Metodologia e tecniche della ricerca sociale
Cos'è la metodologia delle scienze sociali
“È quella parte della logica che ha per oggetto le regole, i principi di metodo, le condizioni formali che stanno alla base della ricerca scientifica e che consentono di ordinare, sistemare e accrescere le nostre conoscenze”. Ciò che fa è quindi rendere espliciti i ragionamenti per condurre la ricerca sociale.
Rapporto tra metodologia e ricerca
Riflessione teorica significa leggere e trarre beneficio dalle teorie già esistenti per migliorare la nostra comprensione. La competenza metodologica ci aiuta a fare ricerca e ad affrontare i problemi di interpretazione dei fenomeni sociali con due fini principali:
- Costruire propri strumenti e valutare dati acquisendo capacità professionali e tecniche legate alla ricerca.
- Valutare i risultati prodotti da altri ricercatori acquisendo le capacità di valutazione e policymaking sapendo leggere le implicazioni di quei dati.
La competenza si ha quando:
- Si conoscono i diversi strumenti e si sceglie i più adatti al problema concreto.
- Si conoscono i limiti e le potenzialità delle diverse tecniche riuscendo a non cadere nel conformismo.
- Si conoscono tecniche adatte alle diverse domande di ricerca e si può riflettere sui diversi approcci riuscendo ad interpretare diversi fenomeni con diversi approcci.
Quattro regole della competenza:
- Conoscere il fenomeno da studiare raccogliendo le relative informazioni.
- Scegliere regole da applicare (es: decidere metodo da usare per raccolta dati).
- Adattare regole alle esigenze di ricerca.
- Affidarsi all’esperienza pratica pensando che la propria competenza è di tipo professionale e che migliora col tempo.
Rapporto epistemologia e metodologia
Tre sono gli aspetti principali:
- Questione ontologica - riguarda l’esistenza dei fenomeni e della realtà sociale, analizza il ruolo dell’interpretazione e della rappresentazione.
- Questione epistemologica - riguarda la conoscibilità della realtà sociale e delle sue forme.
- Questione metodologica - riguarda la prospettiva tecnica del progresso conoscitivo.
Scienza e senso comune
Il senso comune non è riflessione o conoscenza di tipo tecnico e per diventare scienza occorre che venga messo in discussione. Si può dire che il senso comune appartenga alle cose quotidiane e banali che ci circondano, mentre spesso la scienza viene vista come qualcosa di separato e distante, diventando due forme di conoscenza antitetiche.
Uguaglianze: entrambe hanno la stessa finalità, cioè aumentare l’adattamento all’ambiente. Scienza e senso comune si pongono domande simili ma danno risposte e metodi conoscitivi diversi.
Differenze:
- Tipo di ragionamento: euristiche, metodi pratici versus ragionamento logico, regole precise.
- Rapporto con interessi e valori: non consapevole versus esplicito e tenuto sotto controllo.
- Orientamento generale: adattamento alla realtà al meglio versus raffinazione delle conoscenze.
La risposta al senso comune può essere di tre tipi:
- Non esiste.
- Esiste ma non la considero.
- Esiste ed è oggetto di studio.
Rivoluzione scientifica
Kuhn e la struttura delle rivoluzioni scientifiche - paradigma sostiene che la comunità scientifica produce la scienza e non il singolo, anche se esso ne dà comunque un contributo. Il paradigma è una prospettiva teorica con determinate caratteristiche:
- Condivisa e riconosciuta in una comunità scientifica.
- Si fonda sull’acquisizione precedente, ad esempio una teoria che usa teorie precedenti per rileggere un fenomeno.
- Importante perché svolge funzioni rilevanti cioè indovina fenomeni rilevanti, formula ipotesi interpretative dei fatti, usa tecniche di ricerca disponibili.
Kuhn evidenzia come la scienza sia frutto della società e del contesto storico. Individua diverse fasi che caratterizzano la scienza, in particolare:
Scienza normale
Concentrandosi sulle scienze come la fisica e la chimica, Kuhn determina che l’alchimia si trasformi in chimica quando si passa da una scienza pre-paradigmatica a paradigmatica, passando quindi da una scienza prima priva di paradigmi a caratterizzata da metodologie e tecniche. Ciò che porta alla creazione di una disciplina scientifica si affermano criteri che la delineano e la istituzionalizzano. Solo in questa fase la conoscenza è di tipo cumulativo.
Scienza straordinaria
Kuhn osserva come nel momento in cui ci si trova davanti a un fenomeno che può presentare delle anomalie significative, si giunge a una messa in discussione della teoria dominante. Tali anomalie non sarebbero quindi degli errori ma genererebbero nuove teorie che mettono in discussione quelle precedenti. A volte, a seconda del periodo in cui tali anomalie si evidenziano, non risulta possibile studiarle a fondo per mancanza di tecnologie idonee. Nel momento in cui tali tecnologie vengono introdotte sarà possibile rianalizzare il fenomeno prima ritenuto anomalo ma che in realtà si rivelerà una teoria nuova.
Rivoluzione scientifica
Si giunge così alla fase successiva nella quale le teorie precedenti vengono sostituite da quelle nuove, tornando così nuovamente alla fase di scienza normale.
Scienza sociale
La scienza sociale non era ancora considerata inclusa nelle scienze normali perché ritenuta priva di un paradigma dominante. Secondo alcuni scienziati però essa al contrario avrebbe già avuto la sua fase di scienza normale e sarebbe ora nella fase di scienza straordinaria.
Conoscenza scientifica
È costituita da elementi sia di carattere oggettivo che soggettivo.
Elementi oggettivi:
- Opera collettiva.
- Attività professionale.
- Si giustifica pubblicamente, cioè ha funzione pubblica di sostenimento di azioni ed idee.
- Uso specifici linguaggi scientifici.
- È limitata.
Tre momenti della produzione di conoscenza scientifica:
- Scoperta - soggettivo. Porta alla discussione della teoria dominante.
- Sviluppo - oggettivo. Dipende dal periodo storico e dalle tecnologie esistenti nel dato periodo.
- Giustificazione ed accettazione - sociale, pubblico. Teoria ed interpretazione devono essere accettate dalla comunità scientifica con una diffusione delle idee e acquisizione della funzione sociale.
Dibattito sul metodo
Nasce tra fine 800 e inizio 900 all’interno della sociologia tedesca. Il quesito principale riguardava se la scienza sociale dovesse o meno uniformarsi alle altre discipline e/o se dovesse creare dei propri criteri.
Weber sostiene il distacco dalle scienze naturali, cioè che le scienze sociali debbano creare una loro propria metodologia con al centro lo studio della società al fine di comprenderla meglio e spiegare il suo senso.
Hempel sostiene la centralità delle relazioni causali, cioè ritiene che possano essere utilizzati gli stessi metodi delle scienze naturali modificandole un po’ ma sempre con l’utilizzo del principio di causa-effetto.
Paradigmi in sociologia
Paradigma positivista
Si sviluppa alla fine dell’800 e divenne frutto di ispirazione per i paradigmi successivi.
Caratteristiche:
- Questione ontologica - Parte dal presupposto che la scienza sociale sia da conoscere allo stesso modo di come vengono conosciute le altre scienze e quindi è particolarmente legata alla prospettiva positivista.
- Questione epistemologica - È di tipo oggettivo c’è infatti dualismo tra il modo di conoscere la realtà dell’uomo della strada e quello dello scienziato. Ciò è legato all’oggettività cioè alla capacità dello scienziato di astrarsi. Lo scienziato mira ad arrivare a leggi stabili ma che presenteranno comunque sempre elementi di indeterminatezza. L’obiettivo dello scienziato sociale è quello di dare delle spiegazioni generali con valore universale e a-storico. Si basa sulle leggi naturali generali che valgono per tutte le situazioni immutabili.
- Questione metodologica - È basata sull’osservazione e sul distacco tra osservatore ed osservato. Il ricercatore deve concentrarsi su osservazione dei fenomeni. Dall’osservazione dei fenomeni estrarrà poi delle caratteristiche e ne trarrà una legge generale.
Tre sono i punti centrali della visione positivista:
- Natura fissa e stabile conoscibile attraverso leggi universali.
- Separazione tra mente e materia.
- Conoscenza basata su ragionamento di carattere astratto.
Ragionamento si basa quindi su osservazione di un fenomeno attraverso un ragionamento induttivo. Successivamente lo scienziato rileva gli elementi più importanti e li generalizza dando vita ad una legge generale. Questo perché il metodo non è preciso e non dà dei risultati validi fino in fondo, non tiene conto dei casi particolari che possono esistere.
Positivismo in sociologia
Il positivismo si traduce attraverso le teorie di Comte e Durkheim i quali adottano tale visione fino agli anni 50 fino a quando gli studiosi si rivolgeranno ad una visione non più così caratterizzata.
Paradigma neopositivista
È frutto di modifiche del paradigma positivista e si afferma nei primi anni del 900.
Caratteristiche:
- Questione ontologica - Utilizza il realismo critico facendo si che la conoscenza della realtà sia caratterizzata da elementi di carattere probabilistico. Partendo dal presupposto che lo scienziato non può comprendere la realtà nella sua interezza, permane l'elemento dell'insolutezza, egli rinuncia quindi al valore della verità ultima ed assoluta.
- Questione epistemologica - È caratterizzata dal dualismo cioè dalla separazione tra conoscere scientifico e altri metodi. È legata a ricerca sperimentale in cerca di leggi, si afferma che vera ricerca è quella che accetta la molteplicità di teorie. L’obiettivo è sempre quello di dare spiegazioni accettando l’esistenza di più spiegazioni possibili. Le leggi risultano quindi provvisorie e rivedibili.
- Questione metodologica - Permane l’elemento del distacco tra osservatore ed osservato. Il ragionamento logico ritenuto più importante è il procedimento deduttivo. Forte attenzione ad elementi di tipo quantitativo ma anche all’utilità di quelle qualitative.
Si tratta di un orientamento epistemologico diffuso nelle scienze sociali a partire dalla seconda metà del 900. Ha avuto origine dalla riflessione sui mutamenti paradigmatici di scienze come la fisica e biologia e con l’avvento di nuove discipline scientifiche. Mette in discussione alcuni elementi del positivismo ma rimane coerente con la sua prospettiva ontologica. La relatività della conoscenza, mentre il positivismo vedeva la conoscenza come qualcosa di immutabile, il neopositivismo pone la conoscenza come qualcosa di relativo e quindi mutabile nel tempo. La crisi del positivismo è legata al declino della nozione di progresso. Venne introdotta una riflessione sulla costruzione dei criteri della razionalità scientifica che pongono dei dubbi sulla portata generale delle leggi nell’ambito delle scienze sociali. C’è una revisione ed una critica nei confronti del linguaggio e quindi delle modalità di costruzione delle leggi. Il linguaggio teorico non è sempre in grado di dare delle spiegazioni chiare e valide.
Un altro problema affrontato dai neopositivisti è quello dell’unità della scienza cioè che le scienze debbano essere ricondotte ad uno stesso metodo di studio. Il metodo deduttivo (astrarre da leggi per un singolo fenomeno diventando una legge valida per tutti i casi) perde importanza e sostiene che la scienza deve avere al suo interno degli elementi di revisione. Nella visione neopositivistica la filosofia della scienza dovrebbe fornire una definizione giustificabile e generale della razionalità scientifica (funzione normativa) e spiegare la fallacia di questi giudizi che sembrano intuitivamente non corretti. Ciò porta l’idea del conoscere come qualcosa che ha bisogno di un controllo dall’interno cioè un autocontrollo per migliorare dal punto di vista della formulazione delle ipotesi e la sua stessa produzione. Poiché le teorie non sono mai verificabili empiricamente in modo conclusivo, una teoria sotto controllo è falsificabile quando le conclusioni che si derivano deduttivamente da essa sono in contraddizione con la base empirica pre-esistente alla teoria stessa (Popper).
Falsificazionismo
Falsificazione si riferisce al fatto di non ritenere la propria teoria sempre valida. La falsificazione significa andare a mettere in discussione la propria spiegazione iniziale. Solo se una teoria accetta di essere messa in discussione allora parliamo di conoscenza scientifica. È un elemento nuovo che la rende più aperta e soggetta a modifiche recependo nuovi orientamenti e a nuovi metodi e valutazioni.
Teorie e modelli scientifici
Spesso vengono utilizzati i termini teorie e modelli scientifici in modo interscambiabile. Tuttavia si tratta di elementi teorici diversi che si distinguono per contenuto e scopo. Lo scienziato positivista vedeva nei suoi obiettivi quello di dimostrare vera una teoria o un modello di carattere generale e reale. Nella fase del neopositivismo si comincia a riflettere sul linguaggio usato dagli studiosi, si inizia a distinguere tra le varie fasi di scoperta, giustificazione ecc., mentre altri si concentrano sul concetto di teoria e modello facendo una distinzione tra i due termini.
Esistono così nella visione neopositivistica due modi di sintetizzare le conoscenze riguardo ai fenomeni:
- Modelli teorici - Spiegazioni volte alla funzione di unire fra loro più fenomeni sulla base di principi generali.
- Modelli fenomenologici - Sono sempre di carattere astratto ma non sono introdotti in una teoria generale perché spiegano specifici fenomeni.
Teorie
- Si applicano a tutte le condizioni cioè sono applicate in diversi contesti e non sono valide solo per un fenomeno preciso ma per tutti in generale.
- Sono astratte, difficili da comprendere in modo intuitivo richiedono cioè una conoscenza a priori del sistema.
- Sono difficili da formulare matematicamente.
- Non prevedono idealizzazioni.
Modello
- Modo di interpretare e sintetizzare la conoscenza scientifica di uno specifico fenomeno.
- È concreto, non richiede una formalizzazione ed è di facile comprensione.
- È comprensibile a livello intuitivo e può essere visualizzato.
- Può essere descritto matematicamente.
- Comporta delle assunzioni idealizzanti.
Dalla teoria al modello
Nella scienza del 900 si nota il progressivo spostamento dalla elaborazione di teorie allo sviluppo di modelli. Questo spostamento ha coinciso con il recepimento delle critiche e dei contributi dei filosofi della scienza elaborati negli ultimi 25 anni. Si afferma così l’idea che la scienza sociale produca dei modelli. Il passaggio da costrutti come da teoria a modelli ed una visione più critica, è la premessa di un importante momento di sviluppo della disciplina sociologica all’interno delle scienze sociali. Si sviluppa così un linguaggio scientifico di tipo osservativo e una terminologia adatta alle scienze sociali.
Si parla della sociologia delle variabili, si formula cioè una strategia empirica finalizzata ad usare le variabili come mezzi attraverso cui caratterizzare gli oggetti dell’indagine empirica sociale. Si arriva così al passaggio dai concetti agli indicatori.
Il passaggio da spiegazioni teoriche ad indicatori, cioè elementi riscontrabili nella realtà che ci possono dire qualcosa di questo concetto. Pensiamo ad un concetto teorico come ad esempio la tolleranza, ogni definizione che diamo ci è utile per andarlo ad individuare nella realtà. Si produce quindi un indicatore che significa costituire una relazione tra un concetto astratto e quello che abbiamo di fronte.
Se inizialmente negli anni 40 e 50 l’influsso che veniva dall’impostazione neopositivista era sulla produzione teorica ma anche sul disegno della ricerca, negli anni successivi c’è stata una particolare influenza del neopositivismo. Nella prospettiva attuale il dibattito si è concentrato sullo sviluppo di paradigmi capaci di accettare i paradossi della conoscenza e di inserirli all’interno di una filosofia della scienza non normativa. I termini di discussione riguardano soprattutto la formazione teorica con la distinzione tra leggi e modelli. Si sviluppa il linguaggio delle variabili, cioè individuare concetti importanti e svilupparli e spiegarli e giustificarli alla società. In particolare Boudon ed Elster si sono concentrati nella sistematizzazione delle conoscenze teoriche. Vengono così creati modelli teorici che spiegano i fenomeni in modo più chiaro e che possono essere messi a confronto con altri modelli costituendo un elemento di discussione interna. La sociologia si muove così verso una fase non normativa.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.