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Appunti modulo di approfondimento storia della lingua italiana

Appunti di storia della lingua italiana sul modulo di approfondimento basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni dell’università degli Studi Gabriele D'Annunzio - Unich, Facoltà di Lettere e filosofia. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Storia della lingua italiana docente Prof. E. Picchiorri

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dialettalità, in rapporto al personaggio, ma anche della platea (più o meno predisposta a certi

dialetti). Le maschere più diffuse erano: Zanni, Arlecchino e Brighella-veneziano,

Pantalone-veneziano, Dottore, Balanzone, Graziano-bolognese, lombardo e latino,

Pulcinella, Coviello- napoletano, capitano-spagnolo, innamorati- toscano letterario.

Varietà linguistiche marcate socialmente:

3. Nella Commedia dell’arte l’interesse è centrato sul plurilinguismo orizzontale, ovvero sulla

giustapposizione di varietà geografiche, mentre il plurilinguismo verticale manca del tutto o

tende a ridursi alla diglossia dell’idioma popolare.

Una maggiore disponibilità al plurilinguismo verticale è riconoscibile nelle opere di Ruzante

(1496-1542), qui la naturalezza dialettale si oppone al “fiorentinesco” dei letterati.

L’interesse per la dimensione sociolinguistica rimane esterno nella commedia rusticale

fiorentina, mentre nei prodotti delle commedie popolari senesi non manca il plurilinguismo

verticale ad esempio, i personaggi dei ceti bassi usano “laggare” (forma caratteristica del

contado) i ceti medi “lassare” (prevalente in città) i ceti alti “lasciare” (fiorentino).

Anche il milanese Maggi introduce la componente sociolinguistica nelle sue commedie, la

più famosa “I consigli di Meneghino” (1697) dove l’italiano aulico è attribuito

all’aristocrazia, l’ibrido pretenzioso milanese ai ceti medi e il milanese schietto al popolo.

4)Goldoni e dintorni

Oltre la Commedia dell’Arte:

1. Nel Settecento il pubblico della commedia è ormai ampio e socialmente eterogeneo, la

nuova mentalità imprenditoriale aveva contribuito non poco all’affermarsi del genere presso

le platee più vaste. Proprio il successo popolare e la parallela trasformazione in attività

commerciale tendevano a limitare lo slancio creativo degli spettacoli, riducendoli sempre di

più alla buffoneria facile e ripetitiva. Già Maggi alla fine del Seicento si opponeva alle

consuetudini della scena barocca, in nome di una rappresentazione appoggiata ad un testo

scritto, nonché ispirata a criteri di verosimiglianza e a valori morali edificanti.

Nella prima metà del secolo Martello e Maffei, rappresentarono in modo esemplare la

reazione aristocratica al pragmatismo della Commedia dell’Arte.

Altri commediografi seguirono itinerari diversa concentrata sulla ricerca di una lingua media

nazionale, culminata poi con Goldoni. Tra questi è rilevante l’apporto della “triade toscana”:

Fagiuoli (più legato alla Commedia dell’Arte), Nelli (maggiormente influenzato dal

realismo) e Gigli (maggiormente legato al fiorentino contemporaneo), che realizzarono una

sorta di superparlato comico toscano, che attinge da espressioni popolari e dall’illustre

tradizione.

Goldoni e la Riforma del linguaggio teatrale:

2. La soluzione di Goldoni(1707-1793) nasce dalla reinterpretazione della Commedia dell’Arte

purificata dei suoi aspetti più rozzi. Secondo Goldoni la nuova commedia d’autore doveva

far riferimento al “Libro del Mondo”, costituito dalla realtà della vita umana e dal “Libro del

teatro”. L’italiano teatrale di Goldoni è un fantasma scenico, che ha la vivezza del parlato

ma si alimenta piuttosto all’uso scritto non letterario.

Nella “Lettera agli associati dell’edizione Paperini” scrive: “essendo la commedia una

imitazione delle persone che parlano più di quelle che scrivono, mi sono servito del

linguaggio più comune, rispetto all’universale italiano. Circa al nostro vernacolo veneziano,

so che me n’intendo bastamente per credere che sia scritto come si parla”. Si noti che la

definizione di scritto come si parla riguarda solamente i testi in veneziano, per le commedie

in italiano predilige una sorta di “koinè” del uso familiare, socialmente e geograficamente

differenziato in cui compaiono: veneziano, forme letterarie, screziature auliche, modi

toscani, fraseggi colloquiale e frequenti francesismi. Goldoni scopre e in parte inventa un

italiano della conversazione quotidiana, in cui il dialetto e l’italiano tendono ad incontrarsi.

Inoltre Goldoni, pose mano alla riforma in maniera graduale e senza eccessi innovativi.

La maggiore novità di Goldoni riguarda sia l’attenzione per le tattiche del discorso e il largo

uso di segnali discorsivi (eh, dunque, ecco), sia sul versante della sintassi l’attenzione a

fenomeni assai comuni nel parlato: dislocazioni, “che” indeclinato, “ci” attualizzante e gli

alterati.

L’Antirealismo di Carlo Gozzi:

3. Goldoni parve pericolosamente sovversivo al veneziano Carlo Gozzi (1720-1806), nel caso

di Gozzi il riscontro popolare si accompagna ad un progetto culturale di sorprendete

originalità e fantasia espresso dalle “Fiabe teatrali”. L’atmosfera delle sue rappresentazioni

riprende dal melodramma, dal barocco, dalle metamorfosi… contribuendo a creare un

“mostro scenico”, che venne accolto trionfalmente. Il tradizionalismo antirealista di Gozzi si

ribella all’impoverimento del linguaggio dovuto alle tendenze naturalistiche e

razionalistiche della cultura borghese.

Gozzi riprende piuttosto dal plurilinguismo della commedia dell’Arte. Inoltre l’antirealismo

della fiaba dissimula ma non inibisce il sottointeso ideologico morale. L’originalità e la

modernità scaturiscono per paradosso da un’apparente congerie di luoghi comuni. Alle

invenzioni della commedia dell’Arte si aggiunge la regressione all’infanzia.

Se la scelta di Goldoni per un teatro-verità può dirsi rivoluzionaria, non meno determinate è

stata la scelta anacronistica di Gozzi per il teatro-finzione, una scelta che affascinerà i

romantici, e poi influirà le avanguardie teatrali del Novecento.

5)Ottocento borghese e verista:

Commedie e drammi borghesi:

1. Goldoni con i suoi modelli rivesti il ruolo di caposcuola, la sua influenza è evidente in

Giraud, che nell’”Aio nell’imbarazzo” inserisce passaggi di conversazione impulsiva e

frammentaria accostati con stilemi di sostenuta letterarietà. Il picco più alto del goldonismo

ottocentesco è costituito da “Goldoni e le sue commedie nuove” (1851) di Paolo Ferrari, che

ottenne uno straordinario successo dovuto anche ad una lingua convenzionale ma non

accademica. I testi di questo periodo sono largamente debitori ai consumistici modelli

francesi ed in particolare Dumas figlio.

Per quanto riguarda la lingua domina un sostanziale eclettismo, dall’insistita

melodrammaticità di Giacometti con “Morte civile”, che utilizza strutture e forme

linguistiche fortemente tradizionale, ai dialoghi moderatamente realisti di Torelli, Giacosa,

Praga e Verga.

Verga e il verismo teatrale:

2. Già con Giacosa si ebbe un’accelerazione verso il parlato realista, inserendo tra una battuta e

un’altra, pettegolezzi, discorsi pratici, formalità e imprevisti della realtà quotidiana (tovaglia

scambiata in lavanderia). Durante tutti gli anni Ottanta si tennero dibattiti e pubblicazioni

decisive per il rinnovamento del teatro italiano.

Nell’Italia postunitaria il teatro è lo strumento centrale nella formazione dell’immagine

borghese, un rito mondano, il pubblico riempie le sale per applaudire i “Grand’Attori”:

Eleonora Duse, Ermete Zacconi, Adelaide Ristori, Ernesto Rossi e Tommaso Salvini.

Questa commercializzazione del teatro è avvertita da Verga che la considera forma inferiore

e primitiva. Rimaneva comunque da risolvere la questione della lingua, alcuni autori

decisero di servirsi del dialetto ricavandone successo: Bersezio, Bertolazzi e Scarpetta. Ma

per tanti autori, Verga in prima fila, il ricorso al dialetto equivale a una dolorosa mutilazione

comunicativa, nasce quindi l’esigenza di trovare una terza via tra italiano e dialetto, che era

stata già indicata dai romanzi di Verga con l’originale ricorso al discorso indiretto libero.

Questa tecnica non poteva essere messa in pratica in teatro, così Verga decise di ricorrere al

massiccio impiego di moduli morfosintattici del parlato (frasi scisse, o foderate, che

polivalente, ripetizioni…), per quando riguarda il dialetto Verga rimane fedele ai suoi scritti.

Nell’opera “In portineria” ambientata a Milano, venne adeguata la lingua attraverso il

ricorso a regionalismi tipici. Verga decise di moderare il suo sperimentalismo per adeguarlo

ai gusti della platea senza inserire innovazioni tipiche dei suoi romanzi come la coralità.

Infelice risulta invece la “Giacinta” di Capuana, troppo piena di orpelli patetici. Due anni

dopo invece nel 1890 Praga con la “Moglie ideale” ritorna a prestare molta attenzione

all’attualità linguistica. Negli anni Novanta comincia però la parabola discendente del

verismo teatrale, lo stesso Giacosa tenterà la carta dell’intensificazione simbolica di marca

ibseniana.

6) Maestri del teatro contemporaneo:

Pirandello:

1. Gli schemi del teatro borghese e naturalistico sono stravolti da Luigi Pirandello (1867-

1936), che mette in crisi il mito dell’oggettività.

Pirandello è linguisticamente un seguace delle teorie di Ascoli sull’unificazione linguistica.

La medietà e la trasparenza della scrittura pirandelliana dipendono dalla convinzione che

questi elementi siano funzionali alla trasmissione non equivoca del messaggio. Un

fondamentale equilibrio ispira anche delle scelte linguistiche orientate verso l’oralità, un

parlato la cui caratteristica è dovuta agli aspetti prosodici e fonetici. Pirandello non ricerca

tanto la riproduzione naturalistica del parlato-parlato, quanto piuttosto la tensione emotiva

del parlato-recitato. Si noti che l’interpretazione dialogica è usata paradossalmente per

sottolineare la solitudine del parlante.

Il tema della maschera e del suo denudamento è centrale nel suo teatro, la stilizzazione

grottesca della medietà borghese è il primo passo verso lo svelamento delle componenti

psicopatologiche che in essa si celano.

Nelle opere di Pirandello vengono spesso trasgredite le regole della conversazione cortese

(ad esempio quella del “sii pertinente”).

Dall’impossibilità di comunicare nasce anche il dissidio tra i personaggi nelle sue opere.


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Paolot97

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere moderne
SSD:
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Paolot97 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della lingua italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Gabriele D'Annunzio - Unich o del prof Picchiorri Emiliano.

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