Simona Vinci
Simona Vinci nasce nel ’70 a Milano e scrive principalmente per la collana “Stile Libero” della casa editrice Einaudi. Scrittrice attiva da un ventennio (primo nel ’97).
Collana "Stile Libero" di Einaudi
La collana "Stile Libero" di Einaudi non è propriamente una collana perché in realtà è una sezione a sé stante. Funziona come una piccola casa editrice che pratica forme di comunicazione che possano attirare l’attenzione del pubblico, luogo di sperimentazione di diverse forme di comunicazione della letteratura italiana. Questa collana è riuscita a coniugare la creatività di diversi generi con diversi pubblici, diverse vendite. Cultura e vendita sono la principale missione editoriale.
La collana ha una struttura complessa: è infatti organizzata in sotto-collane, cioè sezioni che raccolgono le opere che presentano tratti comuni. Ciò è reso necessario dal fatto che si tratta di una collana che comprende diversi generi letterari e diversi supporti per la presentazione delle pubblicazioni. In questo modo la collana è organizzata in modo chiaro e si può comprendere facilmente il genere letterario al quale ogni singolo libro appartiene.
La collana è stata fondata nel ’96 da Severino Cesari e Paolo Repetti che provenivano dal mondo dell’editoria, da una piccola casa editrice chiamata “Theoria”. Il nome “Stile Libero” deriva dal fatto che, se da un lato c’è l’intenzione a garantire una continuità con gli standard einaudiani, puntando a un forte impegno civile e intellettuale e ricercando l’eleganza, dall’altro permette una maggior libertà e la possibilità di non avere limiti e nessun tipo di pregiudizio.
Cesari e Repetti sono caratterizzati da ibridazione, contaminazione di generi e linguaggi diversi. La collana ospita generi e autori diversi nel segno della contaminazione.
Einaudi è stata fondata negli anni ’30 e ha sempre avuto un grande progetto culturale attuato in un’importante saggistica e attenzione nelle letterature italiane e straniere. Ha ospitato grandi autori come Calvino, Vittorini, Pavese. È una casa editrice molto selettiva dove è difficile entrarvi, ma un segnale di cambiamento avviene nei primi anni ’90 quando Oreste del Buono accetta il libro “Anche le formiche nel loro piccolo si incazzano” di Matteo Molinari.
Nel ’96 non è stato facile per Cesari e Repetti entrare all’interno della casa editrice Einaudi con la collana “Stile Libero”. Riescono nel loro intento conducendo una ricerca di mercato che dimostrava che tra il pubblico di Einaudi non c’erano lettori giovani. Carlo Lucarelli e Niccolò Ammaniti sono due giovani scrittori e alcune tra le prime figure che collaborano con Cesari e Repetti. Sarà proprio Lucarelli a inserire nella collana “Stile Libero” Simona Vinci, suggerendo ai due fondatori un suo libro.
Il primo libro di Simona Vinci, “Dei bambini non si sa niente” del ’97, divenne un caso letterario molto discusso, che porta un buon successo di vendite. Le sue opere principali sono quasi tutte all’interno della collana, tranne alcune scritture per bambini e una collaborazione con la casa editrice Rizzoli.
La collana ha ospitato diversi generi letterari, linguaggi provenienti da settori diversi (cinema, comicità, teatro): un monologo di Roberto Benigni; “Striscia la tivù” di Antonio Ricci; autore teatrale Marco Paolini; attore teatrale, drammaturgo e scrittore Moni Ovadia. Ibridazione di diversi generi letterari, collana di avanguardia, di ricerca, che utilizza vari mezzi per la comunicazione contemporanea (cinema, teatro, letteratura).
Temi principali nelle opere di Simona Vinci
Simona Vinci esordisce nel mondo editoriale nel ’97 con l’opera “Dei bambini non si sa niente”.
- Tema dell’infanzia e dell’adolescenza: il primo libro, che desta grande discussione, tocca il tema del sesso nell’infanzia (prima è un’innocente sensualità, l’innocenza degenera poi in qualcosa di negativo). È il tema dell’infanzia diversa, un’infanzia pura che subisce una contaminazione nel momento in cui viene a contatto con il mondo adulto, degenerando così in violenza. Tratta il tema dell’infanzia e dell’adolescenza in diverse opere e in tutte le complicanze che comportano (“Dei bambini non si sa niente”, “Come prima delle madri”). Qui per la prima volta c’è un rapporto tra i personaggi e la grande storia (occupazione nazista). I bambini hanno uno sguardo puro, incontaminato e perciò non devono entrare in contatto con lo sguardo del mondo adulto.
- Tema del viaggio: sempre viaggi particolari, come forma di conoscenza e di crescita. Ad esempio, l’opera “Strada provinciale 3” parla di un viaggio nella pianura padana, attraverso vicende quotidiane ed emerge la figura di una donna disagiata. Tema del mondo che potrebbe passarci vicino senza neanche rendercene conto (non ci si accorge delle persone e degli episodi della quotidianità). La figura di questa donna riporta ad un’altra donna che compare verso la fine di “La prima verità”, lavoro letterario di ricerca che ha una sua continuità. Viaggio extraeuropeo, intercontinentale che la porta dall’Africa alla Groenlandia raccontato nell’opera “Nel bianco”. Viaggio che può essere paragonato a quello di Primo Levi, condizione di disagio, perdizione e disorientamento come Levi quando si trova nella Russa Bianca.
Il lavoro letterario della Vinci si caratterizza come ricerca di una continuità con i suoi temi principali. Ha una forte vocazione letteraria che la spinge a stabilire un rapporto diretto e significativo con gli autori con i quali si mette in contatto. Ricava da una poesia di Elsa Morante, anch’essa molto attenta al tema dell’infanzia, il titolo dell’opera “Come prima delle madri”.
La prima verità
“La prima verità” ha vinto vari premi, tra cui il Premio Campiello e il Premio Volponi. Parla dell’isola-manicomio di Leros a causa della quale scoppiò uno scandalo negli anni ’80 grazie agli allievi dello psichiatra Franco Basaglia (grazie a lui sono stati chiusi i manicomi). Gli allievi di Basaglia pongono all’attenzione internazionale il caso del manicomio dell’isola di Leros: riescono nel loro intento grazie alla documentazione fotografica della giovane fotografa Antonella Pizzamiglio che nel ’89 fece clandestinamente (spacciandosi per amica di un medico) un reportage fotografico sulle condizioni del manicomio. Portarono queste foto a un congresso di psichiatri tenutosi ad Atene, pubblicando successivamente un libro su Leros da cui la Vinci trae qualche spunto. Nel ’92 l’intervento dell’Europa porta alla chiusura del manicomio.
Libro con uno schema complesso, che tocca più temi:
- Tema storico-politico: negli anni ’90 la giovane ricercatrice Angela, che deve scrivere la sua tesi di laurea in giurisprudenza, parte con un gruppo di volontari per l’isola-manicomio di Leros con lo scopo di deistituzionalizzare il manicomio. Alla fine degli anni ’60, durante il regime dei colonnelli, il manicomio aveva ospitato, oltre ai malati psichici, anche prigionieri politici.
- Tema del viaggio, dell’avventura (viaggio anche come conoscenza di sé)
- Tema della conoscenza di sé
- Tema della follia
- Tema del reportage fotografico: il libro parte proprio da una fotografia che attira l’attenzione di Angela (foto di una bambina legata ad un letto)
- Tema della diversità, trattamento del diverso che è rappresentato dai pazzi e dagli oppositori politici, unione tema politico e tema della follia
- Tema personale: il narratore si identifica nel protagonista. C’è un passaggio tra la voce narrante e l’“io” di chi scrive.
- Tema dell’infanzia rubata e che subisce violenze e ingiustizie.
- Tema dell’isola come luogo lontano e sperduto in mezzo al mare, quindi non facilmente raggiungibile e dal quale è difficile fuggire.
- Tema della prigionia
- Tema del memoire che riguarda la parte iniziale del libro, il primo prologo (fatto personale, scrittura-ricordo che coinvolge l’io) scrittura di memoria, di analisi, testimonianza personale
Tema dell’opera che detta le sue regole allo scrittore nell’ultima fase del libro. Impone alla scrittrice l’utilizzo dell’io, il mettersi in gioco, inserirsi in prima persona si passa così ad una scrittura di memoire che è testimonianza personale, ad una scrittura di analisi che coinvolge un io che riflette su sé stesso. Quindi al personaggio di Angela, che diventa voce narrante e personaggio principale del libro, si unirà nell’ultima parte il personaggio di Simona, come se si identificasse e si rapportasse con il personaggio di Angela.
È un libro molto ibrido per quanto riguarda i generi letterari utilizzati: mischia vari generi letterari (compresa la poesia). È diviso in tre prologhi e quattro parti:
- Il primo prologo descrive la foto della bambina legata al letto scattata nel centro medico-pedagogico Villa Azzurra, in provincia di Torino, e che è stata pubblicata su un articolo della rivista “l’Espresso”.
- Il secondo prologo parla dell’equilibrio autonomo che cercano di mantenere le isole e della loro idoneità ad essere luoghi per pazzi o criminali, con manicomi o carceri, perché da un’isola non si può scappare facilmente.
- Nel terzo prologo viene raccontata la storia del mancato monaco Basil.
La prima, la seconda e la terza parte sono quelle centrali del libro perché sono ambientate tutte a Leros, ma in periodi diversi:
- Nella prima parte la protagonista negli anni ‘90 fa un primo viaggio di conoscenza dell’isola di Leros.
- Nella seconda parte il libro regredisce alla fine degli anni 60 raccontando la storia dei quattro personaggi principali.
- Nella terza parte (anni 2000) la protagonista fa un viaggio di ritorno all’isola.
Nella quarta parte c’è il racconto dell’infanzia e della città natale della scrittrice, Budrio, dove il trattamento dei malati psichici è diverso (c’erano case di cura per adulti e bambini, non tutti insieme come a Leros).
Il libro inizia con una dedica rivolta allo scrittore Stefano Tassinari, che nel maggio 2012 è morto prematuramente a 57 anni, e a Ettore Bassi Vinci, che nel maggio 2012 è invece nato. La scomparsa di una persona affiancata alla nascita di un’altra. Ettore Bassi Vinci è il figlio di Simona Vinci (importanza elemento della maternità). Stefano Tassinari era uno scrittore drammaturgo nato a Ferrara e caratterizzato per un forte impegno civile. Scrittore attivo con romanzi di impegno civile, ma soprattutto noto per il suo teatro di narrazione e per la rassegna “La parola imm
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