Storia modernale scoperte geografiche e spagnole e loro influenza sulla storia economica, sociale, politica e culturale europea
Le scoperte geografiche furono dettate dal bisogno di cercare alternative e furono possibili grazie al perfezionamento di strumenti come l’astrolabio, le carte nautiche e la bussola. Con questi, gli europei furono in grado di coprire distanze sempre maggiori. I portoghesi furono i primi grandi navigatori della storia con Bartolomeo Diaz, che raggiunse il Capo di Buona Speranza, e Vasco de Gama, che arrivò fino a Calicut. Arrivarono ad esplorare perfino le coste della Cina e del Giappone. Grande impresa da ricordare fra tutte è quella di Cristoforo Colombo che, il 12 ottobre 1492, arrivò a San Salvador e, credendo di essere giunto in India, chiamò quella terra Indie Occidentali e gli abitanti Indios. Amerigo Vespucci scrisse un documentario sulle terre scoperte da Colombo e in suo onore furono ribattezzate America. Solo con Vasco Nunez de Balboa si avrà la certezza di aver scoperto un nuovo continente poiché, attraverso l’istmo di Panama, scoprì un altro sterminato oceano.
Il trattato di Tordesillas e le colonizzazioni
Le scoperte geografiche scatenarono una corsa tra Spagna e Portogallo, tanto che si dovette ricorrere al Trattato di Tordesillas che regolava la spartizione delle zone di influenza e di navigazione: verso est i portoghesi e verso ovest gli spagnoli. All’arrivo degli europei, le zone scoperte erano abitate da popolazioni indigene: i Maya, gli Aztechi e gli Incas. Nei loro territori era molto diffusa la coltivazione della patata, che rivoluzionò l’alimentazione degli europei. Alla volta di queste terre partirono avventurieri soprannominati Conquistadores, ma le loro smanie di potere e di oro si trasformarono ben presto in lotte. Inoltre, condussero un vero e proprio sfruttamento delle popolazioni indigene, facendole lavorare e sterminandole con armi a loro sconosciute. Per sopperire all’alta mortalità delle popolazioni locali, diedero inizio alla tratta degli schiavi provenienti dall’Africa.
Contemporaneamente allo sfruttamento degli Indios furono condotte opere di sensibilizzazione come fece Bartolomeo de Las Casas, che condannava con grande indignazione le opere di sfruttamento dei conquistadores e li invitava ad agire secondo il rispetto dei diritti umani.
Conseguenze delle scoperte geografiche
- Traffico commerciale dal Mediterraneo all’Atlantico.
- Afflusso di oro e argento in Europa che portò alla crisi dei prezzi.
- Cambiamento delle abitudini alimentari grazie all’introduzione della patata nella dieta degli europei.
- Migrazioni verso i nuovi continenti scoperti.
Con la scoperta del 1492, la tradizione storiografica è solita individuare l’inizio dell’età moderna. È una data importante perché indica la prima volta che gli europei varcano lo stretto di Gibilterra. Un evento rivoluzionario. Dopo questa data, l’Europa diventa il centro economico del mondo e acquisirà sempre più un ruolo predominante. Allo stesso tempo, oltre ad essere un evento eccezionale, è anche un evento drammatico poiché gli europei che arrivano nelle nuove terre si trasformano in spietati colonizzatori. La loro è una mentalità eurocentrica: pensiero basato sulla superiorità della civiltà europea, finendo così per vedere gli Indios come una razza inferiore.
Origini e caratteri dello stato moderno
L’espansione dei commerci europei dopo le scoperte geografiche ha conferito all’economia un carattere internazionale. È infatti in questo periodo che comincia a delinearsi il pre-capitalismo (economia basata sul guadagno) di tipo mercantile e finanziario. Esso darà in seguito origine al capitalismo. Con il capitalismo sarà sempre più evidente la mobilità sociale: le classi non nobili, con concrete prospettive, possono ambire ad elevarsi economicamente e socialmente. Da un punto di vista sociale, acquista sempre più importanza l’elemento borghese. La borghesia riesce a farsi strada ricoprendo cariche pubbliche e finanziando i nobili tramite i prestiti. La concentrazione del potere economico porta all’accentuarsi della differenza tra ricchi e poveri. Così aumentano le tensioni sociali e le rivolte dei contadini, sentendosi oppressi dallo strapotere dei ricchi concentrati ad accrescere il loro guadagno, si faranno sempre più numerose manifestando il loro malcontento.
L’età moderna apre la strada ad una serie di fenomeni che la caratterizzeranno formalmente e strutturalmente rispetto al medioevo. Uno di questi fenomeni è la nascita dello stato moderno, così caratterizzato:
- Burocrazia: organizzazione di un sistema di funzionari.
- Sistema fiscale reso efficiente da esattori che garantiscono le entrate allo Stato.
- Legislazione: deve essere uniforme, ovvero applicata dalle corti di giustizia che fanno applicare le leggi.
- Esercito permanente: garantisce stabilità al potere e assicura la difesa in caso di attacchi esterni.
Lo stato moderno comincia a delinearsi in Francia, Inghilterra e nella Penisola Iberica, dove il potere tende ad accentrarsi nelle mani di un Re, anche se gli altri feudatari possono ancora dire la loro tramite il Parlamento (nel caso dell’Inghilterra) o gli Stati Generali (nel caso della Francia).
Riforma luterana e calvinista
Alla base della Riforma troviamo motivazioni di tipo politico, economico e religioso. In particolar modo, costituiva la questione centrale Roma, la sede del Papato, poiché questa:
- Continuava ad avere un potere non solo religioso ma anche politico non solo nel suo territorio ma anche sugli altri.
- Traeva dai domini imperiali molte ricchezze.
- Carlo V era alleato di Roma e la sua opera di unificazione destava sospetti ai poteri locali.
- Era una vera e propria macchina di rapina con le varie tasse che imponeva sui suoi territori (decime, annate, spoglie, servizi comuni); il modo per fare denaro più redditizio fu la vendita delle indulgenze: vendita del perdono del peccatore, ovvero il peccatore sborsava una somma di denaro e riceva il perdono, alcuni credevano nella cancellazione della colpa con il perdono dei peccati di tutta la famiglia. Così le rendite pontificie presero a prosperare.
Ciò costituisce tutta una serie di fattori economico-politici che scatenarono la Riforma. Mentre dal punto di vista religioso:
- La chiesa era regolata secondo un rigido formalismo, assoluta chiusura nei confronti di atteggiamenti laici.
- Discutibile era la condotta morale del clero che spesso violava il celibato ecclesiastico.
- Così come era discutibile la preparazione teologica e la loro missione talmente impegnati nel lusso che usavano le rendite destinate ai poveri a loro vantaggio. Alcuni vescovi e abati addirittura non risiedevano neppure nelle proprie diocesi.
Era quindi necessaria una radicale Riforma tant’è che si aprirono dei dibattiti all’interno della Chiesa per un ritorno alla povertà e ai sani principi. Si distinsero a questo proposito personalità come Erasmo da Rotterdam.
A sconvolgere, però, il mondo Cattolico fu Martin Lutero con l’affissione delle 95 tesi alla porta della Chiesa di Ognissanti a Wittenberg. Le basi della proposta di Lutero erano:
- Principi del libero esame: ogni fedele può interpretare liberamente le Sacre Scritture senza seguire le interpretazioni ufficiali della Chiesa.
- Principio di salvezza: l’uomo è incapace di ricercare la salvezza divina attraverso le proprie opere buone tant’è che non gli viene riconosciuto nemmeno il libero arbitrio. Inoltre, essendo vittima del peccato originale, l’uomo ha per indole quella di volere nient’altro che il male. Quindi solo con la fede in Dio può sperare di ottenere la salvezza.
- Rifiuto della Chiesa: a causa della sua condotta immorale.
Ciò che aveva suggerito a Lutero l’input per la Riforma fu l’azione di Papa Leone X de’ Medici che, appena salito alla soglia pontificia, si affrettò a raccogliere le indulgenze per finanziare la realizzazione della cupola di San Pietro. Così Leone X, indignato dalle proposte di Lutero, inviò subito una Bolla Exsurge Domine per avere la ritrattazione delle 95 tesi. Ma così non fu, perché Lutero non solo ottenne maggiore popolarità ma bruciò anche il documento papale causando a questo punto anche l’indignazione di Carlo V, desideroso di farsi come alleato il Papa per combattere la guerra contro la Francia di Francesco I. Così lo convocò alla Dieta di Worms per avere la ritrattazione, ma anche in questa occasione Lutero si rifiutò. Intervenne a questo punto Federico III di Sassonia, che garantì sostegno e protezione a Lutero, che poté così continuare la sua opera riformatrice.
A questo punto molte zone della Germania cominciarono ad essere interessate da violente ribellioni:
- Rivolta di Ritter: erano cavalieri che dopo l’introduzione dell’artiglieria nell’esercito avevano perso potere, volevano un ritorno al sistema feudale ma furono sconfitti dai principi feudali.
- Rivolta dei contadini o Anabattisti: si unirono sotto la personalità di Thomas Munzer, che inneggiava alla rivolta e alla violenza. La loro rivolta finì con la Battaglia di Frankausen, repressa dallo stesso Lutero che non appoggiava qualsiasi tipo di ribellione nei confronti delle autorità: «Non c’è autorità che non venga da Dio».
Non era compito della religione mutare lo status sociale (prerogativa delle due rivolte), egli, anzi, riteneva che ciascuno dovesse mantenere il suo posto nella società. Il Luteranesimo nel frattempo si diffuse sempre più. I seguaci di Lutero vennero definiti protestanti dopo che nella Dieta di Spira alcuni principi e alcune città protestarono fino ad unirsi nella Lega di Smalcalda, che arrivò allo scontro armato con Carlo V che si concluse con la vittoria dei protestanti e la Pace di Augusta.
Diffusione della riforma in Europa
La Riforma ben presto si diffuse anche negli altri Paesi Europei come Danimarca, Svezia, Norvegia, Paesi Bassi e in particolar modo in Svizzera e in Francia diede vita a nuove proposte ispirate al luteranesimo:
- In Svizzera troviamo Zwingli, che professava un ritorno al messaggio originario di Cristo: purezza iniziale (≠ Lutero); maggiore democratizzazione e partecipazione diretta alla gestione della comunità da parte dei fedeli (≠ Lutero).
- In Francia troviamo Giovanni Calvino (Jean Cauvin), che professava la dottrina della predestinazione: Dio sceglie alla nascita chi è buono e chi no e non vi è modo di giungere alla salvezza se non tramite il lavoro redditizio e l’impegno civile (≠ Lutero); possibilità di ribellarsi al sovrano se questo si allontana dalla legge di Dio (≠ Lutero); fusione del potere politico con quello religioso.
Lo scisma anglicano si ebbe nel momento in cui Enrico VIII ripudiò la moglie Caterina d’Aragona perché non gli aveva dato eredi e voleva divorziare, ma la Chiesa si rifiutò di farlo. Così il Re fece dichiarare nullo il matrimonio dai vescovi inglesi, finendo per ricevere la scomunica da parte del pontefice. Così, nel 1534, Enrico VIII indusse il Parlamento ad approvare l’Atto di Supremazia, con il quale trasformava i vescovi in funzionari di nomina regia. Inizialmente la Chiesa Anglicana conservò i dogmi ma impose come lingua per le celebrazioni religiose quella inglese. L’Inghilterra fu scossa per molti anni da persecuzioni: chi non appoggiava il volere del Re veniva condannato a morte; tale sorte toccò a Thomas More. Altri, come i cattolici e i calvinisti chiamati puritani dagli inglesi, lasciarono il paese per sfuggire alle persecuzioni trasferendosi nel Nord America.
La Riforma di Lutero invece non ebbe seguito in Spagna, dove vi era l’Inquisizione che svolgeva un’accurata opera repressiva, così come non attecchì nemmeno in Italia dove era forte il potere Papale. La Chiesa di fronte alla Riforma reagì con la Riforma Cattolica, ovvero tutta quella serie di Riforme che derivavano dalla base delle masse cattoliche.
NB: Riforma Cattolica (dal basso) ≠ Controriforma (dall’alto)
La Controriforma venne avviata da Papa Paolo III per frenare la diffusione delle idee protestanti. A tal proposito fu istituito un concilio a Trento (Concilio di Trento) che aveva come compito quello di riorganizzare la Chiesa dal punto di vista spirituale e disciplinare. Diede:
- Maggiore importanza al valore dei 7 sacramenti.
- Potere al Papa in quanto vicario di Cristo e successore di Pietro.
- Origine alla Congregazione dell’Indice con il compito di compilare e tenere aggiornato un elenco (Indice dei libri proibiti) di libri contrari ai principi della Chiesa; ovvero la censura su tutti i testi per impedire la diffusione di idee contrarie alla Chiesa.
- Origine alla Congregazione del Sant’Uffizio che aveva potere inquisitorio e potere di reprimere qualunque iniziativa contraria alla Chiesa.
Carlo V: l’idea dell’impero universale
Nel 1519 ci fu l’ascesa di Carlo d’Asburgo al trono imperiale. Egli ereditava dalla madre, figlia di Isabella di Castiglia e Ferdinando d’Aragona, l’impero spagnolo, i vasti domini degli Asburgo, Franca Contea e i Paesi Bassi. Inoltre, con la morte del nonno Massimiliano, si aprì la possibilità da parte di Carlo d’Asburgo di aspirare alla corona di Germania. Tuttavia, ciò non avrebbe fatto molto piacere ai francesi che candidarono al trono per l’impero Francesco I. La Francia con la vittoria di Carlo si sarebbe sentita soffocata e preoccupata del predominio della Spagna. Ma i principi elettori tedeschi preferirono Carlo d’Asburgo (che divenne Carlo V) perché avrebbe regnato lontano dalla Germania. A questo punto l’impero di Carlo V era sconfinato, poiché, oltre ai domini del Napoletano, Sicilia, Sardegna aveva anche la Germania, Paesi Bassi, Austria e domini coloniali tant’è che amava dire che sul suo impero il sole non tramontava mai. Tuttavia, il suo era un impero eterogeneo diviso per lingua, costumi e tradizioni per questo non aveva un avvenire certo. D’altra parte, la Francia si sentì accerchiata e soffocata, così lo scontro non tardò ad arrivare. Sarà proprio la nostra penisola ad essere terra dello scontro tra Impero e Francia.
Francia e Impero: i tre scontri
Lo scontro può essere così suddiviso:
- Francia perdente: Carlo V era deciso a togliere il Ducato di Milano ai francesi, così ordina la calata dei Lanzichenecchi che, una volta vinte le resistenze a Milano, proseguono fino a Roma che viene saccheggiata. Nel frattempo, i Medici erano stati cacciati da Firenze, così Papa Clemente VII stipulò un accordo in base al quale Carlo V, dopo aver invaso Firenze, l’avrebbe poi riconsegnata ai Medici; così Carlo V avrebbe ottenuto la corona di Bologna. La prima fase si conclude con la Pace delle due Dame: la Francia rinuncia a Milano, dove ritorna Francesco Sforza, e a Napoli.
- Parità tra le due potenze: la Francia obbliga Carlo V a dividere le forze su due fronti stipulando due alleanze: una con i Turchi di Solimano il Magnifico, che voleva riprendersi i Balcani ai danni degli Asburgo, e una con i principi luterani tedeschi avversari di Carlo V. Questa fase si conclude con la Pace di Crépy, dalla quale trasse vantaggio Papa Paolo III Farnese che ottenne il Ducato di Parma e Piacenza.
- Francia al contrattacco: succede a Francesco I il figlio Enrico II, che riesce ad occupare Metz, Toul e Verdun. Carlo V abdica in favore del figlio Filippo II dividendo però l’impero: a Filippo andavano Spagna, colonie americane, Paesi Bassi e territori italiani, mentre al fratello Ferdinando I andavano i possedimenti asburgici e la corona imperiale. La terza fase si conclude con la Pace di Cateau-Cambrésis, con i due paesi ormai distrutti economicamente dalle troppe guerre.
NB. Consolidamento degli stati nazionali: dalla fine del ‘400 ci furono una serie di lotte dinastiche in:
- Francia: Luigi XI vs. Asburgo per l’annessione della Borgogna; Luigi XI vs. Angioini per l’annessione del Regno di Napoli.
- Inghilterra: i Tudor rafforzarono il potere parlamentare con la Camera dei Comuni e quella dei Lords.
- Sacro Romano Impero: retto dagli Asburgo.
- Spagna: si costituì il tribunale dell’Inquisizione.
- Turchi Ottomani: presero l’Ungheria e arrivarono alle porte di Vienna.
Con la morte di Lorenzo il Magnifico finì la politica di equilibrio tra gli stati italiani che divennero facile preda della Francia e della Spagna:
- Francia: Carlo VIII vs. Regno di Napoli (inizio della penetrazione straniera in Italia); il Papa si allea con la Francia per favorire il figlio Cesare Borgia, detto Valentino.
- Francia vs. Spagna: la penisola viene divisa tra le due potenze con il Trattato di Noyon del 1516.
Filippo II
Succede a Carlo V. La sua fu una politica di oppressione:
- Soffoca qualsiasi autonomia locale.
- Paralizza le decisioni dei suoi stessi funzionari poiché devono passare sotto la sua approvazione.
- Non tollera le intromissioni delle gerarchie ecclesiastiche nel suo governo.
- Infierì contro le religioni diverse da quella cattolica, tant’è che perseguitò gli ebrei, persino quelli convertiti al cristianesimo. Con la dispersione degli ebrei, la Spagna perse la sua parte di popolazione attiva, tant’è che non vi fu una borghesia.
- Spendeva enormi somme per rafforzare l’esercito.
- Non incentivò l’agricoltura, il commercio e l’industria.
Riguardo la politica estera, aveva ambiziosi programmi di egemonia mondiale: spesso attaccò le coste africane senza però avere risultati positivi.
Ascesa dei Paesi Bassi
I Paesi Bassi facevano parte dei domini di Filippo II, ereditati dal padre Carlo V. Tuttavia, nei Paesi Bassi Filippo...
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