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Organizzazione Aziendale

Capitolo 6°: Le sfide organizzative

e i vincoli culturali

dell’internazionalizzazione:

Internazionalizzazione cosa vuol dire? All’aumentare della diversità culturale aumenta

l’innovazione (questo è stimolante). Dal punto di vista organizzativo il contesto

culturale va gestito con regole (modalità di comunicazione, puntualità, la lingua,

processi di collaborazione dei collaboratori). “Ogni volta che incontri una cultura

diversa ti devi mettere in discussione”. L’internazionalità della società ha portato

anche a introdurre un programma di welfare differenziato per nazione (ad esempio

asili nido aziendali). Differenziare dal punto di vista culturale vuol dire differenziare le

pratiche delle diverse nazioni.

GEERT HOFSTEDE è uno studioso di rianimazione, che ha sviluppato una società di

consulenza perché quando ha iniziato ad occuparsene, il tema della progressiva

internazionalizzazione iniziava a farsi sentire. Egli prese IMB (azienda con un unico

business, strategia di gruppo, ha una cultura organizzativa uguale) ed individuò una

serie di dimensioni che ci aiutano a descrivere la cultura paese rilevanti per la

progettazione organizzativa. Le dimensioni sono 4 più 2:

Distanza potere

 Individualismo/collettivismo

 Avversione all’incertezza

 Femminilità/mascolinità

Le altre due aggiunte successivamente sono:

Orizzonte temporale (breve/lungo periodo)

 Indulgenza

La cultura pese è un vincolo per la progettazione organizzativa perché alcune cose

possono funzionare molto bene, ma ci sono paesi in cui il concetto di autorità, per

esempio, non è uguale come in altri paesi.

1. Distanza di potere: accettazione dell’autorità imposta. Una elevata distanza

dal potere implica l’accettazione di disuguaglianze in termini di potere tra

istituzioni, organizzazioni e persone. Una scarsa distanza dal potere implica che

le persone si aspettano uguaglianze di potere.

2. Individualismo/ collettivismo: vi sono culture ad alto individualismo e altre a

alto collettivismo, cioè ci sono culture dove il decisore è ammesso che sia una

singola persona, ci sono altre culture in cui le decisioni sono prese

collettivamente. Dal punto di vista organizzativo vuol dire che il lavoro di gruppo

funziona bene quando vi alto collettivismo. Ad esempio: culture ad alto

individualismo vi è nella cultura americana. Alto collettivismo vi è in culture

giapponesi.

3. Avversione all’incertezza: ci sono dimensioni e contesti culturali in cui si è

proponsi a tenere sotto controllo il rischio (avversione al rischio). Vi è anche una

cultura con alta propensione al rischio. Se ho un’alta avversione al rischio il

breve periodo è il periodo che controllo meglio. In Italia vi è bassa incertezza al

rischio. Avversione all’incertezza al rischio vi è in Germania. Una elevata

avversione all’incertezza implica che i membri di una società non si sentano a

proprio agio in contesti caratterizzati da incertezza e ambiguità, una bassa

avversione all’incertezza implica che le persone hanno una elevata tolleranza ai

contesti non strutturati, non chiari e imprevedibili.

4. Femminilità/mascolinità: i comportamenti femminili sono quelli di

orientamento alle relazioni, di socialità, di interesse per la collettività. La

mascolinità è più collegata all’individualità. Culture prevalentemente femminili:

paesi scandinavi. in Italia vi è alta mascolinità.

5. Orizzonte temporale: può essere breve o lungo

6. Indulgenza: ci sono culture più tolleranti sulla devianza e altre meno tolleranti

(ad esempio educazione dei bambini)

Per cultura organizzativa si intendono i valori che caratterizzano un’organizzazione.

Per cultura pese si intendono i valori che influenzano l’agire di una parte del modello

organizzativo.

Osserviamo gli approcci al coordinamento e al controllo adottati dalle aziende

giapponesi, europee e americane.

In Europa: di norma si lascia autonomia locale. (Bosch, L’Oreal, Pirelli,

 Bieirsdorf). Le aziende europee anziché affidarsi a un coordinamento e un

controllo forti e centralmente diretti, le unitò internazionali tendono a godere di

un elevato grado di indipendenza e autonomia decisionale. Ogni unità

organizzativa si concentra sui propri mercati locali, consentendo all’azienda di

eccellere nella soddisfazione delle esigente. Lo svantaggio è costituito dal costo

di garantire la condivisione degli obiettivi, dei valori e le priorità.

Giappone: vi è un coordinamento tramite centralizzazione e gerarchia (Toyota,

 Sony). Le aziende giapponesi hanno sviluppato meccanismi di coordinamento

che si basano sulla centralizzazione. Questo consente di sfruttare la conoscenza

e le risorse situate nel centro aziendale e raggiungere una buona efficienza

globale, ma vi sono dei limiti, cioè che man mano che le organizzazioni si

espandono e le visioni diventano più grandi, possono verificarsi un sovraccarico

della sede centrale e un rallentamento dei processo decisionale.

Usa: vi è un controllo tramite formalizzazione (Kellog’s..). Si fanno tanti report.

 Le aziende americani delegano la responsabilità internazionale, ma mantengono

il controllo generale dell’impresa, i sistemi formali, le linee di politica aziendale,

gli standard di performance e il flusso regolare di informazioni delle divisioni

alla sede centrale costituiscono il mezzo principale per il cooordinamento e il

controllo. Questo approccio richiede maggiore personale nella sede centrale per

lo svolgimento di compiti e di consenguenza questo porta ad un aumento dei

costi.

CAPITOLO 7: TECNOLOGIE PER LA PRODUZIONE MANUFATTURIERA E PER I SERVIZI.

Una sfida che le organizzazioni fronteggiano è la sfida per la tecnologia. Vi sono 2

approcci alla progettazione organizzativa, una è la forma organizzativa comparate e

l’altra è la zero based, che parte dalle singole unità lavorative a partire o dal basso,

quindi dalle esigenze di progettazione operativa (processi di lavoro), oppure dall’alto,

quindi esigenze di progettazione strategiche (ambiente, direzione strategica).

Le attività e le relazioni sono i processi di lavoro (possono essere svolti da persone o

da macchine).

Massima specializzazione: vantaggio: alta specializzazione, si esegue il compito in

modo perfetto. Svantaggio: se manca la persona adatta al compito, il lavoro si ferma

Minima specializzazione: vantaggio: organizzazione è. Flessibile. Svantaggio: si è poco

specializzati.

Tecnologia consiste nel processo di trasformazione di un’organizzazione e comprende

sia i processi di lavoro sia i macchinari. Parlando di tecnologia si parla di micro

progettazione organizzativa e macro progettazione organizzativa.

La micro progettazione è un piccolo reparto.

Ad ogni posizione organizzativa corrisponde una mansione, cioè un insieme di attività.

Organizzare una mansione (disegnare una mansione) vuol dire definire sia la

dimensione orizzontale (i compiti sono operativi) e verticale (vi è un compito di

programmazione).

L’analisi dei processi di lavoro:

Sono quelle persone che rivedono i processi organizzativi e che mantengono cosa le

persone fanno e con cosa. Rivedono le attività e le modalità con cui si producono le

attività. Nelle banche c’è sempre una funzione che si occupa della tecnologia (banca

online).

Cos’è un processo di lavoro? Il processo è una operazione con cui svolgo un compito e

che presuppone una serie di attività e propedeuticità. (Ad esempio iscrizione agli

esami via BB).

Processi core: marketing, logistica in entrata e in uscita…

 Processi primari

 Processi di supporto

I processi sono complessi (può comprendere molte attività), sono in continuo

cambiamento (sono dinamici), sono interdipendenti con altri (sono interdipendenti con

processi interni o esterni all’impresa), sono ripetibili (un processo può essere eseguito

di nuovo), sono automatizzati (completamente o in parte) e sono difficili da

formalizzare.

Le caratteristiche della tecnologia al fine della progettazione organizzativa:

La tecnologia è una variabile contestuale ed è un insieme di competenze, attività dei

lavoratori che prevedono grande delega e autonomia (bassa centralizzazione).

Utilizziamo una serie di dimensioni per capire le tecnologie, queste sono:

1. Natura della tecnologia: vuol dire comprendere qual è la natura delle tecnologie

core che caratterizzano una azienda, parliamo di una azienda nel suo complesso

e possiamo dividere la tecnologie in 2 settori: aziende di servizio e aziende

manifatturiera. (Woodward e Norman, studiosi che si sono occupati di

comprendere come la natura delle tecnologie a livello macro possa influenzare

l’organizzazione).

2. Varietà:

3. Analizzabilità

4. Interdipendenza

5. Analisi delle preferenze

Dal punto due al punto 4 sono punti che hanno a che fare con le caratteristiche delle

singole attività che vengono svolte in una azienda. Le singole attività che le persone

sono chiamante a svolgere possono essere classificate sulla base di queste

dimensioni. 1. Natura delle tecnologie:

Woodward ha studiato le aziende di produzione e ha cercato di capire come

l’evoluzione della coplessità della tecnologia possa influenzare la logica organizzativa.

Norman ha fatto la tessa cosa ma dal punto di vista delle aziende di servizi.

Le aziende di servizi sono: banche, trasporti, Trenitalia, Generali, UniCredit, Carlo e

Camilla (ristorante di cracco e moglie)

Le aziende di produzione: FCA, Bosch, Ikea, emporio Armani.

Si parla di tecnologie in entrambe le aziende: c’è una tecnologi che consente

l’erogazione del servizio. Le modalità di lavoro però sono molto diverse quindi

l’organizzazione richiederà modalità, logiche e approcci (meccanico, organico,

internazionalizzazione) diverse. Quando si parla di natura di tecnologia a livello macro

si parla di tecnologia “core” cioè prevalente. Per le aziende di servizio avremo

tecnologie di servizio, per le aziende di prodotti avremo tecnologie manifatturiere. Le

singole unità interne ad una azienda possono essere unità di produzione o unità di

servizio.

Parlare di macro serve a distinguere il sistema meccanico o organico. Parlare di micro

serve a capire cosa fanno le persone e cosa fanno le macchine, per capire come

organizzare il lavoro delle persone e delle macchine.

Aziende Manifatturiere:

Come classifichiamo le tecnologie? Partiamo da quelle manifatturiere. Woodward

identifica 3 tipologie di tecnologie manifatturiere e identifica 3 gruppi diversi (da bassa

complessità a alta complessità).

Gruppo I: produzione unitaria e a piccoli lotti. (Bassa complessità tecnica).

 Utilizza una tecnologia che consente a quelle aziende di produrre dei prodotti

quasi unici. Si va dalla produzione artigianale ad una produzione che è

caratterizzata da dimensioni di volumi di produzione molto ridotti o serie

limitate. Ad esempio: alcuni prodotti di design (non tutti, perché se poi piace

viene prodotto a grande quantità di volumi), il settore del lusso ma molto

personalizzato, la cantieristica. È molto connesso alla personalizzazione del

prodotto. Un altro esempio è Diadora.

Gruppo II: produzione a grandi lotti e produzione di massa. Il prodotto dal

 gruppo I algruppo II cambia: si riescono a produrre molti più volumi, ma si

riduce la personalizzazione (prodotti tutti uguali per tutti). Ad esempio: Nutella,

tuta l’azienda alimentare su produzione “commerciale”, i detersivi, Biersdorf

(nivea, labello). Una volta che abbiamo progettato il prodotto l’Output non

cambia.

Gruppo III: produzione a processo continuo (alta complessità). C’è una

 produzione che non si interrompe mai (cioè non si spegne mai la macchina, non

si hanno turni). Ad esempio: petrolio, centrale elettrica, aziende che hanno a

che fare con l’energia, cementificio..

Cosa succede all’aumentare della complessità tecnica? La tecnica diventa

sempre più complessa e sofisticata e quindi:

Gruppo I: logica organica dove l’incidenza della macchina è basso. Il lavoro lo fanno le

persone e fanno sempre lo stesso compito, altissima specializzazione.

Gruppo II: logica meccanica, si riduce la possibilità di personalizzazione e perciò il

prodotto è standard

Gruppo III: logica organico. Perché alle persone è richiesto di intervenire solo su

eccezioni, le persone controllano il lavoro delle macchine, ma sono le macchie che

fanno tutto il processo lavorativo. La specializzazione qua è bassa! Perché le persone

non fanno sempre lo stesso lavoro, sono ingegneri e controllano il lavoro, fanno solo

quello che devono fare quando succede qualcosa di imprevedibile. La persona ha una

grande autonomia decisionale.

All’aumentare della complessità tecnica, si passa da meccanico per poi tornare a

organico, aumenta la automazione, aumentano i volumi di produzione, aumenta la

standardizzazione di prodotto e aumenta l’efficienza. Passo da un prodotto unico a una

prodotto di grandi volumi e uguali per tutti.

§ Diadora:

Le scarpe Diadora erano molto innovative, ma nel tempo è caduta in disgrazia quando

cerca di produrre grandi lotti (gruppo II). Con l’intervento di Polegato è tornata ad

essere una azienda molto innovativa e di successo quando la produzione torna ad

essere una produzione su piccoli lotti di produzione.

Prima di arrivare alla 4 rivoluzione industriale si parla di produzione flessibile, di

produzione snella e di personalizzazione di massa.

Produzione flessibile: (piccoli lotti) uso macchinari che personalizzano il

 prodotto, ma che lavorano in modo artigianale. Aumenta la automazione, ma il

prodotto è personalizzato.

Produzione snella: modalità di produzione nata in Giappone e riconosciuta

 come metodo Toyota, che passa attraverso il concetto di miglioramento

continuo (fare di più e meglio). Ciò che cambia non è il prodotto finale, ma le

modalità con cui viene svolto il lavoro. Maggiore standardizzazione, i dipendenti

sono più partecipi, più motivati. Non c’è un tema di personalizzazione di

prodotto, ma c’è un tema di maggiore efficienza.

Personalizzazione di massa: ad esempio la Mini Cooper: macchina più

 personalizzabile. Il prodotto non è prodotto in modo artigianale. Si producono

moltissimi volumi, ma si lascia la personalizzazione. È quasi una produzione su

commessa. Ad esempio: la stampa 3D.

Piccoli lotti Produzione di massa

Alta

personalizzazione Produzione flessibile

Medio alta

personalizzazione Processo continuo

Bassa

personalizzazione Bassa dimensione del Alta dimensione del

lotto lotto

Quali sono le tecnologie per il possibile industry 4.0?

Internet of things

 Automazione delle macchine

Tecnologie di servizio:

Differiscono, rispetto alle tecnologie di prodotto, è che l’output è intangibile e il

consumo e la produzione è simultaneo. Nel momento in cui compri il prodotto lo usi

simultaneamente. Il costo del lavoro è preponderante nell’azienda di servizio. Anche

nei servii scompare l’attività prevalentemente operativa: l’attività dell’uomo è ad alto

contenuto di conoscenza. Ad esempio tutti i robot: alberghi in cui vi è il robot che

svolge alcune mansioni. L’attività di servizio ha un modello organico:

decentralizzazione, pochi ruoli di confine separati (l’interfaccia con il cliente è

direttamente nel nucleo operativo), formalizzazione bassa, professionalizzazione alta,

dispersione geografica alta. (ad esempio Accenture).

Quindi i servizi (linee aree, hotel, sonsulenza, assistenza sanitaria, studi legali) hanno:

Logica organica

 La produzione e il consumo avvengono simultaneamente

 Prodotto intangibile

 Il luogo di erogazione è estremamente importante

 La qualità è percepita e difficile da misurare

 Labor e knowledge intensiva

 Interazione con il cliente generalmente alta

 È generalmente necessario un rapido tempo di risposta

Tecnologie manifatturiere (produttori di bibite, aziende siderurgiche, aziende

automobilistiche, stabilimenti di produzione alimentari) hanno:

Prodotti tangibili

 I prodotti possono essere immagazzinati per un consumo successivo

 Capital intensive

 Scarsa interazione con il cliente

 L’elemento umano può essere meno importante

 La qualità è misurata direttamente

 Il luogo di produzione è moderatamente importante

 Sono accettabili tempi di risposta più lunghi

 Varietà (varabilità)

2. :

Il secondo punto inerente alla tecnologia è la VARIETA’, cioè analisi delle varianze

critiche, teorizzata da Perrow. Questo punto è un punto inerente alla micro

progettazione.

In termini di varietà ogni attività può essere descritta sulla base di alcune attività.

Perrow le classifica secondo due attività.

Quando vi è alta variabilità c’è formalizzazione bassa, ad esempio il caffè.

Quando vi è bassa variabilità c’è formalizzazione alta.

3. Analizzabilità (o osservabilità):

L’analizzabilità, teorizzata da Perrow:

Perrow distingue due competenze tacite ed esplicite:

Le competenze tacite, per esempio, sono (cheloni, persone che hanno un particolare

olfatto e hanno una competenza che in po

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/10 Organizzazione aziendale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Fra_unicatt_5 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Organizzazione aziendale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Imperatori Barbara.
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