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falsificazione. Per Popper le teorie che non possono essere falsificate (pseudo-

scientifiche) non necessariamente sono prive di valore o non-significanti. Le ipotesi

non falsificabili sono perfettamente significanti e possono essere utili e produttive

nell’ambito del discorso della ricerca. In questo la posizione di Popper è diversa da

quella dei positivisti scientifici del Circolo di Vienna. Le teorie metafisiche (che non

sono falsificabili) non devono essere rifiutate in blocco perché gli scienziati nel

proporre interessanti audaci congetture, possono esserne influenzati. La credenza in

Dio - che non è scientifica - può essere comunque utile alla ricerca perché spinge

certi studiosi a fare determinati esperimenti.

Le teorie metafisiche non sono falsificabili ma sono criticabili e quindi razionali.

Una teoria è razionale perché è un tentativo di soluzione ad un problema.

Discutere criticamente una teoria vuol dire esaminare se risolve un problema meglio

di un’altra teoria.

Esempio di teoria filosofica criticabile e criticata, quindi razionale, è il marxismo.

Le ipotesi possono essere confrontate per determinate quale sia falsificabile.

Ipotesi 1: i metalli si espandono quando riscaldati.

Ipotesi 2: il rame si espande quando riscaldato

L’ipotesi 1 è più falsificabile dell’ipotesi 2 perché ha un più alto contenuto

potenzialmente falsificabile.

Se una teoria è più falsificabile di un’altra, essa è migliore di un’altra.

Contesto della scoperta e contesto della giustificazione (Popper)

· Quando gli scienziati formulano una teoria si basano su molteplici fonti di

ispirazione.

• Bisogna dunque distinguere tra il modo in cui le teorie vengono concepite (contesto

della scoperta), e quello in cui vengono controllate (contesto della giustificazione).

• Compito della filosofia della scienza è l’analisi logica del controllo osservativo e

sperimentale (controllo empirico) delle teorie scientifiche.

• Le idee possono avere origini diverse:

Esempio: sogni profetici, il serpente di Friedrich August Kekulè (1829-1896) e la

scoperta della struttura molecolare esagonale del benzene.

Il problema di DUHEM

Non è mai possibile dedurre un asserto su ciò che verrà osservato da una singola

ipotesi. E’ necessario aggiungere alle ipotesi ulteriori asserzioni circa le condizioni di

sfondo, l’affidabilità delle misurazioni, le condizioni iniziali di un sistema, ecc. In

ambito epistemologico del controllo della teoria un approccio olistico sostiene che

quando sottopongo a controllo una teoria in realtà sottopongo al controllo anche tutte

le teorie ausiliarie che utilizziamo per la teoria che vogliamo controllare. (Tesi

Duhem-Quine)

In epistemologia s’intende con questo la tesi secondo la quale un’ipotesi scientifica

non ha un proprio circoscritto ambito di conseguenze empiriche tramite cui possa

essere sottoposta a controllo, essendo ogni ipotesi connessa direttamente o

indirettamente a porzioni più o meno vaste della

teoria cui appartiene, se non addirittura ad altre teorie, dal che segue che il controllo

empirico riguarda la teoria nella sua globalità. Questa tesi (nota anche come tesi di

Duhem-Quine) doveva minare le basi del neopositivismo e dare nuovo impulso, entro

la filosofia analitica, al dibattito sul

significato: in filosofia del linguaggio si parla infatti di ciò a proposito di quelle teorie

secondo le quali non è possibile determinare il significato di un enunciato

isolatamente considerato, dipendendo esso dalle connessioni che l’enunciato

intrattiene con il resto del linguaggio.

“Un esperimento di fisica non può mai condannare un’ipotesi isolata, ma soltanto

tutto un sistema teorico.” (La teoria fisica: il suo oggetto e la sua struttura, 1978,

p.207)

Occorre distinguere la necessarietà sul piano logico dalla necessarietà sul piano

metodologico.

Schema argomentativo della falsificazione con introduzione ruolo delle ipotesi

ausiliarie

T = teoria

p = asserto osservativo

A = insieme di ipotesi ausiliarie

Qual è la distinzione tra falsificazione logica e metodologica?

• Una volta accettate le premesse, la falsificazione logica è conclusiva.

• La falsificazione metodologica non è conclusiva (può essere sbagliata un’ipotesi

ausiliaria o il protocollo falsificante).

Esempio: SEMMELWEIS e gli studi sui decessi sospetti delle partorienti a causa

della febbre da parto. Egli arriva alla teoria per cui le donne si ammalano a causa di

particelle di cadaveri che i medici introducevano nella circolazione sanguigna delle

puerpere. Per provare la teoria egli afferma che se è giusta la congettura secondo la

quale le particelle cadaveriche attaccate alla mano provocano nelle puerpere la stessa

malattia, allora questa malattia può essere evitata distruggendo le particelle di

cadavere attaccate alle mani. Semmelweis si lava le mani con cloruro di calce, prima

di visitare le donna e nota che in breve tempo la mortalità diminuisce : se la teoria è

vera, le conseguenze sono vere e quindi per il momento la teoria è confermata. In

realtà le cose stanno diversamente perché la conseguenza osservabile, ossia la ridotta

mortalità, non è dedotta solo dalla teoria di partenza ma anche dall’ipotesi ausiliaria

per cui il cloruro di calce distrugge il materiale infettante.

12-03-2014

MODUS TOLLENS : schema argomentativo della falsificazione :[ (T  p) ^ non p ] 

non T : t implica una serie di conseguenze di tipo empirico, se le proposizioni non si

danno nella realtà, ciò implica necessariamente che la teoria sia falsa. Dalla falsità di

una degli asserti si risale necessariamente alla falsità della teoria.

Se le conseguenze si danno nella realtà, la teoria è confermata, anche se non c’è un

legame logico definitivo.

IL PROBLEMA DI DUHEM.

Non è mai possibile dedurre un asserto su ciò che verrà osservato da una singola

ipotesi. È necessario aggiungere alle ipotesi ulteriori asserzioni circa le condizioni di

sfondo, affidabilità delle misurazione, le condizioni iniziali di un sistema…

Lo schema argomentativo falsificante deve tener conto delle ipotesi ausiliarie.

Distinzione piano logico e metodologico? Sul piano logico è conclusiva, su quello

metodologico no perché quando sottopongo a controllo una teoria, non sto

sottoponendo a controllo solo quella ma un insieme di ipotesi ausiliarie e di

conoscenza di sfondo che io do per scontate, ipotesi ausiliarie possono essere

sbagliate.

ES : Semmelweis si affida alle ipotesi ausiliarie per cui il cloruro di calce disinfetta le

mani da particelle infette cadaveriche.

IPOTESI AD HOC : Ipotesi appositamente concepita per salvare una teoria dalla

falsificazione, per evitare la critica, che la teoria possa essere falsificata e

abbandonata. Scopo della scienza per Popper : raggiungere teorie sempre più

verosimili, con maggiore contenuto informativo. Più una teoria è falsificabile e più si

avvicina alla verosimiglianza. Bisogna quindi sempre tentare di falsificare le teorie, e

non bisogna tentare di salvare le teorie attraverso ipotesi ad hoc, che svuotano le

teorie di contenuto informativo, non contribuisce al progresso della scienza chi cerca

di sottrarre la teoria alla falsificabilità.

ES : Galilei e Clavio che inserisce ipotesi ad hoc per salvare la teoria geocentrica, che

non è nemmeno controllabile.

ABDUZIONE O INFERENZA DELLA MIGLIOR SPIEGAZIONE.

Ragionamento ABDUTTIVO è molto usato nella ricerca, è un altro tipo di inferenza

non deduttiva, i cui massimi autori furono CHARLES PIERCE e GILBERT

HARMAN.

Esempio : suonate ad un vostro amico e non ottenete risposta. Elaboriamo delle

potenziali soluzioni : 1) è diventato paranoico e chiede che alla porta ci siano degli

alieni ; 2) è improvvisamente diventato sordo ; 3) in realtà abita da un’altra parte ; 4)

il nostro amico è uscito.

Nessuno di queste soluzioni è da escludere a priori, ma tra tutte le soluzioni possibili

si sceglie la più plausibile, la meno improbabile : INFERENZA ALLA MIGLIOR

SOLUZIONE- è molto diverso dal ragionamento deduttivo perché non c’è legame

logicamente necessario tra la mia deduzione iniziale e le premesse, ma la mia

spiegazione ha un suo senso e la spiega in modo plausibile anche se posso aver

sbagliato.

Es : premessa : formaggio nella dispensa è scomparso tranne qualche briciola.

Premessa : la scorsa notte si sono sentiti degli stridolii.

Conclusione : il formaggio è stato mangiato da un topo.

Il ragionamento è molto plausibile, ma la conclusione a cui giungo non è logicamente

necessaria. Pur non trattandosi di un’inferenza deduttiva è comunque ragionevole : il

modo migliore per rendere conto dei dati disponibili.

IMS è la regola d’inferenza secondo la quale, davanti ad una serie di ipotesi in

competizione, si deve concludere che quella vera è quella che da la miglior

spiegazione : non la sto generalizzando partendo da dati particolari, ma sto

analizzando una serie di elementi che una determinata situazione mi dicono una

determinata cosa.

L’abduzione è il ragionamento che SHERLOCK HOLMES, utilizza nelle sue

indagini, come in tutte le indagini in cui non ci sono prove oggettive, ma si formula

una sentenza che poggia su degli indizi per cui il risultato finale è quello più

plausibile ( es : omicidio Meredith Kercher in cui ci sono indizi e non prove

oggettive).

Differenze tra i ragionamenti.

DEDUZIONE : tutte le mele di questo albero sono rosse ; queste mele sono

- state raccolte da questo albero ; queste mele sono rosse. Da premesse generali

dico qualcosa sui casi particolari, c’ è un legame logico necessario, se sono

vere le premesse sarà vera la conclusione.

INDUZIONE : queste mele sono state colte da questo albero ; queste mele

- sono rosse ; tutte le mele di questo albero sono rosse. La conclusione non è per

forza vera, non è detto che tutte le mele dell’albero siano rosse.

ABDUZIONE : tutte le mele di questo albero sono rosse ; queste mele sono

- rosse ; queste mele sono state colte da questo albero. Questa è la spiegazione

migliore, ma non è detto sia necessariamente quella vera.

CAMBIAMENTO SCIENTIFICO.

Le idee scientifiche mutano rapidamente, delle teorie che potevano essere valide

prima, forse non lo saranno più oggi, sono state modificate. Questo cambiamento

comporta una serie di domande filosofiche alle quali scienziate e filosofi hanno

cercato di dare risposte.

-Come si deve spiegare abbandono di una teoria a favore di un’altra? Circolo di

Vienna : spiegare applicando criterio di verificazione ; Popper il criterio di

falsificazione. Entrambi condividevano l’idea che si dovesse passare a teorie con

maggiore contenuto informativo, progredire nella conoscenza scientifica.

-Le teorie più recenti sono oggettivamente migliori delle precedenti? Possibile

stabilire criterio di progresso oggettivo? Positivisti logici : si può parlare di progresso

oggettivo se una teoria non è sottoponibile al criterio di verificazione ; Popper : teoria

oggettivamente migliore è una teoria che ancora non è stata falsificata perché ha

contenuto informativo maggiore.

-Concetto di oggettività ha senso? Bisogna considerare il contesto in cui vengono

formulate le teorie ; l’arco temporale del progresso. Gli approcci epistemologici visti

fino ad ora hanno fermamente creduto nel concetto di oggettività di ricerca scientifica

perché tale concetto era strettamente connesso ad un criterio per determinare la

scientificità, e se si può individuare un criterio, allora il concetto di scientificità ha un

senso.

RIVOLUZIONI SCIENTIFICHE. Di particolare importanza è l’approccio

epistemologico delle rivoluzioni scientifiche, un approccio completamente diverso ai

precedenti, che tenta di dare delle risposte completamente diverse alle domande

filosofiche scientifiche.

THOMAS KUHN, allievo di Popper la cui opera principale è la STRUTTURA

DELLE RIVOLUZIONI SCIENTIFICHE. Ha smantellato completamente il pensiero

di Popper.

LA CONCEZIONE STANDARD DELLA SCIENZA, in cui rientrano le posizioni

del Circolo di Vienna e di Popper, ci sono dei punti in comune ma anche delle

differenze su tali punti. Concezione standard :

SCIENZA CUMULATIVA : gli scienziati costruiscono delle teorie sulla base

1) di risultati e progressi raggiunti da chi li ha proceduti e la scienza procede

secondo un criterio di progresso. Esponenti del Circolo ritenevano il criterio di

verificazione era un criterio di progresso, Popper pensava fosse il criterio di

falsificazione, tramite cui si va da teorie con meno contenuto informativo a

teorie con più ;

SCIENZA UNIFICATA : ritenere che esista un unico metodo che possa

2) essere utilizzato in tutti gli ambiti disciplinari. Questo era il metodo che si

poteva prendere in prestito dalla fisica, il metodo delle spiegazioni causali.

Distinzione epistemologica tra CONTESTO DELLA SCOPERTA e

3) CONTESTO DELLA GIUSTIFICAZIONE : contesto in cui la teoria viene

concepita e contesto in cui la teoria viene controllata ;

Valutazione scientifica : LOGICA DELLA CONFERMA o della

4) FALSIFICAZIONE. Individuare un criterio oggettivo per vedere se le teorie

sono scientifiche in senso oggettivo. Idea di fondo è che la scienza sia

AVALUTATIVA, staccata da valori soggettivi, ma possa essere ricondotta solo

a un criterio oggettivo ;

Teorie scientifiche e altri sistemi di credenze : PROBLEMA DELLA

5) DEMARCAZIONE, come distinguere problemi scientifici da quelli non

scientifici. Per il circolo era il criterio di significazione, per Popper di

demarcazione.

Questi elementi vengono smantellati dalla visione epistemologica di Kuhn che ritiene

che la scienza non progredisca affatto secondo questi precetti epistemologici, ma

propone una visione del cambiamento scientifico, non parla di progresso perché non

ci sono criteri oggettivi per rilevarlo.

LA STRUTTURA DELLE RIVOLUZIONI SCIENTIFICHE ( 1963 )

Kuhn è stato un grande studioso della rivoluzione copernicana e si è molto ispirato a

questa visione della scienza. La rivoluzione copernicana e lo scontro con la chiesa, è

stato sempre visto come una contraddizione tra scienza e religione. Le cose viste in

questo modo non sono corrette perché non si può ricondurre tutto allo scontro tra

scienza e dogma, razionalità a religione, perché ci sono altre componenti importanti.

Bisogna tener presente che nel passaggio da una conoscenza all’altra, sono

intervenuti elementi relativi al contesto, alla temporaneità, ai valori soggettivi degli

scienziati. Non si tratta quindi di un discorso limitato al contesto della giustificazione

e al problema del metodo come controllo oggettivo dei dati acquisiti, ma capire il

passaggio da un sistema di pensiero ad un altro, vuol dire guardare a tanti altri

elementi molto più intrecciati ai valori degli scienziati e alle loro esperienze.

Tra i concetti chiave di Kuhn abbiamo quello di SCIENZA NORMALE : la gran

parte della ricerca scientifica viene fatta nell’ambito della scienza normale. Questo

vuol dire che la ricerca scientifica viene sviluppato nell’ambito di un PARADIGMA

ASSODATO, ossia di una maxi teoria, un sistema teorico al cui interno ci sono

differenti teorie ( teoria copernicana poggia su alcuni principi cadine condivisi da

tutti, e al suo interno sono state elaborate altre teorie) e il paradigma domina la

ricerca scientifica per un arco temporale che può essere anche lunghissimo. Si fa

ricerca all’interno del paradigma e questa fase di ricerca è definita scienza normale :

es meccanica classica è un paradigma, come la teoria della luce e dell’evoluzione. Il

tipo di ricerca scientifica che si fa nell’ambito di un paradigma considerato valido,

ossia la scienza normale, consiste nell’elaborazione e nell’estensione del successo del

paradigma, attraverso la risoluzione di piccoli problemi, che egli definisce

ROMPICAPO. Si fa una ricerca tranquilla senza tentativi rivoluzionari.

Nei periodi di scienza normale si tende a non mettere in discussione i principi

fondamentali del proprio paradigma: Kuhn critica il falsificazionismo popperiano per

cui la scienza è innovatrice, considerando invece la scienza normale conservatrice. Il

lavoro dello scienziato è un lavoro molto statico per Kuhn, senza dover sempre

controllare e criticare gli assunti fondamentali dell’approccio paradigmatico a cui si

guarda

Kuhn dice : lo scienziato che si sofferma ad esaminare ogni anomalia incontrata

raramente riesce a concludere una qualche ricerca significativa. Anche quando ci

sono dei problemi, a meno che non siano veramente importanti, che minano esistenza

stessa del paradigma, bisogna andare oltre.

Quando un paradigma entra in crisi? Se il numero delle anomalie serie accumulatesi

negli anni cresce, è probabile che qualche scienziato metta in discussione alcune delle

assunzioni fondamentali del paradigma. È necessario che nel corso del tempo ci siano

tanti elementi contrari al paradigma, che portano alla sua crisi. Se il numero di

anomalie serie accumulatesi negli anni cresce, è probabile che qualche scienziato

mette in crisi alcune delle assunzioni fondamentali, per cui la comunità scientifica va

alla ricerca di un nuovo paradigma. Con il passaggio al nuovo paradigma si realizza

una RIVOLUZIONE SCIENTIFICA : quella che coincide con la fase di SCIENZA

STRAORDINARIA. Vi è quindi un cambiamento paradigmatico. Quello che di fatto

è avvenuto con la rivoluzione copernicana. Il vecchio paradigma viene integralmente

rimpiazzato da quello nuovo : cambiamento OLISTICO. Ecco perché il passaggio da

un paradigma ad un altro avviene solo quando gli scienziati hanno a disposizione il

nuovo paradigma, perché si cambia completamente tutto, secondo Popper infatti la

scienza non è cumulativa ma le vecchie conoscenze si abbandonano.

Quali sono i fattori necessari per rifiutare un paradigma e sostituirlo?

Numero delle anomalie intrattabili deve essere elevato ;

1) Deve essere disponibile un nuovo paradigma ;

2) Una comunità di scienziati deve essere in grado di elaborare e diffondere il

3) nuovo paradigma ; lo scienziato non lavora mai solo ma nell’ambito di una

comunità che può fortemente influenzare lo scienziato nel suo lavoro.

Il passaggio da un paradigma ad un altro non è necessariamente razionale, che ci da

progresso di conoscenza, ma avviene per differenti ragioni che potrebbero anche

riguardare motivazioni personali degli scienziati.

I VALORI DI SFONDO : hanno un ruolo fondamentale nella ricerca, nella scelta del

paradigma e della scelta degli scienziati di abbracciare un paradigma. Valori possono

essere anche valori religiosi che potrebbero spingere gli scienziati ad abbracciare una

visione del mondo piuttosto che un’altra. Centrali sono anche i fattori EXTRA-

SCIENTIFICI : componenti psicologiche e sociologiche. Ad esempio lo scienziato è

un uomo e gli uomini spesso sono avversi al rischio, non amano rischiare : se esso è

avverso non sarà uno scienziato che vuole mettere a rischio delle teorie. tra i fattori

sociologici Kuhn pensa al fatto che la scelta di un paradigma possa essere molto

determinata dai finanziamenti che una società scientifica riceve.

Concetto centrale della teoria di KUHN : INCOMMENSURABILITA’ . la gran parte

dei paradigmi che si succedono sono incommensurabili, non possono essere

controllati per valutare i risultati delle teorie scientifiche. Per raffrontare le teorie non

esiste un criterio oggettivo che ci dice che una teoria ha maggior contenuto

affermativo, ma una teoria si afferma di più perché ha un elevato consenso nella

comunità scientifica. Un consenso dettato da valori personali. Per questo motivo i

paradigmi sono incommensurabili : non si può immaginare un ordine di teorie

migliori.

“ La scelta tra paradigmi contrastanti è una scelta tra forme incompatibili di vita

sociale”. Egli sostiene la tesi che la ricerca è totalmente influenzata dai valori

soggettivi, ed è relativista nei suoi risultati.

OPPOSIZIONE ALLA CONCEZIONE STANDARD DELLA SCIENZA.

La scienza non è cumulativa : cambio di paradigma comporta l’abbandono in

1) blocco delle vecchie teorie e non si passa ad una teoria migliore rispetto alla

precedente ;

La scienza non è unificata : in ogni sotto-disciplina nel paradigma esistono

2) metodi diversi per fare ricerca ;

Non c’è un punto di vista neutrale da cui valutare la teorie : manca un criterio

3) oggettivo. Non ha senso di parlare di contesto di scoperta e giustificazione ;

La scienza non è avalutativa : è fortemente intrisa di valori perché i fattori che

4) spingono gli scienziati ad abbracciare un paradigma, non hanno a che vedere

con criteri oggettivi, ma con criteri soggettivi, valoriali e sociologici.

24-03-2013

Quali sono i problemi metodologici di fondo delle scienze sociali?

-UNITA’ ANALISI : da dove partire nella ricerca delle scienze sociali? Dal singolo in

quanto tale o dalla collettività. Due approcci : individualismo e collettivismo

metodologico.

-STATUTO DI SCIENTIFICITA’ : metodi di analisi delle scienze sociali uguali o

diversi da quelli delle scienze naturali : monismo e dualismo metodologico.

Presupposti individualismo metodologico :

Ontologico : significato da attribuire ai concetti collettivi con cui lavorano

1. scienziati sociali ;

Metodologico

2. Politico : riguarda fine della ricerca sociale in quanto tale ( es. libertà)

3.

Presupposti dell’individualismo metodologici :

scelta dell’unità di analisi è l’individuo, frutto di una scelta razionale per

- comprendere cosa può scaturire dai comportamenti individuali ;

fenomeni sociali spiegati come un aggregato di comportamenti individuali :

- tanti comportamenti individuali intenzionali possono aggregarsi e dare origine

ad un esito sociale intenzionale, INTERDIPENDENZA.

Sistema interdipendenza : sistema sociale in cui i comportamenti individuali entrano

in contatto tra di loro in modo particolare : ciò che un individuo fa necessariamente

influenza ciò che gli altri possono fare e le conseguenze dei comportamenti di altri e

dei propri. Es : fenomeno macro-sociale che scaturisce inintenzionalmente da

comportamenti individuali orientati verso un fine personale specifico e razionale.

Questi comportamenti interagiscono a livello delle conseguenze (es : crisi

finanziaria ; mano invisibile) dilemma giochi : esito collettivo dei due prigionieri è

irrazionale, perché finisce con più anni di galera per tutti e due, ma se si guarda al

comportamento individuale diventa comprensibile l’esito che è solo apparentemente

irrazionale ;

- principio di razionalità.

TEORIE NORMATIVE E TEORIE DESCRITTIVE DELLA RAZIONALITA’ : le

normative prescrivono un comportamento da adottare, dei criteri di razionalità, delle

regole di coerenza, indicano come dovrebbe comportarsi un individuo razionale.

Sono riconducibili al modello dell’HOMO ECONOMICUS o della SCELTA

RAZIONALE; le descrittive ci dicono un perché un certo comportamento debba

essere considerato razionale, comportamenti che devono ricordare certi criteri.

Tuttavia le teorie normative di fatto non sono uguali a come ci comportiamo nella

realtà

SPIEGAZIONE INDIVIDUALISTA DEL MUTAMENTO SOCIALE.

Uno dei massimi teorici dell’individualismo metodologico contemporaneo :

sociologo francese BOUDON, utilizza approccio weberiano, fonda una branca delle

scienze sociali detta SOCIOLOGIA DELL’AZIONE, secondo cui si parte dalla scelta

del singolo per spiegare la realtà sociale. Ha dato molto spazio alla teoria della

razionalità.

“ un principio fondamentale delle sociologie dell’azione è che il mutamento sociale

va analizzato come prodotto di un insieme di azioni individuali” . la sua sociologia è

un approccio sociologico che guarda innanzitutto alle azioni che sono il fulcro

dell’analisi con duplice obiettivo : partire da li per spiegare fenomeni sociali di

rilevanza collettiva ; spiegare il perché di questi fenomeni sociali alla luce delle

logiche e razionalità che caratterizzano le singoli azioni individuali. Il fenomeno

collettivo ha quindi senso se lo si analizza alla luce dei singoli comportamenti

individuali : grande fiducia nel ragionamento, nelle motivazioni, credenze e ragioni

degli individui.

Modello esplicativo fondamentale sociologia azionista : M=MmiSM’.

•M = fenomeno macro-sociale da spiegare, ossia il fenomeno collettivo che deve

essere spiegato dal ricercatore sociale ( mutamento o mancanza di mutamento).

•mi = azioni individuali

•S = situazione nella quale si trovano gli individui, il contesto in cui essi si trovano

non determina le loro azioni ma le influenza solo. L’individuo quindi sceglie

liberamente la propria azione, essendo solo influenzato dal contesto in cui si trova.

• M’ = dati macro-sociali, dati strutturali del sistema collettivo di riferimento, che

possono condizionare azione individuale.

• M (mi) = fenomeno macro-sociale dipende da azioni individuali, è funzione di esse

• mi (S) = azioni individuali sono funzione della struttura della situazione

• S ( M’) = situazione è funzione di un insieme di dai M’ macro-sociali.

M = aggregazione sociale  mi = azioni individuali  S = situazioni in cui si trovano

individui  M’ = struttura macro-sociale di riferimento.

I mutamenti sociali sono quindi frutto dell’aggregazione di azioni individuali, che

Boudon definisce effetti fi aggregazione, effetti di composizione, effetti perversi,

perversi ossia che sfuggono alle reali intenzioni degli individui.

Es : TOCQUEVILLE e la Francia del XVIII secolo. Perché alla fine del XVIII secolo

in Francia l’agricoltura è meno sviluppata dell’Inghilterra? Boudon ripercorre

pensiero di Tocqueville con una metodologia individualista, e fa scaturire la

differenza tra i due sistemi macro-sociali da una metodologia individuale.

•M =Problema macro-sociale da spiegare è il sottosviluppo agricoltura francese

rispetto all’Inghilterra. E per spiegarlo si deve partire dall’aggregazione del

comportamento individuale 

•Mi = azioni di agricoltori in Francia e Inghilterra, e si cerca di capire se a livello

aggregato dei loro comportamenti possano scaturire delle differenze. La caratteristica

dei comportamenti francesi dei grandi agricoltori dell’epoca era l’abbandono delle

campagne, cosa che invece non avviene in Inghilterra. A questo comportamento

attribuisce una logica simile, per cui le motivazioni degli agricoltori sono simili. 

•S = proprietari terrieri vivono in una situazione specifica particolare : i proprietari

terrieri preferiscono abbandonare le terre per sfuggire alle imposte ricoprendo cariche

regie in città. Fare agricoltore significava pagare moltissime tasse, per questo

abbandonavano le città, mentre in Inghilterra non c’era questa pressione fiscale.

Perché questa differenza a livello fiscale? 

•M’ = centralizzazione statale in Francia che mette a disposizione cariche regie

remunerative ed esentasse

M : sottosviluppo agricoltura francese  mi : abbandono delle campagne da parte

degli agricoltori  S : possibilità di non pagare le tasse  M’ : struttura statale

centralizzata. Il sottosviluppo è prodotto da un’aggregazione di comportamenti

individuali, razionali, orientati a specifici obiettivi, le loro azioni sono influenzate ma

non determinate dalla struttura macro-sociale.

Es : Max Weber, l’etica protestante e lo spirito del capitalismo. A Boudon interessa

perché si tratta di uno studio che ci fa capire la posizioni individualista sul piano

metodologico, è chiaro come il capitalismo sia l’esito inintenzionale

dell’aggregazione di comportamenti individuali.

Come nasce e si diffonde il capitalismo nel XVIII secolo nell’Europa occidentale?

Capitalismo concepito come fenomeno macro-sociale deve avere un’origine nei

comportamenti individuali : unità di analisi scelta da Weber sono i comportamenti

individuali degli imprenditori.

•M : nascita capitalismo in Europa continentale 

•mi : azioni individuali . impegno nel lavoro, gli imprenditori sono costantemente alla

ricerca del successo per ottenere predestinazione ; differimento delle soddisfazioni

immediate ; risparmio e accumulazione di denaro come segno di predestinazione. Le

azioni degli imprenditori sono molto simili 

•S : secondo la cultura riformata, soprattutto calvinista, l’uomo attraverso la sua

condotta deve mostrare di essere stato prescelto per la salvezza. I segnali scaturiscono

dal successo professionale degli imprenditori, ossia dalla ricchezza, che è un

elemento della situazione in cui l’individuo si trova, per cui successo vuol dire

predestinazione. Si tratta di una situazione specifica in cui si trovano gli individui che

è dettata dal dato macro-sociale 

•M’ : dati strutturali sono dati dai valori religiosi dell’etica protestante, vista come

una sorta di ideal-tipo, ossia una categoria in cui i componenti si presuppone si

comportano in un determinato modo.

La diffusione e l’aggregazione di questo tipo di motivazioni, e delle conseguenti

azioni, è alla base del circolo virtuoso che origina il capitalismo.

Si tratta secondo Weber di un’azione razionale rispetto ai valori, di tipo religioso, per

cui si mettono in atto dei comportamenti per adeguarsi a questi valori. La logica alla

base dei comportamenti individuali può essere compresa alla luce dei valori religiosi

propri dell’etica protestante.

M : origine del capitalismo  mi : impegno nel lavoro  S : accumulazione come

segno di salvezza  M’ : diffusione etica protestante

Popper ha elaborato un modello di analisi dei fenomeni individuali alla luce della

teoria della logica dell’interazione : analizzare i fenomeni sociali partendo dai

comportamenti individuali analizzati alla luce di un determinato contesto sociale che

però non è deterministico.

IL COLLETTIVISMO METODOLOGICO

Presupposti :

unità di analisi : fenomeni sociali o collettivi ;

1. azioni individuali : influenza delle strutture sociali, teorie deterministiche

2. dell’azione. Non c’è quindi solo un condizionamento, come ammette anche

individualista, ma un vero e proprio determinismo delle strutture sociali. (Un

es di determinismo molto dibattuto è quello di stampo biologico)

spesso, l’analisi metodologica collettivista si accompagna a un implicito

3. presupposto di irrazionalità, in quanto il suo comportamento è l’esito di una

pressione effettuata da parte della struttura sociale.

Esempio : positivismo di Auguste Comte, il più grande esponente del collettivismo e

di Durkheim. Positivismo :

Primato della scienza.

- Unità metodologica tra scienza naturali e sociali.

- Sociologia : scienza di quei fatti naturali che sono i rapporti umani e sociali.

- Scienza come unico mezzo per risolvere tutti i problemi sociali.

- Ottimismo generale

-

Massimo esponente positivista : Auguste Comte che guarda alla sociologia come a

una fisica sociale, dividendola in statica, ossia le condizioni e strutture comuni a tutte

le società, e dinamica sociale, ossia i mutamenti di tutte le società per raggiungere lo

stadio massimo . Legge dei tre stadi, estremamente deterministica, per cui ogni uomo

e poi ogni società si evolve seguendo tre stadi necessari :

teologico o immaginativo : stadio più primitivo che coincide con l’infanzia

1. dell’umanità, ossia l’inizio del pensiero, il feticismo, il politeismo, monoteismo

e magia ;

metafisico o astratto : l’adolescenza dell’umanità, si comincia a sviluppare una

2. forma di pensiero più complessa, forza sovrannaturali sostituite da forza

astratte, concetti filosofici ;

positivo o scientifico : virilità dell’umanità, considerazione dei fatti e delle loro

3. leggi ultime di stabilità e cambiamento.

La visione di Comte si caratterizza per una forte credenza nella scienza, e un forte

determinismo che non lascia alcuno spazio all’autonomia individuale.

ESEMPIO : POSITIVISMO DI EMILE DURKHEIM. Egli sintetizza un

approccio da un lato collettivista, e dall’altro monista. Nelle “ regole del metodo

sociologico” egli prova a dire di cosa si occupa la sociologia che pone i due problemi

metodologici dell’unità di osservazione e del metodo : la sociologia studia i FATTI

SOCIALI e le REGOLE METODOLOGICHE.

L’impianto che egli ci propone è un impianto collettivista. Dai fatti sociali bisogna

partire per spiegare altri fatti sociali.

Fatti sociali : modi di agire, di pensare e di sentire esterni all’individuo, dotati di un

potere di coercizione in virtù del quale si oppongono ad esso. È qualcosa che va oltre,

che trascende gli individui, tale potere fa si che i fatti sociali esercitino un vincolo

deterministico sugli individui. Lo studio principale di Durkheim è quello sul

SUICIDIO, 1897. Egli vuole spiegare la variazione dei tassi di suicidio in

determinate aeree geografiche e come unità di analisi sceglie delle componente

sociali. Nella prima parte dell’opera passa in rassegna le principali teorie del suicidio

dell’epoca, di matrice psicologica, individuale, psichiatrica , ma dice che spiegano

solo in parte il perché il tasso di suicidi varia ad un certo modo, per cui non si deve

prendere in considerazione l’individuo come unità di analisi, bensì i fatti sociali .

Bisogna individuare un meccanismo di tipo causale : Ci dice che c’è una relazione di

concomitanza tra CAUSA ( grado di integrazione dei gruppi sociali) e EFFETTO

( suicidio, ossia il fatto sociale ). La variazione dei tassi di suicidio deve essere

spiegata in termini causali dal punto di vista metodologico : cerca di spiegare un

effetto partendo dalla causa, che secondo lui sta in un altro fatto sociale, ossia nel

livello di integrazione dei gruppi sociali. È un monista perché individua nelle cause il

nesso fondamentale per spiegare il sociale. Due sono le cause che portano al

suicidio : livello di INTEGRAZIONE sociale, livello di REGOLAMENTAZIONE

sociale della società in cui gli individui si trovano a vivere. egli non afferma che ci si

suicida ogni qualvolta non c’è equilibrio, ma laddove si assiste a una variazione

significativa dei tassi di suicidio, una delle chiavi di spiegazione è questo.

Esame delle cause sociali :

come esse producano determinati effetti ;

- come ognuna di queste cause corrisponda a un caratteristico ambiente sociale .

-

teoria : tasso di suicidio dipende da integrazione sociale. Questa teoria viene poi

divisa in ipotesi più particolari e specifiche, ad es quando il livello di integrazione

sociale è molto basso, il tasso di suicidi tende ad aumentare e nei dati va a vedere se

questo è riscontrabile. Uno dei concetti a cui fa riferimento è quello del SUICIDIO

EGOISTICO, ossia quell’atto che si caratterizza per una bassissima integrazione

sociale, tutti quegli atti in cui la motivazione principale è una scarsa integrazione

sociale, come le situazioni di alienazione e solitudine. Un esempio è dato da cause

religiose : nelle comunità protestanti, in cui gli uomini sono più soli perché non c’è

mediazione con la divinità, il tasso di suicidi è maggiore rispetto alle comunità

cattoliche. O ancora fa riferimento al dato familiare : tra le persone sposate o con figli

vi è minore tasso di suicidio .

caso della forte integrazione sociale può invece essere la chiave esplicativa per capire

il tasso di variazione di suicidio : SUICIDIO ALTRUISTICO, contesto in cui

individuo è molto legato alla comunità di appartenenza. Situazioni in cui il gruppo

primeggia sull’individuo ; situazioni in cui l’individuo sacrifica la propria vita per il

gruppo. Es : comunità eschimesi, gli anziani quando sono malati si lasciano morire di

stento per non essere di peso alla piccola comunità di appartenenza ; oggi si potrebbe

prendere in considerazione il caso del suicidio kamikaze . l’altra causa sociale a cui

egli guarda è la regolamentazione sociale, ossia la situazione che egli chiama

ANOMIA, assenza di norme.

SUICIDIO ANOMICO : caratterizza le società moderne in periodi di instabilità,

incertezza futura, in cui l’azione regolatrice della società è insufficiente. Anomia,

ossia mancanza di legge, è la causa che spiega l’effetto, ossia il suicidio. A un eccesso

di regolamentazione sociale corrisponde infine il SUICIDIO FATALISTA : una

pressione al rispetto delle norme sociali talmente forte che porta al suicidio. Questa

categoria di suicidio egli la utilizza nelle società industriale, e noi oggi la troviamo

per quanto riguarda i suicidi tra imprenditori dovuti a crisi economiche.

Questo studio è il presupposto metodologico di base che Durkheim abbraccia : il

suicidio non è puramente un atto individuale, frutto di un ragionamento o di

componenti soggettive, ma è un atto prevalentemente sociale, le cause vere sono nel

tessuto sociale di appartenenza.

ESEMPIO : L’UOMO A UNA DIMENSIONE ( esempio collettivista )

Studi dei teorici della scuola di Francoforte, in particolare HERBERT MARCUSE in

ONE DIMENSIONAL MAN, consumismo come forma di controllo sociale.

L’individuo è livellato dalla cultura del consumismo, una forza esterna che aveva la

meglio sulle coscienze e sulla libertà individuale. C’è quindi un’impostazione

collettivista sul piano metodologico.

ESEMPIO : I PROCESSI DI INFLUENZA SOCIALE.

Studio di una serie di fenomeni sociali rilevanti per il problema dell’unità di

osservazione. Quale potrebbe essere corretto punto di vista per spiegare dei fenomeni

rilevanti, ma non hanno ricevuto una risposta definitiva.

L’approccio allo studio dei processi di influenza sociale ha origine nella psicologia

sociale, oggetto di studio dei primi ricercatori sociali, come GUSTAVE LE BON con

la psicologia delle folle. All’epoca in cui lui scriveva, molti ricercatori si

interessavano della presenza di movimenti collettivi, movimenti di massa per

rivendicare certi diritti, un fenomeno alquanto nuovo. La domanda di fondo è cercare

di capire cosa governa il comportamento di queste masse di individui. È un problema

fondamentalmente metodologico, ossia se questi movimenti collettivi, le masse, siano

entità che trascendono gli individui che ne fanno parte, che sono dotate di poteri di

azione e coercizione che vanno oltre l’individuo, che hanno una propria esistenza

deterministica o se sono legati ai comportamenti degli individui.

Le Bon parla di psicologia delle folle, da una risposta collettivistica : quando

l’individuo si trova immerso in un contesto collettivo come quello delle folle,

regredisce ad uno stato primitivo, popolato da individui del tutto irrazionali, preda

degli impulsi più istintivi e bassi e si fa trascinare dal contesto collettivo in cui è

inserito. La folla ha una sua psicologia diversa che predomina sugli individui.

Collettivista è la spiegazione data da GABRIEL TARDE, nelle LEGGI

DELL’IMITAZIONE, in cui teorizza l’idea che la società si regga sull’imitazione, la

prima molla che regola la vita sociale è la tendenza ad imitare gli altri, in maniera

irrazionale. Egli parla di SONNAMBULISMO SOCIALE, quando l’individuo

inserito nella società agisce alla cieca, avanzando senza un ragionamento attivo, ma

seguendo passivamente quello che fa la massa. Un approccio collettivista che fa leva

prevalentemente sulla componente sociale.

INFLUENZA SOCIALE : nella società moderna, cosa succede quando individuo è

inserito in un contesto sociale, quanto viene influenzato dal gruppo e quanto mantiene

la propria libertà, e la propria capacità autonoma di ragionamento? Perché in tante

situazioni sociali comunque apparentemente ci facciamo molto influenzare da quello

che fanno gli altri?

Per influenza sociale si intende quella situazione per cui il cambiamento nei giudizi,

nelle opinioni, negli atteggiamento di un individuo, avviene in seguito all’esposizione

ai giudizi, alle opinioni e agli atteggiamenti di altri individui. Situazioni in cui

cambiamo idea perché gli altri hanno un’idea differente. Il fatto di essere esposti a un

punto di vista differente, può portare ad un cambiamento, che a volte è profondo,

rispetto a ciò che pensavo precedentemente, ma altre volte il cambiamento è solo

esteriore, si dice di aver cambiato idea ma non si è cambiata veramente, c’è una

dissonanza tra quello che davvero penso e quello che dico agli altri di pensare.

Questo ultimo caso è tipico dei pregiudizi razziali : Il gruppo la pensa in modo

univoco rispetto a un pregiudizio razziale, e anche io mi dico d’accordo con il

gruppo, anche se nel mio intimo non la penso così.

L’altro punto importante da sottolineare è il comportamento che ne consegue,

comportamento che non è sempre la diretta conseguenza di quello che io penso :

DISSONANZA COGNITIVA, penso una cosa ma metto in atto un comportamento

dissonante rispetto a quello che penso. Gli psicologi sociali si occupano di come

cambiano le opinioni degli individui in presenza di altri individui, e se è un

comportamento profondo o solo manifesto ed esteriore.

Cosa succede quando gli individui vengono a sapere che la maggior parte dei

- membri del loro gruppo hanno un’opinione diversa dalla loro, cambiano idea

oppure no? Se cambiano idea lo fanno in modo convinto, o solo ad un livello

manifesto per non sentirsi diversi? Tendenzialmente gli psicologi sociale

affermano che si può riscontrare un fenomeno abbastanza costante : gli

individui tendono a cambiare idea e a condividere l’idea della maggioranza, a

prescindere che la conversione sia profondamente sentita o solo a livello

manifesto. Tale fenomeno è detto CONFORMISMO, o INFLUENZA DELLA

MAGGIORANZA. C’è un processo di conformismo di massa nei confronti di

una determinata opinione. Un fenomeno molto studiato è stato quello del

SOSPETTO nei confronti di pedofilia, per cui la comunità tendeva a

conformarsi all’idea della maggioranza ; caso studiato anche nel fenomeno dei

processi alle streghe negli USA, come si formava i conformismo nell’idea che

alcune persone dovessero essere condannate, la comunità si compatta senza

stare criticamente a ragionare.

Parlando di conformismo il riferimento è al primo che ha studiato il conformismo :

SOLOMON ASCH, costruì degli esperimenti in laboratorio inquietanti, in cui rilevò

dei dati molto interessanti circa quello che succede quando siamo inseriti in contesti

di gruppo. Egli è partito dal presupposto che se un individuo viene confrontato ad una

realtà oggettiva, non dovrebbe avere bisogno degli altri per farsi un’opinione. Egli

però pensava che le cose non stessero proprio così, ma l’opinione degli altri è molto

importante nella formazione della nostra, per cui anche davanti a realtà oggettive può

influenzare la nostra opinione. Questo è il fenomeno da lui chiamato conformismo :

le persone si conformano alle opinioni altrui, anche se il giudizio degli altri è

evidentemente sbagliato. Si tratta di un fenomeno socialmente rilevante, a cui

assistiamo tutti i giorni, e per dimostrare tale fenomeno egli prende un caso base che

mostra come non si può ignorare l’influenza della maggioranza sui nostri

comportamenti. Egli costruisce in laboratorio degli esperimenti su percezione ed

influenza della maggioranza. ( Anton Maio, negli USA, costruì degli esperimenti

nelle industrie per vedere se alcune condizioni possono favorire la produttività. Egli

scoprì alla fine l’effetto che per il semplice fatto di essere osservate le operaie

aumentano la loro produttività. ). Quello che Asch vuole vedere è se l’influenza di un

gruppo, di una maggioranza compatta, eserciti una pressione a livello delle scelte di

un individuo isolato. A tal fine sottopone una percezione visiva. Costruisce un gruppo

di 8 individui : 7 complici dello sperimentatore e un solo soggetto, il c.d. soggetto

ingenuo, deve rispondere per ultimo. Prima i 7 danno la stessa risposta unanime, e poi

l’ultimo dare la sua risposta. Diventa così facile capire se sta rispondendo in modo

unanime o meno. Compito sperimentale : bisogna comparare 3 linee ( A,B,C) e

vedere quale di queste rette è in linea con la retta X ( è una realtà oggettiva che X sia

uguale a B ). I sette complici di Asch davano una risposta sbagliata, davano giudizi

palesemente contrari all’evidenza percettiva ed egli voleva vedere cosa rispondeva il

soggetto ingenuo. i soggetti dovettero rispondere per 12 sequenze. Dai dati di Asch

emerge : almeno il 75% dei soggetti ingenue diede una risposta sbagliata ad almeno

una delle somministrazioni, conformandosi alla risposta sbagliata della maggioranza.

Il 36.8% dei soggetti ingenui, si conformò a quasi tutte le domande all’opinione della

maggioranza. I soggetti che invece valutavano le linee isolatamente, ossia nei gruppi

di controllo non sottoposti all’influenza della maggioranza, espressero giudizi quasi

sempre corretti, laddove non era inserito lo stimolo. Asch quindi conclude che il

risultato del 75 e del 36 % è l’esito della maggioranza.

La manipolazione, come fenomeno sociale, è un fenomeno che tutt’ora esiste, e

quanto riesce ad influenzarci, è di nostro interesse e bisogna capire quali sono le

dinamiche che lo regolano. Alcuni dicono che gli individui si lasciano influenzare

passivamente, altri dicono che sono dinamiche più psicologiche, la paura di essere

isolati dalla maggioranza se non ci si conforma. Il discorso del conformismo di lega

al problema della RESPONSABILIZZAZIONE o DERESPONSABILIZZAZIONE,

ossia quando l’individuo si sente responsabilizzato a dover intervenire in determinate

situazioni. Esperimenti : si riunivano amici dello sperimentatori con un soggetto

ingenuo in una sala di attesa, si faceva entrare del fumo, e si osservava cosa faceva il

soggetto ingenuo. Quando gli altri soggetti presenti nella sala tendevano ad

intervenire, anche il soggetto tendeva a responsabilizzarsi e fare qualcosa ; uguale il

contrario : se i soggetti erano fermi, anche il soggetto non faceva nulla, nonostante la

situazione critica. Un altro esperimento di TAKO SHIAN e BORINGHER fu

costruito in una strada in USA : un’ auto parcheggiata piena di pellicce sopra, due

complici cercavano di scassinare la macchina per prendere le pellicce e si cercò di

vedere cosa facessero i passanti davanti a questa situazione. Dei passanti andavano ad

avvisare i rapinatori che c’erano dei poliziotti che li guardavano.

L’intervento da parte del passante è molto discusso : perché non intervengono le

persone, in contesti sociali molto affollati, in contesti anonimi. È il contesto a

determinare il nostro grado di intervento? Se il contesto è molto affollato, è più

deresponsabilizzato, altrimenti in un contesto più intimo c’è maggiore

responsabilizzazione.

ARONSON : in campeggio in un parco americano, durante la notte si sentono elle

urla provenire da un’altra tenda e vede che anche gli altri accorrono verso queste

grida. Si chiede perché tutti accorrono e in una grande città non succede nulla. Egli

elabora la una teoria in cui è il contesto a influenzare il coinvolgimento, diverso è un

contesto intimo rispetto a uno anonimo.

Cosa regola la nostra decisione ad intervenire?

Cosa succede quando figure autoritarie ci chiedono di obbedire a degli ordini

- che vanno contro i nostri valori e la nostra morale? ( es. totalitarismi, sterminio

degli ebrei). Può essere ricondotto il silenzio alla paura, al terrore? Questo è

stato lo spunto per lavorare poi su gruppi più ristretti. Questo processo di

influenza sociale prende il nome di OBBEDIENZA ALL’AUTORITA’. Ma

questa autorità fino a che punto ci possa far mettere in atto comportamenti

contrari alla nostra morale? Dibattito storico iniziò con HANNAH ARENDT e

la sua opera EICHMANN IN JERUSALEM : A REPORT ON THE

BANALITY OF EVIL. “ la responsabilità di aver eseguito ordini come

qualunque soldato avrebbe dovuto fare durante una guerra” la difesa di

Eichmann, secondo cui non era lui ad essere pienamente responsabile di ciò

che aveva fatto, ma si era limitato ad eseguire degli ordini. La ricerca sociale si

chiede se ciascuno di noi inserito in un certo contesto potrebbe arrivare a

mettere in atto comportamenti contrari alla nostra etica. Le teorie principali

vertono sul concetto che di fronte alla presenza di un’autorità, vista come

sistema valoriale, tendiamo ad obbedire fino a situazione in cui è messa in seria

discussione la nostra etica ; c’è chi dice che è il contrario lavorando su tutti chi

si rifiuta. “LES REFUSANTES”, coloro che si rifiutano, il caso più celebre è

quello di SCHLINDER, persone che si contrappongono per salvare altre

persone. Cosa regola queste risposte comportamentali?

STANLEY MILGRAM : i suoi esperimenti sono partiti proprio dal processo di

Eichmann. È possibile che Eichmann e i complici del nazismo stessero solo

eseguendo degli ordini? La sua tesi è che è possibile perché ci son situazioni in cui gli

elementi del contesto sociale di riferimento ci possono portare a fare cose incredibili.

Il primo nel 1961 : reclutava persone con annuncio, vi pagheremo 4 dollari per

un’ora, cerchiamo 500 persone per aiutarci completare una ricerca scientifica sulla

memoria e sull’apprendimento. Recluta un campione di uomini di età compresa tra i

20 e i 50 anni. Molti lo hanno criticato perché ha scelto solo uomini, e probabilmente

la presenza di donne cambierebbe i risultati.

-Finalità falsa dell’esperimento : esperimento su memoria e apprendimento.

-Finalità vera : mettere le persone in una situazione tale per cui avrebbero dovuto

compiere delle azioni che in modo sempre più crescente avrebbero contrastato con la

coscienza morale, come impartire violenza nei confronti di altri. Voleva vedere se le

persone fino a che punto avrebbero obbedito.

In una stanza c’era il soggetto ingenuo, il maestro, e un soggetto complice, l’allievo

complice di Milgram. L’allievo era seduto su una sedia elettrica e il ricercatore gli

sottoponeva una serie di quesiti che avevano a che fare con apprendimento e

memorizzazione ( ad es chiedeva al soggetto di ricordare l’ordine delle carte) . allievo

man mano che andava avanti sbagliava risposte e al maestro gli veniva detto di

punirlo, impartendo una scarica elettrica sull’allievo, e si vedeva fino a che punto i

maestri sarebbero arrivati di fronte ai lamenti degli allievi. Egli notò che il 65% dei

soggetti ingenui continuò ad obbedire agli ordini e proseguì sino alla scossa più forte.

Egli aveva cercato di far emergere il nesso causale tra influenza dell’autorità e

obbedienza, ma per essere sicuro del nesso, cercò di inserire delle variabili ulteriori

nel contesto sperimentale. In alcune versioni dell’esperimento egli era presente

fisicamente nella stanza e i soggetti tendevano ad obbedire in percentuali elevate, ma

appena egli si allontanava i soggetti smettevano di impartire cariche elettriche.

Seconda variabile : responsabilità. In una prima versione dava la possibilità ai

soggetti di scaricare la responsabilità all’università qualunque cosa dovesse succedere

all’allievo. In una seconda versione gli si faceva attribuire tutta la responsabilità, e in

questo caso l’obbedienza crollava. Oppure in alcune versioni la scarica veniva

impartita tramite generatore, in altri casi con il contatto fisico sull’allievo e in questo

caso diminuiva l’obbedienza. Interessante era anche la distanza fisica : in alcune

versioni gli allievi nella stessa stanza, in altre in stanza diversa e in questo caso

l’obbedienza saliva alle stelle.

Condizioni che aumentano o diminuiscono obbedienza autorità :

Legittimità dell’autorità ;

- Responsabilità personale ;

- Distanza dalla vittima ;

- Vicinanza dell’autorità ;

- Caratteristiche personali, a cui M attribuisce un ruolo marginale.

-

Egli è stato molto accusato per aver ingannato il suo campione.

L’ESPERIMENTO CARCERARIO DI STANFORD ( 1971 )

Allievo di Milgram, PHILIP ZIMBARDO, negli anni ’70 continua il tema del suo

maestro sull’influenza dell’autorità sulle persone. A Stanford mise su una simulazione

di un carcere e ci chiude dentro i suoi studenti divisi in due gruppi : ruolo di

prigionieri e di guardie carcerarie. I prigionieri si lasciano andare sempre di più,

entrano in depressione, entrano nel ruolo del prigioniero, mentre le guardie diventano

degli aguzzini veri e propri, li umiliano, li maltrattano. Fu costretto addirittura a

interrompere l’esperimento a causa della grande violenza. La sua teoria ci dice quindi

che è il contesto sociale in cui ci troviamo che finisce per influenzare i nostri

comportamenti, il contesto influenza talmente tanto che si mettono in atti dei

comportamenti ritenuti legittimi che invece in un altro contesto non metteremmo mai

in atto. Egli fa leva sul concetto della DEINDIVIDUAZIONE in gruppo, viene meno

l’individuo stesso e lascia il posto al gruppo che ha la meglio su di lui.

Egli è stato consulente nel processo per le torture americane nel carcere iracheno di

ABU GHRAIB, in cui gli americani torturarono gratuitamente. Zimbargo ha studiato

il processo, gli americani hanno risposto di aver semplicemente eseguito gli ordini, ed

egli ha sottolineato che in un certo contesto mettiamo in atto dei comportamenti

estremi.

Testi per approfondimento.

-Zimbardo :L’EFFETTO LUCIFERO. CATTIVI SI DIVENTA? Raffaello Cortina,

2008.

-C.R BROWNING : UOMINI COMUNI. POLIZIA TEDESCA E SOLUZIONE

FINALE IN POLONIA, Einaudi 1999.

- W. Goldin, IL SIGNORE DELLE MOSCHE, 1954.

31-03-2014

Ci sono anche casi di INFLUENZA DELLA MINORANZA, per cui una minoranza

riesce a capovolgere opinione della maggioranza, e in questo caso c’è una grande

convinzione in termini di credenze, c’è una conversione genuina delle credenze.

Molti esperimenti sono stati fatti per vedere se l’esposizione a scene violente,

trasmesse soprattutto dalla TV, influenzi anche il comportamento reale degli

individui, soprattutto dei bambini. Es : studi ed esperimenti di Bandura.

Fenomeno delle sette religiose : cosa succede quando un individuo entra a far parte di

una setta. Alcuni studi mostrano che quando un individuo entra, abbandona in

maniera inconsapevole tutti i suoi valori, atteggiamenti, abbandonandosi alle norme

di una setta. Questa conversione è valida soprattutto per gli adulti. In questo contesto

si scatenano dei meccanismi tali per cui l’individuo perde completamente la propria

autonomia e personalità, mettendo in atto dei comportamenti del tutto lesivi anche per

se stesso. A volte capitano i fenomeni dei SUICIDI DI MASSA. Cosa induce

individui ad arrivare a togliersi la vita in nome di una qualche appartenenza con la

setta, o il gruppo di riferimento? Si potrebbe far riferimento alla categoria del

suicidio altruistico di Durkheim. Esempio : storia di una setta molto famosa degli

USA, SETTA DEL TEMPIO DEL POPOLO, capitanata da Jim Jones, un capo

carismatico. Piccola setta che a poco a poco diventa immensa negli USA, centinaia di

persone che decidono liberamente di seguire il capo, senza costrizione. Ad un certo

punto decide che intera comunità si deve trasferire in un paese in cui costruire una

sorta di comunità paradisiaca, in una località della Guyana, in America del Sud :

Jonestown. Questa comunità viene presentata come un mondo felice, lontano dai

comportamenti materialistici, a poco a poco diventa una sorta di piccolo sistema

autoritario, il capo compie violenza sistematica ; parenti rimasti negli USA

denunciano la situazione e un senatore americano decide di vedere da vicino cosa

succede nella comunità. Egli arriva, apparentemente sembra tutto felice, ma quando

se ne va un bambino gli passa un bigliettino chiedendogli di aiutarli a scappare e

alcuni vogliono scappare con lui. Il capo non accetta questa situazione e mentre

scappano cominciò a sparare. La situazione era tuttavia degenerata e Jones convince

tutti gli individui a togliersi la vita tramite un suicidio di massa. I superstiti sono

pochissimi, nemmeno una decina, mentre tutti gli altri bevono un veleno per

suicidarsi. ( vd. JONESTOWN)

Il conformismo è sicuramente importante per spiegare tale fenomeno. ( film tedesco

L’ONDA : in una classe il tema di approfondimento, autoritarismo, come è avvenuto

nazismo?

IL PROBLEMA DELLA RAZIONALITA’ : RIFLESSIONI SU ALCUNI

APPROCCI TEORICI NELL’AMBITO DELL’INDIVIDUALISMO

METODOLOGICO.

Differenza tra individualismo e collettivismo : nell’ambito individualismo, si

presuppone che comportamento individuale sia frutto di una serie di ragionamenti, e

si presuppone quindi sia un comportamento razionale non derivante da pressione

esterna da parte di forze sociali.

La razionalità è un problema aperto nell’ambito delle scienze sociali, centinaia sono

state le teorie relative alla razionalità del comportamento e all’interno

dell’individualismo metodologico ci sono tantissimi approcci al tema della

razionalità, da quelli più ampi e soft, a quelli più rigidi e normativi per cui al concetto

di razionalità corrispondono dei comportamenti molto precisi.

Es : perché la gente gioca d’azzardo? Chi gioca molto va incontro a sanzioni e

comunque continua a perdere e continua a giocare. Bisogna capire il perché, e

secondo alcuni studiosi dell’economia comportamentista, si tratta di una condotta del

tutto irrazionale. Altri parlano di compulsività ; altri pongono l’accento sul piacere

dell’attività.

Parlando di principio di razionalità, dobbiamo far riferimento a VILFREDO

PARETO, che fa una distinzione molto importante : azioni logiche e non logiche. Le

logiche sono quelle razionali, quelle non razionali sono invece prive di logica : le

azioni razionali sono quelle riconducibili ad una logica ECONOMICA, come calcolo

di costi e benefici e massimizzazione benessere personale ; tutte le altre sono le

azioni studiate dalla SOCIOLOGIA. Una definizione più articolata, ripresa da molti

contemporanei, è quella di WEBER. È possibile individuare una quadripartizione

delle azioni : razionali rispetto allo SCOPO, ossia delle azioni razionali di tipo

economico ; razionali rispetto al VALORE, caratteristiche dei comportamenti

individuali in cui alla base del comportamento ci sono dei valori in cui l’individuo

crede, come valori religiosi ( capitalismo ha origine nei comportamenti dei singoli

individui, ossia gli imprenditori dell’epoca, che mettono in atto un comportamento

simile e producono un sistema aggregato comportamentale, ossia capitalismo. Questi

comportamenti sono riconducibili ad una razionalità rispetto ai valori, quelli individui

condividono tutti motivazioni molto simili, riconducibili ai valori religiosi del

calvinismo, in primis alla teoria della predestinazione). Ci sono altri due tipi di azioni

: azioni TRADIZIONALI, comportamenti riconducibili alla credenza in determinate

tradizioni, e le azioni AFFETTIVE, ricondotte cioè agli affetti. Questa categoria si

ritrova in una parte della sociologia contemporanea, tra cui il francese BOUDON, che

elabora una tipologia di razionalità riprendente quella weberiana, per cui ci sono vari

tipi diversi di razionalità.

Parlando di razionalità dobbiamo distinguere due approcci : teorie NORMATIVE

delle azioni razionali, che sono teorie PRESCRITTIVE, indicano cioè norme criteri e

regole per definire un comportamento razionale. Razionale è quel comportamento che

risponde a determinati criteri di razionalità. Il modello di riferimento è quello

dell’HOMO ECONOMICUS, o teoria della scelta razionale, che affonda le radici nel

pensiero di Smith e Bentham, e nelle teorie utilitaristiche. L’individuo è razionale se

mette in atto un comportamento che tende a massimizzare il proprio benessere, sulla

base di un calcolo probabilistico tra costi e benefici.

A questo approccio se ne contrappone uno DESCRITTIVO : ci sono tante teorie che

nascono come critica alle teorie normative. Le normative prescrivono come si deve

comportare per essere razionali, ma non ci dicono come gli individui effettivamente

si comportano nella realtà. Questo non vuol dire che siamo irrazionali, ma

semplicemente che seguiamo dei percorsi diversi, che facciamo affidamento a regole

diverse che coincidono con visioni della razionalità più ampie. Tra queste teorie il

riferimento storico è alle teorie della psicologia cognitiva e alla nozione della

razionalità limitata. Un teorico della razionalità limitata è HERBERT SIMON, uno

dei primi critici della teoria della scelta razionale.

MODELLO DELL’HOMO ECONOMICUS O RATIONAL CHOICE THEORY

Tale modello affonda le sue radici nel concetto di razionalità economica o standard,

quella che all’origine erano le azioni razionali, economiche di Pareto e le azioni

razionali rispetto allo scopo di Weber. L’azione razionale è l’esito di una serie di

fattori :

Calcolo costi-benefici che l’individuo compie prima di agire.

- Informazione perfetta : colui che sceglie abbia una conoscenza perfetta le

- problema che si trova a fronteggiare.

Preferenze individuali tra alternative ordinabili, comparabili e coerenti.

- Selezione dei mezzi migliori in base al calcolo.

-

Un’azione può essere considerata razionale, in base alla RCT, se risponde a questi

criteri. La logica di agire in maniera razionale, è l’a massimizzazione dei vantaggi o

benefici, e la minimizzazione degli svantaggi o costi. Ciò vuol dire che si mira a

massimizzare la propria UTILITA’. L’utilità è di fatto la soddisfazione soggettiva

procurata da un’azione o da un bene. La scelta tra diverse alternative è quindi mossa

dalla logica della massimizzazione dell’utilità.

Parlando di utilità dobbiamo far riferimento all’UTILITARISMO, con Bentham :

utilità è ciò che rende minimo il dolore è massimo il piacere. Il bene è ciò che

garantisce felicità al più gran numero di individui, per cui la società dovrebbe

massimizzare l’utilità complessiva degli individui.

Es : qual è il prezzo giusto da pagare per un biglietto che ci consente di partecipare ad

un gioco consistente in un solo lancio di una monetina non truccata le cui vincite

sono : 100 se esce testa, 0 se esce croce. Dal punto di vista razionale, il prezzo del

gioco è di 50 euro, sulla base di un calcolo probabilistico.

BLAISE PASCAL : il primo a gettare le basi del calcolo probabilistico, LA

SPERANZA MATEMATICA DELLA VINCITA, ossia la somma delle possibili

vincite, ognuna ponderata per la sua probabilità di occorrenza. In questo caso

l’individuo è razionale se agisce sulla base del calcolo probabilistico del rischio.

IL PARADOSSO DI SAN PIETROBURGO

Nicolas Bernoulli : il criterio del valore atteso a volte è inadeguato. ( azioni

comparabili : buttare 5 euro o comprare un gratta e vinci. La possibilità di vincita è

uguale). Alcuni comportamenti oggettivamente uguali, per alcuni motivi sociali e

culturali sono considerati in maniera diversa. Il valore atteso (oggettivo) deve essere

sostituito dal concetto di UTILITA’ ATTESA, con valore psicologico o soggettivo.

Utilità attesa di un aumento della ricchezza, beni posseduti, cresce all’aumentare di

questa, ma in modo inversamente proporzionale alla quantità possedutane ( in termini

economici si dice che l’utilità marginale è decrescente).

TEORIA DELL’UTILITA’ ATTESA, JOHN VON NEUMANN E OSKAR

MORGENSTERN, 1944.

Si tratta di un modello normativo, formale che cerca di spiegare quanto un

comportamento può essere considerato razionale, utilizzato da gran parte degli

economisti, ma ampiamente criticato. Ci permette di spiegare molte situazioni

comportamentali ma spesso gli individui tendono ad allontanarsi da questa logica, per

cui bisognerebbe affiancare a questo modello altri assiomi di razionalità.

Questo modello cerca di esprimere la razionalità dei comportamenti in condizioni di

rischio ; elenca criteri formali di coerenza logica per agire razionalmente in contesti

di rischio.

In presenza di due alternative X e Y, X sarà preferita a Y, solo se l’utilità attesa di X è

maggiore dell’utilità attesa di Y. La massimizzazione individuale dell’utilità attesa è

un criterio razionale di comportamento in contesti rischiosi. La logica di fondo

risponde alla filosofia del modello dell’homo economicus, per questo tutte queste

teorie delle azioni rientrano nell’ambito dei modelli normativi.

ASSIOMI TEORIA UTILITA’ ATTESA.

Transitività delle preferenze : tra 3 alternative se la seconda è preferita alla

- prima e la terza alla seconda allora la terza si preferisce. Individuo coerente è

colui che ha delle preferenze transitive.

Indipendenza delle preferenze. Preferenze tra A e B non deve dipendere dai

- casi in cui le due opzioni portano allo stesso esito.

Dominanza : se un’opzione A è migliore di B per un aspetto e pari all’opzione

- B per tutti gli altri aspetti considerati, opzione A preferita a B.

Invarianza : preferenza per un’opzione rispetto ad un’altra non deve essere

- modificata dal modo in cui le due opzioni sono conformate.

VIOLAZIONE DEGLI ASSIOMI DELLA TEORIA DELL’UTILITA’ ATTESA.

In primo luogo viene violata la regola della transitività : non sempre ordine espresso

dalle mie preferenze viene rispettato, confrontando le preferenze tra di loro. Viene

anche violato principio indipendenza, esperimento effettuato da TVERSKY e

SHAFIR 1992. A tre gruppi di studenti promossi ad un esame, respinti e ignari

dell’esito, fu chiesto se avrebbero accettato o no una buona offerta per vacanza alle

Hawaii. Mentre la maggiorana dei primi due gruppi rispondeva si, due terzi degli

studenti ignari dell’esito, rinviavano la scelta subordinandola alla conoscenza

dell’esito. Viene violata regola dell’indipendenza : la teoria ignora il fatto che

incertezza associata all’evento essere bocciati o promossi, subentra rispetto

all’indipendenza. Effetto psicologico incertezza può avere la meglio sulla razionalità

della scelta. La mente umana è incapace di ragionare in modo sequenziale e

dicotomico quando si è in condizione di incertezza.

CRITICHE ALLA RAZIONALITA’ ECONOMICA.

Visioni alternative alla teoria della razionalità, che non tiene in conto una serie di

elementi, tra cui :

Mancanza di un’informazione completa rispetto al problema che si trovano ad

- affrontare ( critica di HAYEK e SIMON)

Spesso nei comportamenti ci basiamo su percezione e ricordo delle situazioni e

- delle alternative distorti rispetto alla realtà. Questo può portare a violazioni

della logica di coerenza o razionalità imposti dagli assiomi della teoria.

EFFETTO INCORNICIAMENTO, FRAMING EFFECT.

Incorniciamento di un problema ha un ruolo fondamentale sulle nostre valutazioni e

sui nostri comportamenti. Per il fatto che un problema ci viene presentato in un modo

diverso, fa si che mettiamo in atto comportamenti diversi e incoerenti. La nostra

mente segue delle strade diverse che seguiamo spesso inconsapevolmente quando

mettiamo in atto certi comportamenti.

Ci rassicura maggiormente un medico che dice : la vostra malattia è grave ma esiste

un nuovo tipo di intervento che in un terzo dei casi salva la vita. Piuttosto che un : la

vostra malattica è grave, in due terzi dei casi gli interventi falliscono.

Il problema è lo stesso ma presentato nella prima versione è più rassicurante,

possiamo provare a intraprendere questo intervento. Esperimento di T. e K.

PROBLEMA DELLA MALATTIA ASIATICA ( TVERSKY e KAHNEMAN )

Il sistema sanitario americano si prepara ad affrontare un’epidemia di una rara

malattia asiatica che farà 200 vittime. Due possibili programmi di intervento :

programma A : salve 200 persone.

1) Programma B : probabilità di 1/3 di salvare 600 persone e probabilità di 2/3 di

2) non salvare nessuno.

È un problema soggettivo, nel primo caso è rappresentato in modo più rassicurante

perché c’è la certezza di salvare 200 persone ; nel secondo caso c’è il problema

probabilistico, che inserisce il problema dell’incertezza. In realtà i due programmi

son identici.

Il 72 % dei soggetti sceglie il programma A, in quanto avversi al rischio.

Programma C : muoiono 400 persone.

Programma D : probabilità di 1/3 che nessuno muoia e probabilità di 2/3 che muoiano

600 persone.

Il 78% delle persone sceglie D, perché incorniciato in questo modo è più rassicurante

in quanto C prospetta la certezza della morte.

La differenza di incorniciamento dei problemi è la causa del rovesciamento delle

risposte ovvero della loro apparente incoerenza.

Questi tipi di studi mettono in lice che le capacità cognitive su cui basiamo le nostre

azioni sono limitate, abbiamo capacita di ragionamento e valutazione che seguono

strade differenti. Questo non vuol dire che siamo irrazionali, ma solo che seguiamo

percorsi valutativi e decisionali diversi da quelli delle teorie normative.

Altre violazioni comuni della razionalità economica.

Francesca ha 31 anni single schietta intelligente, laurea in filosofia e da studentessa

molto attiva sul fronte dei diritti umani. Si presentava questa descrizione ai campioni

e si chiedeva : quali delle seguenti affermazioni è più probabile?

Fra è impiegata di banca ;

a) Fra è impiegata di banca ed è un’attivista del movimento femminista.

b)

Data la descrizione di Fra, le persone comuni tendenzialmente preferiscono

immaginare che lei non sia solo una semplice impiegata di banca, ma abbia

mantenuto una componente tipica del suo passato : 88% delle persone risponde B.

Tuttavia questo va a violare un principio probabilistico elementare : congiunzione di

due eventi non muta la probabilità che possa accadere un unico evento.

Nella quotidianità, ciò che influenza la nostra valutazione, non è il calcolo oggettivo

di coerenza, ma il modo in cui un problema ci viene descritto, e ciò che ci sembra

essere più rappresentativo di una persona rispetto alla descrizione che ne è stata data.

Es di psicologia sociale : meccanismi di attivazione die pregiudizi, spesso si rifanno a

questo tipo di logiche. Tendiamo ad associare un’appartenenza ad una determinata

condotta, un determinato abbigliamento, a cui quella determinata categoria è

associata. A volte sbagliamo e incappiamo nell’ERRORE DELLA

CONGIUNZIONE.

APPROCCIO DESCRITTIVO.

Tentativo di rendere conto delle ragioni per cui gli individui si discostano dai principi

logici e razionali nella maggior parte dei processi di pensiero : problema solving, la

valutazione delle probabilità, il giudizio, la decisione. Questa corrente di studi è stata

aperta da Kahneman e Tversky : tali processi avvengono sulla base di EURISTICHE

che comportano la possibilità di BIASES.

EURISTICHE : scorciatoie cognitive per ridurre la complessità della realtà che ci

circonda.

BIAS : errori cognitivi sistematici che compiamo quando applichiamo queste

euristiche. Il fatto di usare un certo strumento ci fa sbagliare sempre nello stesso

modo.

Esempio : EURISTICHE PERCETTIVE. Queste strategie vengono utilizzate non

solo nell’ambito cognitivo ma anche in quello della percezione. Il modo in cui noi

percepiamo il mondo che ci circonda è orientato dal ricorso ad una serie di strategie

percettive, in modo del tutto inconsapevole.

Il nostro cervello è dotato di funzioni che lo rendono adatte all’ambiente in cui

viviamo, abbiamo delle teorie ingenue del mondo. Ad es a livello di percezione visiva

se vediamo in lontananza una casa piccola e un uomo grande, sappiamo che è un

problema di prospettiva perché l’uomo è più vicino a noi. Tuttavia può succedere che

in un mondo complesso qual è quello in cui viviamo possiamo cadere in trappole

percettive e cognitive.

La mente umana è quindi dotata di proprietà utili al nostro inserimento nella realtà in

cui viviamo, che tuttavia possono fallire se l’informazione si presenta in forme

insolite o troppo complesse.

GLI INSEGNAMENTI DELLA GESTALT ( forma )

XX secolo, anche nota come psicologia della forma. Questa corrente di psicologi è

nata in contrapposizioni al comportamentismo e si basa sull’idea che la percezione

non può essere spezzettata in sensazioni. La Gestalten ha cercato di dare una struttura

significativa, una forma completa a quello che percepiamo.

Le percezioni obbediscono ad una serie di leggi, partendo dal presupposto che un

insieme non è mai la semplice forma delle componenti ma qualcosa di più e di

diverso. Quando percepiamo, percepiamo un tutto non le singole componenti, così

come quando ascoltiamo una melodia non percepiamo le singole note ma la melodia

intera. Altra legge importante della percezione visiva : una parte di un insieme è

qualcosa di diversa che la stessa parte isolata o in un altro insieme. L’attribuzione di

significati alle singole parti è una strategia che ci permette di interpretare la realtà

queste regole ovviamente non sono ferree, le utilizziamo costantemente senza

rendercene conto, ma a volte ci fanno sbagliare.

Altra regola : tutte le immagini sono viste come figure che si staccano da uno sfondo,

da un contesto. Cerchiamo sempre di interpretare quello che percepiamo anche se

inconsapevolmente. (es : il vaso di Rubin, se lo sfondo è nero vediamo un vaso, se lo

sfondo è bianco due visi che si fronteggiano ; L’immagine scompare di Salvador Dalì,

in cui possiamo vedere o l’immagine di un vecchio o di una donna).

Una forma chiusa è più facilmente identificata come figura piuttosto che una forma

aperta. Secondo la psicologia della forma, la mente riempie ocrea parte mancanti

inesistenti.

In base al principio della BUONA CONTINUAZIONE : più facile percepire una

continuazione regolare che un brusco cambiamento di andamento. Se lo stimolo

diventa molto complesso abbiamo delle difficoltà a percepire continuamente :

tendiamo a percepire più facilmente qualcosa di armonioso.

In base al PRINCIPIO DI PROSSIMITA’ : cervello tende a raggruppare in una stessa

figura gli elementi che sono vicini per cercare di interpretali.

Tuttavia davanti a circostanze ambigue la mente è anche sviata, può essere

influenzata dal contesto. ( es : illusione ottica di Muller-Lyer)

LE EURISTICHE COGNITIVE.

La psicologia cognitiva, parte dal presupposto cognitivista : individuo percepito come

un elaboratore di informazioni attraverso schemi cognitivi. Questo approccio nasce in

forte contrapposizione al comportamentismo, che ipotizzava che la mente fosse una

sorta di black box, secondo cui il nostro comportamento è solo la risposta a qualche

stimolo. La sfida del cognitivismo è quella di ricostruire le modalità attraverso cui la

mente memorizza ed elabora la conoscenza del mondo sociale. Le modalità cognitive

sono sottostanti al giudizio e al comportamento.

Euristica della disponibilità, una delle più note che apparentemente utilizziamo molto

spesso, ci permette di semplificare gli stimoli del mondo esterno.

Questa strategia serve a valutare la probabilità o frequenza di un certo evento in

funzione della facilità con cui la nostra mente può richiamare eventi simili, in quanto

più disponibili alla memoria. Tale strategia sfrutta la disponibilità mentale di alcuni

fenomeni, eventi, che proprio perché disponibili mentalmente, ricordiamo più

facilmente. L’idea è che la facilità di ricordo viene ritenuta indicativa della frequenza

o probabilità dell’evento.

Le circostanze, i casi o le associazioni relativi ad eventi più frequenti o probabili,

sono più facili da ricordare. Questa euristica permette di semplificare valutazioni e

previsioni. Il problema è che l’euristica dia sempre vita agli stessi errori sistematici,

che sono comuni. Alcuni stimoli propri dei processi di memorizzazione e

rievocazione ( es. stimoli salienti o rari che possono essere ricordati più facilmente di

altri) possono portare a distorsioni di giudizi.

Es : davanti a liste di eventi tra cui alcuni sono più salienti di altri, ma meno probabili

o frequenti, si tende a sovrastimare la probabilità e frequenza degli eventi più salienti.

Uno dei casi più studiati è stato quello dei rischi legati all’energia nucleare, o legati

agli incidenti aerei. La nostra disponibilità mentale di un evento è influenzata da una

serie di convinzioni :

Familiarità : se un evento ci è molto familiare, tendiamo a ritenerlo molo

- probabile, ma non è detto che a questo corrisponda una oggettività di un

evento. Questo meccanismo è molto sfruttato nella campagna di prevenzione.

Salienza emotiva : quanto ci tocca emotivamente un certo evento.

- Distanza temporale : un evento che si è verificato da poco è molto più

- presente nella memoria, per cui attiva una disponibilità mentale maggiore che

ci porta ad esprimere delle percezioni errate.

Mass media : grande responsabilità nello scegliere cosa trasmettere e cosa

- non, a come incorniciare l’informazione ecc.

Tutto questo anche in termini positivi, uno studio che nell’ambito della prevenzione

sanitaria ha messo in luce l’effetto MAGIC JOHNSON, era un cestista americano

molto famoso che contrae HIV. Egli decise di rivelare al pubblico di essere malato e

lo fece attraverso i mass media. Questa scelta è stata studiata dagli scienziati che

hanno messo in luce come nelle settimane successive, nelle comunità afro-americane,

la vendita dei preservativi sia aumentato vertiginosamente. La disponibilità mentale

di quel rischio specifico aumentò a seguito di questo evento molto importante, e

questo si è tradotta in una valutazione del rischio maggiore rispetto a quella

precedente.

28-04-2014

EURISTICA DELLA RAPPRESENTATIVITA’ : strategia mentale che consente di

stimare la probabilità che un determinato oggetto, fenomeno, appartenga a un certo

insieme. Un’azione è rappresentativa di una persona in quanto questa ha le

caratteristiche per compierla. Esperimento : VD. Descrizione di Francesca, effetto

incorniciamento.

Si tratta di un tipo di strategia mentale che è alla base di pregiudizi.

“ Se X è molto simile a Y, la probabilità che X appartenga a Y è molto elevata”.

Questa euristica permette di semplificare valutazioni e previsioni. Tuttavia non

sempre è così, e qualora si sbagli, si cade nel BIAS della rappresentatività.

Errore del giocatore d’azzardo : esce alla roulette 9 volte di seguito il rosso, alla volta

successiva si propenderà a puntare sul nero. In questo caso si trascura l’indipendenza

degli eventi in una serie casuale.

EURISTICA DELL’ANCORAGGIO : si fanno stime partendo da un valore iniziale

(ancora) da cui ci si aggiusta nel formulare la conclusione finale, anche se

generalmente non ci si aggiusta mai sufficientemente. Le stime quindi non vengono

formulate in modo oggettivo, ma rispetto a un unico valore.

Es : giudizio sulla preparazione, timidezza, intelligenza di una persona. Spesso per

valutare queste caratteristiche, più che basarsi su dei test di tipo oggettivo, colui che

valuta prende come riferimento il proprio livello di preparazione e intelligenza.

OTTIMISMO IRREALISTICO ( BIAS DELL’OTTIMISMO )

Tendenza a sovrastimare la probabilità di eventi positivi e a sottostimare la

probabilità di eventi negativi, per noi stessi. Es : individuo che scegli di sposarsi, la

probabilità che ci si possa divorziare è molto bassa, mentre più alta è per gli altri. Si

pensa che è più probabile che qualcosa di brutto accade agli altri piuttosto che a noi.

VISIONI ALTERNATIVE DELLA RAZIONALITA’.

Prendono spunto dallo studio delle euristiche.

Una nozione molto nota è quella di RAZIONALITA’ LIMITATA, prima teoria tra

quelle descrittive, riconducibile all’economista HERBERT SIMON, per rendere

conto della realtà dei comportamenti individuali che contrastava con l’approccio

normativo. Ha vinto premio Nobel per l’economia. La sua idea è che la razionalità

normativa sia OLIMPICA, propria solo a delle divinità, l’essere umano comune non

fa riferimento a criteri di calcoli così perfetti. La razionalità normale, di tutti i giorni

egli la definisce razionalità LIMITATA ( BOUNDED RATIONALITY), usata

comunemente sia dalle persone normali sia dagli esperti. È un’utopia ritenere che noi

ci rifacciamo a criteri normativi molto rigidi. Secondo lui massimizzazione come

obiettivo dell’azione è impossibile, ma ciò che l’individuo fa quando agisce, è cercare

una soluzione soddisfacente.

Diversa è la nozione di RAZIONALITA’ IMPERFETTA, elaborata dal sociologo

norvegese JON ELSTER che ha lavorato tutta la vita sul concetto di razionalità,

partendo dagli studi di Simon, Freschi e Caneman. Secondo Elster la razionalità

normativa non sempre descrive il comportamento umano, ma si devono tener conto

altri aspetti che orientano il nostro ragionamento. La nozione di razionalità è

incentrata sul concetto di DEBOLEZZA DI VOLONTA’ : caratteristica dell’essere

umano è quella di essere debole sul piano di volontà, gli uomini per quanto si

possano sforzare cedono davanti ad una serie di eventi. Di questo si deve tener conto

quando si pensa alla teoria della razionalità del comportamento. Teoria normativa ci

dice che se mentre agiamo, cediamo alla volontà, allora siamo irrazionali, ma per lui

è troppo semplicistico parlare di irrazionalità, in quanto si può capire perché siamo

deboli. Siccome siamo degli essere razionanti (è un individualista ) possiamo cercare

di porre dei correttivi alla razionalità, nonostante non possiamo agire secondo la

razionalità olimpica. L’esempio più celebre è ULISSE E LE SIRENE (1979) :

Ulisse è un essere umano, e come tale è debole di volontà, per cui sa che quando

arriverà vicino alle sirene, non potrà resistere e si farà trascinare in mano. Per

contrastare questa sua futura ipotetica irrazionalità, egli può razionalmente anticiparla

e porsi un vincolo : si fa legare all’albero maestro della nave e mette la cera nelle

orecchie ai suoi marinai. Bisogna considerare le nostre azioni lungo un arco

temporale : la realtà del quotidiano ci dice che in T2 probabilmente ci comporteremo

in maniera irrazionale. In T1, essendo un po’ razionali, possiamo anticipare la nostra

irrazionalità futura ponendoci dei vincoli che ci evitino di comportarci in maniera

irrazionale quando non potremmo fare a meno di cedere alla debolezza.

Partendo da qui ha studiato fenomeni concreti : dipendenza da alcool, droghe, per

mostrare proprio come per evitare di arrivare ad uno stadio di dipendenza, bisogna

vincolarsi prima.

Un’altra importante nozione, è quella di RAYMOND BOUDON, di

RAZIONALITA’ SOGGETTIVA : teoria razionalità è un supporto allo studio

dell’azione individuale. Egli distingue varie tipi di razionalità e li riconduce all’idea

delle buone ragioni, di tipo soggettivo. Il comportamenti X di un individuo è

razionale quando è possibile asserire che quell’individuo aveva delle buone ragioni

per comportarsi in quel certo modo X in quanto…..

Questa visione ci dice che la razionalità normativa descrive solo un tipo di azione, ma

ce ne sono molti altri per cui agiamo in base ad altre strade. Ha ragione Elster

secondo cui siamo imperfetti, ma Boudon è più analitico in quanto ci indica tanti tipi

di razionalità che si riconducono tutte ad una categoria. Le buone ragioni possono

descrivere tante situazioni possibile.

Una prima situazione è quella delle azioni che Weber definiva razionali rispetto allo

scopo, azioni mosse dal calcolo economico e dalla razionalizzazione.

•RAZIONALITA’ UTILITARISTA : buone ragioni di fare X, in quanto X

corrisponde ad interesse.

•RAZIONALITA’ TELEOLOGICA : buone ragioni di fare X, in quanto X è

considerato il mezzo migliore per realizzare un certo obiettivo.

•RAZIONALITA’ ASSIOLOGICA ( Weber rispetto ai valori ) : buone ragioni di

fare X, in quanto X scaturisce da un dato principio normativo o valore in cui si crede

fermamente. Si tratta quindi di azioni non riconducibili alla logica economica ma alla

credenza in certi valori.

• RAZIONALITA’ TRADIZIONALE (riprende Weber secondo cui individui

credono in determinate tradizioni) : buone ragioni di fare X, in quanto abbiamo

sempre fatto X e non c’è ragione di mettere in dubbio X.

Boudon ha molto lavorato su esempi tratti dall’antropologia. Uno dei primi

antropologi, Levy Bru, per descrivere il comportamento delle società diverse da

quelle occidentali, parlava di mentalità primitiva, in senso negativo del termine, in

senso irrazionale (antropologia nasce a seguito del colonialismo), anche per

giustificare il colonialismo. Quest’ambito dell’antropologia ha sostenuto le tesi della

razionalità, che hanno anche giustificato l’espansionismo coloniale a cavallo tra 800 e

900 ( Gli spettri del Congo. Politiche espansioniste del Belgio sono state giustificate

tramite irrazionalità della popolazione locale rispetto ai canoni occidentali.

L’etnologia ha contestato questo approccio e ha cercato di mettere in luce che queste

culture diverse, avessero delle proprie caratteristiche ben precise che andassero messe

in luce. Boudon analizza i comportamenti delle culture diverse come le danze della

pioggia delle culture indiane del Sud America, una cultura considerata da molti come

irrazionale. Robert Merton, esponente del funzionalismo, ha spiegato la differenza tra

funzioni MANIFESTE e LATENTI : la funzione manifesta della danza della pioggia

è di far piovere, quella latente è di aumentare la coesione dei membri della tribù,

quindi anche se non piove non si tratta di un’azione irrazionale.

ESEMPIO : IL PARADOSSO DEL VOTO.

Perché votare? Per gli economisti votare è un’azione costosa : un individuo razionale

dovrebbe astenersi dal farlo. Secondo Boudon la probabilità che il proprio voto

influisca sul risultato delle elezioni è molto bassa, e ciò nonostante le persone votano,

perché? Sono tutti irrazionali? No, ma possiamo cercare di ricostruire le buone

ragioni sottostanti ai comportamenti dei votanti, ragioni che non rispondono ad un

calcolo economico.

Scommessa di Pascal : costi bassi dell’assicurazione, i rimpianti sono alti se

l’assicurazione non viene contratta e si verifica l’incidente. (logica del rimpianto)

Secondo Boudon il rischio dei rimpianti è nullo nel caso del voto, quindi secondo lui

si vota perché si crede di dover votare, che votare si auna cosa giusta, hanno delle

ragioni forti per crederlo. Ragioni forti :

Democrazia sia un buon regime per vivere ;

- Obiettivo elezioni : far sì che i governanti tengano conto della volontà

- pubblica.

SOCIOCENTRISMO : analizzare un fenomeno dal proprio punto di vista. Secondo

Boudon questo è un errore in quanto si capisce molto poco del proprio

comportamento individuale.

L’APPORTO DELLE NEUROSCIENZE.

Nuovo fronte di ricerca nelle scienze sociali, che guarda all’evoluzione dell’uomo,

cerca di spiegare il comportamento dell’uomo riconducendolo alla nostra storia

evolutiva. Cerca di rintracciare le radici evolutive del perché dei nostri

comportamenti. Questo settore ha invaso anche le scienze sociali, si utilizzano

tecniche della scienza dura e si cerca di ricondurre le nostre azioni a una determinante

biologica o celebrale. Questo alimenta il dibattito filosofico del libero arbitrio o del

determinismo, il famoso dibattito tra natura e cultura. I nostri comportamenti al limite

possono essere frutto di RAZIONALITA’ EVOLUTIVA, perché comunque il

comportamento è determinato da ciò che succede nel nostro cervello, i valori entrano

poco in gioco perché ciò che determina i nostri comportamenti sono cerebrali.

Oggi esiste anche la neuro-etica, la neuro-filosofia, la neuro-economia, che mettono

in luce come le nostre scelte non siano dettate dalla nostra volontà, ma dalle nostre

aree celebrali. (NEURO-MARKETING)

Neuro-etica : spiegare adesione a dei principi etici riconducendoli a ciò che succede

nel nostro cervello. Dibattito filosofico antico : questa autonomia comportamentale

che rivendica l’individualismo metodologico, ha ragione di esistere o no,. Se la

maggior parte dei nostri comportamenti sono determinati da meccanismi neurali,

andiamo a limitare la capacità del ragionamento, visto come una giustificazione EX-

POST : prima viene l’impulso, poi il ragionamento, per giustificare il nostro

comportamento. Ragionamento quindi scaturirebbe poco dalla nostra autonomia di

pensiero ma da impulsi a livello celebrale.

Oggi il dibattito si è imposto nelle scienze sociali : c’è chi rifiuta qualsiasi forma di

determinismo, chi ritiene che il determinismo sia onnipresente, chi cerca una sorta di

mediazione.

• GIOCO DELL’ULTIMATUM (prende spunto dalla teoria dei giochi) : oggetto di

studio di economisti, scienziati sociali ma anche dei neuro-scienziati. Fa ricorso

all’idea di razionalità economica e max propria utilità.

Ci sono due individui posti di fronte ad una somma di denaro e devono decidere

come dividersi tale somma. I ricercatori nei loro esperimenti hanno sottoposto dei

campioni di soggetti a questo gioco. L’individuo A (proponente) deve fare una

proposta sulla divisione della somma e l’individuo B può accettare o rifiutare la

proposta. Se B accetta, i soldi saranno divisi come ha proposto A ; se B rifiuta,

nessuno otterrà nulla. La teoria normativa dell’utilità attesa ci dice che in base alla

nozione di razionalità economica, l’individuo razionale deve sempre accettare, perché

è sempre meglio per lui ottenere qualcosa piuttosto che nulla, la sua utilità economica

è sempre superiore accettando la proposta.

Logica massimizzazione : A dovrebbe fare la proposta migliore per lui e B dovrebbe

accettarla comunque pur di non rimanere senza nulla.

Tuttavia quello che è successo in questo esperimento, ripetuto in aree del mondo del

tutto differenti tra di loro, è che la maggior parte delle volte quello che fa il

proponente è proporre un’offerta equa e le offerte inique sono rifiutare da B nel 50%

dei casi. Le persone quindi non si comportano in base alla logica della

massimizzazione, ma c’è una sorta divincolo che ognuno si da : proponente non fa

proposte che massimizzano la sua utilità e chi accetta o rifiuta accetta solo quelle che

gli sembrano eque. Molti di questi esperimenti hanno dimostrato che ciò avviene

anche indipendentemente dalla somma di denaro. Ma perché la gente risponde così?

Inizialmente si è parlato di credenza nella giustizia, nei valori di equità ; Boudon ci

direbbe che la gente ha buone ragioni di tipo assiologico per rispondere in questo

modo : chiede fermamente in ragioni di equità. Una buona parte della letteratura

contemporanea che si rifà alle neuroscienze ci dice che la spiegazione assiologica non

è valida : queste risposte sono dettate interamente dal nostro cervello, da ciò che i

nostri emisferi del cervello ci dicono di fare. Il valore dell’equità è così frutto della

nostra evoluzione, è scritto geneticamente in noi e nel corso della nostra evoluzione

ci ha aiutato a sopravvivere. Uno degli strumenti utilizzati dalle neuroscienze è la

•RISONANZA MAGNETICA PER IMMAGINI: risonanza del cervello, vengono

colorate alcune parti del cervello che si attivano nel momento in cui l’individuo

svolge un determinato compito. Quando gli individui rispondono al gioco

dell’ultimatum, gli viene fatta una risonanza magnetica : in base ai risultati della

risonanza si vede come si sono attivate le loro aree celebrali mentre rispondevano. In

base a quale area si illumina, la conclusione è che ha risposto in quel modo perché

l’area che è proposta a una determinata cosa si è attivata. È stato messo in luce che le

offerte più inique stimolano alcune aree del cervello legate alle emozioni negative

associate al disagio e al disgusto. Quanto più queste aree sono stimolate, tanto

maggiore è l’attività dei neuroni e tanto più un senso innato di giustizia prevale sul

calcolo utilitaristico. Questo senso di disagio ha una matrice innata, piuttosto che una

matrice culturale.

DECISIONI MORALI E RUOLO DELLE EMOZIONI.

Uno dei settori molto studiati è la neuro-etica, come l’adesione a determinati valori

possa essere ricondotta allo studio dell’attivazione di aree celebrali e quindi a una

componente di tipo evolutivo, innata, soprattutto di come ci comportiamo rispetto a

determinate decisioni morali.

Il ragionamento è solo una giustificazione ex post nella decisione? Il comportamento

che mettiamo in atto è completamente determinato da una componente innata? Il

momento fondamentale per dare l’impulso comportamentale di fatto è determinato da

una componente celebrale. Una delle tipiche situazioni sottoposta ad alcuni soggetti è

il c.d. dilemma del FOOTBRIDGE, un dilemma morale che coinvolge dei principi

etici individuali. C’è un individuo su un ponte al di sotto di cui passa una ferrovia.

Cinque operai stanno lavorando alla manutenzione die binari e a un certo punto si

sente arrivare un treno. Davanti a noi c’è un soggetto molto grosso e imponente e

l’unico modo per fermare il treno ed evitare che i 5 operai perdano la vita è spingere

l’individuo giù dal ponte che con la sua stazza potrebbe evitare la morte dei 5 operai

anche se il signore muore. Qual è la scelta più razionale?

DILEMMA DEL TROLLEY : ci sono 5 operai che lavorano alla manutenzione del

binario, il binario si biforca e su un altro ramo c’è solo un operaio. A un certo punto

arriva il treno diretto verso i 5 operai e l’unico modo per salvare loro la vita è

azionare una leva che cambia la direzione del treno. Morirebbe così un solo operaio

piuttosto che 5.

Dal punto di vista oggettivo il dilemma è lo stesso, ma nel primo caso il

coinvolgimento personale è maggiore in quanto in prima persona spingo giù lo

sconosciuto ; nel secondo dilemma il coinvolgimento è molto minore e io penso di

fare una cosa giusta sacrificando la vita di uno piuttosto che di 5.

GREENE, SOMMERVILLE, NYSTROM, DARLEY, COHEN : dilemma del

Footbridge implica un coinvolgimento diretto e personale, mentre quello del trolley

implica un coinvolgimento meno diretto e più impersonale. È come ci viene

presentato il problema che ci fa vedere le cose diversamente. Milgram sottolineava

che quanto più il coinvolgimento è personale in prima persona, meno propensi ad

obbedire ; quanto più siamo depersonalizzati, tanto più propensi ad obbedire.

Oggi le neuroscienze ci fanno vedere questo tipo di problema in maniera diversa. Si

studiano i meccanismi neurali che sottostanno a giudizio e scelta morale ; partendo

dal presupposto che dilemmi morali attivano dei centri cerebrali associati alle

emozioni a cui corrispondono implicazione emotive differenti che influenzano giudizi

e scelte morali.

Nello specifico questi due dilemmi sono stati ripetuti su campioni di soggetti

sottoposti a risonanza magnetica cerebrale : nei dilemmi personali sono

maggiormente coinvolte le aree del cervello tipicamente associate alle emozioni; nei

dilemmi impersonali invece sono maggiormente coinvolte le aree cerebrali

tipicamente associate alla razionalità e al calcolo.

L’INCREDIBILE CASO DI PHINEAS GAGE. Si tratta di un minatore

statunitense che ha contribuito alla costruzione di un lungo percorso ferroviario. Era

una persona amabile, simpatica che andava a lavorare ogni giorno finché durante lo

sbancamento di una collina, lui era addetto a inserire le cariche per far saltare in area

la collina ; caricando le mine, esse esplosero e la bacchetta di acciaio con cui stava

caricando la polvere di acciaio, esplose, entrò dall’occhio, trapassò il cervello e uscì

dall’altra parte. Il miracolo fu che egli non morì e dopo qualche settimana ritornò in

salute. Successe però una cosa incredibile : il suo carattere cambiò radicalmente,

divenne intollerante, antipatico, insopportabile, non era più in grado di lavorare con i

suoi colleghi tanto che venne licenziato. Il suo cranio è stato studiato da molto

studiosi tra cui Antonio Damasio che mise in luce come i danni cerebrali che Gage

aveva subito, avevano toccato delle aree specifiche associate alle emozioni. Gli

studiosi hanno cercato di mostrare che il cambiamento a livello comportamentale ed

emotivo, fosse dovuto al fatto che una parte fondamentale del suo cervello fosse stata

danneggiata dall’incidente. Un danno cerebrale può quindi cambiare il

comportamento di una persona : alcune nostre risposte emotive non sono altro che

frutto di una parte del nostro cervello. (Damasio : L’errore di Cartesio)

Esiste un legame tra disgusto fisico e morale? Alcuni studi dimostrano come il

disgusto morale discende dal disgusto fisico : ricevere una proposta indecente

provoca una smorfia come quando si ingeriscono cibi avariati. Questa smorfia è frutto

di una evoluzione che aiutò i nostri antenati a sopravvivere quando cibi avariati li

avrebbero potuti uccidere. Anche il disgusto morale viene letto in chiave evolutivo,

quale meccanismo innato di difesa. In questo senso la moralità si fonderebbe su un

riflesso mentale antico. Uno studio che parte dagli anemoni di mare che compiono un

movimento simile a quello delle nostre labbra quando mettono in atto una smorfia di

disgusto e si chiudono per evitare di ingerire sostanze che potrebbero essere tossiche.

Un altro studio riguarda le scelte individuali in situazione estreme : perché non

sempre in queste situazioni facciamo il nostro interesse. Studio effettuato sui

passeggeri del Titanic, alcuni ricercatori hanno cercato di capire che cosa potesse aver

dettato comportamenti di fuga o cooperazione con altri passeggere in situazioni

estreme di pericolo. Ci sono tante chiavi interpretative : quella evolutiva ci dice che

gli individui sono stati mossi da meccanismi di natura evolutiva che tendono a

premiare la sopravvivenza della specie ; quella culturale ci dice che ci sono delle

norme morali e culturali che prevalgono sui nostri comportamenti. Decisioni

individuali tra : probabilità sopravvivenza ; competizione posto per le scialuppe ; si

tratta di un gioco unico, one-shot game che non può essere ripetuto.

È stato messo in luce che sono state rispettare delle norme etiche : donne e bambini

prima, chi parla di norme etiche chi di norme dettate evolutivamente. Le persone

quindi seguono questo principio perché solo salvando donne e bambini si può

riprodurre la specie.

PROBLEMI DI METODO (05-05-2014)

Unità si osservazione (oggetto di ricerca) :

1. contesto o individuo (individualismo metodologico vs. collettivismo)

-

STATUTO ( legittimità scientifica) : comprendere se scienze sociali siano

2. classificabili come delle scienze alla pari delle scienze tradizionali, fisico naturali.

Si tratta di un problema con cui nascono le scienze sociali stesse. I primi approcci

teorici alla ricerca sociale si interrogano su questo punto : il tipo di disciplina

nell’ambito di cui ci si muove è scientifica oppure no. Nel caso in cui sia

scientifica bisogna capire cosa rende scientifiche queste discipline.

comprensione vs. spiegazione (METHODENSTREIT) contrapposizione tra

- monismo metodologico (unico metodo per tutte le discipline, ossia metodo

della spiegazione causale delle scienza metodologiche) e dualismo

metodologico (diversi metodi per le scienze fisiche e quelle sociali, metodo

della comprensione o interpretativo o ermeneutico).

Questa contrapposizione è nota come METHODENSTREIT, dibattito sul metodo,

sviluppatosi in Germania a cavallo tra ‘800 e ‘900. Problema che nasce con le stesse

scienze sociali. Nell’ambito ad es della sociologia, questo problema metodologico

viene affrontato come uno dei problemi principali della ricerca sociale dai positivisti :

si interrogano se i risultati che si ottengono dalla ricerca sociologica possono essere

considerati scientifici al pari della ricerca scientifica. Comte ritiene che la sociologia

sia una disciplina scientifica perché viene adottato lo stesso metodo di indagine, di

ricerca. Egli sottolinea questo elemento anche a livello terminologico definendo la

sociologia la fisica sociale, divisa poi in statica e dinamica sociale. Quando Comte

parla di mutamento della società formula la legge dei tre stati, fortemente

determinista. Durkheim anche abbraccia l’idea di metodo unificato, di spiegazione

causale applicabile alla spiegazione dei fenomeni sociali : individuazione di un nesso

causa-effetto tra i fenomeni sociali è alla base del suo studio sul suicidio. Dalle cause

sociali scaturisce la variazione dei tassi sul suicidio. Questo approccio monista è

molto diffuso nell’ambito delle scienze sociali.

COMPRENSIONE VS SPIEGAZIONE, METHODENSTREIT (07-05-2014)

Germania fine 1800 : controversia tra scienze sociali e scienze naturali, oggi noto

come problema della culture, cultura umanistica e scientifica, se ci sia dialogo tra le

due culture, se ci sia uguaglianza di scientificità tra i due ambiti disciplinari.

DUALISMO METODOLOGICO : STORICISMO TEDESCO

I metodi delle scienze fisico-naturali e di quelle sociali sono differenti. Tanti sono i

contributi dati al dualismo metodologico. Lo storicismo tedesco è stata una corrente

di pensiero filosofico che nella Germania di fine ‘800 ha sviluppato una serie di

riflessioni sul metodo che lo storico deve seguire quando fa ricerca e cosa differenzia

questo metodo da quello dello scienziato. Esso si differenzia dal positivismo,

soprattutto inglese. Punti comuni tra gli autori dello storicismo :

Carattere individuale dei fenomeni storico-sociali : differentemente da una

- reazione chimica che può essere ripetuta tante volte, nello stesso modo,

ottenendo lo stesso risultato, un fenomeno storico ha appunto un carattere

storico, ossia individuale e singolare. Carattere unico associato all’idea di

irripetibilità : fenomeno storico mai più si riprodurrà nello stesso modo. Anche

noto come carattere di STORICITA’.

Rifiuto riduzionismo delle scienze storico-sociali a quelle naturali : le

- scienze storico sociali hanno a che far con fenomeni qualitativamente diversi

da quelli delle scienze naturali.

Conoscenza naturale si ottiene attraverso la spiegazione causale : va alla

- ricerca di nessi causali tra i fenomeni e questo porta alla necessità di

generalizzare le spiegazioni così che si arriva alle leggi generali.

Conoscenza storico-sociale attraverso la comprensione di senso : non si

- individuano regolarità, leggi, come nelle scienze fisiche, ma si comprende in

maniera specifica ogni fenomeno storico.

Tra i massimi esponenti dello storicismo tedesco:

• LEOPOLD VON RANKE, si è particolarmente concentrato sulla storia è ha

proposto che esso debba essere ridotto a un METODO EMPATICO. Si tratta di un

metodo utilizzato dalla psicoanalisi, che consiste nel capire il perché di alcuni

comportamenti altrui, di alcune manifestazioni di fenomeni storico-sociali, cercando

di mettersi al posto di coloro che hanno vissuto quei fenomeni, che hanno messo in

atto quei comportamenti che cerchiamo di spiegare, per riviverne le stesse esperienze,

stesse emozioni, stessi valori. Solo attraverso questa operazione si può spiegare

veramente il perché di alcuni fenomeni storici. L’altro punto interessante del suo

pensiero è che lui vede gli stati di cui studia il comportamento come la

personificazione di forze intellettuali comprensibili solo con il ricorso all’empatia. Le

forze intellettuali sono dotate di una propria autonomia di azione. Si tratta quindi di

un approccio collettivista sul piano metodologico è la sfida è proprio quella di

spiegare il comportamento degli stati attraverso il metodo empatico. Lo storico deve

muovere dalla unicità spirituale del particolare : il fenomeno storico che deve essere

spiegato è dotato di una sua unicità, singolarità e per coglierla dobbiamo ricorrere al

metodo empatico.

Modello nomologico-deduttivo, proposta da Hempel e Popper schematizza i passaggi

della spiegazione causale.

•GUSTAV DROYSEN, altro esponente dello storicismo tedesco. Egli distingue la

spiegazione causale dalla comprensione interpretativa, muovendosi nell’ambito

dell’approccio dualista. Lo scienziato, in senso fisico-naturale, va alla ricerca di

regolarità tra i fenomeni, mentre lo storico fa un lavoro del tutto differente che egli

definisce di INTROSPEZIONE INTUITIVA: cerca di comprendere per

interpretazione i fenomeni storico-sociali tramite un approccio soggettivo e

introspettivo. Ci si cala nella psiche interiore degli individui, quindi si tratta di una

metodologia di ricerca che manca di oggettività.

•WILHELM DILTHEY, è senza dubbio l’esponente più importante dello

storicismo, che ha fornito una visione più sistematico dell’approccio dualista. La sua

opera più celebre è l’INTRODUZIONE ALLE SCIENZE DELLO SPIRITO, in

cui propone la sua visione metodologica che si distacca dalla spiegazione causale

delle scienze naturali. Egli propone il suo approccio in totale contrapposizione al

positivismo dell’epoca, in particolare al positivismo di J.S. MILL.

Egli muove dalla storicità e specificità dei fenomeni umani, che necessitano un

metodo a parte. Approccio metodologico, elementi importanti:

Differenze di oggetto di studio. Le entità possono essere studiate secondo due

- diverse modalità : 1) come entità psicofisiche e biologiche sono parte della


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche e delle relazioni internazionali
SSD:
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher frazor_1993 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodologia delle scienze sociali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Guido Carli - Luiss o del prof Oliverio Albertina.

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