Metodologia delle scienze sociali
Monismo metodologico vs dualismo
La metodologia analizza i metodi di indagine utilizzati nelle scienze. Il monismo metodologico, postulato dal positivismo, è un unico metodo valido per tutte le scienze, sia naturali che sociali, mentre il dualismo postula due metodi differenti. C’è poi il problema dell’unità di analisi, ossia se il ricercatore deve partire dallo studio dell’individuo per spiegare i fatti sociali o viceversa: individualismo metodologico vs collettivismo.
Ragionamento scientifico ed epistemologia
La tematica epistemologica del ragionamento scientifico nasce dal dibattito relativo alle hard sciences, ossia come sono arrivati gli scienziati ad acquisire certe conoscenze e come queste siano valide. Gli scienziati raggiungono una serie di conclusioni circa il mondo che li circonda tramite un processo di ragionamento o inferenza che risponde a due questioni che postulano il quesito epistemologico: qual è la natura del ragionamento scientifico? Quanta fiducia nelle inferenze hanno gli scienziati?
Induzione e deduzione
Due tipi di inferenze sono l’induzione e la deduzione. Il primo a parlare di induzione fu Aristotele, seguito da Bacon che nel Novum Organum propose un metodo scientifico alternativo a quello aristotelico puntando l’attenzione sull’osservazione e sugli esperimenti.
Logica formale e deduzione
Con logica si intende lo studio del ragionamento formale, astraendo dal contenuto specifico del ragionamento stesso, ossia quali passaggi sono necessari per ragionare. La deduzione riguarda il ragionamento logico che dal generale arriva al particolare; questo ragionamento logico tuttavia riguarda la struttura formale, non il contenuto. Se le premesse sono vere, la conclusione deve essere vera.
Induzione e previsione
L’induzione è invece il ragionamento che da premesse generali arriva al particolare, o dai dati osservati giunge a quelli non osservati: è un’inferenza non valida perché nonostante le premesse possano essere vere, le conclusioni siano false. La validità ha solo a che fare con la forma e non con il contenuto. L’induzione ci fa esprimere delle previsioni plausibili che non necessariamente però trovano un riscontro nella realtà.
Induzione per enumerazione e induzione per eliminazione
Il primo ad aver parlato di induzione è stato Aristotele: induzione per enumerazione, dalla ripetizione di casi singolari si arriva a una generalizzazione. Abbiamo poi il caso dell’induzione per eliminazione: si eliminano tutti i casi che sembrano falsi fino ad arrivare a quello ritenuto vero, ossia confermante la realtà che si è osservata. Questa è l’induzione per Bacone: compiere prima osservazioni che non devono essere condizionate dagli “idoli della mente”; raggiungere la verità accumulando dati singoli per procedere a conclusioni di carattere generale; importanza degli esperimenti: solo le osservazioni non sono sufficienti, ma devono essere sempre sottoposte a controllo sperimentale.
Principio di induzione e critiche
Ma quando si può formulare una generalizzazione universale partendo da singole osservazioni? I sostenitori del metodo induttivo hanno posto il principio di induzione: quando si è condotto un gran numero di osservazioni di X, sotto un gran numero di condizioni, si è trovato che tutti X sono Y e nessun caso che contraddicesse la generalizzazione universale per cui tutti gli X sono Y. Questo principio tuttavia pone qualche problema: quante osservazioni bisogna compiere? Questo principio è stato definito dai critici induttivismo ingenuo: non è legittimo generalizzare da un numero finito di osservazioni una legge generale. Le condizioni su cui poggia l’induttivismo ingenuo sono: ampio numero di osservazioni; ripetizione di osservazioni in un’ampia varietà di condizioni; nessuna osservazione accettata in conflitto con la legge universale.
Problema dell'induzione secondo David Hume
Il metodo induttivo produce conoscenza? Da che momento lo scienziato può essere sicuro del risultato raggiunto? Si pone così il problema dell’induzione, postulato in primis da David Hume secondo cui l’uso dell’induzione non può essere giustificato razionalmente. Per Hume esso è l’esito di istinti animali irrazionali, o esito dell’abitudine ma non di un ragionamento scientifico. Nella sua opera Ricerca sull’intelletto umano (1748) afferma che per quante osservazioni possiamo compiere, la conclusione di un ragionamento induttivo può sempre risultare falsa.
Uniformità della natura e critica di Bertrand Russell
La critica al principio di induzione poggia sul presupposto dell’uniformità della natura nello spazio e nel tempo: un fenomeno si ripete sempre nello stesso modo. Il ragionamento induttivo si poggia su questo principio: i casi non osservati saranno quindi simili a quelli osservati negli aspetti più rilevanti. Non è possibile secondo Hume provare che tale principio sia vero perché, se lo fosse, sarebbe impossibile osservare una natura non uniforme e perché se si cerca di fondarlo induttivamente, ci si imbatterebbe in un ragionamento circolare.
Critica di Bertrand Russell
La posizione di Hume: inferenza induttiva poggia sul principio di uniformità della natura; non è possibile provare che questo sia vero; le inferenze induttive sono irrazionali. Bertrand Russell: credere nell’uniformità della natura significa credere che tutto ciò che è accaduto o accadrà sia un esempio di qualche legge generale alla quale non vi sono eccezioni. Compito della scienza è di scoprire leggi di uniformità, come quella del moto e della gravitazione, alle quali, fin dove giunge la nostra esperienza, non vi sono eccezioni.
Ripetizione e critica di Popper
Ragionamento scientifico: metodologia si interroga sul problema del ragionamento, come deve procedere lo scienziato quando fa ricerca, quali sono i passaggi che segue e cosa li rende scientifici. Induzione: dal particolare al generale. C’è quella per ripetizione e quella per eliminazione che è tipica di Bacone, in cui la generalizzazione emerge a seguito dell’eliminazione dei casi contrari. Punto centrale della critica di Popper a carico di Bacone.
Critica all'induttivismo ingenuo
Critici dell’induzione hanno definito ragionamento di tipo induttivo, induttivismo ingenuo: non è possibile arrivare definitivamente a delle teorie generali partendo dai casi particolari. Critica principale! Problema dell’induzione: non si può mai raggiungere la certezza definitiva di un’ipotesi partendo dai casi particolari.
Karl Popper e il falsificazionismo
Hume: principio si basa sull’uniformità della natura, critica perché le cose non stanno così. Esempio dei cigni, Popper: non posso mai concludere con certezza che tutti i cigni esistenti sulla terra siano bianchi. Quando venne scoperta l’Australia venne infatti scoperta l’esistenza dei cigni neri.
Popper e il problema della giustificazione
La domanda che i critici si pongono a partire da Hume: metodo induttivo è in grado di giustificare le credenze che sono prodotte in conformità ad esso? Ricorrere a un ragionamento induttivo significa non procedere in maniera razionale, ma per pura abitudine secondo Hume. Deduzione: si parte da premesse vere per arrivare a conclusioni vere. Da generalizzazioni si dice qualcosa sui singoli casi particolari. Induzione invece da premesse vere si arriva a conclusioni false. Ciononostante il ragionamento induttivo è particolarmente utilizzato sia nella quotidianità che nel ragionamento scientifico, soprattutto nelle scienze sociali.
Il circolo di Vienna e il positivismo logico
Ci sono stati autori importanti che hanno sostenuto la scientificità del metodo induttivo. Il circolo di Vienna si colloca dal periodo che va dal 1900 al 1930, in questa città si sviluppa il fulcro del ragionamento di inizio secolo, primo fra tutti la psicoanalisi di Freud; la scuola austriaca di economia con Carl Menger e Friedrich von Wieser, si tratta di una corrente che si contrappone alla scuola tedesca per quanto riguarda il problema delle scienze sociali; la letteratura di inizio secolo con Arthur Schnitzer e Karl Kraus; la pittura con Klimt; la fenomenologia con Husserl. All’interno del circolo di Vienna si sviluppa il positivismo logico, anche noto come empirismo logico, si tratta di un’associazione fondata formalmente nel 1929 con la pubblicazione del manifesto dal titolo La concezione scientifica del mondo.
Principio di verificazione e critica
Si fonda attorno al personaggio di Moritz Schlick e raggruppa una serie di scienziati e filosofi come Carnap, Hans Hahn e Reichenbach e anche Karl Popper, che nasce all’interno del circolo, si confronta con i suoi esponenti e in particolare ne condivide l’approccio positivista alla ricerca. Nonostante ciò ne sarà il principale critico. Positivismo logico. Eredita gli assunti base del positivismo. Con il termine positivismo intendiamo il rifiuto di qualsiasi metafisica, ossia di qualsiasi elucubrazione filosofica non riconducibile a conoscenza scientifica; le scienze sono considerate l’unica fonte di conoscenza.
Conoscenze scientifiche secondo i positivisti logici
Con il termine logico intendiamo che il contenuto di ogni conoscenza autentica deve essere codificato sistematicamente in un linguaggio ideale, determinato dalle regole della logica formale al fine di consentire precisione e controllo massimi sugli enunciati scientifici. Secondo i positivisti logici esistono due tipi possibili di conoscenze scientifiche:
- Proposizioni logico-matematiche: coerenti in sé e non legate all’esperienza.
- Proposizioni empiriche: fondate sui fatti e per stabilire la loro verità devono essere sottoposte al criterio di verificazione.
Critica alla verificazione
Per i positivisti logici solo questi due tipi di proposizioni hanno un significato logico, il resto è invece privo di senso (Wittgenstein). Principio di verificazione. Veniva proposto dagli esponenti del circolo darà vita al principio di falsificazione di Popper che poggia su un ragionamento deduttivo. Il principio di verificazione invece poggia su un ragionamento induttivo, venne stabilito da Carnap e Schlick riprendendolo da una tesi centrale del tractatus logico-philosophicus di Wittgenstein.
Significato degli enunciati
Tale principio ci dice che il senso di un enunciato, proposizione, non è altro che le sue condizioni di verificazione, ossia le condizioni che si stabiliscono per determinare se l’enunciato in questione è vero o falso. Se si è incapaci di indicare le condizioni di verificazione di un enunciato, allora si tratta non di teoria scientifica ma di uno pseudo-enunciato che è privo di senso malgrado le apparenze: secondo i positivisti logici rientra nel campo della metafisica. Gli esponenti del positivismo logico quindi ritengono che conoscenza scientifica possa venire o da proposizioni logico-matematiche o da proposizioni empiriche controllabili attraverso il criterio di verificazione, se non posso verificarli siamo nell’ambito della metafisica.
Criterio di verificazione
I criteri di verificazione di un’ipotesi sono costituiti dall’insieme di proposizioni empiriche che è possibile dedurne, i controlli empirici cioè che posso fare su quest’enunciato. Ripetere i controlli empirici affinché ci diano una serie di conferme della nostra teoria.Un enunciato teorico T è verificato se e solamente se è possibile indicare una combinazione logica di un certo numero di proposizioni empiriche che sono vere e derivabili da T. Se la combinazione è falsa la T è falsa, se non è possibile alcuna combinazione, T è privo si denso e deve essere eliminato dal discorso scientifico. Si fonda la scientificità di una teoria sulla verificazione dei suoi controlli fattuali. Per essere scientifica una teoria deve essere strutturata in modo tale che le sue leggi siano fattualmente verificabili. Il principio di verificazione è un criterio di significanza per delimitare il linguaggio sensato da quello privo di senso, ossia ci permette di distinguere un linguaggio dotato di scientificità da uno non scientifico.
Crisi del positivismo logico
Crisi del positivismo logico, per diverse motivazioni:
- Coincide con l’ascesa del fascismo in Europa e con la persecuzione degli ebrei e la maggior parte degli studiosi del circolo erano ebrei.
- Nel 1931 Kurt Gödel, con il suo teorema di incompletezza, dimostra l’impossibilità di creare una logica che poggi su basi integralmente dimostrate. Da un duro colpo all’idea della certezza logico-matematica e al rigore e verità di una scienza che poggi su tali basi.
- Karl Popper mette in dubbio l’idea di verificazione contrapponendo ad esso una nuova proposta epistemologica: criterio di falsificazione o conferma provvisoria delle teorie. Egli condivide con il circolo il positivismo ma va a criticare il criterio di scientificità utilizzato: non è possibile giungere a una teoria vera in senso definito tramite dei controlli, ma si può ottenere solo delle conferme provvisorie falsificando le nostre teoria. Secondo Popper non può essere raggiunta la verità assoluta.
Critica al principio di verificazione
Le leggi scientifiche hanno sempre la forma di un enunciato quantificato universalmente, quantificatore universale: “per ogni x, se x ha la proprietà P allora x ha anche la proprietà Q”. Il principio di verificazione implica che se si vuole accettare questo enunciato come scientifico, si deve dimostrare che è equivalente ad una combinazione di enunciati osservativi particolari. Verifico l’enunciato universale sulla base di proposizioni empiriche particolari.
Legge generale: per ogni x, se x è un corvo allora x è nero. Enunciati osservativi o protocolli di osservazione: il corvo che vedo alle 10 nel mio giardino è nero, quello che vedo alle 11 è nero, quello che vedo al parco pure… Accumulo quindi una serie di verifiche empiriche per concludere circa la veridicità della mia teoria.
Critica di Popper
Secondo Popper qualunque sia il numero di osservazioni che io posso fare, non potrò mai stabilire una congiunzione di enunciati particolari che sia logicamente equivalente all’enunciato quantificato universalmente. Non potrò mai cioè arrivare ad accumulare tutte le certezze possibili per un’universalità di fenomeni: ci si basa su un numero finito di conferme che non mi dà la certezza della verità definitiva della legge. Le verificazioni di un enunciato generale attraverso degli enunciati particolari non è logicamente possibile. Questo non è altro che il problema che aveva già sollevato Hume, che si può così riformulare: un numero n di casi di conferme di un’ipotesi generale qualsiasi (quantificatore universale), non implica che questa teoria generale sia vera nel caso “n + 1” per quanto grande sia n.
Il falsificazionismo
Popper propone così il criterio di falsificazione che poggia sul tipo di ragionamento deduttivo: per dimostrare la scientificità di una teoria bisogna ragionare in termini di falsificabilità potenziale di una teoria. Emigrato in Nuova Zelanda scrisse la sua opera principale: Società aperta e i suoi nemici, in cui critica profondamente i regimi totalitari della storia ponendo una differenza tra società aperta, quella democratica e società chiusa, ossia quella totalitaria. Per l’epistemologia Popper diede un grande contributo grazie al criterio di falsificazione e grazie al monismo metodologico, riprendendo il positivismo logico: un unico metodo di analisi valido sia per le scienze naturali che per le scienze sociali. Egli abbraccia inoltre il paradigma dell’individualismo metodologico: fenomeni sociali studiati come l’esito del comportamento, anche non volontario, dell’individuo.
Problema della demarcazione tra scienza e pseudo-scienza
Si tratta del problema che ci fa riflettere sull’opportunità di individuare un criterio che ci faccia distinguere ciò che è scientifico da ciò che non lo è, quello che i positivisti logici definivano problema di significanza. Secondo Popper la conoscenza scientifica non può procedere ed essere giustificata tramite l’accumulazione di istanze positive, o conferme delle teorie. Non si può quindi giustificare la scientificità di una teoria basandosi sulle conferme della teoria generale: è facile infatti accumulare delle conferme a sostegno di una teoria soprattutto se le sue asserzioni sono generali e vaghe (critica marxismo e psicoanalisi, costruite in modo tale da non essere falsificabili).
Criterio di falsificabilità
La sua proposta è che una teoria è scientifica se può essere falsificabile: questo non vuol dire che la teoria deve essere falsificata ma che possa potenzialmente esserlo. Se non è potenzialmente falsificabile non è scientifica. Popper lavorò molto sulle teorie di Einstein, costruite in modo tale da essere aperte alla critica e alla falsificabilità. Dire che una teoria è potenzialmente falsificabile, non vuol dire che essa è falsa, ma costruita in modo tale da poter essere aperta alla critica. Si tratta di una teoria che avanza delle previsioni precise da poter essere controllate empiricamente: se queste previsioni si rivelano errate, allora la teoria è falsificata.
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