizzazione di sé, l'autostima ecc. Le persone scelgono quindi di fare ciò in cui si sentono competenti, mentre sono svantaggiate quando si dà loro pressioni, scadenze, confronti con gli altri, troppe direttive su come fare o gli si impone il raggiungimento degli obiettivi: la motivazione da intrinseca si trasforma in estrinseca. Di questa ve ne sono 4 tipi: regolazione esterna, introiettata (premi e punizioni concessi da se stessi), per identificazione (per gruppo di appartenenza o valori), integrata (per l'espressione di sé).

La personalità come scelta

Peterson e Seligman parlano di virtù e di forze. Le prime sono entità universali, non misurabili, le seconde sono operazionalizzabili e misurabili e possono essere obiettivi o vie per dimostrare le virtù. Sono quindi distinguibili in toniche e fasiche.

Virtù Forze
Entità universali Operazionalizzabili
Non misurabili Misurabili
Lo sono la saggezza e la conoscenza, a base cognitiva Dimostrano le virtù; Lo è la temperanza.
Il coraggio e la volontà a base emotiva La personalità è il modo in cui decidiamo di utilizzare le nostre forze;
Umanità, altruismo, giustizia. Si distinguono in toniche e fasiche
  • Toniche: Sempre presenti, devono essere liberate.
  • Fasiche: Si manifestano nelle situazioni opportune, quindi devono trovare il contesto adatto per esprimersi.

Teorie cognitive e sociocognitive: ambiente, pensieri e valori

Molte teorie della motivazione assumono un modello che può essere riassunto con M = P x S in cui P = variabili personali, e S = situazione, contesto cognitivo, autoefficacia, obiettivi. Le percezioni di abilità possono essere distinte in: aspettative di successo; valutazioni sul valore di sé; percezioni di sé; di autoefficacia; attribuzioni all'abilità.

Le percezioni di sé sono delle rappresentazioni che abbiamo di noi stessi e che le persone che ci conoscono hanno su di noi. Vi sono, quindi, rappresentazioni proprie e rappresentazioni degli altri, da cui distinguiamo: Sé attuale; Sé ideale e Sé imperativo. Dal punto di vista della motivazione, è importante la coerenza o la discrepanza tra queste tre. Le discrepanze possono essere tra il Sé attuale e quello che vedono gli altri, oppure nel confronto con i propri ideali, dal quale potremmo avere insoddisfazione, ritiro o disinteresse, dunque un calo della motivazione.

Se la discrepanza è dal Sé imperativo invece, abbiamo due casi:

  • Se lo pensa il soggetto: è motivante, in quanto questo funge da spinta che conduce a impegnarsi nella direzione di assomigliare al proprio ideale. I successi sono vissuti come frutti del proprio impegno, mentre gli insuccessi producono insoddisfazione, senso di colpa e voglia di riparare.
  • Se si percepisce diverso da come gli altri lo vorrebbero: prova vergogna e questa può essere un freno per un buon livello di motivazione, inoltre tende a vivere un senso di controllo esterno che frena le motivazioni.

In conclusione, si può dire che le percezioni di sé possono essere quindi fonte di motivazione o de-motivazione.

L'autoefficacia invece è una teoria di Bandura che si riferisce alle percezioni assolutamente personali nell'origine e nell'espressione sulla propria capacità di riuscire ad agire sull'ambiente. Il nucleo centrale è il concetto di agentività. Le persone si distinguono per il livello di autoefficacia come per le situazioni, che sono appunto specifiche, così come lo sono i compiti. Questa percezione ha due componenti: una di tipo motivazionale, una legata alle abilità strategiche possedute. Ma chi le percepisce?

Ad avere queste percezioni sono coloro che scelgono compiti di media difficoltà, hanno obiettivi concreti e definiti, hanno buoni livelli di impegno e provano fiducia e soddisfazione. Questo perché hanno svolto con successo il compito in passato, o hanno visto altri farlo, o hanno ricorso alla persuasione verbale autonoma, o sono stati capaci di gestire le loro emozioni, ansia in primis. Come si può vedere questa teoria riassume contenuti sia di tipo personale che di tipo sociale.

Eccles sostiene che la motivazione derivi da due componenti: il valore dato al compito e le aspettative personali. Per quanto riguarda i valori, essi sono agli obiettivi a lungo termine, oppure alle emozioni anticipate, o all'utilità del compito in sé, in valore intrinseco, o all'importanza del risultato per valore estrinseco. E tutti

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher amicuore di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di psicologia della personalità e delle differenze individuali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof De Beni Rossana.
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