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Appunti Metodologia e tecniche della ricerca sociale, prof. Moretti

Appunti delle lezioni del corso di Metodologia e tecniche della ricerca sociale, tenuto dalla professoressa Sabrina Moretti (Università degli studi di Urbino "Carlo Bo"). Appunti basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della professoressa.

Esame di Metodologie e tecniche della ricerca sociale docente Prof. S. Moretti

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presuppone una qualità e vanno quindi integrate in una nuova epistemologia

basata sull’argomentazione (e non su tabelle che generano un ritorno alla teoria).

Per realizzare una ricerca quantitativa si parte da un’ipotesi descrittiva che

coinvolge un unico concetto (la distribuzione di una proprietà) o un rapporto

causa-effetto tra due fenomeni, ossia un’ipotesi esplicativa verificata con dati

oggettivi e standardizzati. Una ricerca esplorativa attraverso metodi qualitativi

può aiutare a definire l’ipotesi o fungere da corollario alla ricerca quantitativa,

grazie alla ricchezza e alla profondità soggettive che possono servire da stimo

intellettuale. L’ipotesi deve contenere concetti trasformabili in unità di analisi.

Non possibile immaginare una definizione operativa diretta quando:

è

l’unità di analisi non si può interrogare e la proprietà non si può rilevare mediante

- osservazione o estrazione da documenti;

la definizione operativa immaginabile ma non affidabile perché prevede diverse

è

- dimensioni, la possibile attribuzione di diversi significati al concetto, risposte

socialmente desiderabili. Si tratta inoltre di un concetto familiare allo scienziato

ma non all’uomo comune.

Gli indicatori:

devono ammettere accettabili definizione operative dirette,

- devono avere una stretta relazione semantica con la proprietà da rilevare,

- comprendono solo concetti riferiti alla proprietà, traducibili in termini osservativi

- e leggi ai concetti generali da un rapporto di indicazione. La validità di contenuto

degli indicatori infatti rappresentata dalla copertura dell’intero dominio di

è

significato del concetto

Le proprietà devono presentare stati in tutti gli esemplari dell’unità di analisi.

-

Gli indici calcolati ci danno informazioni sulla rappresentatività del campione e

consentono di ricalibrare gli indicatori.

Per valutare le variabili quasi cardinali di una proprietà costruiamo una scala.

Per quanto riguarda la dimensione temporale del disegno di ricerca, possiamo

distinguere:

gli studi trasversali (o cross-sectional), in cui il fenomeno viene in

“fotografato”

- un determinato momento e analizzato (anche attraverso serie territoriali in cui i

valori assunti da una variabile vengono valutati in più territori in un unico

momento).

Gli studi longitudinali, invece, conducono l’osservazione su un lasso temporale

- esteso:

nei trend studies, si rilevano i dati ogni volta su casi diversi,

- nei panel studies, si rilevano i dati sempre sugli stessi casi (in momento

- diversi, dando vita a una serie temporale o storica).

Per l’analisi dei dati secondari, invece, si eseguono:

rilevazioni indirette, derivanti da atti amministrativi che l’istituzione effettua per

- finalità burocratiche (es.: nascite, morti, ecc. che riguardano tutta la

popolazione),

e rilevazioni dirette, ovvero raccolte di informazioni su un campione tramite

- questionario per il fine esplicito di conoscere un fenomeno sociale (es.:

censimento, indagini sui consumi, ecc.).

In Italia manca un archivio centralizzato nazionale, sostituito da ADPSS, l’Archivio

dati e programmi per le scienze sociali. In Europa, invece, troviamo l’ISSP

(International social survey program), indagini annuali monografiche.

Le statistiche ufficiali per gli annuari dell’Istat (frutto di indagini descrittive su

comuni, province e regioni) riguardano, infatti: informazioni demografiche,

sanità, giustizia, istruzione e cultura (sia da un punto di vista scolastico che

relativo ai consumi culturali), lavoro, consumi-reddito-benessere e (dall’87)

indagini biennali multiscopo sulle famiglie. All’interno di queste ultime si realizza

l’indagine riguardante l’audience della stampa, eseguita dall’88 per rilevare

informazioni di carattere strutturale e su alcuni aspetti della vita sociale delle

famiglie:

per la lettura dei quotidiani si accerta la frequenza di lettura, il tempo dedicato

- quotidianamente ad essa, il tipo di quotidiani e notizie letti abitualmente;

per la lettura dei periodici si accerta, invece, la frequenza di lettura di

- settimanali e non ed il tipo abitualmente letto.

Audipress calcola l’audience della stampa utilizzando tecniche basate sul ricordo

ed interviste su campioni di individui a cui si chiede:

se hanno letto o sfogliato una testata in un periodo immediatamente precedente

- pari all’intervallo di pubblicazione (rilevando così i lettori di un numero in un

giorno medio);

e la frequenza con cui leggono o sfogliano differenti numeri di una testata in 3

- mesi per settimanali e quotidiani e 12 mesi per i mensili (calcolando così i

lettori totali).

L’audience televisiva viene invece calcolata dall’indagine Auditel, che (anche

tramite interviste casuali) raccoglie i dati sull’ascolto televisivo osservando:

la percentuale di persone sintonizzate in un determinato momento;

- i contatti lordi (cioè l’audience), ovvero il numero medio di telespettatori di un

- programma, pari al rapporto tra la somma dei telespettatori in ogni minuto

dell’intervallo di tempo e i minuti dell’intervallo;

lo share, ossia il rapporto tra gli ascoltatori e il totale degli spettatori attivi in

- quel momento;

i contatti netti, cioè il numero di ascoltatori che vedono il programma per almeno

- un minuto;

la penetrazione, ossia il rapporto in percentuale tra ascoltatori di una categoria e

- universo statistico di riferimento;

i minuti visti, cioè il numero medio di minuti visti dai telespettatori per ogni

- programma;

e, infine, la permanenza, il rapporto percentuale tra numero di minuti visti

- nell’intervallo considerato e durata dell’intervallo.

Le indagini Audiradio definiscono invece i radioascoltatori attraverso due

parametri:

l’ascoltatore nel giorno medio (cioè ieri), ovvero colui che dichiara di aver

- ascoltato la radio almeno per un quarto d’ora consecutivamente,

e l’ascoltatore negli ultimi 7 giorni, ovvero chi dichiara di aver ascoltato la radio

- almeno per un quarto d’ora consecutivamente nel corso della settimana

precedente all’intervista (sebbene in questo caso subentri il problema del

ricordo).

Nella scienza sono ammissibili solo asserti impersonali, cioè proposizioni

controllabili e decidibili (nella sua verità o falsità) mediante procedure che

escludono la conoscenza personale dell’attore. La scienza tratta asserti

impersonali sulle relazioni fra priorità, con l’obiettivo di raggiungere una

conoscenza affidabile.

La ricerca sperimentale si interessa di concetti, termini, tecniche che permettono

- di formulare e controllare asserti su relazioni casuali tra proprietà, a partire da

un esperimento che permette di controllare ipotesi sulla base di una relazione

causale.

La ricerca matriciale si interessa invece di asserti sulle relazioni di associazione

- fra proprietà, partendo dalla matrice dei dati.

Nell’insieme non standard, infine, si ricorre esplicitamente a interventi della

- conoscenza personale, poiché si dà maggiore spazio all’oggetto studiato, intuito

e comprensione e riducendo così la separazione tra scienza e vita quotidiana,

attraverso il contatto diretto. Altra caratteristica la dipendenza dal contesto

è

della situazione analizzata. Si preferisce analizzare i problemi micro con

orientamento idiografico (non nomotetico, in cerca di norme generalizzabili) e

descrittivo, nonché induttivo (e non incline alla verifica delle ipotesi), diretto alla

comprensione globale del fenomeno attraverso la ricostruzione del processo di

causazione mediante strumenti narrativi. La mancanza di procedure note e

ripetute di un scientifico” codificato e riutilizzato comporta la grande

“metodo

importanza della capacità del ricercatore e dei collaboratori di svolgere la ricerca

senza cadere nel banale e nell’aneddotico.

L’analisi dei dati secondari, precedentemente raccolti, presenta:

vantaggi in termini di costi, ampiezza del campione, generalizzabilità dei dati ed

- analisi diacroniche;

e svantaggi a causa della presenza di dati relativi ad unità aggregate e della

- mancanza di dati riguardanti gli atteggiamenti.

Ad esempio, nell’analisi sulla qualità della vita realizzata dall’ISTAT, si fa valutano

dimensioni come la popolazione, rilevata attraverso indicatori tra cui la densità,

ossia il rapporto tra popolazione e superficie, facendo riferimento agli stessi dati

ISTAT.

La codifica dei dati si realizza associando un valore a una risposta (segnandolo

nel libro codice, che contiene anche i commenti). Possono esserci casi di missing

(mancanza di risposta dovuta a una formulazione scorretta della domanda) o

errori come una croce ambigua o doppia.

La matrice grezza viene quindi inserita in una tabella con come variabili, per

- quanto riguarda l’analisi monovariata, intervistati e domande. Successivamente

si procede alla standardizzazione, che consente di confrontare valori di

distribuzioni diverse, magari con unità di misura diverse. Nella matrice, schema

di classificazione comune, ogni riga rappresenta il profilo del caso, mentre in

colonna abbiamo le variabili nelle celle i dati, ovvero i valori assunti dalla

variabile sul caso. Essa descrive quindi come la variabile si distribuisce fra i casi,

codificando i dati.

Per la bivariata si evidenzia, invece, la relazione (verificabile solo se le variabili

- sono cardinali, affinché le percentuali possano mostrare come le differenze di

distribuiscano nel sottocampione, non in modo uniforme). I rapporti tra

fenomeni che si riferiscono a realtà diverse che presentano variazione

concomitante (o possono essere: di composizione (se una parte

“covariazione”),

del fenomeno rapportata alla sua totalità), coesistenza (il rapporto tra la

è

frequenza di due modalità), la derivazione (se un fenomeno presupposto

è

necessario dell’altro) o rapporti medi (in casi diversi da questi). la relazione tra

due variabili nominali calcolabile mediante la tavola di contingenza, in cui le

è

variabili sono poste in riga e colonna e nelle celle vediamo il numero di casi in

cui esse si manifestano nelle modalità corrispondenti. Il test del chi-quadrato si

basa infatti sulla falsificazione della non esistenza del legame, verificata

confrontando i valori con la talvolta ipotetica di assenza di relazione. Si ha una

relazione positiva o diretta quando ad alti valori di una variabile troviamo una

corrispondenza anche nell’altra, e una correlazione negativa (o inversa) quando

a valori alti di una corrispondono valori bassi dell’altra (o viceversa).

La distribuzione di frequenza quindi una rappresentazione in cui ad ogni

è

variabile associata la frequenza con cui si presenta nei dati (assoluta, se frutto

è

del conto dei casi con un valore; relativa, se rapportata a un totale comune;

cumulata, se comprende le frequenze di un valore e tutte quelle inferiori). La

proporzione utile a effettuare, dividendo la singola frequenza per il numero dei

è

casi, un confronto tra popolazioni di diversa numerosità.

Laddove le variabili siano ordinali, si può inoltre scegliere di raggruppare classi di

valori adiacenti, di cui si prende come riferimento il valore centrale. La

concentrazione serve invece a valutare il concetto inverso di equidistribuzione,

mentre la probabilità calcola il rapporto tra la probabilità di appartenere o non

appartenere a una categoria. Due sono tuttavia i tipi di misure fondamentali:

le misure di tendenza centrale, ossia il valore che esprime e sintetizza la

- distribuzione, e che corrisponde, per le variabili nominali, alla moda (cioè la

modalità con più frequenza), per le ordinali, la mediana (la modalità del caso

collocato al centro della distribuzione) e, per le variabili cardinali, la media

aritmetica (data dalla somma dei valori divisa per il numero dei casi).

Le misure di variabilità sono invece: per le variabili nominali, l’indice di

- omogeneità ed eterogeneità (che oscillano tra un’unica modalità per tutti i casi

fino ad ogni caso associato a una sua modalità differente), per le variabili

ordinali, la differenza interquantilica (dove per quartini si intendono i confini che

dividono in 4/4 la distribuzione), e per le variabili cardinali, la deviazione

standard o scarto quadratico medio (calcolato mettendo sotto radice la somma

degli scarti dalla media dei singoli valori, elevati al quadrato) e la varianza (che

si ottiene eliminando la radice).

Per verificare l’esistenza di una relazione tra due variabili ed eventualmente

eliminare i componenti non aggregabili, si utilizza il test di significatività.

La tabella di indipendenza valuta la forza della relazione per ogni tipo di

- variabile, testimoniando come per ogni valore di A i valori di B siano equamente

distribuiti.

La retta di regressione rivela invece il coefficiente di proporzionalità, tanto più

- alto quanto più la retta inclinata.

è

La relazione tra le variabili può essere:

spuria, se x influenza y, ma una terza variabile indipendente z legata ad

è

- entrambi. In questo caso, nell’analisi trivariata, il campione viene diviso in 3

sottocampioni per valutare se e quanto z varia o annulla la relazione.

Si ha invece relazione indiretta con variabile interveniente quando x causa z, che

- a sua volta causa y (es.: x=maschi, z=km, y=incidenti).

Per valutare la relazione tra due o più variabili, quindi, si parte da un’ipotesi

specifica, sulla base di cui si progetta l’analisi per variabili con dati strutturati

inseriti nella matrice x variabili”. Fondamentali sono la spersonalizzazione

“casi

del ricercatore e la rilevazione dei dati in maniera standardizzata.

Il paradigma interpretativista si basa su tre fondamenti:

la ricerca orientata ai soggetti (e non alle variabili), poiché il fenomeno può

è

- essere compreso solo considerando il significato attribuito dai soggetti alle loro

azioni, in base alle loro caratteristiche. Essa dipende quindi dalla disponibilità a

cooperare degli intervistati nella ricerca, preferibilmente intensiva (basata cioè

su pochi casi, in modo da analizzare il fenomeno nel dettaglio a scapito della

generalizzazione dei risultati).

Esperienze e valori dei ricercatori sono importanti per comprendere il fenomeno

- investigato.

Ed infine, la ricerca viene condotta con metodi induttivi, poiché la definizione di

- categorie concettuali non può avvenire a priori (come nei paradigmi positivista e

postpositivista), ma a partire dal materiale empirico raccolto sul campo.

Fasi della ricerca

definizione della domanda cognitiva che guida la ricerca (con un concetto che qui

1. solo orientativo e predispone alla percezione),

è

individuazione degli intervistati e del contesto (tenendo conto che la profondità

2. dell’analisi inversamente proporzionale all’ampiezza del campione),

è

conduzione delle interviste (rilevazione) con metodi intrusivi (che impegnano gli

3. intervistati, ossia interviste e focus group) o non (osservazione e analisi dei

documenti), ovvero seguendo un approccio naturalistico),

analisi e costruzione della documentazione empirica (materiale grezzo rilevato),

4. prevalentemente di tipo interpretativo (ma in cui si usano anche strumenti

standardizzati), a testimonianza della relazione aperta e interattiva tra teoria e

ricerca,

e comunicazione dei risultati, ossia delle argomentazioni del ricercatore.

5.

Se con l’approccio quantitativo la realtà intesa come realtà costituita oggettiva e

è

l’obiettivo quello di validare empiricamente le ipotesi, nell’analisi qualitativa (per

è

soggetti) possiamo trovare interpretazioni diverse dello stesso evento, tentando

di comprendere il punto di vista dell’attore sociale, aprendoci all’imprevisto. E’

necessario quindi documentarsi sulla cultura e il background dei soggetti.

Si utilizza il questionario quando la conoscenza della realtà sufficiente a

è

costruire le variabili e ho un campione sufficiente a rilevarle e quantificarle. Le

interviste servono invece per conoscere e comprendere il tema su cui bisogna

documentarsi prima di incontrare il privilegiato”, inserito nei contesti

“testimone

su cui stiamo indagando o con una conoscenza diretta dell’argomento. Molto

importante il punto di vista del ricercatore nella comprensione del contesto,

è

ponderata tramite il confronto.

Strumento principe dell’etnografo il taccuino, su cui trascrive (possibilmente

è

subito) una descrizione densa con dettagli ed espressioni gergali da inserire in

categorie la cui intensità cambia da t0 a tn. Per entrare nel campo si usa la

strategia cover (infiltrandosi nel campo) o over (entrando in contatto con

qualcuno interno al campo e dichiarando l’obiettivo cognitivo di realizzare una

ricerca, negoziando l’accesso, sebbene la desiderabilità possa poi spingere a un

comportamento verbale poco attendibile). Se invece possediamo già abbastanza

informazioni da poter creare un questionario, si cerca di osservare come si

distribuiscono le proprietà nel campione.

L’osservazione si distingue in:

partecipante (inaugurata da Malinowsky), quando il ricercatore si inserisce

- direttamente e a lungo in un gruppo sociale, instaurando un rapporto di

interazione personale con i membri del gruppo per descriverne comportamenti

e comprenderne le motivazioni (aiutandosi con strumenti che la amplificano).

Essa nasce in ambito etnografico a inizio 900 e viene ripresa negli anni 20 dalla

Scuola di Chicago per lo studio delle culture urbane. L’osservazione

partecipante si realizza in 5 fasi: individuazione del fenomeno e del gruppo da

studiare (non troppo vasto, ma che agisce in uno spazio limitato ma abbastanza

grande da sviluppare una subcultura diversa da quella dominante), scelta del

ruolo osservativo da cui dipende il tipo di osservazione occulta (se l’accesso al

gruppo avviene in incognito) o palese (se il lavoro sul campo viene preceduto

dalla presentazione del ricercatore), analisi della documentazione e

classificazione in tipi ideali e categorie e comunicazione dei risultati. I problemi

dell’osservazione partecipante sono, quindi: la difficoltà di accesso al gruppo

(risolvibile grazie alla mediazione culturale di un membro prestigioso che

legittimi l’intervistato), il grande investimento di tempo e risorse psicologiche e

la difficoltà di conservare l’oggettività nella valutazione dei risultati.

Quella non partecipante, invece, si realizza raccogliendo dati sul comportamento

- di un gruppo di individui in laboratorio o nell’ambiente naturale, ma senza

coinvolgimento diretto (ricoprendo così un ruolo passivo).

L’osservazione deve quindi concentrarsi e riportare note etnografiche su:

contesto fisico, ossia la conformazione strutturale degli spazi in cui si sviluppa

- l’azione sociale studiata;

contesto storico, gli eventi che coinvolgono i membri del gruppo;

- contesto sociale, la strutturazione del gruppo in sottogruppi, dimensioni, profili

- socioculturali e ruoli dei soggetti (essenziale quello del mediatore);

è

attività, svolte dagli attori e connotate sulla base delle dimensioni precedenti;

- interazioni formali, che si sviluppano all’interno di istituzioni e organizzazioni

- vincolate da codici stabiliti;

interazioni informali (casuali);

- interpretazioni degli attori sociali, ossia i significati attribuiti alle loro azioni.

-

L’intervista qualitativa spesso lunga ed implica grande collaborazione e

è

disponibilità degli intervistati, data la necessità di una raccolta estensiva per

comprendere il quadro della situazione sociale. Esse vengono di solito registrate

per rilevare esitazioni, pause, gesti, ecc. Essa si differenzia in:

strutturata, quando a tutti gli intervistati vengono poste le stesse domande con

- le stesse formulazione e sequenza (partendo dalle proprietà sociografiche);

semi-strutturata, quando l’intervistatore dispone di una traccia degli argomenti

- da trattare (in modo che la sequenza logica dia l’idea di una conversazione

naturale);

non strutturata, quando, pur partendo da un argomento specifico, la

- conversazione si sviluppa liberamente verso la storia dell’intervistato

(possibilmente un osservatore privilegiato conoscitore dell’argomento, o, in

alternativa, di un gruppo focalizzato su un evento condiviso).

Le fasi dell’intervista qualitativa sono:

definizione della domanda cognitiva,

 individuazione degli intervistati,

 scelta della forma (con domande più specifiche in caso di risposte poco chiare e

 domande-sonda, rielaborate e riproposte in forme diverse, citando le parole

dell’intervistato per mostrare l’interesse ad approfondire),

conduzione delle interviste,

 trascrizione,

 analisi della documentazione empirica

 e comunicazione dei risultati con trascrizione delle interviste in appendice.

Il focus group, secondo la definizione di Corrao, una tecnica di rilevazione per la

è

ricerca sociale, basata sulla discussione tra un gruppo di persone, alla presenza

di uno o più moderatori, focalizzata su un argomento che si desidera

approfondire. Il rapporto tra mediatore e gruppo simmetrico, così come quello

è

tra i membri, sebbene egli debba cercare di evitare che alcuni monopolizzino la

conversazione o vadano fuori tema. Il vantaggio l’interazione, che permette di

è

comprendere quali argomenti vengono difesi e quali negoziati, in modo da

comprendere gli elementi fondamentali del vissuto dei soggetti, oltre a

raccogliere informazioni sul tema.

I diversi tipi di focus group variano per diversi aspetti.

Per quanto riguarda la composizione dei gruppi, può esserci estraneità dei

- partecipanti tra loro e col moderatore o una precedente conoscenza,

omogeneità o eterogeneità all’interno del gruppo, un group” o un

“mini “full

group” (a seconda dell’esperienza del moderatore), un gruppo a uno stadio o a

più stadi (il numero di focus group dipende dalle risorse). Spesso si ricorre alla

retribuzione della partecipazione per incentivare l’affluenza. Molto importante è

valutare l’omogeneità/eterogeneità del gruppo rispetto soprattutto all’età.

Il grado di strutturazione varia invece a seconda che vi siano gruppi autogestiti o

- semi-strutturati (in cui si parte da un argomento e si prosegue a ruota libera),

una guida dei punti da trattare decisa a priori (interviste qualitative) o tecniche

standardizzate per stimolare il dibattito o raccogliere informazioni

supplementari.

A proposito del ruolo del moderatore, invece, esso può essere molto marginale

- (se introduce il tema e stabilisce le regole di interazione, ma lascia che i

partecipanti discutano tra loro), limitato (se interviene per contrastare le

deviazioni dal tema e riequilibrare gli interventi) oppure ampio (con notevole

controllo sul contenuto della discussione e le dinamiche di gruppo).

Infine, la combinazione di più criteri può portare a diversi gradi di strutturazione

- del focus group, o a più serie di focus group che variano per composizione di

gruppi, grado di strutturazione e ruolo del moderatore (e dell’osservatore,

attento al comportamento non verbale).

Anche e soprattutto per il focus group si procede per fasi:

definizione della domanda cognitiva,

1. individuazione delle categorie di interlocutori appropriati (con eventuale divisione

2. in sottogruppi),

scelta tra uno studio trasversale (che fotografa un fenomeno in un momento

3. storico) e longitudinale (interessato a come il fenomeno si evolve nel tempo,

solitamente rispetto agli stessi soggetti),

scelta del tipo di focus group,

4. individuazione delle caratteristiche del setting (ossia di un luogo raggiungibile,

5. pubblico e impersonale, di un moderatore che gestisca la discussione e le

dinamiche di gruppo per far sentire a loro agio i partecipanti, di incentivi alla

partecipazione),

redazione della traccia (da tradurre in stimoli e domande) o della scaletta (che

6. ne stabilisce l’ordine di presentazione),

primo campionamento (inserendo in gruppi individui presenti su una lista stilata

7. secondo una scelta ragionata per obiettivi, anche se i costi del focus group

causano spesso l’autocampionamento),

costruzione della documentazione empirica (trascrizione delle conversazioni

8. stando attenti alla sovrapposizione grazie alle note dell’osservatore),

analisi della documentazione empirica con più letture focalizzate su gruppi o

9. persone per rilevare la gamma delle opinioni espresse, nel rispetto della

pluralità delle visioni, non contaminate dal punto di vista del ricercatore;

e comunicazione dei risultati, con eventuali punti critici.

10.

Le varianti del focus group sono, invece:

la Nominal Group Technique, in cui non c’è interazione diretta tra i membri del

- gruppo ma si procede ad esempio attraverso mail;

il Focus group telefonico,

- o in videoconferenza.

-

Anche il focus group presenta

svantaggi, a causa dei problemi organizzativi e logistici, della necessità di un

- moderatore esperto e dell’impossibilità di generalizzare i dati,

ma vantaggi in termini di una maggiore predisposizione dei soggetti

- all’espressione e alla creazione di un’opinione, di analisi non atomistica (che

favorisce l’acquiescenza) basata sull’interazione e di possibilità di evitare

l’effetto ricercatore (poiché i partecipanti interagiscono tra loro e non col

ricercatore) e applicare la ricerca a gruppi emarginati o poco istruiti.

Gli ambiti di applicazione del focus group sono:

la ricerca psicosociale (per comprendere la visione costruita su certi argomenti),

- la gestione delle politiche sociali (per la pianificazione e la validazione degli

- interventi)

e il marketing (sia nello sviluppo di nuovi prodotti e campagne pubblicitarie che

- nella valutazione di strategie di mercato o dell’efficacia delle campagne).

Inoltre, come tecnica strumentale, il focus group può essere utilizzato per

- definire nuove ipotesi o un questionario, per verificare la validità di uno

strumento o comprare uno strumento applicato in contesti culturali diversi

(ossia per contestualizzare dei risultati, contribuendo quindi all’interpretazione

dei risultati) o in combinazione con un esperimento, che può seguire dinamiche

di gioco, a scapito, però, dell’ambiente naturale.

L’uso di documenti nella ricerca prevede invece 6 fasi:

domanda cognitiva (in quanto le informazioni non sono reattive, ma vanno

 eventualmente arricchite ripristinando l’interazione con testimonianze,

storie di vita o storie orali su avvenimenti importanti),

determinazione della tipologia di documenti (segnici o manufatti),

 accesso ai documenti (se personali e amatoriali, come lettere e autobiografie,

 e non istituzionali o pubblici, prodotti da media, aziende, politica, apparato

giudiziario, e per questo personali e frammentati),

selezione dei documenti (scegliendo una tecnica di campionamento e tenendo

 in considerazione la figura dell’autore o il rapporto tra gli autori e il contesto

storico e le finalità del documento),

analisi del contenuto diviso in unità fisiche (documenti, libri, ecc.), sintattiche

 (parole, frasi, ecc.), referenziali (eventi, persone, ecc.), argomentative

(figure retoriche) e proposizionali (periodi semplici di senso compiuto

ricavati da frasi complesse). L’analisi del contenuto può essere svolta

tramite l’associazione delle unità di analisi a categorie concettuali definite

ex ante (in maniera esplicita e con esempi e prototipi che aiutino nella

codifica e consentano di distinguere le categorie) o ex post, che possono

essere di forma (dell’espressione del testo), tematiche (legate

all’argomento a cui si riferiscono), di intensità (basata sull’effetto sul

pubblico e sul tono delle affermazioni), di valutazione (su principi e valori a

cui si riferisce l’autore) o di persone e protagonisti (quando vengono

considerati dati caratteriali). L’associazione stata definita

è

da Krippendorff come una tecnica di ricerca per rendere replicabili e

o valide le deduzioni derivanti da un insieme di dati testuali,

da Berelson come una tecnica per la descrizione oggettiva,

o sistematica e quantitativa del contenuto della comunicazione,

da Stone come una tecnica per inferire conclusioni identificando

o sistematicamente e oggettivamente specifiche caratteristiche di un

testo.

e comunicazione dei risultati

La simulazione al computer (utilizzata soprattutto in ingegneria) permette di

ricostruire un ambiente virtuale in cui introdurre degli stimoli e poi modificare ciò

che non funziona con un impegno economico inferiore. Le esperienze simulate

permettono di selezionare gli esperimenti da svolgere poi anche nel mondo reale,

grazie a un modello in cui alle variabili sono attribuiti dei valori iniziali, ma nel

corso dell’evoluzione (ossia ad ogni interazione), cambiano a seconda dei legami

che hanno tra loro da t1 a tn.

Le definizioni di sono diverse:

“modello”

per Bruschi, tale concetto si riduce a due classi fondamentali: una ruota attorno

- al concetto di calcolo formale (riportando il significato all’interpretazione

matematica di un fenomeno) e l’altra a quello di approssimazione teorica (che

associa al modello caratteristiche di strumentalità e si configura quindi come

una quasi-teoria, uno schema di riferimento per guidare ed orientare la

costruzione della teoria vera e propria).

Per Bunge, invece, il modello consiste di una teoria generale e una speciale

- descrizione di un oggetto o sistema (conforme a quella teoria) in un contesto

applicativo.

Redhead considera il modello un insieme di assunzioni su qualche sistema,

- mentre Marradi lo definisce un insieme di rappresentazioni grafiche delle nostre

- ipotesi sulla relazione tra più variabili.

Per Forrester, invece, un modello una struttura che raccoglie assunti di una

è

- teoria a scopo esplicativo o di verifica, un sostituto per un oggetto o sistema

utile a molte usi poiché applicabile a varie forme e teorie.

Infine, per Ostrom, il modello uno strumento o semplicemente un “linguaggio”

è

- computazionale che permette di esprimere teorie e scrivere programmi.

Il modello matematico di Simon si basa su 3 postulati.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Informazione, media e pubblicità
SSD:
Università: Carlo Bo - Uniurb
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher GiovannaUrb di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodologie e tecniche della ricerca sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Carlo Bo - Uniurb o del prof Moretti Sabrina.

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