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PROMESSI A UNA FORMA

Appunti lezione più riassunto libro di R. FADDA

Esame di pedagogia generale – Michele Zedda – Cagliari - 2017/2018

A. M.

Promessi a una forma

Promessi a una forma

Vita, esistenza, tempo e cura: lo sfondo

ontologico della formazione

Libro della professoressa Fadda - Promessi a una forma (composto da 4 parti)

Questo è un testo di filosofia dell’educazione.

Quale tipo di formazione è per l’uomo?

Su questa domanda si basa tutto il libro.

Questa domanda è collegata a quella “qual è il senso della vita di ciascuno di noi?” Il pensiero quindi viene

considerato come azione.

Un altro argomento trattato è la PEDAGOGIA DELLA MORTE quindi non solo un prepararsi alla morte ed

essere educati alla morte ma vedere la morte come un paragone per capire meglio la vita e quindi per

impostare meglio il vivere. Quindi vedere in contrasto con la morte la nostra vita.

tempo

Altro tema trattato è il come categoria pedagogica, qualsiasi tipo di formazione avviene durante il

tempo, il pedagogista deve tenere conto di questo. Occorre essere educati al tempo, a non sprecarlo, a

usarlo al meglio perché non è infinito.

cura 

La è una categoria pedagogica non molto considerata, perché le categorie principali sono:

educazione, formazione, istruzione.

La cura è originaria e fondativa per l’educazione: non ci sarebbe stata l’educazione se non ci fosse stata la

cura almeno iniziale del neonato, che ha fatto sì che ciascuno di noi abbia sviluppato e superato le

primissime fasi del vivere, poi subentra l’educazione, l’istruzione.

L’autrice la definisce un’apriori pedagogico, ovvero qualcosa che è iniziale, precede praticamente tutto.

Fondativa sia dell’educazione che della formazione.

Prima parte del libro Note sul metodo: pedagogia critica, epistemologia (radici e sviluppo) e pensiero

vitale

Si sofferma sul metodo della pedagogia nei termini di come la riflessione pedagogica si deve muovere nel

rispetto di alcuni criteri scientifici.

Ci si interroga sulle modalità e gli strumenti con cui occorre affrontare i problemi di fondo della

pedagogia vita, essere umano, modello ideale di uomo e di donna al quale deve rifarsi l’educazione.

Il metodo scientifico non è ben visto, viene criticato perché parla e presente un uomo astratto, universale,

logico.

L’uomo concreto con la sua sensibilità, con la sue esperienze di vita, non può essere considerato dalla

scienza perché ha in testa un uomo universale, astratto in cui in parte si può rispecchiare ognuno di noi ma

solo in parte.

Lascia fuori l’uomo completo con le sue componenti affettive, emotive, sempre in divenire, perché ognuno

di noi è già ben diverso da quello che era un anno fa. 1

Promessi a una forma

IL METODO DELLE SCIENZE NATURALI LASCIA FUORI QUELLO CHE È L’ASPETTO

ESISTENZIALE DELL’INDIVIDUO.

Viene ricordato che la condizione umana è molto complessa e non è semplificabile né riducibile come

vorrebbe il metodo scientifico.

PEDAGOGIA CRITICA

Occorre quindi la (o critico-radicale) critica dal greco che significa giudicare o

scegliere bene. Il procedere critico non è soltanto un metodo e non si procede a priori.

La critica è un domandarsi, interrogarsi, non avanza per momenti logici come il metodo scientifico, è un

giudizio sempre aperto, provvisorio, antidogmatico (rifiuta le certezze fissate una volta per tutte).

L’indagine è sempre provvisoria.

La critica è un tratto peculiare della ricerca pedagogica, non è a priori ma è legata all’oggetto della ricerca.

Non vuole un modello astratto, un modello unico di uomo. Vuole andare oltre l’apparente.

Occorre un pensiero aperto, produttivo, anche utopico e demistificante (cioè che sappia criticare, mettere

in questione, vuole andare oltre la realtà così come appare).

Quando si sceglie ciò che è educativo, questo è un momento molto delicato, perché la scelta rischia di

lasciar fuori altro.

Si tratta di scegliere ma la scelta a volte esclude. giudicare la conoscenza scientifica e

La pedagogia critico-radicale, secondo l’autrice, deve

valutare cosa è utile.

Non è da eliminare totalmente, ad esempio ciò che riguarda la corporeità, la salute, gli studi sul sistema

nervoso, sulla memoria.

Deve scegliere ciò che di buono ha il metodo scientifico, scartando tutto ciò che non è utile.

DEVE DECOSTRUIRE.

L’autrice fa una panoramica di come l’epistemologia del nostro pensiero occidentale e soprattutto quella

pedagogica e quindi il metodo di ricerca della pedagogia debba occuparsi delle caratteristiche dell’uomo

anzitutto la vulnerabilità, la fragilità di ognuno di noi.

La vulnerabilità è un tema ricorrente nel libro, molto legato alla cura, perché se c’è cura è perché siamo

fragili (la cura è prima di tutto rivolta al neonato)

La vulnerabilità dell’essere umano e il tempo sono due aspetti che la pedagogia critica deve indagare.

EPISTEMOLOGIA da stare sopra e stare fermi, gettare qualcosa di stabile.

Il pensiero e la conoscenza scientifica cercano di neutralizzare il cambiamento e la contingenza, in quanto

c’è la necessita di fissare dei punti fermi e assoluti per quanto possibile.

Non c’è questo approccio da parte del pensiero pedagogico perché ha un pensiero aperto.

L’autrice svolge una critica: il pensiero scientifico ci separa dalla vita, separa il pensiero dalla vita, scinde

queste due realtà.

L’epistemologia come metapensiero si separa dalla vita per conoscere meglio la vita.

La conoscenza scientifica si separa dalle cose concrete, dal vivere, dal nostro stesso essere, per

guardarli dall’altro con oggettività, con distacco.

Facendo così tralascia i problemi cruciali del mondo problemi dell’esistenza, della vita: angoscia

esistenziale, disorientamento, esistenzialità dell’uomo, bisogno di cura, fragilità, etc. 2

Promessi a una forma

Di fronte a questi problemi esistenziali il pensiero scientifico poco può fare, occorre un approccio

umanistico.

L’uomo non è una realtà logica ma è una realtà anzitutto affettiva.

L’uomo è emozione, singolarità, differenza, identità.

Il pensiero scientifico lascia fuori il vissuto e le nostre esperienze.

Il pensiero scientifico può essere utile fino a un certo punto, può cogliere sì l’uomo universale, le

caratteristiche che accomunano gli esseri umani, non può però accedere all’uomo singolo, al particolare.

Parla di STATUTO EPISTEMOLOGICO DELLA PEDAGOGIA la pedagogia è una scienza vera e propria? E se

è scienza dipende da altre scienze?

Che approccio occorre nei confronti dei problemi dell’educazione?

Occorre un approccio critico.

Dei metodi educativi il metodo scientifico non dice quasi nulla, ci dice qualcosa un altro approccio che è

quello critico-umanistico.

Quali rapporti tra pedagogia ed epistemologia?

L’autrice fa un quadro sintetico dell’epistemologia moderna, quella generale, non quella pedagogica.

Ricorda che si è passati da un’epistemologia totalizzante che voleva un discorso unitario di tutti i saperi

scientifici (usava un linguaggio scientifico), ad un pluralismo epistemologico, a più discorsi epistemologici

collegati tra loro.

Allo stesso tempo ricorda come dalle analisi interne alla scienza (che indagavano le strutture della scienza,

sui suoi risultati, sui suoi criteri di valutazione) si è arrivati ad analisi di come la scienza raggiunge questi

risultati, quindi il metodo, il modo di procedere.

SI È PASSATI DALLA VERITÀ AL SIGNIFICATO.

Rapporti tra pedagogia ed epistemologia, ci possono essere varie possibilità:

1. Costruire una scienza dell’educazione lasciando fuori l’epistemologia

2. Costruire una scienza dell’educazione valendosi di modelli ricavati dalle altre discipline.

È sotteso a questi due modelli un criterio di razionalità scientifica, che non va bene ovviamente per

l’autrice.

C’è una terza strada perché l’educazione e tutto il discorso dell’educazione prevede momenti di scelta, di

giudizio, scelta di valori, di principi, di finalità e il metodo scientifico non può affrontare questi aspetti.

Quindi le prime due scelte devono lasciare spazio a questa terza via che parla di un uomo che ha per sua

natura aspetti che la scienza non può indagare.

Occorre quindi un altro tipo di razionalità, non quella scientifica che descrive, che spiega, che oggettiva,

ma quella che argomenta, che comprende e che interpreta.

Approccio che la pedagogia deve avere nei confronti dell’educazione: non vanno bene i primi due ma

occorre un approccio che non è scientifico, ma un approccio umanistico, critico che è quello del

comprendere, dell’argomentare, del domandare etc.che può essere quello ermeneutico (interpretativo).

3

Promessi a una forma

convergenza tra riflessione critica sulla scienza e una riflessione

L’autrice auspica a una

sulla razionalità pedagogica.

Nel caso della pedagogia bisogna sempre far convergere e prendere sempre il meglio dalle posizioni.

Non solo la pedagogia non deve importare molto dalla scienza ma la scienza guadagnerebbe se si

confrontasse coi problemi della pedagogia.

È pur vero che in alcuni modelli epistemologici importanti come quello di Bachelard, di Kuhn e di Scheler ci

sono importanti intuizioni di tipo pedagogico.

Bachelard

Lei prende aspetti di , epistemologo francese che ha dato molta importanza all’educazione

quando ha parlato di teorie scientifiche.

Secondo lui le teorie scientifiche non ci sarebbero state se non fossero stati educati alla ricerca i giovani

scienziati.

Parla di una pedagogia della scienza, nel senso che occorre essere educati alla scienza, occorre essere

educati alla ricerca scientifica.

La pedagogia per lui è un elemento strutturale del discorso epistemologico.

l’oggettività della scienza può essere soggetta a

Fa notare che non è data una volta per tutte,

modifiche se si scopre qualcosa di diverso.

Fa notare che nella ricerca scientifica è importante il coinvolgimento emotivo e affettivo dello scienziato.

L’OGGETTIVITÀ NON È DA VEDERE SOLO COME PUNTO DI PARTENZA MA ANCHE

COME PUNTO DI ARRIVO.

La ricerca scientifica non può mai eliminare la soggettività del ricercatore, dello scienziato, che è sempre

coinvolta.

-Conquistare l’oggettività presuppone una presenza attiva del ricercatore e anche un suo coinvolgimento

affettivo. ricerca scientifica costruzione di oggetti e soggetti

Per Bachelard la è una perché ci si sta

anche educando mentre si fa ricerca scientifica.

C’è un rapporto biunivoco tra la costruzione di teorie scientifiche e l’uomo scienziato che si arricchisce

nello svolgere ricerca a questa sua componente affettiva è un valore aggiunto per la ricerca e la

condiziona.

Per Bachelard nella conoscenza scientifica vi sono aspetti di formazione.

Kuhn

, altro epistemologo di grande importanza, dà grande importanza alle scuole, e alle comunità

scientifiche.

Se il mondo della scienza non fosse organizzato con scuole, università, e centri di ricerca la conoscenza

scientifica non avverrebbe.

Dà importanza alle scuole e al discorso formativo finalizzato alla conoscenza scientifica.

Per lui tutti gli scienziati dovrebbero ricevere una buona educazione scientifica.

Parla di TRADIZIONI DI RICERCA (ad esempio alcune università si sono specializzate in alcuni tipi di ricerca

che si tramandano da professori etc., alcune università hanno un’impostazione più laica, più cattolica…) e di

una trasmissione scientifica che avviene secondo certi paradigmi procedurali. 4

Promessi a una forma

L’autrice si è posta il quesito: come deve procedere la pedagogia?

Con il metodo scientifico? No, ha individui in carne e ossa, con le proprie caratteristiche etc.

Occorre un procedere critico, quindi un pensiero critico sempre aperto, che dà risultati provvisori, aperto al

possibile, anche utopico e non dogmatico, non ricerca certezze fisse, per sempre.

Un pensiero basato sul porsi domande, auto-criticarsi, criticare, argomentare.

Da un punto di vista epistemologico la pedagogia non deve descrivere e spiegare come le altre scienze ma

deve comprendere e interpretare, deve avvalersi di approcci d’altro tipo come approcci ermeneutici,

umanistici, che ritengono importanti le relazioni tra esseri umani.

Conclude questa prima parte dicendo che non è la scienza che deve inquadrare la pedagogia ma la scienza

deve trarre beneficio dalla pedagogia perché se si va a vedere la sua stessa organizzazione è fatta di scuole,

didattiche, conoscenze, allievi, docenti.

Scheler ha auspicato a una sociologia molto aperta a un’antropologia filosofica.

Allo stesso tempo ha criticato e ridimensionato tutti quegli aspetti di rigidezza e assolutezza della scienza e

della conoscenza scientifica per auspicare a modelli più elastici di conoscenze scientifiche.

Maria Zambrano ha correlato il

, filosofa spagnola, ha detto cose importanti sull’educazione:

metodo con il pensiero e ha considerato molto la musica e la melodia.

Questo perché per lei la verità non è tanto il possesso di un dato sicuro, di una teoria certissima ma la

verità va vista nel cammino, nel metodo, nel procedere.

Quindi la verità come un risultato o il possesso di un risultato dato per buono comunque, ma la VERITÀ

COME PROCEDERE, LA VERITÀ VISTA NEL CAMMINO.

Dà una definizione del metodo (che in greco significa percorso) considerandolo come un sapersi

orientare nel mare dell’esperienza.

Il metodo dà un senso di marcia, un avanzare ordinato, la quantità di stimoli, vissuti, elementi che in

qualche modo necessitano orientamento da parte dell’individuo.

pensare con metodo significa aderire alla vita e orientarsi nell’esperienza

Dice che .

è l’esperienza che precede il metodo

Sostiene che , il metodo emergerà, si farà a partire

dall’esperienza.

Non applico il metodo alla realtà ma il metodo è l’esperienza che si organizza.

Il metodo una volta costruito continuerà a modificarsi in base all’esperienza.

Sostiene che per riflettere sull’educazione e quando lo si fa occorre un pensiero libero, critico e aperto.

Tutti coloro che hanno un pensiero molto logico, strutturato, rigido non sono adatti a riflettere

sull’educazione perché questo richiede creatività, utopia, disponibilità all’autocritica, confronto continuo, è

un pensiero caratterizzato da provvisorietà. 5

Promessi a una forma

Nella prima parte del libro quindi si sostiene che l’approccio scientifico va seriamente ridimensionato

quando si tratta di parlare dei problemi dell’educazione.

Si deve far attenzione a non confondere scientifico (se l’aggettivo scientifico significa serio, disciplinato,

ordinato, rigoroso, ben impostato c’è anche la pedagogia scientifica) con sperimentale: lo sperimentale è

scientifico ma lo scientifico non è solo sperimentale.

Seconda parte del volume Vita, Esistenza e Forma

Nel momento in cui si affrontano i problemi della formazione occorre interrogarsi sulla stessa formazione

ma indagarla andando in profondità, quindi criticamente. Cercando di arrivare a ciò che fonda la

formazione stessa.

Dobbiamo cercare di capire cosa è fondante, originario. cosa è l’uomo?

Parlando quindi di uomo da educare, la domanda è questa

Perché così sai cosa educare e lo educhi sulla base di cosa è per te l’uomo, metti in atto un metodo di

educazione che si basa su questa convinzione.

Guardini

A questo punto l’autrice cita che definisce l’UOMO una PERMANENZA CHE DIVIENE: siamo

sempre in cambiamento ma ci sono elementi stabili.

Nell’uomo convivono la permanenza (la forma umana) e il mutamento.

Si vive e si viene educati da tantissimi fattori (non solo da famiglia, amici, genitori, insegnanti) da fattori

conformati, che ci danno forma.

La TV è un fattore conformante, nel senso che dà forma, si può poi discutere sul tipo di forma che dà ma

sicuramente dà forma.

il fine dell’educazione è la sua fine.

Paradosso

Ovvero l’obiettivo dell’educazione è far sì che l’educazione a un certo punto non ci sia più.

Quindi l’insegnante o il genitore si auspica al fatto che la persona sia stata educata e formata all’autonomia,

alla libertà di pensiero e che l’educando a un certo punto non abbia più bisogno di loro.

Il processo educativo classico a un certo punto termina, termina quando c’è autonomia, quando il genitore

ha poco da dire al figlio perché vede che è responsabile, autonomo, ha un suo pensiero.

Ognuno di noi ha una forma unica e irripetibile

 , ha una forma unica, ha un modo tutto suo

e irripetibile di rapportarsi alle cose, agli eventi.

Questo aspetto deve essere tenuto presente dalla pedagogia e da chi si occupa di educazione e formazione.

LA FORMAZIONE È UN CAMMINO MOLTO LENTRO DI ACQUISIZIONE E DI MUTAMENTO.

Nella formazione i tempi sono lenti, sono processi graduali, si va per piccoli passi successivi.

È un processo di acquisizione, di cambiamento (di forma) e questo è un dato essenziale dell’uomo.

La formazione quindi secondo l’autrice è quindi fondamento della condizione umana, fondamento

dell’essere, di ciascuno di noi.

L&rsq

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher adele.massa di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Cagliari o del prof Zedda Michele.
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