Primo Levi: la vita e le opere
Primo Levi non è un letterato di mestiere, svolgeva l’attività di chimico. La scientificità, il rigore e la costanza nella ricerca vengono da lui trasferite anche nelle sue opere grazie alla sua formazione scientifica. La sua vicenda nel campo di concentramento segna significativamente la sua vita. Levi racconta, scrive per testimoniare la sua esperienza. Affronta sempre le situazioni con ragionamenti, cerca di capire e comunicare la sua testimonianza. Non condanna nessuno ma cerca di ragionare sul perché sono accaduti questi fatti e li comunica: nazismo, campi di concentramento.
Importanza di testimonianza, ragionamento e comunicazione
- Testimonianza
- Ragionamento
- Comunicazione
Levi nasce nel 1919 da una famiglia ebrea torinese, non molto praticante, che non parla yiddish. Levi si sentirà diverso dagli altri ebrei presenti con lui nel campo di concentramento. La sua è una famiglia amante della lettura, ben inserita nella società torinese. Levi è influenzato da una cultura classica (Manzoni, Dante, ecc.) grazie alla frequentazione del Liceo Classico Massimo d’Azeglio di Torino, un liceo antifascista.
Levi frequenta l’università nel momento in cui vengono emanate le leggi razziali. Dichiara che la sua esperienza universitaria è stata liberatoria: l’università coincide con una sua liberazione mentale. Levi aveva un interesse per la scienza che era di due ordini:
- Linguaggio: la precisione del linguaggio scientifico viene trasferita anche all’interno del suo linguaggio letterario (chiarezza, precisione, controllo). È un linguaggio privo di retorica, senza parole inutili; le opere sono composte anche dal “non detto” e il “detto” viene sempre trattato con rigore.
- Laboratorio: rispetto di tutto ciò che è manuale; rispetto per la manualità sia scientifica che artigianale. Importanza dei lavori manuali. Per Levi il laboratorio è importante perché ha un carattere collegiale e permette di mettersi a confronto gli uni con gli altri.
La liberazione universitaria coincide con l’emanazione delle leggi razziali. Levi, sentendosi inferiore e diverso perché ebreo, mette ancora più impegno negli studi. Non si era mai sentito diverso perché faceva parte di una famiglia ebrea non praticante e molto integrata nella società. Nel 1941 Levi si laurea in chimica con il massimo dei voti e nel ’42 si trasferisce a Milano trovando lavoro come chimico. Qui Levi entrò in contatto con ambienti antifascisti ed entra nel partito d’azione.
Dopo l’8 settembre 1943 si rifugiò in montagna unendosi a un nucleo partigiano. A dicembre del ’43 fu arrestato su delazione da una milizia fascista e, dichiarandosi ebreo, viene trasferito nel campo di Fossoli (Emilia-Romagna). Nel ’44 viene stipato, insieme ad altri 650 ebrei, su un treno merci diretto al campo di sterminio di Auschwitz in Polonia. Levi fu qui registrato e condotto al campo di Buna-Monowitz, dove rimase fino alla liberazione da parte dei russi il 27 gennaio 1945.
Il viaggio e la testimonianza
Con la deportazione ad Auschwitz ha inizio il tema del viaggio (nel vagone senza acqua, senza viveri e insieme ad altre 50 persone). Nella prima opera “Se questo è un uomo” il viaggio ha un richiamo dantesco: è viaggio negli inferi, verso l’inferno (deportazione al campo di concentramento). Nell’opera “La tregua” il viaggio fa riferimento all’Odissea (racconto del viaggio di Ulisse nel ritorno verso la sua patria): è un viaggio di ritorno. Qui Levi è solo narratore, spettatore. È un momento di tregua da tutte le paure, le sofferenze; è una tregua che permette di rimettersi in cammino e di comunicare la propria testimonianza.
Elementi che hanno permesso la salvezza di Levi: la sua presenza nel campo di concentramento è stata breve (un anno) ed era rimasto in buona salute. Inoltre, successivamente (nel ’45) si è ammalato di scarlattina ed è stato lasciato nel campo dai tedeschi (i tedeschi avevano trasferito in un altro campo solo quelli in buona salute) ed è stato trovato nel campo, insieme ad altri, da quattro soldati russi. Quello che racconta nelle sue opere non è stato scritto nel momento stesso delle esperienze vissute, sono tutte testimonianze scritte in un momento successivo. Sopravvivere per testimoniare.
Il ritorno è complicato, faticoso e molto lungo (l’arrivo dei russi e la liberazione sono avvenuti a gennaio ’45, Levi arriva a casa a ottobre). Levi durante il ritorno sente la necessità di raccontare: il racconto come sfogo, come bisogno di ascolto. Inoltre, ha l’ossessione, il terrore di non essere creduto negli episodi che riporta. Dal suo ritorno (ottobre ’45) inizia a scrivere “Se questo è un uomo”: questo è il primo libro da lui scritto e nasce da una funzione di testimonianza, da un bisogno di liberazione e una volontà di comunicazione. Il suo primo libro non trova una casa editrice che voglia pubblicarlo (lo pubblicherà la piccola casa editrice De Silva) ricevendo un rifiuto da parte del grande editore Einaudi.
Le opere principali di Levi su Auschwitz
- Se questo è un uomo (primo libro)
- La tregua (libro centrale)
- I sommersi e i salvati (conclusione del suo pensiero)
Testimonianza: far conoscere certi eventi (testimonianza storica, culturale), è anche liberazione, crescita dell’individuo attraverso la riflessione e la testimonianza. Levi era uno scrittore attento anche ad altre forme di comunicazione (radio, teatro) ed era interessato al fatto che le sue opere arrivassero al pubblico sotto diverse forme di comunicazione.
Il primo libro “Se questo è un uomo” Levi lo scrisse subito dopo il suo ritorno perché aveva l’urgenza di comunicare la vicenda del suo anno nel campo di concentramento. I primi due capitoli di “La tregua” è possibile siano stati scritti subito dopo l’ultima parte di “Se questo è un uomo” (c’è un legame di continuità tra i due libri). “La tregua” viene scritto sotto forma di capitoli frammentati (non correlati tra loro).
Il rigore applicato nella sua scrittura lo trasferisce anche nella traduzione del suo libro (precisione nella traduzione). Levi sostiene che “La tregua”, scritta 14 anni dopo “Se questo è un uomo”, sia un testo più letterario, più elaborato nel linguaggio e più filtrato nei fatti raccontati. Ne “La tregua” ci sono molti modelli letterari, soprattutto classici: Omero con l’Odissea, viaggio verso l’ignoto.
I suoi racconti prima di essere comunicati in forma scritta lo sono stati in forma orale (era pericoloso scrivere ad Auschwitz quindi ha scritto al suo ritorno basandosi sulla memoria) ha adattato i racconti dalla forma orale a quella scritta. Scrive “Se questo è un uomo” come sola funzione di testimonianza, mentre con “La tregua” adotta anche una funzione di scrittore: enfatizza fatti e persone per intrattenere e divertire il pubblico.
Nel ’86, nonostante avesse dichiarato di non parlare più del tema di Auschwitz e delle deportazioni, riprenderà quei temi in altre opere. Nel libro “I sommersi e i salvati” c’è una distinzione tra i morti e i sopravvissuti (influenza dantesca).
La struttura di "La tregua"
“La tregua” è definito un libro picaresco: Levi cerca di divertire il pubblico, inoltre non è mai partecipe in prima persona nel racconto. Questo a differenza del romanzo picaresco, dove l’autore partecipa in prima persona. (Racconto picaresco: racconto di avventure, di personaggi strani, anomali ed eccentrici.)
Elementi de “La tregua”: episodi e persone strani, esotici, arte di arrangiarsi (l’individuo che cerca di sopravvivere), esaltazione di fatti e personaggi.
Scrittura libro: tra il ’61 e il ’62. Pubblicazione libro: ’63 (Einaudi). Il risvolto di copertina viene realizzato da Italo Calvino. Einaudi in quell’anno (’63) pubblica diversi libri: “La tregua” di Levi, “Lessico famigliare” di Natalia Ginzburg e “La cognizione del dolore” di Gadda.
In quegli anni si erano affermati i premi letterari come veicolo di promozione dei libri (es. premio Strega, premio Bagutta e premio Campiello). Il premio Strega era quello più noto e si affermò a Roma dal ’47. Einaudi per quel premio aveva puntato su “Lessico famigliare” della Ginzburg, ma mette in concorso anche “La tregua” di Levi perché aveva ottenuto molto successo. Vince “Lessico famigliare”, Levi ottiene il terzo posto e trova molti consensi in ambito letterario (recensioni, critiche positive).
“La tregua” ottiene successivamente un maggior successo quando nel ’63 Levi vince il premio Campiello con un largo vantaggio, ampliando così la diffusione del libro. Nel ’63 Levi trova la vera apertura verso la sua carriera di scrittore (continua ad esercitare la professione di chimico fino al ’65). Con “La tregua” nel ’63 diventa a tutti gli effetti un autore Einaudi (all’inizio questa casa editrice lo aveva rifiutato).
Il tema del viaggio in Levi e la sua scrittura
Il tema del viaggio è per Levi complesso perché era un uomo sedentario, che non aveva una vocazione per viaggiare (vive il viaggio come un’esperienza verso qualcosa di sconosciuto). Forma di scrittura: Levi segue il modello del romanzo, ma lo spezzetta in micro e macro sequenze. Con la raccolta “Lilìt e altri racconti” nel ’81 Levi torna sui temi del lager, nonostante nel ’63 avesse dichiarato che non avrebbe più trattato i temi della deportazione e dei campi di concentramento.
“I sommersi e i salvati” è l’ultimo libro scritto da Levi nel ’86: Levi, in pensione anticipata dal lavoro di chimico, è scrittore a tutti gli effetti e riprende i temi trattati in “Se questo è un uomo” e “La tregua”. Per questo libro segue la struttura del saggio: opera di riflessione sulla dualità tra i morti (i sommersi) e i sopravvissuti (i salvati). Levi non condanna nessuno, ma cerca di capire, elabora delle definizioni sul tema della zona grigia. Cerca di rappresentare una zona intermedia che riguarda chi è stato costretto a compiere certe azioni (collaborazionismo): persone che sono state obbligate a diventare colpevoli.
Levi cerca una comunicazione non superficiale, che porti alla riflessione. Inoltre sostiene che si deve essere prudenti con le testimonianze dei reduci perché sono inficiate di emozioni personali per quello che hanno vissuto in prima persona. I migliori testimoni, secondo Levi, erano dunque i politici perché possedevano delle conoscenze che permettevano loro di inserire la loro testimonianza all’interno di un contesto più ampio senza farsi influenzare dalle emozioni e dalla propria opinione, e sono quindi in grado di condurre il lettore a una riflessione.
In maniera imprevedibile, Levi si suicidò nel ’87 buttandosi dalle scale dalla sua casa a Torino. Non è facile sopravvivere alla deportazione (senso di colpa e di vergogna per essere ancora vivi dopo tutte le morti). Accanto alla vergogna per essere sopravvissuto, Levi in quegli anni prova una grossa sofferenza per la perdita di Vanda Maestro (senso di colpa per non essere stato in grado di salvare i morti).
Analisi di "La tregua"
“La tregua” (scritto tra il ’61 e ’62, pubblicato da Einaudi nel ’63) ha una struttura con scrittura aperta (presenza di macro e micro sezioni). La continuità è data dal tracciato del viaggio. Levi tiene come punto di riferimento una cartina grazie alla quale racconta il suo tragitto di viaggio. Levi non ha appuntato nulla, se non un percorso di viaggio per tracciare il suo ritorno (era pericoloso scrivere nei Lager): importanza della mappa di viaggio. Levi ha scritto i capitoli in modo separato e non sequenziale, ha unito poi i capitoli grazie al riferimento con la mappa di viaggio.
Al mero racconto dei fatti, Levi aggiunge delle riflessioni (rigore e precisione). Analisi del titolo “La tregua”: è un titolo che arriva per ultimo, trova spiegazione nella parte finale del libro. Il titolo con il quale aveva realizzato il contratto con la casa editrice Einaudi era inizialmente “Vento alto”: il vento compare nel terzo capitolo chiamato “Il Greco”; il vento sembra riportare all’origine del mondo, al caos primordiale. Vento che sembra spazzare via un mondo per portarne con sé un altro. Vento quindi che cancella ogni cosa. Questo titolo rendeva l’opera un libro di rinnovamento.
Levi non vede il libro in questo modo perché secondo lui comunicare e testimoniare aiuta a superare la situazione di difficoltà e il dolore, ma non sarà mai un superamento totale. Diverse fasi di scrittura de “La tregua”:
- Prima fase: oralità (prima gli episodi sono stati comunicati oralmente)
- Seconda fase: selezionare (compiere una scelta ed eliminare gli elementi superflui)
- Terza fase: scrittura dell’opera (adattazione dalla forma orale a quella scritta)
Il libro ha una struttura circolare: infatti, l’ultimo capitolo riporta al primo (non c’è un superamento alla fine del libro della condizione di prigioniero che è presente all’inizio). Nel finale c’è un episodio che si ricollega a una poesia iniziale (del ’46), poesia “Alzarsi”: deriva il nome dal comando polacco da tutti temuto poiché indicava l’inizio di un nuovo giorno all’interno dei Lager. Questo comando era ormai atteso da tutti ogni mattina ed era anche stato appreso come parola straniera che caratterizza il campo di concentramento. Udire questo comando ogni mattina confermava la propria condizione di prigioniero.
Nella prima parte della poesia è presente l’importanza del sogno: i prigionieri sognano di tornare, mangiare e raccontare. Nella seconda parte della poesia parla del ritorno dal campo di concentramento: il sogno si avvera perché sono tornati, hanno ritrovato il cibo e hanno finito di raccontare la loro vicenda, ma il prigioniero non si è liberato completamente. La memoria dell’offesa (la condizione di prigioniero all’interno dei campi di concentramento) non può essere eliminata completamente, nonostante si cerchi di raccontare, confrontarsi con gli altri, ragionare e capire.
L’episodio nell’ultimo capitolo che si ricollega alla poesia “Alzarsi” riguarda un sogno che fa Levi: pensa di essere tranquillo a casa circondato dalla famiglia e dagli amici, ma a poco a poco le persone e le cose intorno a lui svaniscono e si accorge di essere ancora nel lager. Anche in una vita apparentemente tranquilla e serena, il veleno di Auschwitz ritorna sempre. Non può verificarsi un superamento, una totale rigenerazione. La condizione di prigioniero permane. Levi conclude l’opera “La tregua” con l’elemento del sogno.
Gli episodi terribili e violenti non vengono mai palesati, raccontati esplicitamente, ma vengono fatti capire dai comandi stranieri. Il titolo “La tregua” fa riferimento all’ultimo capitolo del libro: c’è la paura del ritorno. I sopravvissuti temono di non essere creduti, non sanno cosa troveranno una volta tornati a casa. La memoria dell’offesa inoltre non può essere cancellata: si chiedono se troveranno la forza di combattere contro il veleno di Auschwitz. Levi e i due sopravvissuti che tornano con lui si pongono una serie di domande su ciò che potrebbe accadere al loro ritorno.
Tema principale: interrogarsi sul perché lui sia sopravvissuto al contrario di altri. Il titolo “La tregua”: al contrario del vento che cancella tutto il dolore portando un nuovo inizio, Levi è consapevole di tutte le difficoltà a cui va incontro (mesi duri di ritorno, malattia, paura di non essere creduto, non sa cosa troverà una volta tornato), ma proprio queste difficoltà ora sembrano una tregua rispetto a tutto quello che ha passato. (Consapevolezza della tregua nel momento in cui oltrepassa il Brennero.)
“Se questo è un uomo”: viaggio verso gli inferi (deportazione nei campi di concentramento), il treno ha una connotazione negativa (treno blindato che porta ai lager). “La tregua”: viaggio di ritorno, il treno rappresenta l’arrivo dopo il lungo viaggio.
Primo capitolo "Il disgelo"
Sono gli ultimi momenti nel campo di concentramento, ma Levi ora non è più un prigioniero: è relativamente libero (era malato e inoltre il suo ritorno dipendeva dai russi). Il libro riparte da dove è finito “Se questo è un uomo”. Non parla mai in prima persona, parla come in una situazione generale. Arrivarono quattro soldati russi a cavallo a liberare i prigionieri lasciati lì dai tedeschi (perché malati). Il primo elemento importante presente nel capitolo è l’imbarazzo che i quattro soldati russi provano per quello a cui si trovano di fronte: l’umanità si vergogna delle azioni compiute dagli esseri umani.
Tema principale: vergogna e senso di colpa del prigioniero. I reduci si sentono in colpa per essere sopravvissuti al contrario di tutti gli altri morti. Levi nel primo capitolo prova un senso di appartenenza: si sente parte di un popolo che prova vergogna, un popolo che...
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