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Freud sosteneva che il ricordo, recuperare il proprio passato poteva essere utile per guarire, per

migliorare; ecco quindi che l'atto stesso di scrivere può essere utile come forma terapeutica. Il

problema è che v'è una dialettica tra la scrittura e la memoria: quando si recupera il passato, lo si

cerca di fare dal presente quindi è attraverso la consapevolezza del presente che si recupera il

passato e ciò che si recupera non è quello che si è vissuto perchè è filtrato da una consapevolezza

diversa. L'io che narra non è quello del passato, è l'io del presente: se si recupera il passato non lo si

può fare in modo neutro. Anche qui c'è un'interpretazione e quindi un filtro da parte dell'io che

scrive. Inoltre l'io del presente cambia: se diamo per scontato che dal punto di vista terapeutico

recuperare il proprio passato sia un miglioramento per l'io che scrive allora anche l'io che scrive tra

beneficio dalla scrittura stessa trae un miglioramento e cambia l'io del presente.

Dal recupero del passato di questo tipo, l'autobiografia è una scrittura contraddittoria, provvisoria,

perchè non c'è un passato fissato da recuperare ma un passato diverso. Alla fine quindi cambierà la

scrittura stessa: nella cronologia dell'opera il capitolo 8 si colloca dopo che Zeno ha abbandonato le

sedute di terapia e questo capitolo si nota che la scrittura non è più autobiografica, non c'è più

l'impianto dell'autobiografia dei primi capitoli ma all'inzio del capitolo 8 c'è “3 maggio 1915”,

quindi la scrittura cambia: non è più la rievocazione del passato, ma è una scrittura che si limita a

registrare il presente. Si passa da una orma autobiografica della scrittura che non può garantire un

significato oggettivo ai fatti a una scrittura diaristica che si limita a registrare il presente. In questo

capitolo 8, Zeno ci dice che quello che ha scritto nell'autobiografia è menzoniero in molti punti,

anche per screditare il lavoro del medico Zeno sottolinea che quello che ha scritto alla fine non è

veritiero, è una menzogna e lo dirà facendo dei ragionamenti di tipo lessicale e linguistico.

(\\ legge il capitolo 8 \\).

Nel capitolo 8, nella parte post- sedute, Zeno sottolinea che “la sua intenzione è quella di scrivere

sinceramente la storia della mia cura”, anche quando ha scritto la sua autobiografia in realtà per il

fatto che l'ha scritta in italiano è risultato menzoniero. Se una persona parla in dialetto si esprime

meglio in dialetto, se deve esprimersi in italiano in qualche modo modifica ciò che vorrà dire. Zeno

ci dice che ha scelto anche alcuni episodi della propria vita perchè erano più facili da scrivere in

italiano: vuole screditare la veridicità di quanto ha scritto. E dopo sottolinea ancora che quando ha

scritto non è veritiero anche solo per questioni lessicali.

Autobiografia: c'è un paradosso nell'autobiografia: tecnicamente anche il momento di rievocazione

fa parte della vita, e quindi se il momento di rievocazione cambia la vita, anche quello è parte della

vita: un'autobiografia in vita è già paradossale, non coprirà mai tutta l'esperienza della vita, perchè

la vita è ancora in corso e quindi una perfetta autobiografia è solo quella scritta dopo la morte.

Dato che l'autobiografia viene recuperata da un altro punto di vista rispetto a quello del passato, r

quindi Zeno decide di usare una scrittura che registra il presente, una scrittura diaristica, scrive non

per rievocare il passato ma passa a una scrittura di pura registrazione del presente.

Esempio di contraddizione all'interno del romanzo: difficoltà che si ha di fissare il significato di due

termini del romanzo: salute e malattia. Zeno è un “inetto”, un personaggio che non è capace, che

non riesce a fare le cose, un personaggio a cui le cose accadono indipendentemente dalla sua

volontà, la sua è una volontà di non decidere, sceglie di non decidere.

Lui non è in grado di determinare le cose che gli accadono attorno, anche i protagonisti di Senilità e

di “una vita”: ma la differenza è che Zeno ha consapevolezza della propria situazione e convive con

essa in modo ironico perchè lui sa che è la coscienza borghese che gli dice che se non ha un posto,

se non si colloca in una casella fissa è malato, perchè lui non ha una casella da riempire e agli occhi

della società borghese lui è il malato. In realtà se noi invertiamo le prospettive lui è il sano, perchè

lui vive fuori dall'incasellamento, sono quelli che sono incasellati nel sistema a non vivere. In

questo contesto non c'è nessuno che ci fa capire quale sia la prospettiva corretta, non c'è un

narratore, e quindi noi abbiamo solo le considerazione di Zeno di fronte, e quindi la malattia

secondo lui non è una malattia reale, ma è una questione di consapevolezza: se quelli che si

considerano sani guardassero la propria condizione si sentirebbero malati perchè si sentirebbero

chiusi in un sistema che li aliena. E quindi salute e malattia sono concetti relativi.

Zeno sarebbe stato più contendo di avere il diabete che il complesso di Edipo come gli aveva detto

il dottore e in quel momento lui decide che vuole guarire dalla cura, perchè lui individua come sua

malattia la cura psicanalitica.

Questo aspetto viene sottolineato anche nella conclusione del romanzo: Zeno non è in grado di

inserirsi del sistema, non si afferma nel lavoro, però alla fine vince lui perchè alla fine c'è quella che

si può definire òa “rivincita dell'inetto”, quando il sisetma vien eribaltato alla fine, la guerra faceva

saltare tutti i sistemi e le persone attonite di fronte alla guerra rimangono lì. Zeno si afferma nel

momento di catastrofe: lui compra bei per rivenderli ai bisognosi (in un contesto di catastrofe

mondiale tutti hanno bisgno) e Zeno che era un inetto nella società fissata, ora che con la guerra non

c'è un sistema fissato, compiuto Zeno si afferma: paradosso per cui Zeno guarisce nel momento in

cui tutti sono in una condizione di catastrofe mondiale e lui è l'unico guarito ma la guarigione ora

non conta più, l'unica forma di salute sarebbe la consapevolezza della malattia universale. C'è un

evoluzione del personaggio di Svevo: alla fine Zeno cosini è un personaggio molto più consapevole.

Altro aspetto relativo al contrasto Salute e Malattia: Zeno sottolinea che la malattia è una questione

di consapevolezza “se i sani si esaminassero vedrebbero che loor sono i maalti, loro vivono senza

vivere incasellati in un sitema”: ecco quindi che il protagonista dichiara che la salute è una

questione di conviznione, quindi è una sciochezza volerla curare anziché eprsuadere: se tutto sta

nella consapevolezza allora la partota salite e malattia si gioca dal punto di vista retorico. Anche qui

la pricanalisi passa in secondo piano: non è una questione medica, c'entra l'aspeytto retroico e non

medico: la letteratura, la parola scritta vince sulla psicanalisi:impianto retorico vince sull'impianto

medico.

Linea evolutiva del personaggio dalla A di Alfonso alla Z di Zeno: personaggi che rappresentano

una parabola evolutiva: Zeno è un evoluzione dell'inetto, un inetto che alla fine vincerà: una delle

caratteristiche iù importanti della percezione del pg: Alfonzo ed emilio erano filtrati da un narratore,

Zeno invece è presentato in prima persona: quindi se il pg della Vita e di Senilità avevanod delle

caratteristiche il punto di vista esterno le sottolineava e quindi piùo meno esplictamente individuava

e commentava le contraddizione dei pg. Quindi il lettore era direzionato a percepire i pg come

devianti da un sistema; nella coscienza di Zeno invece il pg è il narratore e quindi ciò che ci dice

Zeno non può essere sottoposto a nessuna voce alternative che metta in luce se si tratta di bugie o

verità e il pg dtra l'aktro sembra che lo fa apposta a mentire per far dispetto al medico. L'unica voce

alternativa è quella del medico ma anche lui all'inizio ci dice che non ha la più pallida idea di dove

siano verità e menzogne. Quindi ne risulta una prospettiva ambigua: una propsettiva che si rifiuta di

ancorare a valori oggettivi ma presenta la contradditoruetà della coscienza di Zeno e mette in luce

l'aspetto di non armonizzazione del pg stesso: personaggio che non è attendibile.

Inetto Zeno: la versatitlià del pg: non ci sono certezze non ha un valore a cui aggrapparsi è una voce

straniante, pg mobile che puà far capire che non ci so no delle certezze della definizione di sani e

malati. Quindi Zeno si propone come voce che mette in guardia, critica la società del tempo,

alienante, quella in cui l'individuo stesso si muove. L'individuo di inizio del 900ò.

Saggio di Franco Marco, prefazione: si parla di salute e malattia: la salute come viene presentata dal

romanzo non esiste, è una semplice convinzione che si da in stati momentanei di equilibrio e anche

lo stato di equilibio non deve durare troppo perchè è una fissità e quindi si ricade nella malattia: se

la vita si fissa allora si crea il porblema: fissare la vita in una forma significa fermarla e quindi in

questo caso troviamo una situazione di malattia.

Nella coscienza di Zeno vi è un duetto per mettere in evidenzia il pg 900esco: personaggio

nevrotico e disocciato: duetto con la moglie Augusta.

Augusta è il personaggio 800esco: pg armonico, forte, stabile, solido, fondato su valori precisi che

crede dell'autorità politica, religiosa, Augusta rappreenta il pg dell'800. E rappresenta il pg che viene

messo apposta vicino a Zeno per far esaltare la differenza tra i 2 pg: Augista è il classico pg 800esco

ordinato e borghese mentre Zeno è il perosnaggio contradditorio, disocciato che è prpiro della

tradizione del roma nzo del 900. Zeno in quanto inetto non riesce a far coincidere azione- efffetto

però è carstteristica della sua convinzione questa ambiguità: quelllo che caraterizza Zeno è

l'equilibrio risultato del passaggio dallun estremo a un altro: Zeno è sempre doppio fumo-non fuma,

ma è proprio questa “immaturità” che caraterizza la salute di Svevo perchè amalto è quello che

vuole imporre un ordine definitivo al flusso vitale, quello che vuole trovare la casella da rimepire.

Una volta che uno è incasellato è malato: il segreto è quello di non entrare nella casella e quindi

immaturità perenne e quindi scelgiere di non scegliere: l'importante è muoversi sulla scia di

proponimento ma senza mai fissarsi e passare quindi da un estremo a un altro.

In una società che nel ruolo, nella forma chiude, fissa il fluire della vita perchè rende i cosidetti sani

malati. Quest persone fissate del ruolo chiuso sono bloccati da una società alienante che li fissa.

(pirandello). Condizione che troviamo nell'impostazione culturale di inizio 900 (chaplin). Concetto

che la sicetà incasella, chiude l'inidivuo e lo spersonalizza e lo considera solo un ruolo. L'unico

modo in cui possono rendersi conto della loro malattia è esaminare la propria condizione.

8/2 PIRANDELLO – UNO, NESSUNO, CENTOMILA

Pirandello nasce nel 1867, viene a contatto con le nuove tendenze del primo 900 ma si forma con le

tradizioni letterarie dell'800. Ha un inizio tardo-naturalistico; lui non inizia subito la sua stagione di

letteratura umoristica. Inizio stagione umoristica: pubblicazione del “Fu Mattia Pascal”.

Uno nessuno e centomila rappresenta il culmine dell'evoluzione di Pirandello, è il romanzo pià

esplicito sulla disgregazione della personalità, è i punto in cui si toccano questioni come l''identità.

Al centro della teorizzazione dell'umorismo e della produzione narrativa letteraria su cui esso si

basa ci sarà il principio della scomposizione. Sarà centrale sia nel Fu Mattia Pascal che in uno

nessuno, centomila e sarà fondamentale anche nella tappa intermedia tra questi 2 romanzi ovvero

sul saggio sull'umorismo del 1908. C'è un percorso evolutivo in questi 3 romanzi: in Pirandello tutto

è collegato, la produzione novellistica, quella teatrale quella narrativa ecc.. è tutto parte di un

grande laboratorio artistico-letterario attraverso il quale si può leggere l'opera intera di Pirandello.

La sua stagione umoristica inizia nel 1904 con il Fu Mattia Pascal (presenta le linee caratteristiche

del nuovo romanzo del 900 come l'ambiguità, la contraddizione, l'indagine della coscienza del

personaggio che viene scoperto non omogeneo ma contraddittorio).

Nel 1908 Pirandello decide che dopo aver applicato alcuni principi di questa sua poetica nel

romanzo del Fu Mattia Pascal, è il caso di sistematizzare questa sua concezione dell'umorismo e

quindi scrive il saggio sull'umorismo “Umorismo”, con una dedica all'anima del Mattia Pascal

bibliotecario. Lo dedica quindi a un personaggio di un suo romanzo e questo ci suggerisce il fatto

che Pirandello connette tutti i suoi ambiti.

Alla fine pubblica nel 1926 Uno, Nessuno e Centomila.

Il fu Mattia Pascal: romanzo sulla disgregazione dell'io, frammentazione dell'identità ma si svolge

ancora in un modo avventuroso, ma la frammentazione si svolge ancora su un piano narrativo,

secondo degli escamotage narrativi. Qui lo sdoppiamento si basa sullo sviluppo narrativo.

Invece Uno Nessuno e Centomila, la frammentazione dell'identità è tutta interiore, la trama è ridotta

la minimo. L'UMORISMO PIRANDELLIANO

Definiamo Umorismo come sentimento del contrario e sottolineiamo che in questo umorismo

l'aspetto principale è quello della compresenza di riso e pianto. Compresenza dei contrari.

L'umorista è quello che scompone, quello che fa uso del principio della scomposizione.

Nel 1908 esce il saggio “Umorismo” per l'intenzione di dare una sorta di sistematizzazione teorica

alla sua poetica. Egli intendeva distinguere l'umorismo dal comico. Pirandello pubblicò un altra

edizione dell'umorismo nel 1920 per rispondere alle critiche di Benedetto Croce. Nell'edizione del

1920 la dedica a Pascal sparisce.

Nella prima parte del saggio Pirandello cerca di eliminare alcune confusioni attorno al termine di

umorismo per arrivare a una definizione precisa. Lui distingue tra 2 tipi di umorismo, quello in

senso “stretto” e quello in senso “largo”.

L'umorismo in senso stretto è quello pirandelliano, quello in senso largo è quello che è inteso come

comico o ironico, qualsiasi altra cosa che può essere confusa ma non è umorismo.

Pirandello afferma che di umorismo in senso stretto di esempi nella letteratura ce ne sono pochi, ce

ne sono molto di più di quelli di umorismo in senso largo.

Alcuni sostenevano che l'umorismo fosse proprio di un certo periodo o una certa collocazione

geografica, alcuni sostenevano che nell'antichità l'umorismo non fosse presente e che fosse da

collocare nel Nord Europa. Pirandello Afferma che non è questione di momenti storici o zone

geografiche, l'umorismo vero può far la sua apparizione ovunque e in ogni momento perchè è una

manifestazione dell'animo umano.

In seguito pirandello organizza una galleria della tradizione letteraria umoristicaindividuando alcuni

casi di umorismo vero e altri invece che secondo lui non lo sono.

La seconda parte del saggio è quella che si presenta come la più teorita intitolata “senza caratteri e

materie dell'umorismo”, quindi messo da parte l'atteggiamento di critica nei confronti di altre

posizioni e archiviata la galleria letteraria è la parte in cui pirandello teorizza il proprio umorismo.

Pirandello afferma che tante sono le definzioni di umorismo uante sono le cartteristiche che gli

vengono associate ma in realtà allora non ne esiste nessuna di definizione. Non vi è quindi una

definizione completa dato che ognuno ne dà una diversa a seconda della caratteristica che mette in

primo piano dell'umorismo.

Teoria dell'umorismo pirandelliano: al centro della teorizzazione dell'umorismo ci deve essere la

contraddizione. L'aspetto fondamentale è la contraddizione, il contrasto. Pirandello vuole vedere

qual è il processo della situazione umoristica da cui risulta quella particolare rappresentazione

umoristica. Il processo rappresentativo nell'umorismo si divide in 2 livelli (lui vuole capire come ci

si pone nei confronti della situazione umoristica) perchè due sono le cose distinte:

1. livello del comico;

2. livello dell'umorismo.

Nei due casi discriminante si rivela la funzione della riflessione, elemento centrale nella

teorizzazione dell'umorismo e nella funzione della scomposizione. Dato che l'umorismo è un

procedimento che si verifica nell'animo umano, è proprio il rapporto tra il livello del comico e il

livello dell'umorismo il campo di gioco della riflessione. La riflessione è una sorta di riflessione

attiva che fa al di là dell'apparenza, della superficie, funzione attiva che potrebbe rappresentare la

funzione di chi non si ferma alla supertficie delle cose ma va oltre. L'erebbelelemto comiìune al

comuco e allìumorismo è chec'è una rottura, una deviazione; si percepisce che qualcosa non è

conforme, si discosta da una norma, un contesto: ad esempio il contrario.

Il comico è rendersi conto che una determinata situa che una cosa è il contrario di come dovrebbe

essere. Il comico è avvertire che c'è qualcosa di diverso da come dovrebbe essere. E qui si ferma il

comico che prevede la risata ma si ferma qui. L'umorismo invece prevede una drammatizzazione

della visione “sentiento del contrario”: di fronte a una situazione in cui un elemento non è come

dovrebbe essere la prima reazione è quella del comico, della risata se andiamo oltre l'apparenza,

oltre la dimensione di superficialità si mette in funzione la riflessione, la funzione di riflessione e

cominciamo a chiederci quali sono i motivi per cui ad esempio questo ha sbagliato, cerchiamo di

capire quali sono le ragioni che hanno determinato la situazioni e queste ragioni possono essere

anche non partiolarmente comiche anche tragiche.

Questa è la situazione dell'umorismo: comprensenza del momento di riso e momento di pianto,

questi due elementi la cosa importante è che siano spontanei. C'è la riflessione che entra in gioco,

scopre altri elementi che fanno si che il riso si interrompa.

(Esempio della vecchia signora). Il comico è un avvertimento del contrario ma se poi in noi

interviene la riflessione che ci fa scoprire le ragioni che hanno determinato quella situazione ecco

che sono andato oltre all'avvertimento e quindi dall'avvertimento del contrario passo al sentimento

del contrario.

Il contrario, l'elemento scomposto, la rottura è alla base di questa concezione. Fermarsi

all'apparenza della contraddizione e avere solo l'effetto del comico è fermarsi al primo livello

andare al dentro significa entrare nella disposizione umoristica.

L'atteggiamento dell'umorista, quello che si svolge dentro alla persona che vede la scena, lascia la

persona in uno stato di perplessità perchè ad esempio non si dice che chi vede la scena passa da un

opinione all'altra o giudica la cosa ridicola ecc.. ma rimane sospeso. Ecco quindi che lo stato

d'animo dello spettatore è la perplessità, la compresenza del riso e del pianto lascia perplessi.

La deviazione dalla norma rappresenta qualcosa che va individuato ed evidenziato perchè il

personaggio umoristico non è il personaggio armonico, risolto. Un personaggio armonico non è un

personaggio umoristico perchè vuole risolvere tutte le scomposizioni e quindi ne risulterà un

personaggio unitario ma sforzato poichè nell'animo umano le contraddizioni ci sono, ridurre l'anima

umana unitaria significa chiuderla in una forma fissa.

Questa scomposizione caratterizza la letteratura umoristica, che è una letteratura digressiva e

frammentata. Nella letteratuea umoristica i contrari saranno giustapposti. Nel personaggio

umosritico ci sarà una compresenza di situazioni contraddittorie. Personaggio non unitario, con

diverse identità, frammentata che rappresenta il concetto di umorismo pirandelliano qualcosa che

prevede la presente contemporanea di due elementi contrastanti.

Questa teorizzazione investe tutti i campi sia in quello letterari che si applica sui pg e sul campo

sociale, quando si parla della maschera pirandelliana si parla di qualcosa che sta alla superficie,

fermarsi alla superficie, significa fermarsi a una visione unitaria. Se io considero l'individuo

incasellabile in un ruolo, blocco il flusso vitale della vita stessa e quindi l'umorista nei confronti

dell'ambito sociale deve andare al di là della superficie, della maschera, dell'apparenza armonica e

scoprire la molteplicità che sta dietro la forma, dietro l'apparenza. Un individuo inserito in un

contesto sociale ha una forma, è formato, Pirandello sottolinea che all'individuo a cui è tolta la

mschera in realt rimane comunque all'interno di un contesto di sistema sociale e quindi tolto la

maschera sarà subito ricollocato in un altro ruolo all'interno dello stesso contesto, l'unico modo

sarebbe quello di non avere il sistema perchè nel momento in cui un individuo viene collocato in un

ruolo viene chiuso, se viene eliminata quella forma ma l'individuo rimane nel sistema gli verrà

comunque assegnato un altro ruolo e un altra forma. Il protagonista del romanzo alla fine si rende

conto che per eliminare tutte le maschere bisognerebbe non avere nessun tipo di connotazione esser

ome un sasso o a nuvola. Quindi l'umorista percepisce la forma che blocca la vita e va al di là.

Al livello di percezione della deviazione anche il comico si accorge che c'è qualcosa che non va.,

però il comico si fermerà all'apparenza anche se percepirà il ridicolo, il satirico se ne sdegnerà, cioè

criticherà la società, l'umorista attraverso il ridicolo, vedrà il lato serio e magari ridendo compatirà.

La coerenza viene sostituita con la dissonanza in Pirandello, nella letteratura umoristica la realtà è

molteplice, è scomposta non è unitaria, quindi l'umorista dovrà far emergere le discordanze e il

conflitto. Quindi la dissonanza diventa la struttura portante della rappresentazione della realtà.

12/02

Il Fu Mattia Pascal rappresenta l'inizio della stagione umoristica di Pirandello e fin dalle premesse

ci accorgiamo che il lettore non può rischiare di essere di fronte a un romanzo naturalista perchè

Pirandello vuole staccarsi dalla tradizione del romanza precedente e lo fa in modo appariscente.

Il romanzo rappresenta una decostruzione, frammentazione dei codici fin lì affermati. Questo va di

pari asso con l'atteggiamento che Pirandello ha nei confronti del personaggio anch'egli

frammentato.

// legge la premessa del Fu Mattia Pascal \\ : insiste sul nome, ci sarà grande attenzione nel nome, i

nomi sono significanti nel romanzo. Scrittura non lineare e non composta. Se questa è una premessa

che dovrebbe essere chiarificatrice sul personaggio, qui ci da solo dei piccoli spunti ma alla fine

della premessa saremmo ancora più incuriositi. Mattia Pascal era un bibliotecario. Premessa che

dovrebbe essere introduttiva ma in realtà si rivela particolare perchè non è una premessa che

chiarifica ma già è frammentata di suo, l'impianto della lettura si rivela particolarmente non lineare.

// legge premessa seconda//: il titolo ci fa capire che Pirandello non solo tratterà qualcosa in modo

diverso ma anche la stessa struttura del romanzo sarà diversa. In Pirandello la struttura della

narrazione è costituita da piccoli capitoli quindi una narrazione che si compone di una struttura

frammentata, cioè non è basata sulla misura lunga ma sulla misura breve, sul piccolo capitoli spesso

neanche collegato ai successivi. Inoltre il titolo si intitola “premessa seconda (filosofica) a mo di

scusa”: titolo curioso. Dà l'idea che Pirandello anche nella sede del titolo cercherà di agire, il titolo

ha sempre avuto una funzione di descrizione, anticipazione del contenuto del capitolo a cui si

riferisce, quindi funzione strumentale, qui invece Pirandello vuole usare anche i titoli come luoghi

espressivi. Funzione tradizionale del titolo in Pirandello viene impiegata in modo diverso.

Questo elemento ci sarà anche in uno, nessuno e centomila.

Manoscritto: elemento narrativo della tradizione precedente letteraria (cliché narrativo).

Questa seconda premessa, la poetica di Pirandello che si basa sulla scomposizione e presenza di

contrari, la poetico dell'umorismo e della scomposizione è su tutti i livelli, quello di scrittura, di

struttura della narrazione e anche a livello di immagini classiche: nella seconda premessa abbiamo

due libri di argomento opposto che si sono attaccati a causa dell'umidità, questo rappresenta un

immagine dell'umorismo pirandelliano in cui riso e pianto convivono, compresenza di contrari.

L'applicazione della sua poetica è sia su un impianto narrativo ma anche su tutti gli altri livelli della

scrittura (titoli, immagini ecc..).

quello che noi troviamo in questi elementi li ritroviamo evoluti in uno, nessuno e centomila che

rappresenta un punto di arrivo in cui la poetica dell'umorismo si consolida, concretizza nella

maniera più efficace e compiuta.

E' un romanzo scritto uscito nel 1925 sulla fiera letteraria e nel 26 in un Volume. Circolarità dei

materiali nella suo laboratorio narrativo: questo romanzo si ricollega, trova materiali attinti da altre

aree della tradizione pirandelliana dimostrando che la produzione letteraria Pirandelliana è un

grande circolo all'interno del quali gli elementi, le vicende e i concetti si ripresentano. Romanzo

incentrato sul personaggio di Vitangelo Mostarda, ed è moto più centrato sulla propria coscienza,

pensieri in quanto non sia Mattia Pascal. Vitangelo viene informato dalla moglie di un suo difetto

fisico, della conformazione del suo naso, questa cosa da a Vitangelo mette in dubbio alcune sue

certezze e quindi entra in un baratro rendendosi conto che gli altri lo vedono in modo diverso da

come si vede lui. Secondo il protagonista ci sono tanti Vitangelo quanti sono quelli che di lui hanno

una particolare fisionomia.

Il romanzo si suddivide in 8 libri e i libri sono divisi in tanti capitoletti (struttura narrativa risponde

a quell'impostazione presente già nel Fu Mattia Pascal).

// legge il primo capitolo \\: una percezione di sé differente rispetto a quella degli altri. Viatngelo

non è malato di qualcosa,l suo male è un male interiore, un male mentale (come per l'analisi psico-

analitica).

Il secondo capitolo ha un titolo significativo “e il vostro naso?”: Pirandello gioca anche in questi

aspetti.

Vicenda: Vitangelo si rende conto che gli altri lo vedono in modo diverso e quindi ciascuno avrà di

Vitangelo una concezione diversa. Tanti Vitangelo quante persone che lo conoscono. Specchio:

sdoppiamento naturale, lo specchio in quanto strumento di sdoppiamento torna nella narrazione

letteraria di Pirandello. Da questo momento Vitangelo cerca di distruggere l'immagine che gli altri

hanno dis è, vuole liberarsi di queste maschere che gli altri hanno proiettate su di lui, sono delle

forme che lo fissano, ognuno ha di lui una visione e quindi ciascuno lo fissa in un ritratto che non è

lui e quindi è una sua maschera. Lui vuole distruggere tutte le forme che lo bloccano e quindi

considerancdo che si ha un ruolo in ogni contesto ( in relazione ai beni materiali, al passato, alla

propria stessa identità, famiglia, lavoro) il suo tentativo sarà quello di distruggere queste forme,

cercare di staccarsi da queste ruoli: come marito, come usuraio per cerca di uscire dalla stessa forma

che il proprio nome da a lui. Il comportamento del protagonista agli occhi degli altri sarà visto come

una sorta di pazzia tanto è vero che poi definirà in una casa di cura. Dal momento in cui si ritroverà

privo di qualsiasi rapporto con altre cose, solo in quel momento si potrà vedere libero, quando sarà

spogliato completamente di tutto, come un sasso o una nuvola. Infatti alla fine il suo essere sarà un

risultato di sottrazioni di forme. Tutto questo all'interno di un procedimento che mira a scomporre

l'unità del personaggio, a eliminare le singole maschere, sottolinea anche che considerare un

individuo solo da un punto di vista è limitato: in Pirandello ridurre una realtà a una sola forma

significa fermarla, bloccarla.

// legge il saggio introduttivo // : sottolinea che connessioni che ci sono nel romanzo di uno

nessuno e centomila con il fu mattia pascal: lo specchio come strumento di sdoppiamento e la

percezione sono presenti già nel saggio dell'umorismo e si concretizzeranno in uno nessuno e

centomila. Lo specchio ci sarà anche nel “così è se vi pare”, la commedia che presenta un

personaggio Lamberto che in una scena parla a se stesso davanti a uno specchio. I punti di contatto

che legano la tradizione letteraria precedente di Pirandello a uno nessuno centomila: i difetti fisici

si ritrovano nella tradizione letteraria di Pirandello e altre cose (vedi saggio) la città come concetto

di rapporti sociali, come sistema che chiude e blocca gli individui nei loro ruoli. Questi elementi

sono presenti anche in altra produzione pirandelliana precedente e questi elementi si sono in uno,

nessuno e e centomila evoluti e quindi si passa alla trattazione della frammentazione dell'identità

del personaggio intesa in un livello più romanzesco (fu mattia pascal) che invece si sposta da un

impianto narrativo romanzesco a un impianto psicologico-interiore. Alcuni aspetti di uno nessuno e

centomila si ricollegano a influenze esterne: vi sono continue digressioni (letteratura umoristica,

elemento fondamentale perchè la letteratura non è uniforme ma frammentata), procede per

immagini che sono in contrasto, quindi procedere per contrari.

Lo stesso Pirandello definisce il proprio romanzo coe un romanzo umoristico, è un romanzo di

scomposizione della vita.

Circolarità dei materiali nel laboratorio letterario di Pirandello: ci riferiamo anche a situazioni come

quelle della novella di “stefano giolli 1 e 2”. Novella pubblicata nel 1909, questa novella ha al suo

interno quello che poi succederà a Vitangelo: anticipa il rapporto tra Vitangelo e sua moglie

(capitolo 12 libro 2). in questa novella il protagonista nel rapporto con la moglie scopre l'esistenza

dentro di è di due stefano giolli, quindi anche l'elaborazione del rapporto tra Vitangelo e sua moglie

era già prefigurato in una novella e in questo modo funzione la circolarità dei materiali del

laboratorio pirandelliano. Per un aspetto come la scissione del personaggio nel rapporto con la

moglie, Pirandello prende come fonte una sua novella.

Stern: fonte esplicita di Pirandello che fa riferimento a questo romanzo della letteratura umoristica

tradizionale, romanzo costruito su paradossi, digressioni continue, frequenti riferimenti al lettore.

Quando pirandelo si riferisce a Stern lo fa perchè Pirandello che si era formato in un contesto della

tradizione letteraria del naturalismo e aveva a poi iniziato a scrivere, Pirandello decide di rinnovare

l'impianto letterario a partire dal fu mattia pascal e poi progressivamente nelle diverse produzioni.

Quindi per rinnovare la tradizione si riferisce alle fonti del 700, per staccarsi completamente dal

naturalismo lui afferma che per la nuova forma letteraria ci dobbiamo riferire al 700.

circolarità: lamberto è presente in 3 commedie, è un personaggio che rappresenta il filosofo,

personaggio che dal punto di vista di pirandello dovrebbe essere la sua voce all'interno della

commedia e che se vogliamo collgarci alla poetica dell'umorismo dovrebbe essere quello che ha la

prospettiva dell'umoristica, è la voce dell'autore, è l'umorista. Lamberto è il personaggio di cos' è se

vi pare, e fin dall'inizio dice che si è realmente come si vedono gli altri: il concetto della realtà in

questa commedia è relativo. Spiega la trama di così è se vi pare (vedi wikipedia). Alla fine non è

possibile determinare l'identità della persona: i compaesani vogliono delle prove reali per avere una

conoscenza concreta della persona. Lamberto Laudisi è colui che si prende gioco delle persone,

prima sostiene una versione della vicenda per poi negarla di fronte a tutti. Lo fa in modo tale per

dire che non esiste una versione vera, ci sono solo ipotesi. Alla fine il discorso è risolvibile solo

chiedendo alla persona in questione che alla fine risponde che lei è quello che credono gli altri, lei

per sé stessa non è nessuna è solo quella che viene creduta dagli altri: la realtà non è pensabile, non

è definibile ma dipende dalla prospettiva da cui la vedono le altre persone. Alla fine della vicenda si

sente la risata di Laudisi che sottolinea l'impossibilità d definire la realtà ( la realtà è relativa e

quindi “si è realmente come ci vedono gli altri” che è alla fine a quello a cui arriverà Vitangelo

Moscarda: non esiste la realtà oggettiva ma esiste solo la realtà di ciascuno).

In un'intervista di Pirandello, egli afferma che uno, nessuno e centomila avrebbe dovuto uscire

prima di tutte le sue commedie perchè così si avrebbe avuto una visione più esatta del suo teatro:

conferma delle relazioni che ci sono all'interno della produzione pirandelliana. Pirandello appare

come un critico, distruttore della società. Afferma che il lato positivo del suo pensiero consiste nel

fatto che le persone sono invitate a pensare ala realtà come qualcosa di non definito, ma a qualcosa

che si può modificare “siamo noi che ci creiamo la realtà”. Un invito a non percepire la realtà come

uqalcosa di fisso, ma a vederla da più punti di vista, “guai a fermarsi a una sola realtà”. (Zeno in

bilico tra salute e malattia sostiene che tra i 2 estremi che la malattia è fermarsi, è scegliere, non

bisogna fissare la realtà ma bisogna mutarla, variarla continuamente).

UNO NESSUNO E CENTOMILA

La proiezione, il carattere umoristico dell'impianto letterario è sulla scrittura del romanzo. Quindi

uno nessuno e centomila rappresenta in sé un romanzo umoristico anche da un punto di vista fisico.

Si divide in 8 libri e sono 8 libri in cui il narratore (Vitangelo) si dedica a rievocare vicende del

proprio passato. In un contesto di rievocazione non vi è una conseuquenzilità cronologica, ma i

capitoli (libri) sono contenitori tematici, sono identicativi della materia trattata dentro ciasucno di

essi. Importante è il titolo che può essere impiegato come forma creativa, luogo di creazione

letteraria; taglio e misura dei capitoli che sono molto brevi e a volte neanche collgetai e i

collegamenti tra i capitoli non sono garantiti dallo sviluppo dell'azione ma ai pensieri di Vitangelo

Mostarda, dalla direzione della sua voce. Il romanzo ha quindi un'impostaione di frammentazione,

l'unica cosa che contribuisce atenere assieme tutto quanto, che è costante, la voce del protagonista.

La voce racconta le proprie cose in una sorta di flusso di coscienza, una specie. Pirandello con

Vitangelo, i suoi Vitangelo sono soli locqui che in qualche modo possono essere visti come una

specie di dialgogo con un ipotetico ascoltatore: più che un flusso di coscienza, la presetazione dei

pensieri rappresentano una sorta di dialogo rivolti a qualcuno (il lettore). Questa comunicazione

contribuisce a definire il personaggio: pirandelli nei quaderni di serrafino il protagonista si

contrapponeva alla società del tempo per l'introduzione delle macchine e quindi per la

disumanizzazione dell'uomo stesso, in quel caso la voce di Serrafino era una voce di protesta nei

confronti della società che doveva essere in qualche modo una voce di tutti, protesta in noe degli

ideali propri dell'uminiatà; uno nessuno e centomila ci presenta un personaggio che deve essere una

voce singola, esprime il proprio disagio, quello dell'individuoed importante che sia una voce isoltaa

percè all'interno della situazione c'è l'impossibilità di comunicare, per il personaggio di instaurare

un vero e proprio dialogo con gli altri,perchè alla fine il rapporto con le altre persone si basava su

elementi relativi. Quello che si vuuole mettere in evidenza è il disagio della persona alienata (vista

dagli altri in modo diverso) e che in qualche modo con questo sistema che lo circonda non riusce a

comunicare. I libri sono identificabili in temi (come coscienza di Zeno).

1 libro: preambolo introduttivo che ci presenta il meccanismo iniziale con Vitangelo che entra in

questo vortice mentale provocato dall'osservazione della moglie e va verso la pazzia e lemento dello

specchio. elemento dello specchio che si pone sempre come strumento che sottolinea lo

sdoppiamento del eprsonaggio

2 libro: rapporto di Vitangelo con il proprio doppio (Gengè), nei confronti del proprio nome.

3 libro: si occuperà del proprio cognome.

4 libro: libro in cui si dedica a cercare di eliminare la maschera del banchiere usuraio. Maschera

sociale del Vitangelo professionista, la sua faccia lavorativa, la maschera come lavoro. C'è un

episodio nel tentativo di eliminarsirsi di questa maschera: per dimostrare che non lo è, mostra alla

gente qualcosa: ci sono due suoi affituari che lui sfratta dalla sua casa, quindi vuole creare dei

presupposti per confermare la propria immagine. Per dimostrare che nn è un usuraio regala una casa

ai 2 sfrattati. Questo dovrebbe bastare per far capire che lui non è un usuraio. La gente pensa però è

pazzo! Perchè lui è quello che ormai gli altri si sono convinti che è, un usuraio, un usuraio che

regala una casa è un pazzo. Tentativo di eliminare questa maschera dimostra che la pazzia

rappresenta l'impossibilità che ha un'individuo a togliersi le maschere imposte dalle altre persone.

13/02

libro VI: unico libro un po' romanzesco, vi è un po' di trama: anche uno, nessuno e centomila non è

un romanzo che ha una vera e propria trama (punto di distanza da uno, nessuno e centomila da il fu

mattia pascal).

Libro VIII: libro conclusivo che completa l'esperienza del personaggio e qui si dissolve

completamente l'io sociale di Vitangelo: essere fuori da qualsiasi sistema che comporti ruoli e

relazioni con altri. E' lontano il concetto stesso di città nel senso di sistema dove gli individui

vengono incasellati.

Stacco tra la tradizione 800esca e nuovo secolo: all'inizio del secolo il romanzo di fatto attraversa

un momento di crisi, c'era un atteggiamento di rottura, di innovazione che partiva dal presupposto

che bisognava tagliare il “vecchio”, c'era questo rifiuto.

Anche Pirandello riteneva che ci fosse la necessità di rinnovare il romanzo, e lo fa tornando al 700.

Negli anni 20, le cose per il romanzo cominciano a migliorare: il genere romanzo ricomincia a

essere considerato come uno strumento utile per poter descrivere la realtà e interpretarla: la società

contemporanea era complessa, l'influenza delle nuove tecniche contribuì a fornire al genere del

romanzo forme diverse. Il risultato è che il romanzo dagli anni 20 in poi presenta diverse soluzioni,

anche a livello concreto di realizzazione (si va a un ritorno all'autobiografia, ripresa dello stile

epico, concetti dialettali ecc..) sulla sollecitazione di diverse influenze sia sociali che culturali il

genre romanzo dopo gli anni 20 presenta forme diversificate. In Europa è il quadro in cui il genere

romanzo è aperto ad altre sollecitazioni, soprattutto dalla letteratura statunitense: negli stati uniti

fiorì una letteratura ricca e il panorama culturale americano cominciava a influenzare il quadro

europeo. Vi era l'idea che la realtà concepita come un universo simbolico doveva essere interpretata

e strumento utile per questa comprensione era la scrittura narrativa. Vi è quindi un ritorno al

realismo simbolico, interpretativo. Grande attenzione verso la realtà. La narrativa americana negli

anni 20, il realismo è la linea principale, che si direziona sia verso l'analisi della realtà di provincia

quindi un'attenzione verso una realtà più rurale, sia l'attenzione per la realtà delle grandi metropoli.

Un realismo che può essere anche epico o psicologico (quando si concentra sull'esperienza

individuale) o simbolico (quando l'esperienza del quotidiano viene riportata a esempio di esperienza

universale). Nella letteratura americana in questi anni hanno grande applicazione alcuni temi: per

quanto riguarda il realismo metropolitano il tema dello scorrere del tempo e della sua sospensione

della ripetizione di ogni giorno, del suo alienare l'individuo in una vita scandita in ritmi sempre

fissi. Oppure le contraddizioni della città del tempo: le caratteristiche del vivere civile che vedevano

contrapporre ricchezza e povertà ad esempio. Dopo la fine della prima guerra mondiale, gli scambi

tra europa e america gli scrittori americani cominciavano a venire in Europa: Parigi negli anni 20 vi

era la scrittrice statunitense Stain che aveva costruito una sorta di salotto letterario e gli intellettuali

cominciano a influenzare le linee letterarie degli scrittori europei e quindi anche italiani.

Gerard “il grande Gasby” del 1925: rappresenta un tipo di indagine nei confronti della società

americana e vuole dipingere questo quadro della società del dopo guerra, quindi una società

caratterizzata dal boom economico, che comporta una grande ricchezza ma con niente dentro:

grande ricchezza, lusso sfrenato, vita all'insegna del lusso ma anche con una tensione interna di auto

distruzione quindi un'età non particolarmente equilibrata che presentano anche assenza di valori.

Lingua molto spoglia ma densa: descrive immagini pregne di valore simbolico: ogni elemnto è

volto a rappresnetare qualcosa. Un realismo che è distante dagli esiti letterari di un Hemingway:

egli ha sempre connesso la sua vita reale alla sua attività di scrittore: egli fece molti viaggi come

giornalista, come soldato, appassionato di sport ecc.. tutto questo si trasferisce nella sua esperienxza

letteraria. La vita delle praterie nord americana, una vita a contatto con la realtà e poi con la scelta

della professione, è una professione a contatto diretto con la realtà quella del giornalismo. La sua

scrittura in questo modo arriva ad esprimere questa tensione interna, questa componente

avventurosa, contatto diretto della realtà, la sfida epica dell'uomo nei confronti della natura, questo

aspetto vi è nella sua narrazione: aspetto dell'epica dell'uomo che si confronta con la realtà. In un

contesto sempre teso fra scontro tra vita e morte. La percezione di una continua sfida alla morte.

“il vecchio e il mare” del 1952: la pesca rappresenta questa sfida epica dell'uomo contro la natura.

L'intendo di Hemingway è quello di cogliere l'essenza della realtà: avremo quindi una prosa

essenziale, resa essenziale della realtà (eliminando gli aggettivi, contraendo la sintassi e

privilegiando il dialogo).

Negli anni 20 e 30 quindi gli scrittore europei e quindi italiani cercano nuove direzioni del romanzo

e quindi si interessando anche della narrativa americana e lo fanno attraverso le riviste letterarie

come ad esempio “i baretti”, rivista torinese, “Solaria” di firenze e “il convegno” milanese.

La prima operò tra il 24 e il 28 e si occupò di opera di divulgazione della letteratura europea

contemporanea quindi si fece cassa di rosananza dei grandi autori europei come Joyce, Proust.

La seconda “Solaria” contribuì a informare, dare riscontro alla grande letteratura russa del periodo.

La terza “convegno” cercava di occuparsi di tutto quello che c'era di interessante dell'ambito

letterario europeo come Thomas Mann, Joyce, Kafca ecc.. però il convegno prestò attenzione nche

allo spettacolo e cinema e radio.

Negli anni 30 queste riviste furono il tramite anche della letteratura americana e furono questi

scrittori americani che diedero al possibilità a dare delle indicazioni per il rinnovamento delle forme

poetiche narrative. In Italia siamo nel periodo fascista e quindi nella letteratura americana si

individuavano quei valori come la libertà o l'avventura che in Italia di Mussolini non avevano

spazio. La scoperta degli autori americani in Italia diede la possibilità di trovare un'altra via per

vedere il reale, anche con il potenziamento di alcuni strumenti tecnici come il dialogo, c'era anche

una necessità di concretezza, di porsi nei confronti della realtà per cercare di capire/interpretare.

Gerard fu il primo scrittore americano tradotto in età fascista, la traduzione fu del 1936 (15 anni

dopo la sua pubblicazione), con il titolo di “Gastby il magnifico”. Un passo importante per

l'evoluzione del romanzo in questi anni fu un'antologia di autori americani intitolata “americana”

del 1941 curata da Vittorini. Questa comprendeva sia i classici dell'800 (come Edgar Poe) e

arrivava fino ai contemporanei. Fra i traduttori ci furono Vittorini e autori come Pavese, Montale e

anche Guido Piovene. L'america che esce da questa antologia è un america che viene celebrata a

livello letterario e anche a livello civile e politico (america come terra di libertà). Non c'era solo la

prospettiva di Vittorini, c'erano anche altre prospettive ad esempio di Emilio Cecchi, che scrive nel

1940 il suo reportage di viaggio intitolandolo “America amara” (atteggiamento non positivo).

La sua visione è una visione negativa, mette in evidenzia le tensioni e i contrasti del nuovo

continente. Ecco perchè l'antologia di Vittorini, visto che egli si esprimeva favorevolmente nei

confronti dell'America, nel 1942 fu ritirata dalla censura e fu ripubblicata in una nuova edizione nel

42, eliminati i commenti positivi e con una prefazione di Cecchi che utilizzava toni anti-americani.

Stagione del nuovo realismo che si conclude negli anni 50 con un cambio di atteggiamento: cade la

fiducia che si poteva avere nella letteratura di poter cogliere il reale e costruire una rappresentazine

che fosse organica: ci allontaniamo un po' dall'attenzione nei confronti della realtà e ritorniamo

nell'individuo: si passa da una tendenza a porsi nei confronti del reale e comprenderle a un

ripiegamento verso l'interiore (esperienza individuale). “Il giardino dei fichi contini” che

rappresenta questo chiudersi del personaggio da una prospettiva ampia a una prospettiva ridotta

della propria esperienza personale (si passa da un interesse realistico a una valutazione

dell'esperienza individuale) come ad esempio ricordiamo nell'antologia del romanzo

“esistenzialista” Mario Tobino che era uno psichiatra che nella sua prosa indaga gli aspetti più

oscuri della psiche e della vita umana. (concentrazione sull'individuo) citiamo il suo “le libere

donne di Magliano”, che nasce dalla sua esperienza di direttore dell'ospedale psichiatrico di

Magliano (vicino a Lucca). Sulla linea di questo atteggiamento anche Guido Piovene: si concentra

sugli aspetti più profondi e oscuri e contraddittori della psicologia del personaggio (questo

caratterizzerà tutta la sua produzione narrativa). Ricordiamo la sua opera “le stelle fredde”.

Altro nome da ricordare è Mario Soldati: so occupa anche lui di problemi psicologici dei personaggi

ma lo fa in maniera meno angosciante, la sua prosa è caratterizzata da una curiosità spontanea e

semplice: pur trattando di analisi di problemi lo fa sempre in modo leggero. Esce “America primo

amore” un suo reportage. Piovene quando viaggia dice che l'atteggiamento del viaggiatore nei

confronti della città deve essere sempre un atteggiamento di umiltà, non deve farsi pregiudizi.

Oltre alle prove di reportage, anche nelle sue prove narrative come nei “racconti lunghi” del 50

tratta sia degli aspetti della doppiezza dell''individuo ma lo fa sempre in modo molto leggero con la

curiosità di un detective che cerca di risolvere il caso: atteggiamento leggero nei confronti

dell'interiorità del personaggio.

Verso gli anni 50 si colloca Guido Piovene con le “Stelle fredde” che esce nel 70. Guido Piovene

rappresenta uno degli esempi più brillanti di scrittore giornalista. Giornalismo che pur puntando a

ritrarre la realtà non perdesse quella qualità di scrittura che è proprio della sua parte letterario: caso

di scrittore giornalista che fa delle due dimensioni due direzioni parallele in cui ciascuna beneficia

l'altra. La sua scrittura giornalistica trae beneficio da quella letteraria e viceversa. Oltre a essere

scrittore e giornalista fu anche un inviato speciale all'estero.

Vita: vedere profilo letterario su piattaforma moodle.

Egli nasce a Vicenza nel 1907 in una famiglia nobile, figlio unico del conte. Questa condizione

influì sulla sua infanzia e sulla sua formazione; i genitori erano più intenti alla loro vita mondana

che a occuparsi del figlio tanto da non riuscire neanche a trasmettergli la sensazione di famiglia

unita. A volte stava con i nonni e a volte con la pro zia, non sempre presenti erano i suoi genitori.

Una nutrice senese che si chiamava Pia fu importante per la sua vita, poiché da lei riceve una linea

linguistica che correggeva il suo dialetto. Quindi prende familiarità con la lingua italiana. Viene

quindi in contatto con i libri. A sei anni viene iscritto al collegio di Vicenza che doveva servire per

la sua formazione anche se a contatto con gli altri bambini la sua solitudine non passa. Fece il liceo

a Lodi, ambiente freddo e severo, trovò modo di approfondire l'interesse della letteratura. Le cose

migliorarono quando la famiglia si trasferì a Milano al liceo Parini. I genitori si trasferirono a

Milano per una motivazione legate alla mondanità. A Milano continuano a essere rifugio i ricordi

dell'infanzia e le storie, i ricordi che si collegavano alle sperienza letterarie e nel periodo del liceo

vede nella scrittura una strada per esprimere le proprie emozioni e quindi scrive poesie che fanno

capire le sue letture e i suoi interessi letterari come verso i classici e nei confronti di Dante, petrarca,

leopardi, Manzoni ungaretti ecc...

Dopo il liceo va all'università, fa lettere a Milano e lì segue docenti come Borgese e Martinetti. Da

questi due docenti acquisirà il concetto della modernità come segnata da inquietudini, malesseri e

disordini. Per indagare questo mondo problematico dell'individuo contemporaneo lo strumento è la

scrittura: Piovene persegue la via della scrittura, laureato, voleva una propria autonomia economica.

Cercò un lavoro come il giornalismo. Decide di tentare la via del giornalismo. Nel 1926 esordisce

come critico letterario su una rivista di rassegne bibliografiche, negli anni successivi collabora con

“il convegno”. Fin da questi primi anni comincia a scrivere racconti che poi verranno raccolti in un

piccolo volume del 31. Piovene non manifesta interesse ad aderire al regime fascista, da un lato non

aderisce dall'altro sta lì e cerca di trovare compromessi e quindi è mal visto da quelli che si

oppongono al fascismo. Sarà una mancata decisione che gli verrà sempre rinfacciata in futuro.

Tra il 27 e il 38 scrive il suo primo romanzo “il ragazzo di buona famiglia” che è la storia di 3

personaggi: nonno, padre e nipote che vengono analizzati e l'idea che deriva da questi personaggi è

quella di un'umanità senza punti di riferimento, umanità determinata da gesti inconsulti, rovinata

dalla menzogna dei rapporti interpersonali. Dal punto di vista dei singoli personaggi la convinzione

di verità delle proprie menzogne. Atmosfera cupa, pessimista. Due sono i tratti fondamentali in

Piovene: 1.la grande capacità descrittiva del paesaggio, (centralità del paesaggio e grande attenzione

nella sua descrizione) 2.la profondità di indagine psicologica nei personaggi. Anche quando lui

scriverà si suoi reportage di viaggio ci sarà grande attenzione al paesaggio.

Nel 1935 Piovene comincia a lavorare per il “corriere della sera”, siamo nel periodo in cui il regime

aveva bisogno del sostegno degli organi di stampa per organizzare un team di consenso; in questo

momento Piovene entra tra la fila dei sostenitori fascisti. In quanto giornalista doveva allinearsi a

sta cosa, non era pienamente convinto. Aderisce ma non da a vedere di aderire veramente.

Nel 37 viene richiamato in Italia dall'Inghilterra e nel 38 rientra in Italia e scrive per il corriere si

occupa di arte e critica cinematografica.

15/02

Guido Piovene: Piovene rientra in Italia nel 1938 e svolge attività di critico letterario e critico

cinematografico per la rivista del “corriere della sera”.

Nel 39 riprende l'attività di scrittura narrativa e in questo periodo nella scrittura verranno fuori delle

esperienze che aveva vissuto in prima persona. I suoi due romanzi del 41 “lettere di una novizia” e

le “gazzette nere” del 43, ruotano attorno alla doppiezza umana: il rapporto degli altri è basato sulla

menzogna: il nulceo centrale dei due romanzi presenta un clima pessimista in cui l'esperienza del

male viene vista come necessaria per conquistare il bene. (la malattia è l'unico tramite per arrivare

alla salute). Nel romanzo del 41 “lettere di una novizia” Piovene analizza la condizione psicologica

dell'uomo superstite degli anni del fascismo.

Nel 43 e 44 è in Toscana, collabora con altre riviste come “mercurio” o il quotidiano “il tempo”, e

contemporaneamente continua la sua attività di romanziere, scrive “Pietà contro Pietà” pubblicato

nel 46, sempre sulla svolta del panorama bellico, guerra come elemento che condiziona la società. E

nel 49 “i falsi redentori”: emerge un mondo dominato dall'odio dal desiderio di vendetta e

sopraffazione e ricerca egoistica del proprio benessere.

Piovene cercava con la scrittura di costruire un messaggio, di lanciare un messaggio sulla base del

quale i suoi contemporanei sentissero che bisognava depurare le coscienze dopo gli anni del

fascismo e quindi voleva analizzare la società e mettere in evidenzia quale voleva essere la

direzione da seguire per migliorare le cose.

Nel 49 Piovene veiene incaricato di presiedere la direzione (vedi Moodle), voleva promuovere

l'unità dei popoli attraverso iniziative culturali.

Nel 50 torna in Italia e organizza il viaggio in america nel 1950 che durerà un anno in cui lui

esplorerà la realtà americana e lo farà incamerando impressioni, segnando appunti, esplorare la

realtà sulla base di un'esplorazione vicina alla realtà.

Questo viaggio segna il lui nuovi stimoli per vedere, intervista e scoprire il costume della realtà

americana. Il viaggio produce anche oltre un centinaio di articoli che poi vennere ripublicati nel

volume “De America”. Dopo il ritorno dell'america all'inizio del 53 piovene avvia un'altra

collaborazione con la rai e stampa di Torino e in questi anni gira l'Italia realizzando delle

trasmissioni radiofoniche per la rai.

Uno degli aspetti essenziali del viaggiatore/scrittore è quello di cambiare prospettiva.

Le due diretrici princpali: attenzione nei confronti del paesaggio e introspezione psicologica dei

personaggi.

Mentre viaggiava continuava la sua produzione letteraria, scriverà “Le furie”.

Nel 1960 va in Russia e qui pubblicherà una trentina di articoli. Inoltre va anche negli stati uniti e

questi viaggi gli danno nuovi stimoli a livello di scrittura: ricerca conoscitiva della realtà esteriore:

analisi del paesaggio che visita.

Ritorna all'indagine della condizione dell'uomo all'interno della società contemporanea.

Questa impostazione la si trova nelle “Furie”. Favorito al viareggio, ma il mecenate del premio

Olivetti in ragione del passato non chiaro con il suo rapporto con il fascismo, perchè non aveva

preso posizione, si oppose alla sua vittoria e quindi Piovene non ebbe il premio.

Nel 1970 prende il premio strega con “le stelle fredde”, un romanzo che rappresenta una fuga dalla

realtà, dalla civiltà tecnologica che aliena l'uomo, una fuga per tornare alla casa natale nella

speranza di ritrovare quei valori che nel mondo pare non esistano più.

Verranno pubblicati anche “Verità e menzogna” e poi Americano” poi nel 74 Piovene muore.

LE STELLE FREDDE

Romanzo metafisico, esistenzialista. Ed è un romanzo particolare perchè qui vi è una descrzione

della vita oltre la morte (letteratura antica, Dante).

Piovene presenta una descrizione della vita e della morte, e inoltre altro aspetto è che siamo di

fronte a una discesa nell'io, un personaggio che viene indagato nel suo interiore, è un personaggio

fragile, frammentato, molto vicino al personaggio di Svevo, viaggio nella coscienza del

personaggio. Il fatto che il personaggio non abbia un nome vuole intendere che la discesa nella

coscienza del personaggio sia una discesa simbolica nell'individuo contemporaneo.

Trama: non è lineare, avrà un po' i tratti del sogno, i temi narrativi si susseguono come si

susseguono in un sogno, non in maniera lineare. Romanzo in cui viene indagata la vicenda di un

personaggio che cerca di risolvere il problema del rapporto con la realtà.

Questo personaggio è una persona normale, ha un lavoro, ha una compagnia che se ne va, viene

lasciato dalla sua compagnia Ida. È l'amante: meccanismo di innesco di tutta la vicenda: elemento

che dà inizio alla vicenda stessa. Il personaggio perde gli stimoli a interagire con ciò che lo circonda

e comincia a non voler più ascoltare e vedere: gli sembra di divenatare sordo, sta perdendo il

contatto con la realtà. Quindi va dal medico per capire se sta diventando sordo. Il romanzo inizia

dello studio medico.

// legge l'inizio delle stelle fredde \\: problema di selezione dell'impulso sonoro, lui sente qualcosa

ma non sente tutto. Pone l'accento su una sensazione di sordità non fisica ma psicologica. Dopo la

visita dal medico decide di cambiare vita, decide di dare un taglio drastico alla sua vita e lascia la

città, abbandona casa e lavoro e si ritira in campagna nella casa ereditata dal nonno dove c'è suo

padre. Il personaggio lascia il contesto dove stava conducendo la sua vita e lascia il suo lavoro di

pubblicitario presso una compagnia aerea; il suo era un lavoro di comunicazione, si occupava di

slogan pubblicitari. Lascia tutto e va in una villa in campagna, con il padre non è in buoni rapporti

(Zeno).

// legge la parte della casa in campagna \\: arriva e si trova in un contesto spaesante. Mentre si sta

ambientando, con un colpo di fucile muore il marito di Ida nel bosco. Tutti sospettano di lui e

apparirà anche la figura del poliziotto. Personaggio distaccato dal mondo, molto calmo e pacato e

quindi anche quando viene accusato di omicidio lui non da questa sensazione di essere in preda alla

disperazione, non si scompone più di tanto e si allontana dalla casa senza preoccupazioni. Si rifugia

in un capanno vicino alla palude, si sottrae per sottrarsi per non avere la scocciatura di parlare con

altre persone. Il poliziotto avrà la figura di filosofo, angelo custode del personaggio.

L'altra svolta della trama è che a un certo punto appare Dontowesky, che credeva di essere morto

ma è tornato (scrittore preferito del personaggio stesso). Egli racconta la vita nell'aldilà: tutti

passeggiavano e discorrevano tra loro, ma c'era l'attesa di qualcos'altro, come se si fosse ancora in

sospeso, che non fosse ancora una situazione definita radicale. Il padre del narratore muore ma era

riuscito a scagionarlo dall'accusa dell'omicidio con delle foto. Alla fine del romanzo si ritrova solo

nella casa con quello che è la soluzione con il suo rapporto con la realtà: a giocare con un bambino

che veniva a trovarlo, sarà un modo per ritrovare il contatto con le piccole cose, con quella realtà

che pian piano stava perdendo. Cataloga le cose, l'unico possibile rapporto che il personaggio può

avere con la realtàè quello di catalogarla perchè con la realtà non si può interagire (Svevo: Zeno

cerca con la scrittura di rievocare il passato, ma questo non è possibile perchè la rievocazione del

passato genera altri significati, scrittura diaristica come soluzione nel rapporto con la realtà).

Come Zeno registrava il quotidiano, il personaggio di Piovene cataloga il reale.

Sottolinea l'impossibilità di un'interazione attiva con gli altri e con la realtà circostante: l'unica cosa

che si può fare è catalogare le cose. Alla fine anche grazie all'incontro con questo bambino lui prova

una nuova decodifica del reale, viene portato alla considerazione delle cose in un modo più diretto

ed essenziale. Scena in cui il protagonista incontra una bambina all'inizio: ci mette davati una

situazione surreale e ci fa capire che la percezione degli altri, della realtà che ci circonda è relativa e

dipende da situazioni diverse e l'incontro con la bambina ha un valore simbolico perchè attraverso il

dialogo ci viene detto che la realtà è una realtà con cui non si può interagire perchè il mondo è

morto, la realtà non è viva.

Dalla prospettiva della bambina la gente è morta, perchè la realtà è ferma e bianca, è morta. Anche

in questo dialogo si vede un'allusione simbolica alla percezione della realtà da parte delle persona,

una realtà con la quale non si può interagire.

Saggio di Zanzotto: Zanzotto sottolinea che le stelle fredde, presenta un impianto bipolare (la

scrittura), una duplicità verso l'attenzione del paesaggio e l'introspezione dell'individuo, bipolarità

che caratterizza tutti i livelli del testo. Ad esempio si trova nell'accostamento tra il Piovene realista e

quello visionario. Nelle stelle fredde la realtà vera si accompagna con il sogno, c'è un'intenzione

realista di ritrarre il quadro in cui si muovono i personaggi ma c'è anche la costruzione onirica che

fa si che non sempre si possa seguire in modo logico per l'interpretazione degli eventi narrati.

I contrasti in Piovene si verificano nella tendenza al viaggio e al ritorno: altra situazione duplice.

Tema del ritorno è molto presente nel romanzo: il personaggio si distacca dal contesto cittadino e

torna alla casa delle origini, oppure quando va al capanno (rimanere sempre attorno al luogo del

ritorno). In questo dualismo spaziale sono collocati oggetti simbolici nel paesaggio. Quando arriva

alla villa vede un ciliegio che è il centro del romanzo, è il simbolo centrale attorno a cui ruota tutta

la vicenda. Il ciliegio è bianco. Il paesaggio non è mai sottofondo ma è personaggio attivo. Altro

dualismo: andamento della scrittura, scrittura che ora si allarga, ora si stringe, andamento non

lineare e uniforme. Nelle stelle fredde abbiamo la compresenza di elementi contrastanti. Si passa dal

conscio all'inconscio, dalla realtà al sogno ecc... la sua prosa sarà molto vicina all'impianto poetico.

(segue concetti propri della poesia più che della prosa). La compresenza di piani diversi da una

sensazione di imprevedibilità. Lotta con il mondo ma allo stesso tempo chiusura nell'io, la stranezza

e la ovvietà, la passione e la ragione ecc..

la trama presenta un uomo che è un tipico rappresentante della società capitalistica, ingranaggi del

meccanismo sociale, è il rappresentante dell'individuo incasellato in un ruolo specifico in un azione

improntata su ripetitività del gesto tutto in funzione del consumo.

Il protagonista si stacca dal sistema: “si è reso conto di essere malato, ha percepito che lì era

morto”. E per recuperare dei valori va alla casa natale, ritorna all'origine. Elementi chiave: padre, la

villa con quello che rappresentava (rapporto contrastivo tra città e campagna), il ciliegio

(rappresenta un retaggio del passato con tutti i suoi valori che però non hanno più senso di esistere

perchè non vengono più considerati, ecco perchè il ciliegio sarà abbattuto). Nel romanzo il vero

delitto è quello dell'abbattimento del ciliegio.

19/02

l'elemento poliziesco è fuori dal controllo del poliziotto, il caso si risolve da sé, il poliziotto è solo

una sorta di agelo custode per il protagonista.

Bambini: il protagonista si trova di fronte a una bambina all'inizio che gli fa rendere conto che non

è facile interagire con la realtà e alla fine con un bambino riesce a entrare in contatto con le piccole

cose.

L'andamento narrativo del romanzo è caratterizzato da blocchi, che in linea con l'impostazione

onirica spesso non sono collegati. Ogni blocco mantiene una coerenza narrativa, una propria logica

interna.

Ciliegio: centro simbolico a cui ruota intorno tutta la vicenda: Zanzotto ce lo presenta come un

“albero uscito dalla tela di Van Gogh”: questo ciliegio sarà il primo elemento naturale che il

protagonista incontra quando arriva alla villa. La pianta è protagonista di tutte le svolte principali

del romanzo; donstoweisky appare sotto l'albero quasi come se l'albero fosse una sorta di portale.

L'unico caso in cui il personaggio ha un momento di doloroso furore è quando scopre l'abbattimento

del ciliegio dal padre, che rappresenta il vero delitto del romanzo. Dalle parti del ciliegio appare

anche il poliziotto. Attorno al ciliegio vengono sparati i colpi di fucile ad opera del marito di Ida che

quando sa che il protagonista è arrivato spara, e l'altro è quello che ucciderà il marito di Ida stesso.

Zanzotto sottolinea che l'albero rappresenta il centro da cui si dipartano i fili del romanzo, tutta la

realtà ruota intorno a questo albero. In un cotesto in cui la realtà perde tutto i suoi valori non c'è più

bisogno di un centro, un punto di riferimento, i valori che non esistono più nella realtà (ciliegio) e

allora verrà abbattuto, quando il vero centro del mondo non c'è più.

\\ legge pagina 24 – descrizione del ciliegio //: il romanzo ha un andamento poetico, nel caso della

descrizione del ciliegio, la scrittura è molto evocativa e questa descrizione ci fa capire quanto il

ciliegio sia centrale anche per il colore dominante che è il bianco.

Compare la parola bianco 3 volte. Sensazione che l'albero rappresenti un'altra dimensione, qualcosa

di soprannaturale. L'albero rappresenta qualcosa a cui tornare. Il bianco assoluto era apparso nel

1960 quando si riferiva ai paesaggi siberiani nei suoi articoli. Nel reportage di viaggio dell'unione

sovietica Piovene fu attratto da un altro albero simbolo, ovvero la betulla. (altro albero bianco).

Rimandi a situazioni non umane, riferimento ai morti, ai sogni: associazioni che vengono riferite

all'albero (elemento centrale di numerosi ruoli). Situazione di pace.

Noi troviamo alla fine del romanzo un altro quadro, una fotografia che si concentra sul ciliegio, che

nella sua posizione di rilievo (finale) rappresenta come anche se non ci sia più è un elemeno focale

del protagonista. “la migliore fotografia del ciliegio...”.

Elemento del poliziesco: genere che nasce in un clima positivistico, di grande fiduzia nella

conoscibilità del reale. Il detective rappresenta il personaggio che ripone la ragione nel caos. Il

detective è la ragione, il personaggio razionale, un personaggio che riesce dall'analisi della realtà a

decodificarla e a risolvere il caso.

L'elemento del poliziesco resta in sospeso: c'è il delitto, c'è il poliziotto ma non è determinante, non

c'è un indagine che riporti l'equilibrio la realtà. L'elemento del poliziesco qui rappresenta l'elemento

di denuncia nella possibilità di conoscere il reale: fallisce il tentativo conoscitivo di questo genere.

Per questo diciamo che si tratta di un giallo metafisico.

Lo scrittore è attento alle dinamiche interiori dei personaggi per analizzare le angosce interiori

dell'individuo. La nevrosi è il concetto di malattia.

Nelle stelle fredde è ricco il catalogo delle complicazioni psicanalitiche: ci sono ossessioni, fobie; il

personaggio si sente rassicurato dalla presenza del poliziotto o alterazioni nella percezione (sordità

selettiva di origine psichica).

Inoltre è presente la depersonalizzazione e la coazione a ripetere nella catalogazione alla fine del

romanzo: il personaggio quasi ossessivamente, con continuità si trova a catalogare la realtà.

Il protagonista sceglie di non rapportarsi alla realtà, di porsi passivamente nei confronti di essa.

(come Zeno che sceglie di non scegliere).

\\ legge il saggio di Zanzotto, sul tema della combinazione dei diversi piani/elementi //: il tratto

della dimensione onirica è quella che caratterizza il romanzo. Inoltre nel romanzo vi è anche il

fantastico (apparizione di Donstowweisky).

La catalogazione: rappresenta una sorta di critica verso la società contemporanea tecnologica che

tende a ridurre a dato d'archivio la conoscenza. Nella soluzione di schedare il realtà è come se c'è la

tendenza della contemporaneità a chiudere la conoscenza in archivi (funzione di cibernetizzare),

come se si volesse sostituire la memoria con l'archivio dati. Questo atteggiamento è rappresentato

anche dal titolo stesso perchè stelle rappresentano una realtà con la quale non ci si può più

interagire, noi vediamo la luce della stella che non c'è più, la stella fredda è qualcosa che noi

possiamo percepire ma con la stella in sé non stabiliamo nessuna interazione, e poi il concetto di

stella che è una cosa lontana con cui non si può interagire.

Le stelle fredde sono un libro di prosa, un romanzo e anche in parte un libro di poesia proprio per

l'uso dell'autore fa del linguaggio e questo è al centro dell'attenzione in tutto il romanzo secondo 3

prospettive: il linguaggio in un contesto in cui non si riesce a comunicare attraversa un momento di

crisi: il protagonista deve comunicare qualcosa, scrivere slogan, ma il linguaggio è morto, non è pù

in grado di stabilire una comunicazione. Questa crisi del linguaggio è denunciata in 3 fasi, 3 aspetti

della crisi del linguaggio:

1. fase della sordità e del silenzio che sono intesi come fuga dalla parola svuotata di

significato, convenevole, quotidiano che è slogan pubblicitario;

2. linguaggio è connesso a personaggi morti o morenti: la parola viene connessa a

donstoweisky (che è morto) al padre (che morirà) al poliziotto (parola speculativa che non

risolve) e lo stesso io (che è morto, come aveva detto la bambina). Linguaggio come lingua

dei morti;

3. linguaggio inteso come catalogazione, come passività: la parola non è attiva ma viene

impiegata solo per registrare e schedare il reale.

La parola di Piovene, l'uso stilistico lessicale, il suo modo di rendere la sua parola forte di

entusiasmo, tensione espressiva: questo dà unità alla positività del linguaggio. Una parola che a

volte si trasforma in veri e propri versi interni alla struttura di prosa.

In un contesto in cui il linguaggio viene visto come in crisi di comunicazione e di rapporto alla

realtà, l'impianto poetico e l'uso del linguaggio dell'autore rappresenta una sorta di soluzione

rivitalizzante.

Le stelle fredde → romanzo esistenziale.

EVOLUZIONE DEL ROMANO NEGLI ANNI 60

Persistenza di linee già percorse. Sono gli anni del boom economico, l'evoluzione del romanzo

risente di questo ambiente. Una delle linee di evoluzione è il raffinarsi di alcune linee già percorse

nel tempo come ad esempio “la noia” di Moravia del 60, che riprende gli elementi come

l'insensibilità della classe borghese (1929 “gli indifferenti”), recupera questa linea integrandola con

attenzione verso il dettaglio corporeo (tratto del romanzo nuovo, in cui vi era la tendenza di scrivere

la realtà in maniera molto minuziosa (Grillet)).

Altro esempio: nel 1964 “il male oscuro” di Giuseppe, che si confronta con il tema della malattia

(Svevo, linea tematica ripresa).

Società in un momento positivo, il romanzo italiano riflette questa situazione assumendo

un'impostazione borghese. In questo periodo si concretizza quel rapporto domanda del pubblico –

proposta letteraria, aspetti di mercato del romanzo come qualcosa non solo di ricerca letteraria ma

anche come scrittura a scopo di vendita. Quindi si tengono in considerazione i gusti e le esigenza

dei lettori e in un contesto borghese il pubblico vuole leggere del proprio mondo nei romanzi,

quindi la richiesta di storie che mettessero in scena il mondo borghese.

Romanzo quindi leggibile e costruito su tematiche vicine ai lettori: dopo il “gattopardo” vi è una

lunga stagione di romanzi medi, cioè romanzi borghesi. Esempio: “la ragazza di .. “di Cassola, “il

giardino.. di Giorgio Bassani”.

Inoltre vi era anche la letteratura di genere (romanzo giallo e quello di fantascienza). Linea inoltre

di sperimentalismo.

Alcune delle linee videero in recupero della memoria e del racconto, testimonianza attraverso il

racconto. Ad esempio nel 1958 fu ripubblicato “se questo è un uomo”. Oppure “libera nos a malo”.

Un'altra linea tematica è quella che indaga la società ad esempio “la vita Acra”.

Inoltre vi è il filone che si occupa della letteratura industriale quindi il rmanzo che osserva la società

da questo punto di vista. Esempio di Paolo Volponi “Memoriale”.

Ristrutturazione della forma e della lingua del romanza : sperimentalismo, antiromanzo; infrangere

le regole del romanzo stesso: romanzo difficile da leggere. Esempio: le opere di giorgio manganelli.

Nel 68 ci fu un periodo di crisi, i giovani borghesi si ribellano alla realtà: il romanzo viene visto

come una forma tradizionale e quindi viene un po' tolto dal centro dell'attenzione a favore di una

scrittura impegnata, scrittura saggistica. Quindi verso la fine degli anni 60 ci fu una prevalenza per

una scrittura saggistica piuttosto che romanzesca. Esempio: Calvino e Pasolini “Il castello dei

giardini incrociati” e “Petrolio”.

Negli anni 70 sopravvive il romanzo medio e inoltre vi è “la storia” di Elsa morante: romanzo

storico in chiave popolare.

Alla fine degli anni 70 vi sono due romanzi che segnano l'inizio della linea iperlietteraria: 1979 e

1980, sono significativi perchè rappresentano le due diverse attuazioni di questa linea iper letteraria:

“se una notte di inverno un viaggiatore” di Calvino e “il nome della rosa” di Eco.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze del testo letterario e della comunicazione
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher nora96_96 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Ca' Foscari Venezia - Unive o del prof Zava Alberto.

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