Il concetto di tempo
La definizione di tempo entra a far parte molto spesso dei discorsi comuni, ma dare una definizione del concetto tempo non è così semplice. Molti pensatori si sono interrogati sulla natura del tempo osservando che il tempo sembra ripetersi ciclicamente, ma all'interno di questa ripetizione apparentemente uguale, le cose in realtà cambiano. Lo scorrere del tempo evoca, ad esempio, un'immagine irreversibile dell'esistenza che può assumere però diverse sfumature: può alludere alla maturità e all'esperienza o, al contrario, può riferirsi al percorso inesorabile che ogni essere umano percorre verso la sua fine. Il tempo, quindi, porta con sé immagini opposte.
La parola tempo esprime un concetto ma non è in grado di afferrare completamente il suo oggetto. Il tempo risulta essere inafferrabile e l'idea stessa del tempo può essere interpretata secondo prospettive diverse (il tempo visto dal punto di vista sociale, soggettivo e biologico).
Tempo sociale
Il tempo sociale (orologi e calendari): il ritmo scandito dall'orologio è una convenzione socialmente riconosciuta per organizzare le attività e i rapporti sociali tra gli individui. L'orologio misura il tempo ma non è il tempo. Infatti, gli orologi forniscono solamente dei punti di riferimento stabili che permettono di confrontare qualcosa che altrimenti non sarebbe confrontabile. Ore, minuti e orologi sono costruzioni sociali in grado di orientare la realtà. L'orologio nasce per permettere all'uomo di organizzare il tempo. Il tempo sociale determina le azioni di ciascuno di noi. Il possedere una misura del tempo è stato fin dall'antichità uno strumento di legittimazione del potere e della pianificazione sociale.
Nelle società primitive, le autorità sacerdotali definivano il tempo esatto per il raccolto. Queste conferivano un ritmo alle attività sociali della comunità. Nella Roma Repubblicana, un collegio di sacerdoti guidati dal Pontifex Maximus era garante e custode del calendario. Il loro compito era quello di definire il tempo opportuno, sia dal punto di vista economico-sociale che politico-culturale. La parola stessa calendario, che deriva dal verbo latino “calare”, rimanda alla funzione di quei sacerdoti che annunciavano il “calare della luna” e l'arrivo della luna nuova, regolando così le attività di semina e raccolto. Nell'antica Roma, un titolare dell'ufficio sacerdotale andava per le strade ad annunciare al popolo che era stata vista la luna nuova e che dunque un nuovo mese era iniziato.
Giulio Cesare, dopo aver preso possesso della città, si propose di ridefinire il tempo sociale istituendo il calendario giuliano. Questa, ancor oggi, viene considerata la prima grande riforma per il mondo occidentale del calendario. Nel 46 a.C. invitò a Roma l'astronomo egiziano Sosigene, che sfruttò le nozioni astronomiche apprese nel proprio paese per definire un calendario che avesse alla base i processi naturali, come i movimenti del sole, della luna e degli astri. Il calendario giuliano rimase valido fino all'epoca rinascimentale, subendo comunque delle modifiche in itinere.
Il calendario giuliano, infatti, non teneva ben conto degli eventi sociali. Durante il Concilio di Nicea nel 325 d.C., la Chiesa Cristiana determinò che vi erano delle incongruenze e dei ritardi nella proposta giuliana rispetto ai moti celesti che provocavano uno spostamento progressivo della Pasqua Cristiana. La festa sacra doveva coincidere con la rinascita della natura dopo il tepore invernale, simboleggiando un rinnovamento spirituale in armonia con il risveglio della natura. Il concilio cercò di ovviare al problema fissando la Pasqua la domenica dopo il primo plenilunio successivo all'equinozio di primavera.
Nel Rinascimento, Papa Gregorio XIII portò a termine la ristrutturazione del calendario giuliano. Nacque così il calendario gregoriano, in uso ancora oggi, che mette in relazione i fenomeni naturali e il corso degli eventi sociali. Il legame tra il tempo misurato e la gestione del potere trova conferma nei movimenti rivoluzionari occidentali. I tentativi più importanti di modifica del calendario gregoriano furono principalmente due:
- Durante la Rivoluzione Francese, i Giacobini tentarono di modificare il calendario, basando la sua organizzazione sui momenti salienti della Rivoluzione.
- Durante il periodo comunista nell'Unione Sovietica si cercò di modificare il calendario.
Entrambi i tentativi non andarono a buon fine. La trasformazione della natura a opera dell'essere umano ha coinvolto anche l'organizzazione sociale del tempo, determinando una sorta di dilatazione: la diffusione dell'illuminazione artificiale ne è un esempio.
Tempo soggettivo
Ognuno di noi percepisce il tempo in maniera differente in relazione alle situazioni in cui ciascuno si trova, amplificando o riducendo una stessa porzione di tempo cronologico. Questo fenomeno prende il nome di tempo vissuto o nootemporalità. Secondo questa prospettiva, il tempo rappresenta ciò che noi viviamo e percepiamo. La temporalità noetica si riferisce al modo in cui l'uomo pensa il tempo. Le categorie concettuali del “pensiero sul tempo” sono: passato, presente e futuro, che hanno la caratteristica di esistere solo in relazione alla posizione del soggetto nella storia. Il tempo è creato dal singolo uomo ma sulla base delle dinamiche sociali e culturali a cui esso appartiene. Esiste inoltre un tempo psicologico che risiede in ognuno di noi. Il peso emotivo del passato risiede nell'inconscio e può tornare a farsi sentire, ridiventando presente. La percezione soggettiva del tempo ha a che fare anche con il personale tempo vissuto.
Tempo biologico
L'uomo possiede una temporalità fisica che va dalla nascita alla morte. Durante la fase di crescita acquista certe possibilità e ne perde altre. Esiste quindi una biotemporalità, ovvero la realtà temporale di tutti gli organismi viventi. Il tempo biologico incarna il dramma dell'irreversibilità temporale che porta con sé la consapevolezza dell'inesorabile fluire dell'esistenza ma che al contempo cerca di fermare questo flusso di invecchiamento attraverso, per esempio, il progredire delle scienze mediche che donano più tempo alla vita biologica e fisica. Nella prospettiva fisica, il tempo è una velocità che calcola il cammino tra due distanze. Il tempo è quindi interpretato come una successione causale di un prima e un dopo; non vi è un passato, un presente e un futuro ma semplicemente un cambiamento. Il tempo fisico può però essere visto come assoluto o relativo.
- Il tempo assoluto risulta essere quello vero, matematico, misurabile e che non cambia mai.
- Il tempo relativo è invece quello apparente, quello che risulta essere approssimativo rispetto al primo. Ma Einstein sgretolò l'idea di tempo assoluto, evidenziando come qualsiasi misurazione del tempo risentisse in maniera determinante della posizione occupata dall'osservatore.
Attraverso questi modi di vedere il tempo, questo può essere a sua volta inteso secondo quattro punti di vista:
- Sociotemporalità: il tempo nasce all'interno delle relazioni sociali.
- Temporalità noetica: valorizza il tempo soggettivo.
- Biotemporalità: vede l'uomo come un soggetto sul quale avvengono delle trasformazioni corporee che insistono sulle capacità fisiche e biologiche.
- Temporalità naturale: è fondata sulle leggi della fisica e interpreta il tempo in termini di conservazione di energia o di rapporti di causa-effetto.
Tutte le prospettive servono all'uomo per orientarsi e per avere punti di riferimento nella realtà. Il tempo può essere visto attraverso tre elementi:
- Il tempo come presenza: l'idea del tempo nasce dalla presenza dell'essere umano nella realtà. La presenza dell'uomo anima il tempo ovvero, da una parte è lui stesso a crearlo, ma contemporaneamente ne è parte integrante. L'uomo nel tempo si trasforma e ne è vincolato. Il tempo è vissuto sia come prezzo da pagare nell'esistenza ma anche come possibilità che rende possibile ogni esistenza.
- Il tempo come partecipazione: per fare esperienza bisogna vivere il tempo appieno senza accontentarsi di vederlo semplicemente scorrere. La sensazione comune è quella di avvertire il tempo scivolare, passare e scorrere via in un moto irreversibile e inarrestabile. Lo scorrere del tempo fa entrare in gioco le modalità attraverso cui ciascun soggetto fa proprio il tempo. Il tempo, infatti, è anche il luogo delle scelte e delle responsabilità. Prendere parte al tempo significa dare una forma dinamica al proprio tempo. In questo si esprime una possibilità che è però anche un impegno problematico dal momento che coinvolge il piano delle scelte personali, della propria storia e dei significati che il contesto socio-culturale attribuisce allo scorrere dell'esistenza.
- Il tempo come relazione: avvertire il tempo significa entrare nell'evento e parteciparvi. All'interno di questa partecipazione è necessario tenere conto delle relazioni interdipendenti che fanno parte di questo sistema. La presenza e la partecipazione di ciascun soggetto nella realtà non è possibile senza un rapportarsi perpetuo e costante. Le persone e le cose possono esistere perché sono collegati attraverso un'infinità di rapporti con altre persone o cose. Senza i rapporti tutto ciò non potrebbe esistere. Nella relazione uomo-tempo, il tempo stesso può anche divenire teatro di rotture e di crisi. In queste situazioni il tempo diventa tiranno e l'uomo tenta di ricondurre ogni imprevisto a qualcosa di noto, previsto e rasserenante. Il cammino personale può essere inteso come un percorso tra incertezze e certezze e per poter mantenere una posizione eretta, ciascun soggetto deve avere il coraggio di affrontare entrambe le dimensioni, accettando le proprie risorse e limiti.
Il tempo nelle culture greca e latina
Per poter pensare alla temporalità, la cultura occidentale ha avuto bisogno di creare delle parole in grado di restituire un'immagine e una concezione specifica. Nella cultura greca i termini che indicano la temporalità sono essenzialmente tre (Kronos - Chronos, Aion, Kairos) mentre nella cultura latina viene utilizzato un solo termine, quello di Tempus.
Kronos – Chronos
Nel poema mitologico Teogonia, Esiodo attribuisce alla figura del titano Kronos un ruolo determinante. Viene narrato che in origine vi era una situazione di chaos che progressivamente e lentamente lasciò spazio al cosmo, ovvero all'ordine fino all'affermazione del regno di Zeus. Secondo Esiodo, in principio esistevano solo Chaos, che era il primo elemento primordiale, Gaia la terra ed Eros. Da Chaos nacquero per generazione spontanea gli Inferi e la Notte, la cui unione diede origine a Ètere e Giorno. Da Gaia, sempre per auto-generazione, nacquero Urano il cielo, i Monti, le Ninfe e Ponto il mare. L'unione tra Urano e Gaia diede vita ai Titani, tra cui Kronos, il più terribile di tutti. Urano però, mosso dall'odio per i suoi figli, non appena nascevano li nascondeva nei baratri bui della terra e non li faceva uscire alla luce. Kronos ebbe però il coraggio di ribellarsi ed evirò con una falce Urano mentre questo stava per stendersi su Gaia. Dopodiché Kronos liberò i fratelli e, dopo essersi unito a Rea, diede vita alla generazione degli dei dell'Olimpo.
Il regno di Kronos è rappresentato come un periodo di prosperità e ricchezza per il cosmo, un'età di abbondanza simile alla visione dell'Eden biblico. Ma la madre Gaia e il padre Urano avevano predetto a Kronos che sarebbe stato spodestato da suo figlio Zeus. Per timore che ciò accadesse, Kronos divorava i suoi figli alla nascita. Aggirato da un inganno, quando Zeus venne alla luce, Kronos inghiottì una pietra al posto del figlio che venne nascosto nei pressi di Creta. Quando Zeus divenne adulto, ingannò nuovamente Kronos e riuscì a liberare i suoi fratelli assumendo il potere dell'Olimpo. Nella ribellione contro Urano, Kronos segna in modo violento l'inizio di una nuova generazione. Kronos si frappone tra Gaia e Urano e, separando cielo e terra, rende possibile la sua presenza sotto forma dell'alternarsi delle stagioni: se terra e cielo fossero rimasti in un tutt'uno, il tempo non avrebbe potuto dare prova della propria presenza ma sarebbe rimasto imprigionato. Kronos, nel racconto mitico, si fa portatore dei caratteri che compongono la temporalità: da un lato simbolo dell'irreversibilità ma dall'altro emblema dell'individuazione, del possibile, nonostante il suo scorrere.
Aion
Sia il termine Aion che Chronos richiamano la presenza nel reale del tempo. A partire dal VI sec a.C., al concetto di Chronos viene attribuito il significato di tempo distruttore che divora e consuma evidenziando i caratteri dell'irreversibilità. Accanto a Chronos appare anche il termine Aion, il cui significato, in epoca medievale, coinciderà con quello di eternità. Aion si contrappone all'idea del tempo cronologico visto come irreversibile, assumendo un'immagine di tempo come espressione di vita. Inizialmente, il termine Aion non aveva nulla a che vedere con il concetto medievale di eternità, ma assumeva piuttosto il significato di energia vitale propria di ogni creatura. Il concetto di Aion fu analizzato attentamente da Platone assumendo un significato più ampio rispetto a quello che aveva in precedenza. Dal rappresentare il tempo limitato, l'energia vitale connessa alla durata di ogni creatura, viene a descrivere l'esatto opposto, ovvero il tempo illimitato, avvicinandosi così all'idea di eternità che verrà data nel medioevo.
Nell'iconografia, Aion è raffigurato come un maschio giovane dalla testa leonina e con gli attributi sessuali ben in evidenza, a sottolineare l'energia e la forza creatrice. Il corpo è avviluppato da un serpente che richiama la concezione ciclica della temporalità tipica del mondo greco.
Kairos
Kairos richiama “il tempo giusto per agire”. Nell'iconografia greca è rappresentato come un giovane nudo con le ali ai piedi che tiene in mano un rasoio e una bilancia. Un altro simbolo particolare con cui è rappresentato il giovane è il ciuffo di capelli sulle tempie che sta ad indicare la necessità da parte degli uomini di cogliere al volo le opportunità quando queste passano, il cranio raso del giovane, infatti, non consente di poter essere afferrato tardivamente. Kairos è l'unione di Chronos e Aion, nello scorrere del tempo si assiste ad un punto di convergenza nel quale la cosa raggiunge il meglio che può essere. Costituisce l'attimo per affrontare la prova, per prendere decisioni e intraprendere le azioni. Nello scorrere del tempo di Chronos e Aion, Kairos esorta ad afferrare e vivere gli eventi. Kairos non è però solo il momento propizio ma rappresenta anche un compito per ciascun essere umano, ovvero il compito di disporsi nel miglior modo possibile d'innanzi allo scorrere degli eventi.
Tempus
La parola tempus non ha origini greche come le altre. Le lingue latine presentano una sola parola per definire sia il tempo atmosferico che il tempo cronologico, mentre le lingue romanze presentano due sostantivi differenti. La parola tempo richiama entrambi i significati della relazione uomo-tempo ovvero continuità e discontinuità. La parola tempo, nel linguaggio comune, si richiama a Kairos dei greci: la figura di tempus rinvia alla mescolanza opportuna di elementi diversi esattamente come il tempo atmosferico.
Concezione ciclica e lineare del tempo
Vi sono due diverse interpretazioni che esprimono il rapporto con la temporalità e sono la concezione ciclica e la concezione lineare. Le concezioni cicliche del tempo muovono dall'osservazione di ritmi naturali, quali l'alternarsi delle stagioni o il ripetersi delle fasi lunari. Questi paradigmi descrivono il tempo e l'esistenza soggettiva come un infinito ripetersi di manifestazioni sempre identiche. Questa concezione non ammette una “fine del tempo” e in molti casi nemmeno un inizio, ma si concentra sul dispiegamento di una serie di situazioni identiche che si ripetono continuamente. Il tempo dell'irreversibilità viene evitato ricorrendo a modelli mitici che di volta in volta possono essere ritualizzati.
Le visioni cicliche sono costituite da una visione della realtà mito-centrica, dal momento che il mito ha un ruolo centrale e determinante per le costruzioni socio-culturali. Il racconto mitico rappresenta il punto di riferimento rispetto a tutto ciò che esiste, aiutando così l'uomo a comprendere il reale, ma contemporaneamente rappresenta anche il rifugio nei confronti di ciò che appare inspiegabile. Le vicende narrate nei racconti d'origine mostrano una volta per tutte il corso degli avvenimenti. Ogni azione trova un significato in ciò che è stato descritto e mostrato dalla narrazione mitica. Essa mostra dall'origine il cammino dell'ordine, un percorso da cui non ci si può sottrarre. In questo modo, ogni individuo e ogni struttura sociale mantengono una relazione costante con ciò che è stato trasmesso e tramandato. Ogni cosa che esiste mantiene una relazione costante con il passato mostrato dal mito. Questi elementi conferiscono a tutto ciò che esiste una spiccata sacralità. Nelle interpretazioni cicliche, ogni soggetto, sentendosi solidale con il cosmo, si lascia guidare e indirizzare dal mito, che è sorgente di sicurezza e stabilità. Nelle costruzioni sociali e culturali fondate su un'interpretazione ciclica della temporalità, qualsiasi azione umana rimanda a un'azione primordiale avvenuta nel tempo mitico. Nelle visioni cicliche, sia lo spazio che il tempo umano hanno valore come espressione di un modello trascendentale ma solo il...
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