Appunti metodologie del gioco e dell'animazione – Prof. Frison
Il valore pedagogico del gioco nella scuola dell'infanzia e nella scuola primaria
Word Economic Forum: ricerca della Texas State University che dice che i bambini non giocano abbastanza. Alcuni bambini dedicano solo 15 minuti al giorno al gioco spontaneo/libero. Tale ricerca mette in luce alcuni obiettivi del gioco, che dovrebbero portare a favorirlo:
- Rispetto delle regole
- Sviluppo di curiosità, competenze sociali
- Self-control
In questa ricerca si parla di una tipologia di gioco pertinente al contesto scolastico: gioco libero, guidato dall'istinto del bambino. Le tipologie più utilizzate in classe sono quelle guidate.
Play café/Word café
Attività di gruppo che si avvale di fogli in cui disegnare, distesi su un tavolo. Si discute di un tema a turni. Alla fine del primo turno i membri del primo gruppo si spostano ad altri tavoli mentre un capo gruppo rimane fisso per accogliere gli altri gruppi che possono portare nuove idee nel secondo turno. Al termine del secondo turno viene scelto un nuovo capo gruppo prima di un successivo spostamento nel terzo turno. Al termine del terzo gruppo è importante una restituzione di tutti gli spunti in plenaria.
Regole da seguire
Si deve:
- Chiarire il contesto
- Creare un ambiente di lavoro ospitale
- Formulare domande potenti: deve essere semplice e chiara, deve però sollecitare delle riflessioni, generando energia. Deve essere quindi una domanda sfidante, che deve aiutare a mettere a fuoco il tema, facendo emergere ipotesi di cui non si era consapevoli; apre quindi nuove possibilità.
- Incoraggiare il contributo di tutti
- Collegare i diversi punti di vista
- Ascoltare per cogliere intuizioni e riflessioni profonde
- Raccogliere e condividere i risultati
Tale metodo è stato ideato per caso da 3 autori in modo casuale: Vogt, Brown e Isaacs. Tale strategia è applicabile sia con numeri piccoli (15/20 persone), sia con gruppi molto numerosi e può essere utilizzata anche con bambini piccoli, come attività prevalentemente guidata e facilitata, in compresenza ad esempio, creando maggiori stimoli ed utilizzando domande formulate correttamente per raccogliere le prospettive di tutti.
Cosa è gioco? Cosa non è gioco?
In letteratura ci sono tantissimi riferimenti che definiscono il gioco.
Prospettiva psicologica
Secondo la prospettiva psicologica, il gioco è un elemento per esplorare il mondo circostante, per comunicare, agire sulla realtà ecc. Gli psicologi si sono interessati al gioco per capire il funzionamento cognitivo del bambino; si vuole capire come nasce la conoscenza. Importante fu il contributo di J. Piaget che credeva che alla base del processo conoscenza ci fosse l'azione, lo scontro con i fatti. Vygotskij vedeva il gioco come un elemento importante. Winnicot puntava tutto sugli oggetti transizionali per gestire alcune situazioni difficili per il bambino (funzionali).
Secondo Baumgartner, fautore della prospettiva psicologica, il gioco ha le seguenti caratteristiche:
- Motivazione intrinseca: il gioco è la motivazione del gioco stesso, si gioca per il piacere di giocare
- Priorità dei mezzi sul fine: il gioco non è finalizzato
- Dominanza del soggetto sulla realtà: intesa come focus
- Non letteralità del gioco: Il bambino non si concentra sul significato letterale del gioco (una scopa può diventare un cavallo ecc)
- Libertà dai vincoli: il bambino si svincola dagli stereotipi.
- Coinvolgimento attivo: il bambino si mette in gioco in prima persona
Homo Ludens
Nel libro pubblicato nel 1938 da Johan Huizinga, lo storico dei primi del 900 si chiede quali siano gli elementi che caratterizzano il gioco, differenziandolo da ciò che gioco non è. Considera il gioco come operatore della cultura, assimila il mondo del sacro al mondo del gioco, chiedendosi anche se la società non fosse a rischio di perdere questa frivolezza (scrive infatti in un’epoca buia prossima alla 2o guerra mondiale). Secondo lui le caratteristiche del gioco erano:
- Libertà: legata alle infinite possibilità di gioco
- Isolamento dalla vita ordinaria: ti consente di viaggiare con la mente
- Disinteresse: attività senza finalità
- Tensione: si crea un’attesa sull’esito del gioco, se si conoscesse fin da subito lo scopo il gioco finirebbe immediatamente.
- Presenza di regole: l’importante è che siano regole negoziate tra loro, tanto che spesso la preparazione del gioco coinvolge maggiormente rispetto al gioco stesso.
- Presenza di elementi arcani: elementi di mistero che rendono la situazione di gioco misteriosa, incerta rispetto a come il gioco si evolverà.
Un altro autore che si interessa alle riflessioni del gioco fu un sociologo francese: Roger Caillois (1967). Continua in questa direzione cercando di classificare i giochi, osservandoli. Secondo lui il gioco è:
- Libertà
- Separazione
- Incertezza
- Improduttività: senza fine
- Regolamentazione: basato su regole
- Statuto fittizio
Inserisce i giochi all'interno di 4 categorie:
- Giochi agonisti: gare, competizioni, in cui si devono superare degli ostacoli e delle difficoltà
- Giochi di fortuna: giochi che coinvolgono la sorte e quindi portano con sé grande incertezza
- Giochi di finzione: che comportano una teatralizzazione della vita (mettendosi delle maschere, fingendo di essere qualcun altro)
- Giochi di vertigine: che implicano il desiderio di sentirsi liberi di volare in una situazione comunque protetta
Identifica per ogni categoria alcuni giochi e li analizza secondo due dimensioni: Ludus (rigore/regola) e Paidia (flusso creativo).
Quando il gioco è Ludus si manifesta come tendenza a superare gli ostacoli. Nei Ludus è fondamentale la capacità fisica o l’abilità mentale; tutto è precisione e scaltrezza, calcolo, capacità combinatoria e pazienza. Il gioco però è anche Paidia, ovvero turbolenza, libero sfogo di energie e di vitalità, fantasia incontrollata, improvvisazione: qui il piacere si associa al divertimento.
L'atteggiamento ludico è innato o acquisito? Quando il bambino inizia a giocare?
Secondo Piaget il gioco era qualcosa di naturale ed i bambini si muovevano naturalmente. Secondo Spitz invece i bambini con delle deprivazioni cognitive e affettive non avevano una spontaneità nella dimensione ludica. Secondo Winnicot la madre doveva incoraggiare l'esplorazione e la sperimentazione. C’è quindi una fase preliminare al gioco stesso: la presa di confidenza con il contesto.
Si impara a giocare? Si gioca per imparare?
Il gioco è un fenomeno naturale, diffuso nei cuccioli d’uomo e di animale; è inoltre un’attività de-finalizzata, che non ha inizio nell’ottica di soddisfare bisogni e desideri. Fondamentale nell’imparare a giocare è il ruolo dei genitori e delle figure di riferimento e le loro credenze e pratiche. Chi viene incoraggiato dai genitori a giocare autonomamente svilupperà per il futuro un pensiero simbolico. Le credenze e le pratiche genitoriali hanno una matrice culturale; ad esempio le mamme giapponesi sono più orientate verso il gioco simbolico, quelle americane sono più orientate verso il gioco esplorativo. Tutto questo porta ad un costante allenamento alla finzione ludica, che ha incrementato la nascita degli studi sulle metodologie del gioco.
Quanti e quali possibili impieghi della parola gioco?
(Espressioni, detti, metafore...)? A che aspetti si collegano?
- Stare al gioco
- La posta del gioco
- Avere buon gioco
- Mettersi in gioco: disponibilità
- Giocare d’astuzia
- Scoprire il proprio gioco
- Giocarsi qualcosa
- Chi sta a vedere ha due terzi del gioco
- Il gioco non vale la candela
- Chi va al gioco perde il loco
- Prendersi gioco dei sentimenti
- Il gioco ha il diavolo nel core
- Non si deve far torto al gioco
- Il gioco è bello quando dura poco
- Chi sa il gioco non l’insegni
- Al gioco si conosce il galantuomo
Emergono due principali connotazioni:
- Stare alle regole
- Espressione del gioco: che favorisce l’uscita dalla quotidianità
Obiettivi del gioco nella scuola dell'infanzia e nella scuola primaria
Finalità:
- Divertimento
- Abilità sociali
- Non hanno età
- Emancipazione/indipendenza
- Fantasia/immaginazione
- Creazione
- Memoria
- Attenzione
- Sviluppo cognitivo
- Psicomotricità
- Dimensione formare/informale
- Dimensione gruppo/individuale
- Imitazione
- Riflessione
- Coordinazione
- Rispetto del turno
- Affettività/conforto
- Semplicità
- Simbolismo
- Organizzazione dello spazio
- Natura/gioco all’aperto
- Gioco di finzione
- Condivisione
- Senso di responsabilità
- Giochi di ruolo
- Abilità logico-matematiche
- Manipolazione
- Cura
- Proceduralità
- Marketing/tendenze
- Collaborazione/competizione
- Motricità fine
Didattica ludica
Davvero l’adulto può insegnare a giocare ai bambini? Bruno Monari in merito diceva che il gioco era un’attività molto seria, ed in quanto tale, serio doveva essere anche il sostegno che l’adulto forniva al bambino. L’adulto deve fornire la propria esperienza ludica al bambino ed arricchirla in modo profondo, esteso e radicato.
Ludobiografia
È un riferimento per narrare la propria esperienza ludica che poggia su:
- La creazione di un mondo incantato
- Ricerca della forma e comunicazione efficace
- Relazione nella condivisione
- Ricerca del benessere
Di quali stereotipi soffre il gioco?
- Il gioco come perdita di tempo
- Il gioco da bambini e bambine
- I giochi per diverse fasce d’età
- Stereotipo dell’oggetto
- Giochi senza finalità, non seri
Giochi di bambini e bambine
Intorno ai 4 anni più del 65% delle preferenze ludiche è sessualmente tipizzato. I giochi motori (che implicano maggiore motricità) sono spesso attribuiti ai maschi, mentre i giochi tranquilli (che replicano la routine domestica) sono solitamente collegati alle femmine. Interessante è invece vedere i giochi che i bambini preferiscono ed evitano spontaneamente, attribuendoli automaticamente al sesso opposto. Anche l’atteggiamento degli adulti varia in rapporto al sesso; l’interazione si modifica a seconda del contesto e degli oggetti. Si nota spesso che all’aperto si gioca maggiormente con i maschi e all’interno (ambienti domestici) con le femmine.
Didattica ludica: il gioco in didattica. Può ancora dirsi gioco?
Gioco libero vs Gioco guidato
Gioco de finalizzato vs Gioco con specifici traguardi di apprendimento
Giochi/attività centrati sul bambino vs centrati sull’insegnante
Quando scomponiamo il gioco (lo interrompiamo per chiedere spiegazioni) quest’ultimo non è più considerabile gioco. (Tom Habban)
Descrivi gli elementi chiave di una metodologia del gioco e dell'animazione nella scuola primaria
- Prospettiva psicologica: il gioco è visto dal punto di vista dello sviluppo accompagnamento all’esperienza ludica del bambino
- Prospettiva pedagogica
- Prospettiva didattica: inserimento del gioco nelle attività didattiche. È il riflettere su come declinare attivamente nel processo di apprendimento il gioco e le sue sfaccettature.
Lessico comune
- Secondo le definizioni di Avedon & Sutton, 1977; Bondioli, 1996
- Play: un comportamento caratterizzato dall’interesse per le azioni in sé e per sé, nel quale il raggiungimento di un obiettivo è del tutto secondario e quindi è: individuale, non socializzante e non duraturo. È il cosiddetto gioco spontaneo, che viene prima del concetto di Game.
- Game: caratterizzato da regole negoziate. Si caratterizza per la presenza di pattern ripetibili e di risultati prevedibili. I games sono plays con norme e finalità, sono quindi presenti sia le regole che degli obiettivi da raggiungere.
Play & Games
Secondo Avedon e Sutton il bambino può impegnarsi sia nei play che nei game. Secondo Bettelheim vengono prima i plays, tipici del bambino piccolo, successivamente i games (materiali sociali con un’esistenza istituzionale). Secondo Piaget vi è un’opposizione tra giochi di finzione, idiosincratici e individuali, e giochi di regole. Per ultimi Vygotsky e Huizinga credono che la regola istituisca l’universo ludico in quanto tale.
Gioco libero: è quello che risponde alle volontà del singolo, è un gioco per il puro gusto di giocare, senza fini. Secondo Baumgartner si caratterizza per:
- Volontarietà
- Motivazione intrinseca
- Auto-direzione
- Priorità dei mezzi sul fine, del processo sul risultato
- Non letteralità
- Dominanza del soggetto sulla realtà esterna
- Libertà dai vincoli
- Coinvolgimento attivo
- Piacere/Divertimento
Gioco guidato: la motivazione è estrinseca, e spesso le regole sono negoziate o dettate secondo dei precisi obiettivi. Qui il focus è sul risultato, e non sul processo, come nel gioco libero. Si caratterizza da:
- Pianificazione intenzionale
- Motivazione estrinseca
- Co- o etero-direzione (adulto, insegnante)
- Priorità del risultato sul processo
- Presenza di vincoli e regole
- Coinvolgimento attivo
- Piacere/Divertimento
Play-based learning
Un continuum che incorpora diversi livelli di coinvolgimento degli adulti nel gioco. Le attività guidate da bambini (gioco libero) si trovano ad una estremità del continuum mentre il gioco di insegnamento diretto (apprendimento attraverso i giochi) cade dall'altra parte, con un gioco mutuamente diretto (gioco progettato in collaborazione) che cade nel mezzo.
È diverso dal game-based learning, perché il play è libero e autodiretto, mentre il game è guidato e gestito dall’insegnante, con finalità di apprendimento e competenza. Se nel game-based learning si inserisce il digitale si parla di gamification.
Gamification
Prevede l’inserimento di elementi digitali nel processo di apprendimento mediato dal gioco. È basato sull’utilizzo di elementi ripresi dai giochi e delle tecniche di game design in contesti non di gioco. Ha infine una dimensione dinamica (emozioni, storyline e vincoli) e meccanica (sfide, acquisizione di risorse e ricompense).
Metodologia
Secondo Gianola,1980 è la riflessione sui metodi, che non insegna i metodi, ma insegna a ricevere e a discutere in maniera corretta, critica ed euristica intorno ad essi, in ogni campo di applicazione, per poi tradurli in metodi operativi che pervengono a prodotti finali costruendo, analizzando, migliorando.
Secondo Trinchero, 2002 è l’ambito della ricerca che discute, definisce i metodi o i procedimenti operazionali per progettare ed agire nell’ambito dell’educazione e della formazione. È insieme azione e riflessione continue.
Metodologia del gioco e dell'animazione
È l’insieme delle riflessioni sul gioco, sui metodi e sulle tecniche ludico-animative, allo scopo di conoscere il gioco stesso, le sue molteplici declinazioni, il suo «valore» in coerenza con gli obiettivi da raggiungere.
Metodo: È diverso dalla tecnica. Il metodo rappresenta il procedimento seguito per raggiungere uno scopo, secondo un ordine e un piano prestabiliti in vista del fine che s’intende perseguire. Secondo Trinchero (2002) è l’insieme dei processi mentali che guidano la scelta di determinate tecniche o strategie di azione, in vista di un obiettivo conoscitivo, educativo, formativo ecc. Deve essere quindi coerente con l’obiettivo che ci si prefigge.
Tipologie di metodi
- Storytelling e giochi narrativi
- Teatro e drammatizzazione
- Giochi di scrittura
- Giochi cooperativi
- Giochi di conoscenza (fatti nelle fasi iniziali di conoscenza)
- Giochi di comunicazione
- Giochi di manipolazione
- Tinkering (rivisitazione del laboratorio di manipolazione e costruzione con materiali poveri, con l’inserimento di elementi moderni di robotica): inserito nell’ambito della robotica educativa
All’interno di ciascun metodo è possibile identificare numerose tecniche. Il gioco è quindi un metodo e i metodi ludico-animativi sono la via per raggiungere obiettivi di apprendimento e di competenza.
Tecnica: È racchiusa all’interno del metodo, è una sua sottocategoria. È l’esercizio di una determinata attività.
Tipologie di tecniche
- Role play
- Scrittura creativa
- Mimo
- Disegno
- Costruzione delle marionette
- Ecc.
La medesima tecnica può essere utilizzata all’interno di diversi metodi, a seconda degli obiettivi che si intende raggiungere. È probabile che lavorando solo sulla tecnica, il percorso non sia completo, perché manca il contesto.
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