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Testi da leggere

  • "Russia oltre l'Urss": reportage di viaggio; si
  • La coscienza di zeno; si
  • Uno, nessuno e centomila; si
  • Le stelle fredde; si
  • La variante di ....
  • Capitoli di Gaia de Pascale: Moodle. si

Leggere in moodle la prefazione ai saggi. Manuale: "leggere": Ezio Raimondi. Esame orale: argomenti trattati a lezione, più romanzi. Data: 19 marzo.

Il romanzo del 900

Gli inizi

Il romanzo moderno è un nuovo modo in cui i narratori si pongono nei confronti dei personaggi, delle categorie (tempo del racconto) e la scrittura stessa del racconto. Inoltre, vi sono anche nuove tecniche narrative. Il passaggio al romanzo moderno fu la conseguenza dei contributi di più autori, più aree cronologiche e aree geografiche. Le radici di questo cambiamento le troviamo in Russia: nel romanzo russo dell'800 (opere di Tostoy "Karenina" o Donstoweisky "fratel..." (?)). Già in questi testi si trova un nuovo modo di avvicinarsi al personaggio oltre a diversi modi di rapportarsi al tempo e alla storia.

Atteggiamento di indagine psicologica nei confronti del personaggio che mira oltre a ritrarlo esteriormente, ad analizzare i processi della sua coscienza: l'attenzione al personaggio è proiettato a questo fine.

Flusso di coscienza

Rappresentazione di associazioni libere del pensiero: il narratore rinuncia di farsi da mediatore delle idee del personaggio e le mette direttamente di fronte al lettore. I due termini per indicare questo flusso di coscienza sono stream of consciousness e Monologue intérieur utilizzati da Bourget in Cosmopolis e ripresi dallo scrittore Dujardin (espressione francese). Per l'espressione inglese ricordiamo William James con L'ulisse di Joyce. Quest'ultimo indicò Dujardin come una delle fonti a cui trasse ispirazione per il flusso di coscienza in particolare dal suo romanzo "i lauri senza fronde" (1887). In questo romanzo ci racconta delle vicende di uno studente a Parigi. Nel flusso di coscienza vi è una mancanza di connessione tra i concetti.

Una delle conseguenze del flusso di coscienza è che questo flusso cercando tra i pensieri del personaggio mette in primo piano tutto ciò che c'è nella coscienza, quindi indipendentemente dal fatto che uno pensi una roba o un'altra viene comunque messa in primo piano. Altra conseguenza è che la coscienza che viene esplorata è la coscienza di un personaggio qualsiasi in cui vi sono pensieri comuni e banali e anche quelli importanti.

La città nel romanzo moderno

La città sarà uno degli aspetti più importanti nel romanzo moderno perché sarà più stretto il rapporto tra la vita del personaggio e il contesto in cui si muove. Altro elemento importante per l'evoluzione del romanzo moderno sarà la novità della psicanalisi con Freud (coscienza di Zeno).

All'inizio del 900 vi saranno comunque romanzi che si avvicinano più alle tradizioni dell'800 come "Il Gattopardo" che convivono con il nuovo romanzo moderno.

La coscienza nel romanzo moderno

Il punto centrale del romanzo moderno è quindi la coscienza vista in modo drammatico (nuova concezione drammatica della coscienza), il personaggio viene indagato dall'interno e la sua coscienza rappresenta vari aspetti, anche contraddittori. Una delle problematiche più frequenti del romanzo sarà quella dell'identità (Pirandello).

Il personaggio è fratto, non più unitario, anche lo stesso pensiero non è più unitario, l'unità viene messa in crisi dal romanzo moderno. I romanzi come quelli di Karenina non sono considerati romanzi moderni perché non vi erano state utilizzate le tecniche speculari del romanzo moderno (flusso di coscienza, psicanalisi ecc.).

Nel nuovo romanzo si accetta di affrontare anche tematiche basse, pensieri di basso livello, questioni quotidiane e inoltre la sparizione del narratore (Svevo: 2 romanzi in terza persona (ancorati al sistema precedente), il terzo in prima persona (nuove dinamiche del 900)). Sparisce quindi il punto di vista di qualcuno che possa guidare il lettore e si mette in primo piano l'esistenza della coscienza che viene presa in esame. Importante è quindi il rapporto che il personaggio ha con l'ambiente, ovvero la città che fa da sfondo alle vicende ed è anche parte integrante del testo.

Cambia anche lo stile della scrittura: in Pirandello ad esempio lo stile non è più lineare, uniforme, è uno stile che si presenta spezzato, frammentato. Cambierà anche la gestione complessiva della scrittura: in Pirandello ad esempio si ha anche tanti capitoli, capitoli tra parentesi ecc., struttura non lineare.

Italo Svevo

Scrittore di confine: nato nel 1861 a Trieste, città snodo di culture, mito-europea: nel 1719 Maria Teresa d'Austria fece lo sbocco (porto) marino dell'impero asburgico. Da quel momento Trieste fu uno snodo commerciale e spinse la circolazione di persone e di idee. Ciò portò a uno sviluppo economico e culturale. In questo clima di luoghi di incontro fra culture.

Nel 1872-77 studia presso il collegio di Baviera per scelta del padre per una formazione pratica. Nel 1878 torna a Trieste e frequenta un istituto commerciale ma non ne era molto portato. La famiglia di Svevo ebbe problemi economici e questo costrinse Svevo a trovarsi nel 1880 come banchiere.

Ebbe una cultura letteraria da autodidatta ed era molto attratto dal romanzo francese dell'800 (Flabert, Zola ecc.). Lesse alcuni testi della letteratura tedesca come Goethe. Inoltre incontra anche il pensiero filosofico di Shopenhauer (filosofo preferito), a cui dava il merito di aver sviluppato la conoscenza del comportamento umano che poi affronterà anche la psicanalisi, come precursore quindi della psicanalisi stessa.

Nel 1892 seguendo la sua passione letteraria, Svevo scrive "Una Vita". Svevo prima aveva già collaborato ad alcuni quotidiani, giornali, quindi era già un po' conosciuto nell'ambiente triestino. Pubblicando questo romanzo non ebbe un riscontro positivo sia nei confronti del pubblico che nei confronti della critica. Anche con "Senilità" non ebbe successo. Nel 1896 aveva sposato Livia Veneziani ed era entrato nell'azienda del suocero quindi molto occupato da impegni lavorativi e quindi decide di interrompere l'attività letteraria.

Due elementi per "La coscienza di Zeno"

  • L'incontro con Joyce: per lavoro Zeno si trova a Londra, in quegli anni a Trieste giunge Joyce per dare ripetizioni di inglese nel 1905. Tra il 1906-07 Joyce arriva a casa di Svevo e gli comunica di aver appena concluso di scrivere due suoi romanzi. Svevo gli confessa di aver scritto anche lui due romanzi senza incontrare successo, Joyce li lesse e gli piacquero molto. Questo slancio di entusiasmo di Joyce portò Svevo a scrivere la coscienza di Zeno;
  • Incontro con la psicanalisi di Freud: Freud aveva sviluppato il suo pensiero psicanalitico all'inizio del 900, la psicanalisi aveva quindi influenzato la scrittura del romanzo del 900, e Svevo entra in contatto con il suo metodo grazie al cognato malato che aveva deciso di rivolgersi per le cure a Freud. Svevo vedeva nella psicanalisi un produttivo strumento letterario: avrebbe potuto usarla come tecnica per applicarla alla scrittura e per costruirla con essa un romanzo.

Inoltre poteva anche essere utile per il trattamento del personaggio del romanzo stesso. (utile quindi a trattare il personaggio letterario). Nel 1918 aiuta il suo nipote medico a tradurre l'opera di Freud "Il Sogno" del 1901. Svevo scrisse così "La coscienza di Zeno" che uscì nel 1923, presso l'editore bolognese Cappelli e il suo romanzo fece successo.

La risposta positiva fu all'estero, soprattutto in Francia, ci furono 2 critici che dedicarono un numero di una rivista al romanzo di Svevo. In Italia all'uscita del romanzo l'accoglienza ci furono dei pareri positivi ma appartenevano alla critica giovane; la critica ufficiale continuava a mantenersi indifferenti nei confronti di Svevo.

Tuttavia grazie all'articolo apparso nel 1925 sulle pagine della rivista "Esame", intitolato "omaggio ad Italo Svevo" scritto da Montale che apprezzava l'opera di Svevo, il romanzo ebbe un riscontro positivo in Italia. Il romanzo incontrò un riscontro positivo anche grazie a Roberto Bazlem. Dopo le prime voci positive Svevo aveva cominciato un quarto romanzo "le confessioni del Beiardo", opera incompleta perché Svevo muore.

Dopo la morte dell'autore la critica italiana sancì il successo di Svevo e nel 1929 dedicò un numero della rivista "Solaria" a Italo Svevo.

La coscienza di Zeno

Nel 1923 "La coscienza di Zeno" viene pubblicata e la prima impressione è che si possa considerare anche che fosse il romanzo della Vita, cioè quel romano che si costruisce progressivamente con appunti, pezzi, esperienze diverse e poi arriva alla pubblicazione.

[In una lettera del 1926 scritta a Montale si legge il concetto di un evento revocato e poi reso nuovo: Zeno nei capitoli centrali rievoca il proprio passato e nel momento stesso della rievocazione sarà un nuovo passato.] Svevo si esercita in una pratica di auto-analisi psicanalitica: da queste sperimentazioni nacque il romanzo della "Coscienza di Zeno".

Svevo ha segnalato che è un'autobiografia ma non la sua (lettera del 1926), è l'autobiografia di Zeno e molti elementi di Zeno coincidono con elementi biografici dell'autore, ma questo è un particolare secondario. A differenza che dei due romanzi precedenti, questo è un romanzo in prima persona (quelli prima erano in terza persona).

In quelli precedenti c'è un narratore onnisciente, che fa da filtro da personaggio e lettore, interviene, sottolinea se il personaggio fa qualcosa che esce dalle regole, sottolinea punti di vista, indirizza il lettore a capire se il personaggio sta mentendo o dicendo la verità. Nella coscienza di Zeno questo non c'è ed è questo uno dei tratti che lo distanziano dai romanzi dell'800.

Il romanzo si apre con una prefazione firmata dal dottor S (Sigmund Freud) che dichiara di voler pubblicare per vendetta le memorie autobiografiche di un suo paziente, ovvero Zeno, perché sto paziente si è sottratto alle due terapie.

(\\ legge la prefazione del dottor S \\).

All'interno del romanzo, noi dobbiamo seguire Zeno, la sua coscienza; l'unica voce che non è quella del personaggio è quella del dottor S che ci dice che nel libro troveremo "verità" e "bugie", la possibilità che abbiamo per capire e interpretare le parole di Zeno non ci viene data neanche dalla voce del dottor S e inoltre ci avverte che leggeremo "verità e bugie".

Invita quindi il lettore a diffidare di Zeno. Questa diffidenza ci viene confermata anche dal preambolo che vede direttamente Zeno parlare e in questo preambolo Zeno è un po' incerto sull'effettiva utilità sulla scrittura di questa autobiografia. Zeno sottolinea che prima di scrivere l'autobiografia si era preso un manuale di psicanalisi per mettersi al posto del medico, cosa che Freud non raccomanda di fare. Zeno quindi si rivela subito un paziente non disposto a seguire le indicazioni del medico.

(\\ legge il preambolo \\).

Sembra che Zeno prenda un po' in giro il metodo di Freud, il personaggio come d'altronde l'autore è un po' scettico di fronte alla psicanalisi (cognato dell'autore non guarito). Zeno non è totalmente convinto all'utilità dell'operazione del recupero del passato.

I capitoli successivi, dal terzo che è dedicato al fumo, al settimo è l'autobiografia di Zeno: tentativo che Zeno fa di recuperare il proprio passato come gli era stato consigliato dal medico.

Nella struttura della biografia non è andato in ordine cronologico: Svevo ha interpretato l'autobiografia non in senso classico (dall'inizio alla fine) ma qui il personaggio ripercorre la propria vita blocchi tematici e spezza la linearità cronologica. Lo scopo è recuperare il passato e da parte di Zeno c'è già una sorta di interpretazione del passato perché il protagonista seleziona gli eventi, non li recupera in modo neutro, ma li seleziona in base all'importanza, e quindi c'è già un'interpretazione e un giudizio, una valutazione del proprio passato (non è un recupero neutro e lineare). E questo uso dell'autobiografia è un altro punto di stacco dalla tradizione precedente, in cui l'autobiografia doveva essere lineare.

Freud sosteneva che il ricordo, recuperare il proprio passato poteva essere utile per guarire, per migliorare; ecco quindi che l'atto stesso di scrivere può essere utile come forma terapeutica. Il problema è che v'è una dialettica tra la scrittura e la memoria: quando si recupera il passato, lo si cerca di fare dal presente quindi è attraverso la consapevolezza del presente che si recupera il passato e ciò che si recupera non è quello che si è vissuto perché è filtrato da una consapevolezza diversa. L'io che narra non è quello del passato, è l'io del presente: se si recupera il passato non lo si può fare in modo neutro. Anche qui c'è un'interpretazione e quindi un filtro da parte dell'io che scrive. Inoltre, l'io del presente cambia: se diamo per scontato che dal punto di vista terapeutico recuperare il proprio passato sia un miglioramento per l'io che scrive allora anche l'io che scrive trae beneficio dalla scrittura stessa, trae un miglioramento e cambia l'io del presente.

Dal recupero del passato di questo tipo, l'autobiografia è una scrittura contraddittoria, provvisoria, perché non c'è un passato fissato da recuperare ma un passato diverso. Alla fine quindi cambierà la scrittura stessa: nella cronologia dell'opera il capitolo 8 si colloca dopo che Zeno ha abbandonato le sedute di terapia e in questo capitolo si nota che la scrittura non è più autobiografica, non c'è più l'impianto dell'autobiografia dei primi capitoli ma all'inizio del capitolo 8 c'è "3 maggio 1915", quindi la scrittura cambia: non è più la rievocazione del passato, ma è una scrittura che si limita a registrare il presente.

Si passa da una forma autobiografica della scrittura che non può garantire un significato oggettivo ai fatti a una scrittura diaristica che si limita a registrare il presente. In questo capitolo 8, Zeno ci dice che quello che ha scritto nell'autobiografia è menzoniero in molti punti, anche per screditare il lavoro del medico Zeno sottolinea che quello che ha scritto alla fine non è veritiero, è una menzogna e lo dirà facendo dei ragionamenti di tipo lessicale e linguistico.

(\\ legge il capitolo 8 \\).

Nel capitolo 8, nella parte post-sedute, Zeno sottolinea che "la sua intenzione è quella di scrivere sinceramente la storia della mia cura", anche quando ha scritto la sua autobiografia in realtà per il fatto che l'ha scritta in italiano è risultato menzoniero. Se una persona parla in dialetto si esprime meglio in dialetto, se deve esprimersi in italiano in qualche modo modifica ciò che vorrà dire. Zeno ci dice che ha scelto anche alcuni episodi della propria vita perché erano più facili da scrivere in italiano: vuole screditare la veridicità di quanto ha scritto. E dopo sottolinea ancora che quando ha scritto non è veritiero anche solo per questioni lessicali.

Autobiografia: c'è un paradosso nell'autobiografia: tecnicamente anche il momento di rievocazione fa parte della vita, e quindi se il momento di rievocazione cambia la vita, anche quello è parte della vita: un'autobiografia in vita è già paradossale, non coprirà mai tutta l'esperienza della vita, perché la vita è ancora in corso e quindi una perfetta autobiografia è solo quella scritta dopo la morte. Dato che l'autobiografia viene recuperata da un altro punto di vista rispetto a quello del passato, Zeno decide di usare una scrittura che registra il presente, una scrittura diaristica, scrive non per rievocare il passato ma passa a una scrittura di pura registrazione del presente.

Esempio di contraddizione nel romanzo

Difficoltà che si ha di fissare il significato di due termini del romanzo: salute e malattia. Zeno è un "inetto", un personaggio che non è capace, che non riesce a fare le cose, un personaggio a cui le cose accadono indipendentemente dalla sua volontà, la sua è una volontà di non decidere, sceglie di non decidere. Lui non è in grado di determinare le cose che gli accadono attorno, anche i protagonisti di Senilità e di "Una vita": ma la differenza è che Zeno ha consapevolezza della propria situazione e convive con essa in modo ironico perché lui sa che è la coscienza borghese che gli dice che se non ha un posto, se non si colloca in una casella fissa è malato, perché lui non ha una casella da riempire e agli occhi della società borghese lui è il malato.

In realtà se noi invertiamo le prospettive lui è il sano, perché lui vive fuori dall'incasellamento, sono quelli che sono incasellati nel sistema a non vivere. In questo contesto non c'è nessuno che ci fa capire quale sia la prospettiva corretta, non c'è un narratore, e quindi noi abbiamo solo le considerazioni di Zeno di fronte, e quindi la malattia secondo lui non è una malattia reale, ma è una questione di consapevolezza: se quelli che si considerano sani guardassero la propria condizione si sentirebbero malati perché si sentirebbero chiusi in un sistema che li aliena. E quindi salute e malattia sono concetti relativi.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/11 Letteratura italiana contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher nora96_96 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Ca' Foscari di Venezia o del prof Zava Alberto.
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