Metodi quantitativi per le decisioni aziendali
PRIMA LEZIONE
Progetto: costruzione un dataset, adattare i codici che vediamo a lezione, con
commenti e codici che trascriviamo anche su un file word. Alla fine, dopo la consegna,
il giorno dell’esame si fa una discussione orale del progetto, per spiegare come è stato
svolto.
Se utilizzassimo dei Data Set preconfezionati, bisogna approfondire come è stato
costruito quel data set.
Quella attuale riguarda i fenomeni di cui le manifestazioni si sono già realizzati, come i
fenomeni demografici, le caratteristiche degli individui del campione (l’età degli
studenti dell’aula per esempio).
Quella virtuale, fenomeni per cui non tutte le manifestazioni si sono realizzate, come
le lampadine prodotte con un certo processo, non solo quelle già prodotte, ma anche
quelle che si produrranno
A seconda del fenomeno di interesse si riferisce un tipo di statistica:
Statistica descrittiva Ripetibilità ATTUALE posso procede ad una rilevazione
totale ed analizzare l’universo di interesse.
Statistica inferenziale Ripetibilità VIRTUALE non potrò mai osservare tutte le
manifestazioni del fenomeno, posso limitarmi ad osservare una parte del tutto, ad
esempio le lampadine prodotte in un mese, osservo solo una parte di tutta la
popolazione il Campione.
Osservo un campione, in base alle informazioni che traggo da esso e cerco di
generalizzare i risultati delle analisi su quel campione su tutta la popolazione, quindi
parto da un campione per generalizzare le informazioni raccolte a tutta la popolazione.
In genere con gli studi statistici siamo interessati allo studio di fenomeni che
presentano variabilità. Se tutti gli individui fosse alti allo stesso modo, non
esisterebbe neanche la necessità di misurare gli individui. Alla statistica interessano i
fenomeni che variano.
La raccolta dei dati si ottiene attraverso la rilevazione, dove:
Per raccogliere informazioni sul carattere oggetto di interesse mi posso limitare a
rilevare il voto di laurea triennale degli studenti presenti in aula. Il CARATTERE è il voto
della triennale, l’UNITA’ STATISTICA sono gli studenti. La MODALITA’ potrebbe essere
un’intervista uno ad uno, sono le modalità con cui si può rappresentare e rilevare un
carattere.
Il carattere è la variabile di interesse, osservata sull’unità statistica.
Se sugli individui dell’aula rilevo non solo il voto della triennale, ma anche l’età. Avrò
70 osservazioni riefrite al voto della laurea triennale e l’età. Per ciascuno dispongo
dell’informazione sia del carattere del voto e del carattere dell’età, quindi, il mio data
set sarà composta da 140 informazioni, dato da due variabili osservate su 70 unità.
I fenomeni statistici, le variabili, si suddividono in:
- Qualitative: quello le cui modalità si verificano in modo naturale tramite
attributi. Per esempio, il carattere “colore degli occhi”, può essere marrone,
verde, grigio, quindi le modalità sono gli attributi, ovvero i colori, un fenomeno
qualitativo. Oppure il settore economico di una certa azienda, dove i settori
sono attributi.
Si possono misurare su:
Scale nominali: le modalità non sono suscettibili di alcun tipo di
o ordinamento il colore degli occhi, non possono mettere in ordine
marrone, verde, al massimo a livello soggettivo
Scale ordinali: le modalità presentano in via naturale un ordine ci sono
o delle modalità che possono essere oggettivamente ordinate. Il titolo di
studio è si qualitativo, ma può essere ordinato.
- Quantitativo: sono rappresentati da numeri che derivano da operazioni di
conteggio o di misurazione. Un esempio può essere l’età, numeri derivanti da
un conteggio del tempo, degli anni. Oppure il numero di telefonate di un call
center in un’ora, che può essere determinato dal conteggio delle telefonate.
Si distinguono in:
Discreti: per esempio il numero di telefonate operate in un’ora da un call
o center. Caratteri numerabili, modalità ottenibile tramite un’operazione di
conteggio (classe dei numeri naturali)
Continui: per esempio l’altezza degli individui, quella precisa, quindi con
o tanti numeri dopo la virgola. Caratteri misurabili, modalità ottenuta
tramite un’operazione di misurazione (classe dei numeri reali)
Possono essere misurati su:
Scale di intervalli: si può valutare la differenza tra due intensità,
ma non è sensato stabilire rapporti, non sono sensibili a
cambiamenti di origine
Scale di rapporti: sono articolate in modalità ordinate la prima delle
quali è in via naturale lo zero, consentono di valutare il rapporto
esistente tra due modalità
Otteniamo le informazioni sulla popolazione di interesse tramite la rilevazione. Una
volta raccolte le informazioni cosa ci faccio? La statistica ci fornisce gli strumenti
per riassumere queste informazioni e darci degli indicatori che siano in grado di
rappresentarci la distribuzione dei caratteri, dei voti dell’esempio, nel campione.
Distinguiamo:
- Indici di posizione: sono misure sintetiche (calori caratteristici) che descrivono la
tendenza centrale di un fenomeno. La tendenza centrale è, in prima
approssimazione, ossia il baricentro della distribuzione.
Moda modalità della variabile alla quale è associata la maggior
o frequenza, cioè cosa si manifesta più volte
Può essere calcolata su qualsiasi distribuzione di frequenza, sia per
caratteri qualitativi e quantitativi, indipendentemente dalla loro
natura, se misurata su scale ordinali o nominali
Mediana la modalità che occupa la posizione centrale nella
o distribuzione di una variabile
Può essere calcolata solo su caratteri che possono essere ordinati.
Devo poter ordinare le modalità, quindi non può essere calcolata
per caratteri qualitativi sconnessi
Percentili quelle modalità che dividono la distribuzione di frequenza per
o cento parti tendenzialmente di uguale numerosità.
Se divido in due parti, il percentile di 50 corrisponde alla mediala
I quartili se divido la distribuzione in quattro
Media aritmetica rappresenta una misura di tendenza centrale, ci da
o informazioni sula baricentro della distribuzione
Rappresenta la parte del totale delle intensità che spetta a
ciascuna modalità. Si fa la somma delle informazioni raccolte, le
divido per il numero di elementi del campione ed è come se
ciascuno elemento prendesse una parte del totale. Una somma
delle modalità, quindi esse devono essere espresse con dei numeri,
quindi NON posso calcolarla per caratteri qualitativi
La media aritmetica di una trasformazione lineare è uguale alla trasformazione lineare
della media
Indici di posizione: ci dicono verso quale valore tendono le modalità del carattere
rilevato
Alla statistica interessa studiare i fenomeni che variano, quindi gli indici di posizione
non ci danno informazioni sulla variabilità di un fenomeno.
Indici di variabilità
Senza variabilità non ci sarebbe la statistica: se tutti votassimo lo stesso partito alle
elezioni (=moda), non ci sarebbero i sondaggi, né le previsioni elettorali… Il voto
politico sarebbe una unica modalità.
Distinguiamo Mutabilità e variabilità in senso stesso. Si parla di mutabilità per
fenomeni qualitativi e variabilità per fenomeni quantitativi. Ci occuperemo di più della
seconda.
Indici di variabilità:
- Globale: si basano sulle differenze tra i valori delle modalità. Ovvero per
esempio, il campo di variazione o range. Per avere una idea di come variano i
voti, un’indicazione su come variano i voti può essere data dal range, ovvero
una differenza tra il valore minimo ed il valore massimo degli studenti dell’aula.
I voti variano all’interno di un range.
Altro è la differenza interquartile, ovvero la differenza tra il primo quartile ed il
quarto quartile. Questi indici sono sempre positivi. Sono uguali a zero quando
tutte le unità osservate assumono la stessa modalità, in questo caso la
variabile statistica si dice DEGENERE.
- Indice di dispersione Varianza: va a calcolare i valori delle modalità di ciasuna
unità rispetto alla media (tizio ha preso 102, la media è 105).
Caratteristiche della varianza:
- Limiti: Elevando al quadrato si perde l’unità di misura del fenomeno (se si
o 2
considera la variabile peso, la varianza risulta espressa in kg
Ecco perché si fa la radice e si calcola lo Scarto quadratico
medio
È un indice assoluto cioè risente dell’unità di misura del fenomeno, e ciò
o impedisce di fare confronti di variabilità. Le distanze, quindi la loro
somma, per il fatturato nel settore automobilistico sono sicuramente più
grandi di quelle nel settore Abbigliamento, ciò non implica che ci sia
maggiore variabilità. L’ordine di grandezza è completamente diverso,
quindi non possiamo mai confrontare la variabilità di caratteri diversi o la
variabilità dello stesso carattere su campioni diversi ricorrendo alla
varianza, ma dobbiamo ricorrere al Coefficiente di Variazione.
Si calcola il Coefficiente di variazione
- Proprietà:
La varianza di una costante è uguale a 0. Se non varia, ovviamente la
o variabilità è nulla. Si parla di costante e non di variabile
Le rappresentazioni grafiche VEDI SLIDE
In particolare, ricordiamo il Boxplot.
Il Boxplot viene utilizzato per rappresentare le principali caratteristiche delle
distribuzioni dei caratteri. È una scatola con dei baffi e a ciascuna delle altezze della
scatola, ovvero delle linee orizzontale, rappresenta una caratteristica della
distribuzione. La linea che chiude la scatola è data dal venticinquesimo percentile. La
linea che taglia la scatola in due parti è la mediana. Quella che chiude la scatola in
alto è il 3 quartile o il settantacinquesimo percentile.
I puntini sono i valori anomali ovvero i valori lontani dagli altri, Ovvero
manifestazioni del fenomeno con modalità molto diverse dagli altri. L’altezza della
scatola è data dalla differenza interquartile ed è una indicazione sulla variabilità del
carattere. I valori estremi sono quelli più lontani di 3 volte la differenza interquartile.
Le linee orizzontali lontane dalla scatola sono i valori anomali.
ESEMPIO NUMERICO
Immaginiamo 7 individui, che hanno le seguenti età
- 23
- 50
- 65
- 85
- 20
- 27
- 35
Costruiamo una tabella di rilevazione.
Ogni numero è una modalità.
Possiamo iniziare calcolando valore minimo e massimo della distribuzione.
Minimo: valore inferiore che compare all’interno della distribuzione
Min: 20
Massimo: valore superiore della distribuzione
Max: 85
Range o Campo di Variazione: 85 – 20 = 65
Media Aritmetica | Ma: (23+50+65+85+20+27+35) /7 = 43.57
Moda: in questo caso abbiamo osservato le modalità tutte una sola volta. In questo
caso NON HA SENSO calcolare la moda.
Mediana | Me: carattere che occupa la distribuzione ordinata delle modalità. Quindi
dobbiamo ordinarle
20 23 27 35 50 65 85
La modalità che occupa la posizione centrale è 35. Volendo calcolarlo con le
formule (n+1)/2, se n=7 8/2 = 4, quindi è la modalità che occupa la quarta
posizione.
Possiamo calcolare la base del Boxplot, il primo quartile.
Dobbiamo dividere in 4 parti uguali, quindi Q1 sarà dato da (n+1)/4 8/4 = 2, la
modalità che occupa la seconda posizione è il primo quartile:
Per il terzo quartile, Q3, ovvero la chiusura del Boxplot. La posizione la ottengo
facendo ((n+1)/4)*3 = 6, la modalità che occupa la sesta posizione sarà il mio terzo
quartile.
A questo punto posso calcolare la Differenza Interquartile (DI), ovvero Q3-Q1. Ovvero
65 – 23 = 42
65 e 42 sono quindi Indici globali.
Ora calcoliamo la Varianza.
[(23 – 43.57)^2 + (50 – 43.57)^2 + (65 – 43.57)^2 + … + ] /7 = 506.24
Lo Scarto quadratico medio è la radice della Varianza, indicato solo con Sigma. Quindi
22.5 approssimando
Il Coefficiente di Variazione è uguale allo scarto quadratico medio diviso il valore
assoluto della media aritmetica. Si prende il valore assoluto perché la Ma può
assumere sia valori positivi che negativi, prendiamo quindi il valore assoluto perché gli
indici di dispersione, la variabilità, deve essere una quantità positiva.
A questo punto possiamo costruire una parte del Boxplot. Non tutto perché dobbiamo
calcolare ancora i valori anomali ed i valori estremi.
Valori anomali. Sono quelli che sono più lontani di 1.5 la differenza interquartile. Valori
estremi distano invece più di 3 volte.
Calcoliamo i valori anomali:
Valore anomalo inferiore: Q1 – 1.5DI 23 – (1.5*42) = - 40 Guardando le nostre
modalità, non abbiamo nulla che va oltre il – 40, quindi NON ABBIAMO VALORI
ANOMALI INFERIORMENTE
Valore anomalo superiore: Q3 + 1.5DI 65 + (1.5*42) = 128 Non avendo valori che
vanno oltre 128, NON ABBIAMO VALORI ANOMALI SUPERIORI
NON AVENDO VALORI ANOMALI, USCIREBBERO VALORI ANCORA PIU’ GRANDI QUELLI
ESTREMI NON ci sono valori anomali, NON ci sono valori estremi
Se
Ora possiamo costruire il Boxplot.
Iniziamo disegnando la base, che corrisponde a Q1, quindi 23
La chiusura della scatola è in corrispondenza di Q3, quindi 65. Possiamo procedere a
chiudere la scatola
Il Boxplot è tagliato in due parti dalla mediana, che è in corrispondenza di 35.
Non avendo valori anomali ed estremi, i due baffi corrispondono al valore minimo ed al
valore massimo osservati nelle modalità. Quindi il minimo è 20 ed il massimo è 85
Se la mediana cade più vicina al primo o al terzo quartile, parliamo di asimmetria
positiva o negativa.
Nel nostro esempio, avremo una ASIMMETRIA POSITIVA,
perché la mediana è più vicina al primo quartile.
Nel caso in cui corrispondesse alla mediana il centro del
grafico, la faccia destra e sinistra corrispondono. Sono
speculari.
SECONDA LEZIONE
Per cercare un comando su internet un comando di r:
r cran nome del comando la prima voce riportata è la scheda dell’help che si trova
anche in R Studio.
Salvare i file come nomefile.R R grande così da salvarlo come script.
Esercizio con TABELLA DI FREQUENZA (Invece della tabella di rilevazione)
Abbiamo sempre una rilevazione dell’età di un gruppo di individui, nell’esercizio 30.
Di essi osserviamo l’età, di cui ci sono 7 modalità diverse.
Individui:
- 5 (nj = frequenza assoluta) hanno 20 anni
- 8 23 anni
- 4 27 anni
- 6 35 anni
- 3 50 anni
- 2 65 anni
- 2 85 anni
= 30 (somma di nj, il numero di individui osservati).
Minimo: minima età osservata 20
Massimo: massima età osservata 85
Moda: frequenza assoluta più alta 23
Media aritmetica 35.07 (circa)
Range: massimo – minimo: campo di variazione 65
Calcoliamo primo, secondo e terzo quartile:
possiamo calcolare le frequenze cumulate e le frequenze relative cumulate.
Frequenze cumulate cumulo le frequenze assolute (Nj)
Ovvero in presenza della prima modalità, non ho nessuno modalità precedente, quindi
scrivo la stessa. Quindi quanti individui hanno fino a 20 anni? 5. Dopo quanti individui
hanno fino a 23 anni? 8+5=13 procedo così.
Calcoliamo a questo punto le frequenze relative, cioè quanti individui sul totale hanno
almeno 20 anni, oppure meno di 23 o 23, oppure 27 anni o meno ecc.
Per farlo calcolo Nj/Tot Individui osservati 5/30, 13/30 ecc.
Calcoliamo adesso la mediana, quindi la modalità che occupa la posizione centrale tra
le modalità osservate, ovvero a destra ed a sinistra ha il 50% delle osservazioni.
Quindi il secondo quantile. Dobbiamo andare a cercare la modalità a cui corrisponde la
differenza relativa cumulata parti al 50%.
Essendo che il 57% degli individui ha meno o 27 anni quindi la mediana è 27.
Andiamo a trovare il primo quantile, il 25-esime percentile, ovvero P0.25. Vediamo
doc’è la frequenza relativa cumulata pari a 0.25. Alla prima modalità arriviamo a 0.17,
quindi no, la seconda modalità abbiamo 0.43, quindi è qui dentro. Allora Q1 sarà 23.
Allo stesso modo ragiono per il terzo quartile, il 75-esimo percentile. Alla modalità 35
corrisponde 0.77, quindi il 75% è qui dentro.
La differenza interquartile sarà 35-23=12.
Per disegnare il Boxplot dobbiamo andare a verificare che ci sono valori anomali.
Limite inferiore = Q1 – 1.5DI 23 – 1.5*12 = 5 NON ho valori anomali inferiori,
visto che non c’è nessun numero più piccolo di 5
Limite superiore = Q3 + 1.5DI 35 + 1.5*12 = 53 la distanza che cerchiamo. Ci
chiediamo, abbiamo valori che superano 53? Si, 65 ed 85, che potrebbero essere due
valori anomali.
Andiamo a calcolarci i limiti per i valori estremi:
Limite inferiore: Q1 – 3DI = 23 – 3*12 = -13 non ci sono età negative
Limite superiore: Q3 + 3*DI = 35 + 3*12 = 71 Abbiamo 85 che è maggiore, che
NON è anomalo, ma è ADDIRITTURA ESTREMO
Quindi:
65 è un valore ANOMALO
85 è un valore ESTREMO
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