Storia della Russia
La posizione geografica
Una storia caratterizzata da molti pericoli di attacchi e possibilità di espansione. Rus’, la apparve fra il IX e il X secolo con al centro la città di Kiev. Dal mar Baltico al mar Nero, dal Dnepr al Volga. La pianura esteuropea (Eurasia interna) fa parte di un vasto bassopiano che si estende dalla Romania alla Siberia interrotta da pochissimi rilievi.
Le condizioni climatiche spinsero i popoli ad essere dediti alla pastorizia e allevamento, a spostarsi per enormi distanze ed erano molto bellicosi. La storia più antica della regione è fatta dalla successione di regni di vari popoli guerrieri, e nel XII secolo la Rus’ fu sottomessa dai mongoli di Gengis Khan.
Durante le grandi migrazioni del IV e V secolo le popolazioni guerriere slave nate nella zona dei Carpazi si diffusero verso ovest. La Rus’ tra il IX e il X secolo entrò a far parte della comunità cristiana. La Russia è influenzata sia dall’Europa che dall’Asia, secondo una concezione centrale di ‘zona’.
Influenze e condizioni territoriali
La vastità della Russia e le condizioni climatiche hanno creato condizioni costanti: debolezza dell’amministrazione e difficoltà nel controllare e gestire le zone periferiche. I trasporti furono ugualmente influenzati da queste difficoltà, così la Rus’ si sviluppò grazie ai fiumi, e nell’inverno sfruttando i trasporti via slitte.
All’estremo nord c’è la tundra, neve per quasi tutto l’anno. A sud la vasta taiga di conifere, che si estende vastamente a ovest, offrendo alla Russia una grande quantità di pellicce. Più in basso, foreste di conifere e querce (da Kiev fino agli Urali), tuttavia il terreno è comunque relativamente povero per l’agricoltura. Tuttavia questa divenne il cuore della Rus’ perché qui nascono tutti i fiumi europei, importanti vie di comunicazioni, e ci sono foreste che forniscono protezione contro i nemici (anche se le foreste provocavano anche disagi: intralciavano le strade ed erano anche il rifugio dei briganti).
Proseguendo verso sud la foresta si dirada in steppa boscosa e i grandi spazi aperti ad est e fino al mar Nero. Il terreno di queste steppe è formato da terra nera, ricca e fertile. Le steppe furono allo stesso tempo una minaccia (per gli invasori) e un’opportunità (per l’espansione): la Russia fu uno stato di frontiera, con un confine non ben definito. Questa pericolosa instabilità fece si che si investissero molti capitali nella protezione da parte dello stato e questo rallentò lo sviluppo economico.
Alcuni contadini sfruttavano il fatto di ‘non avere confini’ emigrando in cerca di nuove terre da coltivare, sfuggendo all’oppressivo governo centrale. Fuggiaschi slavi e briganti tartari si rifugiarono nelle praterie del sud, in bellicose tribù nomadi. Fu così che si formarono i cosacchi (uomini liberi).
L’economia Russa si fonda sul legname, i prodotti della foresta, il miele, la cera, le pellicce, e dalla conquista della Siberia, i minerali. Il modo in cui si svilupparono economia e commercio influenzarono la società russa. Dopo la conquista mongola, si sviluppò un’economia più chiusa e su base agricola.
Dalle origini al 1300: Kiev e Saraj
La Rus’ sorse nel IX secolo attorno a Kiev.
La Rus’ di Kiev
La nascita della Rus’ rimane un evento oscuro: le tribù slave della regione erano capeggiate da una popolazione chiamata rus’, ma il processo storico per cui si creò una società basata su Kiev e Novgorod non è chiaro. Si fa riferimento alla Cronaca degli anni passati, Cronaca di Nestore. Si è tentato inoltre di identificare il personaggio reale leggendario di Rjurik.
I rus’ erano di origine scandinava e giunsero nella regione per commerciare e razziare. Gli scandinavi, vichinghi, giunsero anche in America con i commerci ed ebbero molti contatti con i rus’, a cui garantivano protezione in cambio di tributi e diventarono successivamente principi governando su quelle società tribali. Rjurikovo Gorodišče è stata identificata come la prima base dei rus’: Rjurik si stabilì a Novgorod e i suoi fratelli nella zona circostante. Con la loro morte Rjurik rimase l’unico sovrano, a cui successe il figlio Igor’ che si stabilì a Kiev. A lui successe la vedova Ol’ga fino all’ascesa del figlio Sviatoslav, il primo rjukiride con un nome slavo.
Sviatoslav, Vladimir e la conversione della Rus’
All’epoca di Svjatoslav, la Rus’ di Kiev era già considerata una potenza, in grado di fronteggiare anche il khanato dei chazari che aveva potere sul nord e sull’ovest. Nel X secolo Svjatoslav espanse i suoi territori conquistando la Chazaria e portando al collasso di questo khanato. Questa caduta portò al libero accesso dei nomadi pečenegi che rappresentavano una minaccia e con cui si fecero patti di sangue: Svjatoslav stesso fu ucciso dai pečenegi.
Per tutto il X secolo i rapporti fra Rus’ e Bisanzio furono caratterizzati dall’alternanza fra conflitti e alleanze. Ci furono attacchi dei variaghi Russi a scopo di razzia o per raggiungere le vie commerciali, e questo portò alla stipulazione di trattati che regolavano le relazioni fra le due parti, e il diritto della Rus’ di commerciare con Costantinopoli.
Alla morte di Svjatoslav, Vladimir prese il controllo di Kiev, assestò il territorio rendendolo a partire da un insieme di popolazioni tributarie, un’organizzazione politica e sociale. Consolidò i suoi territori diventandone signore incontrastato, grande principe, e scelta Kiev come capitale, fondò nuove città e insediamenti nell’entroterra. Inoltre, sviluppò e ampliò le rudimentali forme di amministrazione centrale, suddividendo il regno fra i suoi figli: ogni principe divenne responsabile della riscossione dei tributi, dell’ordine civile e della difesa del proprio territorio.
Durante il regno di uno dei figli di Vladimir, Jaroslav, venne promulgato il primo codice legale: la Russkaja Pravda (verità russa), la base del diritto civile russo. Al principio la Rus’ era uno stato pagano i cui popoli adoravano divinità slave e finniche, Vladimir eresse persino un pantheon a Kiev. Le élite della Rus’, tuttavia, subirono l’influenza delle religioni praticate nei luoghi circostanti: i chazari praticavano l’ebraismo, l’Islam era giunto fino ai Bulgari e il Cristianesimo si stava diffondendo. Nei Balcani, i monaci bizantini Cirillo e Metodio avevano tradotto le scritture e la liturgia dal greco in un dialetto slavo scritto in alfabeto glagolitico e avevano convertito i bulgari del Danubio; Polonia e Ungheria accolsero il Cristianesimo di Roma.
Il Cristianesimo era già noto alla Rus’: Ol’ga aveva ricevuto il battesimo durante una visita a Costantinopoli, ma questo gesto provocò al tempo una forte reazione dell’élite pagana e il figlio Svjatoslav non si convertì, il primo a compiere questo passo fu Vladimir. Nella Cronaca degli anni passati, la conversione è descritta come il risultato di una ricerca spirituale, dopo aver incontrato i maggiori rappresentanti delle fedi monoteistiche, gli emissari inviati dal sovrano rimasero conquistati dalla gloria della cristianità bizantina. Ma è più probabile che a spingere alla conversione siano stati fattori pratici: convertirsi all’ortodossia poteva portare ad una riconciliazione con Bisanzio. L’imperatore Basilio II nel 987, minacciato da una grande rivolta, accettò l’aiuto di Vladimir e in cambio gli promise la mano di una principessa imperiale; Vladimir in cambio di questa promessa si lasciò battezzare, distrusse il tempio pagano e organizzò un battesimo di massa, che rese Kiev una metropoli della Chiesa orientale.
Così, Vladimir si legò a Bisanzio: Anna fu accompagnata a Kiev da ecclesiastici greci e architetti per la costruzione di chiese. Giunsero in Russia la tecnica dell’affresco e dell’icona. Portò con sé anche la sua cultura letteraria, le forme d’arte, le forme politiche, e la tradizione del monachesimo orientale. La nuova metropoli adottò come nuova lingua liturgica lo slavo ecclesiastico, derivato dall’alfabeto glagolitico, e ci fu l’accesso a testi religiosi e secolari e alle cronache bizantine. L’opera più famosa della letteratura delle origini fu l’epos ‘Il canto della schiera di Igor’.
La scelta di Vladimir a favore del Cristianesimo orientale impedì la diffusione del latino e dopo lo scisma d’oriente del 1054 la Rus’ si allontanò dall’evoluzione culturale dell’Europa Cattolica. Le tradizioni ortodosse influenzarono molto lo sviluppo della cultura russa: più che sulla costruzione teologica di Dio, la tradizione bizantina si concentrava molto sulla dimensione della ritualità, preghiera e adorazione (mentre la ricerca intellettuale si sviluppò successivamente e rimase un sapere essenzialmente monastico). Anche l’arte fu influenzata grandemente: le icone divennero la forma dominante, ma non si tratta di pittura figurativa (che giunge in Russia successivamente, come anche la musica strumentale), ma di rappresentazioni simboliche atte a condurre nel regno spirituale l’artista e lo spettatore.
I monasteri furono centri di vita spirituale e con il passare degli anni si trasformarono nel cuore delle colonie e degli insediamenti, e principali proprietari terrieri. Anche se l’opposizione iniziale da parte dei pagani durò poco, le credenze pagane rimasero per molto tempo: la nuova fede dovette tollerare alcuni sistemi religiosi (venerazione degli spiriti, culto degli antenati, pratiche animiste…), in alcuni casi addirittura si adattò ad esse: questo sincretismo si chiama dvoeverie (doppia fede). Ciononostante, il Cristianesimo si impose nella Rus’ e fornì la giustificazione teorica al potere della casata di Rjurik.
Nella Rus’ si praticava la schiavitù, ma i contadini erano liberi e si sostentavano con la tecnica agricola del ‘taglia e brucia’. Inoltre si praticava la pesca, la caccia, e si raccoglievano i prodotti della foresta. Le famiglie proprietarie di un appezzamento si terreno si raggruppavano in borghi e villaggi e diventavano comunità che condividevano terreni e strutture agricole. Le comunità avevano la responsabilità collettiva di pagare il tributo. La Rus’ sviluppò una notevole urbanizzazione, soprattutto grazie alla crescente importanza del commercio. Le sedi di principi e dignitari ecclesiastici possedevano spesso le più vaste proprietà fondiarie.
La maggior parte della popolazione cittadina era costituita da artigiani, piccoli commercianti e lavoratori non specializzati. Tra loro e l’élite c’erano ricchi mercanti, mentre sul gradino più basso c’erano gli schiavi. Anche le città avevano il proprio organo comunitario, l’assemblea, il veče. Il principe teneva conto enormemente del rapporto con la popolazione cittadina: il gran principe assegnava le città ai singoli principi e questi ne affidavano l’amministrazione ordinaria agli abitanti. Il veče a volte entrava in conflitto con il principe e poteva decidere di chiamarne un altro a governare. Novgorod in particolare sviluppò una forte tradizione di autonomia locale, con capi cittadini eletti.
La supremazia di Vladimir-Suzdal’
Assegnando ai suoi figli città o principati, Vladimir pensava di rafforzare il potere, scongiurando il pericolo di conflitti interni. Sotto i suoi discendenti emerse un chiaro sistema di successione: il fratello maggiore governava su Kiev e deteneva il titolo di gran principe, gli altri ricevevano la loro parte in ordine di anzianità. Tuttavia questo sistema iniziò presto a dimostrare falle. Dopo la morte di Vladimir, a causa della ramificazione del clan rjukide, i principi si riunirono per discutere i principi di successione, tuttavia fino alla conquista mongola furono numerosissimi i conflitti. Sotto Vladimir, Jaroslav fino a Vladimir Monomach, la Rus’ kieviana rimase uno stato unitario. Le frequenti alleanze tramite matrimoni con le altre famiglie regnanti d’Europa sono la prova della potenza e dell’integrazione della Rus’. L’architettura dell’epoca testimonia la magnificenza dei sovrani (Santa Sofia a Kiev). Tuttavia, con la crescita dell’economia kieviana, aumentò anche l’importanza delle singole città e successivamente ogni principe sviluppò un proprio potere regionale all’interno di una federazione di principati ognuno legato a un diverso ramo della dinastia.
Come conseguenza di questi sviluppi, nel XII secolo emerse a nord un nuovo centro di potere: la regione di Vladimir-Suzdal’, con al centro la città di Vladimir, da lì a breve sorsero anche importanti città di frontiera come Mosca. Questa regione acquisì molta importanza grazie al principe Andrej. Durante le guerre per la successione kieviana, Andrej inviò le sue truppe a conquistare e saccheggiare Kiev, ma invece di occupare il trono di Kiev, cercò di spostare la capitale a nord, senza riuscirvi perché Kiev continuava ad essere un importante centro politico. Le continue lotte per la successione tra i rjurikidi, resero l’unità del regno estremamente fragile.
I mongoli: il “giogo tartaro”
Le minacce dalle steppe da parte di nomadi furono una costante per la Rus’ kieviana: la Chazaria cadde per mano dei pečenegi, i kumani che attaccarono Kiev. La sconfitta del principe Igor’ di Novgorod da parte degli svedesi nel 1185 ispirò il ‘canto della schiera di Igor’. L’impero mongolo o tartaro si formò nel XIII secolo. Nel 1215 completarono la conquista della Cina e da lì proseguirono la loro avanzata verso ovest. Nel 1223 un esercito guidato dal nipote di Gengis Khan, Batu, invase un territorio della Rus’. I principati kieviani non riuscirono ad unirsi e a fronteggiare questa minaccia e Kiev cadde nel 1240, anche se le maggiori città del nord sfuggirono alla devastazione. I mongoli erano superiori in numero, meglio equipaggiati e sorpresero i Rus’ approfittando delle loro divisioni interne. Nel 1242 avevano conquistato tutta la Rus’.
Batu organizzò il suo dominio in un Khanato a sé stante chiamato Kipčak, noto più in là come ‘l’Orda d’oro’. Includeva gli antichi principati della Rus’, una vasta zona delle steppe meridionali, fino al Caucaso e il lago Aral, la capitale fu posta a Saraj. Con la conquista mongola gli equilibri di potere e la distribuzione della popolazione cambiarono notevolmente. I centri più antichi si svuotarono e la maggior parte della popolazione fuggì in massa verso Mosca e Tver’. Tuttavia la struttura di base rimase sostanzialmente invariata: la casata dei rjurikidi era sopravvissuta nonostante regnasse ormai soltanto su concessione del khan. Jaroslav rese omaggio al khan e fu confermato principe di Kiev; la Chiesa ortodossa mantenne il proprio ruolo nella Rus’. I mongoli vivevano perlopiù nelle steppe e intervenivano nella vita della Rus’ kieviana solo per riaffermare la propria autorità e aumentare i tributi. I popoli soggetti dovevano offrire truppe d’appoggio e rifornimenti e garantire il funzionamento dell’efficiente sistema postale. I mongoli imponevano censimenti ed in base a questi imponevano le tasse. I principi singoli mantennero comunque eserciti propri che utilizzavano per combattersi a vicenda o per combattere nemici esterni. I principi della Rus’ accettarono presto i khan dell’Orda d’Oro come sovrani legittimi.
Aleksandr Nevskij
Il principe di Novgorod difese i suoi territori dalle principali minacce occidentali e si guadagnò il soprannome ‘Nevskij’ per la sua vittoria lungo il fiume Neva contro le truppe svedesi. Queste vittorie crearono il mito di Nevskij salvatore della Russia, portando alla sua canonizzazione e celebrazione. Nevskij visitò l’Orda d’Oro e ottenne il dominio sulla Russia meridionale, compresa Kiev, successivamente il khanato scacciò il fratello ribelle per investire Aleksandr del titolo di gran principe (1252). Egli riuscì a mantenere il proprio potere, sostenuto anche dal metropolita e cercò di limitare il peso dell’ingerenza mongola.
La Rus’ degli appannaggi
La dominazione mongola della Rus’ viene spesso definita ‘giogo tartaro’, e durò per oltre 2 secoli frammentando definitivamente lo stato kieviano. La divisione fra nordest e sudovest si accentuò e i singoli rami della dinastia si divisero in appannaggi sempre più piccoli, alcuni territori sudoccidentali, passarono sotto altri domini. Fu minacciata anche l’unità della Chiesa ortodossa: i nuovi sovrani (che presto si sarebbero convertiti al cattolicesimo) volevano accentuare il proprio controllo su di essa. Nel 1299 il metropolita della Rus’ spostò la sua sede a Vladimir e nel secolo successivo si cercarono di istituire metropoli indipendenti. Inoltre gli ortodossi del sud si differenziavano perché riconoscevano la supremazia del papa di Roma. Dalla frammentazione fra Rus’ e Kiev si forma una frattura. Si ha una continuità dal punto di vista del potere, che rimane in mano ai rjurikidi e della religione ortodossa; per i principi rjurikidi di Mosca riunirono uno stato moscovita che considerava Rjuk il suo fondatore.
Alcuni storici parlano di una ‘riunificazione’ territoriale di Kiev e Russia nel 1667, con l’annessione dei cosacchi indipendenti. Importante fu il ruolo della Lituania, che riuscì a resistere alla pressione mongola.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Appunti per Letteratura Russa II, prof Calusio, libro consigliato La Russia, Bartlett
-
Appunti per Letteratura Russa II, prof Calusio, libri consigliati 'La Russia, Roger Bartlett - seconda parte', Mirs…
-
Appunti di Letterarura Russa I, prof Calusio, storia e letteratura. Libri consigliati 'Storia della Russia, Bartlet…
-
Appunti Cultura Russa