Estratto del documento

L'educazione come pratica alla libertà

La società brasiliana in transizione

Tutti i rapporti dell’uomo nel mondo e col mondo presentano caratteristiche specifiche che li distinguono da ogni contatto proprio con la sfera animale. L’uomo è soggetto di rapporti: il suo essere col mondo deriva dal suo essere aperto alla realtà. Man mano che l’uomo risponde alla molteplicità delle sollecitazioni che gli vengono dal mondo, i suoi rapporti diventano pluralistici.

Nel momento in cui l’uomo si accorge di esistere, egli scopre la radice della sua dimensione temporale, cioè, superando l’unidimensionalità del tempo, prende coscienza del passato, presente e futuro. L’uomo non è solo spettatore della realtà ma è immesso nell’esercizio di un potere che gli spetta esclusivamente: il dominio della storia e della cultura. Se l’uomo fosse solo un soggetto che si adatta, la cultura e la storia, che sono dominio esclusivo dell’uomo, non avrebbero senso, perché mancherebbe loro il contrassegno della libertà. Per cui, ogni qual volta si opprima la libertà, l’uomo diventa un essere che può solo accomodarsi e adattarsi e che, circoscritto da un adattamento impostogli, deve sacrificare la sua capacità creativa. L’uomo domina la realtà, la umanizza, aggiungendovi qualcosa che lui stesso ha creato.

Una più grande tragedia dell’uomo moderno, consiste nel fatto che oggi egli è dominato dalla forza dei miti, guidato dalla pubblicità organizzata, per cui sta rinunziando alla sua capacità di decidere. Nonostante cerchi di ingannarsi con l’iniziativa e l’ottimismo, l’uomo moderno è schiacciato da un sentimento di impotenza.

Le società che vivono il passaggio, la transazione da un’epoca all’altra, richiedono uno spirito flessibile, e ciò a causa della rapida flessibilità che lo caratterizza. Il tempo della transizione coinvolge il cammino accelerato della società in cerca di nuovi temi e compito. Quando iniziano ad insorgere nuovi temi, vuol dire che la società inizia a passare in un’epoca nuova. In questa fase l’integrazione dell’uomo è indispensabile. Egli deve scoprire la sua capacità di cogliere il mistero dei cambiamenti altrimenti diventa il loro zimbello.

Il Brasile stava vivendo un’epoca di transizione da un’epoca all’altra; proprio per questo non era possibile all’educatore trattare il suo tema specifico slegandolo dal contesto del nuovo clima culturale che si andava affermando. Tra le élite e la massa non c’era alcuna comunicazione, anzi l’unico compito di quest’ultima era eseguire ed obbedire. La società era incapace di giudicare se stessa, per cui il suo compito era quello di importare modelli. Nella società chiusa, temi come quello della democrazia, della partecipazione popolare, della libertà e dell’educazione, assumevano un tono che non era gradito alla società in transizione. La nostra preoccupazione era di saper cogliere le aspirazioni nuove e la visione nuova dei vecchi tempi che, se si fossero arricchiti di contenuto, ci avrebbero portato ad una società aperta.

La fase di transizione era l’anello di congiunzione tra un’epoca che si svuotava e un’altra nuova che si andava delineando e significava un addentrarsi nel futuro e prolungare il passato. Per questo il momento della transizione appartiene molto più al futuro, al tempo nuovo che esso annuncia.

Il punto di partenza della nostra transizione fu quella società chiusa, una società passiva nell’economia, nella cultura, quindi alienata. Una società comandata da un’èlite. La salvezza democratica dipendeva dal costruire una società del tutto aperta.

Nella misura in cui le contraddizioni si facevano più profonde tra i vecchi e i nuovi temi, o tra la maniera antica e nuova di vedere gli stessi temi, sorgevano nell’uomo brasiliano iniziative di scelta. La radicalizzazione, che comporta il radicarsi dell’uomo nella scelta che ha fatto, è positiva perché è un gesto critico. L’uomo radicale nelle sue scelte non impedisce all’altro di scegliere a sua volta, non pretende di imporre la sua scelta, ne fa materia di dialogo, è convinto delle sue idee ma rispetta il diritto che l’altro ha di giudicarsi altrettanto sicuro. La posizione radicale che è amorosa, non può essere masochista. Non può adattarsi passivamente al potere di alcuni che trascina tutti alla disumanizzazione, compresi gli stessi potenti. Il grande male sta nel fatto che l’uomo brasiliano, quando la violenza delle contraddizioni lo ha assalito, è stato travolto dal settarismo, incapace di fare scelte radicali. Il settarismo si distingue per l’arroganza, per l’assenza di dialogo e di comunicazione. Il settario tende all’attivismo, cioè all’azione senza la guida della riflessione. Il radicale invece, rigetta l’attivismo e sottopone sempre la sua azione alla riflessione.

Nel contesto brasiliano, la supremazia non era dei radicali, ma dei settari. Un bel giorno il processo storico di queste società registra fatti nuovi che provocano un ritorno alla realtà che loro appartiene. Comincia a formarsi un nuovo clima culturale. Alcuni gruppi intellettuali fino ad allora inautentici e quindi sovrapposti alla società, cominciano ad integrarsi alla nuova cultura. In questo momento la disperazione che caratterizza le società alienate comincia ad essere sostituita dalla speranza. La società comincia poco a poco a conoscere se stessa. Rinuncia alla vecchia situazione di oggetto per assumere quella di soggetto. La disperazione e il pessimismo anteriori circa il presente e il futuro, come l’ottimismo ingenuo, sono sostituiti dall’ottimismo critico, che è quanto dire dalla speranza.

È importante evidenziare che questo clima di speranza, che comincia nel momento esatto in cui la società critica se stessa e si riconosce incompleta, con tanti compiti da adempiere, si dissolve quando si scontra col settarismo. Il popolo si trovava allora nella società chiusa, immerso nel processo. Quando la società si è spaccata ed è entrata nel periodo di transizione, il popolo ha cominciato ad emergere. La sua partecipazione significa una presa di coscienza e non ancora una vera e propria coscientizzazione, eppure già minaccia le élites in possesso di privilegi. Questi si accorgono della minaccia racchiusa nella presa di coscienza del popolo. Si organizzano per la difesa. Ricorrono ai teorici della crisi. Inventano istituzioni assistenziali e respingono la partecipazione del popolo.

I radicali, schiacciati ed incompresi, volevano prendere tutte le decisioni col popolo e mai soltanto per lui o sovrapponendosi a lui. L’assistenzialismo fa di colui che riceve l’assistenza un oggetto passivo, incapace di partecipare al processo del suo stesso recupero. Il grande pericolo dell’assistenzialismo consiste nella violenza dell’antidialogo, che imponendo all’uomo il mutismo e la passività, non gli offre le condizioni proprie per lo sviluppo e l’apertura della sua coscienza che, nelle autentiche democrazie, deve diventare sempre più critica. L’assistenzialismo è un modo di fare che ruba all’uomo le condizioni necessarie per vivere una delle esigenze fondamentali del suo essere: la responsabilità. L’assistenzialismo non comporta responsabilità perché non sollecita decisioni. Genera solo gesti propri dell’addomesticamento e della passività dell’uomo. Non è da questo che il paese raggiungerà un futuro democratico. C’è un bisogno urgente di soluzioni rapide e sicure ai problemi. Soluzioni prese col popolo e mai prese per il popolo o sovrapponendosi ad esso.

Era necessaria un’educazione che facilitasse la riflessione sulla capacità di riflettere e che, quindi, servisse a svilupparla, ad esplicitarne le potenzialità, da cui sarebbe scaturita la libertà delle scelte. Dalla posizione iniziale di coscienza semi-intransitiva caratteristica dell’immersione in cui si trovava, l’uomo brasiliano passava all’emersione di un nuovo stato, quello della transitività naturale. Una comunità semi-intransitiva, come la società chiusa brasiliana, è caratterizzata dalla centralizzazione degli interessi dell’uomo intorno alle forme più vegetative della vita. Le sue preoccupazioni hanno per oggetto le esigenze vitali, soprattutto nella sfera biologica. L’uomo semi-intransitivamente cosciente non coglie la vastità dei problemi che stanno al di là della sua sfera biologica, per cui è incapace anche di cogliere il grande numero degli interrogativi che ad ogni istante sorgono.

Quando diciamo coscienza semi-intransitiva intendiamo dire il limitarsi della sua sfera di comprensione, la sua impermeabilità delle sfide che oltrepassano la sfera vegetativa. Mano a mano però che l’uomo allarga la sua capacità di percezione e di risposta alle proposte e alle domande che partono dal mondo che lo circonda, mano a mano cresce la sua capacità di dialogo con l’ambiente.

Anteprima
Vedrai una selezione di 3 pagine su 9
Appunti per esame di teorie e metodi della formazione, testo di riferimento Educazione come pratica della libertà Pag. 1 Appunti per esame di teorie e metodi della formazione, testo di riferimento Educazione come pratica della libertà Pag. 2
Anteprima di 3 pagg. su 9.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti per esame di teorie e metodi della formazione, testo di riferimento Educazione come pratica della libertà Pag. 6
1 su 9
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher letiziadr91 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teorie e metodi della formazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia o del prof Cardarello Roberta.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community