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Linguistica italiana II

Ogni lingua, antica o moderna, è o è stata in origine una lingua parlata”. Serianni

Il codice comunicativo verbale

Una delle caratteristiche che ci distinguono dagli altri esseri viventi è quella che ci vede comunicare attraverso un codice complesso che è solo nostro: il codice comunicativo verbale, la lingua. Ogni lingua nasce innanzitutto come parlata (orale) e poi passa al mezzo scritto in un secondo momento. Anche l’alfabeta, che non ha competenze in quanto scrittura, sa usare la lingua sul piano orale (anche se in forma meno complessa rispetto a una persona istruita) perché si tratta di uno strumento che è imprescindibile in primis sul piano orale. La lingua orale è soggetta a delle regole, così come la lingua scritta (quest’ultima risponde a regole più rigide).

La lingua parlata è nata insieme alla civiltà, per la nostra innata esigenza di comunicare. Mano a mano che la società è progredita, la lingua si è fatta sempre più complessa perché sono diventate più complesse le esigenze dell’uomo; quando l’uomo ha iniziato a organizzarsi in strutture sociali sempre più articolate, è nato il bisogno sensibile di tradurre quello che era il sistema verbale orale in qualcosa di più stabile che non potesse essere né modificato né dimenticato: la scrittura. Quindi l’esigenza di trasporre parole per iscritto è nata presto, in primis per attività pratiche (tant’è che l’invenzione dei numeri in scrittura è documentata molto prima rispetto a quella dei caratteri alfabetici: le prime testimonianze risalgono a 37.000 anni fa, con un sistema di conteggio molto semplice costituito da semplici tacche incise sulla roccia).

Poi con l’evoluzione della società la scrittura si è legata al commercio (si dovevano rendicontare le spedizioni di merci in appositi resoconti di spesa); quando nascono i primi Stati, i sistemi legislativi dovevano essere trascritti affinché fossero stabili e immodificabili; quando si sono creati rapporti diplomatici tra gli Stati, la lingua di comunicazione per iscritto è diventata sempre più importante. Di pari passo a questa evoluzione della scrittura, si sono evoluti anche i supporti su cui scrivere: roccia, pietre, papiro, pergamena, carta, libro.

Tutto ciò che riguarda direttamente o indirettamente la lingua si è evoluto di pari passo con l’evoluzione della società.

Preliminari sull'organizzazione del testo

L’etimologia della parola “testo” è dal latino “textus”, participio passato del verbo “textere” (= tessere). Il testo va considerato un tessuto, un intreccio, una trama di parole che si collegano tra loro secondo meccanismi coerenti che danno vita a un organismo più complesso, a un messaggio comunicativo.

Quindi testo come tessuto di parole che incastrate tra loro danno forma a un messaggio coerente in vari modi; sono considerati testi sia la comunicazione orale che la comunicazione scritta. Il testo presuppone tre elementi:

  • Emittente: Chi formula il testo e propone un messaggio.
  • Messaggio: Proposto dall’emittente attraverso le parole.
  • Destinatario: Chi recepisce il messaggio.

Vi sono diverse tipologie di testi: il cartello stradale di STOP e la Divina Commedia di Dante sono entrambi testi perché entrambi propongono un messaggio; ma occorre fare una distinzione.

  • Il cartello di STOP propone un messaggio, che è univoco, dunque si interpreta facilmente.
  • La Commedia di Dante (o qualsiasi altra opera letteraria estesa) propone un contenuto comunicativo, ossia non solo un messaggio ma una serie complessa di messaggi uniti tra loro; sono messaggi molto più difficili da cogliere (infatti è un’opera che è stata oggetto di molteplici interpretazioni, non sempre ciò che viene comunicato viene reperito con un’interpretazione definitiva).

Inoltre, essendo entrambi testi, entrambi hanno sia l’emittente che il destinatario.

  • Cartello di STOP: L’emittente è l’ente amministrativo che regola la viabilità. Il destinatario è chiunque guida e transita in quel punto.
  • Commedia: L’emittente è Dante. Per il destinatario di qualsiasi opera letteraria, come dice Serianni, si parla di destinatario aperto perché l’autore/artista quando compone l’opera scrive guardando ai suoi contemporanei ma pensa anche (e in primis) ai posteri, ossia contando sul fatto che possa restare nel tempo; naturalmente con il passare del tempo le categorie a cui l’autore/artista si rivolge cambiano e se ne aggiungono delle nuove che egli non poteva prevedere (es. ai tempi di Dante c’erano i cortigiani, ora ci sono gli insegnanti, gli studenti). Dunque destinatario aperto perché è un tipo di testo che prevede un destinatario imprevedibile per le sue evoluzioni.

Inoltre, tra queste due tipologie di testo si può attuare una distinzione fondamentale che risale al linguista Francesco Sabatini, il primo a classificare le tipologie di testo in base al loro grado di rigidità nell’interpretazione di un testo.

  • Il cartello di STOP ha un grado di rigidità alto, elevatissimo: sappiamo che significato ha e c’è poco da interpretare, è un messaggio che va solamente acquisito: ci dice che dobbiamo fermarci e dare la precedenza. Questo grado è tipico di una serie di testi in certi ambiti che, se scritti correttamente, dovrebbero essere sempre rigidissimi: testi matematici, scientifici, giuridici (quando leggo un teorema non ho la possibilità di interpretare, ma posso solo assumere delle sentenze perché si tratta di una verità che va recepita).
  • La Commedia (o altre opere) ha un grado di rigidità basso: sono opere complesse soggette a molte interpretazioni (e dipende dal punto dell’opera: alcuni passi possono essere semplici da interpretare, altri meno) e inoltre si tratta di testi poetici, quindi oltre all’aspetto comunicativo si inserisce anche il fattore stile che complica le cose. I testi poetici producono una comunicazione che molto spesso è astratta e simbolica, quindi raramente è oggettiva: un testo letterario nasconde accorgimenti molto più complessi.

Esempio: “Sono un poeta, un grido unanime, sono un grumo di sogni” di Ungaretti. In queste poche parole si condensa un significato molto complesso. L’autore si sente un poeta; poi “un grido unanime”, quindi egli rappresenta la figura del poeta vate che si fa capofila della comunità, che ne interpreta i suoi pensieri, sogni e dolori; poi “grumo di sogni” quindi sogni che sono stati infranti dalla guerra. Oltre all’aspetto metaforico c’è anche l’aspetto stilistico, per cui abbiamo l’allitterazione (ripetizione di suoni molto simili: grumo, grido).

Prerequisiti fondamentali del testo

Oltre ai requisiti del mittente, destinatario e messaggio, i linguisti distinguono altre caratteristiche e vincoli che devono essere rispettati affinché il testo sia strutturato in modo corretto e funzioni. I prerequisiti di base sono:

  • Coesione: quesito legato ai rapporti grammaticali e sintattici tra i vari costituenti del testo.
  • Coerenza: quesito legato strettamente al significato globale del testo (come le varie parti interagiscono tra loro sul piano teorico, dell’argomentazione).

Coesione testuale

Ci concentriamo su tre requisiti:

  • Concordanza di numero: Riguarda il soggetto e il predicato. “Una gran quantità di penne, fogli, libri, quaderni, segnaposti, scartoffie varie *popolano il suo ufficio”. Esempio della sconcordanza o concordanza a senso: involontariamente il verbo viene concordato a senso non con il soggetto (che sarebbe “gran quantità”, un soggetto singolare che ha valore collettivo) ma con i complementi di specificazione perché sono numericamente più a vista rispetto al soggetto. Una soluzione simile è molto frequente soprattutto nel parlato che presenta il grande problema della realizzazione istantanea, a differenza dello scritto in cui abbiamo la possibilità di rileggere (retroazione); dunque nel parlato, involontariamente, pronunciando numerosi complementi di specificazioni, come lapsus concordiamo il verbo al plurale (il dato quantitativo induce all’errore).
  • Concordanza di genere: Parliamo di maschile e femminile. Esempi:
    • “Una matite è stato spezzato”: mi rendo conto che ci sono molti errori perché comprende un lessico di base, banale.
    • “*Un bel abside”: è sbagliato perché abside è un sostantivo femminile.
    • “*Un’amalgama”: è sbagliato perché è un sostantivo maschile.
    • Si deve dire “diàtriba” e non “diatrìba”. Spesso il linguista è un meteorologo della lingua, perché spesso deve accettare anche la forma errata della parola perché ormai è una pronuncia che si è diffusa tanto.
  • Corretto ordine delle parole: Nella lingua italiana noi abbiamo una certa libertà nel poter disporre i costituenti frasali, ossia quegli elementi che compongono la frase, purché non si comprometta il significato del testo.
    1. “Toccherà al nuovo allenatore portare la squadra alla vittoria”
    2. “Al nuovo allenatore toccherà portare la squadra alla vittoria”
    3. “Toccherà al nuovo allenatore la squadra alla vittoria portare”. La disposizione con il verbo in clausola non compromette il senso del testo, quindi sul piano grammaticale può essere giudicata corretta. Tuttavia lo è solo se corrisponde a un uso poetico e letterario, solo se la lingua viene utilizzata con fine estetico (quindi l’ordine delle parole viene cambiato per questione di stile e musicalità); invece in ambito comunicativo e referenziale è una disposizione errata perché si allontana dall’uso quotidiano della lingua.
    4. NO “Toccherà portare al nuovo allenatore la squadra alla vittoria”. Questa disposizione non è corretta perché incastrando così i costituenti il messaggio viene compromesso.

    L’ordine delle parole deve sempre rispettare i legami logici del pensiero che si sta esprimendo, altrimenti se ci sono alterazioni il testo non funziona più ed è sbagliato, si produce un testo senza senso. Sempre nell’ambito della coesione possiamo distinguere tra coesivi e connettivi.

Coesivi

Elementi testuali che richiamano qualcosa di già dichiarato.

  • Uso dei pronomi: “pro” sta per “che sta al posto di”, ossia un qualcosa che sta al posto, sostituisce il nome.
    • Nel panorama letterario italiano Dante viene spesso citato come «padre della lingua italiana». L'appellativo gli è stato attribuito nel corso dei secoli da moltissimi letterati e studiosi, dato che nella Commedia egli è riuscito a condensare molte varietà di lingua espresse da un lessico altrettanto vario. I pronomi giocano un ruolo fondamentale nel collegare le informazioni che vengono comunicate al destinatario, perché permettono di sviluppare nuovi argomenti facendo riferimento costante al soggetto che è stato dichiarato inizialmente, senza ripeterlo; se io non avessi utilizzato i pronomi ma avessi ripetuto lo stesso soggetto, non avrei commesso errori dal punto di vista grammaticale, tuttavia nei contesti formali dove dobbiamo dimostrare proprietà di linguaggio la ripetizione è vista come un segno di sciatteria linguistica. Quindi utilizzare i pronomi è vantaggioso.
    • NO. “Nel panorama letterario italiano Dante viene spesso citato come «padre della lingua spesso italiana». L'appellativo *le è stato attribuito nel corso dei secoli da moltissimi letterati e studiosi”. Cambiando il pronome (che qui ha funzione di complemento di termine) dal maschile al femminile (cambio di genere), si crea un contesto che non funziona più perché in questo caso, nell’ambito della coesione testuale, faccio riferimento a “lingua italiana” e non a Dante. Quindi cambiando un elemento minimo di un contesto decisamente più ampio, si cambia interamente il messaggio: il pronome ha molta importanza nell’economia del messaggio complessivo e del testo in cui viene inserito.
  • Sostituzione lessicale: significa andare a cambiare il soggetto con un termine che funge da sinonimo.
    • “Oggi in banca si è presentato un ragazzo che aveva intenzione di aprire un conto. Il giovane si è recato allo sportello e ha sbrigato tutte le pratiche per concludere la procedura”. In questo esempio abbiamo due frasi in successione che presentano lo stesso soggetto e, quindi, per non ripetere il soggetto e quindi produrre un testo corretto sotto il profilo grammaticale ma meno dal punto di vista dello stile e del piano della forma, ci è utile la sostituzione lessicale.
  • Riformulazione testuale: uso di sostantivi che rinviano all’identità o alla perifrasi (giro di parole che rimanda sempre all’identità di quel soggetto) dell’elemento frasale in questione che ci interessa.
    • Michelangelo Buonarroti è stato indubbiamente uno dei personaggi chiave del Rinascimento internazionale. Tuttavia, l'artista (sostantivo)/il grande personaggio (perifrasi) non aveva un carattere facile, che lo portava spesso a litigare con amici, conoscenti e addirittura con I propri committenti.” Per dimostrare proprietà di linguaggio è meglio non riscrivere sempre “Michelangelo”. La differenza tra la riformulazione e la sostituzione lessicale è che: quando parliamo di sostituzione lessicale individuiamo una corrispondenza biunivoca (dire ‘il ragazzo’ o dire ‘il giovane’ corrisponde a un rapporto di sinonimia) mentre quando parliamo di riformulazione individuiamo un termine equivalente o una circonlocuzione che crea un rapporto di equivalenza sul piano del significato: c’è piuttosto un rapporto di appartenenza ad una categoria più ampia (l’etichetta “grande personaggio” è ancora più onnicomprensiva, perché Michelangelo, ma anche Mozart, Giulio Cesare, ecc sono grandi personaggi), che non è un rapporto di sinonimia ma un rapporto di inclusione.

Connettivi

Elementi grammaticali che sostengono i rapporti logici e sintattici tra i vari costituenti del testo.

  • Cambiando un connettivo, cambia radicalmente il messaggio espresso dalla frase. Esempi:
    • 1a. “Ha ottenuto il posto perché nel colloquio ha dimostrato di essere competente.” Usando questo connettivo esprimo una certezza di quello che sto affermando perché è come se dicessi “quella persona ha ottenuto il posto e io so il perché (ossia ha fatto un ottimo colloquio)”.
    • 1b. “Ha ottenuto il posto, dunque nel colloquio ha dimostrato di essere competente.” Il pensiero cambia radicalmente perché io esprimo una mia deduzione e non una certezza.
    • 2a. “Non hai riordinato la camera, quindi non hai il permesso di uscire.” È una conseguenza: stabilisco un rapporto di effetto rispetto a ciò che è stato detto prima (connettivo conclusivo).
    • 2b. “Non hai riordinato la camera perché non hai il permesso di uscire.” Stabilisco un rapporto opposto tra le due sezioni della frase che sono intermezzate da questo connettivo (connettivo causale).

Coerenza

Si intende il modo con cui si decide di impostare, collegare e far succedere le informazioni all’interno di un discorso. Esempi:

  • “Domani alle 11 di mattina parto per il Brasile. Domani passa a casa mia all'ora di pranzo, così ci prendiamo un caffè.” È un testo incoerente, è impossibile che si verifichi questa eventualità: anche se parto alle 11 di mattina e faccio riferimento alla casa in Brasile, è impossibile che io sia lì per l’ora di pranzo perché il viaggio comporta più di 10 ore.
  • “Oggi c'è un sole che spacca le pietre. Prendi l'ombrello.” C’è un’incoerenza, ma possiamo dare un’interpretazione un po’ “stiracchiata”: l’ombrello è un oggetto che utilizziamo solo per la pioggia, ma nulla vieta che lo possiamo utilizzare anche per il sole; oppure posso fare riferimento a un ombrello che avevo lasciato a casa del mio amico una settimana prima, ma anche in questo caso il significato rimane oscuro se non aggiungo informazioni in merito per chi legge.

I due esempi sono testi che funzionano grammaticalmente, sono coesi ma non coerenti perché i legami logici tra le parti del discorso sono impossibili da individuare o è molto difficile farlo: viene meno la coerenza testuale.

La coerenza è sempre fondamentale, ma lo è particolarmente:

  • In ambito referenziale (quando utilizzo la lingua per scopo comunicativo);
  • Nei testi ufficiali, informativi, normativi e argomentativi in cui la coerenza è imprescindibile.

Invece in ambito letterario non è detto che sia sempre così, infatti tra ambito informativo/referenziale e ambito letterario vigono regole diverse: non è detto che un componimento poetico sia coerente perché lì si agisce sulla condensazione di immagini e sul controsenso.

Esempio: “Veglia” di Giuseppe Ungaretti

Un'intera nottata delle sue mani Si crea un’immagine volutamente costruita sul contrasto del sentimento buttato vicino penetrata rispetto allo scenario che sta vivendo. a un compagno nel mio silenzio In un primo momento si descrive lo scenario terribile di lui vicino massacrato ho scritto all’amico morto e sfigurato; ma paradossalmente, in questa situazione lui con la sua bocca lettere piene d'amore si sente

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher lauracapodimonte98 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi "Carlo Bo" di Urbino o del prof Felici Andrea.
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