Identità sociale (Capozza, Brown) - Misurare il pregiudizio: tecniche implicite versus esplicite
I fenomeni naturali possono essere esaminati a livelli differenti, da varie prospettive e con diverse tecniche; ciò si applica anche agli stereotipi sociali e ai pregiudizi. Per esempio, le reazioni dei partecipanti verso i membri di un outgroup stigmatizzato possono essere stabilite analizzando le loro risposte verbali e il loro comportamento. Tuttavia, queste misure forniscono risultati discrepanti: le persone possono dichiarare principi egualitari ma sentirsi a disagio stringendo la mano a un individuo di colore. Queste discrepanze possono manifestarsi simultaneamente attraverso diversi canali; ci si chiede allora sia il grado in cui sia possibile stabilire il “vero” pregiudizio, sia i contesti nei quali misure diverse possano essere più appropriate.
Una tassonomia delle misure di pregiudizio
Un modo di pensare alle diverse misure di pregiudizio è quello di considerare il grado in cui i rispondenti possono esercitare un controllo intenzionale sulle proprie risposte, che ci fornisce un criterio utile. Per quanto riguarda l'inibizione intenzionale, si può considerare più agevole nelle misure che riguardano le scale di razzismo vecchio stile o l'allocazione di risorse, mentre risulta più difficile e meno probabile laddove sono collocate le misure fisiologiche o le procedure di priming. In una zona centrale, dove troviamo misure come la distanza nel prendere posto o il contatto visivo, notiamo che l'inibizione è potenzialmente sotto il controllo delle persone, ma sono misure alle quali si dà poco peso nella vita quotidiana. Tuttavia, questo controllo intenzionale può variare in base a fattori contestuali, disponibilità di risorse cognitive, salienza delle norme.
Misure tradizionali di self-report
Il modo più semplice e diretto per misurare il pregiudizio è quello di chiedere alle persone cosa pensano di un certo gruppo: per secoli è stato utilizzato questo metodo e gli individui non avevano difficoltà a dichiarare gli outgroup come inferiori e a discriminarli apertamente. La situazione è cambiata negli ultimi decenni: negli USA, i sondaggi hanno mostrato un declino del pregiudizio, mentre paradossalmente la discriminazione continua ad essere un fenomeno diffuso in molti ambiti.
- Validità delle misure di self-report: Le persone possono controllare facilmente le proprie risposte esplicite e fornire un'immagine pubblica priva di pregiudizio, nel tentativo di conformarsi alle norme sociali che richiedono comportamenti corretti.
- Discrepanze non dovute solo al controllo strategico: Anche le persone sinceramente non prevenute possono essere inconsapevoli delle fonti nascoste di pregiudizio, a tal punto da non rendersi conto di quando e in che misura avvenga la discriminazione.
Esempio: Negli anni '70, Jones e Sigall hanno introdotto la tecnica del "falso canale di informazione" per dimostrare la debolezza e l'instabilità delle misure di self-report. I ricercatori impedivano ai partecipanti di imbrogliare semplicemente precedendoli: si faceva credere loro che un apparato avrebbe registrato le loro risposte fisiologiche mentre rivelavano i propri atteggiamenti, e che questa procedura avrebbe consentito allo sperimentatore di scoprire ogni affermazione verbale poco sincera. Da ciò è emerso che le risposte verbali erano significativamente più prevenute di quelle ottenute nella condizione di controllo.
La limitazione di questa tecnica riguarda la storia di copertura richiesta per convincere i partecipanti della capacità diagnostica dell'apparato. Una versione semplificativa di tale metodologia è la procedura basata sull'“aspettativa di rilevazione della bugia”: i partecipanti vengono informati che le loro reazioni fisiologiche saranno misurate in una sessione sperimentale successiva, in modo che, quando forniscono le risposte verbali, non è necessario collegare i partecipanti all'apparato rilevatore di bugie.
Questi ed altri esempi mostrano che le misure tradizionali, basate su questionari, sono sensibili alle variazioni del contesto sperimentale, al contesto normativo, alle aspettative dei rispondenti e alle caratteristiche dell'intervistatore; questo ha portato alla creazione di nuovi strumenti carta e matita, che dovrebbero minimizzare le strategie di autopresentazione.
Scale di razzismo e di sessismo moderni
La logica delle scale di pregiudizio moderno è basata sull'idea che gli item possono essere formulati in modo tale da rendere poco probabili le risposte dovute alla desiderabilità sociale. Quelle più conosciute di questa nuova generazione sono la Scala di razzismo moderno di McConahay e la Scala di sessismo ambivalente di Glick e Fiske.
Queste nuove scale tendono a comprendere item che non producono automaticamente risposte normative; inoltre, per ogni risposta conteggiata come prevenuta sulla scala di razzismo moderno, vi è almeno una plausibile spiegazione alternativa, non legata al pregiudizio: a causa di queste spiegazioni alternative, i partecipanti sono più propensi a esprimere i propri atteggiamenti “veri” senza paura di apparire persone prevenute. Rispetto a quelle tradizionali, tendono anche ad essere meno sensibili al problema delle caratteristiche dell'esperimento (come la razza o il sesso dello sperimentatore). Il maggiore svantaggio di tali scale è il fatto che gli item divengono velocemente obsoleti, perché molto specifici di una certa cultura e di un certo momento storico e richiedono una sostituzione costante con nuovi item.
Un diverso approccio carta e matita per misurare il pregiudizio deriva dalla concettualizzazione del pregiudizio razziale come un atteggiamento ambivalente: una componente positiva, legata all'adozione consapevole di valori egalitari, convive con una componente negativa di rigetto e discriminazione. Alcuni autori suggeriscono di considerare separatamente, secondo due scale differenti, gli atteggiamenti a favore e quelli contro i Neri.
Un aspetto interessante è che gli atteggiamenti solo poco a favore dei neri possono essere più informativi degli atteggiamenti contro i neri ed essere previsori migliori di altre misure di pregiudizio. Per esempio, Gaertner e McLaughlin hanno trovato che le valutazioni di neri e bianchi non differivano quando le risposte erano fornite su scale bipolari (buono-cattivo); quando i giudizi erano dati su scale Likert, separatamente per entrambi gli aggettivi (buono e cattivo), emergeva un nuovo pattern di risultati: mentre non vi era differenza nelle dimensioni negative, in quelle positive i neri erano valutati meno positivamente dei bianchi, riaffermando così la superiorità dei bianchi.
La stessa idea di fondo è alla base della scala di Pettigrew e Meertens, in cui sono distinti gli aspetti manifesti e sottili del pregiudizio. La scala relativa al pregiudizio sottile è strutturata in tre componenti principali:
- La difesa dei valori tradizionali dell'ingroup
- Esagerazione delle differenze culturali
- Negazione di emozioni positive
Questa scala sembra essere promettente per lo studio delle differenze individuali nel pregiudizio. Per esempio, in uno studio di Arcuri e Boca, i partecipanti erano suddivisi, sulla base dei punteggi ottenuti in questa scala, in tre gruppi: egalitari, sottili e bigoti.
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