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Appunti per esame di psicologia clinica, testo consigliato Sviluppo cognitivo

Appunti di psicologia clinica basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Stella dell’università degli Studi di Modena e Reggio Emilia - Unimore, della facoltà di Scienze della formazione, Corso di laurea magistrale in scienze pedagogiche . Scarica il file in formato PDF!

Esame di Psicologia clinica docente Prof. G. Stella

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1. stadio senso-motorio ( da 0 a 2 anni)

2. stadio preoperatorio (da 2 a 6 anni)

3. stadio operatorio-concreto ( da 6 a 12 anni)

4. stadio operatorio-formale ( da 12 anni)

Le strutture cognitive caratteristiche di ogni stadio traspaiono dalle performance dei bambini in

situazioni di problem solving. Piaget opera una distinzione tra competenze ( struttura sottostante,

distinta dal comportamento osservabile concreto) e prestazione ( azione manifesta); di conseguenza

un bambino potrebbe avere una competenza e tuttavia non evidenziarla in un particolare compito

che richiede l’attivazione di una particolare prestazione.

Anche se la sequenza degli stadi segue un ordine logicamente necessario e invariante, i confini

delineati da Piaget non dovrebbero essere presi in senso troppo letterale, data l’elevata eterogeneità

che caratterizza i profili individuali di sviluppo.

- LO SCHEMA DI AZIONE COME STRUTTURA COGNITIVA CHE SI SVILUPPA

Lo schema di azione, che è la struttura dominante della conoscenza nello stadio senso-motorio,

appare come il naturale anello di congiunzione tra realtà biologica e psicologica. I principi

organizzativi logici che ne stanno alla base sono: oggetto, spazio, tempo e causalità. A differenza

della pura attività riflessa, che secondo Piaget costituisce l’equipaggiamento di base che ha in

dotazione ogni individuo alla nascita e la cui natura è puramente biologica, lo schema di azione può

essere considerato una vera e propria struttura cognitiva. Gli schemi di azione possono essere

concepiti come delle totalità di percezione-azione in cui l’azione non può essere sganciata dal dato

percettivo immediato.

Nel corso di tutto lo stadio senso-motorio, gli schemi di azione evolvono: cominciano con

l’estendersi a oggetti che inizialmente non erano assimilati in quel dato schema, poi tendono a

coordinarsi per dar luogo a unità comportamentali ampie. Infine, attraverso la sperimentazione

attiva, il bambino arriva a inventare nuovi schemi e a prevederne mentalmente le conseguenze. A

questo livello gli schemi di azione sono già diventati strutture sensomotorie interiorizzate, preludio

all’intelligenza rappresentativa.

Per tutto lo stato preoperatorio, gli schemi di azione tendono a diventare schemi mentali, hanno

sempre meno bisogno di esercitarsi direttamente sulla realtà fisica e possono agire su

rappresentazioni di essa. Il bambino ora è in gradi di apprendere e applicare nuovi schemi tramite

l’imitazione differita, il gioco simbolico, di finzione e il linguaggio verbale. Per Piaget il linguaggio

è una diretta derivazione della trasformazione della struttura cognitiva nello stadio preoperatorio, ed

evolve, in rapporto alle successive trasformazioni cognitive, da egocentrico a sociale; per Vygotskij

il linguaggio è una funzione autonoma dalla cognizione, frutto dell’evoluzione biologica e sociale, e

il linguaggio egocentrico è solo una versione della sua funzione di organizzazione del pensiero.

- LA CONSERVAZIONE DELLE QUANTITA’

In questa fase le operazioni hanno ancora un carattere irreversibile: da A=B non deriva logicamente

B=A.

Un esempio è quello della conservazione dei liquidi. Il bambino dopo avere valutato l’eguaglianza

della quantità di liquido nei due contenitori uguali A e B, osserva l’esaminatore mentre travasa il

liquido dal contenitore B al contenitore C, che ha forma più stretta e allungata. Quindi gli è

nuovamente richiesto di valutare se la quantità di liquido nel contenitore C è più alto; il bambino ha

potuto vedere l’operazione di travaso, in cui nulla è stato tolto e nulla è stato aggiunto, ma in questa

fase dello sviluppo è ancora incapace di tenere conto dell’informazione.

Nello stadio operatorio-concreto gli schemi mentali cominciano a coordinarsi ed organizzarsi in

strutture di pensiero che sono le operazioni mentali. Vi sono le operazioni:

. di classificazione: individuazione di proprietà invarianti in oggetti diversi

. di seriazione: individuazione del valore dimensionale delle proprietà degli oggetti

. di numerazione: combinazione delle due operazioni precedenti

. infralogiche: relazioni spazio-temporali; parte\tutto

. di inferenza transitiva.

Nello stadio operatorio-formale, che è quello che conclude il ciclo delle trasformazioni qualitative

della struttura cognitiva, le operazioni non hanno più necessità di applicarsi a oggetti concreti e si

applicano direttamente alle rappresentazioni. In questa fase si realizza la forma matura del pensiero

ipotetico-deduttivo, in cui il ragazzo può arrivare a conclusioni logiche semplicemente sulla base di

premesse note, anche in assenza di supporti concreti; viene raggiunta la piena padronanza nelle

capacità di cogliere le relazioni tra oggetti e eventi o parti tra di essi; le capacità di anticipazione

sono sviluppate fino al punto di immaginare un mondo di eventi possibili e non solo reali.

Nella visione di Piaget, lo sviluppo è un processo continuo in cui coesistono e si intrecciano

elementi di continuità e di discontinuità. La discontinuità si verifica nel passaggio da uno stadio a

quello successivo; è qui che si realizza una trasformazione qualitativa della struttura cognitiva

sottostante, che introduce novità e diversità nel funzionamento complessivo del sistema. all’interno

di ogni singolo stadio si verificano cambiamenti lenti e continui, di tipo quantitativo. La continuità è

il substrato necessario al salto qualitativo che si ha nel passaggio tra uno stadio e quello successivo.

3. LA MEMORIA

La caratteristica peculiare di un sistema cognitivo è la sua capacità di apprendere, intesa come

capacità di modificarsi in funzione dell’esperienza; ne deriva la necessità di elaborare informazioni

e di conservarne in memoria.

È interessante notare come il ruolo giocato dalla memoria nei “sistemi adattivi” sia presente anche a

livelli di scala diversi da quelli del singolo organismo e del suo sistema nervoso centrale. Sul piano

dei sistemi sociali, troviamo forme diverse e organizzate di memoria: la storia di un popolo, la sua

cultura, le sue tradizioni, tutte tramandate di generazione in generazione, sia attraverso il linguaggio

orale sia attraverso la scrittura, che è la memoria dei sistemi sociali. Essa è la più grande invenzione

dell’umanità.

l’aspetto centrale di ogni sistema cognitivo è rappresentato dai processi della memoria, tanto che è

difficile immaginarne il funzionamento senza di essa. Baddeley ha osservato che senza questo

ingrediente nessun sistema potrebbe essere considerato intelligente.

È a partire dagli anni 70, con l’affermarsi della psicologia del paradigma cognitivista che si è

cominciato a condurre studi sulla memoria.

Nonostante le difficoltà sul piano teorico e metodologico che caratterizzano gli studi sulla memoria,

esiste una convergenza su alcuni punti. La memoria umana può essere concettualizzata come:

-sistema complesso

-funzionabile in molteplici sottosistemi funzionali specializzati

-ognuno caratterizzato da specifiche operazioni e processi di controllo

-altamente integrati tra loro

-strattamente connessi ad altre componenti del sistema cognitivo

-che si modifica in funzione di processi maturativi e dell’interazione con l’ambiente

- LA MEMORIA COME SISTEMA COMPLESSO: STRUTTURA E PROCESSI

Diciamo che la memoria assolve molteplici funzioni, prima tra tutte quella di immagazzinare

informazioni . Conservare informazioni in vista di un loro successivo utilizzo, è considerata la vera

essenza della memoria, che viene spesso rappresentata come un magazzino di raccolta di

informazioni.

nell’ambito della psicologia cognitiva si individuano 3 processi: codifica, immagazzinamento,

recupero dell’informazione.

Per quanto riguarda la codifica, il cervello deve essere dotato di qualche dispositivo specializzato

per estrarre l’informazione dall’ambiente circostante e tradurla in un formato compatibile con la

logica interna del suo hardware, che è fatto di neuroni e dei segnali elettrochimici che questi si

trasmettono. La realtà non può essere semplicemente riprodotta, ma deve essere ricostruita

internamente sotto forma di rappresentazioni, che sono formati decodificati della realtà.

l’informazione presente nell’ambiente esterno non può entrare nel cervello così com’è, ma deve

essere prima tradotta in un formato discreto. Tutto ciò presuppone una codifica dell’informazione in

formati adatti a essere trattati dal cervello; anche tutte le operazioni interne successivamente

condotte sulle rappresentazioni sono processi di ricodifica dell’informazione in formati adatti ai

diversi fini che l’elaborazione dell’informazione persegue.

Dalla ricerca clinica nell’ambito della neuropsicologia sono venuti i maggiori contributi teorici e

sperimentali a favore di una visione multicomponenziale della memoria come sistema complesso

ma frazionabile al suo interno in sottosistemi funzionali specializzati, i quali sono autonomi gli uni

dagli altri ma interdipendenti. La caratterizzazione della memoria come sistema frazionabile, le cui

funzioni possono essere studiate autonomamente, ha suggerito scomposizioni del sistema mnestico:

la più importante è quella in memoria a breve termine e memoria a lungo termine. Altre

differenziazioni sono state tracciate tra memoria episodica e semantica; tra memoria dichiarativa

(esplicita) e procedurale (implicita).

Attorno agli anni 70 vengono proposti dei modelli strutturali della memoria. Il modello più noto è

quello avanzato da Atkinson e Shiffrin.

Il modello rispecchia lo spirito della teorizzazione nella psicologia cognitiva di quegli anni,

dominati dalla convinzione dell’analogia della mente col pc.

Il modello di Atikinson e Shiffrin si è arricchito negli anni di molte nuove acquisizioni e un maggior

livello di dettaglio nella descrizione delle proprietà che caratterizzano i vari sottosistemi da esso

postulati. Vi vengono distinti tre diversi tipi di magazzino, con caratteristiche funzionali diverse, in

cui l’informazione transita prima di essere immagazzinata permanentemente:

- registro sensoriale

- magazzino a breve termine

- magazzino a lungo termine.

Il registro sensoriale può essere caratterizzato coma una sorta di memoria immediata, in cui per un

brevissimo lasso di tempo viene conservata traccia delle impressioni sensoriali. Esistono diversi tipi

di magazzino per le diverse modalità sensoriali, e la registrazione dei dati percettivi arriva in tempo

reale e in parallelo per i diversi registri. Essi possono contenere una quantità notevole di

informazione, ma la traccia decade in modo rapido se non viene trasferita al magazzino a breve

termine per ulteriori elaborazioni.

La memoria a breve termine può essere concettualizzata come un magazzino transitorio dove

l’informazione in arrivo dai registri sensoriali resta solo per il tempo necessario a svolgere una serie

di operazioni di verifica, di confronto, di collegamento con l’informazione già depositata nel

magazzino a lungo termine, e infine di ricodificazione e riassemblaggio dell’informazione in

formati che preludono all’emissione di una risposta e\o al trasferimento dell’informazione

rielaborata in un magazzino permanente (MLT). La MBT è solo un magazzino in cui l’informazione

viene passivamente depositata e permane per un certo tempo, una specie di lavagna in cui

l’informazione viene attivamente elaborata e subisce trasformazioni che la rendono disponibile ad

altre parti del sistema cognitivo. La MBT è il cuore del sistema, può essere paragonata al processore

centrale del pc. Nella MBT l’informazione viene elaborata in modo lento e controllato. 2 importanti

caratteristiche sono:

- capacità limitata (span)

- persistenza limitata.

La capacità limitata si riferisce sia alla quantità di informazioni che possono essere

simultaneamente trattenute in una unità di tempo, sia al numero delle operazioni che possono essere

contemporaneamente svolte su di esse. Possiamo immagazzinare per un breve tempo circa 7 unità

di informazioni, non necessariamente numeri o parole.

Un altro limite della MBT è costituito dal rapido decadimento della traccia, in assenza di

reiterazione. Lloyd R. Peterson e Margaret J. Peterson testarono la rievocazione a vari intervalli di

ritenzione, da 0 a 18 secondi, e trovarono un marcato effetto di decadimento della traccia in

funzione del tempo; con questa tecnica essi poterono stimare la permanenza dell’informazione in

questo magazzino nell’ordine di una decina di secondi.

Entrambe le limitazioni possono essere superate tramite l’impiego di strategie attive di

mantenimento della traccia e l’efficienza nella codifica e nell’organizzazione dell’informazione.

La MBT deve essere concettualizzata come un sistema complesso, frazionabile in sottosistemi.

Baddeley ha introdotto una distinzione tra MBT e memoria di lavoro. Ha delineato un sistema

formato da due componenti funzionali:

- esecutivo centrale

- sistemi asserviti ( magazzino fonologico e taccuini visuo-spaziale).

l’esecutivo centrale è assimilabile all’unità di processazione centrale del computer che controlla,

dirige e supervisiona tutto il traffico delle informazioni tra i diversi sistemi da cui provengono

(sostanzialmente dal mondo esterno attraverso i registri sensoriali e dalle basi interne di conoscenza

immagazzinate nella MLT).

I sistemi asserviti devono essere intesi come magazzini transitori in cui l’informazione permane per

il tempo strettamente necessario alla sua elaborazione. l’informazione può essere mantenuta in

questi magazzini a breve termine, attraverso strategie attive. Il più studiato dei due sistemi è il

magazzino fonologico, che nella caratterizzazione di Baddeley si compone di un magazzino vero e

proprio in cui l’informazione è ritenuta nella forma di codici fonologici e di un meccanismo di

reiterazione dell’informazione contenuta nel magazzino fonologico (loop articolatorio). Esso è un

meccanismo di riciclaggio continuo che consente la conservazione dell’informazione nel magazzino

fonologico.

Il taccuino visuo-spaziale viene descritto da Baddeley come una specie di blocco per gli schizzi in

cui possono essere annotate informazioni di natura visuo-spaziale e dove possono essere eseguiti

calcoli e operazioni su tali rappresentazioni.

Anche per questo magazzino valgono gli stessi principi della capacità limitata e del rapido

decadimento della traccia; l’esecutivo centrale ha una limitata capacità di processazione anche sulle

rappresentazioni visuo-spaziali che qui vengono depositate.

La MLT deve essere considerata come un deposito permanente dell’informazione. Un problema

aperto è come avvenga il trasferimento dalla MBT alla MLT. Sono stati proposti veri meccanismi;

questi ipotetici meccanismi non sono necessariamente incompatibili tra loro; potremmo situarli

lungo un continuum che va dai processi ad alto grado di automatismo e scarsa consapevolezza ai

processi strategici di elaborazione attiva dell’informazione; ognuno ha una sua utilità in rapporto

alla natura del compito di memorizzazione che dobbiamo affrontare.

Le caratteristiche di capacità e durata indefinita della MLT comportano che vi si accumulino

progressivamente enormi quantità di informazioni nel corso della vita di un individuo. Nella MLT

risiede la conoscenza che abbiamo del mondo, la nostra banca dati personale a cui attingere nelle

situazioni di vita quotidiana.

Il problema da risolvere è quello dell’accessibilità delle informazioni immagazzinate. Il rischio di

avere tuta l’informazione necessaria, ma di non poterla trovare. Questo problema è stato risolto con

delle strategie organizzative di ordinamento dei dati in arrivo e codici multipli di accesso.

Una distinzione della MLT in relazione al tipo di conoscenza che vi è immagazzinata è quella

proposta da Endel Tulving TRA MEMORIA EPISODICA E MEMORIA SEMANTICA. La

memoria episodica si riferisce a tutte le conoscenze degli avvenimenti che hanno caratterizzato la

vita di una persona e può essere considerata come una sorta di memoria autobiografica, in cui le

informazioni sono immagazzinate in un formato concreto e con tutti i particolari che hanno

caratterizzato quegli episodi. Vi sono eventi che accadono ripetutamente nella nostra vita per i quali

sviluppiamo degli schemi tipici, che autori diversi hanno chiamato: schemi, frame, script. Tutti si

riferiscono alla stessa cosa, cioè al fatto che ci formiamo una struttura generale per un certo tipo di

avvenimenti all’interno della quale possono di volta in volta essere variati alcuni dati.

Le strutture organizzate che sono gli schemi potrebbero essere l’anello di collegamento tra memoria

episodica e semantica, che potrebbero essere concettualizzati non come due magazzini distinti ma

come un unico deposito in cui le informazioni sono codificate lungo un continuum che va dal livello

di massima concretezza a quello di massima astrazione.

La memoria semantica è un magazzino dove la conoscenza è organizzata sotto forma di concetti e

delle loro reciproche relazioni. I concetti sono rappresentati come nodi di una rete e l’eccitazione di

un nodo attiva per induzioni tutti gli altri ad esso collegati: i nodi più vicini sono attivati più

intensamente e l’intensità decresce progressivamente con l’allontanamento dal nodo originario.

Rosch sviluppa il modello “prototipo”, secondo il quale un concetto è rappresentato da un insieme

di caratteristiche che, con gradi diversi di importanza, sono rappresentative di quel concetto. La

teoria del prototipo ammette che:

- le categorie possono avere confini sfumati

- non tutti gli esemplari di una medesima categoria condividono la stessa quantità e qualità di

attributi.

- MEMORIA ESPLICITA O DICHIARATIVA E MEMORIA IMPLICITA O PROCEDURALE

Sia la memoria episodica che la memoria semantica, che abbiamo descritto come due distinti

sottosistemi della MLT, fanno parte di una categoria più generale che è nota come conoscenza

dichiarativa e che si riferisce al sapere cosa. Essa può essere distinta dalla conoscenza procedurale,

che invece si riferisce al sapere come fare una certa cosa e al concetto di abilità. La distinzione

all’interno della MLT si è rilevata importante nella spiegazione di fenomeni clinici legati

all’amnesia. Sono state riportate varie forme di dissociazione tra il ricordo di eventi autobiografici e

semantici e quello legato al sapere fare una serie di attività precedentemente apprese.

La memoria implicita deve essere considerata un sistema più primitivo, il quale si trova ai livelli

inferiori della gerarchia dei sistemi di memoria ed è legato ad aspetti più vitali del funzionamento

dell’individuo; esso permette di ritenere le connessioni apprese tra stimoli e risposte, si basa su

processi automatici, inconsapevoli, e utilizza codici senso-motori concreti vicini al linguaggio

macchina del cervello. La memoria esplicita può essere considerata un’acquisizione recente del

sistema cognitivo; richiede l’uso di strategie attive e spesso consapevoli di apprendimento e usa

codici in formati astratti.

- LA PERDITA DI INFORMAZIONE: OBLIO, INTERFERENZA O RIORGANIZZAZIONE?

Mentre in passato l’oblio era considerato come una vera e propria perdita dell’informazione, più

recentemente è stato ipotizzato che esso dipenda da fenomeni di interferenza che rendono

inaccessibile una certa quantità di informazione, la quale continua ad essere conservata nel

magazzino e potrebbe essere riattivata in appropriate condizioni.

Per rendere conto dell’inaccessibilità dell’informazione sono stati postulati due distinti meccanismi:

. l’interferenza proattiva, per cui nuovi apprendimenti hanno l’effetto di indebolire le conoscenze

precedentemente acquisite e già presenti nel magazzino a lungo termine

. l’interferenza retroattiva, che rende più complicato l’immagazzinamento di nuove informazioni,

che entrano in competizione con conoscenze già consolidate.

Entrambi i fenomeni potrebbero essere legati alla natura attiva dei processi di conservazione

dell’informazione che hanno luogo nella MLT, sotto forma di una continua riorganizzazione delle

basi di dati. Il nostro sistema cognitivo, nel corso dell’intera vita si trova a dovere conservare

quantità enormi di informazioni, le cui reciproche relazioni vanno costantemente aggiornate.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in scienze pedagogiche
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher letiziadr91 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia clinica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Modena e Reggio Emilia - Unimore o del prof Stella Giacomo.

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