Storia dell'arte moderna a Genova
Genova è una scoperta recente all'interno degli studi sull'arte, nonostante sia, insieme a Napoli e a Roma, una delle capitali di riferimento nel '600. Suida nel 1906 ha iniziato a studiare uno dei primi studiosi che affronta un'indagine storica sull'arte di questa città.
Roberto Longhi e la riscoperta dell'arte genovese
Roberto Longhi ha contribuito alla scoperta dei valori dell'arte genovese del '600 attraverso i suoi studi sulla figura di Caravaggio. Nel 1918 pubblica un importante articolo sull'Ansaldo e nel 1926 sull'Assereto. Di Longhi restano appunti pubblicati postumi, presi andando a visitare alcune mostre importanti, che segnano tappe nella riscoperta di Genova:
- Mostra 1938 di Orlando Grosso
- Mostra 1946/47 di Antonio Morassi
Nei suoi appunti annota che sostanzialmente fino al '600 Genova è più una città che importa pittura, solo nel secondo '600 la città diventa un mercato di pittura e si forma una scuola genovese, che nasce prendendo e mescolando linguaggi diversi che arrivano da Milano (Procaccini/Castiglione) con le grandi novità di Rubens e Van Dyck. Il linguaggio prodotto è autonomo e proprio.
Le mostre internazionali del '92
Bisogna aspettare il '92 per vedere una mostra di importanza internazionale di cui Giuliano Briganti fa un'introduzione. Egli mette in evidenza la natura del barocco genovese rispetto a quello romano, che ha le sue radici nel meraviglioso composto di Bernini.
Il barocco romano ha una data di inizio, cioè il 1630: Urbano Barberini è papa, si verifica l'avvento di Pietro da Cortona e di Bernini. Per Genova la data che ci permette di orientarci è 1645, quando arriva l'Adorazione dei Magi di Castiglione per la Chiesa di S. Luca.
Per Torino bisogna aspettare gli anni '80 del '600; è interessante analizzare il rapporto che si crea tra questa città e Genova. I genovesi fuggono dalla loro città assediata dai francesi, primo fra tutti Gregorio Deferrari arriva a Torino e cerca di importare quel linguaggio genovese che però non trova spazio: non è aulico, non è adatto alla celebrazione della dinastia di Vittorio Amedeo II. Avrà più fortuna Bartolomeo Guidobono, che a Torino riuscirà a trovare un mercato di nicchia con Maria Giovanna Battista, madre e nemica di Vittorio Amedeo, che si fa allestire un appartamento a Palazzo Madama. Sarà imposto un gusto genovese che si intreccia con caratteristiche tipicamente torinesi.
Contributi di studiosi moderni
Bartolomeo Guidobono lavora con gli stuccatori e crea qualcosa di innovativo in anni in cui a Torino ci sono romani, lombardi, genovesi, creando un linguaggio meticcio in cui si mescolano e si fondono vari stili. Con Juvarra tutto avrà fine, sarà decisa una linea molto precisa nel 1714.
Ezia Gavazza tiene la cattedra genovese di storia dell'arte moderna, le si devono due testi ostici ma di grande ricchezza. Dedicati alla decorazione ad affresco, uno sul primo '600 genovese e uno sul secondo.
Piero Boccardo, attualmente direttore dei musei civici di Genova, ha dato un grande contributo sui temi della storia del collezionismo. Per Genova è un dato importante e possibile, mentre le famiglie nobili piemontesi non avevano l'idea di investire nei beni di lusso. Testo di riferimento: Genova dell'età barocca, catalogo di riferimento della mostra del '92.
Genova e il suo contesto storico
Torino è una corte, Genova è una repubblica oligarchica, dove è sempre molto rispettato lo spazio privato rispetto a quello pubblico; la figura del Doge non può essere mai ritratto con la sua famiglia, ma da solo con le vesti del suo ruolo. Genova è una città ricchissima, dalla metà del '500 erano diventati titolari del 51% dei prestiti contratti dall'imperatore Carlo V.
Ferdinand Brodel, grande storico francese, afferma che Genova domina l'Europa in una continua crescita. Nel 1675 i banchieri genovesi avevano sottoscritto il 70% dei prestiti a breve termine di Filippo II, salgono poi all'88% con Filippo III. Genova non fornisce solo denaro, ma anche uomini: il più famoso è Ambrogio Spinola, che comanda le armate spagnole nei Paesi Bassi e in Italia dal 1604 al 1631, conquista Ostenda e Breda ed è immortalato da Velasquez.
Si aggiungono i metalli preziosi provenienti dalle colonie americane: 27.500 quintali di argento, il 30% di quello che arriva nella penisola iberica.
Genova come base dell'impero
Genova è la base dell'impero e questo fatto viene meravigliosamente tradotto da Rubens. La ricchezza genovese si trasforma in beni di lusso, su cui il denaro veniva investito. Vengono costruite sontuose dimore nobiliari, ville urbane e suburbane, chiese, conventi; i palazzi vengono celebrati da Rubens, che disegna tutti i palazzi di Strada Nuova (Via Garibaldi), presentandoli come modello di cultura abitativa. Le due principali vie della città sono questa e Via Balbi, che rappresenta la Genova del secondo '600 e appartiene alla famiglia Balbi, che realizza palazzi di residenza per i vari rami della famiglia (alcuni oggi sono edifici universitari).
Monsignor Agostino Abucchi, in viaggio verso la Francia, si ferma a Genova e annota "in pochi altri luoghi d'Italia si potrebbe trovare grande magnificenza... l'abbondanza del denaro contante". A Genova non c'è un palazzo pubblico che ospiti gli importanti personaggi stranieri; vengono usati i palazzi delle famiglie, suddivisi in categorie (i rolli, bussolotti da cui venivano estratti a sorte i palazzi da destinare all'ospitalità) in base alla qualità misurata sul rango dei personaggi da ospitare.
L'evoluzione artistica genovese nel XVII secolo
La Genova di Van Dyck del 1620 è diversa da quella precedente di Rubens, non ostenta più così tanto: crollato l'impero spagnolo, viene meno la ricchezza così evidente e palese. Iniziano turbolenze politiche, si verificano il tifo negli anni '50, la peste nel 1656/1657 che stermina la città (muoiono tutti gli artisti della prima generazione tranne G.Battista Carlone), i ricchi restano tali, ma aumentano gli indigenti e c'è un luogo emblematico: l'Albergo dei Poveri, in cui i poveri vengono rinchiusi per essere fondamentalmente controllati dall'oligarchia.
Le famiglie genovesi si rinchiudono nel privato e cominciano a decorare i palazzi. "Decadenza secca e arida negli uomini, ricca e pregiata nelle cose", Franco Venturi. Genova è una città che non ha una scuola propria: prima hanno grande fortuna i toscani, ma poi arrivano quelle che sono le radici del secondo '600, a partire da Rubens.
"La circoncisione" realizzata per la chiesa del Gesù precede la grande commissione per la Vallicella. Realizzata a Roma nel 1604, presenta un bozzetto realizzato a Mantova: tra esso e la pala risulta evidente una maturazione dello stile. Confrontandoli notiamo il diverso punto di vista: il punto ribassato accentua la monumentalità delle figure e rende più evidenti i moti e gli affetti, una grande novità. La pala della Circoncisione è una ripresa barocca del Correggio ed un'anticipazione della Cattedra del Bernini. Il tema della Circoncisione identifica immediatamente l'ordine dei Gesuiti, oltre alla sigla IHS, emblema dell'ordine. La vergine è una citazione dalla pudicizia vaticana, Venezia è presente nella luce e nel colore. Correggio è ripreso nella figura del sacerdote che riprende gli apostoli della cupola; lo stesso panneggio può accentuare i moti e lo stato d'animo che si vuole esprimere, Rubens anticipa il barocco.
Marcello Pallavicino paga per edificare la chiesa, ottiene dall'ordine il patronato con diritto di sepoltura nel presbiterio; anni dopo, nel 1612, il fratello Niccolò decide di chiedere a Rubens in quel momento ad Anversa una tela per l'altare di suo patronato sul lato sinistro della chiesa del Gesù. Nel 1620 il pittore invia "I miracoli di Sant'Ignazio".
L'incredibile sfondato architettonico sulla destra sarà di fondamentale importanza per Andrea Pozzo. Il ritratto di "Gio Carlo Doria" è un'opera importantissima per il '600 genovese. Realizzato nel 1606 ritrae un grande collezionista, tramite tra Genova e Milano, che farà una serie di importanti acquisti e chiamerà a Genova Procaccini. L'opera viene celebrata e scoperta da Longhi, che ne dà una lettura straordinaria; egli per primo riesce non solo a cogliere quali sono i riferimenti di Rubens, ma anche quella che è la specificità propria del linguaggio rubensiano. Il dipinto è formulato su giochi di luce ed ombra.
Rubens guarda il "Ritratto di Carlo V" con Tiziano. Un altro confronto è fattibile con il "San Giacomo che scaccia i Mori", realizzato da G.B. Castiglione per l'Oratorio di S. Giacomo della Marina nel 1645 (luogo simbolo del '600 genovese).
Secondo '600 genovese: formazione dell'identità specifica
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