Sistemi ad eventi discreti
SISTEMA: Modello matematico descrittivo di un fenomeno, naturale o artificiale (macchina, robot, impianto produttivo)
SISTEMI AD AVANZAMENTO TEMPORALE (o SISTEMI AD EVENTI DISCRETI (o pilotati dagli
pilotati dal tempo): eventi)
Le grandezze che ne descrivono le condizioni di
funzionamento variano nel tempo secondo leggi Definizione di evento
dettate dalle equazioni differenziali (nel
continuo) o le equazioni alle differenze (nel
discreto). Un evento è un accadimento, in genere
istantaneo, che modifica le condizioni di
funzionamento di un sistema.
In entrambe le tipologie di sistema il concetto di STATO è fondamentale.
Sistemi ad eventi discreti
STATO DI UN SISTEMA: Insieme di variabili che rappresentano una fotografia del sistema, la quale può variare al
trascorrere del tempo (sistemi ad avanzamento temporale) oppure al verificarsi di eventi (sistemi ad eventi discreti).
ESEMPI di SISTEMI AD EVENTI DISCRETI:
Coda negli uffici pubblici:
STATO: numero di utenti in coda e in servizio
EVENTI: arrivo di un utente, partenza di un utente che ha terminato il servizio
Sistema manifatturiero:
STATO: numero di pezzi in transito nei buffer e in lavorazione nelle macchine
EVENTI: Inizio lavorazione, completamento lavorazione, scarico di un pezzo nel buffer,
guasto di una macchina, ecc.
Altri tipi di DES (Discrete Event Systems): Sistemi di comunicazione, sistemi hardware-
software (risorse allocate in un job).
Esistono anche i SISTEMI IBRIDI in cui le variabili possono modificarsi sia nel tempo che all’occorrenza di eventi.
Sistemi ad eventi discreti
CLASSIFICAZIONE DEI SISTEMI AD EVENTI DISCRETI:
Logici:
Si è interessati allo studio della successione di stati ed eventi, senza soffermarsi sulla durata di ciascun stato (tempo in cui
si permane in quello stato) o al tempo che caratterizza ogni transizione.
Temporizzati:
Si è interessati sia alla successione di stati ed eventi che alla durata di ciascun stato (tempo in cui si permane in quello
stato) o al tempo che caratterizza ogni transizione.
Ci sono vari modelli per rappresentare un sistema ad eventi discreti logico:
- AUTOMA
- RETI DI PETRI
- RETI DI PETRI COLORATE
Oppure sistemi ad eventi discreti temporizzati
- SIMULAZIONE
- RETI DI CODE
- RETI DI PETRI TEMPORIZZATE Sistemi ad eventi discreti
Tornando all’esempio della coda negli uffici pubblici, possiamo rappresentare tutte le sequenze possibili di stato e di eventi
:
mediante il seguente GRAFO ORIENTATO
FIGURA 1
= = = ⋯ = = = = ⋯ =p
rappresenta l’arrivo di un utente, mentre rappresenta la partenza
0 1 2 0 1 2
dell’utente dopo aver completato il servizio.
0,1,2,3,… rappresenta il numero di utenti in coda (STATO DEL SISTEMA)
I nodi sono gli stati e gli archi gli eventi del sistema. Nota che dallo stato 1 è possibile la sequenza pa, mentre la stessa
sequenza non è possibile dallo stato 0 (in quanto dallo stato 0 l’unico evento possibile è l’arrivo di un utente).
Il modello rappresentato in Figura 1 è denominato AUTOMA.
Sistemi ad eventi discreti
RETI DI PETRI: Grafi bipartiti in cui ci sono nodi (denominati POSTI), barre (denominate TRANSIZIONI) e archi. Gli archi
possono connettere esclusivamente posti e transizioni.
L’insieme dei posti, rappresentato da un vettore (denominato MARCATURA) è lo stato del sistema, mentre le transizioni
sono gli eventi.
Per chiarire il concetto di RETE DI PETRI riportiamo la seguente rete che modella una macchina:
Eventi:
t1 inizio lavorazione
token t2 fine lavorazione
t3 insorgere di un guasto
t4 riparazione del guasto
MARCATURA (STATO):
Un token (gettone) in P1 indica l’inattività della macchina;
Un token in P2 modella la macchina in lavorazione
Un token in P3 rappresenta un guasto della macchina
Sistemi ad eventi discreti
° " " verificarsi
può
non ,
,
poi in
, p non
,
token
ci sono
^
ASSEMBLAGGIO
iss
☐ verificarsi
'
( token puo
diviso
viene non
un ,
token ) '
poiche
due in P
in non
,
Una transizione per poter essere abilitata e accendersi ha yo ,
, ,
,
g. ,
,
bisogno di un numero di token sufficiente nei posti a
monte della transizione stessa.
E’ possibile inserire dei pesi sugli archi che indicano il
numero di token che si muovono da un posto all’altro
Sistemi ad eventi discreti
RETI DI PETRI COLORATE:
Le condizioni di scatto
possono variare a
seconda del colore del
token.
Le condizioni di scatto
per questo motivo sono
più complesse. Sistemi ad eventi discreti
Tra i sistemi TEMPORIZZATI si distinguono i MODELLI DI SIMULAZIONE: riproduzione delle dinamiche di un sistema nella
sua evoluzione temporale.
Esempio: Conoscere per quanto tempo un impiegato è utilizzato allo sportello.
Naturalmente non è opportuno in questi casi far uso di modelli logici a eventi discreti poiché non forniscono una
percezione dei tempi di permanenza in ciascun stato.
Un modello di simulazione può considerare e rappresentare la variabile n(t) indicando con essa il numero di utenti in coda e
in servizio al variare del tempo. Gli eventi sono indicati con tj e rappresentano l’arrivo e partenza degli utenti.
stato
n(t) Definire l’indice di performance: in questo
T caso l’utilizzazione dell’impiegato.
2 3 − 1 + (5 − 4)
à
= =
1
t3 t
t2 t5
t4
t1 Sistemi ad eventi discreti
Il coefficiente di utilizzazione può essere considerato anche nel caso più complesso di sistemi di produzione. Un valore
eccessivo dell’indice di performance può essere segnale di un centro di lavorazione per troppo tempo occupato. Tale
centro di lavorazione può rappresentare un collo di bottiglia per tutto il sistema. sistema
del
alto
utilizzazione
coefficiente monte
troppo
neanche
buono
' di
Non avete un a
e
In fase di simulazione, conoscere tale coefficiente è utile per la costruzione del sistema di produzione al fine di evitare
riduzioni del throughput del sistema (pezzi prodotti per unità di tempo).
Altri indici di performance:
- Numero medio degli utenti in coda
- Numero totale di utenti nel sistema C- lo
ex a attira
=
. utente
- Throughput del sistema sempre un ,
E via
Va
20 sempre
- ecc. z :
utente
un ^
La simulazione può essere eseguita considerando gli istanti d occorrenza degli eventi e la durata dei servizi deterministici o
stocastici. partenze
gli le
attivi e
> deterministiche
esausti non
comunque
o
sono
Svantaggi: software apposito
- complessa descrizione del funzionamento del sistema; di
sviluppo un
>
- difficile comprensione dell’osservazione;
- tempo richiesto per un’analisi accurata.
Sistemi ad eventi discreti
RETI DI CODE: Sono rappresentate tramite un CENTRO DI SERVIZIO e una CODA IN SENSO STRETTO in cui gli utenti
attendono di essere serviti.
In questo modello STOCASTICO è necessario specificare per una singola coda:
TEMPI DI INTERRARIVO: tempo che trascorre tra l’arrivo di un utente e il successivo (secondo legge deterministica o
stocastica)
TEMPI DI SERVIZIO: Tempo necessario per espletare il servizio (nella maggior parte dei casi sono estrazioni di una
distribuzione probabilistica)
NUMERO DI SERVENTI: numero di agenti umani o artificiali che danno il servizio
DISCIPLINA DI SERVIZIO: regola con cui si stabilisce l’ordine di servizio sulla base di varie informazioni, tra cui l’ordine di
arrivo (esempio: FIFO il primo ad arrivare è il primo ad essere servito, LIFO l’ultimo ad arrivare è il primo ad essere servito,
eec.) coda centro di servizio
Sistemi ad eventi discreti
RETI DI CODE: E’ un insieme di code legate in modo che gli utenti uscenti da una coda possano entrare in un’altra coda o
uscire dal sistema.
Quindi in una RETI DI CODE vanno specificate anche le probabilità di ROUTING degli utenti sia verso l’esterno che verso
qualsiasi coda.
E’ possibile studiare il comportamento delle RETI DI CODE a regime e dedurre importanti informazioni come il throughput,
il tempo di permanenza in coda, il numero medio di utenti in coda, l’ergodicità (simile al concetto colli di bottiglia).
Tali modelli sono largamente utilizzati nell’ambito delle telecomunicazioni, dell’informatica (reti di calcolatori) e
automobilistico. Sistemi ad eventi discreti
RETI DI PETRI TEMPORIZZATE: Lo scatto di una transizione può avvenire dopo un tempo finito dalla sua abilitazione. In
dettaglio, una volta che le condizioni di abilitazione di una transizione sono verificate, dopo un tempo la transizione
(rappresentata da un rettangolo) scatta muovendo i token tra i posti di ingresso e uscita. Il tempo può essere
deterministico, oppure un’estrazione da una distribuzione probabilistica.
AUTOMI – Linguaggi formali
Abbiamo visto che ad ogni evento è associato un simbolo. Per questa ragione ad una sequenza di eventi è associata una
sequenza di simboli. E’ quindi necessario definire formalmente un linguaggio generato da un sistema ad eventi discreti.
Definizione di PAROLA
Una parola (o stringa) w definita sull’alfabeto E è una sequenza di simboli di E, che consente anche le
ripetizioni.
Il numero di simboli, comprese le ripetizioni, che formano la sequenza w è chiamata LUNGHEZZA della parola
w, e si indica con |w|.
∈
Analogamente indica il numero di volte in cui compare nella stringa w.
Definizione di PAROLA VUOTA , = 0)
La parola vuota, indicata con il simbolo è una parola di lunghezza zero ( definita su qualunque
alfabeto. AUTOMI – Linguaggi formali
Indichiamo con E* l’insieme di tutte le parole costruibili con i simboli di E, indipendentemente dal significato e dalla
lunghezza. ∗ ∗
∈ = +∞
e
Adesso soffermiamoci sulle OPERAZIONI TRA STRINGHE:
Concatenazione di parole
∗ ∗ ∗
∈ ∈ ∋ =
Date due parole e , la concatenazione di w e w è una parola ottenuta facendo seguire
1 2 1 2
1 2
alla stringa w la parola w .
1 2
∗
∀ ∈ : = = .
Nota che ex . 1=266 ÒC
al
> Wiwa
WI abrazo
:
= <
>
=
W Zac
:
)
Proiezione ത ∗
⊆ ∈
Dato un alfabeto E e un sottoinsieme di esso e considerata una parola (parola w definita su E), la proiezione
ത ത ത
, ↑ , .
di su indicata con è la parola ottenuta eliminando da tutti i simboli non appartenenti a
ത ത
↑ ={aaca}.
Esempio: E={a,b,c}, ={a,c} , w=aabcbba,
AUTOMI – Linguaggi formali
OPERAZIONI TRA STRINGHE:
Prefisso, Substringa, Suffisso
∗ ∗
∋ = , , ∈ ≼
Data una parola con , ( ) è detto prefisso (suffisso) di e si indica con (
1 2 3 1 2 3 1 3 1 3
≽ , , .
), mentre le tre parole sono substringhe di
1 2 3
Un prefisso (suffisso) di può essere ottenuto eliminando da simboli da destra (sinistra).
AUTOMI – Linguaggi formali
LINGUAGGIO DI UN SISTEMA
Un linguaggio L definito su un alfabeto E è un sottoinsieme di E*. Indichiamo con |L| la cardinalità del linguaggio L.
Esempio
Se E è l’alfabeto italiano, allora un linguaggio potrebbe essere dato dall’insieme delle parole della lingua italiana.
Poiché il linguaggio L è un insieme, esso è soggetto a tutte le operazioni tra insiemi come l’unione e l’intersezione.
Esempio di linguaggi i j k z
E={a,b,c} , L1={a,b,c} , L2={aba, bacca, bca}, L3={b a b,b ,a } , con i,j,k,z=0,1,… , L4={a,ab,ac} , L5={} , L6=∅
Nota che |L5|=1, mentre la |L6|=0.
Operazioni con i LINGUAGGI contenuto
Concatenazione di Linguaggi a
∗ ∗
⊆ ⊆ =
Dati due linguaggi e (costruiti sull’alfabeto E), la concatenazione di L e L è il linguaggio formato
1 2 1 2
1 2
dall’insieme di tutte le parole ottenute concatenando (nell’ordine) ciascuna parola di L con tutte le parole di L .
1 2
∗
L = = ∈ , ∈ } , ⊆
In modo formale: con
1 2 1 1 2 2 1 1
AUTOMI – Linguaggi formali
Operazioni con i LINGUAGGI
Esempio di concatenazione:
∗ ∗ 2 2 2
⊇ = , , ⊇ = , , ⟹ L = = { , , , , , , , , }
E={a,b,c}; ,
1 2 1 2 K
E’ possibile concatenare un linguaggio L con se stesso K volte, utilizzando la notazione L .
Si assume L ={}
0
Chiusura di Kleen ∗
⊆
Dato un linguaggio , la chiusura di Kleen è il linguaggio L* definito come segue:
∞
∗ 0 2
= ڂ … =
ڂ ڂ ڂ =0
Chiusura dei prefissi ത
∗ ∗
⊆ ⊆
Dato un linguaggio , la chiusura dei prefissi di L è il linguaggio formato da tutti i prefissi di L, ed è
formalmente definito dalla seguente relazione:
ത ∗
= { ∈ |∃ ∈ ∶ ≼ } prefissi
i abc
tutti c' 4
sto
× a.
patois .
- , ,
AUTOMI – Linguaggi formali
Operazioni con i LINGUAGGI
Esempio di chiusura dei prefissi: vite
C- le parole
per
1
ത
∗ 3 3 2 3 3 2 3
⊇ = , , ⟹ = {, , , , , , , , , , }
E={a,b,c}; IE
- -
]
ÒI i
per
per >
ത ത
L ⊆ L =
In generale e se si dice che L è chiuso rispetto ai prefissi.
Complemento di un linguaggio
∗ ∗ ∗
⊆ ⊆
Dato un linguaggio , si dice COMPLEMENTO DI L RISPETTO A il linguaggio costituito da tutte
∗
le parole di che non appartengono a L.
∗
= { ∈ | ∉ }
Formalmente:
{ "
silo }
loc
↳ mik
i
= Io
, "
Pistola
te '
" J
→
it > .
>
me '
èè
" "
anni
↳ Koen
' ' ◦ ◦ } diversi
indici
b. :< devono
' : coopre
-2 e µ
, ≥
- , ,
n
:{ .
. ,
" ,
sì
la } .
~
io nik ≥
; o altrimenti imporranno
, kit che
↳ "
" stesso volte
'
si ripetono di
lo numero
0^15 " lo si
significa
ad esempio e
che
AUTOMI – Linguaggi formali
Operazioni con i LINGUAGGI
Composizione concorrente (o sincrona) di due linguaggi
1∗ 2∗
⊆ ⊆ = ڂ
Dati due linguaggi e , e posto l’alfabeto ,si dice COMPOSIZIONE CONCORRENTE (o
1 2 1 2
∗
∥ = { ∈ | ↑ ∈ , ↑ ∈ }
sincrona) di e il linguaggio , ossia l’insieme delle parole di
1 2 1 2 1 1 2 2
∗
le cui proiezioni su appartengono a e le cui proiezioni su appartengono a .
1 1 2 2
Esempio:
= {, }, = , ⟹ = ∪ = , ,
1 2 1 2
1∗ 2∗
⊆ ⊆
={ con n=0,1,…} , ={ con n=0,1,…}
1 2
Per calcolare la composizione concorrente si parte da uno dei due linguaggi e si impongono per ciascuna delle
sue parole i vincoli affinché le proiezioni sull’altro alfabeto appartengano all’altro linguaggio.
Scegliamo ={ con n=0,1,…} . Si nota subito che affinchè le proiezioni delle sue parole su appartengano
1 2
al linguaggio è necessario che;
2
1) n=2 ; 2) il simbolo c deve precedere la prima b ma può precedere o posporsi al simbolo a, dato che esso
… a … );
scompare dopo la proiezione ( , 3) tra le due b deve interporsi una c ripetuta n volte.
∥ = { ,
Pertanto, il linguaggio con n=0,1,….}
Partiamo dalla ' lunga
piu
m lo
b
( (
abm lom
prefisso di
deve
2 essere un
"
"
' "
' i i
;
^
^ , "
! "
.
.
:
a. =
Io molte
' posizioni in
messo
a essere
puo tos o
>
la ' nelle viola
in
posizioni
2 essere
non messo
puo AUTOMI – Linguaggi formali
Composizione concorrente (o sincrona) di due linguaggi
Si giunge allo stesso risultato partendo da :
2
= {, }, = , ⟹ = ∪ = , ,
1 2 1 2
1∗ 2∗
⊆ ⊆
={ con n=0,1,…} , ={ con n=0,1,&hellip
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