Metodologia della formazione continua
Che cos'è la pedagogia del lavoro?
La pedagogia del lavoro è parte di un sistema molto più ampio che si occupa di molteplici aspetti. Si pensa che la pedagogia si occupi solo del bambino e questa risulta una visione molto limitata. La pedagogia si apre su vari fronti: sociale, interculturale, ambientale, scolastica, devianza, tanti fronti che hanno in comune lo sviluppo, la crescita, l'apprendimento/formazione quindi l'educazione della persona in generale. Chi si occupa di pedagogia studia l'educazione indipendentemente dai contesti.
Essendo la pedagogia una scienza e non semplicemente un'arte (tanti ancora dubitano che la pedagogia sia una scienza nonostante anni di studi) si parla sempre di scienza umana. Non è misurabile, il che impone una certa complessità, ma questo deriva dal fatto che la persona è incalcolabile, perciò non è così semplice trovare un'unità di misura uguale per tutti che permetta di categorizzare. È anche una scienza pratica, ovvero che non fa solamente osservazione, studio e interpretazione del dato ma ha una ricaduta sui comportamenti delle persone.
La pedagogia è autonoma, ha una sua consistenza che si distingue da tutto il resto. Ha come oggetto di studio l'educabilità della persona lungo tutto l'arco della vita e in ogni contesto. La pedagogia mette mano sul mondo del lavoro e in particolare sulla formazione. Nella vita possiamo segmentare momenti diversi di formazione: infanzia ed età giovanile, ovvero la scuola, ma anche le mamme in gravidanza fanno formazione nei corsi pre-parto. Ma c'è anche formazione per il fine vita → DAT: dichiarazioni anticipate di trattamento. È solo un problema normativo ed etico o anche pedagogico ed educativo? È giusto che le persone siano formate e informate sui trattamenti. La relazione con il malato è fondamentale, c'è quindi educazione permanente.
Learning e education
Learning = apprendimento, education = educazione. C'è differenza? Il fine dell'educazione è l'apprendimento. L'esperienza in generale produce apprendimento. L'apprendimento non è intenzionale mentre l'educazione sì. L'apprendimento è occasionale. Un'altra parola chiave è relazione, poiché educazione è relazione.
Refero, ferre = riferimento/rimando al senso e al significato delle cose, legato anche al concetto di simbolo. Religo = dà l'idea del legame, dell'unione e del fatto che ci sia qualcosa che unisce. Di conseguenza il concetto di relazione ha uno sfondo importante che riguarda i legami e il tema del rapporto sociale.
Importanza della relazione
Perché è importante la relazione? Perché noi siamo esseri in relazione. L'uomo è un animale sociale. La persona è un essere in relazione sia dal punto di vista sociale che culturale. La pedagogia deve recuperare attraverso la relazione uno sfondo antropologico.
Chi dice che l'essere è in relazione? Due grosse correnti culturali che sostengono questo:
- Personalismo cristiano (Martin Buber riferimento): relazione con gli altri è quella che ci fa scoprire chi siamo noi stessi (io e tu). Il volto dell'altro ci interroga (filosofia). Nell'incontro con l'altro riconosciamo noi stessi.
- Correnti laiche tipo Demetrio con il tema dell'autobiografia, percorso di ricerca del sé per conoscere la propria identità, l'altro mi permette di riscoprire chi sono io. Nell'esperienza ci rispecchiamo, negli altri troviamo qualcosa di noi o meglio gli altri ci rispecchiano qualcosa di noi.
Scoperta dei neuroni specchio, portata avanti da Rizzolati e Gallese. Cosa c'entra la neurofisiologia con l'empatia e gli affetti? Loro hanno fatto una scoperta interessante: c'è una predisposizione nel nostro cervello grazie ai neuroni specchio, i quali ci permettono di entrare in relazione con gli altri. Essi si attivano tramite impulsi elettrici quando entriamo in relazione con gli altri. Abbiamo una dotazione a livello cerebrale di neuroni che ci mettono in relazione con gli altri, ma non è intenzionale, non siamo noi a decidere. Hanno visto che si attivano in automatico quando noi vediamo gli altri. Sono quelli che ci permettono di razionalizzare la situazione. Gallese ricostruisce come nella persona c'è questa dotazione che ci permette di essere in relazione con gli altri ed è fonte di sopravvivenza sin dai primi anni di vita.
Fondamenti della relazione
La questione è fondamentale e fondativa di noi esseri umani, la relazione non è un'opzione etica ma è fondativa dell'esistenza. La persona è una realtà, un essere relazionale che sfugge ad ogni possibile calcolo, che ha tre particolarità, tre aspetti che noi mettiamo in evidenza: l'originalità, l'umanità e l'interiorità. All'originalità corrisponde il concetto di unicità; umanità rimanda al concetto di socialità, un allargamento orizzontale di relazioni; l'interiorità corrisponde all'autenticità, una ricerca dell'essere autentici.
Mancano però una serie di formatori che hanno acquisito strumenti didattici e metodologici per fare formazione ma non hanno una visione piena di quello che stanno facendo. Ci sono tre formazioni: perché inizialmente si danno strumenti poi c'è il coinvolgimento. Se manca fiducia nella relazione comunicativa manca tutto.
Il lavoro del formatore
Dal testo emerge la difficoltà e la non misurabilità della relazione. Emerge che il lavoro del formatore è poco conosciuto, in termini di status sociale anche non viene riconosciuto come ad esempio fare il medico, l'avvocato o il commercialista. Il formatore è come un ibrido. Lo status sociale si collega molto anche al concetto di identità professionale.
- Micro-livello → aula → in aula c'è molta metodologia, il metodo fa la differenza nella formazione; l'aula è un campo metodologico ed educativo. Anche lo spazio è molto importante nei processi di formazione, per costruire dinamiche comunicative.
- Macro-livello → processo/progetto formativo. L'incontro ovvero la rete di relazioni non è una cosa banale → le relazioni professionali hanno un valore in termini di capitale sociale davvero pazzesco.
L'intraprendenza è un aspetto fondamentale; chi è interessato, curioso e che fa domande → pro-attività. C'è una dimensione generativa in questo che crea insicurezza e frustrazione ma può produrre anche qualcosa di nuovo. Pro-attivo è colui che sa cosa ti può servire e te lo offre ancora prima che tu lo chieda. Il tutto si lega al mondo della motivazione.
Importanza del lavoro
Il lavoro è una sperimentazione di sé nel mondo: è come un'esperienza che dà significato alla vita. La parola significato vuol dire anche dare un senso quindi con il lavoro si cerca di dare senso alla vita, avendo dei valori attraverso i quali si recuperano criteri per decidere. Il lavoro è un'occasione, un'opportunità di socializzazione, che rimanda alla partecipazione sociale attiva. Il lavoro ci dà stabilità sociale e risorse economiche, abbiamo quindi un ruolo sociale e una posizione organizzativa oltre alla gratificazione data dal denaro, che ci permette di fare molte più cose.
Il lavoro è una situazione che valorizza le competenze delle singole persone; ci sono tanti punti di vista coi quali noi possiamo osservare il mondo del lavoro. Il lavoro è stato visto per troppo tempo in maniera limitata quindi solo a livello economico/aziendale e giuridico/normativo. Però ci sono anche altri aspetti che sono quello psicologico e pedagogico.
Si mette in luce una visione del lavoro basata in primis sulla persona e poi sulla relazione. Il lavoro è un'opportunità di crescita, permette lo sviluppo delle competenze e la crescita del gruppo di lavoro. Tutto questo lo fa la pedagogia. Permette inoltre lo sviluppo della comunità. È legato anche all'idea di cittadinanza attiva perché si sente che il proprio lavoro contribuisce al bene collettivo.
Scienza umana pratica e autonoma
Abbiamo dato la definizione di pedagogia come "scienza umana pratica e autonoma". Umana rientra tutto il discorso della relazione, ma c'è anche l'elemento interessante che riguarda il consenso intersoggettivo ed è legato effettivamente alle scienze più umane (soft) dove l'oggettività di alcuni passaggi non è dato da un metro di misura esterno, non è dato da dei valori, da dei coefficienti esterni che misurano la durezza, la consistenza, ecc. L'oggettività nasce anche dall'interesse dei soggetti che sono coinvolti in quell'iniziativa educativa. Quindi il consenso tra di loro rappresenta una condivisione di intenti, di valori e di obiettivi che permettono di identificare dei criteri condivisi.
Quest'aspetto è importante se va ad associarsi a tutto il campo della valutazione educativa. Il tema del consenso intersoggettivo che è un po' una seconda voce rispetto alla definizione di pedagogia come scienza significa che più persone si accordano attorno a dei valori e a dei criteri che fungono da linee guida. Questi criteri condivisi permettono poi di prendere delle decisioni. Questo ha quindi una prospettiva di ricaduta sul tema della valutazione formativa.
L'educazione è una scienza pratica poiché interviene sull'agire delle persone. Va a cambiare concretamente la pratica, l'agire concreto, i comportamenti delle persone. Modificare il comportamento di qualcuno richiede una riflessione dal punto di vista etico.
Pedagogia e relazioni con altre scienze
La pedagogia è una scienza autonoma, ma interagisce con altre scienze, molto più che altre discipline. La pedagogia interagisce con psicologia, sociologia, antropologia, ma anche la giurisprudenza, la comunicazione e altre discipline che descrivono e interpretano le situazioni. Quello che ha in più la pedagogia rispetto a queste scienze è quello di progettare, infatti essa viene definita scienza teorico-pratica.
Nella sua struttura il rapporto con le altre scienze è fondamentale, non è un conflitto, ma dev'essere ricercato. Si incrociano mondi diversi e necessari affinché avvengano questi tre momenti: descrizione, interpretazione e progettazione. Il cambiamento avviene solo se c'è un'ottica promozionale/progettuale/una normativa. Tanti testi di pedagogia sono ricchi di "dover essere" perché ci sono regole e norme a cui la persona debba adattarsi.
La pedagogia del lavoro
La pedagogia del lavoro quindi si occupa dell'educabilità della persona che avviene lungo tutto l'arco della vita. Il grosso problema è domandarsi cosa rende oggettiva una valutazione? Le persone che si raggruppano attorno a un concetto, permettono di evidenziare dei criteri che vengono usati nella valutazione di un'esperienza formativa.
La pedagogia in quanto scienza dell'educazione è oggettiva, ma è anche soggettiva. Il tema del consenso intersoggettivo è l'anello di congiunzione tra oggettività e soggettività. Quanto può essere importante il lavoro per la persona?
- Il lavoro offre opportunità di sperimentare il proprio sé nel mondo.
- È esperienza che dà significato alla vita.
- È opportunità di socializzazione e partecipazione sociale.
Importanza del lavoro nel contesto sociale
Il filmato "Tra le nuvole" mostra come George Clooney si trova a svolgere un'attività un po' particolare: quella del licenziatore. Lui è seguito da una giovane neolaureata esperta in psicologia che lo affianca. Questa azienda deve fare dei licenziamenti tosti. Vediamo come si sviluppano questi dialoghi. Che importanza attribuiscono al lavoro? Cos'è il lavoro?
- Il lavoro è qualcosa che permette stabilità, sicurezza, serenità sia economica che sotto tutti i punti di vista.
- È affermazione personale, perché genera soddisfazione.
- È opportunità di cambiamento e di definizione del progetto di vita.
- È anche impegno e fatica. È area di dedizione personale (di engagement, di impegno e di spinta).
Bisogni soddisfatti dal lavoro
Quali sono i bisogni a cui il lavoro può rispondere? Possiamo fare riferimento ai bisogni elencati nella piramide di Maslow. Essa elenca 5 bisogni importanti. Alla base vi è il bisogno fisiologico che è avere la possibilità di lavorare (avere qualcosa da fare). Al secondo livello si pone il livello di sicurezza cioè qualcosa che garantisca la serenità. Dal punto di vista lavorativo la sicurezza è data da un contratto. Al terzo livello ci sono i bisogni sociali che sono le relazioni, la famiglia, gli amici, una dimensione di contatto che dà un legame e ti fa sentire parte.
Le relazioni da punto di vista lavorativo si configurano con il contesto di lavoro, inteso come rapporti e rete di relazioni entro cui stare e entro cui costruire qualcosa. Può essere anche un luogo. I bisogni sociali sono importanti perché permettono di sviluppare i bisogni di stima che potrebbe essere intesa come affermazione personale, successo e gratificazione. La stima permette di apprezzarsi e conferisce la capacità all'individuo di darsi valore. All'ultimo livello si colloca l'autorealizzazione. L'autorealizzazione permette di raggiungere i propri sogni e di porsi degli obiettivi da raggiungere.
Se qualcuno mi licenzia però si rompe un bel meccanismo, perché il lavoro gioca un ruolo fondamentale nella costruzione dell'identità personale, ma anche in quella sociale. Il lavoro risponde ad una domanda esistenziale e per certi versi risponde a un bisogno contributivo, cioè il bisogno di poter dare e di sentirsi importante per qualcosa e per qualcuno. Il lavoro permette di contribuire per il bene degli altri al proprio benessere. Questo è un bisogno che vale per tutti, anche per chi solitamente è escluso dai dinamismi della società, anche per i cosiddetti svantaggiati (i disabili). Vale anche per le categorie che hanno meno risorse, o risorse diverse, e che la nostra società si dimentica molto spesso di chiedere. Il lavoro ha una doppia funzione: determina benessere sia sociale che personale.
Livelli raggiunti con il lavoro
Il lavoro favorisce il raggiungimento di 3 livelli:
- Autorealizzazione/autopromozione di sé: è l'incentivare a mettere in movimento. La proiezione avviene in termini progettuali.
- Socialità
- Culturale: bisogno di contribuire e di poter esprimersi per il benessere personale e sociale, favorisce poi una crescita culturale.
Per fare ciò è sempre più necessario entrare in un'ottica di progettualità (ecco perché si parlerà di progetto professionale o artefatto cognitivo progettuale).
Progetto professionale
Che progetto professionale ha Marco Pressi (formatore in un'azienda con profilo professionale particolare)? Visione del filmato. Secondo Pressi il complimento genera benessere e motivazione, anche se a volte monta la testa ai dipendenti. I complimenti sono strumentali al fine di ottenere dei risultati in più. È interessante entrare in un'ottica educativa all'interno del mondo del lavoro che si esprime nell'ottica della progettualità. Questo progetto potrebbe essere visto a diversi livelli. Il progetto professionale di sviluppo potrebbe essere anche a livello di organizzazione. Dove si vuole andare? Con quale organizzazione? Con quale strategia?
Sul discorso del progetto professionale è interessante vedere come cambia il significato delle parole. Se avessimo scritto progetto professionale prima di approfondire questo argomento avrebbe avuto un altro senso. È molto importante che ogni persona si costruisca un percorso professionale di crescita. Alla parola progetto ci siamo arrivati dopo aver fatto un discorso sulla progettualità/intenzionalità, attraverso un discorso sulla propria crescita, sullo sviluppo. Allora quanto il lavoro conta ed è significativo per lo sviluppo e per la crescita di una persona? La crescita e lo sviluppo si estrinsecano/realizzano in un progetto. Possiamo quindi parlare di progetto professionale.
Mondo della formazione e contesto del lavoro
Dentro questo progetto professionale possiamo trovare due casi interessanti:
- Mondo della formazione che è leva per il cambiamento, è l'asset organizzativo. Letto in modo strumentale/funzionale.
- Contesto del lavoro, cioè il work place learning. Il contesto di lavoro è un ambiente educativo. Quanto si apprende nel luogo di lavoro? Il contesto di lavoro può diventare di per sé un ambiente educativo.
Questo cambiamento, che parte attraverso la formazione, o il discorso in sé del contesto inteso come ambiente di formazione, portano entrambe a far accadere la trasformazione dei significati. Una persona nel tempo, apprendendo, imparando e crescendo non si limita ad accumulare un sapere, ma trasforma i suoi schemi di significato. Raggiunge alle culture di riferimento.
Il discorso educativo nel mondo del lavoro entra sul concetto di trasformazione dei significati perché fino a non tanto tempo fa i riferimenti sui discorsi dei significati del lavoro si rifacevano a quelle che erano definite "grandi narrazioni" (Lyotard), che più semplicemente poteva essere tradotto in mondo dei grandi schemi interpretativi del lavoro.
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